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Nicaragua e Costarica 2010

Nicaragua e Costarica 2010


racconto di viaggio dal 10 al 30 gennaio di Roberto Buracchini

LA VERA FELICITA’ NON CONSISTE NELL’AVERE TUTTO CIÒ CHE SI DESIDERA, MA NELL’AVERE DELLE METE AMBITE E NEL LOTTARE PER RAGGIUNGERLE

L’ITINERARIO
10 GENNAIO ROMA – NEWARK – ALAJUELA
11 GENNAIO ALAJUELA – LOS CHILLES – SAN CARLOS
12 GENNAIO SAN CARLOS – EL CASTILLO
13 GENNAIO EL CASTILLO – FINCAS DE CACAO – EL CASTILLO
14 GENNAIO EL CASTILLO – RIFUGIO BARTOLA – EL CASTILLO
15 GENNAIO EL CASTILLO – SAN CARLOS – FERRY X GRANADA
16 GENNAIO GRANADA – LAGUNA APOYO – GRANADA
17 GENNAIO GRANADA – LAS ISLETAS – GRANADA
18 GENNAIO VULCANO MASAYA – CATERINA – GRANADA
19 GENNAIO GRANADA – SAN JUAN DEL SUR
20 GENNAIO SAN JUAN DEL SUR – MADERAS – SAN JUAN DEL SUR
21 GENNAIO SAN JUAN DEL SUR – MAJAGUAL – SAN JUAN DEL SUR
22 GENNAIO SAN JUAN DEL SUR – RIVAS – BALGUE
23 GENNAIO BALGUE – PLAYA DOMINGO – OJO DE AGUA – BALGUE
24 GENNAIO BALGUE – CASCATE DI SAN RAMON – BALGUE
25 GENNAIO BALGUE – SCALATA AL VULCANO MADERAS – BALGUE
26 GENNAIO BALGUE – LIBERIA – TAMARINDO
27 GENNAIO TAMARINDO – PLAYA GRANDE TAMARINDO
28 GENNAIO TAMARINDO – PLAYA LANGOSTA – TAMARINDO
29 GENNAIO TAMARINDO – LIBERIA – ALAJUELA
30 GENNAIO ALAJUELA – NEWARK – ROMA

COSTI X 2 PERSONE
(anche nel diario tutti i prezzi sono relativi a 2 persone)
PERNOTTAMENTI TOT 334$ = 235€ – media: NICARAGUA 12$ / COSTARICA 32$
TRASPORTI TOT 146$ = 102€
EXTRA IN LOCO TOT 659€ PASTI, BICI, ESCURSIONI ETC.
TOTALE SPESE TOT 996€ + 1960 (VOLO CONTINENTAL VIA NEWARK)

CONTANTI 1000$ cambiati per 707€
PRELEVATI 3000C$ SAN JUAN DEL SUR
PRELEVATI 500C$ MOYOGALPA
PRELEVATI 60000c TAMARINDO
PRELEVATI 36000c ALAJUELA (26$ x persona all’uscita)
PRELEVATI 38$ NEWARK (x una cena al fast food)

I CAMBI AL MOMENTO DEL VIAGGIO:
1$ = 20,6 C$ Nicaragua 1€ = 29,11 C$ Nicaragua
1$ = 555 c Costa Rica 1€ = 788 c Costa Rica
1E = 1,42 $ USA

10 GENNAIO ROMA – NEWARK – ALAJUELA
Dopo il volo da Roma a Newark, e un secondo volo di 5 ore in direzione di San Josè, finalmente arriviamo a destinazione puntuali come un orologio.
Sono le 19.35 quando scendiamo dal nostro volo CO1755 e dopo le veloci pratiche d’immigrazione, usciamo dall’aeroporto. Stanchi del viaggio optiamo per un taxi regolarmente pagato all’interno dell’aeroporto (4$) e raggiungiamo in 10 minuti il nostro hostel prenotato tramite e-mail dall’Italia. Il nostro alloggio per questa notte è l’Hostel Maleku (35$ doppia privata), ottimo punto di appoggio a pochi minuti a piedi dalla stazione degli autobus. Per qualche dollaro in meno ci sono anche letti in camerata, c’è la colazione compresa e l’utilizzo di internet gratis, e una cucina dove poter preparare i pasti nel caso optiate per il faidate.
Ci facciamo una doccia fresca nel pulitissimo bagno e poi a letto senza passare per il VIA.
Siamo stanchi del viaggio, e domani mattina iniziano le nostre peregrinazioni.

11 GENNAIO ALAJUELA – LOS CHILLES – SAN CARLOS

Ancora un po’ frastornati dal fuso orario, ci svegliamo alle 6 del mattino sotto un cielo coperto dalle nuvole. Facciamo colazione a base di banana, un buon caffé, succo d’arancio e un paio di biscotti salati.
Lasciamo la nostra stanza alle 6.45, prendiamo la strada a piedi e in pochi minuti raggiungiamo la stazione degli autobus diretti verso le regioni del nord (dal Maleku sono 4 minuti a piedi).
Il bus per Ciudad Quesada (2700c) è pronto per partire e saliamo giusto in tempo per prendere la strada in direzione nord. Come primo trasferimento niente male, 2 ore e 40 minuti in piedi e tutto sotto una pioggia battente (menomale che è la stagione secca). Arriviamo a Ciudad Quesada dopo una serie interminabile di curve che caratterizzano la statale che percorre la regione della Meseta centrale (San Carlos region)
Questa regione è ricca di vegetazione, ci sono tantissime piantagioni di caffé lungo la strada, ma la pioggia ci rende un po’ difficile la visibilità del territorio. Approfittiamo della pausa di 30 minuti presso la stazione degli autobus per mangiare due empanadas e un sacchetto a testa di banane fritte, poi con un secondo bus, raggiungiamo Los Chilles, cittadina di frontiera, situata a pochi kilometri dal Nicaragua.
Passiamo per l’ufficio immigrazione che si trova a circa 10 minuti a piedi da dove ci lascia il bus, timbriamo il nostro passaporto per uscire dal paese (1$ tassa della municipalidad), e poi saliamo su una barca. La barca (10000c) attraversa il rio Frio, e ci porta fino al piccolo villaggio di San Carlos, situato sulla riva del lago Cochibolca nonché alla confluenza dei due fiumi Frio e San Juan. Durante il trasporto veniamo fermati da tre poliziotti nicaraguensi, che lungo il fiume effettuano un veloce e tranquillo controllo dei passeggeri. Paghiamo 7$ nella piccola baracca dell’immigrazione nicaraguense e poi ci accomodiamo presso l’Hospedaje Pena (140C$). Ci dedichiamo ad una passeggiata lungo le rive del lago, un po’ di informazioni per la giornata di domani e poi ci concediamo un lusso culinario. GAMBERI DEL RIO FRIO per cena, con costo superiore alle nostre medie, ma vi assicuro che ne vale la pena anche perché dei gamberi così grossi non ne avevo mai visti, e soprattutto così buoni (520C$ x la cena). Come spesso accade nei nostri viaggi, ce ne andiamo a letto presto, subito dopo aver fatto due passi lungo il lago. Sono le 21.00 e siamo già nel nostro INcomodissimo letto.

