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Ladakh 2011

Ladakh 2011


INDIA-LADAKH 2011 “a due passi dal cielo…”

(diario di viaggio dal 10 al 31 agosto di Gianluca)

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SINTESI del PROGRAMMA di VIAGGIO (22gg.): Lamayuru-Martseland/Hemis trek
10agosto: PARTENZA: volo TORINO – NEW DEHLI (via Francoforte) operato da Lufthansa
11agosto: Dehli, tour citta’
12agosto: trasferimento, volo New Dehli – Leh (Ladakh) operato da Jet Airways
13agosto: Leh
14agosto: Leh, inizio trekking 1° giorno, trasferimento auto per Lamayuru
15agosto: 2° giorno trekking
16agosto: 3° giorno trekking
17agosto: 4° giorno trekking
18agosto: 5° giorno trekking
19agosto: 6° giorno trekking
20agosto: 7° giorno trekking
21agosto: 8° giorno trekking
22agosto: 9° giorno trekking
23agosto: 10° giorno trekking
24agosto: 11° giorno trekking
25agosto: 12° giorno trekking
26agosto: 13° ed ultimo giorno di trekking
27agosto: Leh, tour Khardung La
28agosto: trasferimento (volo interno) per New Dehli
29agosto: tour Agra
30agosto: Dehli
31agosto: rientro in ITALIA Dehli-Torino (via Monaco), operato da Lufthansa

VARIE NOTIZIE SPICCIOLE:
Moneta e cambio:
moneta corrente Rupia Indiana, cambio a circa 60 Rupie per un Euro.
Nessun problema a cambiare Euro o Dollari  a New Dehli.
Qui è consigliabile farlo già in aeroporto.
A Leh esistono varie case di cambio e bancomat. Altrove durante il trekking non è possibile cambiare o prelevare. E’ bene avere con se Rupie con tagli non troppo grandi per evitare problemi per eventuali resti. Alcuni negozi a Leh accettano anche pagamento direttamente in Dollari o Euro, ma non risulta conveniente per il cambio applicato sfavorevole. Meglio pagare se possibile direttamente in Rupie.

Carte di credito e bancomat:
normalmente prelievi e pagamenti senza problemi a Dehli. E’ bene per sicurezza però, evitare l’uso della carta di credito soprattutto nei negozi non ben conosciuti, questo per evitare possibili truffe. A Leh le carte di credito non vengono accettate ovunque. Le banche e relativi bancomat presentano spesso lunghe code per accedere agli sportelli.

Fusorario: 3 ore ½ in più rispetto all’Italia

Prese corrente:
normalmente hanno la 220v con prese bipolari, ma diverse dalle nostre tradizionali.
Non tutti gli alberghi hanno prese universali pertanto è consigliabile portarsi un adattatore specifico.
A Leh purtroppo spesso capita di restare senza corrente: black out temporanei e cali di tensione sono all’ordine del giorno.

Farmaci:
è bene avere con se tutto ciò che occorre in caso dei comuni malanni. In Ladakh non vi sono grosse strutture mediche. Nel trekking soprattutto è importante essere riforniti per ogni evenienza.

Telefoni:
copertura cellulare buona a Dehli e dintorni. A Leh la rete per i cellulari esiste, ma è legata ad un operatore che richiede un contratto specifico. In poche parole i nostri telefoni NON PRENDONO e vanno benissimo solo come orologi e sveglie!
Non è possibile chiamare l’Europa durante il trekking: esistono solo in alcuni villaggi telefoni satellitari, ma che sono abilitati per la sola rete nazionale. Non ci sono sul percorso internet point.
A Leh non abbiamo visto cabine telefoniche. Vi sono invece molti centri telefonici con accesso ad internet che risulta il più economico per comunicare.

Abbigliamento:
ad Agosto il clima è molto caldo ed umido a Dehli e soprattutto ad Agra.
Ladakh: a Leh fa caldo durante il giorno, la sera si rinfresca. Se il cielo è coperto però, il clima cambia subito. Durante il trekking, nelle zone oltre i 4000m, durante il giorno il sole è molto forte, si arriva anche a 30 gradi! Ma attenzione, in ogni momento il tempo può cambiare e se si rannuvola in quota (dai 4500 in su) può facilmente nevicare. Per l’acquisto di attrezzatura da montagna, a Leh  vi sono molti negozi. I prezzi seppur convenienti non sono bassissimi e la merce verosimilmente è contraffatta. Esiste anche la possibilità di noleggiare in più negozi ed agenzie l’attrezzatura.

Sicurezza:
non abbiamo avuto nessun particolare problema, salvo la grande difficoltà soprattutto a Dehli a non essere “importunati” dai conducenti di tuk-tuk ecc… Idem dai procacciatori d’affari, molto insistenti, di cui occorre sempre diffidare. Nessuna situazione di pericolo oggettivo, basta allontanare con “molta pazienza” questi invadenti personaggi.
In Ladakh risulta tutto diverso, non vi sono questi tipi di fastidiosi “abbordaggi”. Taxisti e molti negozianti a Leh chiedono se occorre un passaggio o approcciano per la vendita nel secondo caso, ma basta un semplice no e non insistono.

Strade, circolazione e trasporti:
solo una parola: un vero delirio. Nelle grandi città soprattutto, occorre porre particolare attenzione a dove si mettono i piedi per non rischiare di farsi male, oltre a calpestare chissà cosa, esseri umani compresi…
Le auto viaggiano a sinistra (stile anglosassone) ed il traffico è veramente indescrivibile. Per “sopravvivere incolumi” bisogna veramente avere 1000 occhi e orecchie.
Per quanto concerne i voli interni: vi sono parecchi controlli al rientro da Leh. Vengono imbarcati in stiva anche i bagagli a mano, specie se più voluminosi. Abbiamo visto a parecchia gente essere controllate le macchine fotografiche e fatte estrarre le batterie. Ad alcuni è stato anche richiesto di gettarle!

Varie
Le mance sono ben gradite ovunque soprattutto per dimostrare in gradimento di un servizio.
La lingua parlata è l’Hindi, ma nel Ladakh la lingua predominante è il Ladakho. Chiunque abbia a che fare con il turismo parla anche l’inglese.

IL VIAGGIO NEL DETTAGLIO:
Ciao mi chiamo Gianluca.
Tutto inizia tre anni fa in occasione di un altro trekking fatto da noi in Nepal, regione dell’Annapurna. Parlando con l’unico italiano incontrato all’epoca durante quella meravigliosa esperienza, scopriamo sia molto amante dell’India e ci consiglia un’esperienza in Ladakh…
Così a distanza di tempo si concretizza l’idea e approfondita la conoscenza di questa remota regione nel nord-ovest dell’immensa India si inizia a pianificare il viaggio. Questo consisterà in una breve visita a Dehli, Agra ed un trekking in Ladakh.
La parte organizzativa più lunga è legata a quest’ultima parte. Dopo vari contatti con diverse agenzie di trekking di Leh, la città principale della zona, la scelta va su Dreamland trek&tour. I prezzi ed i pacchetti offerti sono sempre molto simili. Pertanto la differenza la può fare o la scelta fatta direttamente sul posto, consigliabile solo per chi non ha fretta e vuole magari aggregarsi ad un gruppo) o come nel nostro caso il puro e semplice istinto e la necessità di avere una prenotazione per un trekking privato a date prestabilite. Determinante è poi la tipologia di pernottamento da scegliere: normalmente si parla di campi tendati e di conseguenza un periodo da vivere dimenticandosi di determinati confort, quali docce, letto, lenzuola ecc… Alternativa, i pernottamenti  nella homestay e cioè (laddove è possibile, non essendovene moltissime) si può dormire in case private o semplicissimi lodges che si trovano nei villaggi che s’incontrano strada facendo. Noi abbiamo scelto la formula del camping e siamo rimasti soddisfatti della scelta. A mio parere poi, in questo genere di avventure, la differenza sostanziale la fa in particolar modo chi ti accompagna. Guida, ecc…per ovvi motivi sono i personaggi che influiranno non poco sul buon esito dei giorni di trekking. La preparazione del viaggio è durata parecchi mesi. Mi piace molto questa fase: la ricerca di notizie, lo scoprire a poco a poco tante curiosità sui luoghi che si andranno a visitare. In India predomina la religione induista, con una grande comunità musulmana ed una grossa presenza di buddisti soprattutto nelle regioni a nord, come appunto il Ladakh. Quest’ultimo risulta essere, oltre che stupendo dal punto di vista paesaggistico, anche di grande importanza strategica proprio essendo storicamente il punto di comunicazione fra India e Tibet. Le sue valli sono state per secoli grande via di comunicazione commerciale, prima di tutto per la seta. Il Ladakh viene definito da  molti come l’ultimo Shangri La. Ossia l’ultimo resistente e fiero baluardo della libera espressione del buddismo. Ultimo perché geograficamente confina con il Tibet di cui viene considerato religiosamente parlando, parte integrante e dove purtroppo non esiste più la libertà di manifestare il proprio credo… Il Ladakh è conosciuto anche come la regione degli altopiani: ovunque l’altezza è costantemente oltre i 3000m. Leh per esempio supera i 3500. Questa è la città principale della provincia che fa parte dell’estesa regione del Jammu-Kashmir. Essendo un punto strategico anche dal punto di vista militare qui esiste un aeroporto e pertanto si trovano tutti i servizi necessari per muoversi in zona. Proprio con il volo con cui si raggiunge Leh da Dehli incomincia il viaggio, godendo di una vista meravigliosa su Himalaya e Karakorum. C’è la passibilità di arrivarci anche via terra con il bus da Dehli via Manali. Un lungo trasferimento, che però a detta di molti risulta essere un’esperienza stupenda per i paesaggi che s’incontrano. Date le altezze considerevoli è consigliabile un buon acclimatamento, questo soprattutto prima di partire per un trekking in zona, che in linea di massima porta sempre ad altezze elevate. Nel nostro caso a partire dal 12 Agosto (giorno in cui siamo atterrati a Leh) non scenderemo mai sotto i 3300-3400m sino al rientro a New Dehli (28 Agosto). Il clima secco e poco piovoso rende il Ladakh ideale meta per escursioni e trekking più o meno impegnativi. Il periodo ideale è quello tra giugno e settembre. Noi siamo stati fortunati, il bel tempo ci ha accompagnato per quasi tutto il viaggio, salvo per i due giorni iniziali che non sono stati particolarmente belli. Del  resto anche se la pioggia cade raramente, occorre pensare che in agosto come in giugno e luglio la presenza del monsone soprattutto nel sud del continente può portare qualche precipitazione. Ne è un esempio, tragico purtroppo, l’alluvione devastante del 5 Agosto 2010, che ha in un attimo, spazzato via villaggi interi, provocando tantissime vittime, turisti compresi. Un episodio drammatico che ha sconvolto la zona di Leh.
Il paesaggio risulta ovunque arido e roccioso, eccezion fatta per le montagne che superano i 5500m circa e dove compaiono i primi ghiacciai. Nella zona vanno ricordate la due cime più alte e famose,  raggiungibili tramite spedizioni commerciali abbinate ad un trekking ed organizzate da quasi tutte le agenzie di Leh: lo Stok Kangri (6130m) ed il Kang Yatze (6400m).
Il trekking non è alpinismo, ma camminare per parecchi giorni a quote elevate comporta fatica e conseguente stress fisico dovuto anche alla riduzione di ossigeno nell’aria (a 5000m si conta una riduzione del 50% rispetto al livello del mare). E’ bene pertanto allenarsi al meglio in Italia per arrivare pronti. Del resto pur non essendo una vacanza all’insegna del relax, resta pur sempre una vacanza e come tale va vissuta cercando di evitare il più possibile problemi legati alla quota (mal di montagna) ed all’eccessiva fatica.
La stupenda sensazione che ti pervade in Ladakh è quel senso di calma e serenità che è soprattutto la gente del posto a trasmettere. Il fascino dell’atmosfera buddista e degli stupendi monasteri della regione è indescrivibile. Senso di spazio infinito, contatto con la natura. Non c’è la minima traccia del “nostro” stress cittadino quotidiano. Discorso a parte per Dehli e dintorni. Quando viene detto che occorre prepararsi all’impatto duro con la realtà di questa città non posso che essere d’accordo. Un mondo lontano anni luce dalla nostra realtà e dove sia normale chiedersi come tanta gente possa vivere in condizioni cosi estreme. Un popolo quello indiano particolarmente amante delle tradizioni. L’India è una nazione in grande espansione dotate di grandi potenzialità soprattutto a livello tecnologico. Da un lato c’è tutto questo, dall’altro condizioni di degrado con tanta gente che non sa di che vivere e muore per strada fra l’indifferenza generale.
Dopo queste considerazioni generali passo nel dettaglio alla descrizione del viaggio.

