Stipulare una assicurazione medica con Europ Assistance. Con 80 euro a
persona garantisce l’assistenza sanitaria, le spese mediche, nonché
l’assicurazione del bagaglio ed effetti personali.
VENEZUELA – INFO GENERALI
AEROPORTO
Dovete
sapere che appena uno varca la soglia del terminal voli internazionali di
Caracas si ritrova subito in una interminabile coda.
I passeggeri non sono smistati in base alla destinazione ma tutti i
passeggeri di tutti i voli si ritrovano lì per il primo controllo bagagli e
passaporti. Attenzione quindi a presentarsi all’aeroporto diverse ore prima
della partenza.
CAMBIO BOLIVARES
La moneta ufficiale è il Bolivar, che per scelta di politica economica
dell’attuale governo, è stata forzosamente agganciata ad un cambio fisso.
Una mossa per contenere un alto tasso di inflazione, problema comune a molti
paesi “ad economie deboli”, che trova però in disaccordo molti economisti e
buona parte dei venezuelani. E’ possibile, nelle Casse di Cambio, convertire
in Bolivares, Dollari ed Euro ma non il contrario per evitare che fiumi di
denaro lascino il paese in cerca di sicurezza o presunta tale. Tutto questo
ha fatto si che si formasse un mercato parallelo (nero) di compravendita di
Dollari ed Euro soggetto alle leggi non scritte dell’economia di mercato.
Più ti serve e più sei disposto a pagare. Meno ce n’è e più costa.
Cambiare
al cambio non ufficiale, è davvero conveniente. A febbraio 2011 con 1 euro
danno circa 10 bolivares risparmiando rispetto al cambio ufficiale (1euro
5,40 bolivares - 1$ 7,5 bolivares). Caracas è sicuramente l'aeroporto dove
si cambia con più facilità, ma in generale si cambia ovunque, sia euro che
dollaro. Attenzione però a non farvi fregare: prima di dire quanto cambiate
informatevi sul tipo di cambio e fatevi prima consegnare i bolivares,
contateli e verificateli con calma e, solo successivamente, consegnate gli
euro.
Non
cambiare comunque molto perchè le spese grosse si pagano in euro. Anche a
Los Roques c'è una piccola banca ma con il cambio ufficiale.
I
pagamenti con carta di credito sono diffusamente possibili ma malvolentieri
accettati per le alte commissioni ai quali sono sottoposti. Travel Cheques
difficilmente cambiabili se non al costo di lunghe file in banca.
Ora il
problema grosso si pone alla posada: anche nel caso in cui, per farsi belli,
i proprietari vi abbiano detto che accettano le carte di credito, può
succedere che alla fine della vacanza vi chiedano di saldare il conto in
contanti e in dollari.
Questo succede proprio per il cambio nero. Spesso i proprietari delle posade
vi cambiano i soldi in nero per farvi un favore e quindi poi, nel caso voi
vogliate saldare gli extra con i bolivares che vi sono avanzati lo stesso
proprietario pretenderà di essere pagato con il cambio nero, ma qualche
cliente furbo non ci sta e pretende il cambio ufficiale dopo aver
beneficiato del cambio nero per tutta la vacanza. Per evitare spiacevoli
discussioni quindi tutti pretendono il pagamento in dollari e non via carta
di credito che inspiegabilmente si sarà rotta.
Soluzione:
Portate con voi un bel po’ di dollari parte da cambiare al mercato nero e
parte per saldare il conto.
Pagate nei negozi, nei locali e i souvenir con i bolivares e pagate dove
possibile con carta di credito (ad esempio le immersioni).
SPOSTAMENTI:
I taxi sono comodi ed economici; il prezzo va concordato con l’autista. A
Caracas usare solo taxi di linea ossia: da e per l'aeroporto i suv neri
(circa 160 bolivares fino al centro di Caracas) e in città quelli bianchi
con targa gialle e registrati.
SICUREZZA:
Usare
sempre estrema prudenza e seguire pedissequamente i consigli dei locali per
evitare brutti incontri (mai girare soli dopo il tramonti, niente gioielli,
abbigliamento semplice, soldi nascosti, mai ritirare al bancomat, taxi
sempre di linea e mai abusivi e mille, mille occhi intorno).
TELEFONO
Dal
Venezuela chiamare in Italia costa pochissimo (1/ 2 bolivares al minuto).
Ovunque si trovano internet point e centri per le telefonate.
CARACAS
Caracas è
la città più pericolosa e violenta del Sudamerica, e i pericoli cominciano
appena fuori dall’aeroporto. Decine di taxi clandestini, vecchie auto
americane macinate dal tempo, molti dei taxi ufficiali, quasi tutti potenti
fuoristrada neri con vetri oscurati, non hanno neppure le targhe. Le truci
maschere della Guardia Nacional non li degnano di uno sguardo, concentrati
sui controlli antidroga. Eppure può capitare, e in genere capita più
facilmente a nababbi turisti diretti a Isla Margarita, di salire su un taxi,
essere portati chissà dove, derubati, malmenati e abbandonati. E qualcuno ci
ha anche lasciato la pelle.
Dall’aeroporto internazionale bisogna spostarsi, prendendo un taxi o fare
circa 300 mt a piedi, alle partenze nazionali.
- hotel
catena best Western a Cati'a la Mar.
- hotel
Catiamar (32 euro - 280 bolivares) che si trova a Cati a la Mar, a 5km
dall'aeroporto di Caracas Maiquetia, località comoda per chi deve dormire
una notte a Caracas e non vuole andare in centro città che si trova a circa
30 km dall'aeroporto.
Fanno il transfert gratuito da/per l'aeroporto. Non è bello, ma costa poco e
per una notte va bene perchè è pulito
PARCO NAZIONALE DI CANAIMA – SALTO ANGEL

TOUR CANAIMA/SALTO
ANGEL, acquistato via internet da Energy Tour. (Amico Cosimo 0058 424
9456310). Dal 23/02 al 27/02 € 577.
giorno
23/02/11: CARACAS/CIUDAD BOLIVAR
Ricevimento
trasferimento Aereoporto nazionale + Volo Caracas/Ciudad Bolivar +
ricevimento in Ciudad Bolivar + trasporto posada + notte posada Don
Francesco
giorno
24/02/11: CIUDAD BOLIVAR/ CANAIMA - SALTO ANGEL 3 giorni e 2 notti:
Volo Ciudad
Bolivar/Canaima + escursione laguna di canaima e il Salto Sapo. Notte
accampamento di fronte alla laguna di Canaima. Tapuy Lodge.
giorno
25/02/11: CANAIMA
Río Churun
per isola ratoncito e arrivare SALTO ANGEL. Notte accampamento isola
ratoncito di fronte al Salto Angel
giorno
26/02/11: CANAIMA CIUDAD BOLIVAR
Rientro a
Ciudad Bolívar + trasferimento posada
giorno
27/02/11: CIUDAD BOLIVAR /CARACAS
trasferimento
aereoporto + Volo Ciudad Bolivar/Caracas
23/02: Dopo 11 ore
di volo ci da il benvenuto a Caracas un cielo coperto e la pioggia, ma i 27°
rendono comunque gradevole il nostro arrivo.
Ad attenderci Ezu, come
promesso da Cosimo Amico di Energy Tour dal quale abbiamo acquistato il Tour
Canaima/Salto Angel. E’ una persona affidabile e ci aiuta subito a cambiare
i dollari, ci accompagna al banco Rutaca dove facciamo il check-in per
Ciudad Bolivar e ci porta a pagare la tassa per uscire da Caracas (B35 a
testa = circa € 4).
E’ curioso, in Venezuela si
pagano le tasse ogni volta che ci si sposta (a fine racconto un elenco delle
tasse pagate per questo viaggio).
Inizia
l’avventura…….aeroporto chiuso per pioggia, volo cancellato e nessuno che
parla inglese. PANICO!!! Rischiamo di passare la notte a Caracas senza
sapere cosa ne sarà del resto del viaggio. Con dizionario alla mano riesco a
capire che dobbiamo aspettare. Dopo 2 ore di attesa inizia a spiovere,
riaprono l’aeroporto e riusciamo a partire. 2 ore di volo e arriviamo a
Ciudad Bolivad. Ci aspetta Cosimo Amico che ci porta immediatamente a casa
sua, la Posada Don Francesco. Stremati, dopo quasi 24 ore di viaggio, non
sentiamo né la fame né la doccia fredda e ci buttiamo a dormire.

24/02: PARCO NAZIONALE
DI CANAIMA
Sveglia alle 6! Cosimo ci
accompagna in aeroporto dove, dopo aver pagato la tassa per uscire da Ciudad
Bolivar (B25 x 2 = B 50), aspettiamo di partire alla volta di Canaima. Anche
oggi rischiamo di perdere il volo causa mal tempo. Piove, piove, piove ma ci
dicono che è meglio così. Fino alla settimana prima non pioveva da mesi e se
avesse continuato così non si sarebbe potuto fare il tour perché i fiumi
erano secchi e il Salto Angel senza acqua…….ah! Beh!!! Allora…santa
acqua!!!! Per fortuna aspettiamo solo mezz’ora e ….partiamo!
L’aereo è un bimotore con
al max 20 posti. Vederlo non sembra molto affidabile ma anche in
quest’occasione ci dicono che siamo stati fortunati. Se fossimo stati in
meno ci avrebbero assegnato in bielica a 5 posti!!!!
Il volo da Ciudad Bolivar a
Canaima dura 1 ora ed è abbastanza tranquillo, nonostante le nuvole non
lasciassero presagire nulla di buono. Atterraggio un po’ “altalenante” ma
per il resto tutto ok. Ad attenderci una ragazza del Tapuy Lodge. Ci fa
pagare la tassa d’ingresso al Parco (B 35 a testa) e ci accompagna al resort.
Il Tapuy Lodge è molto
bello. Ubicato direttamente sulla laguna, dà la possibilità di pregustarti
cosa ci aspetterà nelle nostre escursioni: palme dentro l’acqua, laguna
rosso sangue, cascate prorompenti.
Il personale è molto
gentile e disponibile e la camera (a noi è stata assegnata la nr 1) è
spaziosa, pulita e fresca….con un geko a farci compagnia.
La mattina è all’insegna
del relax, mentre nel pomeriggio verso le 15 si parte per la prima
escursione: il SALTO SAPO.
Il Parque Nacional
Canaima è un Parco Nazionale situato nello stato Bolivar, in Venezuela.
Fu instaurato il 12 giugno del 1962 e dichiarato Patrimonio dell’Umanità
dall'UNESCO nel 1994.
Si estende per 30.000 km²
(più grande del Belgio), fino alla frontiera con la Guyana e con il Brasile.
Per le sue dimensioni, è considerato il parco nazionale più grande del
mondo. Circa il 65 % del parco è occupato da mesetas di roccia
chiamate tepuyes. Questi costituiscono un ambiente biologico unico,
presentando inoltre un grande interesse geologico. I versanti scoscesi e le
sue cadute d'acqua (incluso il Salto Angel, la cascata d'acqua più elevata
del mondo, a quasi 1.000 m) formano paesaggi spettacolari.
Tutta la zona intorno a Canaima è caratterizzata da numerose cascate o
saltos, tutte di modesta altezza ma dalle portate davvero poderose che le
rendono per questo molto spettacolari. La più famosa è senz'altro il Salto
Ucaima che fa da sfondo onnipresente alla vita del villaggio di Canaima, ed
è uno dei più fotografati del Venezuela. In realtà la cascata è suddivisa in
tre settori, gli altri due prendono il nome di Salto Golondrina e di Salto
Hacna.