12 GENNAIO SAN CARLOS – EL CASTILLO

L’albergo era economico, ma certamente non valeva neppure i 140 cordobas che abbiamo dato alla simpatica famiglia nicaraguense. Oltre al finissimo materasso, si è messo di mezzo un vicino di stanza tico, che ha russato tutta la notte. Conclusione, ho dormito piuttosto male. Il piano di oggi era quello di andare a visitare El Castillo durante la giornata e rientrare in serata, ma come avviene spesso, il piano viene modificato. Non ci sono imbarcazioni fino alle ore 12.00 e quindi decidiamo di pernottare una notte lungo il fiume San Juan, a El Castillo.
Compriamo il biglietto alle 8.30 per assicurarsi del posto sulla lancia, e poi ce ne andiamo a spasso per San Carlos. Visitiamo la semplice fortezza del villaggio, il mercato situato nei pressi degli autobus, sostiamo un po’ sul parque central, e poi scendiamo di nuovo verso il Malecòn.
Osserviamo la vita lenta del villaggio con le innumerevoli imbarcazioni con varie destinazioni; da qui si parte per il Costa Rica, per le isole Solantiname, c’è una grossa barca che fa servizio per e da Granada e poi tante altre che si dedicano alle semplici escursioni sulle riserve della zona. Poi cambiamo 320$ per 6618C$ presso l’unica banca del villaggio e decidiamo per una sosta ad una soda lungo lago. Prendiamo un caffé e un fresco di ananas e alle 12.00 ci facciamo trovare pronti per salire sulla lancia.
Il passaggio sul fiume mi ricorda moltissimo la tratta Livingston – Fronteras e per 2 ore e mezzo scorriamo con le acque del San Juan immersi nella vegetazione. Lungo il tragitto conosciamo tantissimi nicaraguensi che per cercare un po’ di fortuna si fanno lasciare in differenti punti della foresta e raggiungono il Costa Rica, dopo 2 giorni di cammino nella foresta. Dal principio sembrano un po’ titubanti nel raccontarci la propria storia, poi aprendosi veniamo a conoscenza di un costante esilio illegale nel vicino Costa Rica alla ricerca di un lavoro nei campi. Molti si fermano per 3/4 mesi, poi rientrano in Nicaragua con qualche dollaro in più. Raggiungiamo la nostra destinazione alle 14.45 mentre il sole fa capolino tra le nuvole. Speriamo bene per i prossimi giorni.
Alloggiamo all’Hospedaje Universal (200 C$) che ha anche una pulperia (piccolo alimentari) al piano terra, con un ottimo panorama sul fiume e delle camere pulite. Di fronte alla piccola terrazza dove ci sediamo sulle sedie a dondolo, le cascate del Diavolo ci tengono compagnia nel silenzio di El Castillo.
Alla fine ci riteniamo fortunati di pernottare da queste parti, il paesaggio è magnifico, e avevo bisogno di un po’ di vera natura. Prendiamo un po’ di informazioni presso l’ufficio della INTUR e decidiamo di restare ancora per visitare le zone limitrofe. Prima di sera, facciamo una passeggiata fino all’Hotel Victoria, poi saliamo verso la Fortaleza che è chiusa, e scendiamo le scale che portano di nuovo alla strada principale, davanti al molo. Facciamo cena con un piatto di COMIDA CORRIENTE (180C$) composta da Pollo, riso fagioli e insalata; prima Tona della vacanza finalmente. Anche stasera a letto alle 21.00

13 GENNAIO EL CASTILLO – FINCAS DE CACAO – EL CASTILLO

Menomale che eravamo indecisi di venire o no da queste parti, pensate che avevamo deciso di lasciare da parte questa zona. Questa zona del Nicaragua invece è assolutamente da non perdere, alla fine mi rimarrà molto difficile lasciare, anche perché sono un’amante della natura.
Ancora non ho ripreso molto bene con il Fuso orario, e alle 5 del mattino sono già in piedi. Poco importa, rilassante sessione di Yoga di fronte al rio San Juan e la giornata inizia alla grande.
Dopo un’abbondante colazione con Gallo Pinto e uova, saliamo la collina per visitare la Fortaleza (80C$).
Per gli appassionati di storia, questi sono luoghi imperdibili, dedichiamo più di un’ora alla visita del sito, visitiamo per primo la piccola mostra situata all’entrata, poi saliamo per ammirare la veduta sul rio San Juan. La simpatica signora ci accompagna per un po’ per alcune delucidazioni storiche e non, poi ci lascia con il suo sorriso stampato sulle labbra. Forse incominciamo a capire perché tutti parlano bene della gente del Nicaragua. Lasciamo la Fortaleza e facciamo una breve visita al mariposario (40C$). Ammiriamo alcune specie di farfalle dalle dimensioni assai fuori dal nostro standard e poi scendiamo per raggiungere la casa di ANTONIO. Guida molto rispettata da queste parti, il signor Antonio ci accompagnerà a dorso dei suoi cavalli (480C$) attraverso una splendido paesaggio tropicale, con fincas di caffé cacao e tante altre attrattive da scoprire. Ce ne stiamo 4 ore nella foresta e conosciamo uno splendido vecchietto che da buon Nico ci mostra la sua piantagione di cacao e cannella. Gestisce un piccolo appezzamento di terra che gli fu data dopo la caduta della dittatura Somoza, e grazie agli aiuti di una operativa spagnola le sue piantagioni stavano dando dei buoni frutti. Alla fine sarà molto difficile liberarsi dalle sue spiegazioni e dai suoi racconti di un passato non proprio felice per la sua famiglia. Ci mostra anche la preparazione del cacao, e dopo circa un’ora, il signor Antonio lo prega di lasciarci andare. Salutiamo il simpatico vecchietto dichiaratosi spudoratamente sandinista, e saliamo di nuovo sui nostri cavalli. Rientriamo a El Castillo alle 15.30, facciamo un pranzo posticipato con pollo fritto, e dedichiamo un po’ del nostro tempo al dolce far niente lungo la riva del fiume. In serata conosciamo un simpatico portoghese dal nome Pedro, che arrivato da poco, si ferma nella stanza accanto alla nostra, scambiamo 4 parole insieme e poi ce ne andiamo a cena. Non posso crederci, ma questo posto mi ha incantato e abbiamo deciso di rimanere una notte ancora. Ormai, aspettiamo la barca del venerdì che attraverso il Cochibolca giunge fino a Granada.