10 Agosto (mercoledi)
Finalmente è giunto il momento tanto atteso: ore 7.30 partiamo da Torino Caselle alla volta di Francoforte dove verso le 13 abbiamo il volo per New Dehli che ci porterà nel continente asiatico.
Voli tranquilli e puntuali. E’ la mezza dell’11 Agosto quando atterriamo in India. Svolgiamo le formalità doganali e dopo aver cambiato gli euro in rupie e recuperati i bagagli (che per fortuna sono arrivati!) possiamo finalmente uscire all’esterno. Il terminal 3 dell’aeroporto Indira Gandhi completato solo l’anno passato per il giochi del Commonwealth 2010 è bello ed organizzato. Fuori ci attende l’auto prenotata che ci porterà in hotel. Cosi facendo ci evitiamo la prima ondata di procacciatori d’affari vari che attendono i turisti all’esterno. E’ notte, ma fa un caldo esagerato, c’è molta umidità. Nonostante sia tardi in giro c’è un caos incredibile: impatto con la realtà di una metropoli di quasi 13 milioni di persone! Nei 45 minuti di viaggio abbiamo modo di vedere dal finestrino dell’auto uno spaccato della cruda realtà di vita indiana. Al primo posto la tanta gente che dorme per strada letteralmente buttata in terra… Arriviamo in hotel che sono le 2 circa di notte… Tempo di sistemarci in camera e crolliamo sul letto dopo questa lunga giornata di viaggio.

11 Agosto (giovedi)
Primo risveglio indiano, fuori si sentono già i clacson delle auto in transito che qui sono usati di continuo per avvisare della propria presenza e farsi strada. Dopo colazione alle 9 puntuali partiamo per il tour organizzato che abbiamo richiesto, per vedere in questa giornata a disposizione le principali attrazioni turistiche di Dehli. La città enorme ha un cuore antico che si chiama Old Dehli, la parte vecchia della città, quella più caratteristica e legata alla storia, ma anche quella più caotica e dove i sensi (soprattutto olfatto ed udito…)sono veramente messi a dura prova. C’è poi New Dehli, la grande città partita dagli insediamenti coloniali inglesi e che si è espansa a macchia d’olio. La giornata purtroppo non è bellissima e ci sono le nuvole, anche se il sole caldissimo ogni tanto ci appare. Il traffico è allucinante: ogni momento sembra presagire un urto con un altro automezzo o risciò o tuk-tuk o altro, pedoni compresi. A dispetto di ciò per fortuna non succede nulla. Evidentemente gli indiani sono comunque abili conducenti. Non manca poi uno smog da primato. Prima tappa, ad Old Dehli alla Jama Masijd, ovvero la moschea più grande dell’India, capace di contenere più di 25000 persone. Molto suggestiva ed imponente peccato per il tempo che sta peggiorando e ci troviamo in breve tempo nel mezzo di un bel temporale. Risaliti in auto ci dirigiamo verso il vicino Red Fort, il forte reale, antica costruzione di difesa della città che però sfortuna vuole oggi non risulta essere aperto per ragioni di sicurezza. Infatti il 15 Agosto si festeggia la festa dell’indipendenza indiana e molti luoghi sensibili, tra cui Red Fort e la tomba di Gandhi sono chiusi al pubblico. Questa si trova già in New Dehli prossima meta del giorno. Non è possibile accedere neppure alla zona intorno all’India Gate (il famoso grande arco eretto in onore dei caduti nelle guerre). Ci passiamo a distanza soffermandoci nella zona vicina del parlamento che è immersa nel verde. Non ci resta che recarci alla non lontanissima Tomba di Humayun, stupenda costruzione fatta edificare nel periodo della dinastia moghul e che è un esempio di miscuglio architettonico tra lo stile persiano e la cultura indiana. Molto bella, come lo sono le varie tombe minori che si trovano nel grande parco  che la circonda. Per fortuna non piove più ed anche se è nuvoloso riusciamo a visitare indisturbati.
Ci rechiamo infine al Qutb Minar. Questo complesso di edifici molto antichi si trova in periferia e pertanto occorre parecchio tempo per arrivarci. Risale tutto al periodo di dominio islamico della dinastia moghul nella regione. Vi si trovano varie costruzioni religiose tra cui la bellissima torre. Questa è l’ultima visita prevista. Rientriamo nella zona del nostro albergo. Ci vorrà parecchio a causa del caos che incontriamo per strada. Sono ormai le 14,30 pertanto ci concediamo una meritata pausa pranzo. Poco distante dall’hotel infatti c’è un bel ristorante, l’Alfa Spice, dove ci siamo trovati bene e dove il rapporto qualità prezzo sembra buono. Trascorriamo la fine della giornata in albergo, preparandoci  con calma i bagagli ed andando a dormire presto visto la levataccia che ci attende questa notte.

12 Agosto (venerdi)
Sveglia pesante, sono solo le 3,00 quando squilla il telefono dalla reception…
Il fuso orario non è ancora perfettamente in “circolo” e fatichiamo a carburare. In italia sono solo le 23,30! Chiudiamo i bagagli e lasciamo il superfluo che non ci servirà in hotel, tanto al rientro a Dehli rialloggeremo qui. Alle 4,00 arriva il taxi che ci porterà in aeroporto.
Il nostro volo per Leh è alle 6,30, abbiamo tempo per fare tutto con calma. Preferiamo partire con ampio anticipo per non rischiare intoppi visto che l’aeroporto è a circa 15 km dall’hotel e sappiamo che qui le strade possono riservare brutte sorprese… La città è ancora addormentata, tutte le botteghe sono chiuse, traffico poco e pochi clacson, basta già però quello del nostro taxista che ogni tanto quasi per riflesso condizionato suona nonostante l’ora e la relativa calma intorno a noi. Le strade sono semi buie, ma s’intravedono parecchie persone che anche solo a piedi vanno in giro o dormono per strada, buttati sui bordi o sui marciapiedi. Chi non ha una casa e sono tanti, dorme come capita…Una condizione tremenda, ma qui purtroppo molto comune. A quest’ora in 20-25 minuti siamo in aeroporto. La metà del tempo di quando c’è traffico. Andiamo nuovamente al terminal3 da cui parte la Jet Airways. Notiamo che essendo Agosto vi sono parecchi voli per Leh (almeno 5-6…) anche più di uno della stessa compagnia. Il tempo non è bello anzi inizia a piovere, speriamo che non ci siano problemi a partire: ho letto che può capitare che a causa del maltempo chiudano l’aeroporto di Leh annullando i voli. Il check-in fila liscio e non leggiamo niente di strano sui display, il che fa pensare al meglio. Il volo parte puntualissimo sotto un diluvio…Uno strano presentimento mi pervade: ho visto prima di partire molti bagagli a fianco del velivolo non imbarcati …e purtroppo mi è sembrato di riconoscere anche una delle nostre due sacche.
Speriamo mi stia sbagliando! Intanto il volo risulta essere molto bello soprattutto per il paesaggio sotto di noi quando raggiungiamo le catene montuose. Emozionante poi la discesa e l’atterraggio all’interno della valle di Leh. Sono le 7,45 quando puntualissimi atterriamo. Il tempo è bello, e per la prima volta vediamo dal vivo e non solo in cartolina il magnifico cielo azzurro del Ladakh. L’aeroporto è molto piccolo, senza parlare della zona del ritiro bagagli. Sarà appunto qui che i miei dubbi diventeranno certezza: i nostri borsoni non sono arrivati. Saremo almeno 30-40 persone con lo stesso problema, non capiamo perché c’è stato questo disguido visto che oltretutto l’aereo non era particolarmente piccolo. Ci viene garantito che arriverà tutto con il volo previsto per le 11. Speriamo in bene, anche perché se no sarebbe un bel guaio! Dopo questo imprevisto e con il solo zaino che usiamo come bagaglio a mano, usciamo dall’aerostazione. Qui ci attende un’auto dell’agenzia che in pochi minuti ci porta nel centro di Leh che è vicinissimo. L’aria è leggera e si sente che siamo a 3500m. Ammiriamo stupefatti per la prima volta l’imponente Leh Palace, l’antico palazzo reale che domina la città dall’alto. Mi sembra un sogno vederlo di persona dopo averlo visto in decine d’immagini durante i mesi passati. Ma adesso siamo qua e possiamo finalmente goderci il paesaggio di persona. Andiamo in agenzia e conosciuti i proprietari, gentili e disponibili, spieghiamo il problema dei bagagli ed anche loro si attivano con la compagnia aerea per capire qualcosa. Viene riconfermato l’arrivo con il volo delle 11. Ci trasferiamo nel vicino albergo di proprietà dell’agenzia, il Dreamland hotel. Un albergo molto semplice, economico e che risulta essere centralissimo e comodo per spostarsi a piedi nella città vecchia. Sistemiamo in camera i “pochi bagagli” che abbiamo in attesa che arrivi il resto e subito usciamo per andare a scoprire la città. Il centro è molto commerciale, tante agenzie, alberghi, ristoranti e negozi e poi vari Tibetan market , mercatini dei rifugiati tibetani che vendono i souvenir tipici della zona. Stiamo bene, non sentiamo per ora nessun problema per lo sbalzo repentino di quota. Per saggiare la nostra “forma fisica” andiamo subito verso il Leh Palace da cui si gode una meravigliosa vista sulla città. Posto ideale per fotografare Leh. Vediamo la bella Jama Masjid, la moschea della numerosa comunità musulmana presente in città. Il centro storico da cui si passa per raggiungere il palazzo reale è molto fatiscente, case abbandonate e pericolanti, ma è molto suggestivo. Strada facendo incontriamo anche parecchie mucche ed asinelli che girano liberi ed indisturbati per le strade…Una classica immagine che si conosce dell’India. Vicoli e stradine s’inerpicano sulla collina, intrecciandosi fra loro fino a raggiungere il cospetto di questa imponente costruzione che apparteneva al re del Ladakh e che era nei secoli passati la sua principale dimora. Si può visitare (costo 100 rp) e decidiamo di farlo il giorno seguente. E’ quasi mezzogiorno e dobbiamo ridiscendere per verificare se sono arrivati i bagagli. Facciamo tappa alla german bakery pumpernickel, un specie di pasticceria, per comprare un po’ di golose leccornie che saranno il nostro pranzo. Qui si trovano anche i buonissimi succhi di frutta in bottiglia, come quello di mele, specialità del Kashmir. Arrivati in hotel abbiamo dopo pochi minuti la lieta sorpresa dell’arrivo di tutti i bagagli mancanti, cosicché finalmente possiamo rilassarci completamente. Intanto purtroppo il cielo si sta rannuvolando e non sembra che siano solo nuvole passeggere. Si alza anche un forte vento, ma nonostante tutto decidiamo di andare a visitare lo Shanti Stupa. Questo si trova in un punto molto panoramico che offre un’ottima vista di Leh e dintorni. Ideale andarci al tramonto per gli scorci panoramici ed i giochi di luce. Saliamo infatti a fine pomeriggio, ma purtroppo, con il cielo coperto, non possiamo sfruttare la luce del sole. Ci andiamo a piedi “ovviamente”: una bella passeggiata che alla fine presenta una lunga scalinata spacca gambe, che permette di raggiungere il piazzale dove si erge lo stupa. Terminata la visita, ritorniamo in centro, facciamo un po’ di acquisti, souvenir ecc… e concludiamo la giornata a cena al Dreamland restaurant, dove mangiamo bene. Si chiude cosi la prima giornata a Leh. Andiamo a letto sperando di riavere il sole per domani.

