racconti e
diari di viaggio, foto, suggerimenti e idee
di Alessandra e
Marco
Stati Uniti 2008 -
diario di viaggio 3 - 26 maggio
di Primo
Protagonisti
Primo, Renza e coppia di
amici, di Perugia
Itinerario
East coast:
New York - Niagara Falls - Dutch County - Washington
West coast: Los Angeles
- Las Vegas - Gran Canyon - Lake Powel - Antelope Canyon - Monument
Valley - Canyoland’s - Arches - Bryce Canyon - Las Vegas - Death Valley - Yosemite
- Mariposa
Grove - San Francisco
Io (Primo) e mia
moglie (Renza), in compagnia di altri due amici, abbiamo iniziato il nostroTour negli U.S.A. dopo un lungo periodo di preparazione (guide Lonely
Planet, Mondadori e soprattutto ho seguito i consigli dei viaggi fatti dagli
altri e pubblicati su internet).
L’idea era maturata subito dopo un viaggio fatto assieme ad un gruppo di amici
poi, rinunce su rinunce, siamo rimasti in quattro.
Abbiamo scelto il
seguente itinerario per la east coast:
New York/Niagara Falls/Dutch Caunty/Washington
Il seguente per
la West coast: Los Angeles/Las Vegas/Gran Canyon/Lake Powel/Antelope Canyon/Monument
Valley/ Canyoland’s/ Arches/ Bryce Canyon/ Las Vegas/Death Valley/Yosemite/Mariposa
Grove/San Francisco
Ci siamo rivolti
ad un’agenzia per prenotare i seguenti voli di andata: giorno 3 maggio 2008:
Roma/Londra – Londra/New York. Giorno 10 maggio 2008: Washington/Los Angeles; ed
i seguenti voli di ritorno: giorno 26 maggio 2008: San Francisco/Londra e Londra
/Roma – spesa complessiva pro-capite €.850,00 (un po’ troppo, mia figlia per
voli simili ha speso €.650,00)
Abbiamo prenotato
le autovetture direttamente su Internet, sul sito della Maggiore che rappresenta
in Italia l’Alamo e la National.
Per la East coast
abbiamo noleggiato una berlina a New York il giorno 6 maggio 2008 e lasciata a
Washington il giorno 10 maggio 2008 ed abbiamo speso con tutte le assicurazioni
possibili compreso il costo per lasciare l’autovettura in stato diverso da
quello noleggiato e due guidatori aggiuntivi: $ 642,00
Per la West coast abbiamo preso un SUV a Los Angeles il giorno 10 maggio 2008 e
lasciato a San Francisco il giorno 24 maggio 2008, anche qui tutte le
assicurazioni aggiuntivi possibili (non si paga in California né i guidatori
aggiuntivi né lasciare l’autovettura in luogo diverso da quello dove si è
ritirata): $ 960,00
Abbiamo prenotato
l’albergo di New York, quello di Niagara Falls, quello di Washington e quello
degli ultimi tre giorni di San Francisco. Il resto lo abbiamo fatto giorno per
giorno, soprattutto abbiamo soggiornato nei Motel.
Abbiamo percorso
circa 7.000 Km ed abbiamo speso per la benzina $ 723,00.
Sabato 3 maggio 2008
- ARRIVO A NEW YORK
Ci accompagna a Fiumicino nostro figlio, il nostro aereo per Londra/Heathrow
parte alle 13,35, atterriamo alle 15,20 e ci dirigiamo al terminal 5 per
prendere il nostro volo per New York previsto per le ore 17,00 con arrivo al
Kennedy alle ore 19,35. Poiché durante il chek-in a Roma ci avevano detto (o
così abbiamo capito) che a Londra non dovevamo fare un altro chek-in. Al momento
dell’imbarco non ci hanno fatto salire sull’aereo per omesso chek- in per il
volo Londra New York. Inoltre sull’aereo non c’era più posto perché i nostri li
avevano venduti. Per le nostre vibrate (molto vibrate) proteste abbiamo messo in
allarme il personale della British i quali ci hanno indirizzato presso i loro
uffici in aeroporto. Li sono stati molto cortesi e ci hanno imbarcato sul volo
delle ore 18,30. Un Boeing nuovissimo e quasi completamente vuoto.
Giunti all'aeroporto di New York in tarda serata, prendevamo un taxi per
raggiungere l'hotel Manhattan Club in pieno centro (costo 50 $). Nonostante la
prenotazione dall'Italia siamo stati dirottati su altro hotel per fortuna
migliore e in zona più prestigiosa, proprio di fronte al Central Park: il Park
Line Hotel. La"Grande mela" ci ha accolto con la pioggia e siamo pure senza
valige perché per un disguido sono rimaste a Londra. Per il disagio creato la
British Airway ci ha fornito una speciale carta di credito con cui abbiamo
potuto prelevare 50 dollari a testa a uno sportello automatico dell'aeroporto.