14 GENNAIO EL CASTILLO – RIFUGIO BARTOLA – EL CASTILLO

Il simpatico gestore dell’Hospedaje ci sveglia alle 6 in punto. Ci prepariamo e alle 6.30 siamo al molo dove facciamo colazione a base di frutta. Attendiamo che arrivino gli altri componenti del gruppo e alle 7.30 saliamo sulla lancia (500C$). Superiamo le rapide del DIABLO, e proseguiamo per circa 20 minuti in direzione della costa caraibica. Passata la linea di confine con il Costa Rica (il fiume è nel territorio nicaraguense ma la sponda destra da qui fino a San Juan del Norte è di proprietà del Costa Rica), raggiungiamo in pochi minuti la postazione dei ranger della riserva naturale Bartola. Dopo le solite pratiche burocratiche, ci incamminiamo all’interno della foresta primaria. Il clima si fa molto più umido pian piano che ci addentriamo, e facciamo i primi incontri con la fauna del luogo. Un paio di scoiattoli, una specie di procione marrone e nero, una varietà di uccelli tra cui un bellissimo Tucano, e alcuni un po’ più piccoli come rane velenose di pochi centimetri (blu jeans frog). Il sentiero si fa sempre più impraticabile per via del fango, e il caldo si fa sentire. Dopo un paio di ore raggiungiamo la sponda del fiume Bartola e in pochi minuti rientriamo in direzione dei ranger. Saliamo sulla lancia e subito dopo pochi metri avvistiamo un caimano intento ad acchiapparsi una piccola tartaruga distesa al sole.
Risaliamo il fiume fino ad una piccola insenatura dove ci rilassiamo e approfittiamo per fare un bagno nella fresca acqua del Bartola.
Al rientro, avvistiamo un paio di coccodrilli e 3 scimmie urlatrici che mangiano le foglie di un altissimo albero di Ceibo. Rientriamo a El Castillo alle 14 e dopo un bel pranzo, ci godiamo le sedie a dondolo del nostro alloggio. Nel tardo pomeriggio, camminando per le vie del villaggio, facciamo conoscenza di un paio di deliziose bambine che ci invitano a giocare con loro nel patio della casa. Passiamo un po’ del nostro tempo con le bimbe, poi ci sediamo al Border Bar. Qui passiamo 3 ore a chiacchierare con il proprietario e i suoi amici. Uno è di Managua, l’altro amico è di Rivas mentre il proprietario è del luogo, ma tutti e 3 ci dicono che questo è uno dei posti più belli del Nicaragua, per lo meno è uno dei più tranquilli e rilassanti (non c’è traffico stradale a parte cavalli e biciclette). Mangiamo qualcosa, un paio di Tona e a prepararci per la partenza del mattino.

15 GENNAIO EL CASTILLO – SAN CARLOS – FERRY X GRANADA

Oggi giornata di spostamenti.
Saliamo sulla lancia delle 7 che ci porta da El Castillo fino a San Carlos. Facciamo una sosta più lunga del solito a Bocas de los Sabalos e alle 10.30 raggiungiamo il molo di San Carlos.
Compriamo subito il biglietto del ferry per Granada (380C$) che per noi turisti è obbligatorio in 1^ classe.
Abbiamo insistito per ben 20 minuti con la ragazza della biglietteria e c’è voluto l’arrivo di un poliziotto per convincermi che non potevo comprare un biglietto in 2^ classe. Alla fine, contro i miei desideri, saliamo nella 1^ classe e disponiamo la nostra roba su un paio di seggiolini per poter passare la notte. Non appena intravediamo in lontananza il vulcano Maderas dell’isola Omepete, la barca si ferma a San Miguelito e noi ci godiamo un tramonto sul lago. Facciamo conoscenza con Camillo, uno studente di El Castillo che vive a Rivas per frequentare l’Università di agronomia. Passiamo 2 ore a parlare sul ponte della barca, poi facciamo cena con le polpette che avevamo comprato precedentemente a San Carlos e dopo un paio di partite a carte, ci sdraiamo sulle nostre comode panche e attendiamo l’arrivo a Granada.
La 2^ classe è occupata solo da nicaraguensi anche se al piano superiore dove mi trovo io non mancano cittadini del Nicaragua. Scendo un paio di volte per una bibita ma poi, intorno alle 22 cado in un sonno profondo.

16 GENNAIO GRANADA – LAGUNA APOYO – GRANADA

Alle 5.45 di sabato mattina vengo svegliato dalla sirena della barca, la quale annuncia a tutti i passeggeri che stiamo arrivando a Granada. Esco sul pontile della barca, e la prima cosa che attrae la mia attenzione è il Sultano, nome che viene dato al vulcano Mombacho. Alla nostra sinistra, le sultanitas, piccole isole formatesi durante un’eruzione dello stesso vulcano.
Scendiamo dalla barca alle 6.15 e ci incamminiamo verso il centro della città. In pochi minuti raggiungiamo la chiesa della Guadalupe, che avrebbe bisogno di un piccolo restauro, poi lungo via della Calzada, iniziamo a chiedere per un Hospedaje. Forse sarà un po’ troppo presto, fatto sta che tutti gli alberghi economici sono pieni oppure sono ancora chiusi. Senza scoraggiarci, ci sediamo con gli zaini in una panchina del parco centrale, proprio di fronte alla cattedrale e attendiamo che la città si svegli un po’.
Facciamo colazione con un paio di banane e un mandarino, poi finalmente alle 8.30 troviamo una sistemazione. A pochi metri dalla chiesa della Merced, ci fermiamo all’Hospedaje El Chelero (CHELE = EUROPEO O BIANCO). Stanze enormi situate intorno ad un patio verde e amache a nostra disposizione, attirano la nostra attenzione e decidiamo di prendere una doppia privata con bagno (300C$)
Dopo esserci fatti una bella doccia fresca nella calda mattinata, usciamo per la visita alla GRAN SULTANA. La cattedrale, il parco, la piazza dell’indipendenza, la casas de los lenes (20C$), il convento di San Francesco (80C$) e tanto altro ancora, ci accompagnano durante questa mattinata granadina.
Facciamo una visita al mercato municipale e compriamo il nostro pranzo da consumare in albergo. Nel pomeriggio decidiamo di andarci a rinfrescare alla laguna de Apoy. Visto che non c’è molto tempo, i mezzi pubblici che raggiungono le rive della laguna sono rari e c’è anche da fare un pezzo in autostop o camminare in salita, decidiamo di appoggiarsi a Everts. Il signore della Nahual Tours ci accompagna presso il Monkey Hut. Non è proprio quello che desidero nei miei viaggi ma alcune volte il tempo non è sufficiente x vedere tutto ciò che si vuole e quindi dobbiamo usufruire di alcune escursioni. Bene, a parte la riflessione, raggiungiamo questo ostello situato sulle sponde della laguna, che comunque sia rimane una buona soluzione per fare un bagno nella laguna. Paghiamo 5$ a testa per l’entrata e l’utilizzo dei kayak, poi diamo altri 5$ a Everts e anche se spendiamo un po’ troppo per i miei gusti passiamo 3 ottime ore sulla laguna e assistiamo anche ad un bellissimo tramonto. Per sfuggire alla calura della città questa mi sembra un’ottima idea, comunque se avete tempo meglio prendere i mezzi di trasporto e raggiungere da San Juan de Oriente le sponde della laguna.
Rientriamo in città alle 18.30 e dopo una cena a base di ali di pollo fritte, ci sediamo in un bar di Calle Calzada per assistere ad uno spettacolo di mariachis e di ninos de la calle. Non so perché, ma non ci servono la birra ordinata precedentemente, e dopo una mezzora circa ci alziamo e ci dirigiamo verso El Cheleros.

