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Argentina Bolivia e
Cile 2009 - diario di viaggio 13 - 31 agosto
di Gianluca
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Protagonisti |
Gianluca e Patrizia di
Torino |
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Itinerario |
Salta (Argentina) - Tupiza e
tour Salar de Uyuni (Bolivia) - San Pedro de Atacama (Cile) - Salta e
Buenos Aires (Argentina) |
L’ABC : ARGENTINA – BOLIVIA – CILE 2009

SINTESI del
PROGRAMMA di VIAGGIO (19gg.):
13agosto PARTENZA: volo TORINO - BUENOS AIRES (via Madrid)
14agosto ARGENTINA: volo interno per SALTA
15agosto ARGENTINA: tour e trasferimento QUEBRADA de HUMAHUACA
16agosto ARGENTINA: trasferimento per LA QUIACA (bus)
Passaggio dogana per VILLAZON (BOLIVIA)
BOLIVIA: trasferimento via
terra VILLAZON - TUPIZA
17-21agosto BOLIVIA: TOUR SALAR di Uyuni (5giorni)
21agosto CILE: trasferimento via terra a SAN PEDRO de ATACAMA
22agosto CILE: SAN PEDRO de ATACAMA (tour)
23agosto CILE: SAN PEDRO de ATACAMA (tour)
24agosto CILE: SAN PEDRO de ATACAMA (tour)
25agosto ARGENTINA: trasf. via terra da SAN PEDRO de ATACAMA a SALTA
(bus)
26agosto ARGENTINA: SALTA (tour)
27agosto ARGENTINA: SALTA (tour)
28agosto ARGENTINA: SALTA (tour)
29agosto ARGENTINA: SALTA e trasferimento (volo interno) per BUENOS AIRES
30agosto ARGENTINA: BUENOS AIRES + volo rientro per l’ITALIA
31agosto ARRIVO in ITALIA
VARIE NOTIZIE
SPICCIOLE:
Spesa approssimativa: 2500-2600 euro a testa (tutto compreso escluse spese per
assicurazione personale ed extra es: souvenir ecc… ).
N.B.: la stessa cifra può essere ulteriormente abbassata scegliendo tours e
trasferimenti, da noi eseguiti in alcune occasioni in forma semiprivata o
privata (Bolivia ed Argentina) in forma collettiva.
Moneta
accettata: euro in Argentina senza difficoltà di cambio (anche a Salta dove
esiste per di più un diffuso e sicuro cambio nero). Idem a San Pedro de Atacama.
In Bolivia sono accettati solo i dollari al cambio (Tupiza). Nei negozi e
ristoranti quasi sempre solo i bolivianos (la moneta locale).
Carte di
credito: in Argentina nessun problema con la Visa salvo nelle zone un po’ più
sperdute. Si applica comunque una commissione del 10%. Idem in Cile. Per la
Bolivia attenzione: le carte non si accettano in molti posti ed hanno sempre
commissioni elevate. A Salta, Buenos Aires e San Pedro de Atacama abbiamo
utilizzato senza nessun problema una VISA Electron ricaricabile.
Fusorario : 5
ore in meno da Italia per l’Argentina, 6 per Cile e Bolivia.
Prese
corrente: normalmente hanno la 220v con prese che accettano le nostre bipolari
anche se è meglio portare per sicurezza un adattatore universale.
Farmaci: è
bene avere con se una certa scorta soprattutto per la regione del Salar in
Bolivia dove non vi si trova nulla.
Telefoni:
copertura cellulare in tutti e tre gli stati buona, salvo ovviamente le zone
montuose ed altiplaniche dove spesso non c’è neppure la rete fissa. In Argentina
sono convenienti le schede telefoniche della telecom. Ci sono molti telefoni
pubblici a disposizione di cui usufruire.
Abbigliamento: ad Agosto (inverno), più leggero per Salta e San Pedro (città)
anche se la sera si rinfresca un po’. Nelle zone altiplaniche è necessario
vestirsi ben coperti. In Bolivia, è dove fa più FREDDO, la regione del Salar è
gelida, soprattutto la notte. Occorre anche un buon sacco a pelo. L’ideale è
l’abbigliamento a strati o a “cipolla”.
Per gli spostamenti l’ideale è uno zaino o un borsone o un trolley semirigido,
ma non troppo ingombrante (max 80 l).
Altitudine:
non sottovalutare questo aspetto, si fanno sbalzi notevoli e si toccano spesso i
4000m e oltre partendo magari da 2-3000m più in basso e questo in poche ore. Il
corpo pertanto è molto sollecitato. E’ bene prestare attenzione all’acclimatamento
ed al proprio stato fisico.
CRONISTORIA
DEL NOSTRO VIAGGIO NEL DETTAGLIO:
Giorno 13
Agosto 2009:
è finalmente giunto il momento di alzare il sipario ed iniziare un viaggio tanto
atteso, quanto lungamente preparato. Partiamo in coppia io (Gianluca) e
Patrizia. Volo Torino – Buenos Aires via Madrid con Iberia. Compagnia di volo
che collega il vecchio continente in modo molto capillare con Centro-Sud
America. Purtroppo dobbiamo constatare che la qualità del servizio sia a bordo
che a terra (sulla base delle esperienze passate) è decisamente peggiorato e ci
auguriamo che il nostro sia solo un caso sfortunato e sporadico. Il peggio sarà
soprattutto al nostro rientro con il volo Madrid-Torino: i bagagli non
arriveranno a destinazione causa l’aereo troppo piccolo per imbarcarli tutti.
Ci vorranno tre giorni per recuperarli con il timore di ritrovarli malconci
visto che arrivano addirittura via Fiumicino e con questo purtroppo ho detto
tutto…
Torniamo al viaggio vero e proprio. Dopo una giornata passata fra le attese
negli aeroporti ed a bordo dei velivoli atterriamo puntuali a Buenos Aires punto
di partenza del nostro tour che sono le 20,00 locali. Arrivano tutti i bagagli,
se cosi non fosse avremmo dei seri problemi, avendo le tappe molto serrate ed un
trasferimento lungo già domani. Volo Intercontinentale condiviso con la
nazionale di calcio Argentina di Maradona & C. Il viaggio che ci accingiamo a
fare toccherà tre stati e proprio per questa ragione ci sono voluti parecchi
mesi per organizzare il tutto e far coincidere date e trasferimenti.
Praticamente abbiamo prenotato tutto dall’Italia senza grossi problemi. Questo
trovando praticamente sempre disponibilità, serietà e gentilezza. A tale
proposito un grazie va a mia sorella Daniela che conoscendo molto meglio di noi
lo spagnolo ci ha dato una preziosa mano. C’informiamo approfonditamente con
letture, guide e soprattutto internet (uno strumento eccezionalmente potente per
chi vuole organizzare un viaggio fai da te). La Lonely, per prima, che purtroppo
però in alcuni giudizi ci è apparsa un po’ azzardata (soprattutto per
ricettività alberghiera e ristoranti). Quindi è sempre bene non prendere tutto
per oro colato.