domenica 4 maggio
2008 . SECONDO GIORNO A NEW YORK
Il mattino seguente al nostro risveglio nell'elegante camera dell'hotel abbiamo
sbirciato la città dalla finestra osservando che purtroppo stava piovendo. Siamo
senza valige, rimaste per un disguido a Londra, dovrebbero arrivare in serata al
Manhattan Club dove dormiremo da stasera come da prenotazione e per questo
andiamo a depositarvi i nostri bagagli a mano. Dopo la colazione all'americana
in un locale vicino all'hotel, armati degli ombrelli che ci ha regalato il Park
Line, iniziamo la visita alla città. Lo facciamo usufruendo dei bus turistici
della "Gray Line", il biglietto valido 48 ore ci consentirà di salire e scendere
a piacimento ma non abbiamo considerato che durante il percorso le loro guide
continueranno ad assillarci con spiegazioni per noi, che non conosciamo
l'inglese, incomprensibili. Saliamo sul bus nei pressi di Time Square, centro
nevralgico della vita newyorkese pieno di insegne colorate ed enormi monitor
video che ricoprono interamente le superfici dei palazzi trasmettendo curiosa
pubblicità di questo o quel prodotto. L'effetto è molto bello anche se un po’
troppo chic, la luce è talmente intensa che il tutto è ottimamente visibile pure
di giorno. Passata la piazza, che in realtà è una strada molto ampia,
proseguiamo tra altissimi grattaceli, dobbiamo alzare il capo e lanciare lo
sguardo verso il cielo per vederne i vertici. Transitiamo di fronte ai grandi
magazzini Macy's e al Madison Square Garden, vediamo in lontananza le transenne
di Ground Zero, osserviamo la rete di recinzione dove si depongono disegni e
foto a ricordo delle vittime della strage terroristica dell'11 Settembre e poco
distante il toro bronzeo presso Wall Street. Scendiamo a Battery Park da dove
dopo un po' di coda ci imbarchiamo sul traghetto per l'isoletta che ospita la
Statua della Libertà. La grande statua donata dai francesi al popolo americano
non è più visitabile dall'11 Settembre 2001 così preferiamo gustarcela
dall'attracco dove il traghetto si ferma, quindi proseguiamo per Ellis Island
dove scendiamo per la visita del Museo dell'immigrazione. In questa vecchia
costruzione in mattoni rossi hanno transitato migliaia di emigrati provenienti
soprattutto dall'Europa tanto che si può dire che la maggior parte degli
abitanti degli States hanno radici su quest'isola. Qui gli emigrati venivano
tenuti in quarantena prima di ricevere il permesso per entrare nel Paese e
qualcuno veniva pure respinto. Nelle grandi stanze riecheggiano simbolicamente
le voci degli emigrati, sulle mura sono appese le loro foto, nelle teche sono
esposti i loro poveri oggetti personali. Riprendiamo il traghetto e torniamo a
Battery Park da dove con una breve passeggiata raggiungiamo la statua bronzea
del toro vista precedentemente dal bus. Siamo a Wall Street per cui decidiamo di
percorrere l'omonima strada osservando gli edifici neoclassici che ospitano le
più importanti istituzioni economiche del mondo come lo Stock Exchange e la Bank
of America. Davanti ad uno di questi la statua di George Washington ricorda il
luogo in cui egli fu eletto primo Presidente degli Stati Uniti. In fondo la
strada dà accesso al vecchio porto dove sono ancorati alcuni antichi velieri ma
soprattutto dove la vista spazia sul celebre ponte di Brooklyn. Ripercorriamo
Wall Street a ritroso fino alla piccola Chiesa anglicana di Trinity il cui
campanile gugliato era un tempo l'edificio più alto di New York, ora è soffocato
dai grattaceli circostanti ed appare piccolissimo. Rimane comunque un oasi di
pace e spiritualità, il sobrio edificio dai colori ocra è circondato da un
vecchio cimitero con semplici tombe di pietra, il portale presenta la copia dei
bassorilievi della porta del Paradiso di Ghiberti del Battistero di Firenze. A
pochi passi dalla Chiesa la grande voragine creata dal crollo delle "Torri
gemelle" è transennata per i lavori di ripristino dell'area ma da alcune fessure
è possibile osservarne la vastità e comprenderne la tragedia. Riprendiamo il bus
per raggiungere il porto vecchio dove cambiamo linea per dare un'occhiata oltre
il ponte, nel quartiere di Brooklyn. Il bus non attraversa il Brooklyn Bridge ma
quello parallelo poi fa un giro panoramico piuttosto lungo e noioso nel
quartiere costeggiando parchi, palazzi e qualche monumento neoclassico. Qui le
costruzioni non sono così alte come a Manhattan, è più facile trovare palazzi
con le celebri scale antincendio in ferro viste in tanti film. Ci fa piacere
tornare al vecchio porto per riprendere la linea principale del bus Gray Line
per un giro panoramico di Manhattan. Il bus costeggia il mare poi, all'altezza
del "Palazzo di vetro" sede dell'Onu, devia passando di fronte al Rockfeller
Center quindi si imbottiglia nel traffico del centro dove lentamente passa di
fronte al Central Park e termina il suo giro vicino a Time Square. Da qui con
altro bus fino all'Empire State Building, sta calando la sera e c'è una lunga
coda di gente che vuol vedere il tramonto dall'alto dell'osservatorio. Saliamo
con due ascensori velocissimi che ci portano fino al celebre osservatorio (381
m.). E' calato il buio New York si offre ai nostri occhi con le sue miriadi di
luci, i grattaceli circostanti che da giù apparivano altissimi ora sono sotto di
noi, lo sguardo spazia sulla guglia illuminata del Crysler Palace, sulla curiosa
sagoma del palazzo denominato "Ferro da stiro" e sulla lontana Statua della
Libertà. Scesi dall'Empire raggiungiamo a piedi il nostro hotel dove apprendiamo
con piacere che i nostri bagagli sono arrivati. Prendiamo possesso della camera
in cui dormiremo poi andiamo a cena in una pizzeria self service della zona. La
giornata è stata lunga, per fortuna la pioggia ci ha infastidito solo la
mattina, torniamo in albergo stanchi per dormire.
lunedì 5 maggio 2008
. TERZO GIORNO NEW YORK
Il giorno seguente ci alziamo di buon ora, facciamo colazione all'americana
nello stesso locale vicino all'hotel poi rientriamo in albergo. Dobbiamo
aspettare che arrivi mia figlia Francesca che, con il suo fidanzato, sono da due
settimane negli States e dopo aver fatto la Route 66 si fermeranno qualche
giorno a New York prima del rientro in Italia. Arrivati, stiamo un po' con loro
poi le consentiamo di prendere possesso della camera d’albergo in quanto
stanchissimi dal trasferimento da San Francisco dandoci appuntamento per la
sera. Noi andiamo al Rockfeller Center, molto più famoso che interessante, un
centro commerciale piuttosto cupo all'interno, molto più vivace all'esterno con
fontane e statue dorate. A due passi da qui visitiamo la Cattedrale Cattolica di
San Patrizio in stile neogotico, poi saliamo sul bus della Gray Line fino al
Central Park. Visitare il parco è molto interessante perché pur essendo al
centro di uno degli agglomerati urbani più grande del mondo dà la sensazione di
essere in un bosco. L'area è molto estesa e ti rendi conto di essere in città
solo alzando gli occhi al cielo verso i grattaceli che lo contornano.
