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Sri Lanka 2012

Sri Lanka 2012


diario di viaggio dal 16 agosto al 16 settembre di Fabio L.

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Questa volta è toccato allo Sri Lanka averci ospiti… e che ospitalità! Abbiamo girato con mezzi pubblici, facilissimo, da Nord a Sud, visitando in successione la penisola di Jaffna, la città antica di Anuradhapura, la costa Nord-Est di Trincomalee e la spiaggia di Nilaveli, la famosa rocca di Sigiriya… Ci siamo spostati in treno nella zona collinare del tè, siamo saliti sull’Adam’s Peak (2200 m) di notte per ammirare l’alba, abbiamo visitato le piantagioni di Sir Thomas Lipton ad Haputale e le montagne di Ella… Infine siamo scesi sulla costa Sud, per un safari nello Yala National Park e per gli ultimi giorni divisi al mare tra la splendida Tangalla e le più turistiche Mirissa e Unawatuna (da qui breve puntatina alla città coloniale di Galle). Popolo eccezionale, cibo locale squisito, standard elevati e costi ridotti al minimo… un bel viaggio, molto soft.

Ho comprato i voli tanto tempo prima della partenza (mai fatto prima d’ora) dopo essere stati indecisi sulla meta. In realtà lo Sri Lanka l’avevo in testa da tempo, ma avevamo deciso di andare in Indonesia (saltata causa fine ramadan il 19 agosto e pare sia un macello viaggiare in quel periodo!)… c’erano in ballo anche il Kenya o la Malesia, alla fine ho trovato i voli per Colombo a 500 euro e li ho presi senza pensarci troppo. Volo con Qatar Airways, piano voli ottimo, atterriamo la mattina del 17 agosto a Colombo e ci accoglie un bel caldo umido…

Abbiamo sempre prelevato dai bancomat ad un cambio medio di circa 163 rupie per 1 euro, mai cambiato contanti. In tutto speso pochissimo, nemmeno 500 euro a testa per 30 giorni precisi (regalucci compresi)… che fanno circa 15 euro al giorno!

Una nota negativa sulla Lonely Planet, ed. 2012 in inglese, appena uscita e comprata in pdf… è vergognosamente scadente!

Penisola di Jaffna, estremo Nord
17 agosto – 21 agosto
Dall’aeroporto free shuttle service per Katunayake bus stand (5 min) dove saltiamo su un minibus per Colombo, che dista 40 km (2h circa) diretto alla stazione dei treni di Fort, dove lasciamo i bagagli per poche rupie, prenotiamo il treno notturno per Vavuniya (cuccette di prima classe piene, per fortuna abbiamo trovato le sleeperette di terza classe, ottima tra l’altro, 270rp) e passiamo l’intera giornata a girare per i quartieri Pettah e Fort con un caldo atroce (segnalo l’ottimo ristorante dell’ostello YMCA, rice and curry ricchissimo a buffet per un prezzo irrisorio). Il treno parte alle 22.45, quindi la giornata è luuuunga… e la notte pure.. fino alle 5, ora in cui raggiungiamo Vavuniya, hub dei trasporti per il Nord, dove saltiamo immediatamente su un bus diretto a Jaffna (180rp) che raggiungiamo, sonnecchiando, dopo 3h e mezza, passando un unico check point militare con registrazione passaporti e un (molto teorico) controllo bagagli.
A Jaffna, roccaforte tamil che esce da un guerra civile durata 30 anni, le sistemazioni sono ancora poche e abbastanza care rispetto a quanto offerto. Troviamo una stanza al Theresa Inn, pulito e ben gestito… la doppia con ventilatore costa 2000rp (contrattato da 2500 per 3 notti), decente ma niente di più (è forse il peggior rapporto qualità/prezzo di tutto il viaggio).
Anche per mangiare non ci sono grosse scelte nelle vicinanze della g.h. Di certo il New Rest House, raccomandato dalla LP, non è la migliore soluzione, anzi… Hanno solo noodles o fried rice, nemmeno un banalissimo rice and curry, niente di paragonabile allo squisito cibo locale o sud-indiano che si può gustare all’ottimo Mangos, vicino al Nallur Kandaswamy Kovil (il bel tempio principale). La cena in g.h. è piuttosto povera, noodles e calamari in curry per 300rp a testa, sconsigliabile…
A Jaffna fa davvero caldo in questo periodo, ti toglie le forze, ma è abbastanza secco per fortuna. Un cappello o ombrello per le ore più critiche è indispensabile.