Ma torniamo al viaggio. In noi c’è l’emozione di ritrovarci in Argentina dopo
la nostra prima esperienza del 2005 in Patagonia e la curiosità di vedere cosa
sia cambiato. Cinque ore di fuso ci dividono dall’Italia. La giornata di viaggio
per questa ragione diviene ancora più lunga. L’impatto con l’immensa capitale è
sempre traumatico: traffico e confusione. Atterriamo all’Ezeiza, l’aeroporto
internazionale di B.A. che dista circa 40minuti dal centro. Qui pernotteremo
come 4 anni fa nell’Hotel Frossard che gode di una posizione ottima e comoda per
metro e per le vie del quartiere chiamato Microcentro. La prima considerazione è
relativa ai prezzi che sono lievitati nonostante l’euro si sia rafforzato da
tempo sul dollaro. Taxi e albergo sono raddoppiati da 4 anni fa… L ‘Argentina
dopo la batosta del 2001 si sta risollevando e l’aumento dei prezzi ne è la
dimostrazione. C’è da sottolineare che comunque continua ad essere una meta
conveniente per noi italiani.
Giorno 14
Agosto:
notte di meritato riposo. Il mattino seguente ci aspetta il primo trasferimento
in terra argentina. Sarà questo il volo per Salta, la capitale della provincia
omonima, ubicata nel Nord-Ovest dello stato, chiamato Noroeste Andino. Per gli
argentini è la regione più tradizionale della nazione. Questa conta 6 province: Salta, Jujuy, Tucuman, La Rioja, Catamarca e Santiago del Estero. Nel
nostro viaggio toccheremo solo le prime due. Salta: atterriamo che sono circa
le 15,00 del pomeriggio dopo circa due ore di volo, con partenza dal secondo
aeroporto di Buenos Aires, il molto più centrale Aeroparque Newbery. Troviamo
con nostro piacere un clima molto mite, nonostante sia ancora inverno c’è una
bella temperatura inaspettata di circa 26-27 gradi. La città è abbastanza
grande: conta più di 670000 abitanti, che raddoppiano considerando la
periferia. Molto turismo l’ha arricchita nel giro di pochi anni rendendola
florida e piena di attrazioni. Questo soprattutto per la fortunata posizione
strategica che la rende punto di partenza ideale per innumerevoli gite e per il
clima. Poco più di 1100m di altezza s.l.m. Ad Agosto il tempo è ottimale:
secco, rischio precipitazioni praticamente nullo e temperatura mite (20-25gradi
di giorno). Pernottiamo nella piacevole e carina Posada del Marques. Albergo
molto centrale ed intimo. Trascorriamo il resto della giornata gironzolando
rilassati per le vie della città. Il centro è facilmente percorribile a piedi
in virtù anche delle strade tutte parallele e perpendicolari. Qui ci appoggiamo
all’agenzia Entrecerros Viaje, nella persona del gentilissimo, disponibile ed
affidabile Javier Soria. Tutti i tours ed i trasferimenti nella zona di Salta,
sono stati prenotati tramite loro già online dall’Italia. Questo per
semplificare il soggiorno e non dover fare ricerche in loco, visto che il nostro
spagnolo non è particolarmente “fluente”. Visitiamo la Plaza 9 de Julio, la
principale con la sua stupenda cattedrale. La chiesa di S.Francesco bella e ben
curata, prendiamo la cabinovia per salire sul Cerro San Bernardo da cui si
domina la città con una vista spettacolare. Infine ammiriamo (solo dall’esterno
purtroppo) il bel convento San Bernardo in stile coloniale. La gente passeggia
fino a tarda sera per le strade ed infatti anche i ristoranti servono la cena
non prima delle ore 20,00. Consigliamo due ristoranti: Dona Salta,
tradizionale e La Posta per chi vuole un menu più ricco di portate di carne.
Lasciamo da fare al nostro ritorno a Salta previsto il 25agosto, la visita del
MAAM, il famoso museo andino dell’alta montagna. Per chi vuole più locali
anche per la notte, c’è l’Av. Balcarce dove ce ne sono tantissimi.
Giorno 15
Agosto:
dopo una nottata tranquilla cominciano le sveglie molto mattiniere. Infatti sono
le sei quando apriamo gli occhi per iniziare un’altra giornata di viaggio.
Colazione ed alle 7,00 passa l’auto dell’agenzia Entrecerros che ci condurrà ad
Humahuaca dove noi però ci fermeremo per la notte senza tornare indietro.
Uniremo alla necessità di trasferirci anche quella di visitare ed ammirare le
meravigliosa Quebrada di Humahuaca. Siamo in 4: noi due ed una coppia di
ragazzi di Buenos Aires che stasera rientreranno regolarmente a Salta. Ci
aspettano parecchi km di strada, molto scorrevoli sino a Jujuy. Da qui si
inizia a salire. La strada è più tortuosa, ma il panorama è strepitoso.
Quando si legge che la Quebrada sembra “una tavolozza di colori spruzzata sugli
aridi pendii montuosi…” non si può che essere d’accordo. La natura fa proprio
delle cose straordinarie. Non ci si stupisce del fatto che la zona sia
patrimonio dell’umanità’ sotto la protezione dell’Unesco. Si susseguono i paesi
meravigliosi di Purmamarca, Tilcara, Uquia. Tutti con qualcosa di speciale: un
susseguirsi di ambienti aridi pieni di cactus cardon e rocce multicolore
difficili da descrivere a parole. Case semplici ed umili costruite in mattoni
d’argilla cotti al sole. Un cielo blu terso, senza riuscire a vedere una sola
nuvola che lo possa macchiare. Arriviamo al paese di Humahuaca che è ora di
pranzo dopo aver percorso 245km di paesaggi variopinti. Mangiamo tutti insieme
ed alle 14,00 circa ci congediamo dagli altri che riprendono la via del ritorno.
A noi resta un pomeriggio speciale in una cittadina speciale. Clima rilassato,
strade di ciotoli, case bianche e basse. Siamo a 3000m, stiamo bene nonostante
il cambio d’altezza rapido.
A partire dal tramonto la temperatura si rinfresca parecchio. Dormiamo nel
carino Hostal Azul che in una zona molto tranquilla un po’ fuori dal centro
offre camere accoglienti e soprattutto (cosa importante) riscaldate. Notte
pertanto più che mai confortevole.