All'interno ci sono laghetti, piste di pattinaggio, campi da baseball, casine
tirolesi, giostre. Uscendo dal Central Park aspettiamo inutilmente il bus per il
Bronx, optiamo allora per un taxi che con un breve tragitto ci riporta di fronte
all'ingresso del parco da dove potremmo riprendere la linea principale della
Gray Line. Prendiamo il bus che passa per Time Square e scendiamo a Macy's, il
grande magazzino. Ripreso il bus scendiamo alla fermata più vicina a Little
Italy. Passeggiamo nella strada principale del quartiere italiano su cui si
affacciano numerosi ristoranti gestiti soprattutto da meridionali.
Proseguiamo a piedi per l'adiacente China Town, il quartiere cinese è vasto,
occupa diversi isolati, è pieno di negozi che vendono strani alimenti ed inutili
cianfrusaglie, la merce è esposta disordinatamente anche sulla strada. Le
pescherie emanano nell'aria odori forti ma per noi niente di quello che viene
venduto risulta invitante. Raggiungiamo la fermata del bus e torniamo in centro
passando di fronte al "Palazzo di vetro" sede dell'Onu e al Rockfeller Center.
Abbiamo compiuto anche oggi, come ieri, l'intero giro offerto da questi bus, è
stato interessante attraversare strade su cui si affacciano gli alti grattaceli
cercando anche di porre attenzione ai particolari, le strane piattaforme con cui
si puliscono i vetri che salgono così in alto da apparire minuscole, le scale
antincendio, il fumo che esce copioso dalle tubature sottostrada. Anche se non
ci sei mai stato New York ti sembra familiare perché l'hai vista decine di volte
nei film o nelle cronache dei telegiornali. La città non è bella nel senso
europeo dell'estetica ma è bella nel senso innovativo del termine, perché è
sperimentale di nuove tecnologie costruttive, perché è unica nel suo genere,
perché è il prototipo di decine di altre città. Verso sera facciamo una
passeggiata sulla Quinta strada, la via dei negozi alla moda e dei grandi
alberghi come il Plaza che fa bella mostra di se davanti al Central Park. E'
sera e ci incontriamo con mia figlia e con il suo fidanzato, insieme ceniamo
nella pizzeria dove avevamo mangiato il giorno prima non perché siamo
abitudinari ma perché è il modo migliore per non rischiare di ordinare cose che
non ci piacciono. Dopo cena passeggiamo fino alla vicina Time Square che si
mostra in tutta la sua brillantezza, le luci delle insegne dei teatri di Brodway
e i pixel degli enormi monitor pubblicitari sono risaltati dalla notte. Torniamo
in hotel per il pernotto dopo aver salutato nostra figlia ed il suo fidanzato.
martedì 6 maggio
2008 . QUARTO GIORNO – Niagara Falls
Stamani lasceremo la "Grande mela", ci facciamo portare dal taxi
all'autonoleggio prenotato dall'Italia (vicinissimo al nostro Hotel). Ci
forniscono una macchina americana in tutti i sensi: Una Chevrolet impala, cambio
automatico e tanti altri accessori, chissà però perché manca di tergicristallo
posteriore!!
Inizio a guidare io anche se non ho mai guidato un macchina con il cambio
automatico, niente di più semplice, basta retrocedere la gamba sinistra in modo
da non poterla utilizzare. Ovviamente non manca un navigatore satellitare che
inizialmente non riusciamo a far funzionare forse perché disturbato dall'altezza
dei grattaceli. Riusciamo comunque a prendere la strada per lo Stato del New
Jersey e da qui attraversare un tratto di Pennsylvania per poi rientrare nello
Stato di New York che percorriamo fino a Niagara Falls. La strada per Niagara
Falls è piuttosto monotona, si sviluppa in campagna e durante il percorso non si
passano centri abitati. Entrati nella cittadina sbagliamo strada e anziché
andare direttamente alle cascate dal lato americano ci ritroviamo sul Raimbow
Bridge da cui non è possibile tornare indietro. Costretti ad attraversarlo ci
ritroviamo in Canada. Ci gustiamo le cascate in tutta la loro maestosità.
Bellissime (meglio che dal lato USA), ci godiamo pure lo spettacolo notturno
delle cascate che non è altro che dei proiettori potentissimi che illuminano le
cascate di vari colori. A tarda sera, dopo aver mangiato una bella bistecca,
rientriamo negli Stati Uniti sempre dal Raimbow Bridge e prendiamo alloggio nel
semplice e poco pulito Boston hotel.
mercoledì 7 maggio
2008 . QUINTO GIORNO – Niagara Falls – Lancaster.
Ci svegliamo con una bella giornata di sole, l'ideale per vedere le cascate
dalla parte statunitense. Dopo la colazione al Donut a base di muffin andiamo
nel parco delle cascate dove, a differenza del lato canadese, si paga per
entrare. Mia moglie decide di non prendere la barca che porta fin sotto le
cascate, io vado ma la vaporizzazione è così forte che nonostante ci abbiano
fornito un impermeabile con cappuccio è inevitabile bagnarsi e vedere poco o
niente. Le cascate sono davvero belle e meritano questa lunga deviazione per
arrivarci. La barca affollatissima ci riporta all'imbarcadero e da qui con un
ascensore risaliamo dal letto del fiume fin sulla torre da cui si gode di un bel
panorama e da qui nel parco dove abbiamo parcheggiato la macchina.
Proseguiamo verso sud dove lasciamo definitivamente lo Stato di New York per la
Pennsylvania.
Il tratto della Pennsylvania di questo lungo trasferimento è piuttosto monotono,
la larga autostrada interstatale è molto agevole, più corsie e poco traffico
molto corretto. Tutti in U.S.A. rispettano i limiti di velocità imposti per cui
impostiamo l'andatura della macchina e puntiamo verso sud e dopo un lungo
trasferimento giungiamo a Lancaster
che sta calando la sera. Troviamo alloggio in un motel e ceniamo in una tavola
calda gestita da un italoamericano con genitori originari del napoletano. In
questo Paese di catene in franchising è raro trovare qualcuno che trovi il
coraggio di aprire un azienda senza l'avallo di un grande nome come Starbucks,
Subway, Donut, McDonald, Danny ecc.