Sullo sfondo si stagliano i
3 tepuyes (caratteristiche formazioni aventi forma di piramide tronca) che
accompagnano qualsiasi vista di Canaima: El Nonoy-Tepuy (Avvoltoio-tepuy) a
sinistra, il Kuravaina-Tepuy (Cervo) al centro ed il Topochi-Tepuy
(Cerbattana) leggermente inclinato a destra.
Lo stesso fiume Carrao forma altre due cateratte, che si trovano sulla
sponda opposta rispetto all'insediamento di Canaima, il Salto Sapo e il
Salto Sapito. Quest'ultime sono raggiungibili via barca, mentre una bella
passeggiata può condurre al Salto Ara oltre il quale il fiume Carrao
prosegue il suo corso più placidamente, senza ulteriori dislivelli.
Una delle
cose che più attira l’attenzione è il colore dell’acqua, che è completamente
rossiccia a causa della grande quantità di minerali in essa presenti.
Similarmente, la sabbia ha un leggero tono rosa per effetto del quarzo.
Il parco occupa il settore nordorientale dello
Escudo Guayanés che corrisponde ad un basamento precambrico con rocce di tra
900 e 3.500 milioni di anni, sulle quali si trovano le cuarcitas ed i
conglomerati silicei di Roraima. Le forme predominanti corrispondono ad una
combinazione di tepuy, piane e valli. Tra i tepuy si
trovano l'Auyan-Tepuy (2.400 m), da dove sorge il Salto
Angelo che è il più alto del mondo con la sua caduta di 979 m; quello di
Roraima (2.810 m); quello di Chimata (2.700 m); quello di Kukenán (2.600 m)
ed altri 34 Tepuy più. La vegetazione in questi Tepuy varia dal bosco umido
tropicale, nelle basi e pendii, fino ad arbusti e prati nella cima, con una
gran diversità di specie endemiche; nelle aree di savane e valli predominano
le graminacee ed i morichales, con presenza di boschi di galleria. La fauna
è variata, emergendo il formichiere, il giaguaro, la lontra gigante, la
volpe ed i carini araguatos; tra gli uccelli, l'aquila arpia, il falco
palomero, la guacamaya nana ed il colibrí. Nel parco si sono trovati
vestigia di un significativo villaggio indigeno precolombiano; attualmente,
vivono in queste territorio comunità dell'etnia indigeno Pemón con
sottogruppi di kamaracotos, taurepan ed arekuna. Il suo territorio fu
riconoscente nel secolo XVIII per i missionari cappuccini catalani.
Fauna: come l'altezza ed il tipo di vegetazione. Tra le
specie che possiamo trovare stanno:
l'orso melero, il Báquira, lo scoiattolo Abitante della Guyana, il puma,
cervo, la pereza di tre dita, la donnola, il volpe fattore, carino viso
rigato, carino machín, topi, formichiere gigante, cane di acqua o lontra
gigante, giaguaro o tigre e cunaguaros, rettili come il camaleonte l'iguana,
morrocoy selvatico, serpenti come il falso corallo, Bejuca, anaconda, falso
mapanare, e velenose come il corallo, mapanare, cuaima ananas e sonaglio.
Anche numerose specie di rane e rospi. in quanto agli uccelli possiamo
citare l'Ara rossa, pappagallo cara sporca, re zamuro, campanaro, colibrí,
uccelli cappuccini, galletto delle rocce, tucani etc.
SALTO
EL SAPO: 5 minuti di canoa e 20 di sentiero in mezzo alla foresta.
Sconsigliate ciabatte (la terra è molto fresca), meglio sandali di gomma o
scarpe da ginnastica. Prima di arrivare si rasentano altre cascate ma lo
spettacolo del Sapo è bellissimo, con un getto d’acqua potentissimo e una
curiosità, c’è un sentiero percorribile che passa tra la roccia ed il getto
d’acqua, davvero incredibile! Con un altro sentiero si giunge poi sulla
sommità della cascata dove, adagiati sulle rocce, si può prendere
comodamente il sole. Spettacolo mozzafiato!
CONSIGLIO: portare il minimo indispensabile perché tanto ci si bagna. Il
K-way non serve a nulla. Portatevi un paio di ciabatte da usare per il
rientro così almeno potete iniziare ad asciugare le scarpe da ginnastica.

25/02:
SALTO ANGEL
Ore 9
partenza: Navigando per il Río Churun (20 minuti di canoa + 20 minuti a
piedi + 4 o 5 ore di cano) si arriva all’Isola di Ratoncito. E’ una
esperienza bellissima vedere la tecnica grandiosa dei Pemon che riescono a
far navigare una tronco d’albero in un’acqua bassissima sfidando tutte le
leggi fisiche. Arrivati all'isola, dopo 1 ora di una camminata nelle foresta
tropicale, dove si potranno ammirare le differenti specie di piante e di
uccelli, si arriva ai piedi del Salto Angel, dove si può anche fare il bagno
al pozo del salto.
Si
arriva stanchi, sudati, esausti ma felici e ammutoliti dinanzi a cotanta
grandezza. Dopo un’altra ora di cammino per ritornare si arriva
all’accampamento con amache ove si trascorrerà la notte.
Il
Salto Angel è la cascata più alta del mondo (979 metri) si trova in
Venezuela, con una tratto di caduta ininterrotta dell'acqua di 807 metri. Si
trova lungo il corso del torrente Carrao e precipita dall'altopiano della
montagna Auyantepui. Il fiume che si trova alla fine del salto è il
Kerepakupay, nel Parco Nazionale di Canaima.
Il nome
viene dal suo scopritore, il pilota americano, Jimmy Angel. Gli indigeni la
chiamavano "Parakupa-vena" o "Kerepakupai merú" ed era considerata insieme
alla montagna un luogo sacro. La cascata si trova nel cuore della foresta
dello Stato di Bolivar, nel sud del Venezuela e per vederla si deve fare
un'escursione di due giorni attraverso il fiume o sorvolare la zona con
piccoli aerei.
STORIA
Anche se avvistata per la
prima volta nei primi anni del XX secolo dall'esploratore Ernesto de Santa
Cruz, la cascata non era nota al mondo fino alla sua scoperta ufficiale
avvenuta nel 1933 da parte di un aviatore americano, James Crawford Angel,
che stava sorvolando la zona alla ricerca di un qualche bacino minerario di
valore. Nell'ottobre 1937, torna in zona e riesce ad atterrare con il suo
piccolo aereo sulla cima vicino alla parte superiore della cascata. Da
allora le cascate, sono correntemente denominate "Salto Angel" (in
inglese "Angel Falls") in suo onore. Dopo l'atterraggio l'idrovolante
di Angel, un Flamingo, si impantanò sul terreno acquitrinoso e fangoso della
cima del Auyan-tepui e rimase lì per 33 anni prima di essere portato via da
un elicottero. Jimmy Angel ed i suoi tre compagni di esplorazione riuscirono
a discendere il monte Auyantepui e a raggiungere il primo centro civilizzato
soltanto dopo 11 giorni. L'aeroplano di Jimmy Angel, denominato El Rio
Caroni, è esposto di fronte al Terminal dell'aeroporto di Ciudad
Bolivar; quello che può avvistarsi come un fugace lampo argenteo sulla cima
è soltanto un cippo che indica la posizione esatta.
L'altitudine ufficiale
venne determinata da un'indagine eseguita dalla National Geographic Society
nel 1949 (articolo: Jungle Journey to the World's Highest Waterfall
di Ruth Robertson). Nel libro di David Nott, Angels Four, si racconta
la storia dei primi scalatori che riuscirono ad arrampicarsi per la parete
quasi verticale del Auyan Tepui (la montagna del diavolo) fino alla
cima delle cascate. Le cascate sono una delle principali attrazioni
turistiche del Venezuela.
La nostra
guida LucaToni non è stata bravissima….sembrava più un muto che una guida e
oltre che non parlare non faceva neppure la guida…..
Esempio:
nella camminata nella jungla ha mandato avanti me e non sapendo dove andare
mi sono ritrovata con il sedere per terra e una bella distorsione alla
caviglia.
Pertanto
questi sono i miei consigli UTILISSIMI per affrontare al meglio questa
faticosa escursione:
- x
l’accampamento: portatevi una tuta da ginnastica e dormite con le calze. Le
coperte che offrono non sono il meglio e non bastano contro l’umidità della
notte. Noi abbiamo preso le coperte dal volo dell’Alitalia. Portatevi anche
una pila perché alle 21 staccano il generatore e si rimane al buio. I bagni
sono “minimalisti”, non proprio puliti e l’acqua per la doccia è fredda….ma
dopo una giornata così faticosa si sopporta TUTTO.
- x la
barca: salire in barca con le ciabatte e mettere le scarpe da ginnastica in
un sacco per trovarle asciutte per la camminata. Mettere lo zaino con il
necessario per trascorrere la notte fuori, in un sacco dell’immondizia così
da essere sicuri da trovare un cambio asciutto. Nessuno dice niente ma
l’attraversamento sul fiume ha dai momenti in cui è più rafting che semplice
navigazione….per cui….ci si bagna!!
26/02
Ripartiamo dall’accampamento del Salto Angel rifacendo lo stesso percorso
dell’andata…solo che il rafting sul fiume sembra più “estremo”. In poche
parole quando siamo arrivati a Canaima non avevo asciutte neppure le
mutande.
10 minuti
per cambiarsi e mangiare un panino e poi al volo in aeroporto per prendere
il volo per Ciudad Bolivar.
Al nostro
arrivo il caro Cosimo era già pronto a prelevarci. Un salto in farmacia per
comprare una crema per le contusioni e via in posada.
Cosimo è
gentilissimo. Ci fa usare una presa da 220v per caricare i cellulari
(ricordatevi che la corrente in tutto il Venezuela è 120v) e dopo aver fatto
il bucato mi fa anche usare la sua asciugatrice.
Per cena
Cosimo ci accompagna (e poi ci viene anche a prendere) in un ristorante
italiano “Luna-Cafè”. No-comment….errore mio. Non ho specificato che
volevamo mangiare qualcosa di tipico e lui ha pensato di farci un favore…in
fondo quasi tutti gli italiani all’estero, stranamente, vogliono mangiare
italiano. Comunque prendiamo un piatto di carne alla griglia con patatine
fritte, acqua e birra per un totale di B335 (€30).
Cosimo ci
spiega che Ciudad Bolivar è la capitale amministrativa del Venezuela, mentre
Puerto Ordaz è quella economica e questo spiega perché a Ciudad, pur
vantando 300.000 abitanti, non abbia un cinema, i ristoranti sono pochi e
c’è solo una discoteca. Insomma come mentalità si avvicina ad un paesino di
campagna ma con le dimensioni di una “Bologna”.
Ci spiega
il tutto mentre ci fa fare un piccolo tour serale durante il quale ho notato
2 cose atipiche:
- le
farmacie sono enormi, tipo supermercati in cui vendono di tutto e molte
restano aperte anche tutta la notte.
- Il
ritrovo per i ragazzi è la strada. Si incontrano con la loro auto fuori
dalle liquorerie, comprano alcolici o intere casse di birra, accendono lo
stereo e si mettono a bere.
Terminato
il piccolo tour ci dirigiamo verso casa dove finalmente andiamo a dormire.
Ci siamo immersi completamente nei costumi locali: cena presto, a letto
presto e sveglia presto.
27/02
Cosimo ci
dice che il nostro volo per Caracas è stato annullato (sembra perché non
fosse pieno) ma ci rassicura perché ci ha già acquistato un volo
sull’aereopostal che partirà da Puerto Ordaz. Così ci carica in auto e dopo
45 minuti arriviamo in aeroporto. Sbrighiamo le formalità di check-in,
paghiamo la tassa per uscire (B 30 a testa) e salutiamo il nostro prezioso
amico che deve correre per andare a prendere altri turisti da portare a Gran
Sabana.