Il 19 facciamo un giro nelle isole di Velanai, Pundukutivu e Nainativu: si prende il bus 776 che attraversa le prime due isole collegate da una suggestiva strada rialzata sulla laguna, fino a raggiungere KKD, l’ultimo villaggio, dove c’è un servizio di ferry (e che ferry!!!) gestito dalla marina militare per l’isola di Nainativu: qui sorge un complesso sacro hindu (Naga Pooshani Amman Kovil, consacrato a Meenakshi in forma di serpente) ed un tempio buddhista (Nagadipa temple), entrambi meritevoli di una visita. Molte bancarelle, sulla breve via che collega i due centri, vendono dolciumi locali (a base di estratti della palma da zucchero) e altre leccornie… anche questi meritano un assaggio, basta avvicinarsi per essere invitati ad un tour gastronomico infinito 🙂
Rientrando verso Jaffna col solito bus, scendiamo al bivio per Chaatty Beach, prendiamo un tuk-tuk (300rp) e visitiamo la spiaggia, non granché, almeno in questa stagione (sporchina, sconsigliabile)… Il ritorno a Jaffna è una comica: vediamo un bus fermo, chiediamo, va a Jaffna, ma non parte subito, nessuno parla inglese… scopriremo ben presto che è un bus privato affittato da una comitiva di gitanti che ci offrono un passaggio, il pranzo a pic-nic (spettacolo!) e tanta curiosità e disponibilità. Qualche parola o frase in sinhalese in questi casi aiuta molto… Il bus ci molla al forte di Jaffna, che visitiamo assieme a questa simpatica comitiva (saranno state una cinquantina di persone).. poi i saluti, gli scambi di indirizzi… e tanti sorrisi.

Il 20 visitiamo le sorgenti sacre di Keerimalai con un minibus diretto (previa ottima e piccante colazione al bus stand con string hoppers, dal e sambol): al bel tempio hindu annesso conosciamo una simpatica famiglia tamil (che vive però a Matale vicino Kandy) che ci invita a visitare un luogo sacro che raggiungiamo con la loro macchina (ci stringiamo un pochetto, siamo in 7), consistente in un pozzo/cavità carsica naturale di cui pare non si conosca la profondità… l’acqua è di un colore blu intenso, quasi nero, abbastanza inquietante 🙂
Loro proseguono per Jaffna e ci riportano sulla strada principale, nel villaggio di Chunnakam, scambi di indirizzo e invito a pranzo a casa loro quando saremo nei dintorni di Kandy (invito che non rispetteremo purtroppo). Visto che siamo in zona ne approfittiamo per prendere un risciò e visitare il vicino sito di Kathurogoda Vihara (sulla vergognosa LP è indicato un altro nome che pochissimi conoscono), un antico e misterioso insediamento di piccoli stupa (difeso dai militari singalesi, giusto per non dimenticarsi che siamo in pieno territorio tamil).
Infine, saltiamo su un bus per Jaffna, scendiamo al tempio di Nallur, ci facciamo uno squisito succo di mango e un ultimo giro ai mercati del centro. Jaffna è una città piuttosto estesa, occorre un po’ di tempo x girare a piedi soprattutto col sole a picco sulla zucca… ma è interessante scoprirne alcune particolarità, come le vecchie abitazioni coloniali o le ville abbandonate, alcune delle quali semidistrutte dai feroci bombardamenti dell’epilogo della guerra civile… spicca il grande fabbricato, in rovina, della vecchia stazione ferroviaria. Il mercato è interessante, c’è tanta uva, qualche bottiglia di un vino dal colore strano, mangostani, woodapple, tanti dolci gelatinosi ricavati dalla palma.
Il Nallur Kandaswamy Kovil è il tempio hindu più importante, sta nella zona Nord della città, vicino al ristorante Mangos ed è molto frequentato nella puja… è nel classico stile dravidico, con più torri decorate (gopuram) e una tank centrale.

Anuradhapura e Mihintale
21-24 agosto
Partiamo presto per Vavuniya in bus (3h) e cambio veloce per Anuradhapura (1h): cerchiamo alloggio al French Garden, fin troppo lussuoso per noi, ma è pieno e ci piazzano all’Indrani Inn dopo un’accoglienza coi fiocchi (succo di anguria e tuk tuk gratuito), un’ottima guest house in stile homestay con un bel giardino ed una stanza grande, spartana ma pulitissima. Contratto 1750 rp per 4 notti (forse eccessivo, ma va bene così, d’altronde devono la commissione al French Garden e comunque il posto è bello e lontano dalla confusione… era segnalato nelle vecchi edizioni della LP, in quella aggiornata non c’è più, misteri della fede!). Siamo in una piccola via su Freeman Mw, a 10 min dal New Bus Stand, dove ci sono ottimi localini per mangiare (nessuno dei quali è segnalato nella LP): l’eccellente Family Baker diventa subito il nostro riferimento, insieme all’Hotel Chinthana (dove impariamo a conoscere meglio il cibo locale ed incrementiamo il magro vocabolario singalese grazie al simpatico gestore che ci mette per iscritto tutto!). I pasti in g.h. costano almeno il triplo.

Il 22 saltiamo su un bus locale per Mihintale, un bel sito archeologico a circa 15 km di distanza (ingresso 500rp), dove siamo i primissimi alle 7 di mattina (nemmeno le bancarelle hanno aperto ancora) ed il sito è tutto per noi. Il sito si sviluppa in alture nella foresta, a quell’ora di mattina siamo in compagnia solo dei suoni della giungla, varani, uccelli e scimmie. Mihintale merita sicuramente, il panorama dall’alto è bellissimo e c’è anche un bel vento che compensa la calura… giriamo indisturbati salendo su tutti i punti più alti, tra scale intagliate nella roccia che si diramano nella foresta (consigliamo di salire fino a “Et Vihara”, dove non va nessuno).