17 GENNAIO GRANADA – LAS ISLETAS – GRANADA

Questa mattina decidiamo di far colazione con un bel piatto di frutta mista, comprata all’angolo della chiesa della Merced. Prendiamo un buon caffé offerto dall’Hospedaje e ci incamminiamo lungo calle La Calzada per raggiungere la riva del Cochibolca. Al terminal dei traghetti svoltiamo a destra ed entriamo nel Centro Turistico Granada (5C$). Passeggiamo lungo i sentieri del parco, sotto l’ombra dei manghi e dopo pochi minuti raggiungiamo Inuit Kayak, un simpatico bar lungolago gestito dal simpatico Juan. Prendiamo un caffé e un succo seduti nei tavolini, poi approfittiamo delle amache e alle 10,45 saliamo su una lancia che ci porta a visitare le Isletas (160C$). Attraversiamo con l’imbarcazione queste piccole isole che già da un po’ di tempo sono di proprietà di ricchi stranieri e dopo aver avvistato alcune scimmie, ci godiamo la vista sul vulcano Mombacho, dalle acque torbide del lago. Rientriamo a Inuit Kayak dopo circa un’ora e mezzo, prendiamo una cerveza fresca e poi ci incamminiamo verso la città.
Risaliamo lungo El Camilito, facciamo pranzo presso Soda Isabelle e poi ci riposiamo un po’ sulle amache dell’Hospedaje. Nel pomeriggio saliamo sulla torre della Merced (20C$) da dove si gode di una bellissima vista a 360° su tutta la città di Granada. Visitiamo il Forte La Polvora e rientriamo verso il centro passando per il mercato. Prima di rientrare, facciamo una sosta al Cafecito, dove salutiamo i gestori da parte di un’amica viaggiatrice di Roma (Enrica Grifeo). Troviamo solo il figlio, ma rimane contentissimo della nostra visita e ci invita a contraccambiare i saluti di Enrica.
Nella strada del ritorno, ci fermiamo per una merenda a base di Popusa (tortillas ripiene del Salvador) e lungo la strada, compriamo un po’ di formaggio per accompagnare i nostri avocadi comprati precedentemente per la cena. Dopo la cena in Hospedaje, usciamo per fare due passi, accompagnati dalle musiche dei gruppi di strada e alle 22 rientriamo in Hospedaje, per passare la nostra notte.

18 GENNAIO GRANADA – VULCANO MASAYA – CATERINA – GRANADA

Come sempre avviene nei viaggi, si cambia di nuovo itinerario. Non avevamo previsto questa uscita di oggi, ma rileggendo la guida, decidiamo di andare a visitare il parco nazionale del vulcano Masaya (160C$). Pendiamo alle 8 in punto un bus diretto alla UCA di Managua (potete prendere anche un bus per Masaya e poi cambiare per Managua) e raggiungiamo l’entrata del parco, situata a pochi kilometri da Nindirì, alle 8.40 circa. Attraversiamo la strada e ci dirigiamo verso l’entrata. Poi ci accorgiamo che potevamo dormire anche qualche minuto in più, visto che l’apertura è prevista per le 9.00, e pian piano ci incamminiamo verso la vetta. Dopo circa un’ora di cammino in un territorio caratterizzato da rocce vulcaniche e detriti di eruzioni passate, la strada si fa sempre più ripida e gli ultimi 20 minuti sono stancanti, soprattutto se trovate una giornata di sole come quella di oggi.
Una volta arrivati in cima al cratere, ci dimentichiamo della fatica, e ci godiamo la vista sul cratere da diverse angolazioni. Saliamo fino alla croce situata in un promontorio a lato del cratere e poi nauseati dai fumi gassosi che fuoriescono dalla terra, decidiamo di rimetterci in cammino. Non appena iniziamo la discesa, una famiglia con la sua jeep ci invita a salire per evitare la fatica del ritorno. Sono Patrick, un signore americano e sua moglie Rosa della regione del Corazo. Sono in viaggio con la figlia e due nipoti i quali non avevano mai visitato la terra Madre della nonna Rosa. Accettiamo il passaggio che alla fine si prolungherà fino a Masaya. Diamo un’occhiata al mercato, compriamo alcune cianfrusaglie e un po’ di cioccolato, beviamo un buon fresco di mango e alle 15.00 saliamo su un bus diretto a Dioromo.
Noi scendiamo all’empalme di Caterina e grazie ad un tùk-tùk stile India, saliamo fino al mirador (40C$) da dove ci godiamo la vista della laguna di Apoyo, sovrastata dal Mombacho alla sua destra.
In lontananza Granada, che sembra immersa nelle acque del Cochibolca, e ancora più lontano, quasi impercettibile, la vetta del Conception, vulcano di Omepete. Scendiamo di nuovo in tùk-tùk, e attendiamo il bus per Granada. Rientriamo in città alle 17.30, stanchi di una giornata interessante sulla Meseta de Los Pueblos Blancos.