CONCLUSIONI:
Di Energy
Tour = Cosimo Amico non posso che dare un giudizio positivo.
Cosimo è
una persona gentile, disponibile ed efficiente.
I tour
Salto Sapo e Salto Angel meritano veramente la fatica.
Unica
nota dolente: le guide.
Se si ha
la fortuna di trovarne una brava, il viaggio diventa una splendida
avventura. In caso contrario succede come a noi….. una bella avventura ma
“molto estrema” dove è necessario cercare di capire cosa può succedere ed
essere dotato di un grande spirito di adattamento….se non ci si vuole
rovinare la vacanza.
LOS ROQUES
www.Losroques.Com

Immaginate un deserto. Un bel deserto di sabbia quasi del tutto privo di
vegetazione. Immaginate di spezzettarlo capricciosamente più e più volte,
come potrebbe fare un bambino di tre anni lasciato per ore solo a giocare
con un foglio di carta. Spargete i coriandoli irregolari che vi sono rimasti
in mano su oltre duemila chilometri quadrati di mare. State cominciando a
farvi un'idea dell'arcipelago di Los Roques.
Los
Roques è uno dei più affascinanti luoghi delle assenze che vi possa capitare
di incontrare. Qui manca praticamente tutto. O meglio: in realtà c'è quasi
tutto, ma in misura così ridotta da far sentire in maniera ancora più acuta
la distanza che separa la vita rarefatta dell'arcipelago rispetto alle
nostre esistenze piene di impegni, divertimenti e avvenimenti vari che si
rincorrono e accavallano gli uni sugli altri riempiendo il tempo fino a
eliminare anche il più piccolo angolo vuoto.

TOUR LOS ROQUES (Voli +
Barca a vela + Posada), acquistato via internet da Sailingroques.com
(Lorenzo Besana 335/455746). Dal 27/02 al 05/03 € 750.
giorno
27/02/11: CARACAS/LOS ROQUES- CHAITO
Volo
Caracas/Los Roques + ricevimento + trasporto a bordo del CHAITO (4 notti)
giorno
28/02/11: LOS ROQUES- CHAITO
giorno
01/03/11: LOS ROQUES
- Chaito
giorno
02/03/11:LOS ROQUES- CHAITO
giorno
03/03/11:LOS ROQUES- POSADA TROPICANA
giorno
04/03/11:LOS ROQUES-POSADA TROPICANA
giorno
03/03/11:LOS ROQUES/CARACAS
trasferimento
aereoporto + VoloLos Roques/Caracas
L’arcipelago di Los Roques si raggiunge con un breve volo interno da Caracas
o dall’isla Margarita.
L’aeroporto di Gran Roque è operativo soltanto nelle ore diurne, quindi se
il vostro volo intercontinentale arriva dopo le 15 difficilmente riuscirete
a raggiungere Gran Roque in giornata e bisogna trascorrere la notte a
Caracas.
La pista dell’aeroporto è lunga quanto basta per far atterrare e decollare i
piccoli aerei che, con orari abbastanza imprevedibili, collegano l'arcipelago
con Caracas e con l'Isla Margarita. Una guardiola di legno fa da ufficio di
dogana. La pista dell'aeroporto esaurisce anche tutto l'asfalto versato
sull'arcipelago. Appena abbandonata la striscia di asfalto, se si hanno le
scarpe ai piedi ci si comincia a sentire vagamente ridicolo. Qui si cammina
scalzi, o al massimo con un paio di ciabattine per proteggersi dai coralli
taglienti: ma solo su certe spiagge di formazione più recente, dove il mare
e il vento non hanno ancora avuto il tempo di polverizzare per bene la
madrepora.
La zona intorno all’aeroporto è abbastanza tranquilla e potrete soggiornare
lì; molto spesso i proprietari della Posada possono prenotare direttamente
l’albergo e il transfer dall’aeroporto, oltre al volo per Los Roques.
Se invece il vostro aereo arriva per tempo, il volo per Gran Roques parte
dal terminal per i voli nazionali, che si trova proprio a fianco di quello
internazionale ed è raggiungibile a piedi (circa 500 mt). Quello da cui
parte Bluestar dista un km circa, si fa in taxi per circa 30 bolivares (5
€).
Le compagnie che volano su Gran Roque sono l'Aerotuy (LTA), la Bluestar
Airlines o la Transaven.
Gli aerei dell’Aerotuy sono quelli più grandi (intorno alle 40/50 persone)
ed è possibile anche portare un bagaglio superiore ai 10Kg. Gli altri sono
invece di piccole dimensioni, per 10/15 persone.
Con la
linea aerea Bluestar Airlines, anche arrivando tardi per la coincidenza
pomeridiana per Los Roques (il check-in chiude alle 16:10), potrete
riutilizzare lo stesso biglietto per il volo della mattina seguente senza
spese addizionali.
Con Aerotuy e la Transaven è necessario invece trascorrere la prima notte a
Caracas (o vicino all'aeroporto) perchè se si perde il volo bisogna
ricomperare il biglietto e, in alta stagione, spesso non si trova posto.
Bluestar Airlines vola tutti i giorni a Los Roques alle 8:30 di mattina ed
alle 05:00 del pomeriggio.
Il peso
massimo del bagaglio consentito sull'aereo di Los Roques è 10 kg a
testa, per i divers chiudono un occhio. Se il peso supera il massimo
consentito si paga in più e il bagaglio può essere caricato anche su altri
voli successivi.
Quando
ci si imbarca, se è possibile, sedersi nei sedili dove il finestrino vi
rimane sul lato sinistro, da cui si avrà una panoramica stupenda su
tutto l’arcipelago durante il volo!

L’arcipelago di Los Roques, il più grande atollo corallino dei Caraibi, è
situato 160 Km a Nord di Caracas in Venezuela, si estende per 27 km da nord
a sud e per 36 km da ovest a est. È composto da circa 350 isole ridossate da
una grande e splendida barriera corallina che rende l'acqua calma e
cristallina.
Le bianchissime spiagge immacolate si estendono a perdita d'occhio formando
un bellissimo gioco di colori col mare variopinto. Abitato da numerosi
uccelli e un'incredibile varietà di pesci e tartarughe marine, è stato
dichiarato Parco Naturale nel 1972
con l'intento di proteggere un ecosistema marino di eccezionale bellezza e
straordinario valore ecologico composto da banchi di coralli,
mangrovie e distese di piante marine. E'
senza alcun dubbio la più bella area naturale del Venezuela, un paradiso
biologico dove si riproducono e crescono una gran quantità di specie ed
è visitato da altrettante specie migratorie che vengono ad alimentarsi.
Occasionalmente si vedono squali balena e grossi branchi di delfini.
La temperatura dell'acqua è sui 28°.
Il parco
comprende una delle barriere coralline più importanti di
tutti i Caraibi per numero e diversità di specie e per estensione. Los
Roques ospita circa 61 specie di coralli, 200 specie di crostacei, 140
specie di molluschi, 45 specie di echinodermi, 60 specie di spugne e 280
specie di pesci. In più sono state individuate nel parco 92 specie di
uccelli, 50 dei quali sono migratori. Quattro specie di tartarughe marine a
rischio di estinzione depongono regolarmente le uova nelle isole, dove si
trova tra l'altro il più importante luogo di deposizione della specie
Eretmochelys imbricata in Venezuela.
Pertanto
la flora e la fauna sottomarine sono molto varie. Giardini di coralli
multicolori e pieni di vita, enormi cimiteri di corna d'alce, prati di
gorgonie, i i "cervelli" e le spugne.
Innumerevoli specie di pesci corallini, pappagalli di tutti i colori,
barracuda, dentici (qui si chiamano "Pargo"), coloratissime cernie di tutte
le specie, razze, sting rays di grosse dimensioni, tante aragoste (si
riproducono all'interno della laguna centrale dell'arcipelago), tartarughe
ed occasionalmente squali.
Nell'isola di Los Canquises troviamo una numerosa colonia di fenicotteri
rosa, è proibito avvicinarsi a quest'isola anche solo con le barche proprio
per non disturbarli.
Numerose sono anche le tartarughe marine, delle 6 specie caraibiche
ben 4 sono endemiche di Los Roques. Nell'isola di Dos Mosquises ha sede la
Fundacion Cientifica Los Roques che, in collaborazione con
l'Università di Caracas, studia l'ecosistema di questo arcipelago ancora
incontaminato. Qui, inoltre, le tartarughe marine vengono allevate e
liberate per preservarne la specie, è possibile visitare il centro per
vedere le tartarughe nelle varie fasi di crescita fino a 2 anni.
Per quanto riguarda la fauna terrestre non vi sono molti esemplari proprio
perché isole molto desertiche, i più numerosi sono i rettili come l'iguana,
il guaripete o lucertola nera che mangia i frutti del cactus e le lucertole
insettivore come la salamandra.
Per tutelare l'integrità ambientale c’è il divieto di costruire alberghi o
nuove case, comunque, insieme a servizi non ancora completamente sviluppati,
mantiene la vacanza nell’arcipelago su standard abbastanza ‘selvaggi’, e
quindi al riparo, per il momento, dal turismo di massa.
Molto
prima che fosse dichiarato parco nazionale, nell'arcipelago fu avviata
un'intensa attività di pesca, in particolare nel piccolo
centro dell'isola di Gran Roque, che soddisfa il 90% del consumo di astici
in Venezuela. A partire dalla metà del XX secolo i pescatori venezuelani
iniziarono ad abitare permanentemente l'arcipelago. I pescatori provenivano
prevalentemente dall'Isola Margarita e nel tempo portarono con sé anche le
loro famiglie. Attorno al 1941 Los Roques contava su di una popolazione di
484 persone distribuite nelle otto isole (Gran Roque, Casquí, Carenero, Cayo
Pirata, Domusquí, Esparquí, Isla Fernando e Prestonquí).
La
popolazione salì a 559 individui attorno al 1950. Nel 1956 a Gran Roque era
stata aperta una scuola, veniva generata elettricità utilizzando carburante
e veniva progettata la costruzione di un impianto desalinatore. Dopo che fu
istituito il parco nazionale, la popolazione si concentrò principalmente
nell'isola di Gran Roque. Nel 1987 la Fondazione Scientifica di Los Roques
realizzò un censimento, dal quale risultò che a Gran Roque erano presenti
847 abitanti, di cui solo 663 erano residenti fissi, mentre gli altri erano
pescatori provenienti dall'isola Margarita. Attualmente Gran Roque ha 1290
residenti fissi, compresi i coloni, gli operatori turistici ed il personale
delle istituzioni.
Nel 1996
Los Roques fu dichiarata zona di importanza internazionale dalla
Convenzione di Ramsar per la sua straordinaria biodiversità.
Storicamente la pesca è sempre stata la principale attività economica
dell'arcipelago, ma da quando è stato creato il parco nazionale è
strettamente regolata. Circa 300 pescatori risiedono temporaneamente l'isola
di Gran Roque nella stagione della pesca.
Solo 4
isole sono abitate da pescatori e solo l'isola principale, Gran Roque, ha
un piccolo paesino molto caratteristico.
L’arcipelago è il paradiso degli amanti dello snorkeling e delle immersioni
subacquee: negli ultimi anni sono aumentate le infrastrutture turistiche,
grazie ai numerosi italiani sbarcati sull’isola per una vacanza caraibica e
che hanno deciso di rimanere a vivere su un’isola dove si ha l’impressione
che ‘tutto sia ancora da inventare”. Estate tutto l’anno, Los Roques vive
almeno un paio di ‘alte stagioni’ turistiche: il periodo delle festività
natalizie fino alla prima settimana di gennaio, e il classico luglio-agosto.