Giorno 16
Agosto:
si riparte, colazione nel fresco mattino della Quebrada. Altro risveglio in cui
lo sguardo al cielo ci fa scorgere un unico colore: l’azzurro. Oggi sarà una
tappa piuttosto lunga ed articolata. Alle 10,00 circa arriverà il bus di linea
della Balut (una delle diverse autolinee che operano su questa tratta), per
proseguire alla volta di La Quiaca, la città di confine Argentina a più di
3400m di quota. Circa 140km da percorrere. Da qui passeremo in Bolivia, nella
prima città, Villazon, per proseguire l’avventura alla volta di Tupiza a circa
95km. Preso l’autobus in due ore e mezza circa ci ritroviamo alla frontiera a
fare le procedure di espatrio. Non nascondo un po’ d’ansia, dovuta
principalmente a ciò che si legge, ai possibili pericoli che si corrono
soprattutto all’ingresso in Bolivia. La dogana Argentina di La Quiaca è un
caos, senza parlare di quella boliviana di Villazon. Sono separate solamente da
un fiumiciattolo e relativo ponte su cui si deve transitare obbligatoriamente a
piedi. Con nostra piacevole sorpresa le procedure di timbro passaporti da
entrambe le dogane sono velocissima, niente di più che un timbro, nessuna
verifica di bagaglio, nessuna domanda…Meglio di così! Così in poco tempo siamo
in Bolivia. Già l’impatto nei pochi metri oltre la sbarra della frontiera è
duro. Sporcizia, caos, cattivi odori, auto ed edifici conciati male. Segni
tangibili di una povertà nettamente più distinguibile rispetto alla confinante
Argentina. Da qui la nostra avventura proseguirà alla volta di Tupiza,
cittadina turistica più a nord. Punto di partenza di molti tours per la
regione del Salar. Perdiamo ancora 1 ora sul fuso e passiamo pertanto a -6
dall’Italia. Ci attende un fuoristrada per un trasferimento privato organizzato
con l’agenzia Tupiza Tours la cui sede è nella omonima città. Il nostro
autista Zenè ci condurrà anche per il tour nei 5gg. successivi. Usciti da
Villazon, cambiano tante cose, il paesaggio s’inasprisce, diventa selvaggio.
Percorriamo una pista sterrata che corre lungo colline e piccoli valloni. Un
piccolo assaggio di ciò che ammireremo da domani in avanti. Dopo circa 2 ore di
salti, scossoni e guadi, arriviamo a Tupiza. Bella cittadina a 2950m di
altezza. Qui c’è una Bolivia un po’ meno povera che vive umilmente ma che gode
dei favori del turismo. Una posizione bella con una parete rocciosa rossa carica
di minerali di ferro che la protegge da un lato. Alloggiamo all’Hotel Mitru il
più grande della città. L’agenzia Tupiza tours è proprio nel suo interno.
Sono due attività consociate. Le due referenti sono le molto disponibili
Fabiola e Beatriz con cui ci siamo trovati molto bene. Chiusi i dettagli per il
tour che parte domani, facciamo un bel giro della città per ingannare il tempo
e terminare il pomeriggio. Saliamo il vicinissimo Cerro Mirador Corazon de Jesus
da cui si ammira il paesaggio sottostante: il paese e le montagne intorno. Credo
che varrebbe la pena di stare qualche giorno qui, vedendo le varie opportunità
di passeggiate e gite nei dintorni. Noi però non abbiamo tempo. Il nostro è un
programma piuttosto “compresso”, tanto da vedere e poche soste. Cena in uno dei
pochi ristoranti aperti (purtroppo oggi è domenica, giorno di chiusura di molti
esercizi commerciali, negozi compresi). Non possiamo neppure cambiare il denaro,
perché la casa di cambio ufficiale è chiusa. Per fortuna alcuni locali
accettano dollari e li cambiano loro stessi in bolivianos. Così riusciamo ad
avere una cifra minima a disposizione per le piccole spese dei giorni seguenti.
Vitto e alloggio sono già inclusi nella cifra del tour organizzato con
l’agenzia. A Tupiza c’è poco da acquistare in quanto a prodotti d’artigianato e
souvenir in genere. Occorre aspettare più avanti ad Uyuni. I prezzi sono scesi
rispetto all’Argentina. Qui la convenienza è in ogni cosa. Per esempio: 10
euro per cenare o neanche 1euro per un te con biscotti in un bar e questo
“ovviamente” in due!
Giorno 17
Agosto:
oggi è il grande giorno, partiamo per la parte più avventurosa del nostro
viaggio. Il tour del Salar.
Cinque giorni in uno dei luoghi più suggestivi al mondo. Interamente su piste
sterrate ed attraversando l’immenso Salar di Uyuni. Si parla di più di 1200km
circa da percorrere. La partenza è fissata per le 9,30 . Ritroviamo Zenè
l’autista e conosciamo la cuoca, Sonia, che si occuperà di noi dal punto di
vista alimentare per i prossimi giorni. La nostra scelta anche se più onerosa
è andata su un tour privato per due. Il prezzo base infatti è composto dal
noleggio della jeep e relativo equipaggio. Questo si dividerà fra i componenti
del tour: da uno a 5 (il massimo trasportabile). Ovviamente è tutta una
questione di confort. In due si spende abbastanza, però sul sedile si sta
larghi, i bagagli stanno all’interno del veicolo e soprattutto ci si ferma
quando uno vuole per scattare le centinaia di fotografie che si possono fare. E’
una scelta molto personale da valutare con cura. Altro aspetto molto importante
è la jeep. Purtroppo il percorso è molto duro, pertanto occorre avere un
mezzo in buone condizioni.
Da questo punto di vista noi non siamo stati fortunati. Abbiamo avuto molti
problemi di meccanica (motore) e due forature. Di questo aimé posso solo
ritenere responsabile l’agenzia. Infatti da un lato il voto è 10 all’autista
(che si è prodigato per far andare avanti la “carretta”) ed alla cuoca.
Dall’altro non posso altro che dare un bel 4 all’automezzo a noi assegnatoci.
Battistrada liscio e manutenzione pessima: non c’è altro da aggiungere. Posso
garantire che restare fermi a più riprese in luoghi sperduti non è proprio
così piacevole.
Prima giornata di trasferimento da Tupiza al piccolo villaggio di Colchani,
pochi km dopo Uyuni ed a soli 5km dall’inizio del salar. Circa 210km da fare. Un
primo giorno magnifico, tappa con paesaggi da western che ci fanno entrare in
una Bolivia sconosciuta ai nostri occhi ed alla nostra immaginazione. Formazioni
montuose nate dall’erosione dell’acqua e del vento nei secoli, come l’imponente
formazione con il nome di Poronga. Cactus ovunque vecchi centinaia d’anni.
Questa è la zona che ha visto le imprese dei due leggendari banditi Butch
Cassidy e Sundance Kid. Passiamo per l’abitato di San Miguel y Salo dove
passarono la notte prima dell’ultima rapina avvenuta a Huaca Huanusca (luogo che
vuol dire mucca morta in lingua quechua). Proprio in questo tratto (una vallata
brulla e fredda) facciamo una passeggiata di un’oretta soli io e Patrizia mentre
con la jeep ci vengono a riprendere dall’altro lato. Primo assaggio di questo
ambiente severo e arido. Primi lama e prime tracce di ghiaccio nel torrente che
scorre nel vallone. Questo è sinonimo di una cosa sola: gran freddo,
soprattutto la notte, -10/15gradi. Pranziamo noi 4 soli nella natura, siamo già poco sotto i 4000m di altezza. Proseguiamo la nostra strada per l’abitato
di Atocha, qui c’è un grosso centro minerario. Superiamo il primo tratto di
deserto altoplanico sino a giungere ad Uyuni che sono le 16,00 del pomeriggio.