Il 23, per la visita del vasto comprensorio archeologico di Anuradhapura (dal costo spropositato, ben 25 dollari) noleggiamo le bici in g.h. (350rp a testa) e giriamo per tutto il giorno partendo presto, ma il sole è atroce. Iniziamo dal complesso monastico più lontano, Abhayagiri, poi la cittadella, Jetavanarama e Mahavihara, finendo sul lungo lago Tissa e ai giardini reali.
Saltiamo Sri Maha Bodhi, l’albero dell’illuminazione, dove l’ingresso non è compreso. Giornata intensa, il complesso è molto dispersivo, non è che sia così impressionante però… il caldo è sfiancante, c’è poca ventilazione. Incontrati diversi locali molto simpatici.

Il 24 ci prendiamo un giorno di tranquillità per decidere le prossime mete del viaggio… Passeggiamo per la città verso l’Old Bus Stand, poi bus e tuk-tuk per Vessagiriya, un piccolo complesso di rovine rupestri nei presso del lago Tissa, da cui si può ammirare un tramonto spettacolare.

Trincomalee
25 – 28 agosto
Partiamo presto in bus per Trincomalee (circa 3h), cerchiamo una sistemazione prima da Silver Star Inn (segnalato sulla LP), decente ma caro per la stanza offertaci (2500rp, non valeva più di 1500), decliniamo l’offerta senza dubbio e ci mettiamo in cerca di altro, chiedendo ad un tuk tuk che ci recapita al Sunlight dove le stanze con a/c costano parecchio (tipo 4000), ma hanno anche qualche stanza con solo ventilatore che ci viene offerta per sole 1000rp, niente male (decisamente consigliabile). Nel pomeriggio saltiamo su un bus per Nilaveli per vedere se ci piace e per cercare una sistemazione per i giorni successivi. Troviamo da Shahira, forse il posto più economico della zona, un complesso dotato di molte stanze disposte attorno ad un ampio cortile, grandi e pulite, a 2500 rp, a 5 min dalla spiaggia. La zona è stata devastata dallo tsunami del 2004, se ne vedono i segni, le sistemazioni sono mediamente molto care e c’è ancora poca concorrenza. La spiaggia è molto ampia e pulita, il mare è nuotabile, c’è una base militare che però non disturba più di tanto. I pasti sono abbastanza cari ma troviamo il mercato del villaggio a circa 10 min a piedi dove c’è un ristorantino aperto anche la sera (l’unico) gestito da una famiglia molto simpatica e disponibile. Rientriamo a Trinco sempre in bus, visitiamo per la puja serale il Koneswaram Kovil presso la Swamy Rock, tempio hindu molto importante e panoramico situato sul promontorio a picco sul mare, dedicato a Shiva e ospitante lo “Swayambhu Lingam” (la cartina di Trincomalee nella Lonely Planet inverte la posizione tra questo tempio e il Kandasamy Kovil)… infine cena all’ottimo City Hotel di fronte al bus stand con un veg. kottu e l’immancabile ginger beer.

Il 26 ci trasferiamo con calma a Nilaveli, sempre in bus, ma prima un’ottima e piccantissima colazione con vada, rotti e rolls al City Hotel ed un giro per Trincomalee con visita alla stazione dei treni per cercare di prenotare un posto (invano).
Passiamo due giorni di relax a Nilaveli… i pasti presso il mercato del villaggio, dove vendono anche tanti dolci, e dove conosciamo alcune persone molto carine (anche se qui l’inglese è raro), tra cui una simpatica signora singalese che ha un piccolo baracchino per fare hoppers e qualche frittella… il rice and curry del ristorantino è squisito! E’ stato molto interessante trovare questo mercato per uscire fuori dal circuito turistico dei pasti presso i resort… qui di turisti stranieri non ne vedono, se non solo di passaggio, figuriamoci qualcuno che accenna qualcosa nella loro lingua… qui, come a Jaffna, la maggioranza è tamil, quindi altra etnia, altra lingua 🙂

Sigiriya
28 – 29 agosto
Decidiamo per Sigiriya, saltando per necessità il sito archeologico di Polonnaruwa (con un po’ di dispiacere). All’incrocio di Nilaveli attendiamo invano un bus che non arriva, quindi contrattiamo 500rp per un tuk-tuk fino a Trincomalee (gli lasceremo 50 rp in più), pranzo al solito City Hotel e bus per Kandy in partenza. Scendiamo a Inamaluwa e ci imbarchiamo, ancora non si sa come, su un bus strapieno all’inverosimile (ma divertentissimo!), per i pochi km fino a Sigiriya. Il Nilmini Lodge è pieno, attraversiamo la strada a ci sistemiamo al Flower Inn per 1600rp contrattate (meno di 10 euro, è un homestay carino con un curatissimo giardino floreale, consigliabile). Sigiriya è un posto molto turistico, ma a cercare, abbiamo trovato un’ottimo ristorantino, all’apparenza non tanto raccomandabile, gestito da una signora che scopriremo ottima cuoca. Non ricordo il nome del locale, forse nemmeno ce l’ha, è sulla strada principale a due passi dalla nostra g.h. in direzione del sito archeologico accanto all’ultimo shop. I nostri pasti li faremo sempre qui (i rice and curry sono squisiti, tra i migliori di tutto il viaggio, ad un prezzo non turistico di certo!) e saremo trattati sempre meglio.