19 GENNAIO GRANADA – SAN JUAN DEL SUR

Sveglia alle 7.00, colazione con la solita frutta imbustata della signora di fronte alla Merced e solito caffé offerto da El Chelero. Dopo aver recuperato il nostro zaino, ci incamminiamo lungo calle 14 de Semptiembre e all’angolo con il distributore di benzina, svoltiamo a sinistra per entrare nella stazione degli autobus. Il bus per Rivas è già pronto sulla piccola polverosa stazione, prendiamo un paio di mandarini lungo la strada di fronte ai bus, e ci accomodiamo sul nostro chikenbus bianco – rosso.
In poco più di 90 minuti, raggiungiamo Rivas. Aspettando la coincidenza, ne approfittiamo per una visita al piccolo mercato adiacente alla stazione, e poi saliamo sul piccolo bus bianco e azzurro che ci condurrà fino a San Juan del Sur. Lungo la panamericana, assistiamo allo spettacolo che ci regala il vulcano Conception, libero dalle nuvole con il suo cono perfetto che si innalza fino a 1610 metri. Una piccola nube di fumo esce dalla sua bocca, mentre un poco più a destra, il più piccola Maderas sembra un fratello minore in attesa di essere rimproverato dal maggiore. Il simpatico vecchietto accanto a me dice che ultimamente il vulcano attivo è piuttosto arrabbiato e si aspetta una eruzione da un momento all’altro. Proprio pochi mesi fa, alcune pietre e polvere sono arrivati fino al mercato di Rivas. Inoltre ci spiega che oggi siamo stati alquanto fortunati, di solito il vulcano è coperto dalle nuvole, e non è sempre possibile ammirarlo in tutto il suo splendore. A La Virgen, svoltiamo a destra, e in 30 minuti, raggiungiamo San Juan del Sur. Alloggiamo proprio di fronte a dove si fermano gli autobus (non si può chiamare stazione dei bus) in una casetta gestita da una signora con la figlia di 7 anni. L’Hospedaje Nina (320C$) è molto pulito, con una terrazzina ottima per rilassarsi un po’ e poi la signora è veramente gentile e si offre per qualsiasi informazione. A dire la verità, me lo immaginavo molto più turistico, con sdraio sulla sabbia e ombrelloni lungo la spiaggia, ma la lunghissima spiaggia a mezza luna perfetta, è quasi deserta, e noi ne approfittiamo per un magnifico tramonto sul Pacifico. Facciamo cena in un comedor vicino alla chiesa, mangiamo carne alla griglia con fagioli e riso. Prima di andare a letto, passeggiata notturna sulla spiaggia, con il rumore delle onde ad accompagnarci.

20 GENNAIO SAN JUAN DEL SUR – MADERAS – SAN JUAN DEL SUR

Alle 8 del mattino siamo già fuori a cercare la migliore soluzione per raggiungere le spiagge limitrofe.
Tutti, già da ieri, ci avevano sconsigliato di incamminarci sulle strade polverose che conducono alle spiagge del nord o del sud. Troppo pericolose dicono i cittadini di San Juan e i bus non ci sono.
Forse un’opzione potrebbe essere l’autostop, ma oltre ad essere pericoloso (non ne sono sicuro) c’è il rischio di non trovare nessuno per rientrare in paese. Inoltre gli 8 kilometri che separano San Juan da Majagual, potrebbero rilevarsi troppo lunghi a piedi. Ci informiamo per un passaggio con i taxi water, ma risultano troppo cari (250/350C$). La migliore offerta, dopo un’ora di ricerca, è aggregarsi ai surfisti che con un camion della Casa de Oro, raggiungono le spiagge per 70C$ a testa. Arriviamo a Playa Madera alle 11.00 e ci incamminiamo verso Playa Matilde che è situata a circa 10 minuti di cammino dal noleggio surf.
Ci mettiamo sotto l’ombra di un albero e ci godiamo lo spettacolo di questa spiaggia tutta per noi. Saranno anche turistiche queste zone, ma era dall’Australia che non avevo una spiaggia tutta a mia disposizione, senza nessun altro nei paraggi. Giornata in pieno relax tra Playa Matilde e Playa Maderas, quest’ultima luogo di pellegrinaggio dei surfisti. Assistiamo per un paio d’ore alle evoluzioni dei surfisti e prima che tramonti il sole, rientriamo a San Juan cotti dal sole, ma felici di una giornata al mare.

21 GENNAIO SAN JUAN DEL SUR – MAJAGUAL – SAN JUAN DEL SUR

Oggi, voglio iniziare con una riflessione:
PERCHÉ, DA QUANDO SONO ARRIVATO IN QUESTO FANTASTICO PAESE, NON FACCIO ALTRO CHE SENTIRMI DIRE, DA PARTE DEI CITTADINI NICARAGUENSI, CHE IL LORO PAESE E’ PERICOLOSO? MI SENTO DIRE DI NON ANDARE A MANAGUA, NON PRENDERE QUELLA STRADA A PIEDI, ALTRIMENTI TI ASSALTANO, NON ANDARE A QUEL MERCATO E COSI’ VIA, TANTE ALTRE COSE. PERCHÉ DICONO QUESTO ???
Anche questa mattina, mi viene sconsigliato assolutamente di raggiungere a piedi il mirador, dove si trova il Cristo. Il fatto è che a dirmelo non sono i tassisti che potrebbero guadagnare qualcosa portandomi con la loro auto, ma sono la gente comune che incontro. La signora Nina dell’Hospedaje, la signora Maria della Soda, il signore dei bus e tanti altri che incontro per la strada. L’ultimo in ordine di tempo, un signore che sta pulendo il giardino di un albergo, il quale, quando mi vede imboccare il sentiero che lascia la spiaggia per salire lungo le scale, si rivolge a me quasi meravigliato.. ”Non andrai al mirador a piedi passando di là?” Non chiedo neppure il motivo della sua meraviglia, tanto è sempre la solita storia, imbocco il sentiero e inizio a salire. La passeggiata fino al mirador risulterà tranquilla e serena, come in tutto il resto del Paese, e mi farà conoscere due simpatici nicaraguensi con cui condivido la faticosa salita fino al Cristo. A parte la riflessione mattutina, mi godo lo spettacolo della baia di San Juan e rientro in albergo alle 8.00 in punto. Cerchiamo un passaggio per le spiagge del sud, ma si ripresenta lo stesso problema di ieri. I tassisti ci accompagnano per 150C$ ma solo andata e ci dicono che se vogliamo che ci aspettino là, ne vogliono almeno 500. E noi ci chiamiamo TABACCHI !!!!!!!!!!
Senza pensarci molto, ci dirigiamo ancora alla Casa de Oro e ci facciamo dare un altro passaggio per 70C$ a testa. Raggiungiamo di nuovo Maderas, ma questa volta, ci incamminiamo attraverso il Matilda’s camping e raggiungiamo la baia di Majagual. Attraverso le rocce situate all’estremità settentrionale, ammiriamo in lontananza Playa Ocotal, che non è raggiungibile lungo la costa, e rientriamo a Playa Majagual. Anche qua, passeremo tutto il giorno in una immensa spiaggia in compagnia di un’altra sola coppia di turisti, tra l’altro, situata all’estremità opposta della baia. Rimango felice di questa solitudine che non immaginavo affatto di trovare da queste parti. Rimaniamo fino alle 16.00 in spiaggia, poi rientriamo a Playa Matilde per un caffé offerto dal campeggio e prima di rientrare in paese, ammiriamo nuovamente le evoluzioni dei surfisti (tutti vengono da queste parti per le onde, ma se siete stati in Australia, queste onde sembrano per bambini). Rientriamo giusto in tempo per un magnifico tramonto in spiaggia, ceniamo con pollo asado e ce ne andiamo a dormire presto per intraprendere meglio il trasferimento di domani.