13 Agosto (sabato)
Primo risveglio a Leh. Oggi giornata completa in paese dedicata alle visite ed all’acclimatamento in previsione della partenza di domani per il trekking. Purtroppo la giornata non è bella, le nuvole coprono il cielo azzurro.
Dopo colazione andiamo subito a visitare il meraviglioso Leh Palace. Un palazzone di ben dodici piani, simbolo della grandezza di un regno di cui resta solo il ricordo. Saliti all’ingresso entriamo armati di torcia elettrica per evitare di mettere i piedi in fallo nelle numerose buche che si trovano nel pavimento e per scoprire i bui meandri dei vari piani visitabili. E’ un bel vagabondare, scovando angoli nascosti in un labirinto di corridoi e stanze. Dai numerosi terrazzi si gode una bellissima vista su Leh e la sua vallata. Peccato solo per il cielo grigio e la nebbia bassa che copre la catena montuosa dello Stok Kangry (6109m), la montagna più alta del circondario. Usciti dal palazzo proseguiamo verso la sommità del promontorio oltre il Leh Palace e su cui sorge il suggestivo Namgyal Tsemo Gompa, costituito da un’antica fortificazione di cui oggi resta una sola parte ed un piccolo gompa (monastero). Visitiamo il piccolo tempio contraddistinto da una statua di buddha alta più di tre metri. Fuori una miriade di bandierine di preghiera coprono di colore la sommità dell’altura. Ci godiamo il panorama anche se il vento freddo non invoglia a restare. Ridiscendiamo facendo un giro nella zona nuova di Leh cercando scorci particolari da fotografare. La giornata passa velocemente. A fine pomeriggio conosciamo finalmente la guida del trekking. E’ un giovane ragazzo di 22 anni, Stanzin, studente universitario, che per mantenersi gli studi lavora tutta l’estate in agenzia. Ci congediamo da lui dandoci appuntamento all’indomani verso le 9,30 per la partenza. Affamati per la lunga giornata andiamo a cena dopodichè speranzosi di vedere il sole domattina torniamo in albergo per la notte…domani si parte per il trekking e ci conviene essere riposati!

14 Agosto (domenica)
1° giorno di trekking:  tappa di trasferimento in auto Leh-Lamayuru
Risveglio pieno di emozioni: oggi mi sento elettrizzato all’idea della partenza. Dalle tende della finestra dell’hotel filtrano i raggi del sole e questo mi fa ben pensare…Infatti per fortuna pur non essendo completamente sgombero dalle nubi c’è un bel cielo azzurro ed il sole. All’orizzonte e tutto intorno alla vallata le montagne oltre i 5000m ci appaiono imbiancate. E’ veramente un bello spettacolo.
Alle 9,30 saliti sulla jeep che è carica di tutto ciò che ci occorre per il trekking, si parte. Conosciamo anche il cuoco, Siddhar, nepalese del Khumbu, che è qui per lavorare durante la stagione dei monsoni, quando da lui c’è meno da fare a causa del maltempo. Con nostra sorpresa il gruppo in partenza aumenta di un’unita’: c’è infatti anche un aiutante della guida Stanzin con lo stesso suo nome che battezzeremo Stanzin 2°. Pertanto con lui, il cuoco e la guida divideremo i prossimi 13gg. Manca solo più il pony man e cioè colui che conduce i cavalli o asini che trasportano l’occorrente per il campeggio da una tappa all’altra. Lo troveremo a Wanlha (villaggio alla fine della tappa di domani) essendo le prime due tappe percorribili in auto. La strada per Lamayuru è abbastanza lunga, soprattutto il tratto finale incassato in una stretta ed accidentata vallata. E’ parte della strada che collega Leh a Srinagar importante città dello Jammu e Kashmir. Ci vorranno 5-6 ore per percorrere i circa 120km che la separano da Leh e considerando anche le soste previste per le visite ai monasteri di Spituk, Likir ed Alchi. Si costeggerà per gran parte del tragitto il fiume Indo passando dal punto spettacolare dove avviene la confluenza con il fiume Zanskar. Purtroppo per ragioni di tempo non visitiamo il monastero di Phyang. Il lungo percorso ci premia con delle stupende vedute panoramiche della vallata. Arriviamo a Lamayuru a metà pomeriggio. Purtroppo il cielo si è nuovamente coperto ma ci ha regalato durante il trasferimento degli scorci stupendi. Il villaggio è molto carino, piccolo e dominato dall’alto dal grande monastero. Dormiremo in un’area destinata al campeggio. Ogni tanto gocciola, per cui ci sbrighiamo ad andare a visitarlo. Da lassù c’è una vista stupenda sulla vallata e su quella che viene definita la broken Moon Land, ovvero sia una spettacolare zona con un paesaggio lunare. Ceniamo presto e terminato di mangiare vista la mancanza di “attrazioni serali” ci ritiriamo in tenda per la prima delle tante notti di questo trekking.  
Sintesi dati significativi 1° tappa: trasferimento in auto su strada quasi interamente asfaltata, ma in alcuni tratti particolarmente tortuosa.

Leh (3500m) – Lamayuru (3430m)  

15 Agosto (lunedi):
2° giorno di trekking: tappa Lamayuru – Wanlah
Prima notte in tenda, abbiamo riposato abbastanza bene. I materassini sicuramente non sono comodi come il letto di casa… però ci hanno permesso di dormire a sufficienza. Sono solo le 6,00 quando apro la cerniera della tenda per guardare fuori… Purtroppo questa notte ha piovuto e mi appare un  cielo tutt’altro che azzurro come speravo di vedere. Nuvole e solo qualche piccolo spiraglio di sereno che però in breve tempo scompare. E’ anche vero però che siamo solo all’inizio ed è bene pensare positivo per i prossimi giorni. Non saremo mica cosi sfortunati! Dopo la prima ed abbondante colazione ci prepariamo a partire. Mi sento emozionato, iniziamo il lungo percorso che ci porterà piano piano, giorno dopo giorno a Martseland. Ci congediamo da Siddhar e Stanzin 2° che solo più per oggi potranno percorrere la tappa in auto facendo un ampio giro che evita le montagne. Noi invece procediamo attraverso il primo colle del trekking, il Prinkiti La, da cui scenderemo nella vallata attraversata dal fiume Yapola. Da qui si proseguirà sino al villaggio di  Wanlah. Superatolo dopo 3 km circa si raggiunge la meta finale della tappa. C’incamminiamo un po’ intorpiditi per la nottata non particolarmente agevole… Si scende lungo il corso del torrente che passa per l’abitato di Lamayuru e dopo averlo attraversato raggiungiamo alcuni ruderi di Chorten bianchi da cui s’imbocca una piccola vallata laterale iniziando cosi a salire dolcemente su un sentiero ben marcato. La zona è molto brulla, terra arida senza neppure un prato. Il cielo nuvoloso rende l’ambiente particolarmente tetro. Nonostante questo però il silenzio che ci circonda, assoluto, rende tutto particolarmente suggestivo. Incontriamo una volpe che in questa desolazione credo sia in cerca di cibo.
Intanto comincia a piovigginare e questo non ci rallegra. In un’oretta arriviamo al colle, un sentiero che sale un po’ più ripido solo negli ultimi 100 metri  di dislivello. Il colle è una stretta sella che fa da spartiacque verso la vallata che ci condurrà a Wanlah. Primo colle dei 4 che ci attendono nel trekking, prima piccola meta. Incontriamo un signore francese, è il primo di un gruppo di suoi connazionali che vediamo sopraggiungere dal fondo della vallata appena percorsa. C’è parecchia aria “freddina“ per cui fatte le foto di rito iniziamo la discesa in uno stretto vallone. Il sentiero perde quota velocemente essendo abbastanza ripido. L’ambiente è molto arido. Giunti a fondo valle incrociamo la vallata di Wanlah attraversando su un ponte il fiume Yapola. Qui entriamo in una vera e propria oasi di verde, con molte coltivazioni di grano e orzo. Troviamo la strada sterrata che con un ampio giro raggiunge Lamayuru. La imbocchiamo e in un percorso semipianeggiante troviamo l’abitato di Wanlah alcuni km dopo. Questo è un piccolo villaggio dove è presente un Gompa costruito sull’alto. Non sosteremo qui, nonostante vi siano parecchi punti attrezzati per il campeggio. La nostra destinazione è fuori paese a circa 3-4 km. Aimé la nebbia bassa e la pioggerellina che scende rende l’ambiente autunnale. Dopo tre ore circa di cammino da Lamayuru, arriviamo al campeggio. Un’area ben attrezzata dove ritroviamo con nostro stupore Stanzin 2° e Siddhar  che hanno già montato la tenda e che ci attendono con un te caldo e ben gradito. Non siamo soli, ci sono già montate altre sei tende che sono del gruppo di francesi che abbiamo visto poco prima alla base del colle. Qui è l’ultimo posto dove potremo fare una doccia in un bagno…: d’ora in poi le condizioni peggiorano e ci si potrà solo lavare nei torrenti lungo il percorso. Fa abbastanza freddo, più che altro perché c’è molta umidità. Per nostra fortuna la guida Stanzin ci trova una stanza all’interno della casa della padrona del campeggio, dove trascorrere il resto della giornata all’asciutto. Veramente una manna dal cielo! Siamo fortunati, cosicché riusciamo a passare il nostro tempo senza dover stare chiusi in tenda. Fuori non smette di piovere! Cena abbondante e squisita considerando le condizioni in cui Siddhar deve lavorare. Ci prepara persino un’ottima apple pie che ci chiediamo come riesca a cuocere non avendo il forno. Sono solo le 20,30 quando ci chiudiamo in tenda, domattina sveglia alle 6,30 e tappa più lunga che ci farà alzare di quota. Speriamo smetta di piovere.
Sintesi dati significativi 2° tappa Lamayuru (3430m) – Wanlah (3200m):

Dislivello percorso: +300m, -500m
Punto massimo: Prinkiti La 3730m
Tempo impiegato complessivo: circa 3 ore
Distanza percorsa approssimativa: 14 km
Difficoltà tecniche e note significative: breve discesa dall’abitato di Lamayuru, costeggiando un torrente sulla destra idrografica e sino ai ruderi di un gruppo di Chorten da cui s’imbocca un vallata laterale e si comincia una dolce salita verso il passo del Prinkiti La (3730m) punto massimo da raggiungere durante questa tappa. Circa 300m di dislivello di salita. Solo gli ultimi 100m circa sono più ripidi con alcuni tornanti. Dalla stretta sella che costituisce il passo si prosegue in discesa. Un tratto iniziale abbastanza ripido e vari stretti  tornantini, con cui si perde quota rapidamente. Ci si trova in una stretta e arida vallata sino ad arrivare al fondo ed incontrare il fiume Yapola che si attraversa su un ponte. Da qui in piano si prosegue costeggiando quest’ultimo su strada carrozzabile sterrata. Ci si trova in una vera e propria oasi verde che conduce in breve all’abitato di Wanlah dove si può campeggiare in alcune aree attrezzate o, come nel nostro caso, proseguire altri 3-4km sino ad un’altra area isolata ma attrezzata, destinata alle tende. Tappa semplice e poco impegnativa, ideale per l’inizio del trekking non richiedendo un particolare impegno fisico. 