Giovedì 8 maggio
2008 . SESTO GIORNO – Dutch Caunty – Strasbourg- Bird in Hand – Washington.
Dopo il pernotto nel motel al mattino andiamo nella vicina Dutch County, il nome
significherebbe contea olandese ma in effetti questa è la regione abitata dagli
Amish che di origine sono tedesca. Gli Amish sono giunti nel '700 in America
perché perseguitati in Europa in quanto la loro fede gli impediva di usufruire
di tutto ciò che poteva permettere il miglioramento terreno della loro
esistenza. Per questo anche oggi vivono come nel '700 rifiutando ogni forma di
modernità, l'unico aiuto sono i cavalli con cui arano i campi con un rudimentale
aratro e che trainano le loro piccole carrozze nere. Niente macchine, niente
televisione ne telefono. Questo popolo vive in case di legno poste sulle strade
secondarie di piccoli villaggi, le loro dimore si riconoscono per la pompa a
mano per l'acqua e per le lunghe fila di vestiti stesi, tutti uguali. Gli uomini
portano un cappello di paglia in testa, camicia, bretelle e spesso hanno barbe
lunghe, le donne si vestono con gonne lunghe e cuffietta in testa. Il nostro
primo contatto con la Terra degli Amish è a Strasbourg,
visitiamo un grande negozio dove sono esposti i loro lavori artigianali come
sculture in legno, tessuti e ricami (Renza acquista i cuscini per la cucina
originari della vicina Patchwork). Strasbourg
è anche sede di una vecchia stazione ferroviaria ben tenuta dove stazionano
antichi treni a vapore che partono ogni giorno per un breve tragitto. Il sistema
ferroviario negli Stati Uniti non è molto diffuso ma questi vecchi treni
ricordano l'epopea americana e gli albori di questo Paese. A Strasbourg
ci sono pure negozi specializzati sui trenini elettrici in cui entriamo per
sbaglio. Cercando gli Amish scopriamo la campagna della Pennsylvania girovagando
tra lindi paesini come Paradise
e Bird in Hand.
I campi sono ben curati, le case di legno hanno piccoli giardini rasati
costantemente e privi di recinzione, la porta di ingresso dà su terrazzini
porticati, quelle che si vedono nei film dove vecchie signore si rilassano
sedute su sedie a dondolo. E' l'immagine classica della campagna americana ed
ora la stiamo vivendo in prima persona attraversando queste strade secondarie
che non sono meta per tutti ma solo per coloro che degli States vogliono
assaporare anche questa atmosfera rurale da "Nonna Papera" e "Cip Ciop". E poi
ci sono gli Amish con le loro carrozzelle e il rifiuto della modernità che mi
ricordano le immagini del film "Witness" con Harrison Ford girato proprio qui.
Passando da Intercourse
troviamo un centro commerciale vecchio stile con caratteristici negozi di
artigianato, abbigliamento e alimentari, dove mia moglie per l’imbarazzo della
scelta riesce a non comperare nulla. Alcuni bambini Amish giocano con un
triciclo di legno, tentiamo di fotografarli ma scappano. Lasciamo soddisfatti la
Pennsylvania, i suoi campi coltivati, le casine con i silos ed entriamo in
Maryland per raggiungere poi il District of Columbia e Washington.
Giunti a Washington
dalla Pennsylvania passando per il Maryland.
Il District of Columbia è praticamente Washington
mentre Washington
non è solo il District of Columbia, infatti la Capitale degli Stati Uniti
d'America
si è ingrandita a tal punto da occupare anche la vicina Virginia dove si trovano
importanti istituzioni nazionali come il Pentagono e il cimitero militare di
Arlington. A separare il District of Columbia dalla Virginia c'è il fiume
Potomac attraversato da grandi modernissime autostrade a 5 corsie che come quasi
ovunque in U.S.A. sono gratuite. La parte monumentale della Capitale si sviluppa
ovviamente nell'originario nucleo, quello creato dal nulla su indicazione del
primo Presidente George Washington
all'indomani della rivoluzione antibritannica che permise la nascita degli
States. Arriviamo nel primo pomeriggio ci rifocilliamo in un "Donut" alla
periferia della città poi cerchiamo inutilmente di raggiungere Mount Vernon in
Virginia, il traffico è agevole ma il nostro navigatore satellitare va in tilt a
causa delle numerose gallerie così rinunciamo e rientriamo in città. Siamo
arrivati con un giorno di anticipo sulla prenotazione dell'hotel fatta in Italia
per cui dovremmo trovare un'altra sistemazione ma intanto siamo in centro,
parcheggiamo e iniziamo la visita. Raggiungendo il centro abbiamo visto dalla
strada la possente mole del Pentagono, abbiamo sfiorato la recinzione del
cimitero di Arlington e siamo passati nei pressi del Jefferson Memorial. A piedi
andiamo verso il Campidoglio e scattiamo qualche foto davanti alla grande
scalinata voltando le spalle all'enorme cupola. Davanti a noi si apre un largo e
lungo viale diviso in due da un prato dove si affacciano gli edifici più
significativi della Capitale. Percorriamo il viale fino al Washington Monument,
l'alto obelisco visibile da molte parti della città, passando di fronte ai musei
che ci ripromettiamo di visitare domani. Sbirciamo comunque dalle vetrate del
Museo dello Spazio e dell'Aria che sembra davvero promettente. Dal
Washington
Monument osserviamo il Lincoln Memorial, edicola neoclassica con colonnato ma
siamo troppo stanchi per raggiungerlo, preferiamo deviare verso la Casa Bianca
per fare qualche foto davanti alla più famosa dimora del mondo. Mentre cerchiamo
di arrivarci vediamo sfilare una lunga colonna di macchine blu con sirena
spiegata, probabilmente è il Presidente che sta uscendo di casa. Facciamo le
foto di rito sui lati principali dell'edificio, quello dove si trova la sala
ovale e quello dell'ingresso. Osserviamo come il luogo dove vive l'uomo più
potente del mondo sia in realtà una casa neoclassica neanche tanto grande come
ce ne sono tante, molto più piccola e meno ambiziosa di altre dimore signorili.