Breve sosta in questa scarna, anonima e sporca cittadina dove compriamo qualche
souvenir da portare a casa. Visita al vicino cimitero dei treni, dove sono
ammassate tutte le vecchie locomotive della linea ferroviaria che collega la
città con il nord. Infine andiamo come accennato a Colchani per passare la
notte. L’aria si comincia a rinfrescare, il sole sta tramontando e si sente
parecchio la differenza. Siamo solo noi, ma per poco… L’“hotel” (molto
semplice e spartano) è costruito di blocchi di sale, ma sicuramente molto
carente in fatto di confort. Del resto lo sapevamo che sarebbe stato lo spirito
di adattamento a dover prevalere su tutto in questi giorni. Non siamo soli,
infatti di li a pochi minuti arriva un gruppo di 4 jeep con “solamente” 18
ragazzi francesi. Molto educatamente i nostri “cugini d’oltralpe” s’impossessano
praticamente di tutto il locale refettorio cominciando a fare un casino da
stadio e bevendo cocktail vari. Un delirio. La speranza è di non dover più
condividere nulla nei prossimi giorni, visto che l’educazione non è il loro
gran pregio. Cena ed a dormire presto, stanotte farà molto freddo, siamo a
circa 3650m. Dormiamo per la prima notte nei sacchi a pelo da montagna
semivestiti con 2-3 coperte sopra: non credo ci sia bisogno di aggiungere
altro. Sono le 4 quando una necessità fisiologica ci obbliga ad uscire dalla
stanza ed andare nel bagno-ghiacciaia esterno. Fa freddo, si, ma credo che i
brividi nella schiena me li procuri di più lo spettacolo del cielo stellato
sopra di noi. L’altezza e l’aria limpida ci premia di questa meraviglia.
Giorno 18
Agosto:
nonostante tutto la notte è stata riposante, anche se purtroppo Patrizia è
raffreddata e mi auguro che il suo stato di salute non peggiori. Facciamo
colazione presto, sono solo le 7,00: prima che i nostri barbari coinquilini si
riprendano dalla nottata. Qui c’è il primo assaggio di problemi del
fuoristrada. La notte fredda ha gelato l’acqua del radiatore, ci vuole un bel
po’ a farlo partire. Gira come una caffettiera. Il nostro favoloso Nissan Patrol
4300 benzina 5 cilindri, un mostro che da noi credo non sia mai comparso.
Consumi da aereo, qui però va detto che la benzina costa veramente poco: 3,85 bolivianos al litro, neanche 40centesimi!
Zenè l’autista, per fortuna è
aiutato dagli altri suoi colleghi presenti. Questo infatti è un punto di forza: la grande collaborazione e
solidarietà che c’è fra di loro. Se hai un
problema cercano l’uno con l’altro di risolverlo. Alle 8,00 riusciamo a partire.
Dopo pochi minuti entriamo in un mondo fantastico, quasi irreale: il Salar di Uyuni. Bianco candido, accecante, immenso. Non ci sono abbastanza aggettivi per
descrivere queste meraviglia della natura. Tutto dove ti giri hai km e km di
questo lenzuolo gigantesco disteso sotto i tuoi piedi. Foto di rito ed arrivo a
quella che è l’oasi più bella di questo salar: l’Isla Incahuasi.
Una macchia nel bianco ricoperta di cactus cardon secolari (il più
vecchio in vita ha 900anni con oltre 10m di altezza). Vista anche sul bel Volcan
Tunupa 5435m. Qui passiamo alcune ore e pranziamo. Ritroviamo anche i cari amici
francesi della sera prima, che non finiscono di stupirci: armati di bandiera
“conquistano” la cima dell’isola urlando come pazzi. Noi intanto facciamo per la
digestione tutto il giro intorno all’isola in completa solitudine e
tranquillità. Rientrati dove c’è il fuoristrada lasciamo questo paradiso
terrestre diretti all’estremo del salar, destinazione il villaggio di Atulcha
dove trascorreremo la notte. Qui c’è l’hotel di sale Marith, economico e
conveniente per chi vuole provare questo tipo di struttura senza spendere
troppo. Visitiamo prima del tramonto le vicine rovine di Quatunchu. Nel
frattempo l’albergo si è riempito. Ci sono anche diversi italiani tra cui una
simpatica coppia di Treviso con cui ceniamo e facciamo quattro chiacchiere. Nel
frattempo Zene’, il nostro autista, ha cercato di riparare il fuoristrada che
continua a fare i capricci smontando e pulendo il carburatore in
condizioni di lavoro pessime: all’aperto dove oramai è buio e fa parecchio freddo. Speriamo
domani almeno funzioni meglio.
Giorno 19
Agosto :
altra notte trascorsa abbastanza bene, dentro l’hotel di sale non faceva
particolarmente freddo, fuori la temperatura è scesa a -15. Siamo sempre
intorno a 3700m ed oggi ci alzeremo ancora.
Alba mozzafiato, un’altra che ci regala questo posto incredibile. Sono le 8,30
quando partiamo per la tappa del giorno: Atulcha – Laguna Colorada, un lungo
trasferimento fra deserto, altopiani desolati e varie lagune altiplaniche. Dopo
neanche mezz’ora la jeep si ferma, siamo soli nel nulla. Per fortuna ce ne
viene in soccorso un’altra che fa parte sempre della stessa agenzia. I due
autisti riescono a far ripartire il macinino che oltretutto sta consumando molto
di più del consueto, per cui cominciamo ad avere problemi di riserva
carburante. Si riparte in carovana, siamo un po’ più tranquilli. Almeno se
capita qualcosa non siamo soli. Prima sosta al villaggio di San Juan, pochi km
prima del Salar de Chiguana su cui transitiamo dopo, in direzione dello
splendido vulcano attivo Ollague che con i suoi 5865m vigila sul confine con il
Cile. Fra Bolivia e Cile ci sono un po’ di problemi, causa la carenza d’acqua di quest’ultimo
che vorrebbe impadronirsi di questi territori dove esistono varie sorgenti.
L’ambiente è indescrivibile, facciamo un’altra sosta in un paesaggio
“lunare” chiamato mirador Ollague da dove si vede bene il vulcano e ci sono
formazioni rocciose stranissime. Dopo pochi km iniziamo a vedere la prima delle
varie lagune: Canapa. Colori diversi per ognuna:
questo per la presenza di minerali di diverso tipo. Vediamo varie colonie di
centinaia di stupendi fenicotteri rosa che vivono in quota e si nutrono degli
organismi che trovano nell’acqua. In questa regione ci sono delle ricchezze
minerarie enormi, speriamo che la naturalezza nel tempo non venga deturpata.
Intanto la “sfiga” prosegue foriamo! Pranzo a Laguna Hedionda, circondati dai
fenicotteri. Siamo oltre 4000m e la temperatura si fa più rigida, anche in virtù di un gelido vento forte e fastidioso. In questo ambiente severo,
desolato, ma estremamente affascinante passiamo accanto ancora alle Lagune Charcota, Honda e Ramidatas, bellissime. Da qui si entra in una zona
più
desertica dove compaiono strane formazioni rocciose isolate tra cui lo
stranissimo Arbol de Piedra, che ha la singolare forma di un albero e un’altezza di parecchi metri.
