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Corea del Sud e Pechino 2009 - diario di viaggio 22 novembre - 6 dicembre 
di Francesco        

Protagonisti

 Francesco e famiglia, da Padova

 

Viaggio in Corea del Sud e Cina

Eccomi con il diario del mio viaggio in Corea del sud ed a Pechino. Forse troverete che all’interno ci siano poche descrizioni  sui siti di interesse visitati, ma questo volutamente.
Personalmente sono dell’opinione che un diario non debba sostituirsi ad una guida, ma solo raccontare della logistica e delle piccole avventure accadute durante un viaggio, che appunto non appaiono in una guida. In pratica dovrebbe essere considerato come una piccola appendice di essa.
Sono anche dell’opinione che non tutti proviamo le stesse “emozioni” davanti ad un’opera d’arte piuttosto che davanti ad un bel paesaggio. Io cerco solo di aiutare il turista  “fai da te” come me, ad arrivare fino alla meta, lasciando poi che le emozioni se le trovi da solo.                       

Erano anni che non tornavo in Asia ed avendo trovato quella che mi sembrava una buona offerta di volo con la Fly Emirates, ho riservato il volo già tre mesi prima con Expedia. Durante la preparazione del viaggio mi sono reso conto che Pechino non era poi tanto lontana ed abbiamo deciso di andarci. Abbiamo quindi riservato il volo Seoul-Pechino e l’albergo. 

Come guide abbiamo utilizzato per la Corea la Lonely Planet che è risultata abbastanza precisa. Per Pechino abbiamo utilizzato un piccolo compendio della Lonely Planet su Pechino (Il meglio di Pechino) e la guida della Rough del nord-est della Cina che comprendeva appunto Pechino.
Ambedue erano  precise per quello che erano i siti d’interesse ma scarse per la logistica. Immagino che essendo andate in stampa prima delle Olimpiadi molte cose siano cambiate nel frattempo.  

In Corea la  valuta è il Won.                 Sigla: Krw   Cambio con l’Euro:  1 Euro = 1.725 Kor
In Cina la valuta è il Renbimbi/yuan.   Sigla: Cny.  Cambio con l’Euro:  1 Euro = 10  Yuan 

Per entrambi i paesi consiglio di cambiare in aeroporto il minimo indispensabile perché poi in città si ottengono di cambi migliori ed in Cina anche del 10%.
In Cina, ma specialmente in Corea il turista non corre nessun pericolo, l’unica cosa a cui bisogna stare attenti, sono i commercianti che chiedono inizialmente prezzi anche 10 volte superiori al valore della merce, quindi trattare, trattare, trattare e provare in vari negozi o bancarelle prima di fare l’acquisto.  

Spese sostenute prima della partenza
Volo Venezia Seoul - Venezia   per due persone                          Euro 1200   con assicurazione
Volo Seoul – Pechino – Seoul   per due persone                          Euro   200   con assicurazione
Hotel a Pechino  5 stelle e per quattro notti                                    Euro   220   senza colazione
Visto per la Cina per due persone                                                   Euro     60 

Hotels
Seoul          : Namsan Guesthouse   45.000  won per notte e per camera
Pechino      : Prime Beijing Hotel   Euro 52 a notte per camera e senza colazione
Daejeon      : Cosmos Tourist Hotel  45.000 won a notte per camera e con colazione
Icheon        : Motel  40.000 per notte senza colazione 

Il Diario di viaggio  

Domenica 22.11.09 Volo Venezia – Dubai
All’aeroporto di Venezia al momento del chek-in abbiamo la prima sorpresa. La distribuzione dei posti in aereo per i clienti Expedia è fatta direttamente “d’ufficio” dalla Emirates e pur avendo riservato tre mesi prima ci ritroviamo con dei posti centrali. Al rientro mi sono messo in contatto Expedia che mi ha confermato la veridicità della cosa senza ulteriori spiegazioni. Se lo avessi saputo al momento della riservazione, probabilmente avrei riservato direttamente con la Emirates giacché costava uguale. Per il resto, l’aeromobile era un 777-300, il cibo buono e l’attenzione del personale di bordo pure buona. Ogni passeggero può inoltre vedere nel proprio televisore di bordo sia il decollo che l’atterraggio attraverso la telecamera posta sul davanti dell’aereo. Era la prima volta che io lo vedevo seduto in poltrona.   