Tra l'altro si può sostare tranquillamente davanti al cancello di ingresso che
apparentemente non sembra neanche ipersorvegliato. Torniamo in taxi alla nostra
vettura osservando come Washington
sia una città sobria, ordinata, pulita, sistematica ma tutto questo è
comprensibile visto che è stata creata a tavolino dal nulla su terreni ceduti da
Maryland e Virginia. Purtroppo questa città burocratica e direzionale non è una
città viva, almeno per quello che abbiamo visto pare in un eterno letargo, in
forte contrasto con molti centri nevralgici degli Stati Uniti come New York o
Las Vegas. Mi rendo conto che non esiste un solo Paese ma ce ne sono tanti ma è
invitabile in una Nazione grande come un Continente dove le distanze sono
enormi, dove i centri a volte sono separati da ampie zone disabitate
indipendentemente che si tratti di un arido deserto, di una prateria o di una
florida campagna. L'unico comune denominatore di questo grande Paese è il senso
patrio che ogni americano custodisce dentro, lo esterna esponendo la bandiera a
stelle e strisce sulla propria casa e questo patriottismo Washington
lo identifica bene con i suoi monumenti.
Ripresa la nostra macchina riattraversiamo uno dei numerosi ponti sul Potomac e
rientriamo in Virginia dove nei dintorni di Alexandria prima ceniamo in un
McDonald poi dormiamo in un Motel.
Venerdì 9 maggio
2008 . SETTIMO GIORNO – Washington – Mount Vernon
Al mattino seguente finalmente raggiungiamo Mount Vernon
attraversando un area a foresta che costeggia il corso del fiume Potomac. Qui
entravamo nella tenuta dove visse con la sua famiglia il primo Presidente degli
Stati uniti d'america,
George Washington, il padre della Patria. Per questo nonostante la giornata
uggiosa la coda delle scolaresche che attendevano di entrare era piuttosto
cospicua. Riusciti ad entrare iniziavamo la nostra visita introdotta dalla
visione in una grande sala cinematografica di un film sulla storia di questo
eroe americano, nato ufficiale inglese e morto Presidente americano. Dopo la
visione del film visitavamo i giardini, la cucina, gli annessi agricoli mentre
evitavamo di fare una lunghissima coda per l'ingresso nella casa che sbirciavamo
comunque all'interno dalle finestre sul retro. Scendendo verso la riva del fiume
Potomac si incontra la sobria tomba di George Washington e di sua moglie ma
anche quella di uno dei tanti schiavi a cui il Presidente concesse la libertà.
Sulla riva del fiume l'imbarcadero e poco oltre la piantagione piuttosto scarna
nonostante che due persone vestite come all'epoca di Washington tentino di
ravvivarla rasando una pecora. Tornando verso la casa si incontrano il granaio e
l'aia con un po' di pollame.
Prima di uscire diamo un'occhiata ad alcuni ambienti ricostruiti come la stanza
del sovrintendente e il dormitorio degli schiavi. All'uscita c'è un museo con
cimeli di Washington e famiglia (il tutto ad uso turistico e patriottico).
Lasciamo Mount
Vernon
e attraversando la foresta torniamo nel District of Columbia.
Torniamo nel District of Columbia solo nella tarda mattinata, prendiamo possesso
dell'hotel prenotato dall'Italia davvero bello e centrale (adiacente al
Campidoglio). Dopo aver mangiato in un fast-food torniamo sul lungo viale
monumentale per vedere i due musei a nostro avviso più interessanti. Il famoso
Museo dello Spazio e dell'Aria, il più importante di questo genere al mondo,
espone navette spaziali, stazioni orbitanti, satelliti, moduli lunari, tute e
caschi da astronauta. Sono reperti che fanno parte della storia
dell'astronautica come il modulo dell'Apollo 11 o la navicella che portò il
primo uomo nello spazio. L'altra parte del Museo è dedicata all'aviazione, da
Icaro ai disegni di Leonardo, dai voli sperimentali dei fratelli Wrayt ai
moderni aerei. Durante la visita è possibile salire su alcuni mezzi sia aerei
che spaziali e osservare storici aerei come quelli della seconda guerra mondiale
e lo "Spirit of St.Luis con cui Limberg per primo attraversò l'Atlantico.
Usciti da qui, attraversato il largo viale, raggiungiamo il Museo di Storia
Naturale per visitare il settore dedicato ai dinosauri. Qui è possibile vedere
gli scheletri di numerosi animali preistorici sia terrestri che marini che
aerei, strutture ossee spesso gigantesche che danno il senso di come dovevano
essere enormi queste bestie. In alcune teche sono esposti fossili di conchiglie,
insetti e impronte trovati in varie parti degli Stati Uniti mentre attraverso un
vetro è possibile osservare un archeologa intenta nel lavoro di ripulitura delle
ossa dei dinosauri. Non visitiamo il resto del Museo anche se prima di uscire
prestiamo attenzione ad alcuni tronchi d'albero pietrificati e ad una delle
famose statue dell'isola di Pasqua. Vorremmo andare anche al Museo di Storia
Americana ma è chiuso per risistemazione e così visto che abbiamo accumulato in
questi giorni molta stanchezza andiamo in taxi in hotel per riposarci. La sera
usciamo per cena non molto lontano dal nostro alloggio mangiamo una pizza e
rientriamo per dormire.
Sabato 10 maggio
2008 . OTTAVO GIORNO - Los Angeles - HOLLYWOOD e BEVERLY HILLS
Ci svegliamo dopo poche ore perché di prima mattina dobbiamo lasciare Washington
e il District of Columbia per la Virginia, prenderemo all'aeroporto Dulles
l'aereo American Airlines direzione Los Angeles. Arriviamo con la nostra auto
nei pressi dell’Aeroporto, nel parcheggio della National dove lasciamo la
macchina e ci fanno pagare caro il mezzo serbatoio di benzina che non abbiamo
fatto in tempo a riempire. Avevamo optato per la restituzione con il pieno. Un
bus navetta della National ci ha condotti all’Aeroporto Dulles.