Dopo altre svariate soste forzate per i soliti problemi di motore (non le
contiamo ormai neanche più…) arriviamo alla Laguna Colorada, la più grande e
bella. Fa molto freddo e c’è un vento tremendo. Il luogo è magnifico: l’acqua
rossa, 60kmq a 4280m. Il bordo è pieno di sedimenti di borace, sodio e gesso: bianchissimi, che ingannano la vista apparendo come iceberg. Anche qui
centinaia di fenicotteri che si nutrono dell’acqua ricchissima di plancton.
Siamo nella riserva naturale Edoardo Avaroa. Regione giustamente protetta che si
estende sino al confine con il Cile più a Sud (Laguna Verde). Qui alloggiamo in
una delle tante strutture stile rifugio presenti. Tutte piene essendoci tanti
turisti. Il freddo si fa sentire. Siamo a più di 4300m, poco sopra la laguna.
C’è solo una stufa a legna talmente piccola però, che per riscaldarsi ci si
dovrebbe praticamente coricare sopra…Cena e subito a letto, gli intrattenimenti
serali qui sono veramente pochi! Intanto il nostro autista, povero, sta
“mendicando” in giro benzina a tutte le jeep delle altre comitive. Siamo infatti
quasi senza e dobbiamo fare ancora tanti km. Non nascondo di essere un po’
preoccupato. Per fortuna abbiamo trovato in Zene’ un ottimo accompagnatore che
si sta veramente “sbattendo” per non rovinarci il tour.
Giorno 20
Agosto:
sveglia gelida, abbiamo dormito vestiti dentro il sacco a pelo ed il solito
strato di 2 coperte al di sopra. La difficoltà è sempre al mattino, quando si
deve uscire da questa “tana” calda e saggiare la temperatura ambiente. Il
fortissimo vento della notte sembra essersi calmato. Speriamo in bene, anche
perché oggi dobbiamo tentare l’ascensione al Volcan Uturuncu, 6008m.
Dopo i soliti problemi di avviamento della jeep, riusciamo a riprendere il
cammino verso le 8,30.
Ci vorranno circa 2 ore per arrivare al villaggio sperduto di Quetena Chico.
Costeggiamo nel frattempo ancora la Laguna Colorada godendo di colori stupendi
grazie alla luce delle prime ore del mattino. Anche questa tappa avviene in
luoghi particolari, si può dire che ogni più piccolo angolo anche il più
remoto, ha qualche peculiarità. Soliti problemi di motore e di consumi
carburante esagerati. Oggi per di più siamo soli e se succedesse qualcosa
sarebbe veramente un casino. Giungiamo al villaggio che sono quasi le 11. Almeno
ora abbiamo un telefono a disposizione che si trova nel villaggio. La nostra
è
una variante al solito percorso molto più frequentato dalla massa delle
comitive. Un luogo sperduto, poche anime che lo abitano ed un presidio militare
di confine (siamo vicini con quello argentino). Ci sistemiamo alla veloce nel
rifugio e ripartiamo subito alla volta del vulcano lasciando la cuoca Sonia.
Sono ormai le 11,30. Ci vorrà più di un’ora su una pista malconcia per
arrivare alla base del cono a circa 5500 m di altezza. Il vulcano Uturuncu è un montagnone brullo ricoperto di zolfo. La pista sterrata che arriva sino a 5900
sembra sia la strada più alta del mondo. Serviva per collegare il villaggio con
la miniera a cielo aperto del minerale sino a qualche decina di anni fa. Sono le
12,30 quando cominciamo a camminare, c’è il sole ed è come sempre tutto
incredibilmente sereno, però l’altezza si fa sentire. Aria rarefatta, vento
forte e gelido e temperatura bassa. Nonostante i “soli” 500m di dislivello da
fare, la salita viene indicata in 4-5ore. Dopo 3 ore, arriviamo in punta. C’è
grande soddisfazione e orgoglio perché comunque, anche se non abbiamo dovuto
superare difficoltà tecniche particolari, siamo arrivati alla quota di 6008m.
Brava soprattutto Patrizia che ha stretto i denti e resistito al gelido vento
(spesso contrario) che ostacolava il cammino e considerando che essendo
raffreddata non respira bene. Dalla cima dominiamo tutto: siamo sul punto più
alto della zona. Discesa diretta non sul sentiero fatto a salire, ma nel canale
frontale pieno di zolfo. Risultato: in 35minuti siamo al fuoristrada! Piccolo
dettaglio: siamo pieni di polvere, sporchi, inguardabili, ma estremamente
contenti. Rientriamo al villaggio, cena di Sonia come sempre squisita e meritato
riposo.
Giorno 21
Agosto:
oggi è un giorno particolare, l’ultimo del tour e l’ultimo in Bolivia. Ci
congederemo dai nostri due “angeli custodi” Zene’ e Sonia dopo 5giorni di
convivenza per trasferirci in Cile.
La tappa finale è ancora ricca di grandi emozioni. Vediamo varie altre stupende
lagune, come l’Hedionda del Sur, la Kollpa, da dove si estrae la glicerina.
Vediamo il bel Salar de Chalviri. Da qui facciamo una deviazione per visitare il
bacino dei Geiser Sol de la Magnana a 5000m. Ripresa la strada verso sud
giungiamo prima alla zona lagunare denominata Agua caliente, un luogo con
sorgenti calde e poi all’incredibile deserto Salvador Dali. Qui nella sabbia
compaiono sparse varie formazioni rocciose che lo rendono un’opera surrealista.
Appare di li a poco Laguna Blanca e Verde dominate dal gigante Volcan Licancabur
(5950m). Dopo queste ennesime meraviglie risulta veramente difficile lasciare la
Bolivia. In noi la consapevolezza di aver passato dei giorni fantastici ed
indimenticabili in luoghi selvaggi dove la natura ha fatto cose stupefacenti.
Alla dogana con il Cile di Hito Cajon, c’è un’inevitabile commozione nel
congedarci dai nostri accompagnatori. Chiudiamo qui sicuramente il capitolo più
bello del viaggio. Alla dogana, una piccola costruzione su un ampio piano a
4400m circa dove non c’è veramente nulla, ci viene applicata una tassa
inesistente di espatrio di 21bs a testa. Che dire, paghiamo e stiamo zitti, pur
sapendo che questi 2 euro circa a testa non sarebbero assolutamente dovuti ed
anche se pochi, scoccia doverli dare per il solito abuso di potere, tipico dei
poliziotti di confine di molti paesi. Alla dogana sta aspettando il mezzo cileno
per accompagnarci a San Pedro de Atacama. Da Hito Cajon infatti, si può
utilizzare o il servizio di navetta collettivo alle 10-10,30 del mattino o
organizzare un trasferimento privato. Il primo molto più economico, però non
permette di sfruttare la giornata per visitare nulla essendo presto. La nostra
scelta seppure onerosa, è dettata soprattutto da un discorso pratico: poter
arrivare alla frontiera senza correre e per completare con tranquillità il
tour. Sono le 14,30 passate quando entriamo in territorio cileno. Stesso fuso
boliviano. Si volta pagina. Le migliori condizioni della strada subito
evidenziano la differenza fra la Bolivia ed il più ricco Cile. Dopo pochi km
entriamo nella parte asfaltata, che è la statale del Paso de Jama che collega
San Pedro al confine argentino. Un serpentone in cui si innesta la bretella
sterrata per Hito Cajon. In picchiata nel giro di mezz’ora passiamo da 4400m ai
2440m circa di San Pedro. Clima desertico caldo e secco, temperatura intorno
ai 26-27°: non ci siamo più assolutamente abituati. Qui non piove mai.