Lunedì 23.11.09 Dubai - Seoul
L’aeroporto d’Incheon/Seoul è, per quelli che ho visto io sinora e ne ho visti parecchi, il migliore. È immenso, pulitissimo e ci sono tutti i tipi di servizi. 
Su internet avevamo letto i pochi diari esistenti sulla Corea ed un paio di essi consigliavano la Namsan Guest House e lì abbiamo quindi riservato. Arrivarci è stato abbastanza facile: limousine bus  6015 fino all’ultima fermata vicino alla stazione della metropolitana di Myeong Dong  e poi 10 minuti a piedi. Costo: 9.000 won a persona.
La Namsan Guest House è il tipico alloggio per backpackers. L’entrata era un po’ misera e le camere piccolissime. Le più piccole che io abbia mai visto e non certo per chi soffre di claustrofobia, in cambio erano pulite. Erano ormai le sette di sera e non sarebbe stato facile trovare qualcos’altro a quell’ora, abbiamo fatto quindi buon viso a cattiva sorte. Nella Guest House si poteva fare la colazione e preparasi del the o del caffè ad ogni ora. Vi erano pure due postazioni internet  gratis a disposizione dei clienti ed un telefono da dove si poteva chiamare l’Italia. Dai ragazzi del ricevimento ho comprato una tessera per 9.000 won (circa 5.5 Euro) con la quale ho potuto chiamare in Italia per 107 minuti. Bisogna dire che la posizione della pensione era ottima; centrale e vicino alla torre di Seoul. Dopo aver preso possesso della minuscola camera (non più di 3 Mt. per 3 più bagno) dove non c’era neanche un armadio, ci siamo avventurati alla prima visita della città. Siamo tornati  indietro fino alla stazione della metropolitana dove incomincia la vita pulsante di  Seoul. E’ tutto un susseguirsi di bancarelle che vendono un po’ di tutto e quelle che vendono cibo sono per noi le più interessanti. Da per tutto vendono stuzzichini sottoforma di spiedini: di pesce, pollo, manzo, trippa di maiale, cavallette, larve etc. il tutto o bollito nella stessa acqua o cotto sulla stessa griglia. Si trova anche il classico kebab ed enormi caldarroste. A Seoul non si può morire di fame, si trova di tutto ed a prezzi molto accessibili. I ristoranti espongono nelle vetrine le fotografie dei piatti con i relativi prezzi. Qui non sembra ci sia crisi, le strade sono piene di gente che passeggia e compra.
Prima di rientrare ci siamo fermati nel sotterraneo della metro presso una piccola farmacia che vendeva bottigliette di bibite al gingseng  e ce ne siamo bevute un paio, abitudine questa  che ci ha seguito per tutto il viaggio.  

Martedì 24.11.09 Seoul
La prima giornata la vogliamo dedicare alla Seoul storica. Ci rechiamo a piedi (20 minuti dalla pensione) a visitare il Namsangol Traditional Village, dove in un grande parco si  possono visitare diverse abitazioni yangban del periodo Joseon arredate secondo lo stile dell’epoca, il tutto in mezzo a palazzi moderni ed accompagnato da un sottofondo di musica tipica.
Ci dirigiamo quindi alla vicina fermata della metro che ci porterà a visitare il palazzo di Changdeokgung nel quartiere d’Insadong. Seoul è servita da ben 14 linee di metropolitana, in pratica si arriva dappertutto. Stavamo impacciati davanti alla macchina dei biglietti quando si è avvicinata una ragazza che vistici in difficoltà ci ha spiegato come funzionava: si sceglieva la lingua, la tratta e lo stesso processore ti diceva il totale da pagare. S’inserivano i soldi, 2.500 won per persona dei quali 500 venivano poi restituiti a fine corsa all’inserire la tessera plastificata (il biglietto) in apposite macchinette all’uscita della metro.
All’uscita della metropolitana c’è un incrocio e ci fermiamo per chiedere la direzione giusta da prendere  anche se il mio istinto diceva nord. Chiaramente non ho trovato nessuno che parlasse inglese ma avevo con me la guida con la foto dell’entrata del palazzo. La prima persona che interpello, dopo avergli mostrato la foto, mi dice di andare verso est, contemporaneamente si avvicina un'altra persona che mi dice di andare ad ovest, decido quindi di fare come pensavo io ed andiamo a nord. Dopo trecento  metri ecco l’entrata del palazzo. Sono sicuro che quelle persone  non conoscevano il posto e per eccesso di zelo hanno cercato di aiutarmi in ogni caso.
L’entrata  al palazzo costa 3000 won a persona e le visite sono solo guidate, bisogna quindi organizzarsi in modo da poterne seguire una in inglese.
Ghangdeokgung che è patrimonio Unesco, è stata per quasi cinquecento anni la residenza dei sovrani coreani e la visita dura circa due ore. Non sto qui a soffermarmi sulla descrizione dei dettagli perché qualsiasi guida li spiegherebbe meglio di me. Ne vale certamente la visita.
La Corea è famosa per il suo autunno e nel parco di quest’immenso palazzo ne possiamo ammirare un tardivo scorcio.
Ormai con la metro ci abbiamo preso mano e decidiamo di andare a vedere i non lontani Changgyeongung  e Jongmyo prima che chiudano. Si tratta sempre d’edifici regali e di un tempio appunto Jongmyo, dove sono conservate le tavolette degli spiriti di tutti i re e le regine. Il tutto circondato da un parco con dentro un lago. Entrata 2.000 won.
Sempre con la metro torniamo al quartiere d’Insadong. Attraversiamo la strada principale che è tutta bancarelle, negozietti di souvenir e chioschi di cibi di tutti i tipi. Continuiamo a piedi e senza difficoltà troviamo la strada di ritorno verso la Guest House. Una giornata così intensa va terminata con una cena coreana. Siamo entrati in un ristorante dove le pietanze te le cucinavano davanti agli occhi su un fornello incastrato nel tavolo. Il tutto molto particolare. Avevo letto che il cibo coreano era piccante ma non pensavo fosse così piccante, quasi mi lacrimavano gli occhi. Abbiamo ordinato del pollo e della piovra marinati con delle verdure. Era tutto così piccante che non si riusciva a distinguere una pietanza dall’altra. Abbiamo stoicamente mangiato tutto e meno male che i coreani accompagnano  automaticamente il cibo con dell’acqua o con del brodo e penso proprio per spegnere il fuoco in bocca.
Non ancora stanchi ed essendo la teleferica della Torre di Seoul a non più di duecento metri  dalla Guest House decidiamo di andarci giacché è aperta fino a tardi. Si pagano due biglietti, il primo  per la teleferica  di 7.500 won e poi altri 7.500 per salire sulla Torre con un ascensore. Da qui si ha una luminosa vista di Seoul  ma sinceramente, a parer mio, i prezzi applicati sono eccessivi e non  giustificano quanto offerto.
Le cose che più mi hanno impressionato sono state la pulizia e l’ordine di Seoul, non c’è  una carta ne un mozzicone per terra e tanto meno bidoni per le immondizie, è incredibile!