All'aeroporto di Los Angeles
dove siamo sbarcati siamo saliti su di un bus-navetta della Compagnia National
che ci ha condotto all'autonoleggio dove avevamo prenotato la macchina
dall'Italia. Da qui prendevamo un suv ben accessoriato. Se è vero che per la
particolarità delle strade a più corsie e poco trafficate risulta molto utile
sia il cambio automatico che l'impostazione costante della velocità abbiamo
ritenuto invece sconsigliabile utilizzare il telefono di bordo, chissà quanto ci
sarebbe costato!! Ci siamo lasciati alle spalle i giorni trascorsi sulla parte
orientale del Paese baipassando in aereo le grandi monotone praterie e ci
ritroviamo in un ambiente diverso, certamente più latino, meno ordinato. Anche i
colori del cielo e la vegetazione sono diversi e con la nostra macchina stiamo
entrando in una delle città più estese del mondo, Los Angeles.
Il centro della città che negli States si chiama downtown, ma non vedo come
potrebbe chiamarsi centro storico visto che sono tutti modernissimi grattaceli,
lo vediamo dall'autostrada avvolto dalla foschia. I grattaceli li abbiamo visti
a New York e quelli non hanno uguali negli U.S.A., quindi puntiamo direttamente
su Hollywood.
Los Angeles
non è una città nel senso europeo del termine ma sono tante città messe insieme
collegate da ampie autostrade e tra queste Hollywood è una delle più celebri. Il
navigatore satellitare della macchina ci conduce subito ad un motel da cui dopo
aver preso possesso delle camere comodamente raggiungiamo The Walk of Fame. Sarà
pure una visita dozzinale ma è inevitabile venire qui e farsi una passeggiata in
questo viale dove sui marciapiedi sono intarsiate le stelle con il nome dei
personaggi più noti del cinema americano. Sul viale si affacciano il moderno
centro commerciale che ospita il Teatro della notte degli Oscar e dove
parcheggiamo nel vasto garage. Vi sono numerosi teatri e tra questi il più
celebre è senz'altro il Teatro Cinese che davanti all'ingresso che ricorda una
pagoda presenta le celebri orme di mani e piedi delle più importanti star di
Hollywood fin dal tempo del bianco e nero. Sul viale che di fatto è una parte di
Hollywood Boulevard si trovano negozi di souvenir, musei delle cere e molti
artisti di strada, c'è chi fa la break-dance e chi imita personaggi
cinematografici come Marylin Monroe. Lasciamo questa zona piena di turisti per
Sunset Boulevard, il viale dall'andamento irregolare era un tempo la sede dei
teatri di posa delle case cinematografiche, poi quando queste si ingrandirono
furono costrette a trasferirsi e divenne la strada dei locali frequentati dalle
star hollywoodiane, poi subì un lento degrado infine è stata recentemente
rivalorizzata. Ora ci sono molti locali per tutti i gusti, da quello di
proprietà di uno dei Blue's Brothers, molto gettonato e ubicato in una capanna
di lamiera, al lussuoso ristorante. Noi optiamo per cenare in un locale di legno
stile western con cameriere (bellissime) col cappello da cowboy un’ottima
bistecca servita con patata al cartoccio e burro. Sarà uno dei nostri migliori
pasti americani, una delle poche volte in cui la pietanza non è stata sciupata
da assurde salsine!! Dopo cena facciamo una passeggiata a Beverly Hills tra
negozi lussuosissimi, siamo i soli fruitori di Rodeo Drive perché a quest'ora le
attività sono chiuse e la zona è deserta. Dall'architettura degli stabili, la
cura dei giardini, la pulizia e la presenza delle maggiori firme dell'alta moda
si capisce che questa è la strada vip di Los Angeles.
Abbiamo avuto un intensa giornata fatta di camminate in città e 4000 km di volo,
raggiungiamo il motel per dormire.
Domenica 11 maggio – NONO GIORNO – Los Angeles
Il mattino dopo ci alziamo di buon ora, ieri sera abbiamo preso una multa per il
prolungamento del parcheggio dopo la fine dell'orario del parchimetro e la
paghiamo subito in un Western Union!! Andiamo poi sulla collina che ospita gli
Universal Studios ovvero i teatri di posa della nota casa cinematografica
affiancati da un parco a tema stile Disney. Non si può andare negli States senza
vedere almeno un grande parco dei divertimenti e
Los Angeles
ne offre un paio ma evitiamo Disneyland perché pur essendo il primo della catena
è anche il più piccolo e troppo simile a EuroDisney. Gli Universal Studios
californiani inoltre sono almeno in parte, a differenza di quelli di Orlando in
Florida, dei veri studi cinematografici. Mentre sto scrivendo questo racconto
probabilmente molti di questi studi sono andati distrutti da un incendio
avvenuto pochi giorni dopo la nostra visita. L'ingresso al Parco vero e proprio
è preceduto da una lunga fila di stravaganti negozi di oggettistica e alimenti
che presentano facciate molto particolari e coloratissime. Entrati nel Parco
saliamo subito sul trenino pneumatico che ci porta a fare il giro dei teatri di
posa. Il mezzo percorre una strada che prima discende poi risale la collina
sfiorando i capannoni industriali che ospitano le produzioni cinematografiche e
televisive. In alcuni di questi hangar entriamo per assistere ed essere
partecipi di ricostruzioni come un terremoto e l'assalto di King Kong.
