Dopo aver avuto ciascuno proprie
esperienze precedenti in Cuba, abbiamo organizzato un nuovo viaggio alla
ri-scoperta della Isla Grande. Per me era una nuova avventura sulla falsariga di
quella fatta tre anni prima, auto e case particolar per vivere e assaporare la
vera Cuba, questa volta maggiormente aiutato da Filippo e Alicia che hanno
perfetta padronanza della lingua (soprattutto Alicia che è di Madrid).
Il racconto si sviluppa in due percorsi: il primo narra esclusivamente del
viaggio, il secondo affronta la realtà cubana percepita nei vari incontri con le
persone cubane, delle quali ometto i nomi per ovvi problemi legati alla
situazione politica.
Il Viaggio
11/2
Inizia alle 5.20 dell’11/2 la nostra avventura. Partiamo da Venezia in orario
con volo Air France destinazione Parigi Cdg. Arriviamo a Parigi e qui odissea
dei trasferimenti ai vari gate nel labirinto aeroportuale con ben 3 controlli
doganali. Riusciamo a uscire anche per fumare qualche sigaretta visto che non
c’è nessuna saletta fumatori. Nell’attesa di quasi 3 ore, Filippo inizia a fare
conoscenza con una signora di Guantanamo, con la quale abbiamo il primo contatto
sulla realtà cubana e sulla situazione politica dopo il cambio al vertice Fidel
– Raul.
In breve l’aeroporto diventa un frigorifero perché al posto dell’aria calda
accendono l’aria fredda. Devo ricredermi sugli aeroporti italiani che nonostante
tutto hanno aspetti più positivi e più efficienti di questo quasi nuovo terminal
francese. Ore 12:45 ci si imbarca per l’Habana e con un’ora di ritardo si parte
(sempre Air France). Volo ottimo, sedili con buon spazio, cibo buono, niente a
che vedere con precedenti voli Iberia. Come al solito Filippo non si ferma un
minuto e in breve conosce mezzo aereo. Arriviamo alle 18:45 al Josè Martì
dell’Habana, dove ci vorranno quasi due ore per uscire (controlli dogana
lentissimi, attesa bagagli, cambio CUC, coda ovunque) e qui cominciamo già a
riconoscere la calma e tranquillità cubana. Prendiamo un taxi (20 Cuc) e in
breve arriviamo a casa Noemi y Wilfredo, prenotata la sera prima in extremis
visto che i siti Casaparticular e CasaAmparo non ci avevano fornito la
sistemazione che cercavamo. Per fortuna che direttamente siamo riusciti a
contattare telefonicamente Noemi, la cui scelta si è dimostrata superiore alle
nostre aspettative: persone cordialissime Noemi, il marito Wilfredo e Carmela
(la domestica), casa perfetta, locazione ottima Calle Cuba 609 a 50 mt da Plaza
Vieja, la seconda piazza più bella dell’Habana dopo Plaza de la Catedral. Il
costo è veramente irrisorio, 35 Cuc in tre, colazione ottima e abbondante. Dopo
una rapida doccia andiamo a cenare alla Taverna la Muralla in Plaza Vieja, che
sarà il nostro ristorante preferito per quasi tutta la permanenza a l’Habana.
Passeggiata notturna per la zona dell’Habana Vieja e già vediamo che rispetto a
qualche anno prima molti palazzi sono stati rimessi a nuovo riacquistando la
bellezza e i colori di 50 anni fa (molti però ne rimangono da sistemare).
12/2
Dopo esser andati a letto a mezzanotte, Filippo alle 5:30 si sveglia. Alicia
dorme, iniziamo a chiacchierare e decidiamo che è meglio uscire. Fuori è ancora
buio ma l’atmosfera dell’Habana è magica. Sono le 6:20 e a poco a poco inizia a
farsi chiaro, magicamente l’Habana viene avvolta da una fitta nebbiolina che ne
accresce il fascino. Scattiamo molte foto per immortalare questo magico momento
in questa città che per molti aspetti sembra ferma a decenni or sono. In quasi
tre ore visitiamo i punti turistici più famosi: Plaza Vieja, La Catedral, Calle
Obispo, Plaza de Las Armas, il Capitolio, il Malecon. Piano piano l’Habana si
sta svegliando e inizia il brulicare di habaneri. Alle 9:15 rientriamo,
recuperiamo Alicia, facciamo colazione e alle 10 di nuovo in marcia. Alle 11
decidiamo di prendere un coco-taxi (i famosi Ape-Ovetti gialli) e con 30 Cuc
facciamo un giro turistico di due ore:
Barrio Chino, Callejon del Hammel, (con i magnifici murales di Salvador, e dove
in questo luogo si ritrova il movimento culturale afrocubano Yoruba), Plaza de
la Revolucion (con salita al Mirador dal quale si ha una veduta di tutta
l’Habana a 360° per oltre 50km di distanza), Necropoli Cristobal Colon (dove vi
sono molte tombe monumento di interesse che il tassista ci spiega
dettagliatamente), Vedado (parque John Lennon, con lo storico vecchietto che
viene a mettere gli occhiali alla statua del cantante per la foto). Ci facciamo
lasciare al ristorante El Baturro per una buona aragosta in un gustosissimo
plato completo (frijoles, platano, ensalada,arroz, dolce annaffiati da cerveza
Cristal e ron anejo come digestivo finale, il tutto per 30 Cuc). Il tutto è
accompagnato da un gruppo di musicisti bravissimi. Al termine conversiamo con il
chitarrista il quale ci chiede se possiamo fargli arrivare dall’Italia le corde
della chitarra perché non può proprio permettersi di comprarle. Un po’
appesantiti dal pranzo girovaghiamo per l’Havana Vieja dove a Filippo non basta
la nostra compagnia e inizia a chiacchierare con qualsiasi cubano gli venga a
tiro. Decidiamo di prendere un altro Coco Taxi per un altro tour a zonzo con
destinazione Malecon e qui Filippo decide che deve accorciarsi la barba, sale al
Melìa Coiba e visto che deve aspettare un’ora chiede se può fare da solo…e dopo
il consenso in due minuti risolve il problema con i pelucheri che lo guardano
stralunati. Filippo non smette di volermi appioppare una cubana, prima la
ragazza del coco taxi, poi un’altra di guardia alla costruzione del nuovo
planetario in Plaza Vieja, e tutte lasciano volentieri il numero di telefono…ma
non mi interessa e non lo vuol capire. Decidiamo di cenare alla solita Taberna
La Muralla in Plaza Vieja, anche se turistica è molto accogliente, molto
economica e la birra di propria produzione è eccezionale. Mentre scrivo gli
appunti del racconto i cantanti mi strimpellano dietro alle orecchie e mi
sfasciano i timpani al ritmo di Besame Mucho. Vorrei allontanarli ma come si fa!