        
Autunno coreano

Mercoledì 25.11.09 Seoul
Oggi cade una leggera pioggia e qual è la migliore opportunità per visitare i mercati della città.
I giovani gestori della Guest House sono gentili e ci prestano un paio d’ombrelli. Durante la riservazione della camera avevo avuto vari e cortesi scambi d’e-mail con loro e si era perciò creata una piccola amicizia elettronica. Sapendo che in Corea non si usava dare mance mi ero portato un panettone dall’Italia e glie lo l’ho regalato. Subito si sono seduti per terra senza scarpe dietro il bancone del ricevimento e  rompendolo con le mani si sono messi a mangiarlo.
Sempre utilizzando la comoda metro viaggiamo prima ad un mercato detto della tecnologia. Sono otto piani di prodotti tecnologici: tv, computer, macchine fotografiche ecc... Non sto qui a dilungarmi tanto, poiché i prezzi, nonostante si trattasse di prodotti coreani, erano superiori a quelli applicati in Italia per gli stessi articoli ed anche qui bisognava trattare. Non pensate quindi di fare affari in Corea con la tecnologia come credevo io.
Altro viaggio in metro ed altro mercato, quello di Gyeongdong. Questo mercato è conosciuto come quello delle erbe medicinali, del gingseng e delle verdure fresche ed essiccate. Si trovano anche curiosità come rane essiccate ed un tipo di millepiedi, pure essiccato, che è venduto a mazzetti o in polvere, dicono sia miracoloso per il mal di schiena. Appena ti fermavi a curiosare subito arrivava un commesso che t’invitava ad entrare nel negozio e provare le varie pozioni ivi preparate.
Immagino che chi legga questo diario sia interessato a visitare la Corea e probabilmente anche questo mercato, quindi solamente per dovere di cronaca e non come curiosità racconto quanto segue, in maniera tale che chi visiti questo posto sia preparato, cosa che non eravamo noi.
Mentre camminavamo in una via del mercato, abbiamo visto parecchie gabbie piene di cani che guaivano e questo di fronte ad una macelleria che vendeva questa carne. Non è raro poi incontrare in giro per il mercato banchi che vendano lo stesso tipo carne.
Sempre con la metro ritorniamo nei dintorni della pensione, dove a cinque minuti a piedi, si trova il mercato di Namdaemun. Questo mercato si sviluppa  a livello stradale ed in gallerie sotterranee. Vi si trova di tutto, su bancarelle ed in negozi di lusso e naturalmente tanti ristoranti. L’esperienza di ieri sera c’è bastata e questa sera ci fermiamo a mangiare il tipico piatto coreano il Bibimbap, ossia una terrina di verdure fredde con un uovo fritto sopra e dopo aver mostrato un foglietto in coreano, che mi ero fatto scrivere da uno dei ragazzi della pensione e che diceva di non voler del cibo troppo piccante.  