All'esterno vediamo alcuni importanti set: il motel del film "Psyco", la
devastante scena di un aereo precipitato di "The war of the world" di Spielberg,
il Municipio di "Ritorno al futuro", il porto di "Lo squalo". In poche centinaia
di metri si passa dalla ricostruzione di un quartiere di New York, a un paese di
provincia italiano con tanto di stazione dei Carabinieri, da un viale parigino a
un alluvione in un villaggio del Messico. Al termine del tour in trenino
affrontiamo la visita alle attrazioni del Parco iniziando da Shrek 4D, un
filmato in cui non solo il cartone animato sembra uscire dallo schermo ma le
sedie vibrano, si sente il soffio del vento e ti arrivano in faccia gli sputi
dei protagonisti, in pratica il film è tridimensionale mentre la quarta
dimensione è quella sensoriale. In Jurassic Park-The Ride, che si raggiunge
scendendo dal colle con una lunga scala mobile, si sale su una grande canoa che
dopo aver girovagato tra dinosauri animati precipita a capofitto in uno specchio
d'acqua. Terminator 2:3D presenta un film tridimensionale in cui i personaggi
non solo sembrano uscire dallo schermo ma si materializzano su un palco. La Casa
degli Orrori è un percorso pedonale dove insieme a terrificanti manichini
l'unica cosa che realmente spaventa sono alcuni costumanti che a sorpresa
cercano di impaurirti. Universal's Animal Actors è un anfiteatro che offre uno
spettacolo di animali ammaestrati. Backdraft mostra come vengono ricreati gli
incendi e le esplosioni nel cinema. Nel vicino Special Effects un animatrice
spiega alcuni effetti speciali interagendo con il pubblico. Fear Factor Live è
la registrazione di uno show televisivo molto popolare negli States in cui
alcuni concorrenti si sfidano in prove di abilità e coraggio a volte anche
schifose come mangiare vermi. L'unica attrazione davvero interessante è però
Waterwald in cui stuntman ricostruiscono una scena molto spettacolare del film
tra moto d'acqua spericolate, tuffi da altezza ragguardevole, incendi ed
esplosioni.
Terminata la visita al Parco prendiamo la macchina e troviamo alloggio in un
motel rendendoci conto che siamo da due giorni ad Hollywood e ancora non abbiamo
visto la celebre insegna. La sera andiamo sul lungomare di Santa Monica e
ceniamo a pizza in un ristorante italiano della via commerciale. Rientriamo
quindi al motel per la notte.
Lunedì 12 maggio
2008 – decimo giorno - Los Angeles – Calico – Las Vegas
Il mattino seguente riusciamo a vedere finalmente la scritta Hollywood posta su
una collina inaccessibile e nonostante la foschia che la avvolge la fotografiamo
poi lasciamo l'agglomerato urbano di
Los Angeles
per l'interno della California. Appena lasciata la città subentra il deserto,
ovvero una regione disabitata con scarsa vegetazione. Dopo poche ore ci fermiamo
a
Calico,
una delle tante città fantasma d'America, tutte con una storia comune: nate dal
nulla in prossimità di una miniera e abbandonate con l'esaurimento del filone.
Calico
essendo sulla strada di collegamento tra Los Angeles
e Las Vegas è molto visitata per cui di conseguenza è in ottimo stato, conserva
diversi edifici originali ristrutturati ed alcune fedeli ricostruzioni.
L'ambiente è quello classico del far west e tutto è in perfetto stile d'epoca,
dalla casa dello sceriffo, alla prigione, dall'ufficio postale alla scuola. Ci
sono negozi di souvenir, pasticcerie e caffetterie ma tutto rigorosamente
western. Visitiamo anche la piccola miniera, il museo che espone foto e oggetti
di quando
Calico
era abitata e la stazioncina da cui parte un treno per un breve giro turistico
che evitiamo di fare. Riprendiamo poi il nostro viaggio lasciando la California
per il Nevada, destinazione Las Vegas.
Per arrivare qui abbiamo attraversato una regione desertica fatta di pietre e
poche sterpaglie e anche in Nevada la situazione non cambia. Sul confine tra i
due Stati però c'è un grande centro commerciale che con grandi insegne informa
che qui è possibile giocare d'azzardo. Quello del gioco è infatti il business
principale del Nevada e le slot machine di ogni forma e grandezza si trovano
davvero ovunque, anche in posti dove non te lo aspetteresti mai. Entri in un
distributore di benzina e trovi una slot, vai in un alimentari e trovi un altra
macchinetta per giocare, insomma ovunque ti giri puoi tentare la fortuna. Nel
centro commerciale dove ci fermiamo per fare rifornimento c'è pure una montagna
russa!! Proseguiamo lungo la strada desertica finché come per un miraggio appare
Las Vegas, una città costruita dal nulla come un grande parco giochi per
adulti. Arriviamo con il sole e ci sistemiamo in uno degli enormi hotel da 5000
camere, l'Excalibur che con un prezzo decisamente conveniente ti fa vivere per
un giorno in un ambiente di gran lusso. Del resto questa è la città dei
lustrini, delle insegne al neon, degli spettacoli sfavillanti, delle costruzioni
avveniristiche. Il nostro hotel è in stile chich-mediovale nel senso che
ricostruisce sì un castello delle fiabe ma come lo farebbe un bambino
utilizzando le costruzioni della Lego. Anche l'interno è arredato con quello
stile: lampadari, balconcini, merletti, cortili a bo-window. La camera in cui
dormiamo è ampia e presenta due grandi letti matrimoniali, cosa abbastanza rara
in America dove generalmente si dorme in letti a una piazza e mezzo. Ceniamo in
uno dei tanti ristoranti dell'Excalibur dove con 18 dollari puoi servirti in un
buffet e mangiare di tutto, dalle specialità americane, alla cucina
internazionale, dall'italiana alla cinese. Pure la pasticceria offre un grande
assortimento anche se si punta più sulla quantità e l'apparenza delle cose che
sulla qualità. I distributori di bibite sono a completa disposizione e puoi
servirtene a volontà assaggiando pure cose assurde come l'acqua aromatizzata
alla ciliegia. Cala la sera e le mille luci di Las Vegas si accendono per