Filippo inizia anche lui a cantare in coro, e così iniziano una serie
interminabile di canzoni di repertorio.. A Caballo Vamos, Guantanamera, sino al
Padrino di E. Morricone…il tutto dietro alle mie orecchie! Alla fine come non
dargli un Cuc di mancia! La Plaza Vieja è un vero incanto, sia perché è molto
ben ristrutturata, sia perché le luci donano una particolare magia al luogo.
Ritorniamo a casa Noemi abbastanza assonnati ma la serata non è finita. Dopo una
rinfrescata ci incamminiamo verso il centro in Calle Neptuno a la Casa de La
Musica. Non molta gente, un complesso salsero molto coinvolgente, e soprattutto
tre habanere dal fisico mozzafiato che iniziano a ballare in modo a dir poco
spettacolare. Dietro l’atmosfera cubana del luogo c’è il trucco, ovunque jineteros e jineteras…Habana è anche questo.
13/2
Filippo si sveglia di nuovo alle 6 e per fortuna ci lascia dormire. Io e Alicia
riposiamo un po’ di più per recuperare il jet lag. Usciamo dopo la solita
abbondante colazione e ci avviamo in Calle Obispo. C’è un sole stupendo e l’aria
è rinfrescata da una leggera brezza che arriva dal mare. Dopo pranzo ci avviamo
verso l’Edificio Bacardì, storica costruzione stile Art Deco’ molto ben
conservata. Al primo piano c’è un bar dove conosciamo il barman Angel che ci
prepara tre mojitos fantastici (3 CUC l’uno)…niente a che vedere con
l’industriale mojto della Bodeguita del Medio che oggi ha raggiunto
l’astronomica cifra di 6 CUC (lo stesso per il Daiquiri al Floridita…decisamente
da evitare). Dobbiamo dare ragione ad Angel e alla sua filosofia secondo la
quale moltissimi turisti hanno l’illusione di assaporare gli eccezionali
cocktail nei luoghi storici prima citati, per poi rimanere drammaticamente
delusi e spennati. Angel ci racconta della spedizione del Che in Africa e in
Bolivia e dei motivi che hanno portato alla disfatta di quest’ultima missione
(consiglio la lettura ‘Diario del Che in Bolivia’). Dopo 3 mojitos cadauno
decidiamo per nuovo giro in Coco Taxi, visto che il tasso alcolico non ci
consente di girare a piedi. Ci scarrozza Denise e visto che siamo in bibita
decidiamo di andare al museo del Ron. Tutti e quattro beviamo altri mojitos e
appena saliamo in Coco Taxi dramma…si rompe la frizione. Denis, considerato che
è il 13/2 pre San Valentino, mi chiede di regalargli la Ralph Lauren che indosso
per poter fare il regalo al suo novio (fidanzato). Le dico candidamente: Tu està
loca. Le propongo che se mi trova una scatola di legno di Cohiba (senza sigari)
le regalo un paio di bermuda. Accetta lo scambio e mi da appuntamento alle 20
presso la Casa Noemi (si presenterà puntale con il suo ragazzo per lo scambio, e
vedo nei loro occhi l’entusiasmo per i bellissimi bermuda che gli ‘dono’).
Filippo, noncurante di Alicia, dal Coco Taxi saluta ogni habanera per strada.
Nonostante la frizione sfasciata ci facciamo portare sino alla Fabbrica del
Tabaco Romeo y Julieta che per nostra sfortuna è chiusa. Decidiamo che può
lasciarci qui, Denis è abbastanza preoccupata visto che il Coco Taxi non va più
e che può lavorare solo un giorno alla settimana per la scarsità di benzina
(realtà o finzione? Non lo sappiamo. Scopriamo però che moltissime persone sono
obbligate a lavorare a giorni alterni per consentire a tutti di lavorare). Un
po’ barcollanti ci avviamo verso Plaza Vieja (riesco persino a cadere e
sfasciarmi un piede…effetto mojitos). Durante il ritorno veniamo fermati da due
habaneri che incuranti di Alicia ci propongono nientemeno che LA SORELLA! Ma
come cavolo si fa?! Capisco la povertà e il bisogno di soldi, ma non si può
annullare la propria dignità, la propria morale…e questo non è un caso sporadico
purtroppo. Riusciamo ad arrivare a Casa Noemi con Alicia che pur non bevendo,
non riesce a fermarsi dal ridere per le nostre performance. Dopo la doccia
Filippo ha il cedimento fisico, si stende sul divano a dormire e non c’è verso
di alzarlo…insulti a non finire. Lo lasciamo steso praticamente morto mentre io
e Alicia andiamo a cenare. Ovunque coppiette di cubani in giro con mazzo di
fiori per il festeggiamento del pre-San Valentino…avranno pochi soldi con cui
vivere ma questi due giorni sono un rito che va a tutti i costi festeggiato con
una cena intima tra fidanzati. E’ l’ultima nostra sera a l’Habana, domani ritiro
auto e via verso Trinidad.