Giovedì 26.11.09 Seoul – Pechino (Cina)
Questa mattina si parte per la Cina. Ormai c’eravamo abituati alla nostra piccola camera.
Pullman per l’aeroporto e poi check-in velocissimo con la China Southern Airlines. Ancora una volta sono rimasto meravigliato dall’aeroporto. Per andare dal check-in fino al gate di partenza, se non si va di fretta, ci s’impiega una buona mezz’ora. Strada facendo s’incontrano rappresentazioni di folklore coreano e lungo il cammino è pieno d’orchidee.
L’aeroporto di Pechino, seppure nuovo, in confronto a quello di Seoul sembra un capannone. Se a Seoul c’erano le orchidee fresche qua, troviamo delle piante di plastica piene di polvere.
Con mia meraviglia, poiché ho fatto buona esperienza visitando parecchi paesi comunisti sin dai tempi della guerra fredda,  il controllo documenti non dura più di tre minuti.
Ma la sorpresa finisce qua. Per capire da dove parte il bus scassato, il numero 3, che con 13 yuan (Euro 1.30) ci porterà in centro città c’impiego una buona mezz’ora. Nessuno che parlasse inglese. Usciti dall’aeroporto tutto è grigio, magari con sfumature differenti ma pur sempre grigio. Il cielo, i palazzi, addirittura gli alberi, le auto, le strade, l’unico tocco di colore lo danno i cartelloni della pubblicità. Il pullman ci lascia alla stazione dei treni, non molto lontano dall’albergo prenotato. Racconto quanto segue per far capire quanto sia difficile prendere taxi se non si ha l’indirizzo scritto in cinese. Scesi dal pullman mi avvicino a vari taxi e mostro loro  l’indirizzo scritto in lettere occidentali, semplicemente non le sanno leggere e quasi nessuno parla inglese. L’unica cosa che sanno dire è: hundred yuan (cento yuan), una mostruosità giacché il percorso non ne costa più di venti e per di più ti trovi circondato da tassisti e non, dove ognuno dice la sua senza che uno capisca qualcosa. M’immagino come siano stati trattati i poveri atleti e turisti durante le olimpiadi! Dopo una mezz’ora sono ancora alla ricerca di un taxi poiché, visto che non avrebbero mai incassato i cento yuan, ci snobbavano. Mi sono allora allontanato dalla stazione, era diventata ormai una questione di principio. Non volevo semplicemente farmi prendere per il c…e dopo un po’ ho finalmente trovato un taxi disposto ad ascoltarmi e dicendogli con calma dove volevo andare  costui ha finalmente capito, anche perché la via dove si trovava l’hotel era la più famosa di Pechino: la Wangfujing. Come il solito: hundred yuan e per farmelo capire me lo digitava sul suo cellulare. Alla fine, stanco del tira e molla e visto che stava per imbrunire e che da li non mi sarei mosso ci siamo accordati per cinquanta yuan. Sapevo che l’hotel si trovava al numero due della Wangfujing, quindi all’inizio. Gli ho fatto così capire di partire e che io l’avrei guidato. E cosi abbiamo fatto. Avevo visto su internet il davanti dell’hotel a forma di pagoda, quindi una volta passati vicino gli ho detto di fermarsi. Era molto semplice ma effettivamente  i tassisti non capivano e chiedevano i cento  yuan automaticamente senza sapere dove dovevano portarci.
Dalle stalle alle stelle. Tanto era piccola la camera di Seoul tanto era grande quella di Pechino. L’ho misurata, 10 Mt. per 4 e tra i confort una postazione internet, televisore lcd 32 pollici, una centralina della luce vicino al comodino da dove potevo controllare singolarmente tutte le luci della camera e via di questo passo.
Dopo aver depositato le valigie andiamo subito a conoscere via Wangfujing. La prima cosa che in Cina si nota e si sente sono i rumorosi sputi dei cinesi (per fortuna non tutti), le strade sono tappezzate di porcherie e bisogna letteralmente fare delle gimcane e stare attenti a dove si mettono i piedi. Andiamo a  visitare qualche centro commerciale e ci rendiamo conto che i prezzi sono come in Italia se non addirittura più cari. In uno di questi centri commerciali, al sesto piano, c’è il “Food Republik”  che è una serie di ristorantini con specialità di varie province cinesi. In mostra c’erano i piatti finiti con il relativo prezzo, uno li ordinava e loro te li preparavano al momento davanti agli occhi. Funzionava così: si comprava e si caricava una tessera che poi si scaricava pagando con la stessa alla cassa d’ogni singolo ristorantino. I cibi erano ottimi e le porzioni abbondanti. I prezzi da non credere, per due persone spendevamo al massimo 5 Euro per sera. L’unico handicap era che per mangiare ci davano solo dei bastoncini ed un cucchiaione che serviva per bere un brodo che ci servivano assieme ai cibi. La prima sera è stata da incubo, non sapevamo come utilizzarli, abbiamo allora cercato un posto strategico per sederci, vicino ad una colonna ed in un angolo. Avevamo fame, i piatti erano gustosi e così cercando di non farci vedere abbiamo mangiato gli spaghetti con il cucchiaio aiutandoci con i bastoncini. La sera dopo, quasi come un bambino che si alza in piedi ed improvvisamente cammina, ho inforcato i bastoncini bene e questa volta  ho mangiato la pasta con i bastoncini aiutandomi con il cucchiaio. L’ultima sera riuscivo a prendere anche i pezzetti di cibo più piccoli. 
Sulla strada del  ritorno verso l’hotel c’è il mercato notturno di Donghuamen, è una ressa di gente, i commessi dei negozi ti prendono per un braccio e ti tirano a vedere la merce e non riesci toglierteli di dosso. Ci sono parecchi ristoranti e chioschetti di cibo dove si vendono spiedini di tutti i tipi di carne: pollo, cuori di pollo, carne di manzo, cavallucci marini, scorpioni infilzati vivi che ancora si muovono, salsicce, cavallette ecc…
Volevamo comprare una tessera per chiamare in Italia ma era poi complicato utilizzarla, così da Pechino siamo rimasti in contatto con la famiglia via internet dalla camera dell’albergo. 