Il giorno dopo siamo i primi alla biglietteria del sito (costo di ben 30 usd!) che apre alle 7 e i primi anche in vetta alla rocca, cui si accede tramite un’ultima scalinata metallica piuttosto aerea che parte dalle zampe del leone. La vista è ovviamente bellissima e spazia a 360 gradi sulla pianura; sull’ampia sommità le rovine murarie si dice appartenessero ad un imponente palazzo reale, ma non ci sono evidenze archeologiche di ciò e sarebbe più credibile la tesi di un più modesto monastero. Comunque tutto molto bello, non so se vale 30 dollari, ma merita una visita nonostante il costo. Scendiamo dalla rocca appena inizia ad arrivare la folla di gente (verso le 8.30-9) e passiamo tutta la mattina a visitare il sito intorno alla rocca che presenta diverse interessanti strutture avvolte nella vegetazione, tra cui rovine di piscine e intricati giochi d’acqua con i loro sistemi di adduzione ancora preservati. La pitture rupestre note come le “damigelle di Sigiriya”, cui si accede tramite un’altra aerea scala a chiocciola, sono molto belle e ben conservate. Partendo presto, consigliabile visto che la massa di turisti organizzati non arrivano prima delle 8.30, in mezza giornata si riesce a vedere tutto senza correre, evitando la calura del primo pomeriggio. Con quel biglietto tuttavia non si può uscire a rientrare nemmeno nella stessa giornata…

Kandy
30 – 31 agosto
Alle 6.30 parte un bus diretto per Kandy, grande città attorno ad un lago artificiale, molto caotica e congestionata, porta d’ingresso alla regione collinare. Con un tuk tuk cerchiamo una sistemazione in zona Saranankara Rd. dove si concentrano le guesthouse. Ci fermiamo al Silver Light (non segnalata nella LP, vicino alla famosa Pink House) per 1500rp, accettabile, pulita, un po’ umida (ma qui tutto è umido!). Poi alla scoperta di questa città, che in realtà non è granché attraente: una passeggiata sul lungolago (dove si incontrano diversi procacciatori – venditori di spettacoli di danza), una visitina al tempio del dente senza ingresso nel tempio vero e proprio (1000rp), un giro per le numerose e fornitissime pasticcerie e cena in uno dei tanti e ottimi hotel per locali in zona torre dell’orologio.

Il 31 agosto è full moon day, quindi giorno di festa nazionale buddhista (poya day) e noi siamo intenzionati a visitare i dintorni di Kandy: prendiamo un bus per Embekka (dove facciamo colazione con roti in una bettola locale e compriamo gli ombrelli, visto che diluvia), e ci incamminiamo verso il tempio hindu-buddhista (Embekka Devale). La stradina attraversa campi e risaie e visto che piove approfittiamo di ripararci presso un bel negozio di sculture in legno, dove finiamo per comprare 6 oggetti intarsiati da regalare (dopo lunga ma gioviale contrattazione). Ci intratteniamo un bel po’ con la famiglia dell’artigiano, ci viene spiegato e mostrato come producono i colori naturali per gli intarsi e ci viene persino offerto di pranzare con loro al ritorno. Il tempio è molto carino, ha delle bellissime colonne in legno intarsiato con diverse figure di animali legate alla simbologia sacra. L’ingresso è 200rp a testa, il guardiano ci prende in simpatia, non ci molla un attimo e ci racconta un sacco di cose, ovviamente nella sua lingua. C’è parecchio turismo locale, ovviamente nessuno straniero, e tutti sono incuriositi dalla nostra presenza, soprattutto i giovani, desiderosi di sfoggiare il loro (ottimo) inglese. Proseguiamo a piedi per un’oretta verso il Lankatilake Temple (ingresso 300rp), diviso in una sezione buddhista ed una hinduista, separate, e situato su un’altura con vista panoramica.