14/2
Filippo sempre alle 6 esce e questa volta invece di girare a zonzo piglia un
taxi e va al Melìa Coìba…a suonare il pianoforte!!! Uno dirà che non è a
posto…ma siccome sa suonarlo abbastanza bene, la reception dell’Hotel lo accetta
di buon grado. Al suo rientro andiamo a ritirare l’auto prenotata con Havanautos
in zona Playa (chissà perché alla prenotazione dall’Italia ci hanno mandato così
distante). Arriviamo alle 10:20 mentre l’appuntamento era alle 10. Non c’è
nessuno e dopo poco inizio a dare evidenti segni di nervosismo visto che nessuno
sa nulla dell’impiegato (alcuni dicono di aver visto un uomo altri una donna
qualche ora prima e non sappiamo a chi credere), avevamo già pagato dall’Italia
e dei 3 numeri del voucher uno suona libero e gli altri due sono inesistenti.
Sto sclerando mentre Filippo ha una tranquillità snervante. Alicia è a casa e
l’avvisiamo che ritarderemo non sappiamo quanto. Nel frattempo conosciamo un
signore anziano di Napoli abbastanza losco. Ci racconta dei sui traffici
nell’Habana, del riciclaggio di denaro che fa e del Business che ha messo in
piedi. Ci fa schifo in tutto…soprattutto quando poi si avventura nei discorsi di
sesso paragonando i cubani a degli animali da sfruttare. Lo lasciamo a metà
discorso nauseati, e infastiditi dell’immagine negativa che persone come queste
possono dare del nostro paese. Finalmente dopo quasi due ore arriva l’impiegata
dell’Havanautos. Prima sorpresa, non è una Vw Polo ma una Kia Picanto per
fortuna con cambio automatico. Dopo lunghissima ed estenuante preparazione del
contratto e pagamento dell’assicurazione e cauzione, finalmente possiamo partire
(totale spesa 1073 $, più 255 Cuc di assicurazione – attenzione pagare in
contanti perché con la carta di credito ti applicano il costo della commissione
pari al 5%). Siamo in ritardo mostruoso considerato che dobbiamo fare 370 km, di
cui solo 250 in autopista. Dopo 50 mt ci ferma un poliziotto che ci aveva
adocchiato già al ritiro. Vuole appiopparci 30 Cuc di multa perché non ci siamo
fermati allo stop (andavamo a 20 all’ora visto che all’incrocio non c’era anima
viva). Poi rimarca il fatto che Filippo si è messo la cintura in corsa.
Discutiamo mezzora e appena Filippo sfodera il suo perfetto spagnolo il
poliziotto abbassa un po’ la cresta. Il fatto di parlare bene lo spagnolo
diventerà per tutto il viaggio un ottimo deterrente contro forze dell’ordine,
molestatori e inconvenienti vari. Per fortuna niente multa e dulcis infondo
appena ripartiamo ci ferma di nuovo per dirci: Mira las chicas! Due ragazzine di
non più di 16 anni che stanno passeggiando sul marciapiede. Non ho parole.
Facciamo non più di tre km sul malecon in direzione casa e…ironia della sorte... foriamo.
Ruota completamente a terra, non si può proseguire oltre. Fermiamo due passanti
habaneri e gli chiediamo se possono sostituirci la ruota. In un battibaleno,
appoggiata la bottiglia di rum, ci cambiano la ruota, assistiti da altri 4
cubani che impartiscono lezioni di smontaggio – rimontaggio. Mancia 2 Cuc.
Torniamo indietro e ad un distributore facciamo mettere a posto la gomma (3 cuc).
Dovevamo partire entro le 12 e oramai sono le 15. Di corsa carichiamo i bagagli,
salutiamo Noemi e partiamo. Nonostante cerchiamo di correre sino ai limiti della
Kia, imbocchiamo la carretera central per Cienfuegos che sta tramontando, e a
Cuba è vivamente sconsigliato guidare di notte perché carretti, biciclette e
mucche non hanno i catarifrangenti! Arriviamo a Cienfuegos che è buio pesto e ci
separano altri 90 Km. L’unica nota positiva è che durante il tragitto per
Trinidad, con un buio pece, si vede una stellata indimenticabile…pare di toccare
i milioni di stelle. Pochi km prima di arrivare ci fermiamo in un piccolo locale
sulla strada dove ceniamo con un’aragosta eccezionale per la modica cifra di 8
cuc! Ci rimettiamo in marcia e dopo pochi km siamo bloccati a causa di un
incidente: un auto di turisti ha preso in pieno mucca e vitellino. Scena
straziante e auto distrutta. Dopo tutte le peripezie riusciamo ad arrivare a
casa Martha y Luis, prenotataci da Noemi. Casa coloniale molto pulita e con un
terrazzo stupendo (25 cuc la doppia, 20 la singola). Chiacchieriamo un po’ con i
proprietari della situazione cubana. Terminiamo la serata girovagando per la
piazza principale per poi fermarci alla Casa de la Musica, ritrovo salsero a
fianco della chiesa dove ogni sera un gruppo si esibisce e dove i jineteros
imperversano con le turiste ai ritmi di son. Qui assistiamo a scene hard:
turiste strafatte di alcol in pose porno in mezzo alla pista con i ballerini
cubani….Cuba non è solo luogo di sesso per uomini, anche le donne si danno il
loro da fare. Anche qui conversiamo con altri cubani che ci raccontano altre
storie raccapriccianti.
15/2
Dopo una buona colazione ci dirigiamo per Playa Ancon per una giornata di mare e
sole. Rientriamo alle 18 per un moijto alla Casa de la Musica accompagnato da un
son tranquillo. In piazza ti fermano a decine per proporti paladares ma
rifiutiamo perché abbiamo ordinato a Martha l’aragosta. Rientrati sorpresa
negativa….niente aragosta ma solo camarones. Ci accontentiamo ugualmente e
veniamo deliziati da un piatto di frijoles eccezionale, la migliore di tutta
Cuba. Chiacchieriamo sino a notte fonda.