    
         Pechino - Il Mausoleo di Mao               Un angolo di Seoul  

Venerdì 27.11.09 Pechino
Il menu per oggi prevede: la Città Proibita e Piazza Tienanmen.
Oggi a Pechino fa freddo e per terra si vedono dei rimasugli di neve (rigorosamente grigia) segno che nei giorni scorsi deve aver nevicato.
Lasciamo presto l’albergo e andiamo a piedi fino alla città Proibita che dall’albergo, a parte i taxi, è probabilmente la maniera più veloce. L’entrata costa 60 yuan per persona più un’audioguida in italiano che costa altri 40 yuan. La visita alla città Proibita, patrimonio Unesco, se si vuole farla bene dura alcune ore e ci sono migliaia di visitatori. Ci sono talmente tante cose da vedere che è impossibile enumerarle tutte. Ci dirigiamo dopo all’adiacente Piazza Tienanmen tutta chiusa da sbarre e controllata da poliziotti. Ai quattro angoli delle piazze ci sono dei metal detector e dei severi controlli da parte della polizia. La piazza è enorme ed enorme è pure il mausoleo di Mao Tse Tung. C’è continuamente una lunga fila di persone in attesa di visitare la tomba di Mao. All’uscita dopo la visita tutti comprano un souvenir: una medaglia, un santino, una statuetta, c’è di tutto. Io stesso, pur non essendo entrato al mausoleo, ho comprato presso dei venditori ambulanti degli orologi con l’effigie di Mao che con un braccio alzato e seguendo il ticchettio di secondi, saluta la folla.
Non ancora stanchi delle visite ma stanchi di camminare, da Piazza Tienanmen cerchiamo un taxi che ci porti al Tempio del Cielo non molto lontano da lì. Si ferma invece un risciò e dopo aver pattuito 20 yuan ci porta a destinazione. Il tempio del Cielo (entrata 30 yuan a persona), altro patrimonio Unesco, si trova in un immenso parco e per andarlo a visitare consiglio di arrivare dall’entrata est, noi invece siamo arrivati da ovest ed il cammino fino al tempio è stato lungo. Oltre alla visita dei vari padiglioni abbiamo trovato interessante guardare la quantità di gente che svolgeva attività dentro il parco e tra le altre:  ballare, tai chi, giocare a carte, far volare aquiloni, il tutto accompagnato da una musica squillante.
Per oggi ne abbiamo abbastanza ed uscendo dal parco vediamo una fermata della metro che non esisteva nella nostra guida. Siamo scesi ed un impiegato che era lì a disposizione degli utenti ci ha spiegato il funzionamento. Ogni percorso vale 2 yuan (20 centesimi d’Euro). Nella nostra guida esistevano solamente due linee, mentre nel frattempo erano diventate otto. Per una città grande come Pechino otto linee sono poche, quindi come abbiamo visto in seguito, dopo essere scesi dal metrò bisognava prendere ancora un bus. Il prezzo del bus per viaggiare in centro città, almeno per quel paio che abbiamo preso noi, è di 1 yuan (10 centesimi d’Euro).
Anche le stazioni della metropolitana vicino al centro sono controllate dalla polizia, dove borse e zaini sono sottoposti a dei controlli come negli aeroporti. 
Passeggiando per il centro non è raro essere “adescati” da studenti che parlano bene l’inglese, i quali dopo i soliti preamboli t’invitano visitare delle gallerie d’arte per fare acquisti. Basta respingere l’invito e ti lasciano tranquillo.

        
  Piazza Tienanmen                             La città Proibita                           Il tempio del Cielo

Sabato 28.11.09 Pechino
La giornata odierna prevede la visita al quartiere di Quianmen ed ancora stanchi dopo la camminata di ieri si lascia l’albergo un po’ tardi. Il quartiere di Quianmen inizia dove finisce la Piazza Tienanmen, appunto dopo la porta Quianmen. Questo quartiere è uno degli ultimi posti a Pechino dove si possono ammirare degli hutong ossia dei tipici vicoli cinesi. Da quanto descritto nella guida a quello che effettivamente abbiamo trovato noi, gli hutong si sono notevolmente ridotti. Qua in mezzo si respira aria di antica Cina anche se tutto è ormai per soli turisti. Ci sono tanti negozi che vendono di tutto ma specialmente dolci, sete, souvenir e cianfrusaglie. Ci sono anche parecchi ristorantini sulla cui affidabilità igienica però non garantirei.
Vicino alla porta Quianmen c’è la stazione dei pullman da dove partono i pullman turistici per visitare la Grande Muraglia a Badaling. Dopo aver tanto faticato per trovare l’agenzia che organizza i tour, questi ci vogliono vendere i biglietti già con l’orario prefissato per l’indomani, decidiamo allora di andarci  in ogni caso l’indomani, ma per conto nostro con il bus che utilizzano i locali.
C’informiamo esattamente da dove partono questi bus, vale a dire vicino alla stazione metro di Jishuitan e poi l’autobus 919 fino a Badaling.
Al rientro ci fermiamo ancora in Piazza Tienanmen per vedere l’ammaina bandiera che avviene al secondo preciso con il calar del sole. La polizia blocca il traffico sull’adiacente viale in modo che i soldati possano andare da una parte all’altra con la bandiera ammainata e portarla nell’edificio della Porta Tienanmen  da dove, prima Mao ed ora i capi del partito parlano alla folla.  