22 GENNAIO SAN JUAN DEL SUR – RIVAS – BALGUE

Oggi giornata di trasferimento. Saliamo sul bus diretto a Rivas alle 8.30 e dopo 40 minuti ci facciamo lasciare alla pompa di benzina della shell, all’incrocio per San Jorge. Saliamo su un collettivo (10C$) e raggiungiamo il porto intorno alle 9.30. Anche oggi sembra che siamo fortunati, il vulcano attivo dell’isola è ben visibile a parte qualche nuvola qua e là. Alle 10.30 saliamo sul Ferry (120C$) e senza staccare mai la vista dalla vetta fumante del Conception, raggiungiamo Moyogalpa dopo un’ora di navigazione. E qui finalmente si sarebbe arrivati ad Omepete, ma il nostro amico Cristiano e suo padre Bruno hanno deciso di stabilirsi nel lato sud dell’isola, sotto il vulcano Maderas; quindi, c’è ancora strada da fare.
Da Moyogalpa, costeggiamo la costa sud-occidentale dell’isola, poi risaliamo verso nord-est e raggiungiamo Altagracia alle 12.45. Scendiamo dal bus e ci stabiliamo sul parco centrale, in attesa del bus per Balgue. Facciamo pranzo con 2 sandwiches e andiamo alla municipalità dove dovrebbe esserci in museo, che però troviamo chiuso. Saliamo sul piccolo autotrasporto diretto a Balgue e finalmente, alle 14.30 raggiungiamo l’entrata dello Zopilote (http://www.ometepezopilote.com). Ancora però, c’è un’altra po’ di strada, attraversiamo una staccionata, entriamo in una casa di color verde fosforescente e pian piano risaliamo la collina. Per fortuna che è un amico e che lo avevamo avvisato il nostro caro Cristiano!!
Non c’è neppure un’amaca per passare la notte. Per la prima notte, ci arrangiamo con una tenda prestata da un franco algerino e ci accomodiamo accanto ad altri 3 campeggiatori. Facciamo un bagno sul lago non appena abbiamo sistemato la nostra roba e ammiriamo uno spettacolare tramonto dal mirador del Zopilote. Doccia giapponese tra i bambù e sotto le stelle, poi facciamo cena con due uova e a letto sotto la nostra tenda.

23 GENNAIO BALGUE – PLAYA DOMINGO – OJO DE AGUA – BALGUE

Nottataccia oserei dire!!!!!!
Senza materassini, sulla tenda è un po’ scomodo per quanto mi riguarda, e nel bel mezzo della notte ripiego sull’unica amaca situata nel comedor comune. Alle 9.30, finalmente ci consegnano la nostra capanna (MARIPOSA 260C$). Lasciamo tutto dentro e scendiamo fin la strada principale, se così si può chiamare. Ci fermiamo a fare colazione al Santa Cruz Comedor e poi pian piano ci incamminiamo in direzione di Playa Santo Domingo. Facciamo una passeggiata risalendo tutta la spiaggia e nell’estremità settentrionale della stessa, rientriamo in strada. Altri 2 km e raggiungiamo Ojo de Agua, una laguna artificiale immersa nella vegetazione tropicale, con acqua limpida e sedia a dondolo dove potersi cullare.
Facciamo un paio di bagni rinfrescanti, ci godiamo la bellissima giornata e poi ci facciamo preparare un ottimo pranzo a base di tacos di pollo. Dopo aver assaporato due fresche birre in riva alla laguna, rientriamo verso la strada, e dopo pochi metri di cammino, passa un minuscolo bus, che nonostante la gente, ci carica sul tetto con casse di birra e balle di fagioli. Stasera, pizza cotta al forno a legna, preparata dallo stesso Cristiano. Poi, sotto un cielo stellato e attraverso la vegetazione rientriamo alla nostra capanna.

24 GENNAIO BALGUE – CASCATE DI SAN RAMON – BALGUE

Stamani ci svegliamo di buon’ora anche se non è sufficiente per salire nell’unico bus della giornata che porta a San Ramon. Oggi è domenica e ci sono pochissimi mezzi di trasporto, l’ultimo che rientra parte alle 13.40 dalla stazione biologica di San Ramon e se andiamo con l’autostop, rischiamo di non arrivare in tempo o comunque di rientrare a Balgue a notte fonda. Decidiamo di optare per due bici (180C$) anche perché dopo circa un’ora non è passato ancora nessuno. Dopo un’ora e mezzo circa, e alcune soste durante il tragitto, raggiungiamo la Estacion Biologica de San Ramon. Paghiamo 120C$ per l’entrata (il boss è un ministro che aveva relazioni con Somoza) e incominciamo la salita verso la cascata. Dicono che siano 3km, ma credo che per raggiungere le cascate siano almeno 5 anche perché mi sembra strano che ci vogliano 2 ore per effettuare tutto il tragitto. Anche se è abbastanza stancante arrivare quassù, una volta arrivati siamo ripagati dallo spettacolo che ci offre la caduta di 40 metri sotto la quale ci rinfreschiamo. Non voglio immaginare cosa sia questa cascata nel periodo delle piogge. Dopo un po’ di relax, ci mettiamo in cammino verso valle e raggiungiamo la Estacion alle 14.30. Siamo piuttosto stanchi, dopo la pedalata, la salita e adesso di nuovo la discesa. Adesso dovremmo fare il tragitto di un paio d’ore in bici per ritornare indietro, ma per fortuna due ragazzi che accompagnano due inglesi con il loro collettivo, ci caricano le bici sul tetto e ci accompagnano a Santa Cruz; noi li ringraziamo e gli offriamo due coca-cola.
Pranziamo alle 15 con carne di maiale e banane fritte e poi ci riposiamo un po’ nel pomeriggio, prima di assistere di nuovo ad un magnifico tramonto dal mirador.
Incontro Bruno per una birra, e facciamo due parole sulla sua avventura dopo aver lasciato tutto in Italia.
Stasera ci prepariamo un piatto di pasta con pomodori e beviamo un paio di Tona, facciamo due parole con alcuni ospiti e ci dirigiamo verso il letto in attesa della scalata al Maderas.

25 GENNAIO BALGUE – SCALATA AL VULCANO MADERAS – BALGUE

Alle 6.00 in punto mi sveglio, mi preparo psicologicamente e ci avviamo verso il luogo di appuntamento prefisso la scorsa notte con Hector. Alle 6.45, partiamo dalla cucina del Zopilote, io Elisa e la nostra guida. Il costo è leggermente superiore (360C$) visto che siamo solo in due, ma tutti ci hanno sconsigliato di avventurarci nei sentieri del vulcano da soli. La prima ora di cammino non è tanto faticosa, passiamo attraverso alcune piantagioni di banane, poi la strada incomincia a salire e si restringe vistosamente.
Per 2 ore di seguito si sale notevolmente, facciamo un paio di soste per mangiare una banana e un mandarino e beviamo tanta acqua. Il sentiero che sale si restringe ancora di più, e fango e radici rendono la salita difficile, fino a quando una bandiera bianca e rossa ci indica il punto più alto raggiunto.
Da qui, inizia una discesa al cratere di circa 20 minuti non più semplice della salita. Raggiungiamo la laguna alle 11.15, dopo più di 4 ore e mezza di faticosa arrampicata.
Per fortuna, tutto il cielo è sereno, alcune nuvole spinte dal vento entrano ed escono dal cratere, creando un’atmosfera suggestiva. Decido di immergermi nelle acque melmose della laguna, ma affondo con le gambe sul fango, cerco di nuotare un po’, ma non è possibile visto la bassa profondità delle acque. Elisa intanto si riprende appisolandosi al suolo e dopo circa 45 minuti di sosta, decidiamo di rientrare verso valle. La discesa si rivela leggermente più facile anche se le gambe sono ormai stanche e alle 16.15 raggiungiamo lo Zopilote dopo una giornata stancante ma affascinante. Doccia rinfrescante tra i bambù, cena con alcuni amici italiani conosciuti in loco e poi diritti a letto, visto la stanchezza.