16/2
Ripartiamo per Moròn, dove Martha ci ha prenotato una casa particolar. La casa è
diciamo discreta, ma la stanza per me non è disponibile contrariamente a quanto
accordato. Mi propongono una casa ben distante che rifiuto categoricamente. Mi
trovano sistemazione in una stanzetta abusiva che lascia molto a desiderare (non
vi dico come era il materasso e l’odore della stanza visto che ci sono le loro
scarpe e i loro abiti). Depositiamo i bagagli intenzionati a dirigerci a vedere
Cayo Coco. Moròn non ha nulla di interessante, e ironia della sorte al lunedì i
ristoranti sono chiusi. Forse a Cayo Coco troviamo qualcosa. La sfortuna ci
perseguita. Facciamo 40 km e arrivati al posto di controllo prima del pedraplen
ci chiedono il passaporto: ahi ahi ahi, li abbiamo lasciati in casa e non c’è
verso di lasciarci passare. Non ci scoraggiamo e ci dirigiamo verso la Laguna
Ridonda dove riusciamo a mettere sotto i denti qualcosa. Alla laguna offrono
giri in barca tra le mangrovie alla cifra di 16 cuc per 45’. Ritorniamo a Moròn
intenzionati a cambiare casa. E’ tutto un trambusto di ciclotaxi, biciclette,
carretti e chi più ne ha più ne metta. Troviamo una casa magnifica proprio in
centro da Alfonso y Mirta La China (Calle Serafina #26 – parcheggio interno e 25
cuc ad abitazione). Torniamo alla precedente casa dove appena mi mostrano la mia
camera mi viene da rigettare per un maleodorante profumo. Da Filippo invece, che
aveva chiesto gli posasse il copri water, scopre che hanno provveduto ma
mettendogli quella della suocera del proprietario….e senza pulirlo.
Dopo intensa discussione sulla nostra intenzione di andarcene siamo costretti a
pagare 25 cuc (ce ne avevano chiesto 25 più 20 della stanza abusiva). Senza
andare oltre lasciamo l’abitazione e ci dirigiamo nella nuova casa, non prima di
aver promesso di recapitare una lettera a degli amici di Mestre, piacere che
nonostante il disguido ho comunque onorato. La nuova casa è un gioiello sia per
la pulizia, sia perché le abitazioni nuove di zecca, sia perché il proprietario
Alfonso è di una simpatia unica. Essendo arrivati tardi non possiamo cenare
nella casa e optiamo per l’unico ristorante aperto. Nonostante una lentezza
esasperante la cena è ottima. In giro non c’è nulla da fare e allora ritorniamo
a casa dove con Alfonso e La China chiacchieriamo sino a tardi.
17/2
Oggi si va al Cayo!!! Evitiamo Cayo Coco e Cayo Guillermo e facciamo di corsa i
107 per giungere alla fine del Cayo alla più bella spiaggia di Cuba: Playa Pilar
(nome dato in onore della barca di Hemingway che anche qui veniva a fare le
battute di pesca). Il paesaggio durante tutto il percorso è stupendo, dai quasi
50 km di pedraplen in mezzo alla barena, ai magnifici colori della Bahia del
Perros, sino all’acqua smeraldo e alla sabbia borotalco della baia di Playa
Pilar. Peccato che ci sia un vento forte e che non sia proprio caldo. Decidiamo
quindi di pranzare al Rancho Playa Pilar (langosta, camarones, vegetables, cerveza, ron
per 20 cuc, un po’ caro ma le aragostine erano squisite). Nel tardo pomeriggio
ritorniamo a Moròn, non prima di aver fatto qualche foto di un tramonto
spettacolare. Speriamo che Alfonso sia riuscito a trovare l’aragosta che gli
abbiamo commissionato, in vista della cena che io e Filippo prepareremo. Al
rientro non crediamo ai nostri occhi quando vediamo una insalatiera stracolma di
pezzi di aragosta. Ci mettiamo ai fornelli e prepariamo una spaghettata
insuperabile (1 kg di pasta + 1 kg di aragosta per 7 persone:
Max, Filippo, Alicia, Alfonso, China, Figlio e Genero). Il genero di Alfonso prepara
poi una serie interminabile di bruschette da leccarsi i baffi. Trascorriamo una
serata meravigliosa con questa famiglia eccezionale. Rimarremo a chiacchierare
sino a tardi annaffiando la compagnia con ron e cioccolato.
18/2
Lasciamo Moròn; abbracciamo Alfonso e Mirta quasi con le lacrime agli occhi per
aver passato due giorni meravigliosi in loro compagnia. Destinazione Santiago de
Cuba, quasi 500 km di Carretera Central da percorrere tutta d’un fiato, sempre
con i soliti rallentamenti: punti de control, bici, carri a buoi. Il viaggio è
comunque abbastanza tranquillo, se non fosse per un punto de control dove, pur
quasi rispettando il limite, non c’è stato verso di evitare una multa da 10 cuc.
La nostra parola contro quella del poliziotto dotato di specialissimo occhio con
autovelox incorporato. Arriviamo a Santiago alle 16; uno smog pazzesco, traffico
caotico e indisciplinato. Non abbiamo alcuna casa prenotata e quindi armati di
pazienza cominciamo a cercarla nel casco historico. Mentre Alicia e Filippo
trovano una discreta sistemazione da Maruchy in calle Basilio 402 (25 CUC), io
sempre nella stessa via devo accontentarmi di una camera abbastanza squallida
(ma ci resterò solo una notte per spostarmi poi in casa Romelia al 408 per 20
CUC). Passiamo la serata in Parque Cèspedes e notiamo subito che Santiago è un
bordello a cielo aperto, procacciatori di Ron Matusalem falsissimo visto che qui
non si produce questo rum, sigari havana di 10 mano e chi più ne ha più ne
metta. Facciamo il giro dei luoghi di interesse principale passando per Plaza
Dolores sino a Plaza de Marte. Alla fine ci concediamo un po’ di riposo in
terrazza dell’Hotel Casa Granda di Parque Cèspedes, dalla quale si gode di una
vista meravigliosa di Santiago e della baia. E qui il moijto inizia a scorrere a
fiumi. Terminiamo la serata all’Artex dove ascoltiamo un buon gruppo di son.