Adam’s Peak (Sri Pada)
1 – 2 settembre
Tenteremo la salita all’Adam’s Peak (Sri Pada, 2200 m circa) sebbene sia sconsigliato da molti, perchè “off season” ed il cammino non è illuminato come nella stagione dei pellegrinaggi. Quindi siamo in stazione alle 8, prendiamo un biglietto generico di 2a classe: i posti di assegnano solo nella 1a classe, e quella è già prenotata da tempo, siamo sì in bassa stagione, ma ancora in vacanze scolastiche per questo weekend, quindi tutto pieno, niente da fare. Conosciamo una viaggiatrice francese solitaria, diretta a Nuwara Eliya, che però si autoconvince a scendere con noi ad Hatton e tentare la salita a Sri Pada. Da Kandy dobbiamo cambiare treno a Peradeniya Junction (circa 15 min) ed aspettare il treno che arriva da Colombo, che ovviamente arriva già saturo. Riusciamo a viaggiare in piedi vicino alla porta, quindi la vista è assicurata nonostante l’affollamento. Il viaggio è comunque molto bello. Scesi ad Hatton, saltiamo su un bus per Meskeliya e su un altro (fermato al volo lungo la strada su indicazione dell’autista!) per Delhouse, base di partenza per la salita. Ci sistemiamo nella prima guest house per 1500 rp (in realtà ce ne sono altre a molto meno vista la scarsa affluenza), il River View Wathsala Inn, è un posto di alto rango, ma ci fa un prezzo buono per la stanza anche se il cibo rimane caro! (secondo me vale la pena cercarsi altro se si ha tempo).
L’imbocco della via di salita allo Sri Pada è segnalata solo all’inizio, poi non è difficile ma è consigliabile farsi 2 passi alla luce del giorno e familiarizzare. Cena, il cielo si apre e magicamente compare il tempio sulla vetta, illuminato (bisogna ammettere che la vista dalla nostra GH è superlativa!). Sveglia alle 2 di notte, il cielo è coperto e le torce accese, si inizia il cammino; siamo in 4, oltre e la francese si è unito un simpatico ragazzo del Bahrein. Poco dopo inizia a piovere, sempre più intensamente, ci ripariamo a tratti sotto le numerose tettoie (che in alta stagione fungono da negozietti ma che ora sono chiusi). Stacco una sanguisuga dalla caviglia del ragazzo (l’unica, non ne vedremo altre, ma siamo stati attenti) e nell’indecisione su cosa fare, per la pioggia battente, all’unanimità si prosegue. Circa 3 ore dopo siamo in vetta, fradici soprattutto per il sudore e l’altissima umidità; gli ultimi gradini sono un po’ ripidi, ma nulla di tragico. E’ ancora buio, il custode del tempio ci fa un tè caldo (pagato ben 100rp!), che proprio ci vuole visto che fa un freddo porco (vestirsi da montagna ovviamente!) più per l’umidità ed il vento che per la temperatura reale. Nuvole ovunque, ma siamo sopra quelle più fitte, quindi l’alba si presenta maestosa ed emozionante! In pochi minuti il sole è già alto, il tempo di fare qualche foto e si comincia la lunga discesa. E’ stata una bellissima esperienza, fattibile da chiunque, ma è bene non sottovalutare le condizioni ambientali, soprattutto in vetta.
Doccia calda, mangiamo qualcosa e ripartiamo subito in bus per Hatton (dove ci accoglie un bell’acquazzone!) e da lì in treno per Haputale…

Haputale
2 – 5 settembre
Treno in ritardo e viaggio in piedi col solito panorama bellissimo, anche se il meteo è nuvoloso. La ferrovia rimane alta sulla dorsale e quindi il panorama è assicurato, sempre, soprattutto quando nei pressi di Haputale s’ìnfuoca un tramonto memorabile. Troviamo alloggio alla Sri Lak View (consigliabile), contrattando una doppia a 1500rp, bella e pulita, ma dal lato senza vista (poco male, c’è il balcone del ristorante con vista panoramica superba).

Lun 3/9: ci risposiamo e prendiamo confidenza con Haputale, una piacevole cittadina a 1500 m di altitudine, ottimo clima e poco turistica. L’hotel nella piazzetta dei tuk-tuk è un ottimo posto per mangiare, proveremo di tutto, anche il pittu, un miscuglio informe di riso, cocco e farina, con vari curries, generalmente servito a colazione, squisito (non lo troveremo da nessun altra parte). Saltiamo su un minibus per Lipton’ Seat (ce ne sono un paio al giorno che vanno fin su, oltre la fabbrica, bisogna però informarsi bene), ma una volta scesi al bivio bisogna proseguire a piedi per circa 1 oretta ed inizia a piovere. Rimandiamo a meteo migliore e ne approfittiamo quindi per scendere (sempre a piedi) alla fabbrica di tè “Dambatenne”, un tempo di proprietà di Thomas Lipton (proprio lui!). La visita si rivela deludente, le spiegazioni sono molto affrettate, le macchine sono ferme, non sono previsti assaggi di tè… Qualcosa comunque impariamo anche se le 250rp di ingresso sembrano proprio sprecate (sconsigliabile la Dambatenne Factory, molto meglio altre, che costano anche meno). Merita però una visita tutta la zona, perchè il paesaggio è davvero bello ed è facilmente raggiungibile con frequenti bus da/per la fabbrica, da cui si può salire verso Lipton’ Seat (calcolare 3 orette a piedi).

Mar 4/9: abbiamo organizzato un trek dell’intera giornata con un ragazzo (Jim, cell. 0770623147, chiamatelo se volete organizzare delle camminate con lui) che ci farà da guida (compenso pattuito 500rp a testa) nella regione delle Horton Plains, ma fuori dal parco (evitando così l’esoso esborso). Col treno raggiungiamo Ohiya e da lì partiamo a piedi prendendo prima una strada e poi dei sentieri che ci porteranno a visitare foreste di eucalipti (piantate dagli inglesi), dove incontriamo la timidissima “bear monkey” (“presbite dalla barba bianca“) endemica dello Sri Lanka, due belle cascate (una delle quali è la Bambarakanda Falls, la più alta dello Sri Lanka, 240 m), piantagioni di tè, in uno scenario rurale interessante (la zona di Belihul Oya citata nella LP). Impariamo a riconoscere il kittul, un albero ad alto fusto dai cui frutti si ricava una melassa/sciroppo dolce di colore scuro, chiamato “miele di kittul”, che viene accoppiato al curd (caglio) per un dessert squisito (assolutamente da provare!).