Il clima nell’arcipelago è quello tipico delle isole caraibiche: la
temperatura media è di 28°C con punte massime di 33°C in luglio e minime di
24°C in gennaio. Le giornate sono molto calde ma rinfrescate da brezze
piacevoli, che attutiscono l’impatto dell’umidità, che nel periodo più caldo
raggiunge percentuali vicine al 100%.
Negli
ultimi dieci anni a Los Roques il turismo è diventato l'attività economica
principale, prendendo il posto della pesca. Prima del 1990 gli abitanti
locali non erano coinvolti nelle attività turistiche. Chi proveniva da fuori
(per lo più facoltosi venezuelani provenienti da Caracas e stranieri) e
desiderava comprare una casa nel parco occupava i pochi alloggi già
presenti. L'accesso era ristretto ai piccoli aerei od alle barche private.
Aerotuy era l'unica compagnia aerea commerciale che operava a Los Roques a
quel tempo.
Oggi più di 50.000 turisti visitano il parco ogni anno ed alloggiano in una
delle 60 strutture disponibili, chiamate localmente posadas. Oggi
Gran Roque ha più di 1.200 residenti ed i suoi servizi turistici sono appena
sufficienti.
Senza
dubbio il turismo è una della attività economiche più importanti del parco.
A Gran Roque almeno il 40% della popolazione di età compresa tra i 18 ed 70
anni lavora nel settore turistico. Dal 1996 al 2001 l'Autorità Unica di Area
(AUA, organizzazione che coordina le funzioni delle istituzioni governative
presenti nel parco) ha ricavato circa 400 milioni di Bolivar l'anno (circa
400.000$ US) dalle tasse d'ingresso pagate dai turisti che arrivano a Los
Roques in aereo.
Los
Roques non è posto per chi soffra di fotofobia o abbia la pelle troppo
sensibile ai raggi del sole. Da quando la mattina salta fuori dall'orizzonte
e raggiunge l'apice esaurendo in pochi minuti la luce calda dell'aurora al
momento in cui comincia l'altrettanto veloce tramonto, il sole domina
incontrastato il cielo di Los Roques e la sensazione costante è di essere
immersi in un bagno di luce quasi insopportabilmente intensa. Da queste
parti, l'ombra è uno dei beni più rari. Anche perché non ci sono alberi. C'è
qualche palma: giusto quelle che bastano perché si noti quanto siano poche
rispetto a quelle che si trovano sulla maggior parte delle isole dei
Caraibi. C'è qualche ciuffo di mangrovie, ma anche queste sono ben poca cosa
rispetto ai grandi boschi, fitti e solcati da canali ombrosi, che si trovano
lungo la costa venezuelana. A parte le scarne palme e le mangrovie poi, la
vegetazione è ridotta a qualche pianta grassa. Ma molte delle isole più
piccole non hanno nemmeno queste.
Tutta
l'acqua dolce di Gran Roque è prodotta da un impianto di desalinizzazione,
alimentato dalla piccola centrale elettrica che illumina le case. Quando i
generatori sono fermi per un guasto, evenienza non infrequente e che può
durare anche giorni interi, l'unica acqua disponibile è quella portata dalle
cisterne della Marina militare venezuelana, e non la si può certo sprecare
per annaffiare le piante: anche farsi la doccia diventa una cosa da
progettare con cura ed eseguire nel più breve tempo possibile.
Durante i
black out elettrici si interrompono anche le trasmissioni di Radio Roquena
FM 101.9, l'emittente locale improvvisata da un gruppetto di giovani dj. Ma
anche la radio, con la modestia dei suoi mezzi, finisce per sottolineare
piuttosto che colmare la differenza dell'arcipelago. Come le lampadine che
quando va tutto bene si accendono, se no si passa alle candele. Come i
«taxi» dell'arcipelago: barche di pescatori che, quando sei stanco delle
spiagge di Gran Roque e ti senti pronto per una solitudine ancora più
totale, la mattina ti scaricano su una delle isolette completamente
disabitate e tornano poi a prenderti prima del tramonto. Tutto perfettamente
organizzato, compresa la ghiacciaia piena di bibite e l'ombrellone: entrambi
forniti dal gestore della posada dove dormi, entrambi articoli di
sopravvivenza. E anche questa routine non fa altro che sottolineare la
diversità del luogo.
Le
posadas, nel loro comfort senza fronzoli, contribuiscono al senso di
straniamento che ti accompagna dal momento in cui sbarchi. Perché su una
settantina di posadas in tutto, almeno un terzo sono gestite da italiani.
Altre sono di proprietà di coppie miste italo-venezuelane. Così, dopo dieci
ore di volo dall'Italia e il salto di mezz'ora da Caracas a qui, ti ritrovi
in un posto dove l'italiano è una specie di lingua franca che capiscono
tutti.
È
abbastanza facile comprendere come nei primi decenni del 1900 uno dopo
l'altro un piccolo manipolo di pescatori si siano trasferiti qui dall'Isla
Margarita, sempre più affollata e di conseguenza circondata da fondali
sempre meno pescosi. Nella laguna di Los Roques il pesce è abbondantissimo
e, quando è stagione, altrettanto abbondanti sono le aragoste. Vivere e
lavorare qui per un pescatore voleva dire una vita scomoda ma senza
sorprese.

Ma che
cos'è che oggi spinge qualcuno che viene da Milano, da Roma o da Palermo a
scegliere di sistemarsi per la vita un posto come questo dove manca tutto,
dove conquistare un ceppo di lattuga venduto a caro prezzo al mercato
mattutino è un piccolo trionfo, dove si riesce - a fatica - a comunicare con
il mondo esterno solo grazie ai telefoni cellulari perché le linee
telefoniche normali fin qui non arrivano?
Se glielo
chiedi, loro ti rispondono che sono rimasti stregati dalla tranquillità di
questo luogo, che alle piccole difficoltà pratiche ci si abitua presto,
perché sono abbondantemente compensate da una vita la cui qualità è
costruita su un silenzio più sottolineato che rotto dal fruscio degli alisei
che, senza sosta, ventilano dolcemente l'arcipelago impedendo che il caldo
diventi soffocante. E su notti in cui, quando tutti dormono e non c'è la
luna a illuminare il cielo, il buio è buio davvero, un'oscurità totale che
incute soggezione e cancella di colpo tutta la luce accumulata negli occhi
durante il giorno. Una qualità della vita fatta di gesti misurati, di
pomeriggi passati a sonnecchiare dondolando dentro un'amaca. Ma anche di
case in cui la netta separazione fra dentro e fuori è un concetto quasi
sconosciuto.
Ci sono
pescatori che per buona parte dell'anno vivono su uno degli isolotti minori
abitando la loro rancheria (baracca), nome che a volte sembra
persino troppo ambizioso per riferirsi a quella che non è altro che una
tettoia al cui riparo è appesa un'amaca: non serve altro, qui. E spesso
anche la tettoia è superflua. In una notte calda capita di vedere qualcuno
tranquillamente addormentato all'aperto: la spiaggia dietro casa, o la barca
tirata in secca, diventano stanze come le altre. Per la verità non c'è
nemmeno bisogno di tirarla in secca, la barca. Sui fondali bassi della
laguna le onde non hanno mai lo spazio sufficiente per alzarsi e al massimo
increspano la superficie dell'acqua in maniera appena percettibile. Ma basta
un minimo riparo per neutralizzare anche le più piccole increspature.
Le
pubblicazioni turistiche decantano Los Roques come l'ultimo vero paradiso
caraibico. Hanno probabilmente ragione. Ma non è detto che rimanga così per
sempre. Ormai nei periodi di alta stagione diventa difficile trovare una
camera libera a Gran Roque, nonostante il grande proliferare di posadas
negli ultimi anni. Nonostante il Parco nazionale e le sue regole, alcuni
caraqueni facoltosi sono riusciti a ottenere i permessi per costruire
un gruppo di ville su una delle isole precedentemente disabitate. E le hanno
dotate di un generatore e di una cisterna per l'acqua dolce indipendenti da
quelle di Gran Roque.
Certo, la
costruzione di qualche villa modellata sulle case dei pescatori non è
propriamente una cementificazione selvaggia. Così come non basta lo sbarco
di qualche decina di turisti al giorno (soprattutto connazionali attratti
dal passaparola), per trasformare Gran Roque in Ibiza. Le spiagge tappezzate
di corpi sono lontane. Ma intanto ci sono molte posadas che appena pochi
anni fa non c'erano. Ci sono le ville, c'è la radio, e anche loro appena
pochi anni fa non c'erano. Forse, in ossequio ai regolamenti del Parco
nazionale, lo sviluppo non andrà oltre. Forse proseguirà, e alla fine Los
Roques diventerà un posto un po' meno diverso.
Gran
Roque pur non offrendo molto dal punto di vista della bellezza del mare o
delle spiagge, è particolare per l’atmosfera che si respira: è piccolissima,
non esistono automobili, le strade non sono asfaltate ma hanno la sabbia, le
case sono tutte colorate, ovunque si sente musica. La presenza del turismo
si vede ma non ha deturpato l’isola, che sembra ancora autentica soprattutto
per quanto riguarda le abitazioni e lo stile di vita delle persone del posto
che sono spensierate e molto rilassate.
Infatti
il turismo e le case trasformate in ‘posadas’ sono conquiste molto recenti:
la popolazione ha sempre vissuto di pesca in silenziosa solitudine.
A Gran
Roque non ci sono automobili né motorini (ma una volta a settimana un
vecchio camion fa il giro dell’isola per il rifornimento idrico), solo pochi
trabiccoli elettrici utilizzati a volte da una specie di vigilanza. Non
essendoci strade asfaltate ma solo stradine sabbiose, queste rendono
inutile, oltre che fastidioso, l’uso delle scarpe.
La gente
gira in ciabattine o infradito, pantaloncino o pareo, maglietta o canottiera
e per la sera un maglioncino (Gran Roque è sempre ventilata).
L’acqua
calda non esiste, ma non se ne sente la necessità, non c’è tv, non ci sono
giornali, non ci sono francobolli, non c’è un sistema fognario quindi con
tanto di cartelli è vietato gettare la carta nel wc, l’acqua desalinizzata
per lavarsi è rifornita alle posade ogni 2 o 3 giorni, ogni tanto va via la
luce. Una volta o due la settimana arrivano da Caracas i barconi con i
rifornimenti, cioè tutto, perché a Los Roques non c’è niente tranne il
pesce.
Insomma
a Gran Roque non c’è praticamente nulla, ad eccezione di qualche bottega di
artigianato, un paio di ristorantini, un bar sulla spiaggia, un market e
l’ambulatorio medico.
Comunque
Los Roques, a differenza della fama poco raccomandabile che ha il Venezuela
in termini di delinquenza, è veramente un’isola di pace. La tranquillità in
tutti i sensi fa davvero da padrona, siamo in un’altra dimensione e non è un
eufemismo.
Unico lato negativo: Non si ha il vero contatto con il popolo venezuelano,
siamo in un’isola felice, lontana in tutti i sensi dalla realtà del
continente, e poi Los Roques è una vera e propria colonia di italiani.
La banca
dell’isola si trova ‘en el pueblo’, ovvero nella piazza principale,
naturalmente ‘Plaza Bolivar’.
Plaza
Bolívar è il centro di incontro tra abitanti e turisti, che si mescolano per
ballare a piedi nudi un potpourri di salsa, rock and roll, tango ed arie
popolari, su di una piattaforma girevole che viene allestita sulla piazza
quasi ogni fine settimana e ad ogni festività.