19/2
Oggi non muoviamo l’auto che è parcheggiata davanti al bell’Hotel Basilio (70
CUC a notte), dove un ragazzo ci controlla l’auto per 2 CUC al giorno (ho
regalato a lui e a un suo amico 2 tshirt che li hanno resi felici come non mai).
Prendiamo un taxi diretti al Castello del Morro, un po’ fuori città e con un
fantastico panorama direttamente sulla baia di Santiago. Anche qui le pseudo
guardasala (3 in ogni stanza) sono di una insistenza estrema nel farti da guida
e chiederti il fatidico cuc. Furbescamente nascondo la mia macchina fotografica
altrimenti l’ingresso sale da 4 a 5 cuc. Ritornati al centro ci dirigiamo a
piedi verso il Quartier Moncada, edificio storico dell’assalto del 1953 ad opera
dei seguaci di Castro (tra cui Raoul). Visitiamo il museo dove vengono esposti
oggetti e stampe dai tempi di Batista alla rivoluzione, con particolare
riferimento a quanto inerente l’assalto da parte dei guerriglieri rivoluzionari.
Decidiamo di rinfrescarci in Plaza de Marte da Los Dos Abuelos, dove
improvvisamente scompare il caotico frastuono cittadino. In serata andiamo alla
ricerca di un paladar, ma cadiamo un po’ male perché le aragoste ordinate sanno
molto di ammoniaca. Il proprietario è così onesto che non ce le fa nemmeno
pagare. Come non chiudere la serata alla Casa de la Trova? Questo mitico locale
che già conoscevo propone ottima musica dal vivo ed è sempre strapieno di gente.
Ovviamente anche qui è un pullulare di jineteros e jineteras che offrono dopo le
danze la loro compagnia. Ben lo sanno un team di turiste argentine over 70 che
si fanno accompagnare da ragazzi cubani under 30!
20/2
Si riparte alla volta di Baracoa, quasi 250 km di percorso. Speravamo di poter
vedere dalla loma la famosa base di Guantanamo ma, contrariamente alle
indicazioni della Lonely Planet, l’agenzia Gaviota che rilaciava i permessi ci
informa che da tre anni è stato sospeso ogni tipo di permesso per poter vedere
dall’alto la base militare americana. Il panorama lungo il tragitto è
bellissimo, soprattutto il lago nei pressi di Guantanamo dove spuntano
dall’acqua miriadi di rami di mangrovie rinsecchite che danno un aspetto
sensazionale al paesaggio. A un certo punto la strada inizia a salire per la
Mariola, e la natura cambia completamente aspetto. Vegetazione rigogliosa e
temperatura bella fresca. La strada è veramente bella ripida ma per fortuna è in
un ottimo stato. Arriviamo nel primo pomeriggio a Baracoa. La cittadina è
abbastanza piccola, le case lungo il malecon risentono tutte degli effetti
dell’uragano di qualche anno fa, qualcuna è in ricostruzione, altre sono ammassi
di detriti. Tramite la LP troviamo sistemazione in casa di Yarina, gentilissima
e maniacale della pulizia (15 cuc). Durante la visita del paese si respira come
un’aria di abbandono visto che siamo all’estremo est di Cuba, e che i paesi più
vicini distano più di 150 km. Nonostante ciò il fine settimana qui si riempie
di polizia che cerca di contrastare il fenomeno del jineterismo. Ceniamo da
Yarina squisitamente e poi ci dirigiamo al Ranchon visto che la Casa de la Trova
è semideserta. 146 scalini per arrivare in una squallida discoteca dove
ragazzini/ragazzine di 17-20 anni sono stracarichi di ron e particolarmente
insistenti nei nostri confronti (eravamo gli unici turisti presenti). Delusi
andiamo a letto abbastanza presto, decidendo che visto il peggiorare del tempo
non vale la pena fermarsi di più, che la gita allo Yunque non sarebbe
praticabile così come la giornata di mare a Playa Maguana. Peccato.
21/2
Non prendendo molto sul serio le indicazioni di tanti cubani che ci avevano
detto ‘la carrettiera està muy mala’, affrontiamo sotto la pioggia il tragitto
di 120 km che da Baracoa conduce a Moa. Dobbiamo ricrederci perché almeno qui i
cubani avevano ragione, altro che mala, è malissima. Un disastro, quasi tutta
sterrata e sconquassata da buche a volte profonde mezzo metro. Andiamo molto a
rilento e raggiungere Camaguey diventerà una impresa. Ci metteremo quasi 4 ore
per arrivare a Moa. Durante il tragitto vediamo la famosa e decantata Playa
Maguana, e la delusione non ci fa rimpiangere la scelta di non esserci fermati:
sabbia dorata (non bianca come scritto ovunque), mare non cristallino e detriti
sparsi ovunque. Sperando di non sfasciare l’auto che Filippo guida con maestria,
veniamo fermati a un punto de control dove i poliziotti ci dicono che superavamo
il limite di 20 km (ma se in tutto il resto dell’isola è 40?). E poi di
indicazioni non ce n’era nemmeno l’ombra. Solita discussione e fortunatamente ci
lasciano andare. Dopo altri 20 km altro blocco; ci fanno accostare e ci dicono
di scendere chiudendo tutti i finestrini. Esterrefatti assistiamo a due
personaggi che armati di strano aggeggio tipo ghostbusters ci cospargono la
macchina di un fumo denso e maleodorante: petrolio puro. Ci dicono che venendo
da Baracoa devono disinfestare l’auto di un particolare insetto…col petrolio. La
macchina diventa una sozzeria, anche perché ora la polvere si attacca
dappertutto. Arriviamo a Moa e ai nostri occhi si presenta uno scenario
apocalittico. Ciminiere altissime che sputano un fumo rosso-marrone, piante e
alberi rinsecchiti, asfalto e terra rossastri, rossa anche l’acqua dei fiumi e
del mare. Tutto questo disastro è il risultato delle emissioni della fabbrica
cubano-canadese di nichel. A peggiorare la nostra visione sono anche gruppi di
case ‘popolari’ fatiscenti, vicinissime al centro industriale, solo qualche
centinaio di metri dalle fabbriche. L’odore è nell’aria è insopportabile. Non
abbiamo nemmeno coraggio di abbassare i finestrini dell’auto. Abbandonato questo
scempio, dopo 4 ore e ½ arriviamo finalmente a Holguin dove ci fermiamo a
pranzare. Il ristorante-hotel è un ritrovo di italiani over 60 con ragazzine
cubane di 25 anni al massimo. Anche qui un bell’esempio del nostro esser
turisti. Mi pare di notare che rispetto a tre anni fa, in occasione del mio
precedente viaggio, il turismo sessuale sia oggi fortemente in ascesa.