Mer 5/9: bagagli fatti che lasciamo alla guest house, colazione a base di pittu (coconut roti spezzettato con vari curry, spettacolo!) e via per Lipton’ Seat, in bus fino alla Dambatenne Factory e da lì tuk tuk contrattato per i 7 km rimanenti con attesa per riportarci indietro (e riuscire a prendere il treno per Ella delle 14.10). Scendiamo al bivio proseguiamo sulla strada attraverso le piantagioni di tè fino al magnifico punto panoramico noto come Lipton’ Seat, dove ci godiamo una vista a 360 gradi (giornata limpida con sole caldo) e ci prendiamo un tè (servito con polpettine di riso e dal e qualche dolcetto dal gentilissimo gestore del bar). Ovviamente anche Lipton’ Seat è diventato a pagamento nel 2012, ma la cifra è onesta (mi pare 100rp). Riusciamo quindi a tornare giù col tuk tuk fino alla fabbrica, poi bus fino ad Haputale e infine alla stazione a comprare il biglietto per Ella…

Ella
5 – 7 settembre
Mer 5/9: Ella è il classico agglomerato urbano disordinato cresciuto esclusivamente sul turismo da banana pancake e per il turismo organizzato. Guest house, alberghi e ristoranti che confezionano piatti standard a costo spropositato che nulla hanno a che vedere con i piatti nazionali ed è davvero difficile, se non impossibile, trovare un “hotel” per locali. Noi ci piazziamo alla Rock View G.H. sentita già da Haputale, una vecchia e grande dimora con bella vista su Ella Rock. Per 1500rp abbiamo una grande stanza con bagno (non proprio perfettamente funzionante), un tantino fatiscente ma pulita, a quel prezzo è un buon affare (ma siamo in bassa stagione!). I pasti costano cari (come ovunque qui ad Ella)… cercando e chiedendo in giro troviamo da una signora in un piccolo shop, che privatamente ci farà un eccellente ed enorme rice and curry per cena per 200rp a testa, genuino perchè molto speziato (fin troppo, da lacrime!) e non confezionato per turistelli (non saprei però indicare in quale shop siamo finiti, era nella via che va in salita dall’incrocio principale).

Gio 6/9: Passeggiata al Little Adam’s Peak, una modesta ma panoramica cima a circa 45 minuti a piedi da Ella, facilmente raggiungibile seguendo la strada e le indicazioni, in un bel paesaggio più montano che collinare, sempre molto rigoglioso. Bella la vista a 360 gradi su Ella Gap ed Ella Rock. Nel pomeriggio prendiamo un bus per la vicina UVA Halpewatte Tea Factory che ci lascia all’incrocio e proseguiamo a piedi per 1,5 km in salita raggiungendo la fabbrica, un grosso edificio a 4 piani in posizione panoramica (consigliabile una visita qui!). Ceniamo in un hotel ad Ella (l’abbiamo trovato sulla strada principale verso monte!), ma niente di che e prezzi maggiorati.

Ven 7/9: decidiamo di salire a Ella Rock, seguendo prima la ferrovia e poi uno dei tanti sentieri che portano prima ad un villaggio e poi proseguono verso la cima, incontrando una strada forestale. Il percorso non è segnalato, non è facile trovare la via corretta nella foresta, anche se credo che tutto il dedalo di sentieri porti poi allo stesso punto, basta salire… C’è ovviamente qualche indigeno che aspetta che ci si perda o ci si disorienti per intervenire e accompagnarci in cima in cambio di un compenso (noi abbiamo dato 500rp in 3, più che sufficiente). C’è già qualcuno sulla ferrovia che accalappia qualche turista… noi non siamo stati abbordati lì ma più avanti, nei pressi del villaggetto. Insomma, ce la si può fare tranquillamente da soli, il rischio, secondo me, è solo quello di metterci mezza giornata invece che un’oretta e mezza. Il percorso è molto “aromatico”, attraversa una fitta foresta di eucalipti (piantati dagli inglesi) e cespugli di lemon grass fino alla vetta, da cui si gode un panorama davvero mozzafiato a strapiombo su Ella Gap. Quasi al termine della discesa inizia a piovere decisamente e troviamo riparo al piccolo shop all’inizio del percorso, subito sotto la ferrovia. Gentilissimi ci ospitano nelle stanze private sul retro, ci offrono tè e dolcetti senza voler nulla in cambio (noi lasciamo però dei soldi ugualmente). Nel pomeriggio facciamo ancora 2 passi lungo la ferrovia in direzione Demodara e “9 archi”, percorso sempre molto suggestivo e panoramico. Partiamo l’indomani per Tissa: avendo chiesto in giro, il parco Yala pare sia aperto, nonostante la guida indichi un periodo di chiusura x manutenzione proprio in settembre.