16 Agosto (martedi):
3° giorno di trekking: tappa Wanlah – Hinju/base Konze La
Nonostante che la sveglia “ufficiale” sia prevista alle 6,30, alle 6,00 siamo già svegli. Del resto andando a dormire molto presto c’è tanto tempo per riposare. Abbiamo sentito piovere per buona parte della notte ed aprendo la lampo della tenda non mi appare un bel cielo anche se sembra meglio di ieri.
Vediamo i nostri “accompagnatori” e Stanzin2° ci da una brutta notizia: c’è stato un grave incidente stradale sulla strada per Manali ed un bus proveniente da Leh è caduto in una scarpata. Si parla di ben 25 vittime! Sembra che ci sia un suo familiare coinvolto e deve pertanto rientrare. Poveretto! Siamo molto dispiaciuti. Pertanto dovremo proseguire senza di lui. Oggi intanto conosceremo il pony man che da qui in avanti si unisce al gruppo e che con l’ausilio di 5 asini ci porterà tutto l’occorrente per proseguire. Facciamo colazione e dopo aver chiuso le sacche e preparato gli zaini ci congediamo da Stanzin 2°. Alle 8,00 in punto partiamo per la nuova tappa. Sarà quasi esclusivamente su una pista sterrata che è stata completata negli ultimi anni per collegare tutti i villaggi della vallata ed arrivare sino all’ultimo abitato di Hinju nostra meta di oggi. Saliamo molto gradatamente quasi senza accorgercene. Il tempo intanto sta migliorando e cominciamo a sentire e vedere i primi graditi raggi di sole. La vallata così cambia aspetto, i colori si accendono. Superiamo gli abitati di Phanjila e Ursi, dove vi sono anche volendo delle homestay per chi volesse dormire in case e non in tenda. Dopo circa 3ore e mezza arriviamo a Hinju, un bel villaggio nel fondo valle ricco di verde e campi di grano. Sullo sfondo vediamo per la prima volta il secondo colle che ci attende come punto massimo di elevazione nella giornata di domani, il Konze La 4950m. E’ imbiancato, la pioggia degli ultimi due giorni si è trasformata in neve intorno ai 4700m. Proseguiamo il cammino ancora per mezz’ora circa. Pernotteremo infatti fuori dall’abitato di Hinju. Dopo qualche chilometro infatti si trovano alcune abitazioni di pastori che hanno delle zone attrezzate per montare le tende. E’ ormai l’una quando ci fermiamo in attesa che arrivino le “salmerie” con tenda, viveri ecc… Intanto ci riposiamo nel parachute cafè del campo. Questo è uno dei tanti punti di ristoro che sono distribuiti nelle tappe dei trekking. Vengono utilizzati dei paracadute dismessi dell’esercito come copertura ed al di sotto si sosta per bere o  mangiare qualcosa. In questi punti ristoro è comune trovare dalla coca cola all’acqua purificata e consumare anche dei piatti caldi preparati al momento. Si trova persino la birra, quella tipica della regione la Kingfisher God Father. Siamo a circa 4000m e l’aria si è fatta decisamente più fresca. Questa vallata è stupenda, molto brulla, ma con dei colori meravigliosi. Per fortuna nonostante qualche nuvola il sole ci riscalda e rende l’ambiente meno severo vista l’altezza già considerevole. Intanto arrivano gli asinelli, con pony man e Siddhar il cuoco. In un batter d’occhio tutto è montato e ci ritroviamo con il te caldo, biscotti ed un pomeriggio di relax a disposizione. Trascorriamo veramente una bella giornata, soli, a goderci il panorama in questa bella vallata. Il silenzio ci circonda “disturbato” solo saltuariamente da qualche carovana di asini o cavalli che rientrano dal colle che è unica via di comunicazione con le altre vallate. La serata è abbastanza fresca e ci dobbiamo coprire bene. Ogni tanto dalle nuvole in fondo alla vallata poco a destra del colle, ci appare una bella punta che sulla cartina in nostro possesso non viene indicata se non per l’altezza di circa 5700m. Qui noto che molte cime non hanno nome, solo la quota d’elevazione massima. Ceniamo presto, intorno alle 19, anche perché viene buio dopo meno di un’ora. Anche stasera Siddhar fa del suo meglio compresa la pasta: non ci fa mancare nulla. Domani sarà una tappa dura, 1000m di dislivello in salita per raggiungere il colle a 4950m. Assistiamo al primo cielo stellato durante il trekking e questo ci lascia ben sperare per domattina.
Sintesi dati significativi 3° tappa Wanlah (3200m) – Hinju/base Konze La (3950m):

Dislivello percorso: +750m
Punto massimo: punto d’arrivo tappa base Konze La 3950m
Tempo impiegato complessivo: circa 4 ore
Distanza percorsa approssimativa: 13 km
Difficoltà tecniche e note significative: unica tappa che si svolge quasi interamente su una pista sterrata che comunica l’abitato di Wanlah con quello di Hinju ultimo villaggio della vallata e che termina con il passo del Konze La. Salita molto blanda e graduale senza nessuna difficoltà.
Si incontrano i due villaggi di Phanjila (3410m) ed Ursi. Raggiunto Hinju dove termina la pista carrozzabile si può pernottare lì o proseguire (consigliato) per altri 2-3km percorrendo un tratto di sentiero in lieve salita sulla destra orografica e attraversando numerosi campi destinati al pascolo. Questo permette di guadagnare un po’ di quota e ridurre il percorso del giorno successivo. 

17 Agosto (mercoledi):
4° giorno di trekking: tappa Hinju/base Konze La (3950m) –  Konze La (4950m) – campo zona Sumda Doksa (4200m)
Nonostante l’altezza, la nottata è trascorsa bene. Riposati, possiamo affrontare la giornata odierna che sarà abbastanza pesante. Ci aspettano infatti circa 1000m di dislivello in salita che diventano notevoli se consideriamo l’altezza. Il tempo è buono ed un tiepido sole comincia piano piano a riscaldare il campo. L’aria è fresca e dopo la solita colazione abbondante che il gentilissimo Siddhar ci prepara con tanta dedizione ogni giorno, partiamo. La vallata è bella, non c’è più vegetazione, ma nonostante l’altezza vi sono ancora alcuni prati che danno un bel colore all’ambiente che ci circonda. Si sale molto gradatamente sino a trovare le ultime baite dove i pastori passano la stagione calda con le loro mandrie. Così facendo ci ritroviamo a circa 4200m. Da qui il sentiero sale più ripido ed il colle risulta sempre più ben visibile. L’aria si fa sempre più sottile. Per fortuna il clima ci aiuta con un bel sole caldo che ormai è alto nel cielo. Le punte che ci circondano sono ancora imbiancate nonostante il caldo anche perché compaiono ai nostri occhi i primi ghiacciai che in queste zone  si trovano intorno ai 5600-5700m. Il colle per fortuna è sgombero dalla neve che è caduta nei giorni scorsi. La stessa sciogliendo ha reso gli ultimi 200m di dislivello prima della sommità scivolosi e con un po’ di fango. Per fortuna il sentiero sale gradatamente e non si fatica molto più del dovuto. Finalmente dopo 3,5h di salita arriviamo al Konze La, 4950 m d’altezza, il secondo dei 4 colli che faremo nel trekking ed il secondo anche per elevazione. Siamo soddisfatti, la vista da lassù è stupenda: da entrambi i lati si dominano le vallate circostanti, da dove siamo saliti e dove scenderemo tra breve. Vediamo già all’orizzonte parte del percorso che ci aspetta nei prossimi giorni. Nonostante il sole, fa abbastanza freddo e dopo le foto di rito e qualche minuto di riposo, cominciamo a scendere verso il campo dove trascorreremo la notte. Qui arriviamo nel primo pomeriggio, dopo essere passati anche nella zona un tempo destinata ai campi tendati situata lungo il torrente nel fondo valle. Proprio in questa punto lo scorso agosto si è consumata parte della grande tragedia dovuta all’alluvione. Sono morti ben 5 trekker tedeschi sorpresi nella notte dall’ondata di piena. I campi oggi sono stati attrezzati tutti sull’alto proprio per questo motivo. Il nostro è a quota 4200, ci siamo solo noi, il gruppo di francesi con cui stiamo condividendo il percorso si è fermato un paio di km prima sull’altro versante della vallata. Godiamo di una vista stupenda ed il sole rende il paesaggio circostante variopinto. Ci appaiono alcune punte poco distanti da noi e già di altezza notevole. Dinanzi a questo spettacolo ci godiamo lo spuntino preparato dal mitico Siddhar, gustando i sapori sempre molto forti della sua cucina che risulta abbastanza piccante. Segue un completo relax pomeridiano sino al calar del sole che porta in contemporanea un netto abbassamento della temperatura.
Consumata la cena prima che venga buio, ci chiudiamo in tenda per ripararci dal vento gelido che nel frattempo si è alzato nella vallata. Il cielo intanto, con il sopraggiungere della notte essendo completamente sereno, si è riempito di stelle. Lo spettacolo è magnifico. Il pony man ha recuperato gli asini che brucavano l’erba intorno a noi e li ha legati vicino alla tenda cucina dove dorme con gli altri. Operazione indispensabile per evitare che se soli e lontani vengano attaccati nella notte dai lupi o dalle volpi.       
Sintesi dati significativi 4° tappa Hinju/base Konze La (3950m) – Konze La (4950m) – campo zona Sumda Doksa (4200m):

Dislivello percorso: +1000m, -750m
Punto massimo: Konze La 4950m
Tempo impiegato complessivo: 5,5 ore
Distanza percorsa approssimativa: 15 km
Difficoltà tecniche e note significative: tappa impegnativa soprattutto per l’altezza da raggiungere. Dislivello in salita abbastanza alto. Dal campo dopo l’abitato di Hinju si sale gradualmente nella vallata sino a raggiungere le ultime abitazioni utilizzate dai pastori nei mesi estivi che sono praticamente alla base del colle. Quota circa 4200-4300m. Da qui il sentiero comincia a salire più ripido e si guadagna quota rapidamente. Superata una spalla erbosa si prosegue nell’ultimo tratto, sempre su sentiero, che però risulta più scivoloso soprattutto in presenza di fango (a seguito dello scioglimento di neve o in caso di pioggia). Giunti al colle (3,5h circa) da cui c’è un panorama meraviglioso sia da un versante che dall’altro, si scende perdendo gradatamente quota, soprattutto nel primo tratto. Il sentiero è evidente, occorre però prestare attenzione a mantenersi sulla sinistra imboccando un valloncello laterale con il quale si raggiunge la base del colle da questo versante. Da qui proseguendo sempre in discesa, ma più dolcemente, seguendo il fondo valle ed il torrente che lo percorre (sinistra orografica). Si raggiungono diversi punti dove poter campeggiare. Questi risultano leggermente più in alto rispetto al greto del torrente (50-70m). Quelli che erano utilizzati accanto a quest’ultimo non sono più praticabili a causa dell’alluvione tremenda dell’agosto 2010. Il nostro campo lo si raggiunge proseguendo ed attraversando il torrente sulla destra orografica. Trattasi di un piccolo pianoro erboso sempre sull’alto dove c’è l’acqua e si possono piantare le tende (2h circa dal colle). 