Proseguiamo in direzione Camaguey dove arriviamo che è già buio pesto. Appena
entriamo in città avviciniamo un cubano in bici per chiedergli dell’Hotel Plaza.
Questo invece ci vuole portare a tutti i costi in casa particolar. Cerchiamo di
seminarlo ma ci segue all’impazzata strabuzzando gli occhi per la fatica. Dopo
ben 2 giri di rotatoria e inseguimento nel dedalo di strade di Camaguey
riusciamo a togliercelo di dosso (l’inseguimento è durato per quasi 10 minuti…poverello).
Vediamo l’Hotel Plaza e non ci piace, quindi decidiamo per l’Hotel Colon,
decisamente migliore sia per aspetto che per posizione (40 cuc). La giornata è
stata veramente dura…7 ore di viaggio. Ceniamo benissimo al ristorante Colonial
dove in serata si svolge uno strepitoso spettacolo di Cabaret. Finito lo
spettacolo la serata si anima e via tutti a ballare a suon di salsa e reggeton.
In breve ci accorgiamo che, nonostante Alicia, siamo come il miele per le mosche
visto che siamo praticamente circondati di ragazze cubane. La serata è
divertentissima e nonostante la stanchezza facciamo le ore piccole.
22/2
Anche oggi ci aspetta un’altra bella scarrozzata. Da Camaguey a Playa del Este,
dove abbiamo già l’indirizzo di una casa particolar. Partiamo molto tardi e
riusciamo ad arrivare a Playa del Este verso le 16. La casa è in zona Guanabo e
la zona in cui si trova non ci gusta proprio. Vista la spiaggia, con pietrosi,
bottiglie, bicchieri e piatti di plastica sparsi ovunque, decidiamo di
abbandonare questa zona. Amareggiati cerchiamo altre case ma non ne troviamo.
Decidiamo di spostarci verso Santa Maria del Sur, zona decisamente migliore.
Visto che è oramai il tramonto cerchiamo un hotel e qui apriti o cielo. Non
posso descrivere lo stato di questo albergo della catena Islazul (per fortuna
che è anche segnalato in Lonely Planet). Fuggiamo e cerchiamo aiuto presso una
agenzia della zona dove la proprietaria è alquanto indisponente e oltre a
riproporci lo stesso hotel ci dice che un’unica alternativa è una casa singola a
4 posti per la modica cifra di 170 cuc, niente incluso. Capiamo che questa zona
è monopolio esclusivo di cubani appartenenti in qualche modo al regime, che
hanno praticamente monopolizzato tutto. Sconfortati abbandoniamo Playa del Este
per ritornare all’Habana e qui ci aspetta un’altra amara sorpresa. La Casa di
Noemi è tutta affittata. Dopo 30 telefonate non riusciamo a trovare in buco in
tutta Habana Vieja. Proviamo con Vedado ma niente da fare neanche qui.
Ringraziamo Noemi per le innumerevoli telefonate e decidiamo di avventurarci
alla ricerca porta a porta. Al Vedado purtroppo non si vedono esternamente molte
insegne Arrendador Inscripto e quindi chiediamo un po’ in giro. Conosciamo un
personaggio mezzo artista di una fondazione culturale che con una totale
disponibilità ci porta a vedere alcune case. Molte di queste hanno la licenza
revocata, altre sono di scarsa qualità…decidiamo di abbandonare la ricerca. Sono
le 23:00 e non sappiamo dove dormire…ultima spiaggia l’Hotel Presidente:
riusciamo fortunatamente a trovare una camera libera (196 cuc in tre). L’avevamo
vista veramente brutta. Molliamo i bagagli e via di corsa a cenare perché dopo
una certa ora diventa impossibile trovare qualcuno che ti dia da mangiare.
Rientriamo all’una distrutti, amareggiati e con il piano di viaggio saltato.
L’indomani dovremmo trovare una rapida e alternativa soluzione.