Inevitabile il doversi spogliare ed in fretta. All’ingresso di San Pedro c’è la
dogana cilena. Svolgiamo le pratiche, qui ci controllano i bagagli soprattutto
per verificare che non portiamo con noi frutta fresca: c’è il timore di
rischiare la diffusione delle malattie delle piante da frutto europee.
Alloggiamo all’hostal La Ruca, carino, pulito, ottima posizione. San Pedro de
Atacama, cittadina che da il nome all’omonimo deserto ed al salar, non è
esattamente il nostro ideale di località tipica. L’impressione personale
(pertanto, sia chiaro, ovviamente discutibile) è che risulta un paese solo a
misura di turista, anonimo negli aspetti di vita quotidiana della popolazione
locale. Agenzie turistiche, negozi di souvenir, ristorazioni, alberghi,
questo è ciò che si trova maggiormente. In giro tanti, anzi troppi turisti.
Purtroppo da oggi anche i prezzi cambiano. Il Cile è più caro dell’Argentina
senza parlare della Bolivia. I prodotti artigianali pertanto essendo simili in
tutti e tre gli stati è bene evitare di acquistarli qui. Facciamo un primo giro
per ambientarci, cena e relax.
Giorno 22
Agosto:
primo risveglio cileno, oggi sarà una giornata dedicata alla scoperta del
paese. Nel pomeriggio faremo il primo tour: il classico della Valle della Luna.
Ci sono tante agenzie pertanto i prezzi non possono essere troppo diversi, la
scelta pertanto va a simpatia. Noi faremo tutto con l’ag. Maxim di cui non
possiamo dire nulla di male. Giornata assolata e mite. Le prime ore del mattino
come quelle dopo il tramonto sono fresche, per cui c’è molta escursione
termica dalle ore centrali.
Molto carina la chiesa principale bianca, con tante finiture in legno di
cactus. San Pedro ha una stupenda posizione strategica, con un’ampia vista a
360°. Sono le 15,00 quando partiamo per l’escursione.
La Valle della Luna è a pochi km da San Pedro, il tour viene fatto sempre nel
pomeriggio per avere una luce migliore che renda questo ambiente ancor più
speciale. Le conformazioni rocciose derivate nelle era terziarie e quaternarie
sono incredibili. Pertanto il nome è più che mai indicato.
Visitiamo più punti entrando infine all’interno della Reserva National los
Flamencos, dove oltre ai punti di maggior interesse, quali le Tres Marias
(rocce con una forma simile a delle sculture), l’anfiteatro e le dune di sabbia
assistiamo al tramonto sulla Valle della Muerte. Questo è il gran finale
previsto da tutte le agenzie per questa gita. Giochi di luci incredibili che
catturano lo sguardo in questo ambiente quasi irreale. La serata si conclude
come “sempre” per noi a tavola, in uno dei tanti ristoranti di San Pedro.
Giorno 23
Agosto:
oggi altra giornata di tour, alle 7,00 circa ci viene a prendere il furgoncino
dell’agenzia Maxim. La gita odierna è quella classica proposta un po’ da tutti,
che prevede la visita al Salar de Atacama, alle Lagune Altoplaniche ed ai
paesini più caratteristici che s’incontrano sulla strada. Un giorno intero
molto intenso. Siamo circa in 14 persone, gruppo multietnico. La prima sosta è
al salar, a circa 30km da San Pedro, molto diverso da quello di Uyuni, ci
viene detto che è il terzo al mondo come dimensione. Sicuramente non è
suggestivo come quest’ultimo, non è un manto bianco immacolato, ma una
superficie grigiastra crostosa. Qui c’è la Laguna Chaxa, dove vengono a cibarsi
i fenicotteri rosa. Purtroppo ce ne sono pochi e ci viene detto che per di più
stanno diminuendo costantemente a causa della diminuzione del cibo, dovuta alla
siccità eccessiva.
Percorrendo una parte della ruta del Paso de Sico, altra arteria stradale che
porta al confine con l’Argentina (molto tortuosa e semisterrata), giungiamo
alla zona delle lagune altiplaniche, zona giustamente protetta. Nonostante sia
circa mezzogiorno, qui fa parecchio freddo. Le cime vulcaniche intorno hanno
ancora un po’ di neve: siamo a oltre 4000m. Qui spicca la meravigliosa Laguna Miscanti dominata dal vulcano sacro omonimo e la
più piccola, ma sempre
bella, Laguna Miniques. E’ più dell’una quando ripartiamo per scendere al
villaggio di Socaire dove ci fermeremo per il pranzo. Purtroppo però, appena
partiti ci ritroviamo una gomma forata. Evviva! Ci vorrà un’ora a cambiarla:
il furgone, un ford americano non si può dire agevoli l’operazione. Pranzato
in ritardo, visitiamo più velocemente del previsto il villaggio di Socaire con
la bella chiesetta antica con il tetto in legno di cactus. Concludiamo le visite
al paese di Toconao. Una zona questa, con una quebrada che possiede un
incredibile microclima che da sempre permette la coltivazione di ogni tipo di
piante da frutta. Si passa dal gelo della zona altiplanica ai 25°-30° nel giro
di pochi km! Rientrati a San Pedro stanchi e un po’ raffreddati per la sosta
indesiderata causata dalla foratura, ceniamo ed andiamo a dormire molto presto.
Dovremo infatti svegliarci molto presto per fare l’ultima gita cilena ai Geiser
del Tatio.
Giorno 24
Agosto:
la sveglia suona che sono solo le 3! Assonnati ci prepariamo ed alle 4 in una
San Pedro che ancora dorme partiamo alla volta della zona dei geiser. Il
furgoncino dell’agenzia comincia la lenta salita sulla pista sterrata. Una
strada tortuosa e nel buio pesto. Arriveremo a quota 4300. Il tour dei Geiser
del Tatio va fatto all’alba proprio perché nelle prima ore si possono ammirare
bene i soffioni prima che si alzino i venti in quota che disperdono i vapori.
Giungiamo a destinazione che non sono nemmeno le 6, dopo circa 100km di strada.
E’ ancora buio ed all’aria aperta ci sono la bellezza di 14° sottozero. La
domanda è : ma chi ce lo fa fare?! Albeggia. Scesi dalla vettura camminiamo nei
sentieri indicati perché qui ad avvicinarsi troppo si rischia di capitare in
zone in cui il terreno può cedere finendo nell’acqua bollente sottostante. Lo
spettacolo sicuramente è però degno di qualche sacrificio. Questa vallata
desolata è un’immensa distesa di fumarole. Qui addirittura ci può bagnare in
apposite zone dove si formano delle pozze naturali o nel sottostante ruscello.