Tissa e Yala National Park
8 – 9 settembre
Partiamo per Tissamaharama con cambio bus a Wellawaya, 1 oretta a Sud di Ella. Scendiamo dalle fresche montagne nella calde pianure del Sud-Est. Al bus stand di Tissa, un tuk tuk di sua sponte ci porta dai suoi presunti “parenti” (che probabilmente lo erano davvero), in una bella g.h. a due passi dalla stazione dove si organizzano safari nello Yala National Park, che è poi il nostro scopo qui. Siamo sempre scettici nei confronti di questi servizi, ma in realtà la g.h. è bella e pulita e dopo mezzoretta di trattativa ci accordiamo per il safari e 2 notti in g.h. ad un prezzo eccellente (forse perchè bassa stagione), pagando 10.000rp in tutto (sono circa 30 euro a testa, niente male).
Nel pomeriggio saltiamo su un bus per Kirinda, una suggestiva località sacra sul mare a meno di 1 ora da Tissa, che merita una visita… il litorale è frastagliato e selvaggio e battuto da un oceano impetuoso. Sul promontorio roccioso sorge il tempio buddhista consacrato a Kataragama dove incontriamo un sacco di turismo locale che si intrattiene divertito dalla nostra presenza e dal nostro balbettare qualche parola di sinalese. Proviamo a cercare qualche sistemazione perchè il posto ci piace, ma quelle 2 offerte che troviamo sono orribili e carissime (blocchi di cemento claustrofobici), basterebbe così poco, un capannetta di paglia, il resto l’ha fatto la natura! mah… In attesa del bus per il rientro a Tissa ci intratteniamo con una simpatica famiglia di locali che gestisce un piccolo dhaba. Sono tutti estremamente accoglienti… Cena in g.h. con rice and curry non speziato, tutti si stupiscono quando chiediamo di farcelo meno turistico e più singalese ed entriamo in simpatia dei ragazzi che gestiscono questa g.h. agenzia di safari (independent traveller’s safari jeep service, contact: Nilanga 0094 710551074, consigliabili a nostro avviso).

Dom 9/9: alle 5 di mattina siamo alla jeep ma dell’autista nessuna traccia…. aspettiamo una mezzora, poi entriamo a svegliare i gestori… il ragazzo era lì che dormiva! 🙂 Siamo gli unici sulla jeep che è tutta x noi, entriamo nel parco, il paesaggio alterna praterie, pozze d’acqua, foreste rade, vediamo un sacco di animali tra cui cinghiali, pavoni, cervi, manguste, uccelli variopinti, varani, scimmie, iguane, coccodrilli, qualche elefante (pochi in verità) e persino il famoso leopardo (imboscato nel bush, riusciamo a vederne il corpo). Nonostante sia bassa stagione ci sono diverse jeep che ronzano, ma non danno fastidio più di tanto… in alta stagione non oso pensare il casino che c’è! Facciamo una pausa alla spiaggia, molto bella, facciamo una sosta anche sul fiume. Insomma, niente a che vedere con i safari africani, ma ne è valsa comunque la pena. Pranziamo al royal rest. a self service (ottimo posto), poi al tramonto visitiamo alcuni dagoba e ceniamo vicino ad un tempio in un localaccio per locali, eccellente come sempre… siamo sempre stupiti dalla qualità dei posti all’apparenza meno raccomandabili e dall’accoglienza della gente.

Tangalla
10 – 11 settembre
Prendiamo il bus delle 6.30 per Matara destinazione Tangalla (un paio d’orette scarse), poi tuk tuk in cerca di una sistemazione per qualche giorno di relax al mare. Proviamo a farci portare a Marakolliya Beach, la spiaggia più distante dal centro e troviamo una splendida sistemazione da Sandy’s. Per 2500rp (trattate da 3000) ci accaparriamo la capannetta “presidenziale” a 2 piani, fatta da palma intrecciata e legno, con bagno al piano terra e stanzetta letto sopra, aperta sul mare, con tanto di zanzariera… bellissimo! La spiaggia è magnifica, infinita e “quasi” selvaggia… il mare è tempestoso e pericoloso, ma è divertente farsi trasportare dalle onde sulla riva (anche se le conchiglie sbattute dalla corrente fanno male!). Pranzare al resort vuol dire sborsare un sacco di soldi, i piatti sono eccellenti (a quanto pare) ma non costano meno di 1000rp, quindi, armati del consueto spirito d’avventura, facciamo due passi  in giro verso la strada principale ed infatti, proprio al bivio, c’è un classico ristorante/mensa a buffet per locali, genuino ed economico. Consumiamo un ricco ed abbondante rice and curries, mentre nel frattempo si scatena un temporale. L’interno della spiaggia è costellato di lagune e backwaters, è un bel paesaggio d’acqua, palme e mangrovie, con notevole avifauna, e varani come gatti. Birretta al resort, varie foto al tramonto tra mare e lagune, ed infine una splendida notte  cullata dal rumore delle onde… cosa chiedere di più?!

Mar 11/9: sveglia all’alba, bellissima, foto e bagnetto nelle onde. Mattina relax, poi prendiamo un tuk tuk per pranzo (veg roti) in città. Facciamo un giro al mercato dove prendiamo un po’ di frutta e torta al cocco x cena e colazione. Nel pomeriggio lunga passeggiata sull’attigua Medaketiya Beach (sempre bella ma la nostra è molto più selvaggia) dove una simpatica signora cerca di convincerci a comprare un safari in barca nelle backwaters (che naturalmente fa il marito). Ma noi l’indomani dobbiamo lasciare il nostro piccolo paradiso perchè già prenotato… avremmo potuto pernottare nella capannetta all’interno (che costa anche decisamente poco, solo 1000rp!) ma decidiamo, un po’ a malincuore, di cambiare località… ormai i giorni rimasti sono contati! Birra serale al ristorante del resort, dove le coppie ed i turisti impacchettati mangiano pesce venduto a prezzi esorbitanti (per gli standard singalesi)… si approfitta del wi-fi gratuito per mandare qualche messaggio. Ancora foto ad un bellissimo tramonto e poi ultima notte stellata nella capannetta, cullati dal rumore del mare.