18 Agosto (giovedi):
5° giorno di trekking: tappa campo zona Sumda Doksa (4200m) – Base Dung Dung La (Lanak) 4400m
Risveglio molto fresco…La nottata è stata piuttosto movimentata. Il cielo durante la notte si è coperto ed ha piovuto piuttosto violentemente. L’abbiamo udito bene nel tepore dei nostri sacchi a pelo.
Per fortuna è di nuovo sereno e notiamo di nuovo la neve sul colle attraversato ieri. Anche gli asinelli erano irrequieti, il fatto che ragliassero ci viene spiegato che è sintomo di qualche animale non troppo “amico” che si aggirava minacciosamente nei pressi del campo. Le piogge di questa notte hanno messo a dura prova i nostri accompagnatori che aimé dormono nella tenda cucina che non si può definire un posto accogliente essendo poco impermeabilizzata e non aderente al terreno sui fianchi. In poche parole hanno patito il freddo e per di più si sono bagnati. Noi ci sentiamo imbarazzati per questo. Noi abbiamo una  tenda comunque confortevole e loro invece sono sempre alle prese con le insidie del maltempo. Affamati consumiamo la colazione di Siddhar con i suoi mitici pan cake. Ieri sera ci ha persino preparato la pizza! Sono le 8 quando lasciamo il campo, continuiamo la discesa verso il fondo della  vallata dove ricominceremo a salire per portarci alla base del 3 colle del trekking. Superiamo il suggestivo villaggio di Sumda Chimnu, con il suo piccolo e caratteristico monastero (gompa). Giunti nel fondo valle ed oltrepassato “incolumi” e soprattutto asciutti… il torrente gelido su un tronco scivoloso, cominciamo a salire. Siamo molto vicini a vari picchi dove è presente la neve, come il Photoksar 5700m circa. Il sentiero ci riporterà in quota, nella località chiamata Lanak, alla base del colle Dung Dung La. Qui  pernotteremo. Se ci voltiamo scorgiamo all’orizzonte, ormai lontano svariati km, il colle Konze La dove siamo transitati solo due giorni fa. Arriviamo al campo che sono le 13 circa, un’ampia zona erbosa adibita al campeggio. Ci raggiungono anche le salmerie e cosi ricostituiamo il gruppo al completo. Domani con l’arrivo a Chilling il pony man ed i suoi teneri ed obbedienti asinelli ci lasceranno. Infatti il proseguimento del trekking sarà fatto con un’altra carovana, questa volta di cavalli. Questo perché dovremo attraversare il fiume Zanskar con la famigerata pulley cable…Unico modo per farlo. Una specie di rudimentale teleferica su cui ovviamente gli animali non salgono. Pranziamo e verso fine pomeriggio ci raggiunge anche il gruppo di francesi che sostano nel nostro stesso punto. Domani loro finiranno il trekking. Chilling infatti è punto d’arrivo di una strada carrozzabile e quindi da li si può partire o finire un trekking. Il resto della giornata scivola via velocemente tra relax e chiacchiere con in nostri “fidi accompagnatori”.  
Sintesi dati significativi 5° tappa campo zona Sumda Doksa (4200m) – Base Dung Dung La (Lanak  4400m):

Dislivello percorso: +600m, -400m
Punto massimo: punto arrivo tappa, Lanak 4400m
Tempo impiegato complessivo: 4 ore
Distanza percorsa approssimativa: 12 km
Difficoltà tecniche e note significative: tappa mista con tratto abbastanza lungo in discesa.
Dal campo nella zona di Sumda Doksa si ridiscende riattraversando il torrente e guadagnando la sinistra orografica della vallata. Si giunge dopo un’ora abbondante al villaggio di Sumdo Chinmu (3900m), il principale della zona, dove c’è un grazioso Gompa e volendo delle umili homestay dove si può dormire. Si ridiscende su una bella ed ampia mulattiera sino nuovamente ad incrociare il torrente che è da guadare in un punto con l’acqua abbastanza alta (dovrebbe esserci un tronco per evitarlo). Quota 3800m circa. Da qua comincia la salita molto ripida soprattutto il primo tratto che risulta su terreno particolarmente sdrucciolevole e scivoloso. Il sentiero sale sino a quota 4300m circa su una specie di colletto dove sono presenti vari ometti e bandiere di preghiera. Da questo punto la salita si fa molto blanda e si prosegue a mezzacosta in un vallone laterale, sino ad arrivare alla base del Dung Dung La. C’è un’area bella e verde destinata alle tende (Lanak 4400m). 

19 Agosto (venerdi):
6° giorno di trekking: tappa Base Dung Dung La (Lanak  4400m) – Dung Dung La (4850m) – Chilling (3550m)
Sveglia di routine, solita colazione ed ennesima partenza, sono solo le 7,30 quando imbocchiamo il sentiero che passa in un gruppo di baite dove i pastori stanno in estate e dove vendono oggetti di bronzo fatti a mano tipici della zona. Chilling il villaggio punto d’arrivo di oggi, oltre ad essere il centro abitato più importante della zona è famoso per la lavorazione dei metalli. Tradizione tramandata nei secoli. Oggi speriamo anche di riuscire a telefonare. Sulla strada dopo aver lasciato Leh non abbiamo trovato telefoni satellitari e neppure internet point… Solo telefoni che possono chiamare localmente o nella sola India. Ma torniamo alla tappa: superate le baite dove compriamo alcuni oggetti di bronzo, il sentiero comincia a salire più ripido senza sosta. Troviamo molte mucche al pascolo che spesso occupano il passaggio e che bisogna “gentilmente” far spostare. Siamo nuovamente in quota e la fatica si sente. Arriviamo al colle in poco più di un’ora e sentiamo che comunque il nostro fisico ormai è acclimatato bene e risponde meglio agli sforzi. Il colle è una piccola sella da cui si gode di una vista strepitosa, soprattutto sul versante dove ridiscenderemo. Qui si domina lo Zanskar e tutta la zona della Markha valley compresa di cime oltre i 6000m, come il Knag Yaze (6400m), la cima più alta. Siamo contenti, anche questo piccola impresa intermedia è andata a buon fine. Intanto arrivano i primi più aitanti francesi, che salutiamo per l’ultima volta. Oggi per loro termina il trekking. Da Chilling proseguiranno in auto alla volta di Leh. Dopo aver scattato le classiche foto ricordo, cominciamo la lunga discesa che dai 4850m del passo ci porterà ai 3550m scarsi del fondo valle dove scorre l’impetuoso fiume Zanskar. Un lungo sentiero, che però ci offre un panorama molto vasto. Si scende su comodo tracciato sino a che intorno ai 3800 m s’imbocca una stretta gola. Qui il sentiero diventa un po’ più accidentato. Inoltre essendo mezzogiorno c’è un sole molto forte e fa molto caldo. Sono le 13,00 circa quando raggiungiamo il fondo valle e relativa zona dove piantare le tende. Il fiume è a poche centinaia di metri. Ci sistemiamo, mettiamo i bagagli ad asciugare bene dalla varia umidità accumulata in questi giorni. Approfittiamo poi del vicino torrente per una rinfrescante sciacquata che ci voleva proprio! Patrizia provvede anche a fare il bucato che stendiamo a fianco della tenda. Immaginavo di vedere accanto al campo il villaggio, invece a quanto sembra resta leggermente nascosto dietro un piccolo promontorio. Cosi lo andiamo a cercare visto che come dicevo pocanzi dobbiamo cercare un telefono…Purtroppo però i nostri buoni propositi si fermano dinanzi ad una realtà diversa da ciò che ci aspettavamo. Il villaggio non è sicuramente quello immaginato: è un semplice gruppo di case, caratteristiche, ma dove non c’è veramente nulla. Anche il telefono che si trova in una specie di lodge è’ un satellitare si, ma solo abilitato alle chiamate nazionali. Tramite Stanzin chiediamo di contattare l’agenzia che molto cortesemente avvertirà casa che non possiamo farci sentire. A parte questo problema, la giornata finisce nel massimo relax, qui si sta bene, il calo di quota si sente, l’aria è più “densa”, anche se fa molto caldo. Domattina nessuna fretta, giornata di riposo, in serata arriveranno anche i rifornimenti da Leh per la prossima settimana di trek.    
Sintesi dati significativi 6° tappa Base Dung Dung La (Lanak  4400m) – Dung Dung La (4850m) – Chilling (3550m):

Dislivello percorso: +450m, -1330m
Punto massimo: Dung Dung La 4850m
Tempo impiegato complessivo: 4 ore
Distanza percorsa approssimativa: 15km
Difficoltà tecniche e note significative: tappa con salita non molto lunga, ma impegnativa a causa della quota, seguita da una lunga discesa sino al fondo valle. Partiti dal campo alla base del colle si coprono i 450m di dislivello in salita in circa 1 ora e un quarto su facile sentiero che si presenta a tornanti nell’ultimo tratto e dopo aver superato alcune abitazioni stagionali di pastori a circa 4500m. Dal colle si gode di una vista stupenda, da un lato sino al Konze La, dall’altro sullo Zanskar range, Markha valley, Kang Yaze ecc… Dal colle tagliata in mezza costa sulla destra scendendo, una prima parte che si trova poco sotto una dorsale, si raggiunge  un secondo colletto più in basso (4700m circa). Da qui si ridiscende facilmente sino ad imboccare una stretta gola attraversata da un torrente (3800-3700m circa). L’ambiente è molto selvaggio ed aspro. Questo ultimo tratto di discesa si effettua su uno stretto sentiero che costeggia il piccolo torrente che solca il valloncello. In alcuni tratti si cammina tra grandi pietroni. Dopo circa 2,5 h dal colle si raggiunge il fondo valle, dove s’incontra il grande fiume Zanskar e l’abitato di Chilling punto d’arrivo della tappa e dove si pernotterà. (3550m).

20 Agosto (sabato):
7° giorno di trekking: tappa di sosta e riposo a Chilling (3550m)
Oggi è sabato, non ce ne rendiamo neppure conto, qui il tempo scorre secondo una dimensione tutta sua. Questa è al 100% un’altra vita, diversa da tutto ciò che ogni giorno facciamo durante l’anno. Proprio per questo nonostante la fatica fisica, la mente si libera completamente da ogni pensiero.
Oggi più che mai siamo nel relax completo, tutti, compreso Stanzin e Siddhar godono della giornata di riposo. Siamo solo più noi 4. Il pony man con i suoi asinelli, ieri pomeriggio ci ha salutato ed è tornato indietro verso casa…a due giorni di cammino da qua: sarebbero 4 per i comuni umani come noi!
Fa impressione vedere questi personaggi che hanno veramente delle marce in più. Quando sono liberi senza clienti e gli animali sono scarichi, non camminano, corrono! Mattinata al torrente, bagno d’acqua e di sole che qui veramente picchia molto forte. Mentre Stanzin è sparito chissà dove, facciamo una bella chiacchierata con Siddhar, il cuoco, che essendo tranquillo e meno di corsa per “sfornellare”, ci parla un po’ di lui e della sua vita nel Khumbu. Arriva infatti da Lukla, paese famoso nell’altrettanto famosa valle nepalese a me tanto cara e che resta uno dei miei sogni futuri visto che non l’abbiamo raggiunta per un soffio 3 anni fa a causa del maltempo. Le ore passano e termina anche questa giornata veramente di dolce far niente. Anche stasera a nanna presto, domani è domenica, ma non c’è festa: si deve ripartire!