La piazza, oltre ad essere il ritrovo serale per tutti, è il punto
d’incontro di una serie di strade intrecciate dove ci sono le varie posada.
L'Oscar
shop nei pressi della pista di atterraggio degli aerei e a fianco del
molo, è allo stesso tempo negozio, agenzia di viaggi, centro di noleggio
barche e attrezzature da snorkelling e ufficio turistico. Da Oscar, che
peraltro è molto popolare tra i turisti, si può noleggiare il trasporto in
barca per le varie isole. Qui infatti compaiono le tratte alle varie isole e
il relativo prezzo. In questo caso dovrete aspettare la barca alla banchina
insieme agli altri turisti e non avrete una barca tutta a vostra
disposizione ma la lancia verrà divisa con altri passeggeri.
In tutto l’arcipelago non esistono hotel, ma soltanto Posade, vale a dire
case private (tipo locande), ristrutturate, con un numero massimo di 16
camere (doppie/triple).
Tutte le
posade si trovano sull’isola di Gran Roque che è la più grande, ad eccezione
del Rasqui Island Chalet che si trova appunto sull’isola di Rasqui.
Considerate che qui, oltre allo Chalet, non c’è null’altro e si tratta di un
soggiorno esclusivamente a contatto con la natura.
La prima
immagine che vi darà Los Roques sarà quella di una baraccopoli, infatti le
Posade, sono varie, colorate, un po’ sgangherate e più o meno al limite
della vivibilità.
Per
mantenere l’uniformità con l’ambiente, voluto dalle autorità locali, le
posade non si differenziano molto fra di loro all’esterno. Presentano invece
caratteristiche diverse per quanto riguarda le camere e relativi comfort
(acqua calda o aria condizionata) e gli spazi comuni.
Tra
queste ve ne sono alcune di categoria lusso: significa che sono dotate di
acqua calda, aria condizionata (spesso fuori uso) e ventilatore da soffitto.
Quelle di categoria media (la maggior parte) hanno acqua corrente solo
fredda e, talvolta, ventilatore.
Per quanto riguarda la categoria standard…sono senza acqua, ma con dei
barili dove lavarsi! Si avete letto bene, quindi se volete passare una
vacanza decente, mano al portafoglio e prenotate una categoria almeno media.
Indipendentemente dalla categoria, non pensiate di essere soli in camera:
formiche, cucarache, scarafaggi, zanzare, gechi e altri graziosi animali vi
faranno compagnia. Poco utili baigon e affini anche se limitano il fastidio.
A
differenza di tutte le altre isole, sabbiose e piatte, Gran Roque presenta
due gobbe rocciose che si gettano quasi a picco nel mare. Salendo sulle
rocce si raggiunge il vecchio faro: da qui si gode una vista a perdita
d’occhio, che abbraccia il piccolo villaggio, le isole vicine, le loro
barriere coralline ed il mare cristallino. L’arrampicata al faro non è
difficile ed è delimitata da sentieri: oltre al bellissimo panorama, da qui
si ha l’opportunità di assistere agli splenditi tramonti, dove il sole
lascia il posto alla notte, incendiando il cielo blu cobalto di arancio,
rosso e viola.

Vita
notturna, locali e ristoranti a Los Roques
Le serate
sull’isola sono caratterizzate dalla tranquillità: due passi fra i vicoli
sabbiosi, una sosta a Plaza Bolivar e poi verso la spiaggia a vedere le
stelle. Si torna in posada, due chiacchiere e poi a letto: la giornata è
finita e l’indomani è un nuovo giorno, da vivere con intensità ed
entusiasmo.
Oppure ci
sono alcuni locali molto carini sulla spiaggia dove andare a bere un
cocktail e anche due disco pub.
-
Aquarena Café Tour Shop, uno dei migliori locali di Gran Roque, è un
grazioso caffé dall'ambiente informale che si affaccia sulla spiaggia,
proprio nei pressi del molo delle barche, con i tavoli e le sdraio che
arrivano direttamente sulla spiaggia o i tatami per godere dei bellissimi
tramonti che incantano con il loro spettacolo di luci e colori. L'Aquarena
Café Tour Shop è un locale dalle molteplici attività: pranzo o cena a base
di hamburger o insalate, bar pomeridiano ideale per un "dopo spiaggia",
gelateria, aperitivo pomeridiano, locale serale ed infine boutique di
artigianato locale.
- La
gotera, altro locale dove è possibile prendere un aperitivo, sempre
sulla spiaggia, anche se non è paragonabile all’Aquarena.
- Dopo le
23.30 andare nella mitica "discoteca" il Nettuno... Posto frequentato
soprattutto dai roqueni ma il divertimento è assicurato... Soprattutto quando
c'è come Guest Star Enrico sui cubi...
Per
mangiare invece c'è:
- La
Chuchera, un bar ristorante che si affaccia sulla piazzetta centrale di Gran
Roque.
- El
Canto de la Balena un ristorante situato nei pressi della chiesetta
proprio di fronte al mare, rinomato per gli ottimi piatti di pesce (pare sia
il posto migliore per mangiare l'aragosta) e per essere decisamente caro,
menù fisso a base di pesce fresco 140.000 Bs a testa.
- Bora
La Mar un grazioso locale fronte mare, proprio accanto alla chiesa, con
tavolini sulla spiaggia e cena a lume di candela, decisamente un'atmosfera
più rilassante e romantica. Il menù fisso costa 70.000 Bs a persona a cui si
devono aggiungere le bevande e il costo del servizio. La cena è a base di
pesce fresco ed è costituita da tre portate. E' richiesto di prenotare con
anticipo. Il ristorante è gestito dalla Sig.ra Marta, spagnola di origini, e
dalle sue figlie.
Poichè
quasi tutte le posadas servono pasti a pensione completa, i ristoranti
presenti sull'isola sono solo due; il cibo è abbastanza costoso e di
reperibilità limitata considerando che arriva tutto, escluso il pesce, dalla
terra ferma.
L’isola
di Gran Roque non ha spiagge degne della straordinaria bellezza delle altre
isole dell’atollo ed è sconsigliabile fare il bagno qui.
Il
soggiorno consiste quindi nel raggiungere in barca giornalmente le diverse
isole e trascorrere l’intera giornata in spiaggia, evitando di restare in
posada o nell’isola di Gran Roque durante il giorno, in quanto non ci
sarebbe molto da fare.
Tutte le
posade possono organizzare ogni giorno il trasporto alle diverse isole
dell’arcipelago che distano dai 10 minuti a 1 ora e mezzo da Gran Roque. Si
dividono tra isole vicine, mediane e lontane.
Non è consigliabile acquistare direttamente dall’Italia il pacchetto di
escursioni alle isole vicine, perché in alcuni giorni vale la pena visitare
anche le isole lontane. Il prezzo delle escursioni può variare dai 10
dollari ai 35 dollari a seconda della distanza.
Tutte le
isole dell’arcipelago, visitabili dai turisti, sono al loro stato naturale e
selvaggio. Non esistono spiagge attrezzate e generalmente le escursioni
includono anche il noleggio di piccole sdraie e un ombrellone. A richiesta è
possibile noleggiare anche l’attrezzatura per lo snorkeling.
Soltanto
nell’isola di Cayo Pirata (Madrisky)
e
Crasky potrete trovare un ristorante/bar molto spartano, dove è
possibile mangiare anche l’aragosta.
Portate
con voi dei repellenti per le zanzare; riguardo ai mosquitos presenti sulla
spiaggia, questi sono presenti solo dove c’è una laguna con mangrovia. Per
evitarli è sufficiente non stare sdraiati direttamente sulla sabbia, ma
utilizzare le sdraiette, oppure andare in isole normalmente più esposte ai
venti o senza vegetazione.
A nostro
avviso il posto più bello dove poter fare un buon bagno, nuotando un po’ è
Madrisky.
Se volete praticare Wind Surf o Kye Surf è più indicata
Francisky.
A
Carenero si estende invece una laguna molto bassa, con splendidi colori.
Per lo
Snorkeling è consigliabile
Boca de Sebastopol o Cayo de Agua. Non vi aspettate però uno scenario
tipo Mar Rosso o Maldive.
I colori
del mare sono molto belli ma i fondali non regalano lo stesso spettacolo.
A Los
Roques le giornate passano tranquille, senza stress, senza guardare
l’orologio o il cellulare (nell’arcipelago non c’è linea) perché il mondo
con tutti i suoi problemi è lontanissimo, è in un’altra dimensione.
ESCURSIONI:
Se vi
apprestate a fare escursioni lunghe informatevi prima sul tipo di barca che
vi tocca. Noleggiare assolutamente barche con motori da 250 cv ed evitare
come la peste barche con due motori da 40 cv, assolutamente inadeguate per
un lungo viaggio. Inoltre se avete materiale elettronico o semplicemente
libri, documenti ecc. munitevi di un sacchetto di nylon dove racchiudere il
tutto, assolutamente necessario è portarsi sempre un K-way.
I “cayos”
accessibili dell’arcipelago sono accomunati da spiagge bianche, acque
cristalline e assenza quasi totale di vegetazione.
A
proposito delle gite in barca: Madrisky e Francisky sono comprese nell’ALL
INCLUSIVE, mentre per tutte le altre escursioni va pagata una differenza che
varia a seconda della distanza.

27/02
(CONTINUO)
Arriviamo
a Caracas e andiamo subito allo sportello della CHAPI AIR per fare il
check-in per Los Roques.
Arrivati
a Los Roques ci aspetta lo skipper del Chaito, Simone, come promesso da
Lorenzo di Sailing Roques da cui abbiamo acquistato il resto del soggiorno.
Saliamo a
bordo e dopo le spiegazioni sul funzionamento del bagno e cucina e sistemati
i bagagli in cabina, ci viene offerto un fantastico Cuba Libre di benvenuto.
Il Chaito
è un veliero di 12mt e a bordo siamo in 6: Simone (lo skipper), Jan Louis
(il bravissimo tuttofare), 2 austriaci (Andreas e Alexis), Roberto ed io.
Ci siamo
subito affiatati ed è iniziata l’avventura con un fantastico spaghetto
all’aragosta.
28/02
Dopo aver
fatto acqua e scorte di cibo partiamo alla volta di NORONQUI’,
l’isola delle salamandre e delle tartarughe selvatiche.
Il tempo
è nuvoloso ma regala piccoli squarci di sole….meglio così, altrimenti ci
saremmo ustionati fra barca e sabbia bianchissima. Durante il viaggio
peschiamo 2 tonnetti che diventeranno il nostro pranzo…slurp!
Nel
pomeriggio JL ci riporta sull’isola così da potercela godere fino all’ultimo
squarcio di sole ….. da soli (i turisti che alloggiano nelle posade vengono
portati via alle 16.30)!
Noronquì: direzione sud-ovest, è l’isola delle salamandre. Piccoli
rettili simili a lucertole, nere e con una pelle che muta con incredibile
frequenza. Non sono aggressive ma non temono l’uomo, e non è difficile
assistere a scene d’isterismo di qualche bagnante abbandonato al solleone
che schizza in piedi d’improvviso per un incontro troppo ravvicinato.
Poco distante da Gran Roque è costituita da un gruppo di tre isole e la sua
maggior caratteristica sono le spiagge solitarie e una laguna centrale
circondata da una bellissima barriera corallina. Praticamente un’insenatura
con una sottile striscia di sabbia bianca che costeggia la pianura verde di
mangrovie e termina in un angolo con miliardi di conchiglie.
Sull’isola hanno costruito una specie di piattaforma circolare dalla quale
si domina la laguna e ci si ripara dal sole.
Los
Noronqui è una delle mete meno frequentate della zona di Ricreazione
nonostante abbia dei fondali straordinari che regalano visioni stupende di
canyon di coralli e coloratissimi pesci.