Domenica 29.11.09 Pechino
Come pianificato, oggi si va a vedere la Grande Muraglia.
Da Jishuitan con l’autobus 919, con 12 yuan a testa e un’ora di strada arriviamo a Badaling. L’entrata costa 40 yuan per persona. Per visitare la Grande Muraglia c’è anche la possibilità di evitare il chilometro circa di scalinata fino alla cima prendendo una teleferica, ma la salita, a mio avviso, è la parte più bella dell’escursione. Gli scalini sono molto erti e alti quindi molto impegnativi. Fa anche molto freddo ed infatti appena arrivati in cima incominciano a cadere dei fiocchi di neve. Stanchi e sudati ci sediamo sugli ultimi scalini a pranzare con dei biscotti. Per me questo è stato il momento “clou” di tutto il viaggio. Naturalmente, come altri  turisti, ci facciamo anche fare una piccola targa ricordo che dice che oggi abbiamo scalato la Grande Muraglia.
Di ritorno a Pechino prendiamo di nuovo la metro e dopo tre fermate siamo alla prossima meta: il Tempio dei Lama. Arriviamo appena in tempo prima che chiuda e l’entrata costa 25 yuan a persona.
Il tempio è molto variopinto e la cosa che più mi ha impressionato è il Buddha che si trova nell’ultima sala che si visita. È una statua di legno alta 26 metri.
All’uscita del tempio girando a sinistra e poi ancora a sinistra si entra in un “vero hutong”, ossia non per turisti. Si può tranquillamente girare per le viuzze ammirando vicoli ancora più piccoli dove con difficoltà due persone possono camminare appaiate. Tutto questo in contrasto con i grattacieli confinanti.
Erano giorni che cercavo un cavetto per il mio cellulare, tutti ce l’avevano e tutti cominciavano col chiedermi 380 yuan (38 Euro) una pazzia e a forza di trattare ero arrivato a 200 ma mi sembrava sempre troppo. Finalmente questa sera un commesso è sceso fino a 130 e lo compro.
Racconto questo per spiegare che l’escursione per due persone alla grande Muraglia (trasporto ed entrata) è costata 128, invero 2 yuan in meno del cavetto.
Domani si torna in Corea e questa sera giriamo un po’qua e là in cerca di qualche souvenir e ci gustiamo l’ultimo pasto con i bastoncini.

       
La grande Muraglia  

Lunedì 30.11.09 Pechino – Seoul - Daejeon
Abbiamo il volo alle 8.15 e lasciamo quindi l’albergo alle 5.30. Ieri sera abbiamo prenotato presso il portiere dell’albergo un taxi che con 120 yuan, compreso il pedaggio autostradale e con il tassametro acceso, ci porta velocemente all’aeroporto. Sono circa quaranta chilometri.
Nel volo mattutino verso Seoul ci servono per colazione degli spaghetti scotti con sugo di carne e mezza arancia intera e con buccia. Di un coltello neanche l’ombra. La mia vicina se l’è mangiato a morsicate spruzzando succo in giro. Paese che vai usanze che trovi!
Arrivati a Seoul prendiamo subito un express bus per Daejeon dove arriviamo dopo tre ore e mezza.
Il bus ha appena 24 posti ed i sedili sono comodi come quelli della business class. Ho notato che tutti gli autisti in Corea portano dei guanti bianchi quando sono alla guida. Il biglietto è costato 22.200 won a persona. Prendiamo alloggio presso l’hotel Cosmos Tourist proprio di fronte al terminal dei pullman. La camera è grande e luminosa con tra l’altro un televisore al plasma 42 pollici, vasca con idromassaggio e postazione internet gratis le ventiquattro ore. Il prezzo della camera è 45.000 won (meno di 30 Euro) compresa la colazione. Oggi non si fa più niente, ci cerchiamo solo una lavanderia per portarvi le nostre cose a lavare. Con 12 Euro in serata ci riconsegnano tutto pulito.
Inizialmente quando il viaggio era in preparazione avevo pensato di affittare un’auto per gli ultimi giorni, ma mi sono reso conto che sarebbe stata una cosa poco fattibile. Prima di tutto le strade sono molto trafficate e ci sono molte code, poi le scritte sono innanzitutto in coreano e non tutte con la traduzione in inglese. Bisogna anche tener conto che solamente i giovani parlano un poco d’inglese scolastico, quindi sarebbe stato molto difficile chiedere ed avere indicazioni in caso di necessità, cosa questa che sono sicuro mi sarebbe successa spesso.
Le autostrade hanno dalle quattro alle cinque corsie, una delle quali è riservata solo per i bus.  