26 GENNAIO BALGUE – LIBERIA – TAMARINDO

Oggi altra giornata piuttosto stancante. Già sapevamo che il trasferimento sarebbe stato molto lungo, ma se poi ci si mette di mezzo anche uno sciopero degli autotrasportatori, la situazione diventa più critica. Salutiamo la famiglia di Cristiano e scendiamo in strada ad attendere un bus. Saliamo alle 7.30 su un piccolo bus affollato e ci incastriamo tra un passeggero e l’altro. In un’ora circa raggiungiamo Las Esquina dove ci facciamo lasciare dall’autista e dopo pochi minuti saliamo su un comodo e nuovo chikenbus di color azzurro. Non appena mi siedo, la musica dei Manà mi balza alle orecchie e ci accompagna fino a Moyogalpa, dove raggiungiamo il porto alle 9.15. Approfittando dell’ora a disposizione, ritiro gli ultimi cordobas prima di lasciare il Paese, faccio una colazione lungo strada e saliamo sul ferry delle 10.00.
Alle 11.00 raggiungiamo San Jorge. Visto che abbiamo ancora un po’ di cordobas a disposizione, e visto che già sappiamo che la giornata sarà lunga, decidiamo di accorciare i tempi prendendo un taxi (220C$) dal molo fino alla frontiera di Penas Blancas. La soluzione è più cara, ma considerando i due bus che avremmo dovuto prendere e visto che dobbiamo attraversare la frontiera, optiamo per questa opzione e raggiungiamo la frontiera in poco più di 20 minuti. Dopo le pratiche doganali (per uscire dal Nicaragua abbiamo pagato 40C$ a testa) siamo entrati in Costa Rica (qui non si paga per entrare), dove un blocco stradale da parte degli autotrasportatori ci ha smontato un po’ i piani. Ci viene comunicato da prima che la soluzione migliore era quella di camminare fino alla pompa di benzina situata a circa 2 km. Noi con il caldo e gli zaini sulle spalle, raggiungiamo, attraverso una strada con migliaia di camion parcheggiati sul lato sinistro, la pompa indicataci e attendiamo che giunga un bus.
Ma dopo alcune domande e un’ora di attesa un poliziotto ci informa che è meglio camminare ancora 2 km, sotto il sole, e magari più avanti avremmo trovato un bus. Camminiamo ancora fino a raggiungere una ampia curva, dove almeno un centinaio di persone stanno sedute sul ciglio della strada, ad attendere un bus. Ci sono due gruppi, uno per quelli diretti a San Josè, e uno per quelli diretti a Liberia. Noi attendiamo per un paio d’ore ancora e alla fine ci rendiamo conto che avevamo fatto un grosso errore.
Gli autobus non circolavano affatto, e il primo che è passato, proveniente dal confine era già quasi pieno. Coloro che si trovavano al confine in quel momento, non si sono neppure accorti dello sciopero.
Lungo la strada, visto che eravamo in anticipo sulla tabella di marcia, subiamo tre controlli da parte della polizia, e raggiungiamo Liberia alle 16.55. Senza fare tanti capricci, saliamo sul primo bus diretto alle spiagge del Pacifico e senza conoscere la nostra meta, raggiungiamo Tamarindo dopo 3 ore ulteriori di viaggio. Ci fermiamo al Oveja Negra Hospedaje (16500c), dove stanchi del viaggio ci accomodiamo immediatamente sul letto.

27 GENNAIO TAMARINDO – PLAYA GRANDE TAMARINDO

Quel poco che avevamo visto ieri sera quando eravamo arrivati durante la notte, ci aveva fatto pensare di essere arrivati in una piccola cittadina californiana oppure in qualche villaggio dell’Australia. Con le luci del giorno, i nostri pensieri diventano realtà. Tamarindo sembra un’enclave americana con resort di 6 piani e multinazionali a rendere felici le giornate degli americani e non, per un po’ di mare e di birre a buon prezzo. Nonostante ciò, la lunga spiaggia di Tamarindo è un’ottima soluzione per passare gli ultimi due giorni in completo relax, tra una palma e l’altra; approfittando delle tante amache sparse per i vari locali. Oggi passiamo tutto il giorno sdraiati sulla spiaggia, all’ombra di un paio di palme, ci facciamo dei rinfrescanti bagni sul Pacifico e ne pomeriggio raggiungiamo l’estremità settentrionale della spiaggia, dove la confluenza di un fiume nel mare, crea delle ottime onde per la felicità dei surfisti. Da qui con una barchetta (4$) raggiungiamo Playa Grande, dove durante la notte è possibile avvistare le tartarughe liuto. Durante il giorno questo non è possibile, ma la spiaggia è una buona soluzione alla più caotica spiaggia di Tamarindo. Magnifico tramonto in spiaggia. Prima di rientrare, ci imbattiamo in una festa sulla spiaggia organizzata da un albergo, per raccogliere fondi in favore di Haiti, e noi da buon solidari, ci fermiamo ad ascoltare un po’ di musica e beviamo qualcosa, contribuendo all’evento. Beviamo un paio di Imperial sdraiati sulla spiaggia, e rientriamo all’hostel alle 21.00. Stasera sono stanco veramente, forse si sta presentando il conto dopo il Maderas e il lungo trasferimento di ieri. Non importa abbiamo un’altra giornata a disposizione per riposare sulle spiagge pacifiche.