Noronquises, conosciuta come l’isola della tartarughe selvatiche.
Qui infatti oltre ad essere molto bello per lo snorkeling, è altrettanto
quotato per la possibilità di avvistare le tartarughe, quindi dotatevi di
maschera e pinne, abbiate un po’ di pazienza e vedrete che non faranno le
timide!
01/03
CRASQUI’
A
sud-ovest di Gran Roque, a venti minuti di navigazione.
A Crasquì c’è la spiaggia bianca più lunga dell’intero arcipelago. Uno
spazio sconfinato, con poche palme e con due orizzonti diversi. Lo scenario
non cambia: le mangrovie adornano la spiaggia, mentre il vero spettacolo
sono i pellicani. Pellicani bruni dalla criniera rossa, che trascorrono il
tempo galleggiando placidi vicini a riva, interrompendosi solo per andare a
pesca.
In
spiaggia si può trovare qualche ‘rancheros’, delle baracche di legno dove è
possibile trovare ‘pescado’ freschissimo e aragoste. Conosciuta è di
Juanita, tosta e decisa isolana oltre che cuoca sopraffina che fa
langostinas y pescado a la plancia per pochi bolivares (l’equivalente di
circa dieci dollari).
L’arcipelago è molto ventoso ma Crasquì in genere ha acque tranquille.
Attraccando davanti al ristorante, meglio proseguire sulla destra fino alla
punta e fermarsi da quella parte: la spiaggia è più bella, l’acqua
cristallina (parliamo sempre di standard altissimi). Dalla parte opposta poi
c’è la fascinosa Playa Norte.
A Crasqui è possibile alloggiare: c’è un “campamiento” dotato di capanni
con amache e tavoli, non mancano la cuccia per il cane ed una piccola
chiesetta circondata da conchiglie.
La laguna
di Crasqui è forse una delle più belle ed ampie di tutto l’arcipelago: il
turchese intenso contrasta con il cangiante bianco della lunga spiaggia
dietro la quale una fitta vegetazione di mangrovie racchiude una piccola
laguna interna ricca di pesci coloratissimi e protetta dalla barriera
corallina dove è piacevole curiosare.
![Mapa_Crasqui[1]](images/venezuela2/image009.jpg)
……e dopo
una fantastica giornata, un tramonto mozzafiato, una doccia all’aperto, una
cena tipica Venezuelana (zuppa di zucca e zenzero e polipo con arepa), un
bicchiere di Diplomatico (famoso rum venezuelano al pari del Santa Teresa e
Cacique), chiacchieriamo guardando uno dei cieli più pieni stelle che abbia
mai visto.
02/03
CAYO
PIRATA + CAYO MUERTO
Cayo
Pirata è una piccolissima isola di pescatori. Appena sbarchiamo scegliamo il
nostro pranzo: 1kg di aragosta (cotta) con contorno di insalata, puré,
frutta e caffé al prezzo di B300 in 2 (l’aragosta media pesa 1 kg e si
mangia tranquillamente in 2).
Dopo
pranzo andiamo a Cayo Muerto.
![Mapa_Madrisqui_cayo_Pirata[1]](images/venezuela2/image011.jpg)
Cayo
Muerto: più che un’isola è una striscia di sabbia lunga circa 60 metri e
larga al massimo 15; il prototipo dell’isola tropicale sperduta nel mare,
senza nessuna costruzione, soltanto la sabbia e un mare limpidissimo e dai
colori stupendi, non c’è vegetazione ma solo pellicani.
Purtroppo
verso le 17 inizia a piovere e così siamo costretti a spostarci prima del
previsto a Francesquì perché la baia è più riparata.
A
differenza delle altre isole in cui siamo stati, qui non eravamo gli unici
ma anche altre barche erano venute a cercare riparo.
Premetto
però che a Los Roques le barche che hanno la licenza sono solo 10, pertanto
non ci sarà mai il rischio di trovare “traffico”.
03/03
FRANCESQUI’
Come le
altre isole dell’arcipelago prende il nome dagli esploratori inglesi che le
scoprirono (Francis Cay). Nel tempo, i pescatori del luogo tramandarono la
tradizione orale dei nomi delle isole (Francisky), finchè i colti cartografi
spagnoli riportarono le denominazioni alle regole della grammatica galiziana
(Francisquì). Delle isole più vicine a Gran Roque il gruppo delle “tre
Francisqui” è sicuramente il più bello, anche se un po' affollato (si
raggiunge in un quarto d’ora di navigazione a bordo di una delle tante
barchette di legno a motore).
Suddivisa
in alto, medio e basso, a Francisqui Medio è possibile ammirare una
splendida formazione corallina ed una fauna acquatica molto varia e colorata
inserita in questa profonda cavità marina incastonata all’interno di una
bassissima laguna prospiciente la barriera corallina, chiamata “la piscina”.
![Mapa_Francisqui_y_Rasqui_2010[1]](images/venezuela2/image013.jpg)
…purtoppo
Simone, a differenza di quanto mi aveva promesso, mi dice che ci sbarcherà
subito dopo pranzo perché deve fare acqua per i nuovi clienti.
Che
dire….rimango senza parole (e anche gli amici austriaci) perché di solito
quando uno promette poi dovrebbe mantenere le promesse……ma evidentemente
questo non succede sul “Chaito”!!!!
Insomma,
Simone è stato certamente un bravo cuoco e una persona gentile, ma lasciava
trasparire “sempre” molta ansia per gli spostamenti. Tant'è che con cartina
alla mano non si è mai spostato molto dalla vicina Gran Roques inserendo nel
tour anche le uniche 2 isole talmente vicine da essere nel uniche inserite
nel pacchetto all inclusive delle posade.
Diceva
che era meglio non spostarsi troppo anche perché non avevamo molti giorni a
disposizione. Anche se mi sono lamentata dicendo che Francesquì e Crasquì
erano nel mio all-inclusive del prox soggiorno alla posada Tropicana……lui ha
fatto quello che aveva già deciso…….. pertanto riepilogando su 5 giorni
prenotati ne abbiamo goduti solo 3 (e non vi dico l’arrabbiatura dei 2 amici
austriaci che sono stati portati per ben 3 volte di seguito a Francesquì):
-
27/02
imbarco tardo pomeriggio
-
28/02
partenza dopo mezzogiorno perché doveva fare acqua + mezza giornata a
Noronquì
-
01/03
giornata a Crasquì
-
02/03
giornata a Cayo Pirata, Cayo Muerto e spostamento a Francesquì
-
03/03
mezza giornata a Francesquì
Io penso
che se una persona decide di fare un soggiorno in barca, sia anche per
godersi la barca con i suoi pro e contro, mentre Simone ci ha fatto vivere
la barca solo come una posada sull’acqua…niente di più….in più la notizia
che ci avrebbe sbarcati prima per preparare la barca per gli altri mi ha
fatto veramente ARRABBIARE!...... ma allora perché noi siamo partiti con
mezza giornata di ritardo per fare acqua????
Di JL,
invece, il vero skipper del Chaito, non posso che parlare bene. E’ lui il
Chaito. Lo skipper, il pescatore, il lavapiatti, il tuttofare. E’ bravissimo,
divertente e gentile. Mi è dispiaciuto andarmene dal Chaito ma solo per
JL….perchè è veramente una grande persona.
CONSIDERAZIONI FINALI X CHAITO:
…per chi
leggerà questo racconto e deve decidere come impostare la propria vacanza….a
voi la scelta!!!!
Il Chaito
è una bella barca a vela, un po’ datata, ma con tutti i confort. Purtroppo
non è sfruttata per le sue potenzialità a causa del carattere insicuro di
Simone.
Ma JL è
una certezza. Quindi se volete vivere una vacanza tranquilla, senza rischi,
visitare le isole vicino a Gran Roques di giorno e dormire nelle baie
tranquille di notte……il Chaito è un’ottima scelta.
Se invece
volete vedere le isole più lontane e rischiare un po’ di più……cambiate
veliero!!!!!!!!!!!!
Detto
questo, nel primo pomeriggio sbarchiamo dal Chaito e andiamo alla Posada
Tropicana (scelta leggendo le info trovate da altri viaggiatori su
internet). Ottima scelta!! La posada gestita da Matteo (di Bologna) e sua
moglie (Venezuelana) è semplice ma molto accogliente. La stanza (la nostra è
la nr 1) è grande e pulita e finalmente ci godiamo una bella doccia calda
senza preoccuparsi delle riserve d’acqua….e un letto bello comodo e…grande.
Usciamo
per un aperitivo da Marta (vicino alla Chiesa) con Alexis e Andreas i quali,
anche dopo essere sbarcati, hanno continuato a stare con noi….. godendoci un
fantastico tramonto.
La cena
alla posada è stata molto divertente mangiando, come da loro abitudine,
tutti insieme intorno ad un grande tavolo. L’atmosfera era quella di una
famiglia che si riunisce per il pranzo domenicale….. tante chiacchiere,
scambi di piatti….insomma molto molto bello….. sono proprio contenta di aver
scelto la Posada Tropicana!!!
04/03
Per il
nostro ultimo giorno a Los Roques abbiamo scelto, insieme ai nostri amici
austriaci, di noleggiare una barca privata (B 1800 per tutto il giorno) e di
farci portare a: CARENERO, CAYO DE AGUA, DOS MOSQUISES E ESTRELLA.
CARENERO: si incontra a poco meno di un’ora di navigazione da Gran
Roque. Quest’isola forma, insieme a Lanqui e all’Isla Felipe, una laguna di
straordinaria bellezza, caratterizzata da acque calme di color turchese
intenso, da spiagge bianchissime e da una ricca vegetazione di alte
mangrovie che fungono da barriera ai venti. E’ uno dei rari cayos dotati di
qualche palma.
Entrando
nella laguna, al fondo, si nota subito la lunghissima spiaggia bianca di
sottovento di Carenero, dove si trovano alcuni capanni di pescatori che si
dedicano alla pesca di aragoste e squali.
Qui il
relax, le passeggiate e lo snorkelling sono assicurati: i fondali di
Carenero sono ricchissimi di formazioni coralline molto interessanti come
per esempio i bellissimi coralli cervello, variopinte madrepore e
coloratissime foglie di corallo. Spingendosi un po' fuori dalla barriera è
talvolta possibile fare degli incontri un po' inquietanti con gli abitanti
del luogo: i barracuda, che si mischiano agli altri pesci tropicali come il
colorato pesce angelo ed il buffo pesce scatola.
L’isola
di Carenero è un po' fuori dai soliti circuiti escursionistici ed è
particolarmente suggestiva in quanto ci si sente padroni di un’isola per un
giorno.
![Mapa_Carenero[1]](images/venezuela2/image015.jpg)
CAYO
DE AGUA: a cinquanta minuti di lancia da Gran Roque è chiamata così in
quanto possiede l’unico bacino di acqua dolce di tutto l’arcipelago tanto
che in passato gli abitanti di Gran Roque venivano fin quaggiù per
approvvigionarsene.
Grazie
all’ampio strato di sabbia che funge da spugna, l’acqua piovana viene
assorbita creando alcune pozze di acqua dolce, che non si mescolano
all’acqua salata. La parte che conserva ancor oggi l’acqua dolce è
circondata da una bassa vegetazione e da qualche esemplare di palma.
Oggi Cayo
de Agua è una delle mete classiche dei turisti, merita assolutamente la fama
di perla dell’arcipelago soprattutto per le innumerevoli e indescrivibili
sfumature di azzurro del mare e per le lunghissime spiagge bianche immerse
nel Mar dei Caraibi. Uno spettacolo della natura difficilmente replicabile.