Martedì 01.12.09 Daejeon
La scelta di venire a Daejeon (1.500.000 abitanti) non è stata casuale. Nei giorni scorsi abbiamo sempre visitato e camminato tanto, cosi che gli ultimi giorni vogliamo passarli più vicino ai coreani senza correre dietro a monumenti ed ad edifici storici. 
Abbiamo anche deciso da oggi di prendercela comoda, quindi colazione tardi. Dopo colazione si va a visitare l’Expo Park Area. A Daejeon nel 1993 si è svolta l’Expo ed i padiglioni, anche se un po’ trascurati, sono ancora in piedi. L’entrata era gratis e c’era poca gente in giro, c’erano più addetti ai lavori di visitatori. Abbiamo visitato un paio di padiglioni tra i quali quello della tecnologia dove ho costatato che quella tecnologia, che nel ‘93 era solo un’idea da sviluppare, è stata veramente sviluppata ma addirittura nel presente è già obsoleta. Collegato al parco c’è anche il Museo nazionale delle scienze ma noi passiamo oltre.
Vicino al parco dell’Expo c’è il Kumdoriland  un parco divertimenti con giostre enormi ma oggi chiuso, immagino che aprirà solamente per i fine settimana.
Passiamo il resto del pomeriggio gironzolando per il centro. Mentre aspettiamo il bus che ci avrebbe riportato in albergo mi siedo su una panchina di legno e sento che è calda, al momento penso che me la avesse riscaldata la persona che ci stava seduta prima di me ma sentivo pure che il caldo persisteva. Alla fine mi rendo conto che la panchina era riscaldata, non so come ma in pieno inverno e all’aperto stavo con il sedere al caldo.
In Corea una corsa sul bus costa 1.000 won  e bisogna avere il cambio giusto. Quando si sale sul bus c’è una  scatola di plastica trasparente dove si mettono  i soldi e l’autista guarda solo che i soldi inseriti siano esatti. Ho visto che molti coreani hanno delle tessere e le fanno passare davanti ad una fotocellula che scala  automaticamente il valore della corsa.
Vicino all’albergo c’era un ipermercato aperto fino a tarda ora. All’interno c’era un piccolo self-service dove si pagava a peso e dove erano presenti tante specialità coreane. Per noi una manna, vi passeremo lì tutte le sere provando un po’ di tutto. Con 6/7 Euro mangiavamo abbondantemente in due. La cuoca era straordinariamente gentile e mi faceva dei tremendi inchini ai quali io rispondevo pari, pari.   

Mercoledì 02.12.09 Escursione a Geumsan
Un altro dei motivi che ci ha portato a Daejeon è la vicinanza con Geumsan considerata la capitale coreana e mondiale del gingseng. Abbiamo letto che il mercato del gingseng, dove si vendono e acquistano tonnellate di questa radice, si svolge solamente alcuni giorni al mese ed uno di essi è appunto oggi.
Con il bus (12.800 won per due persone a/r ) in circa un’ora siamo al terminal di Geumsan dove prendiamo un taxi che con 2.000 won ci porta fino al mercato. Il mercato non era lontano ma da soli non ci saremmo mai arrivati, visto che come al solito quasi nessuno parlava inglese. Il mercato si svolge dentro un grande capannone e sono dei privati a vendere tonnellate di gingseng fresco. A noi, nonostante fossimo occidentali nessuno ci faceva caso, anzi c’invitavano a comprare. All’esterno del mercato ci sono tantissimi negozi del prodotto finito sottoforma di radici cotte, capsule, estratto, caramelle, biscotti, the, insomma tanto spazio alla fantasia. Nei ristoranti circostanti preparavano perfino pietanze con il gingseng. Qui c’erano tantissime idee regalo ed abbiamo fatto qualche acquisto. Sempre attorno al mercato del gingseng si svolgeva anche un mercato delle piante medicinali e noi ci siamo divertiti ad andare avanti e indietro cercando di riconoscerne qualcuna. Ci siamo poi accorti che tutto il paese era un gran mercato dove si vendeva e ricomprava di tutto. Abbiamo curiosato in tutti i banchetti dei cibi, assaggiando praticamente tutto quello che c’era, specialmente dei dolcetti tipo i nostri croccanti. Dappertutto vengono anche offerti dei marroni che sono per lo meno il doppio di quelli che abbiamo noi in Italia. Erano buoni, ma talmente grossi che nel centro restavano crudi. Verso sera dopo copiosi acquisti siamo rientrati a Daejeon ed al nostro ipermercato. Ho visto che in Corea il formaggio ed i salumi sono in pratica inesistenti e che la gente predilige comprare tutto pronto, specialmente prodotti liofilizzati. Ci sono addirittura angoli dove uno può aggiungere dell’acqua al cibo, riscaldarlo in un forno microonde e sedersi a mangiare.
Altra cosa che ho notato è che negli scaffali ci sono quasi esclusivamente prodotti locali e che l’equivalente straniero, quando c’è, costa almeno il doppio o il triplo.
Lo stesso discorso vale per le automobili, adesso non saprei dire la percentuale ma sicuramente le auto straniere saranno si e no un paio ogni cento coreane. Non bisogna quindi meravigliarsi se tutti sono in giro a fare spese. I coreani sanno come spingere la loro economia.
Altra curiosità erano dei piccoli monitor posti lungo le corsie del supermercato che incessantemente proponevano certi tipi di prodotti, spiegando anche come utilizzarli in cucina, tipo; la massaia che non sa cosa cucinare ed improvvisamente se le accende la lampadina in testa ed ecco il prodotto che fa per lei.  