23/2
Dopo aver chiesto un po’ di informazioni su case particolar a Varadero,
decidiamo di dirigerci verso questa meta tampone, per passare un po’ di giorni
nel mare caraibico. Già la partenza si preannuncia male visto che abbiamo la
solita gomma a terra. La facciamo riparare e ripartiamo percorrendo i 130 km
Habana-Varadero. Arriviamo alle 12 e abbiamo l’amara sorpresa di constatare che
le case particolar sono solo per cubani (simbolo rosso-marroncino invece che
blu). Proviamo a vedere se riusciamo a trovare una di queste case illegali per
turisti ma la qualità è decisamente scarsa. Proviamo allora a cercare un albergo
e ricapitiamo in un’altra struttura della catena Islazul. Obbrobrio anche questa
come quella di Playa del Este. Tutti gli hotel sono stracolmi di turisti, ne
giriamo almeno una decina, preoccupati del fatto che se non avessimo trovato
nulla dovevamo fare più di 200 km per giungere a Remedios. L’umore è sotto i
tacchi per le varie risposte negative, sino a che fortunatamente riusciamo a
trovare sistemazione presso l’hotel Sol Sirena Coral, camera da tre, costo 80
cuc a testa tutto incluso. Non era nei nostri piani Varadero e soprattutto un
hotel, avendo sempre avuto l’obiettivo di vivere Cuba con i cubani. Beh poco
male, ci riposeremo per 6 giorni, anche se il tempo non è proprio bellissimo,
cosa strana per questa stagione, ma tutta la zona caraibica quest’anno ha avuto
un inverno abbastanza freddo. A fine giornata tiriamo le somme: le indicazioni
della LP sugli alberghi della zona non hanno alcunché di reale rispetto alla
situazione fatiscente di alcuni hotel. Per non parlare delle case particolar per
turisti che a Varadero non esistono (accettare una casa particolar per cubani
significa risiedere illegalmente con qualche rischio per i controlli della
polizia). Nell’hotel ci sono pochissimi italiani, noi, una famiglia di Bergamo
(Amedeo, Mariella e Lucia, e ai quali daremo un po’ di info per 3 giorni fuori
villaggio nella vera Cuba), e una coppia di Viareggio, tutti molto cordiali e
simpatici. Oltre a noi il 99% dell’hotel ospita una miriade di canadesi e molti
russi, quasi tutti col tasso alcolico già alticcio dalle prime ore della
giornata sino a notte fonda. La struttura avrebbe bisogno di una buona
ristrutturazione ma dopotutto non è proprio male.
24/2 – 28/2
Stare in questo villaggio mi deprime assai. La sera prima abbiamo affogato un
po’ nell’alcol lo stress degli ultimi due giorni, e il rimpianto di non aver
prolungato la sosta nei luoghi precedentemente visitati, soprattutto Santiago e
Camaguey. Il mare è sempre mosso con onde di più di due metri di altezza…ma come
non fare il bagno?! Continuerà così sino al penultimo giorno quando il vento
finalmente cessa e il mare diventa una tavola verde azzurro. Qualche cenno sui
locali notturni di Varadero, ovviamente con giudizio personale:
La comparsita: 10 cuc, ottimo locale durante la settimana, esclusivamente musica
dal vivo, da evitare il week-end
Casa de la Musica: 10 cuc per i patiti di salsa, bel locale prevalentemente
cubano – sabato sera la serata migliore. Musica dal vivo e non.
Disco Mediterraneo: 10 cuc, frequentato per il 90% dai turisti dei villaggi, con
raggeton a tutto spiano. Evitatelo
La Rumba: 6 cuc, anonimo.
1/3 – 3/3
Ripartiamo alla volta dell’Habana, senza nessun rimpianto di Varadero. Torniamo
a casa Noemi per due notti, riassaporando l’aria magnifica dell’Habana, sino
alla ripartenza. Riusciamo ad assistere alle danze afrocubane della domenica al
Callejon de Hammel, a vedere il mare incazzato con il malecon chiuso per le onde
gigantesche che invadono la carreggiata, a vedere i luoghi più veraci e più
disastrati di Centro Habana, a bere gli ultimi fantastici moijtos all’Edificio
Bacardì. E’ il giorno 3 marzo e dobbiamo lasciare questa stupenda e meravigliosa
terra. Ci attende però l’ultima sorpresa alla riconsegna auto presso l’Havanautos;
dopo la solita attesa di un’ora dell’impiegato, ci viene contestato il fatto di
non aver fatto la revisione con multa di 100 cuc. Protestiamo vivamente
informandoli che nel momento in cui abbiamo prenotato l’auto e stipulato il
contratto sapevano benissimo che ci serviva per 17 giorni e che quindi avrebbero
dovuto provvedere loro prima di consegnarcela; invece ci hanno consegnato l’auto
che mancavano 300 km al tagliando, con l’auto sporca e già forata, e con i
pagamenti in carta di credito con commissione a carico del pagante. Per i futuri
viaggiatori di Cuba, ovunque vi troviate, fate il tagliando di revisione appena
superate il chilometraggio, ed evitate accuratamente di noleggiare con
Havanautos. Salutiamo Noemi, Wilfredo e Carmen.
Realtà Cubana - Considerazioni
personali
In questo viaggio, avendo avuto modo di parlare con tante persone, ci siamo
fatti un’idea ancora più approfondita della realtà cubana.
Nonostante la successione Fidel – Raul, e nonostante deboli segnali di apertura,
la situazione del paese resta comunque drammaticamente arretrata. I livelli
salariali della gente comune sono bassissimi, parliamo di una pensione di 245
pesos al mese (poco meno di 10 euro), con luce, acqua, gas e cibo da pagare. Non
è proprio vero che lo stato rifornisce tutto. Quasi tutto si paga (anche le
medicine!!!), con prezzi ovviamente un po’ più bassi, ma esorbitanti se
rapportati agli stipendi. Un medico specialista guadagna circa 25 euro al mese,
mentre un colonnello dell’esercito 40 euro. E’ giusto? Un accordo Cuba –
Venezuela ha previsto l’invio di circa 2000 medici, spopolando letteralmente gli
ospedali delle città (ad esclusione de La Habana che essendo turistica non può
permettersi di dare una immagine negativa), e con la velata impossibilità da
parte dei medici di rifiutare il mandato. Ma a che prezzo il governo cubano si
ostina a voler aiutare altri stati sguarnendo la propria sanità? E avete mai
visto l’interno di un ospedale cubano? e la dotazione di medicinali?
All’Habana abbiamo conosciuto un modestissimo ragazzo 26 enne che fa
l’insegnante. Una bravissima e umilissima persona. Ci racconta che ha lavorato
un anno per potersi permettere l’unico paio di scarpe da ginnastica che indossa
(30 cuc!!!). E’ di Santiago e vive all’Habana e sta terminando il periodo di
insegnamento elementare durato tre anni. Vorrebbe rimanere nella capitale, ma il
congelamento dei posti disponibili lo obbligherà a ritornare a Santiago, senza
avere la certezza di poter continuare ad insegnare.