Caratteristica principale dell’isola è lo strettissimo lembo di sabbia che
permette il passaggio al Faro di Punta de Cocos, coperto da bianche rocce ed
altissime dune di sabbia.
L’acqua
bassa e la barriera corallina prospiciente permettono un ottimo snorkelling.
Molto bella la passeggiata sulla lunghissima spiaggia dove è possibile
trovare splendide conchiglie e altrettante magnifiche foglie di corallo,
morto ovviamente.
Prima di
arrivare qui bisogna dichiarare l’itinerario alla guardia del parco di Gran
Roque perché lo sbarco a Cayo è limitato a 50 persone al giorno.
Da Cayo
de Agua, in 20 minuti circa di barca, si può raggiungere la stazione di
biologia marina gestita dalla Fondacíon Cientifica Los Roques, localizzata
nell’Isola di Dos Mosquises Sur, ai confini sud occidentali dell’arcipelago.
DOS
MOSQUISES (Stazione biologica): Dos Mosquises è un’isolotto minuscolo,
quasi uno scoglio, dove si curano e allevano le tartarughe marine. Il
laboratorio è in realtà un grande capannone di legno e paglia, con una
ventina di vecchie vasche da bagno utilizzate come acquario per gruppi di
piccole tartarughe, divise per specie e dimensioni. Le raccoglie, le alleva
e poi le libera per ripopolare il mare.
Non c’è
molto da vedere ma la cosa buona è che si contribuisce, con il biglietto
d’ingresso di un dollaro, al mantenimento e al controllo dei simpatici
animali.
Recentemente sono stati eseguiti degli scavi sull’isola di Dos Mosquises
grazie ai quali sono stati trovati numerosi oggetti in terracotta risalenti
al periodo pre ispanico. Molte le ipotesi ma si pensa che i giovani dei
popoli, che vivevano sulla costa, dovessero, per diventare uomini adulti,
superare diverse prove tra le quali quella di attraversare in piroga il
tratto di mare che separa la costa del Venezuela dall’arcipelago ed
approdare su queste isole. Con l’aiuto dello sciamano, che accompagnava i
ragazzi sulle «isole promesse» sarebbero diventati «uomini adulti» grazie ai
riti d’iniziazione. Visto che il viaggio era lungo, così come la permanenza
sulle isole, non essendoci fotografie all’epoca, i giovani portavano con se
piccole statue che rappresentavano le madri o le fidanzate così da poterle
ricordare continuamente. Questa è solo una delle tante ipotesi che aleggiano
attorno a questi importanti reperti storici.
![Cayo_de_Agua[1]](images/venezuela2/image017.jpg)
ESTRELLA: è solo un punto per fare snorkeling pieno zeppe di stelle
marine, insomma si fa il bagno credendo di tuffarsi in cielo per quante
stelle si vedono.
E’ stata
una bellissima giornata. Ottima conclusione di questo fantastico viaggio.
Dopo cena
decidiamo di andare tutti insieme alla Gotera per brindare all’atmosfera
romantica di questo suggestivo locale suggellando la nostra nuova amicizia
bevendo un Santa Teresa on the rock.
CONSIDERAZIONI FINALI
Il
primo paragone che mi viene da fare è quello con un’auto sportiva estrema:
sensazioni impagabili, esperienze irripetibili ma alla fine della corsa un
gran mal di schiena!
E si, perché è proprio quello che proverete alla fine della vostra vacanza a
Los Roques. …… ma non solo.
"Sognare il viaggio per viaggiare la realtà", può sembrare uno slogan
scontato, in un italiano incerto. E' più semplicemente, quello che tentiamo
di fare da viaggiatori e che ci auguriamo facciano tutti i viaggiatori.
Persone
"curiose" che tutto l'anno programmano, studiano cataloghi, leggono riviste,
ascoltano racconti e così facendo sognano; ed è giusto sognare mentre ci si
prepara al viaggio.
L'importante è, poi, vivere la realtà del viaggio ad occhi aperti,
ricercando, osservando, partecipando, capendo.
Non si
può cercare quello che si è immaginato, aspettare di vedere le cose come
altri ce le hanno descritte, tentare di piegare la realtà al nostro sogno.
Al viaggiatore è data la possibilità di raccogliere frammenti di luoghi, di
popoli, di situazioni tra i tanti suoi viaggi e di mescolarli per costruire
un "proprio" mondo, ma non la possibilità di stravolgere la realtà dei paesi
e dei luoghi visitati, di piegarla al proprio destino.
Ognuno di
noi vorrebbe trovare il mondo come lo ha immaginato e sognato; ed è quello
che è successo a me durante un soggiorno indimenticabile a Los Roques.
Los Roques, è un luogo dove lo spazio non ha limiti né tempo, ma solo
memorie. Un luogo dove ho potuto prendere il piacere di credere che ciò che
ho visto è sconfinato.
Ogni
atollo, è dotato di un'incredibile bellezza, le spiagge bianchissime come
neve e i colori che fanno da cornice a questo paradiso, sono delle sfumature
di azzurro, di blu, di turchese e di verde smeraldo.
Io penso,
che ognuno di noi si porta dentro, da sempre, un viaggio, che non è semplice
vita o vacanza, ma emozione. E va crescendo poco a poco, come un complicato
processo, costruendosi una sua delicata architettura senza tempo.
Quello
che Los Roques mi ha lasciato nel cuore, oltre alla bellezza delle sue
isole, al calore della sua gente e allo splendore dei suoi paesaggi è stata
una serie di emozioni che continuo a portarmi dentro.
Penso, che il viaggio abbia un senso, quando si spinge oltre alla propria
cultura, oltre alla propria attualità; quando incanta, quando crea
un'emozione che ci spinge al di là delle abitudini. Quando ci porta a
mimetizzarci con l'ambiente che ci circonda per meglio ammirare lo
spettacolo incredibile del mondo, per vedere sfilare davanti ai nostri occhi
paesaggi sontuosi, popoli fieri, villaggi e luoghi di culto.
E dopo un
viaggio un altro viaggio, perchè uno ne nasconde dentro sempre un altro.
La foto,
il dettaglio, la capacità di raccontare un luogo con un'emozione: è il
Viaggio.
Il mio intento, nella descrizione del mio soggiorno a Los Roques, non è
tanto, il raccontare "cos'è", "cosa si vede", "cosa si può fare..." ma è il
cercare di trasmettere le sensazioni che questo luogo meraviglioso, lascia
nel cuore a chiunque lo possa visitare e vivere.
Una
celebre frase di N.Scott Momaday dice così:
"C'era una casa fatta di alba.
Fatta di
polline e di pioggia,
e la terra era antica ed eterna.
Sulle colline
c'erano innumerevoli colori e la pianura risplendeva
di sabbie e di argille variegate...
La terra
era immbile e solida.
Tutto, intorno, era meraviglioso."
Spero con queste righe, di aver invogliato qualcuno a partire per Los
Roques... Sono certa che ciò che porteranno a "casa" non saranno solo
ricordi...
ALTRE
ISOLE:
Bajo
Fabian: E’ una lingua di sabbia forse ancor più piccola di Cayo Muerto
destinata la notte ad essere quasi completamente sommersa dall’acqua,
infatti anche durante la giornata la sabbia è umida. Per andarci senza il
rischio di trovarla già occupata bisogna partire con le prime partenze della
mattina, verso le 9,30 (circa 15 minuti di barca).
Di per se stessa l’isoletta non ha nulla di particolare, ma forse proprio il
fatto che è un fazzoletto di sabbia in mezzo alle acque verdi e celesti del
mar Caribe, la rende un’esperienza unica difficilmente ripetibile ad altre
latitudini.
Boca
de Cote: dista una cinquantina di minuti da Gran Roque. A detta di tutti
è uno dei posti migliori per lo snorkeling. Non esistono spiagge, per cui,
una volta finito snorkeling o immersione, si torna indietro verso una
spiaggia più vicina.
Il mare
è splendido, tantissime le sfumature dell’azzurro e del verde e facendo
snorkeling si ha come la sensazione di immergersi in un enorme acquario con
tante piante e tante varietà di pesci fra cui tartarughe marine e barracuda.
Boca
de Sebastopol: lontana una cinquantina di minuti da Gran Roque, è forse
lo spettacolo più suggestivo dell’intero arcipelago. Segna il confine tra
l’oceano e il mar dei Caraibi, il blu delle onde che si infrangono sul reef
e il verde azzurro irreale del Caribe. Lo snorkelling fatto dalla parte
dell’oceano è eccezionale ma se si è inesperti, meglio non lanciarsi in
esplorazioni in solitaria.
Trattasi di tre bottoni di sabbia denominati Los Castillos
nei quali si possono piantare solo 3/4 ombrelloni in ciascuno, sarete solo
voi con la barriera corallina e l’oceano dispersi ai confini
dell’arcipelago! Un vero sogno! Chi si dimentica la macchina fotografica
piangerà per i prossimi 10 anni!
Una cartolina non saprebbe fare di meglio.
Accoglie
pochissime persone per cui chi arriva per primo ha precedenza sugli altri.
Cayo
Muerto, Cayo Fabiani, Cayo Sardina (simile alle famose “Pelone”), Cayo
Corazon: sono piccoli, microscopici atolli. Ci si può far portare al rientro
da Sebastopol.
Cayo
Vapor: è situato sul reef esterno alla laguna e, aldilà della barriera,
il mare è molto agitato; lo snorkeling è abbastanza deludente: una razza,
una manta, un barracuda, qualche pesce pappagallo e qualcuno un po’ colorato
(niente di paragonabile al Mar Rosso).
I colori
della laguna però sono incredibili: mille sfumature di verde, un’acqua
limpidissima e, in lunghi tratti, bassissima e mille isolotti che affiorano
dolcemente.
Espenquì: spostata verso est rispetto a Dos Mosquises e sulla rotta per
Gran Roqueha, Espenqui è un’isola abbastanza grande, in parte ricoperta da
una fitta vegetazione di mangrovie ed in parte ricoperta da sabbia
bianchissima; l’isola si affaccia, a sud, su di un’immensa laguna dai colori
turchese e smeraldo di fronte alla quale si trova la lunga e stretta Isla
larga: da qui comincia la zona a protezione totale che comprende l’Ensenada
de Los Corrales; a nord un piccolo stretto divide Espenqui da Sarqui.
Un Cayo
de Agua in miniatura. Si fa il bagno con i pellicani e i boba, ma non è la
sola. A venti venticinque minuti da Gran Roque, consente un discreto
snorkelling. Bella la passeggiata sulla spiaggia dietro la caletta.
Ensenada dos Coralles: all’interno della zona a protezione totale:
oltrepassato il capo occidentale dell’Isla larga si entra nella grande
laguna del corallo ed il paesaggio varia completamente offrendo immagini
mozzafiato.
Qui
l’acqua è bassissima ed il colore varia dal bianco al turchese, dal pallido
verde all’intenso smeraldo interrotto, qua e la, da scure macchie di alghe
filiformi ove si ammirano le meravigliose stelle marine rosse-arancio e
conchiglie di botuto dalle sgargianti madreperla.
Navigando
al minimo dei motori e ci si sbalordisce come qui, a differenza della zona
di Ricreazione, il paesaggio sia tanto diverso: una moltitudine di
piccolissimi atolli di corallo affiorante ricoperti da ciuffi di mangrovie,
circondati da bassi fondali e acque trasparenti.
La meta da raggiungere è la palafitta: una costruzione di legno costruita su
di un banco di corallo, dove vivono alcuni pescatori di aragosta.
La
palafitta è costituita da diversi capanni collegati fra loro da un lungo
pontile ad “L” che termina su di un banco di corallo ricoperto da una
montagna di conchiglie di botuto.