Qualcuno ha il coraggio di farlo, noi non siamo fra questi!
Il sole ormai è alto nel cielo, sembra una vita che siamo in quel luogo, ma
sono solo le 9,00!
La temperatura piano piano sale, soprattutto perché siamo anche noi a scendere…
Ci ritroviamo lungo la strada fatta a salire, ma adesso almeno possiamo
ammirare il paesaggio. La Bolivia è li a pochi km oltre le montagne che stiamo
costeggiando e s’intravedono addirittura i fumi dei Geiser Sol de la Magnana
dove siamo stati la settimana prima. Bei ricordi…
Sosta nel villaggio di Machuca e rientro per l’ora di pranzo a San Pedro. La
giornata è molto lunga proprio perché è iniziata prestissimo. Io purtroppo
non mi sento molto bene, grazie al freddo di ieri e di stamattina e mi sono
raffreddato. Ci riposiamo un po’ sperando di recuperare energie e stare meglio.
Ultimo pomeriggio cileno, concluso a cena con un ottimo filetto. Qui come in
Argentina la carne non manca.
Giorno 25
Agosto:
giornata di trasferimento, ritorniamo in Argentina per la parte finale del
viaggio. Sarà una giornata da trascorrere sul bus. Ci sono due società che
collegano San Pedro con l’Argentina. La Geminis e la Pullman. Noi abbiamo i
biglietti con la seconda, acquistati già dall’Italia tramite l’agenzia
turistica di Salta. Non c’è tutti i giorni per cui occorre far coincidere bene
le date. Martedì, giovedì (pullman) o venerdì (geminis) e domenica, sono i tre
giorni in cui c’è il servizio. Partenza alle 10 o 10,30 circa del mattino.
Procedure doganali per la parte cilena all’uscita di San Pedro ed inizia il
viaggio che ci porterà in 12ore a Salta. Riprendiamo quota, infatti la dogana
Argentina si trova al Paso de Jama a 4100m. Siamo li dopo alcune ore. Viaggio
bello con paesaggi da cartolina visti attraverso un finestrino. Ci vuole più di
un’ora e mezza a fare le procedure d’ingresso per tutto il bus anche se queste
sono solo limitate al timbro sul passaporto. Il viaggio prosegue, mangiamo lo
snack che ci offrono a bordo e passiamo per la Salina Grande, il lago salato di
origine vulcanica che si trova nella provincia di Jujuy (l’altro capoluogo di
provincia confinate con quella di Salta dove peraltro si trova Humahuaca). Dopo
una lunga discesa ripassiamo dal bel paese di Purmamarca che abbiamo visitato
giorni addietro. Sono le 21,00 quando dopo un viaggio non particolarmente
stressante (i sedili sono abbastanza comodi e proiettano vari film) arriviamo a
destinazione: Salta. Ci ritroviamo dopo pochi minuti alla Posada del Marques,
che non è distante dal terminal dei bus e dove già abbiamo dormito.
Temperatura stupendamente mite clima secco. Torniamo a 1100m di altezza.
L’orologio torna avanti di un’ora e le ore di differenza dall’Italia tornano a
-5. Affamati, andiamo a cenare da Dona Salta, ristorante tipico e carino dove
si sta veramente bene. Tutto ok, salvo lo scoprire di avere un piccolo problema: non possiamo fare fra 2 giorni il tour con il famoso Tren a la Nubes
perché
l’agenzia che lo gestisce ha ridotto i viaggi previsti che erano 3 a settimana (mercoledì
, venerdì e domenica) ad uno solo, il sabato. Questo a sorpresa e senza avviso,
visto che noi avevamo prenotato regolarmente online sul sito ufficiale per il
venerdì 28 agosto. Per risolvere la questione non potendo fare il viaggio del
Sabato, optiamo per il tour che fa praticamente lo stesso percorso però via
terra lungo la Quebrada del Toro. Ce l’organizza l’agenzia Entrecerros a cui ci
appoggiamo anche in questa occasione. Andiamo a dormire un po’ rammaricati,
perché ci tenevamo molto a prendere questo famoso treno e l’itinerario del
nostro viaggio era stato studiato anche in funzione delle date offerte.
Pazienza.
Giorno 26
Agosto:
mancano pochi giorni alla fine del viaggio che dedicheremo alla visita della
zona intorno a Salta.
Oggi partiamo per un tour di due giorni che ci porterà alla scoperta di una
delle zone più belle della regione. Si chiama la vuelta a los valles. Un anello
di ben 520km. Le gite di un giorno da Salta normalmente raggiungono il solo
paese andino di Cachi oppure in senso contrario Cafayate dalla strada
dell’omonima quebrada, trascurando così il tratto che collega i due paesi. Il
nostro tour prosegue invece proprio qui, nella Quebrada de las Flechas, fino a
Cafayate. Ci si ferma per la notte ed il secondo giorno avviene il rientro a
Salta attraverso la meravigliosa Quebrada de las Conchas. Partiamo in forma
semiprivata (siamo in 4).
L’autista-guida Javier molto competente, c’illustra bene il percorso con tante
informazioni interessanti. Passiamo nella vallata dominata dalla Cuesta dell’Obispo abitata dai condor. La strada sale come un serpente di terra sino ad un
punto di belvedere suggestivo che domina il percorso appena fatto a quota 3350m
circa. Punto panoramico denominato Piedra del Molino. Proseguiamo in questa
regione remota che rientra nel Parco National los Cardones. Qui i famosi cactus
cardon non si vedono ancora perché siamo troppo in alto. Ma in pochi km,
scendendo, ritroviamo uno dei più bei paesaggi da vedere. Siamo nella stupenda
Recta TinTin, una pianura attraversata da un rettilineo perfetto di circa 3km la
cui origine è Incas e di cui scientificamente non si riesce a spiegare
l’eccezionale precisione. Questa retta perfetta, divide a metà una piana che
contiene all’incirca 70000 cactus cardon. Proseguiamo verso Cachi, pranzando
per strada e godendo della vista sul Nevado di Cachi, il colosso andino che
conta ben nove cime, di cui la più alta è 6380m.
Sono la 14 circa quando arriviamo proprio a Cachi, 2200m. Facciamo una breve
sosta per scoprire questo piccolo e carino paese, centro principale della zona.