Mirissa
12 settembre
Sveglia all’alba cullati dal rumore delle onde, qualche foto, zaini in spalla e lasciamo la nostra capannetta già prenotata da altri… tuk tuk fino al bus stand di Tangalla e in bus per Mirissa. Ci facciamo portare all’Amarasinghe Guest House con un tuk tuk, splendida sistemazione immersa nella vegetazione (quindi zanzare), ambiente famigliare e stanza doppia con ventilatore e bagno a 1200rp (meno di 8 euro). Caldo… posati gli zaini, facciamo un giro nei dintorni (backwaters e vegetazione fitta), visitiamo la spiaggia che ci pare subito un po’ sporca e trasandata… è bassa stagione qui, il mare è mosso, ma le sistemazioni lungo spiaggia sono care, non vale la pena fermarsi, decideremo di partire l’indomani per Unawatuna. Poi veniamo da Tangalla, che era un paradiso, la differenza la sentiamo forte. In alta stagione la baia Mirissa non deve essere male. Bagnetto pomeridiano, relax, splendido tramonto con fungo monsonico al largo e cena in guesthouse con un ricco rice and curry (nel riprendere il sentiero per la g.h., dei cani randagi ci hanno quasi assalito, probabilmente abbiamo sbagliato strada!).

Unawatuna – Galle – Colombo
13 – 14 – 15 settembre

image13/9: Ci spostiamo in bus a Unawatuna dove troviamo una bella (un po’ strettina forse) spiaggia pulita con parecchi locali e alberghi che vi si affacciano direttamente, ma non molti turisti in giro. In alta stagione, che inizia a Novembre, deve essere un carnaio qui… Strappiamo una stanza alla Peacock G.H. a 2500rp contrattate (bassa stagione), ottima sistemazione, molto standard, pulita e nuova, bagno e bel balcone sul mare, terzo piano… bella vista, molto da turistelli, ma sono gli ultimi 3 giorni. Facciamo base qui per visitare Galle in giornata (mezzoretta di bus), evitando anche di dormire a Colombo, raggiungibile in treno in poche ore. Più volte vedremo dal balcone una tartarughina affiorare occasionalmente nel mare davanti a noi, a pochi metri dalla battigia. Il mare è mosso sì, ma di un bel colore verde e più protetto dalla baia.
C’è qualche venditore ambulante che gira in spiaggia, i primi che vediamo… Sulla strada principale, girato l’angolo c’è un classico hotel per mangiare, piuttosto scalcinato, ma come al solito ottimo. Facciamo visita al centro di incubazione delle uova di tartaruga di Habaraduwa, che si raggiunge facilmente con qualsiasi bus in 15 minuti. E’ un centro privato, si occupano di recuperare dalla spiaggia le uova deposte e incubarle al sicuro nel centro. Recuperano anche tartarughe adulte ferite (da pescatori per es.) e ricevono visite da scolaresche per sensibilizzazione. Questo è ciò che ci hanno detto, ma non so se sia davvero tutto così… Ceniamo in un localino sulla spiaggia (non ricordo il nome, forse Hot Rock, uno degli ultimi verso il fondo del villaggio, a Ovest, tra i meno turistici di tutti) con pescione tropicale, gamberoni e birra gelida (non costa pochissimo ma nemmeno tanto! un decina di euro o poco più in tutto mi pare).

14/9: colazione all’hotel sulla strada per poche rupie, coconut roti appena fatti, dal e lunumiris (salsina rossa piccante), tutto molto semplice e squisito, poi saltiamo sul primo bus per Galle… caldo umido intenso, mercato (dove compriamo le solite quintalate di spezie ed 1 bottiglietta di arrack di riso da assaggiare), visita alla città fortificata e rientro a Unawatuna, spiaggia, sole, relax.. Ceniamo con kottu in uno dei tanti locali all’interno di Unawatuna e poi torniamo dalla signora del pesce per un piatto di gamberoni e birra gelida.

15/9: ultimo giorno, colazione al solito hotel con hopper e roti appena fatti, poi tuk tuka Galle e treno slow per Colombo (il bigliettaio ci aveva avvertito, è davvero lento quel treno lì, prendetene un altro!!! ma noi non abbiamo fretta…). Arriviamo verso le 14 (con 1 oretta di ritardo persino!), lasciamo i bagagli alla solita cloakroom della stazione Colombo Fort, e corriamo all’ostello per un ricco rice and curries con tè e dolci (da non perdere!). Poi in giro nel mercato di Pettah per qualche acquisto, più che altro ci facciamo confezionare dei dolcetti da Bombay Sweet da portare a Torino e regalare in giro. Bus per Katunayake e navetta (anzi tuk tuk, perchè era un po’ tardi) per l’aeroporto, dove ci rimangono da cambiare ancora un bel po’ di rupie (ci rifilano dollari)…

Ayubowan Sri Lanka!



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