21 Agosto (domenica):
8° giorno di trekking: tappa Chilling (3550m) – Skiu (3435m)
Risveglio tranquillo dopo una calda nottata. Qui infatti data la temperatura mite possiamo permetterci di non chiudere il sacco a pelo. Ripreparato tutto il bagaglio, ripartiamo alla volta della Markha Valley, arrivo della tappa a Skiu. Inizia la seconda e finale parte del trekking, gli ultimi sei giorni. Il nostro percorso s’inserisce in quello che volendo crea un anello partendo appena dopo Leh e che percorre per intero la sopraccitata vallata. E’ di gran lunga il percorso più battuto dai trekker nella regione. Speriamo sinceramente di non trovare il sovraffollamento sui sentieri, che non amiamo per nulla. Il primo tratto dopo Chilling è semipianeggiante. Si costeggia il fiume Zanskar, quello che d’inverno gelando in superficie viene percorso a piedi per un lungo tratto e costituisce uno dei trek invernali più suggestivi al mondo. Seguiamo una carraia sterrata che porta ad alcuni villaggi più addentrati nella vallata. Noi dopo 3-4km ci fermiamo. Dobbiamo attraversare il fiume…: ma come?! Qui ci attende la famosa pulley cable. Consiste in un cavo d’acciaio teso da una sponda all’altra e su cui viene fatto scorrere una specie di cassone di legno dove a mala pena stanno due persone e non troppo grosse! E’ l’unico sistema per passare dall’altra sponda. Alternativa risalire il fiume per almeno mezza giornata. C’è da anni in previsione la sostituzione della stessa con un moderno ponte in cemento…ma anche qui c’è il timore dell’impatto ambientale. Della possibilità cioè, che auto e camion arrivino poi facilmente in una vallata che oggi è ancora incontaminata. Si deve trasbordare tutto il materiale, arrivato sin li con l’auto inviata da Leh con i rifornimenti. Ci vorranno 8 giri per portare cose e persone al di la del fiume. E’ un po’ come andare in giostra… Sulla sponda opposta ci aspetta il nuovo pony man con cinque cavalli. Tutta l’operazione di trasbordo dura più di un’ora considerando che non abbiamo dovuto aspettare essendo arrivati per primi. Oltrepassato il fiume Zanskar, proseguiamo con una sorte di sali scendi all’interno della Markha valley che imbocchiamo dopo poche centinaia di metri. Costeggiando l’omonimo torrente lungo la destra orografica proseguiamo in un percorso non eccessivamente impegnativo. Superato il grazioso villaggio di Skiu, uno dei centri abitati più importanti della valle, proseguiamo ancora un paio di km sino ad una zona destinata a campeggio proprio sulla riva del torrente. Qui passeremo il resto della giornata e la notte. Il tempo è sempre bello e caldo, si alza solo un po’ di vento.
Sintesi dati significativi 8° tappa Chilling (3550m) – Skiu (3435m):

Dislivello percorso: +200m, -300m
Punto massimo: Chilling (3550m) punto di partenza
Tempo impiegato complessivo: 3,5 ore, (+1 attesa alla pulley cable)
Distanza percorsa approssimativa: 16 km
Difficoltà tecniche e note significative: tappa con poco dislivello, vari sali-scendi che conducono all’abitato di Skiu, uno dei villaggi più grandi della Markha Valley. Da Chilling, percorsi 3-4km su strada sterrata, si raggiunge la pulley cable (rudimentale teleferica), con cui si attraversa l’impetuoso corso del fiume Zanskar. Attraversato quest’ultimo dopo pochi minuti di cammino si entra “ufficialmente” nella Markha Valley. Dopo altri 8-9km seguendo nella parte alta della valle la destra orografica di quest’ultima, si raggiunge l’abitato di Skiu. Superatolo, dopo altri 2km circa si arriva ad un ampio piano erboso sempre sulla destro orografica e lungo la sponda del Markha River dove si possono piantare le tende.   

22 Agosto (lunedi):
9° giorno di trekking: tappa Skiu (3435m) – Markha (3770m)
Ieri abbiamo concluso la giornata in questa bella zona in completo relax. Oggi ci risvegliamo con l’aria ancora fresca della nottata e godendo di un bellissimo levar del sole dietro la alte creste che ci circondano. Oggi sarà una tappa molto lunga, poca salita, ma molti km da percorrere. Raggiungeremo il villaggio di Markha, il principale e più affollato dell’omonima valle. Si tratta di ben 25 famiglie! Esiste anche la scuola più grande della zona e nonostante questo si parla solamente di 20 alunni.
La lunga camminata si svolge nel fondo valle, un po’ a sinistra e un po’ a destra del torrente che si attraversa in più punti con diversi ponti. Incontriamo molti altri trekker, tanti sono israeliani.
Il tempo è splendido, il sole caldissimo e questo permette di rompere la monotonia del sentiero con bellissimi scorci panoramici. Facciamo alcune piccole soste, più che altro per bere, visto il gran calore che c’è. Condividiamo il percorso per buona parte con un gruppo di polacchi che rivedremo spesso anche nei giorni successivi. Strada facendo s’incontrano numerosi chorten e muri mani dove le pietre sono tutte scolpite a mano e riportano la preghiere buddiste. A circa 1/3 del percorso passiamo in un piccolo villaggio (di cui non ricordo il nome…), dove la parte più suggestiva è costituita dal minuscolo gompa (monastero) letteralmente abbarbicato su una cresta rocciosa che domina la vallata. Dopo oltre cinque ore di cammino ci troviamo al preannunciato ed unico guado da fare nella giornata odierna. Trattasi di una zona piana dove il torrente Markha si dirama in più corsi d’acqua paralleli che occorre necessariamente superare a piedi scalzi. Dopo esserci asciugati facciamo l’ultimo “sforzo” ed in un’oretta scarsa raggiungiamo il campo dove trascorreremo la notte e che si trova all’imbocco del villaggio di Markha, alla base della collina su cui sorge il gompa è l’omonimo suggestivo castello che risale al periodo in cui il re del Ladakh veniva in queste zone per trascorrere brevi periodi o per sfuggire ai saccheggi dei nemici che colpivano Leh. Il campo è molto carino: un  bel prato assolato e spazioso.
Qui ci ritroviamo con i polacchi e con una famiglia spagnola che sopraggiungerà più tardi. Trascorriamo uno dei pomeriggi di relax più belli del trekking. Il posto è veramente carino, così come il villaggio che si raggiunge dopo una breve salita al gompa poco sopra il nostro campo. Qui ci sono due giovani monaci, ormai anche in loro vediamo la modernità: cuffiette nelle orecchie ed occhiali da sole… Terminata la cena e stanchi ma soddisfatti per la bella giornata,  andiamo a dormire. E’ importante riposare bene, domani ci alziamo di quota e l’impegno fisico richiesto sarà sicuramente maggiore.      
Sintesi dati significativi 9° tappa Skiu (3435m) – Markha (3770m):

Dislivello percorso: +350m, -200m
Punto massimo: Markha 3770m punto d’arrivo
Tempo impiegato complessivo: 6 ore
Distanza percorsa approssimativa: 20 km
Difficoltà tecniche e note significative: tappa molto lunga semipianeggiante con brevi tratti di saliscendi. Tappa con bel panorama lungo nella lunga Markha valley. Si percorre un percorso su pista/sentiero ben tracciato a tratti un po’ a sinistra e a destra del fiume Markha che scorre in senso opposto. Lo si attraversa più volte su vari ponti. Nel lungo tragitto si trovano parecchi parachute cafè dove rifocillarsi e/o trovare acqua purificata in vendita. Da segnalare un solo guado obbligatorio a pochi km dal villaggio di Markha nell’omonimo torrente. 

23 Agosto (martedi):
10° giorno di trekking: tappa Markha (3770m) – Thochuntze (4150m)
Dal villaggio di Markha che ci è piaciuto molto, per la posizione e per il panorama, partiamo già verso le 7,30, prima del solito. Scelta dettata anche dal fatto di percorrere il più possibile con il sole ancora basso e non troppo caldo. Oggi raggiungeremo uno dei due ultimi campi in quota che ci aspettano nelle battute conclusive del trekking. Ieri sera abbiamo ammirato un cielo stellato stupendo e sappiamo che man mano che ci alzeremo la vista su questa miriade di stelle aumenterà ancora. Il tempo continua ad essere bellissimo e tutto ciò aiuta anche a sopportare qualsiasi fatica. La prima parte della tappa si sviluppa nel fondo valle. Oggi ci aspettano almeno tre guadi: occorre superare il torrente Markha in più punti e non vi sono ponti. Si dovrà prestare particolare attenzione: l’acqua è abbastanza alta e c’è molta corrente. Superiamo tutto incolumi, rinfrescandoci parecchio vista l’acqua gelida. Ci appare di li a poco l’imponente Kang Yaze che con i suoi 6400m rappresenta la cima più alta della zona. Fa effetto vedere la massa di ghiaccio che lo ricopre sulla sommità, in netto contrasto con le montagne intorno decisamente brulle. Dopo un paio d’ore giungiamo al villaggio di Umlung, dove c’è un’altra piccola comunità ed una scuola oltre a delle homestay. Incontriamo alcuni bambini che raccolgono fondi per il sostegno delle spese scolastiche e a cui cerchiamo di dare quello che possiamo anche perché siamo certi che questa offerta non si disperda per strada…E’ veramente un’altra dimensione di vita. Questi bimbi ci fanno veramente tenerezza. Una realtà per noi quasi impensabile, una vita in un luogo sperduto dove finito il periodo turistico resta l’isolamento da tutto e tutti. Sono quelle situazioni che ti fanno riflettere, ma è difficile pensare ad una vita così soprattutto per noi abituati nel bene o nel male a tutt’altro. Il loro sorriso, la serenità e la semplicità che ci esternano è indescrivibile. Quando li lasciamo per proseguire, mi rendo conto che queste esperienze unite a tanti altri episodi rendono un viaggio del genere unico ed indimenticabile. Lasciato il villaggio di Umlung, dopo una sosta rifocillante al punto di ristoro, cominciamo dopo circa un chilometro ancora semipianeggiante, a salire insieme con il “gruppo compatto”: Siddar, Ungdo ed i suoi cavalli nel frattempo infatti ci hanno raggiunto. Risalito un ripido canale che ci fa subito ricordare l’altezza a cui siamo…raggiungiamo il magnifico villaggio di Hankar. Questo a mio parere è uno dei punti più belli della vallata. Un gruppo di abitazioni con tantissimi chorten, muri mani e campi di grano e orzo e  il Kang Yaze che si può ammirare all’orizzonte ammantato di bianco. C’è poi la stupenda fortezza rifugio del re del Ladakh nei periodi di guerra e che è incredibilmente costruita su una lama di roccia a picco al centro del vallone. Proseguiamo in leggera salita, l’ambiente è sempre più roccioso e cominciano a scarseggiare anche i prati. Sono le 12,30 circa quando arriviamo al campo dove campeggeremo. La località si chiama Thochuntze, un’area più erbosa incassata in un vallone protetto da alte pareti rocciose e dove è possibile piantare le tende. Qui ci ritroveremo con tutte le altre comitive che stanno salendo in contemporanea con noi, infatti non si trovano nei paraggi altre alternative dove poter campeggiare. Dopo un ottimo spuntino preparato in un attimo dal grande Siddar, passiamo il pomeriggio dedicandoci alla lettura e all’esplorazione della zona  dove si vedono tantissime marmotte.
Sintesi dati significativi 10° tappa Markha (3770m) – Thochuntze (4150m):

Dislivello percorso: +350m, -100m
Punto massimo: Thochuntze (4150m), punto d’arrivo
Tempo impiegato complessivo: 4,5 ore
Distanza percorsa approssimativa: 13km
Difficoltà tecniche e note significative: tappa con parte iniziale in piano con tre guadi obbligatori nel torrente Markha. Occorre fare attenzione alla forte corrente presente, essendoci per di più l’acqua abbastanza alta (40-50cm). Questo sicuramente dipende dalla stagione e dalle precipitazioni del periodo. Sentiero semipianeggiante sino al villaggio di Umlung (3870m), dove si trova un parachute cafè. Dopo circa un km s’imbocca uno stretto canale sulla destra orografica, che non conduce in un’altra vallata, ma solo su un pianoro a circa 3980m e dove si trova il villaggio di Hankar dominato dalla stupenda fortezza. La parte finale della tappa è nuovamente in salita, più dolce e su sentiero ben tracciato, ma comunque in quota e pertanto più faticosa la progressione. Si procede in un vallone incassato fra alte pareti rocciose che terminano in una conca più ampia ed erbosa dove è possibile campeggiare. Località chiamata Thochuntze. 