28 GENNAIO TAMARINDO – PLAYA LANGOSTA – TAMARINDO

Anche oggi vita da spiaggia. Abbiamo fatto colazione con un mango e uno yogurt presso il nostro hostel e alle 8.30 ci siamo messi in cammino verso sud. Abbiamo percorso circa 1km a piedi, e siamo giunti a Playa Langosta. Dopo aver attraversato il piccolo fiume, ci siamo sdraiati sotto l’ombra di una palma e abbiamo dedicato il nostro tempo al dolce far niente, a parte osservare i pochi surfisti.
Elisa nel frattempo se ne è andata a cercare un po’ di conchiglie, ha riattraversato il piccolo fiume che nel frattempo la marea aveva fatto diventare un grosso fiume. Quindi al rientro ha dovuto lasciare lo zaino che si era portata dietro ad un poliziotto di un albergo e mi è venuta ad avvisare. Bagnando tutto il resto che avevamo, abbiamo riattraversato il fiume a nuoto, e lungo la costa, tra le rocce e un po’ di sabbia, abbiamo raggiunto la parte meridionale di Tamarindo.
Pranzo in spiaggia con Polipo e Camarones che ci costano 16300c (30$); troppo cari per i miei gusti. Un paio di birre e ci spostiamo nuovamente nella parte settentrionale della spiaggia. Dolce far niente anche oggi pomeriggio con qualche passeggiata e alcuni bagni rinfrescanti tra le onde e i pellicani intenti a cercarsi il cibo. Dopo un altro spettacolare tramonto decidiamo di rientrare per una cena tipica.
Ma la possibilità di avere una cena tipica da queste parti è un po’ raro, e ripariamo su un mexican food sulla strada per Playa Langosta.

29 GENNAIO TAMARINDO – ALAJUELA

Dopo aver passato le ultime 3 notti a Tamarindo, anzi a TamaGRINGO, alle 8.20 del mattino ci presentiamo alla fermata del bus per Liberia. Il bus delle 8.30 passa alle 9.20 con 50 minuti di ritardo, giusto in tempo per far sì che il bus per San Josè da Liberia fosse già partito. Arriviamo alle 12.00 alla stazione dei bus di Liberia e finalmente mangiamo in un comedor tipico. Ci fermiamo alla Soda La Parada e mangiamo un ottimo pollo fritto con fagioli e riso. Da qui, in 5 minuti a piedi, raggiungiamo la stazione Pulmitan situato a pochi metri di distanza. Il prossimo bus per la capitale parte alle 14.00 e ne approfitto dell’attesa per fare due passi per Liberia. Prendo Ave 3 e raggiungo il parco centrale e poi rientro attraverso Ave 25 de Julio. Il motore del nostro bus è gia acceso, ma non partiremo fino alle 14.20.
Lungo la Panamericana troviamo un traffico allucinante, ci ferma la polizia per due volte per i soliti controlli e raggiungiamo l’aeroporto internazionale alle 18.30 dopo più di 4 ore di viaggio. Ci fermiamo all’aeroporto per ritirare alcuni colones; giusto per pagare l’hostel e per la cena. Ci sono autobus che portano fino al centro di Alajuela che partono da sotto l’aeroporto, ma noi decidiamo per un taxi (4$) come avevamo fatto la notte del nostro arrivo. Raggiungiamo l’Hostel Maleku (35$) alle 19.30 e ci prepariamo qualcosa da mangiare nella cucina comune, prima di passare l’ultima notte del nostro meraviglioso viaggio.

30 GENNAIO ALAJUELA – NEWARK – ROMA
Alle 6 del mattino ci svegliamo per fare una colazione offerta dall’hostel e chiamiamo un taxi per l’aeroporto che anche in questo caso è offerto dal Maleku. Raggiungiamo l’aeroporto internazionale alle 7.20 e alle 9.00 decolliamo in direzione di Newark, dove il nostro volo CO40 notturno ci riporta in Italia.

CONCLUSIONI……..
Alla fine di questo bellissimo itinerario, posso ritenermi soddisfatto di questi 20 giorni passati in Centroamerica. Certo, ero partito con molte aspettative nei confronti del Nicaragua, il quale mi ha soddisfatto appieno e di cui sono rimasto entusiasta. Non posso dire la stessa cosa del Costa Rica, dove a parte le poche ore passate nei bus e nelle autostazioni, non ho trovato ciò che cerco nei miei viaggi.
Comunque, alla fine di tutto posso ritenermi molto fortunato, perché ancora una volta ho CAMMINATO, OSSERVATO, ASSAGGIATO E CONOSCIUTO LUOGHI, PERSONE E ATMOSFERE INDIMENTICABILI…….

LA COSA PIÙ BRUTTA: le scritte contro il popolo nicaraguense nei cessi del Costarica
LA COSA PIÙ BELLA: semplicemente il NICARAGUA

Allego la mia ultima e-mail scritta dal Costarica:
salviamo il centroamerica‏
Da: Roberto Buracchini (gaby76@hotmail.it)
Inviato: venerdì 29 gennaio 2010 4.39.40
A: Michele spiriticchio (michelespiriticchio@inwind.it)
per tutti i viaggiatoriliberi.it

Innanzitutto, chiedo scusa anticipatamente a tutti gli amanti del Costa Rica…….
bene vediamo un po’ se riesco a farmi capire: era dal 2004 che non tornavo in Centroamerica, e già allora, quando spesi quasi tutti i 6 mesi del mio viaggio in Guatemala, oltre ad un po’ di Honduras Belize e Messico, sapevo che aver rinunciato ad un itinerario per il Nicaragua era stata una cosa da non perdonarmi. Per fortuna quest’anno dopo tanti anni spesi tra Australia e Asia sono tornato da queste parti e sono stato veramente contento di aver conosciuto finalmente il fantastico Nicaragua. Una cosa però la devo dire: dopo 16 giorni in giro tra gente bellissima e gentilissima, quale sono i nicas, mi sono trovato tutto d’un tratto in un altro mondo. Se il Nicaragua aveva la sua ben definita identità, con la sua gente orgogliosa di essere nicaraguensi, sono rimasto veramente deluso di questo piccolo enclave americano in Centroamerica, conosciuto come LA SVIZZERA DEL CENTROAMERICA. Sono giunto in un Paese privo di identità, dove sicuramente la natura fa da padrona (credo che veramente abbiano creato un sistema di parchi e siti naturali dove puoi arrivare solo grazie a tour organizzati o similari) ma dove la gente ti risponde no worries o you are welcome quando tu gli dici GRACIAS. Poi nei 3 giorni passati qua mi sono stancato di sentirmi dire il valore delle cose in dollari (siamo in Costarica o in USA?) Bene, sarò poco informato su tutto il Paese, ma da quel poco che ho visto sono veramente contento di aver speso quasi tutto il mio viaggio tra la fantastica gente nicaraguense, invece di condividere le mie giornate tra gringos e ticos che parlano solo inglese e sono orgogliosi di avere 2 cellulari e di mangiare a PIZZA HUT.
Poi un’altra cosa, troppo cemento ragazzi. Hanno costruito anche in cima agli scogli dio caro!!!! ma che banda è???
Infine, oggi ho camminato per più di un’ora per trovare un comedor tipico, situato a 1km dalla spiaggia fuori dal paese dove ormai i ristoranti si chiamano McDonald’s, Burger King, Subway e tanti altri ancora (CHE SCHIFO).
Per lo meno in Australia lo sapevo che avrei mangiato tutte quelle schifezze.
Scusate il mio sfogo ma spero infinitamente che il Costarica non sia d’esempio per gli altri Stati del Centroamerica.
hasta la victoria siempre
gaby desde Costarica


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