Qui si può arrivare da Salta anche con il molto più economico trasporto
pubblico: un bus dell’autolinea Marcos Rueda. L’unico handicap è che non fa
soste, per cui è difficile fare fotografie se non dal finestrino del mezzo in
movimento. Dopo Cachi iniziamo il tratto di strada meno frequentato che lo
collega all’importante cittadina di Cafayate. Imbocchiamo la mitica Ruta 40,
che è la strada nazionale che con i suoi oltre 5000km di lunghezza, taglia
tutta l’Argentina, collegando l’estremo Nord di La Quiaca con l’estremo Sud
Ushuaia nella Terra del Fuoco. Vediamo Molinos, Angastaco, sino ad entrare
sempre più nella zona denominata Valles Calchaquies: zona selvaggia che merita
veramente una visita. La parte più incredibile è quella della Quebrada de las
Flechas. Conformazioni di roccia e argilla lavorate da pioggia e vento nel tempo, simile alla Valle della Luna cilena per molti aspetti. Non c’è nessuno,
siamo solo noi su una strada sterrata e deserta. Da un belvedere c’è una vista
mozzafiato su chilometri di rocce con forme incredibili. Il sole sta tramontando
quando arriviamo alla cittadina di San Carlos (130km da Cachi). Questo era fino
a poche decine di anni fa il centro più importante della regione. Oggi è Cafayate, che ha conquistato il primato grazie alla grande produzione di vino, soprattutto il bianco ottimo Torrontes. Proprio qui arriviamo che sono le 19,00
circa, dopo ben 300km di strada percorsa da stamattina e 150km solo da Cachi.
Alloggiamo nel semplice, ma molto economico, Hospedaje ElCriollo che per di più
possiede uno dei ristoranti più convenienti della città.
Giorno 27
Agosto:
sveglia, colazione e con molta comodità io e Patrizia facciamo un giro per la
città, soprattutto sulla piazza principale. Abbiamo l’appuntamento con gli
altri 2 e la guida alle 10,30. Colazione nella panetteria a fianco all’albergo,
ottime brioches fresche che non dimenticherò…Tutti insieme visitiamo due bodegas
(case vinicole di produzione) con degustazioni varie. Pranziamo abbastanza
presto, cosicché potremo muoverci per la Quebrada de las Conchas (o di Cafayate)
nel primo pomeriggio, con il favore della luce per la posizione del sole e meno
gente rispetto al mattino.
Il rientro verso Salta si svolge sulla Ruta68. Sono 183km i cui primi 40
costituiscono la zona più interessante da visitare. Anche oggi ci attende una
giornata indimenticabile. Le tante foto ammirate della Quebrada ci appaiono
davanti dal vivo. I vari punti da osservare con le forme più bizzarre si
susseguono. Lo sguardo si perde, talmente è tanta la varietà delle cose da
vedere. Los Medanos, El Obelisco, Los Castillos solo per citarne alcuni e gli
ultimi due come gran finale: El Anfiteatro e la Garganta del Diablo. Mi hanno
particolarmente impressionato queste due profonde gole scavate nella roccia con
le loro pareti scoscese altissime. Abbiamo potuto ammirarle con pochissima gente
e siamo stati fortunati. Arriviamo a Salta dopo aver trascorso due bei giorni.
Torniamo a cenare da Dona Salta dove ci troviamo molto bene.
Giorno 28
Agosto :
ormai purtroppo siamo all’ultimo tour previsto nella nostra vacanza. Giornata
nella Quebrada del Toro in sostituzione al giro con il Tren a las Nubes.
Nuovamente servizio semiprivato con altri due turisti. Questa volta sono due
ragazze nuovamente di Buones Aires. Solita partenza alle 7,00 – 7,15 circa. Meta
la città di Sant’Antonio a Las Cobres, 3775m, immersa nella Puna Argentina,
zona desertica altiplanica al confine con il Cile. Seguiremo la Quebrada
parallelamente alle rotaie del treno su una strada mista con tratti in asfalto e
tratti in terra. Circa 170km da percorrere in andata e ritorno. Visita al bel
paesino andino di Santa Rosa del Tastil ed alle omonime e suggestive rovine
Incas a quota 3300m. Il paesaggio qui è dominato dal Nevado de Acay, colosso
di 5950m. Arriviamo a quota 4080, il punto massimo di oggi come altezza. E’ il
passo Abra Blanca, da cui si scende un po’ per raggiungere Sant’Antonio,
cittadina sperduta nella Puna, cresciuta grazie alla ferrovia un tempo
commerciale e oggi mantenuta in vita dalle vicine miniere di borace e dal
presidio militare di frontiera. Come si può vivere cosi distanti da tutto?!
Tutto per noi inconcepibile proprio per il nostro stile di vita. Quello che è
strano è che alla fine ci si può domandare cosa in fondo sia meglio. Tanta
povertà questo è sicuro, ma anche tanta semplicità , pochi fronzoli. Una vita
di persone semplici, capaci ad accontentarsi, ma forse purtroppo anche
obbligate a farlo.
Rientriamo a Salta dopo pranzo e dopo esserci congedati dalle due ragazze, che
proseguiranno per un’altra meta, iniziando un altro tour. L’ultima serata un po’
malinconica, la passeremo con una cena al ristorante La Posta, in un caldo clima
ormai primaverile: strade piene di gente che passeggia e temperatura più che
gradevole.
Giorno 29
Agosto:
è l’ultimo risveglio a Salta. Oggi sarà veramente una giornata che passeremo
ad ingannare il tempo, senza fretta. L’unico “impegno” pianificato che
abbiamo, è l’andare al MAAM (museo andino dell’alta montagna) che si trova
sulla Piazza 9 di Luglio. Qui c’è un’interessante esposizione che racconta a
grandi linee la storia del popolo Incas. Ma il museo è importante soprattutto
per contenere le mummie perfettamente conservate di 3 bambini sacrificati sulla
cima del Vulcano Llullaillaco a quota 6739m e ritrovate pochi anni fa.
Impressionante e commovente.
La giornata scorre serenamente, passeggiamo e ci riposiamo. La sera abbiamo il
volo interno per Buenos Aires: comincia il lungo ritorno a casa.
Giorno 30-31
Agosto :
Buenos Aires, risveglio nella metropoli. Oggi è domenica, molti negozi sono
chiusi. Quando usciamo dall’Hotel Frossard in pieno Microcentro, la città è
ancora assopita. C’è poca gente e si cammina tranquilli nell’Av. Florida , dove
regna solitamente il caos per l’alta concentrazione di attività commerciali.
Andiamo nella Plaza de Mayo, alla Casa Rosada, il comune. Buenos Aires la
conosciamo già, almeno per i punti di maggiore interesse, in virtù del
nostro primo viaggio in Argentina del 2005. Facciamo un bella passeggiata lungo
tutto Puerto Madero, assolato e caldo.
Qui pranziamo all’Estilo Campo, un bel ristorante, uno dei tanti di questa
antica zona portuale oggi bella e totalmente riqualificata. Non possiamo partire
senza aver mangiato dell’asado… E’ ormai fine pomeriggio. In taxi ci facciamo
accompagnare all’aeroporto internazionale Ezeiza.
Alle 21,30, abbiamo il volo di rientro. E’ ora di tornare in Italia e
riprendere la nostra vita di sempre. Abbiamo veramente “staccato”, con una
vacanza molto diversa dalle nostre abitudini quotidiane. Proprio per questo il
ricordo di questo periodo non si potrà mai cancellare. I luoghi, la gente, le
emozioni: immagini indelebili e un’esperienza indimenticabile.
Ciao
Gianluca
gtenive@tin.it
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