Sempre all’Habana conosciamo un’altra signora che ci racconta di suo padre,
accusato di essere anticomunista, rinchiuso in carcere per due anni senza alcun
processo. E’ morto con la speranza, vana, che le cose potessero cambiare. Ora la
maledizione dei controlli cui era sottoposto, si ripercuote quasi
quotidianamente su di lei e i suoi familiari, a distanza di un decennio. La
sensazione che abbiamo è che questo popolo sia costretto a vivere nel terrore, a
dover parlare sottovoce anche in casa per la paura di essere ascoltati da spie,
che potrebbero essere anche gli stessi vicini di casa, a dover esser condannati
ad essere controllati per tutta la vita. I famosi e onnipresenti CDR (Comitati
di Difesa della Rivoluzione), presenti in ogni città e in ogni paese, anche il
più minuscolo, con una diffusione estremamente capillare, non sono altro che un
sistema governativo per tenere tutto il paese sottocontrollo, per evitare
disordini o sommosse contro il regime dittatoriale. Sicuramente il regime di
Batista andava rovesciato, ma questa Revolucion non ha dimostrato certo i buoni
propositi iniziali di riscatto di un popolo dall’incubo e dal terrore.
Semplicemente i cubani sono passati da una dittatura ad un’altra, altrettanto
oppressiva e repressiva. Se si pensa (da testimonianze reali), che dopo poco
aver sovvertito il regime Batista, nel 1960, tutto è stato requisito e
nazionalizzato (terre, auto, case, negozi, ecc.), la proprietà personale è stata
completamente annullata. Quanto una famiglia aveva conquistato con sacrifici
personali e dei propri padri è stato letteralmente rubato in nome della
Revolucion. La vita stessa è diventata di proprietà dello stato, per meglio dire
dei Castro e dei funzionari governativi che, in barba alle condizioni della
popolazione, vivono tra agi e ricchezze (basta andare a Playa del Este per
vedere le case e ville dove i funzionari e familiari trascorrono le vacanze
premio). Qualche fortunato riesce ad elevarsi da questa situazione avendo a che
fare con il turismo, l’unico modo per racimolare qualcosa di extra.
Mi chiedo se fossero stati questi i propositi di Ernesto Guevara, se quanti
portano la maglietta simbolo del Che guerrigliero abbiano idea dei nefasti
attuali in Cuba, di questa tanto decantata e malamente applicata rivoluzione.
Intendiamoci non sono assolutamente simpatizzante USA, che considero uno stato
terrorista, e nemmeno accetto il comunismo, sinonimo di olocausto. Ritengo
fermamente che questo ideale rivoluzionario alla fine si sia trasformato in un
regime, in nome della libertà di un pueblo, incapace di apportare al paese i
benefici di cui aveva bisogno, mantenendo l’80% della popolazione in un livello
di arretratezza uguale al 1960, fermando il tempo e le cose.
Alla fine anche lo stesso ideologo e fautore è stato annientato, morto a causa e
per effetto della decantata Revolucion, e dell’affiliazione al regime comunista
sovietico.
Le dittature sono nefasti della nostra civiltà siano esse di destra che di
sinistra. E Cuba è una dittatura, un carcere a cielo aperto.
Un giorno un cubano di Trinidad mi ha riportato un esempio emblematico:
Se in Plaza de la Revolucion il leader maximo avesse avuto in mano una rosa
bianca, e avesse detto:
‘Esta rosa es roja!’
Tutti i presenti all’unisono avrebbero detto:
‘Siii, està Roja!!!’
Ecco, questo esempio a mio avviso emblematico, annulla totalmente l’inneggiata
Libertad y Onor del Pueblo de Cuba, azzera tutte le innumerevoli frasi
emblematiche dei cartelloni osannanti la Revolucion, presenti in tutto il paese.
Nonostante i film visti, i libri letti, e le persone conosciute, continuo a non
capire come questo regime abbia potuto resistere da oltre 50 anni, come non ci
sia nessuno che possa pensare a sovvertirlo dall’interno. Non ad opera degli
esuli di Miami, per grande maggioranza corrotti in nome dell’anticastrismo, ma
parlo del popolo cubano che accetta sommessamente questa condizione.
L’idea comune è che Habana e Cuba siano sinonimi e tutto il resto dell’isola non
esista; si palpa nelle altre città una certa reazione infastidita nei confronti
degli habaneri, e poi scopriamo anche che le razioni mensili di cibo di una
persona dell’Habana sono doppie rispetto a quelle delle altre province. Ma come,
un cittadino della capitale mangia più di un guajro d’Oriente? O di un cittadino
dell’ex capitale Santiago? O di un coltivatore di tabacco di Pinar del Rio?
Mistero.
Altro aspetto che mi lascia sconcertato è dato dal fatto che i vari investitori
internazionali a livello turistico con mega-resort e villaggi (Spagna e Canada
in primis), e che operano a braccetto con il regime cubano, chiudono gli occhi
di fronte alle condizioni di vita della popolazione imposte dal regime, e vedono
solamente l’aspetto lucroso dei propri investimenti.
Cuba però ha anche i suoi lati positivi tra i quali al primo posto va la
cordialità della gente, l’estremo senso di sicurezza che si prova ad ogni ora
del giorno e della notte, la bellezza dei paesaggi, dalle distese di canna da
zucchero, ai colori del mare caraibico, al fascino delle città e soprattutto
dell’Habana che, nonostante l’aspetto fatiscente, nonostante molti palazzi siano
distrutti e pericolanti, fanno fare un salto nel passato e portano
l’immaginazione ai fasti e alle bellezze di un tempo. Molto si sta facendo per
recuperare questo patrimonio di eccezionale bellezza, forse un po’ troppo
lentamente visto che circa 200 tetti e solai continuano a crollare annualmente.
Per concludere dico a tutti quelli che hanno intenzione di visitare questa
stupenda nazione, di abbandonare i pacchetti turistici, i villaggi, i resort,
perché così facendo non sapranno mai che cos’è, chi è, com’è Cuba e il suo
popolo.