   
Esposizione di gingseng                      Mercato delle erbe medicinali

Giovedì 03.12.09 Escursione al parco nazionale Gyeryongsan
A circa venti chilometri da Daejeon c’è il Gyeryongsan National Park ed in circa un’ora cambiando due bus ci arriviamo. Costo totale andata e ritorno per due persone 9.600 won.
Il parco non è molto grande ed all’interno ci sono un paio di templi  e delle cascate. Si può salire da una parte fino alla vetta di una montagna e scendere da un’altra. La salita è impegnativa perché lunga ed erta ed è in pratica tutta una scalinata di pietre e massi lunga un paio di chilometri. C’era bisogno di un’attrezzatura da trekking, quasi tutti ce l’avevano meno noi, infatti, dopo circa un chilometro abbiamo rinunciato e siamo tornati indietro per la stessa strada. Bisogna aggiungere che nevicava leggermente, faceva freddo e per di più il sentiero era scivoloso.
Quando torniamo in albergo nevica forte, il che pone in forse il nostro trasferimento di domani ad Icheon.  

Venerdì 04.12.09 Daejeon – Icheon
Al mattino salutiamo i due cortesi camerieri e regaliamo loro del mandorlato che c’eravamo  portati dall’Italia. Partiamo quindi  per Icheon che dista un’ora e mezza da Daejeon. Costo del biglietto 13.400 won a persona. L’idea di venire ad Icheon c’è venuta perché abbiamo letto che qui ci sono delle  strutture termali e cosa c’è di più sano che terminare un viaggio rilassandosi nell’acqua calda?
Per 40.000 won troviamo un motel (ce ne sono tanti) vicino al terminal dei pullman ed anche questo con tutti i confort come a Daejeon.
Il centro termale si chiama Miranda Hot Spring Spa e lo raggiungiamo facilmente a piedi. Abbiamo pianificato di andarci oggi nel pomeriggio e domani mattina perché  domani sera si torna a casa. Ci sono diverse piscine ed a seconda  di quelle che rivogliono utilizzare cambia anche il prezzo. Noi ci accontentiamo della volgare piscina termale e l’entrata costa 12.000 won a persona. La temperatura dell’acqua si aggira attorno ai 40°.  

Sabato 05.12.09 Icheon – Incheon
Oggi ultimo giorno. Al mattino torniamo alla piscina termale all’aperto, fuori fa freddo ma da dentro l’acqua non si sente niente. Ad un certo punto comincia anche a nevicare forte. Comincio a  preoccuparmi un po’ perché fino all’aeroporto abbiamo ancora tre ore e mezza di viaggio. Fortunatamente non abbiamo problemi di tempo, il nostro aereo parte alle 23.30. Verso l’una torniamo al motel  e ci prepariamo per la partenza. Facciamo il check-out alle 17 e ci fanno pagare 5.000 won per ora extra, ovvero 25.000 in totale. Nel frattempo ha smesso di nevicare ed io di preoccuparmi. Il viaggio in pullman fino all’aeroporto dura poco più di tre ore e siamo in perfetto orario.   

Domenica 06.12.09 Seoul - Venezia
Cibo e volo sono ottimi, unico neo uno stop over a Dubai di cinque ore. Il nuovo aeroporto di Dubai è grande e passeggiando avanti e indietro guardando i molti negozi, il tempo passa velocemente.
Alla fine arriviamo a casa dopo trentun  ore effettive di viaggio continuato, calcolando la partenza dall’albergo fino all’arrivo a casa.  

Conclusione
Non c’è dubbio che il viaggio è stato molto interessante. Ho dovuto però costatare ancora una volta, che quando viaggio in questa parte d’Asia,  non riesco ad essere un po’attore come vorrei ma solo spettatore. Questo è dovuto sicuramente in gran parte alla disconoscenza della lingua. Sembra di essere al cinema, in prima fila, dove guardi un bel film ma hai difficoltà a capirne la trama. O forse sono io quello che pretende troppo.

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