24 Agosto (mercoledi):
11° giorno di trekking: tappa Thochuntze (4150m) – Nimaling (4730m)
Oggi è uno degli ultimi risvegli del trekking. Il tempo promette l’ennesima bella giornata, fondamentale in questa zona per ammirare il panorama e per procedere riscaldati dal sole. La temperatura resta fresca sino a che quest’ultimo non si leva dietro le alte creste che ci circondano. Lasciato il campo, saliamo di buon passo nonostante ci rendiamo conto che la respirazione diventa sempre più faticosa a causa dell’aumento di quota. Raggiungiamo un punto panoramico stupendo, da cui è ben visibile e molto vicino il maestoso Kang Yaze, con la sua calotta di ghiaccio in cima. La vista spazia dallo Zanskar alla vicina catena dello Stok Kangri. Qui lasciamo Stanzin, la nostra guida, che attenderà l’arrivo dei cavalli. Noi proseguiamo da soli, sul semplice sentiero in questo bellissimo falsopiano che sale molto gradatamente. Dopo un’oretta arriviamo a Nimaling. Questo è il nome della piana nel fondo di un’enorme conca dominata del Kang Yaze. Qui passeremo il resto della giornata e la notte: siamo a più di 4700m, è il campo più alto del trekking. Ci cominciamo a rilassare, il sole è fortissimo e non c’è ombra da nessuna parte. Vediamo già montate molte altre tende tra cui a fianco a noi quelle dei polacchi che sono sempre i primi a partire al mattino. Arrivano intanto cavalli ed i nostri “tre angeli custodi” che in un batter d’occhio montano il campo. Noi come sempre facciamo da supporto, non ci piace, anche se siamo “clienti”, essere serviti in tutto e per tutto! Nimaling è un’area  importante per la comunità locale: è una delle poche zone erbose e viene utilizzata per far pascolare le bestie. Tutti i terreni sono di proprietà dei monaci che li lasciano gestire e sfruttare dalla popolazione locale. Siddar ci prepara un succulento pranzetto e dopo averlo consumato, verso le 14 decidiamo con Patrizia di salire nel costone laterale del vallone che conduce verso il campo base del Kang Yaze. Dalle sue pendici nasce il Markha River il grosso torrente che abbiamo costeggiato in questi giorni. Almeno facciamo un po’ di movimento, ci diciamo …(neanche non ne avessimo fatto mai!). Dopo 45minuti circa ci fermiamo, siamo ormai oltre i 4900m e di li ammiriamo ancor più da vicino le pendici di questa bella montagna. Vediamo anche in lontananza la gente che sta rientrando da una delle cime che lo compongono. Quella più semplice e ritenuta commerciale, cioè accessibile ai trekker, è di 6200m di quota. Il campo base nascosto dalla morena, è a 5400m. Ci rilassiamo su un prato vicino all’inizio di quest’ultima. Il sole è veramente molto forte, siamo circondati da tantissime stelle alpine. Ridiscendiamo felici, perché questa solitaria e breve salita ci ha regalato delle belle emozioni.
Intanto Nimaling si sta popolando, arrivano altre persone e relative tende, cavalli ecc…
Purtroppo sia a me che a Patrizia viene un po’ di mal di testa che dovremo sopportare per tutto il resto della giornata e che crediamo sia portato non tanto dall’altezza, ma dal non aver digerito bene il pranzo. E’ l’ultima serata in quota, domani dopo il colle Kongmaru La, punto più alto del trekking, scenderemo notevolmente per raggiungere il villaggio di Shang Sumdo, ultimo campo previsto. Al calar della notte ammiriamo un cielo stellato indescrivibile, l’altezza ci premia con una vista che lascia senza parole.
Sintesi dati significativi 11° tappa Thochuntze (4150m) – Nimaling (4730m):

Dislivello percorso: +600m
Punto massimo: Nimaling (4730m), punto d’arrivo
Tempo impiegato complessivo: 2,45 ore
Distanza percorsa approssimativa: 7 km
Difficoltà tecniche e note significative: tappa in quota su sentiero che sale abbastanza dolcemente soprattutto nella prima parte seguendo un valloncello laterale. Dopo questo tratto si prosegue in salita un po’ più ripida per guadagnare un costone sulla destra orografica del suddetto vallone. Giunti sul crestone ampio e con tanti ometti di preghiera, lo si segue per alcune centinaia di metri sino ad un promontorio dove si trova un laghetto con splendida vista sulla cima del Kang Yatze. Raggiunta ormai la quota di circa 4600m, si prosegue a sinistra in un ampia conca ed un lungo falsopiano che in leggera salita permette di superare gli ultimi centro metri di dislivello sino a raggiungere l’ampio e panoramico pianoro che prende il nome di Nimaling. Qui si può campeggiare, l’ampia conca si presta benissimo. In loco c’è anche un parachute cafe e delle costruzioni di pastori utilizzate per la stagione estiva.  

25 Agosto (giovedi):
12° giorno di trekking: tappa Nimaling (4730m) – Kongmaru La (5250m) – Shang Sumdo (3730m)
Oggi è il grande giorno, la tappa che ci porterà anche e soprattutto, al passo Kongmaru La, che con i suoi 5250m costituisce il punto più alto che raggiungeremo nel trekking. La notte è stata tranquilla, abbiamo riposato sufficientemente, nonostante l’altezza. Stiamo bene, molto meglio di ieri pomeriggio. Ci prepariamo. Mi sento particolarmente elettrizzato come sempre capita quando devo raggiungere un obbiettivo in montagna. Lasciamo il campo verso le 7,30 e cominciamo la salita con passo lento, ma costante che ci permette di raggiungere bene il colle. La fatica viene premiata da una vista stupenda che spazia sino ai non molto lontani maestosi Nun e Kun. Ci godiamo una bellissima e meritata mezz’ora di “gloria”, congratulazioni, un po’ di commozione e foto di rito con tutti, soprattutto con Stanzin, la nostra guida con cui abbiamo condiviso tutte le fatiche. Dopo l’ultimo sguardo verso il vicino Kang Yaze, cominciamo la lunga discesa che ci porterà al villaggio di Shang Sumdo, ultima sosta notturna del trekking. Siamo dispiaciuti, l’esperienza vissuta del resto è stata molto positiva e nonostante la mancanza di molti confort, siamo stati premiati da panorami magnifici e, dal punto di vista umano, della compagnia  e supporto dei nostri accompagnatori apprezzatissimi per la loro enorme disponibilità e cortesia. L’interminabile discesa si sviluppa dapprima in un ripido sentiero e poi in una serie di strette gole dove con vari sali scendi e tratti spesso un po’ esposti. Raggiungeremo cosi dopo 4,5 ore di cammino un parachute cafè nella zona del villaggio di Chogdo a 4000m circa. Qui finalmente ci riposiamo un po’. Scendendo la temperatura aumenta e fa caldo, c’è molta umidità. Infatti il cielo a tratti si rannuvola ed in certi punti viene giù qualche goccia. Costeggiamo il torrente che scorre sul fondo della vallata e che attraversiamo in più punti. Intanto Siddar, Ungdo ed i cavalli ci hanno superato e proseguono come sempre più spediti. Siamo stanchi e ci risultano pesanti gli ultimi chilometri da percorrere. Per fortuna la monotonia dell’ultimo tratto viene interrotta da qualche parola scambiata strada facendo con una simpatica ragazza di Barcellona che in compagnia solo della guida sta percorrendo il nostro stesso percorso. Finalmente raggiungiamo la meta. E’ l’ultima serata di campeggio del trekking, ultima volta che si monta e si prepara la tenda per la notte. Stasera ci sarà la nostra “privatissima” festa d’addio: cena e brindisi finale a base della mitica birra locale god father. Siddar ci prepara una bellissima e buonissima torta al cioccolato decorata: è proprio in gamba! Una bella occasione per stare tutti insieme e risulta difficile pensare che da domani in avanti non avremo più “intorno” i nostri amici accompagnatori.
Sintesi dati significativi 12° tappa Nimaling (4730m) – Kongmaru La (5250m) – Shang Sumdo (3730m):
Dislivello percorso: +600m, -1550m
Punto massimo: Kongmaru La (5250m) (punto max del trekking)
Tempo impiegato complessivo: 1,15 Kongmaru La, 4,5 Shang Sumdo, totale circa 6 ore
Distanza percorsa approssimativa: 18 km
Difficoltà tecniche e note significative: sentiero nella prima parte più ripido. Guadagnato un falso piano intermedio, lo si percorre. Questo conduce più dolcemente alla base del colle che resta sempre ben visibile come obbiettivo da raggiungere. Dalla base, una serie di ripidi e polverosi tornanti conducono alla sella, piena di bandiere di preghiera ed ometti. Da li il sentiero scollina e scende  nella vallata successiva, proseguimento sempre della Markha Valley. Cambia il corso d’acqua che lo percorre e che si riduce in un piccolo rio. Il sentiero scende ripido sino ad addentrarsi in una serie di strette gole (chiamate Shang Gorge), dove lo stesso supera un po’ a sinistra e un po’ a destra il torrente con parecchi punti in cui c’è da fare attenzione solo all’esposizione sottostante. Raggiunto un parachute cafè, da li la vallata si riapre e la si percorre in una bella e larga mulattiera che con una discesa dolce, supera vari piccoli villaggi (il principale è Chogdo a circa 4000m). Si costeggia a tratti il torrente che si deve attraversare in alcuni punti sfruttando le pietre presenti nel greto. Questo sino all’abitato di Shang Sumdo, punto d’arrivo della tappa.

26 Agosto (venerdi):
13° giorno di trekking: tappa Shang Sumdo (3730m) – Martseland (3450m)
Risveglio un po’ triste… oggi finisce la nostra avventura dopo tredici giorni, una grande esperienza in tutti i sensi. Il dispiacere è anche il doverci separare dai nostri compagni d’avventura con cui ormai siamo abituati a condividere le nostre giornate. Dopo l’ultima colazione si parte per la tappa finale: breve e in leggera discesa. Si percorre la vallata che conduce a Martseland, paese che si trova lungo il fiume Indo e che costituirà ufficialmente il nostro rientro nella vita “normale”. La giornata è bella ed assolata. Camminiamo tranquilli e spensierati con la guida Stanzin. Restano solo pochi chilometri alla fine di questa lunga avventura. Dopo un’ora e mezza, arriviamo al piazzale dove ci aspetta l’auto dell’agenzia per ricondurci a Leh. Sopraggiungono nel frattempo anche Siddar ed Ungdo con i cavalli. Salutiamo quest’ultimo, che scaricati i bagagli, rientrerà a casa ripercorrendo a ritroso una parte del percorso. Noi intanto inevitabilmente un po’ commossi, saliamo in macchina ed un po’ spaesati, ci rechiamo verso una delle tre visite previste durante il rientro. La prima a Hemis, nell’omonimo monastero, uno dei più belli ed importanti della zona. Seconda sosta al meraviglioso monastero di Thiksey, imponente e di cui vale veramente la visita. Lì assistiamo anche ad una funzione di preghiera dei monaci  in uno dei tanti templi al suo interno. Terza sosta al palazzo reale di Shey, che domina la vallata. Questo è un altro dei tanti palazzi reali esistenti in zona. Il più grande ed importante resta quello di Leh. I reali del Ladakh esistono ancora. C’è ancora in vita la regina. Alla famiglia reale pur non restando poteri politici è stata lasciata la proprietà del palazzo di Stok, sempre in zona. Anche questo è visitabile dai turisti. Noi purtroppo per ragioni di tempo non ci possiamo andare. Dopo queste soste arriviamo a Leh. E’ il primo pomeriggio. Fa molto caldo e ci sentiamo dei “pesci fuor d’acqua” nel ritrovarci nel caos cittadino con i rumori a cui non siamo più abituati. Viene voglia di tornare indietro… Ci congediamo da Stanzin e Siddar, ci dispiace molto, è stato bello condividere con loro questo lungo percorso ricco di grandi emozioni. Rientriamo in hotel dove avremo di nuovo un letto su cui dormire!
Facciamo un giro in città, riandiamo al Leh palace per riapprezzare la magnifica vista che c’è da lassù e finiamo la giornata a cena, seduti comodamente ad un tavolo nel Dreamland restaurant.
Sintesi dati significativi 13° tappa Shang Sumdo (3730m) – Martseland (3450m):

Dislivello percorso: -280m
Punto massimo: 3730m Shang Sumdo (punto di partenza)
Tempo impiegato complessivo: 1,5ore
Distanza percorsa approssimativa: 7 km
Difficoltà tecniche e note significative: tappa breve di pochi chilometri in leggera discesa su strada sterrata che conduce al centro abitato di Marteseland dove inizia la strada asfaltata e dove c’è un piazzale in cui aspetta l’auto per il rientro a Leh.  