Isla
Agustin o isola delle aragoste perché vi risiedono anche qui gli anonimi
pescatori: La caratteristica di questa isola, è un versante della laguna
coperto di mangrovie dove ci si può camminare o nuotare nell’acqua bassa,
passando sotto un tunnel naturale formato dalla vegetazione, fino ad
arrivare in un'altra laguna dove vivono indisturbati molte specie di pesci.
Si può pranzare a base di aragoste in un ristorantino sulla spiaggia, per
l’equivalente di 20 euro (2 aragoste a testa un pesce arrosto, dell’altro
pesce marinato e delle arepas fritte come pane) e, a parte il prezzo
irrisorio, lo spettacolo è mangiarle sotto un pergolato con i piedi nella
sabbia e la vista di quel coloratissimo mare. Passando per un sentiero
dietro il ristorante si trova una fantastica piscina naturale.
Madrizquì: in direzione sud, l’isola più vicina a Gran Roque, una delle
meno belle. Teniamo presente comunque che la coppia di aggettivi “meno
bella” ha valore solo se la pietra di paragone è Los Roques. Il valore
diventa relativo se presa in senso assoluto. Per intenderci, se Madrisquì
fosse in Italia, con lei potrebbero competere solo alcune spiagge della
Sardegna e le calette di Capo Vaticano.
E’ più
frequentata delle altre e in effetti è la preferita dai ricchi ‘caraquenos’,
che da qualche decina d’anni l’hanno eletta meta delle loro gite fuori porta
(a circa un km da Gran Roque) e residenza estiva. Prima che l’intero
arcipelago fosse dichiarato Parco Nazionale, qui sono sorte alcune ville di
facoltosi abitanti della capitale. Niente di sfarzoso o di paragonabile a
Isla Margarita, ma insediamenti abitativi per qualche centinaio di persone.
In ogni caso l’isola è sprovvista di rancheros, e i gestori delle posadas
più ricche organizzano per i loro ospiti gite comprensive di vitto e
bevande.
La
spiaggia di Madrizquì è lunga e ventosa, percorrendola tutta si arriva a
guadare una lingua di sabbia che separa l’isola dalla barriera corallina e
ci si trova su un’altra isoletta, Cayo Pirata, grande come un atollo dei
fumetti. Intorno poche baracche , un piccolo recinto con qualche gallina,
una spiaggia stretta costeggiata da botuto e frammenti di coralli e
pescatori di aragoste che volendo possono anche cucinarle non appena
pescate.
Bel par
terre di stelle marine sui fondali.
Pelona di Rabuski:
molto bella e suggestiva visto che è un isolotto di 50 metri più o meno
senza un albero o un pezzetto d'ombra in cui ripararsi.
Saki-Saki: Poco più di una striscia di sabbia circondata da una
grandissima laguna azzurra e sullo sfondo la grande barriera est.
Bagni di
sole e di mare, passeggiate nelle basse acque della laguna e un po' di
snorkeling nella lontana barriera: è una sensazione straordinaria il
sentirsi soli su di una striscia di sabbia in mezzo all’oceano Atlantico
COME
RAGGIUNGERLE
Due parole sui lancheros, le loro barche e la loro musica.
Trovare
una buona barca e un buon capitano che ti scarrozzi per le isole è
fondamentale per un’ottima riuscita della vacanza. Se si riesce ad andare
sempre con lo stesso, meglio. Si instaura un buon clima di fiducia, si fa un
programma sensato, si evita di andare cinque volte a Francisquì due a
Crasquì e zero altrove, ci si organizza per vedere tutte le perle
dell’arcipelago.
Meglio se
la barca è nuova e munita di cuscinetti sui sedili. Questo per evitare la
mattanza degli ossi sacri durante le traversate quando il mare non è
esattamente una macchia d’olio. In questi frangenti, se la buona barca è
dotata di buon capitano che sa come prendere le onde e come infilarsi tra
una e l’altra , il gioco è fatto.
- ZG
touring: Lasciate perdere, evitatela come il Tavernello caldo.
-
Papagui, il nome della barca guidata da John, è bella, pulita e curata e lui
la guida bene. John è giovane, professionale e preciso, sa come trattare il
mare e i clienti ed è molto simpatico. Unico difetto, ama il “regetòn” e
sulla sua barca, durante le traversate, lo grida a tutto volume.
- Julio,
altro lanchero valido. La sua barca è leggermente più piccola quindi le onde
si sentono di più ma lui è capace.
Le
escursioni costano dai venti ai sessantamila bolivares a testa (dagli undici
ai ventotto dollari) a seconda della distanza e includono ombrellone e mini
sdraio di ordinanza.
Non
lasciatevi tentare da posade che offrono le incursioni comprese nel
pacchetto: le escursioni incluse sono quelle alle isole più vicine, quindi
le meno care e in genere sono con barche non sempre comode. Se siete a Los
Roques, è perché volete vedere l’arcipelago, esplorarlo e conoscerlo. Tutto.
Molto meglio essere liberi, allora, individuare un lanchero che fa al caso
vostro e decidere il proprio itinerario con lui, giorno per giorno.
RICORDATE SEMPRE
- Non fate gli eroi. Anche se a Pinarella di Cervia o a Rimini diventate
neri come gianduiotti in meno di una settimana, qui non siete sulla riviera
romagnola, siete in Venezuela, qui ci si ustiona con tutti i crismi. Per i
primi giorni meglio una crema protezione cinquanta. Poi magari passate alla
trenta. E ricordatevi sempre di ri-ungervi, una volta usciti dall’acqua.
Dall’una alle due, state sotto l’ombrellone, tassativo.
- Gli
occhiali da sole. Fondamentali, quando andate in barca e non solo.
- Se
volete una maschera subacquea dalla visione perfetta, lavatela con del
dentifricio.
- A volte
quando si fanno le escursioni, capita che vi offrano di assaggiare il
Botuto. Il Botuto è un mollusco che vive in quelle splendide conchiglie di
cui Los Roques è piena. E’ una specie protetta, mangiarlo è vietato.
-
Sappiate che in tv vi hanno raccontato una balla. Il rum più bevuto nei
peggiori bar di Caracas non è il Pampero. E’ il Santa Teresa. Prima di
partire, compratelo. Il Santa Teresa 1793, è il miglior rum venezuelano e
costa 23 dollari all’aeroporto, mentre il Santa Teresa Gran Reserva è ottimo
e costa un’inezia. Lo trovate anche alla Distribudora di Los Roques, una
specie di distilleria che vende superalcolici e schede telefoniche.
- Non
credete a chi vi dice che per andare a Los Roques dovete dormire per forza
una notte a Caracas. Se volete farlo e visitare la città, fatelo. Ma se il
vostro obiettivo è andare direttamente all’arcipelago, sappiate che è
possibile. Ci sono compagnie aeree che hanno orari tali da permettervi di
prendere tranquillamente un volo per Los Roques in giornata. Anzi, se
contattate direttamente le posade, spesso sono proprio loro a indicarvi il
volo ideale dall’Italia.
-
Attenzione ai ‘puri-puri’, sono minuscoli insetti neri che si annidano nella
vegetazione e assaltano a tradimento, in branchi di centinaia. Ci si accorge
di averli addosso solo quando si avvertono centinaia di morsi, simili a
punture di spillo.
Insomma è
qualcosa che punge ma non esiste, è una leggenda metropolitana, è una
favola, è un racconto tramandato, è una credenza, un refolo di vento, ma
punge.
In alcune
isole si possono trovare nel tardo pomeriggio o quando cala il vento, ma non
è detto; appena si sentono l'unico modo per evitarli è di buttarsi in acqua
o vestirsi velocemente, perché non ci sono repellenti che tengano. Se si
viene punti ci si gratta per due-tre giorni, quindi ricordarsi degli
antistaminici. Per chi li avesse dimenticati a Gran Roque c'è una farmacia e
un ambulatorio che gratuitamente fa le ricette per i problemi del caso.
- Non
bevete mai bevande con ghiaccio. Controllate che le bottiglie siano
realmente chiuse: molte lo sembrano ma il tappo si svita assieme alla corona
di sicurezza.
Da portare assolutamente.
- macchina fotografica e affini.
-
medicinali per dissenteria, insolazioni, scottature, febbre, vomito, mal di
stomaco.
- K-way e maglioncino.
La giornata tipo a Los Roques
La giornata tipo inizia presto, il primo volo delle 8 vi farà da
sveglia ma ben prima, la luce, i pappagalli e tutti gli uccelli presenti
sull’isola vi avranno dato il buon giorno. Impossibile crogiolarsi tra le
lenzuola, presto i rumori dell’isola vi faranno rimpiangere i suoni tipici
di una qualsiasi città occidentale.
Dopo la
colazione si parte per il molo dove numerose barche portano i turisti alle
isole per passare la giornata in spiaggia. Generalmente tutte le posade
hanno una propria barca che viene utilizzata per trasportare i turisti sulle
uniche due isole “gratis” dell’arcipelago: Madrisqui e Francisqui, entrambe
molto carine rischiano però di farvi sentire un po’ a Rimini in quanto si
sa, la maggior parte dei turisti “all inclusive”, non ama tirare fuori altri
soldi per raggiungere isole più accattivanti. Grave errore.
Le altre isole sono da film! Se non fosse che la vostra fidanzata, pur bella
che sia, non è Brooke Shield, vi sembrerà di essere sul set di Laguna blu.
Tornando
alle escursioni…tra le isole più belle vi sono Crasqui, Sarqui, Caio de Agua,
Caio Luna, tutte raggiungibili con barche a pagamento, 10/15 dollari a/r.
Attenzione alle barche che scegliete, molte di queste sono vecchie e senza
frangiflutti, la doccia è assicurata. Arrivare sull’isola dopo 30 minuti di
barca e di secchiate di acqua salatissima in faccia non è rilassante.
Una volta giunti alle isole potrete passare la vostra giornata in compagnia
della vostra cava, il contenitore frigo che le posade offrono ai loro
clienti, e che contiene acqua, pepsi e ghiaccio.
Se il vostro itinerario è lontano porterete con voi anche il pranzo,
diversamente una barca ve lo porterà verso le 13 direttamente sotto
l’ombrellone (questo servizio è offerto dalle Posade più “lussuose”).
Oltre che dalla cava, la vostra permanenza sull’isola sarà allietata dalla
presenza di decine e decine di pellicani bellissimi e divertentissimi che si
fionderanno in acqua alla ricerca di cibo per poi riprendere il volo con le
loro enormi ali. Il pranzo sarà sempre ammirato, in trepidante attesa di un
omaggio, dai gabbiani che sono ormai ammaestrati a raccogliere dalle vostre
mani il cibo.
Nel pomeriggio il rientro è purtroppo molto presto, potrete scegliere le 15,
le 16 o le 17, perderete quindi il tardo pomeriggio, il momento più bello
della spiaggia.
Una volta rientrati dopo una “bella” doccia potrete passare dai negozietti
del paese per spendere qualche Bolivares, oppure sorseggiare un aperitivo
davanti al tramonto. La sera, dopo cena, c’è ben poco da fare, qualche
baretto offre cocktails non male e musica locale.
ELENCO
TASSE:
- uscita
da Caracas a Ciudad Bolivar B 35 x 2 = B 70
- uscita
da Ciudad Bolivar a Canaima B 25 x 2 = B 50
- ingresso Parco Nazionale di Canaima B 35 x 2 = B 70
- uscita
da Puerto Ordaz a Caracas B 30 x 2 = B 60
- ingresso a Los Roques B 152 x 2 = B 304
- uscita
da Caracas (adeguamento tasse) B 35 x 2 = B 70
- uscita
da Caracas B 190 x 2 = B 380