27 Agosto (sabato):
E’ il primo risveglio del “dopo trekking”. Non sembra vero aprire gli occhi in un normale letto e fra le mura di una casa! Facciamo una comoda e rilassata colazione a tavola, molto più tardi rispetto ai giorni passati. Oggi non c’è fretta. Più tardi andremo in auto al Khardung La, il passo carrozzabile più alto del mondo, che supera i 5600m. Questo è un record contestato e conteso con alcuni altri alti passi in giro per la terra a causa dell’altezza che potrebbe essere inferiore secondo i dati forniti dai più moderni gps. Abbiamo appuntamento alle 9,30 con l’autista. Leh è deserta: il sabato mattina è l’unica chiusura settimanale prevista per gli esercizi commerciali. Non c’è quasi nessuno in giro. Qualche persona e le solite mucche sempre presenti che come animali sacri sono libere di circolare senza nessun disturbo. Puntualmente partiamo per la lunga salita al valico. Sono più di 30 km su una strada stretta e tortuosa. Asfaltata solo per metà circa, il resto è sterrato. E’ un viaggio sicuramente poco rilassante, il nostro autista (come tutti gli altri che incrociamo…) si contraddistingue per la guida un po’ troppo disinvolta, incurante dei precipizi, delle curve e delle strettoie…: tradotto in pratica, siamo nel panico! Il passo del Khardung La è parte delle zone sensibili del Nord dell’India. Nello specifico dal colle si ha accesso ai territori che la Cina vorrebbe annettere al confinante Tibet. Per accedere alle cosiddette “restricted area” sono necessari dei permessi speciali. Nel nostro caso anche se non proseguiremo nella famosa sottostante Nubra Valley, occorrerà ugualmente essere autorizzati per raggiungere il passo. Il riconoscimento avviene in un campo militare alla base del colle, il South Pullu camp, zona di confine della “inner line zone”. Qui sostiamo alcuni minuti per le questioni burocratiche. Purtroppo la sosta prosegue più del dovuto perché abbiamo anche una gomma a terra che dovrà ovviamente essere sostituita. Nell’attesa incontriamo una coppia di Torino, che si sta recando proprio nella vicina Nubra Valley per il classico tour. Il mondo è veramente piccolo! Dopo il cambio gomma, proseguiamo sulla strada che da qui in avanti è un brutto sterrato. La strada s’inerpica sulle pendici di una montagna dove vi sono solo pietre, spesso enormi e terra. Un paesaggio d’alta quota. Intanto continua l’apprensione per lo stile di guida dei “locali” sempre al limite dei precipizi che costeggiamo: ci chiediamo chi ce l’ha fatto fare!
Finalmente dopo 2,5 ore siamo al colle. Il tempo ci premia, è una bella giornata e la vista è stupenda. Qui infatti è facile trovare la neve ed il maltempo data l’alta quota. Dopo mezz’oretta di sosta ridiscendiamo con un po’ di timore. Per fortuna rientriamo a Leh indenni. Il resto della giornata la dedichiamo alle ultime spese. Domattina alle 8,30 abbiamo l’aereo per rientrare a Dehli.

28 Agosto (domenica):
Sveglia e trasferimento all’aeroporto quando Leh sta ancora dormendo… Sono le 6,00 quando il taxi ci viene a prendere in hotel. Preferiamo andare presto in aeroporto, il volo è alle 8,30, ma sappiamo che vi sono vari controlli e non vogliamo avere problemi d’orario. All’aeroporto che dista dieci minuti dall’hotel superiamo i controlli tranquillamente senza intoppi. C’è infatti da prestare attenzione al bagaglio a mano, gli zaini più capienti vengono imbarcati, vogliono a bordo solo borse molto piccole. Pertanto gli oggetti fragili vanno tenuti da parte o dichiarati. Idem per le macchine fotografiche alle quali devono essere rimosse le batterie. La cosa strana che questo però non succede a tutti, dipende dal poliziotto da cui si capita! L’aeroporto è piccolo e la sala d’attesa sembra più quella di una stazione degli autobus. Il volo viene annunciato a voce …idem l’imbarco. Viene richiesto anche, superata la barriera , il riconoscimento visivo del proprio bagaglio. Insomma, qui si capisce che c’è un certo timore per gli attentati che del resto in India sono purtroppo frequenti. Il volo è molto bello. Purtroppo il cielo è parzialmente coperto per cui la sottostante catena dell’Himalaya la vediamo solo parzialmente. Consiglio il lato destro al rientro e sinistro all’andata, se si vuole vedere verso il Pakistan e relativo Karakorum. Arriviamo a Dehli, il clima è già cambiato rispetto a due settimane fa. Ormai il monsone sta perdendo la sua forza ed il bel tempo è sempre più persistente. Ci aspetta l’auto dell’hotel che ci riporterà al Bajaj, dove siamo già stati i primi giorni.
C’è un caos allucinante, sono ormai le 10 del mattino e la città è in piena attività.
Il resto della giornata è di relax, domani andremo ad Agra e ci aspetta l’ultimo grande appuntamento del viaggio…

29 Agosto (lunedi)
Oggi è il penultimo giorno in India, andremo ad Agra a circa 150km da qui. Chiediamo di partire alle 6 e non alle 7,30 come ci era stato proposto. Ho letto che è bene arrivare prima possibile al Taj Mahal per evitare le grandi comitive organizzate che creano il caos. Scelta che suggerisco assolutamente. In aggiunta c’è poi il traffico per strada che si riesce almeno in parte ad evitare partendo presto. Per andare ad Agra infatti ci vogliono minimo 5ore che diventano oltre 6 o più con traffico maggiore. Il viaggio è un’avventura. L’ennesima…Dehli è collegata ad Agra con un’autostrada. Cosi la chiamano loro…In realtà è una strada a pagamento: due corsie per senso di marcia separate da spartitraffico centrale, ma che attraversano il caos incredibile delle città. Si trovano motorini, tuk tuk con anche dodici persone a bordo! Mandrie di capre e mucche, biciclette, auto e camion anche in contromano!Un delirio! Ogni tanto vediamo un camion ribaltato o schiantato contro un albero o un muro…ci viene detto che sono gli autisti che la notte magari un po’ alticci percorrono la strada e si addormentano al volante. Quando dopo cinque ore siamo ad Agra non ci sembra vero. Per fortuna la visita del Taj Mahal ci rilassa, un vero capolavoro, un’opera incredibile che non ha bisogno di commenti. L’ingresso qui è anch’esso molto controllato. Non viene permesso nessun bagaglio o borse capienti. Solo la macchina fotografica o cinepresa e relative batterie di scorta. Siamo rimasti affascinati dalla sua bellezza. Devo dire che ci è piaciuto molto anche l’Agra red fort che viene spesso sottovalutato e sminuito dal vicino e logicamente più famoso Taj. Dopo pranzo verso le 14 ripartiamo già verso Dehli. Preferiamo cercare di evitare il più possibile il caos al rientro. Anche questo sarà molto movimentato: non si può definire un viaggio rilassante! Il meglio lo troviamo a qualche km da Dehli. Li arriviamo intorno alle 17,30 circa, nel pieno dell’orario di punta: alle 18 poi, chiudono gli uffici e li è il delirio totale! Sani e salvi arriviamo in hotel che sono le 20 passate, ormai è buio. Comunque sia abbiamo trascorso una bella giornata nell’incredibile realtà indiana. 

30 Agosto (martedi)
E’ l’ultimo giorno in India. Domani si rientra a casa. Oggi faremo un tour indipendente nel centro di Dehli. Nell’anima delle attività commerciali, nata su idea degli inglesi nel periodo coloniale.
Si tratta della famosa Connaught Place, una grande piazza costituita da tre cerchi concentrici (strade) i cui contorni sono interamente costituiti da palazzi e porticati d’epoca. Il nostro hotel è a circa 4 chilometri e decidiamo di andarci a piedi anche per vedere più da vicino gli aspetti di vita quotidiana di questa enorme città. Appena usciti dall’hotel dobbiamo letteralmente sfuggire all’assedio di tuk tuk, risciò e taxi. Una persecuzione, che praticamente non termina mai. Ad ogni angolo e quasi ovunque c’è sempre qualcuno che ti offre qualcosa da comprare o un servizio. Questa è la parte più pesante da sopportare come turisti. Senza dimenticare le scene di disagio e povertà che incontriamo strada facendo. Ma questa è l’India di cui si sente sempre parlare. Una realtà a noi inimmaginabile. Fa caldissimo, dopo più di un’ora di cammino arriviamo a destinazione. Per noi molto deludente, per la sporcizia e la fatiscenza. Ci aspettavamo negozi con prodotti tipici, invece solo attività commerciali “convenzionali”, idem si dica per l’enorme bazar sotterraneo che si trova al di sotto del centro della piazza. Anche qui come turisti siamo presi d’assalto da procacciatori d’affari che come avevamo già letto, attirano possibili clienti parlando di uffici per il turismo dove avere informazioni. Questi  non sono altro che agenzie di viaggi che cercano di propinare pacchetti vari e spesso fregature. Dopo questa piccola delusione rientriamo in hotel. Una vera e propria sauna sotto il sole cocente, da cui ci riprenderemo solo dopo una salutare doccia. Cena al vicino ed ottimo Alfa Spice restaurant, dove trascorriamo l’ultima sera del nostro viaggio in India. Domattina presto si parte.

31 Agosto (mercoledi)
La sveglia squilla implacabile alle 4, tempo di riprenderci, chiudere i bagagli ed alle 5 arriva il taxi per l’aeroporto. A quell’ora in poco più di 20minuti siamo al terminal 3. E’ presto e pertanto il check-in è velocissimo, passiamo la barriera di accesso ai gate senza fretta ed intoppi…
Il nostro volo per Monaco partirà puntuale alle 8,30…  Così termina questa lunga avventura, una bella esperienza piena di emozioni che ci ha arricchito sotto tutti i punti di vista. L’India sicuramente ha un fascino particolare, ma ciò che ricorderemo con maggior piacere, sarà soprattutto il Ladakh: per i paesaggi e la gente del posto, cosi cordiale ed ospitale.
Un grazie doveroso conclusivo va a Patrizia, per la sua capacità di adattamento in qualsiasi condizione.

JULLEY India! 

NUMERI FINALI del TREKKING:
Dislivello in salita circa +5300metri
Dislivello in discesa circa -5400 metri.
Altezza max raggiunta: 5250m (passo del Kangmaru La)
Distanza complessiva coperta a piedi nei 13gg: più di 150km.

VARIE NOTIZIE SPICCIOLE RELATIVE AL TREKKING:
Trekking di medio impegno fisico senza particolari difficoltà.
Percorso tutto su sentiero con alcuni tratti su piste carrozzabili. In alcuni tratti occorre prestare attenzione per la presenza di zone esposte e scivolose. Vi sono alcuni guadi obbligatori da eseguire nella Markha Valley, nell’omonimo torrente: acqua abbastanza alta fino al ginocchio e corrente a tratti forte che può far perdere l’equilibrio. E’ indispensabile un buon allenamento, soprattutto per affrontare bene i tratti più faticosi in quota. Allo stesso tempo occorre godere di buona salute proprio per lo stress fisico a cui si andrà incontro.

Equipaggiamento:
in estate non ci sono temperature particolarmente rigide. Se il tempo è sereno il clima non è freddo neppure in quota (la notte). Ma è bene essere ben coperti ed attrezzati perché in caso di maltempo tutto cambia notevolmente e nevica anche a partire dai 4500m.
Consiglio un buon sacco a pelo, che può risultare eccessivo nelle parti basse e maggiormente calde (3300-3500m), ma che da un ottimo confort nelle fresche notti alle quote superiori.

Giornata tipo di trekking:
–         sveglia ore 6,00-6,30
–         colazione ore 7,00
–         preparazione bagagli e partenza tappa ore 8,00 circa
–         arrivo in media nel primo pomeriggio
–         preparazione del campo e a seguire pranzo o spuntino
–         te’ e merenda alle 17 circa
–         cena ore 19-19,30
–         a dormire… intorno alle 20,30-21,00

Gianluca

gtenive@tin.it



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