cui ne approfittiamo per percorrere lo Strip, il lungo viale dove si affacciano
i principali alberghi. Partendo dalla piramide del Luxor dal cui vertice viene
proiettato un fascio di luce verso il cielo proseguiamo passando di fronte al
nostro hotel quindi attraversiamo lo Streep per entrare nell'albergo della casa
cinematografica Metro Goldwin Mayer il cui simbolo è il leone e infatti
l'ingresso è preceduto dalla possente statua dorata di questo animale. Nella
hall una gabbia di vetro dove è stata ricostruita la foresta ospita alcuni leoni
molto meno possenti di quello statuario all'esterno, infatti incuranti dei
turisti si sono appisolati. La nostra lunga passeggiata prosegue osservando il
New York New York dall'esterno, un hotel la cui facciata ripropone lo skyline
della grande mela con tanto di fedele riproduzione della Statua della Libertà e
inserimento di un ottovolante che gira intorno ai grattaceli. Tra le mille luci
dello strip emerge la mole della riproduzione in scala della Torre Eiffel,
grande la metà dell'originale, simbolo dell'Hotel Paris che riproduce anche
altre architetture francesi come il Teatro dell'Opera e il Louvre. Davanti al
Paris la mole del lussuoso Hotel Bellagio fa da contorno ad un lago artificiale
dove con regolarità viene presentata una spettacolare danza di fontane
illuminate, bellissimo! Entriamo nel Bellagio perché vorremmo vedere i suoi
famosi giardini interni ma sono in allestimento per cui ci limitiamo a vedere
gli splendidi fiori di vetro colorato posti sul soffitto della hall. Entriamo
poi nel vicino hotel in stile Roma dei Cesari con ricostruzione di ambienti
d'epoca come la Domus Aurea di Nerone. Troppo approssimativo lo stile esterno
delle facciate e il Colosseo appare troppo stilizzato, molto bella invece la
riproduzione della Fontana di Trevi anche se con l'antica Roma non ha molta
attinenza. Corriamo al Tresure Island per vedere lo spettacolo dei pirati ma è
già terminato per cui ci limitiamo a vedere il la riproduzione del veliero e la
sala da gioco all'interno. Il più bell'hotel di Las Vegas è però il
Venetian, la facciata ricostruisce alcuni dei principali monumenti veneziani
come il Palazzo Ducale, la Torre dell'orologio, il campanile di San Marco e il
Ponte di Rialto. E' strano vedere le macchine passare sotto al Ponte o i
cartelloni pubblicitari sul Campanile ma questa è Las Vegas! Al Venetian
non delude l'interno, estremamente lussuoso con laghetti e cascate ma il vero
gioiello è, al secondo piano, la ricostruzione di parte di Piazza San Marco con
tanto di canali, gondole e cielo a giorno. Si sale fin qui con una scala mobile
e quando si arriva in "Piazza" pare di essere in pieno giorno perché le luci
sono studiate così bene da dare questo effetto ottico che è dato non solo dal
cielo finto ma anche dalle piastrelle che sembrano bagnate. Il Venetian ci ha
appagato e così con una lunga camminata rientriamo all'Excalibur, il nostro
hotel.
Martedì 13 maggio
2008 – undicesimo giorno - Hover Dam – Grand Canyon (Arizona)- Tusayan
Il mattino seguente proseguiamo il tour sulla strada per l'Hover Dam, una
poderosa diga la cui costruzione che sbarra il corso del Colorado ha permesso lo
sviluppo di Las Vegas in una zona così desertica. Ci si arriva attraverso
una strada di aride colline e attraversata la diga si entra in Arizona.
Ci fermiamo in una piazzola di sosta per ammirare dall'alto lo sbarramento
segnato da due torri poi proseguiamo a sud in un deserto pietroso dove
incontriamo traffico scarsissimo nonostante le strade ampie e in ottimo stato. A
Kingman prendiamo la deviazione per la famosa Route 66, un tempo l'unica strada
di collegamento tra oriente e occidente tanto da essere considerata la spina
dorsale degli States, ora è semiabbandonata e frequentata quasi esclusivamente
da turisti che si spostano tra Chicago e Los Angeles. Molti viaggiatori
percorrono interamente questa lunga strada che attraversa numerosi Stati, noi
preferiamo farne un breve assaggio nel tratto che porta a Peach Sprigs per poi
rientrare sulla più comoda Interstatale 40. Sulla Route 66 vediamo distributori
e posti di ristoro abbandonati, un manto stradale polveroso e poco traffico. Ci
fermiamo in un'area di servizio sopravvissuta ad uso turistico, presenta ancora
la vecchia pompa della benzina, numerosi cimeli del suo glorioso passato e
qualche macchina d'epoca. All'interno dell'emporio sono esposte le foto
autografate degli attori di Hollywood a ricordo della loro sosta qui. Un
registro è messo a disposizione dei viaggiatori per lasciare una traccia del
loro passaggio e così mentre sfoglio le pagine trovo la firma di mia figlia e
del suo compagno giunti qui qualche giorno prima. Proseguiamo sulla Route 66
cercando un ristoro, alcuni cartelli sembrerebbero indicarli ma quando ci
avviciniamo scopriamo trattarsi di luoghi abbandonati. Dopo qualche chilometro
troviamo finalmente un luogo dove è possibile pranzare, l'ambiente è spartano ma
le signore che lo gestiscono sono molto socievoli. A stomaco pieno continuiamo
il nostro percorso tornando sull'agevole Interstatale che lasciamo a Flagstaff
per puntare sul Grand Canyon.
Prima di raggiungere la meta ci fermiamo ai due piccoli aereoporti di Tusayan
per prendere informazioni sui voli in aereo ed elicottero che sorvolano il
canyon, le prime partenze saranno però al mattino successivo e il costo è
elevato per cui rinunciamo. All'ingresso del Parco acquistiamo dal Ranger la
tesserina che ci permetterà di visitare senza ulteriori pagamenti una buona
parte delle attrazioni naturali del nostro viaggio (80$ a macchina). Dopo pochi
minuti siamo sui bordi del Grand Canyon
che ammiriamo dall'alto, la frattura è però così grande che è difficile
comprenderne le reali dimensioni anche se le formazioni che si aprono sotto di
noi sono molto belle. Aspettiamo il calar del sole, momento in cui il canyon
cambia costantemente tonalità di colore. Al termine di questo spettacolo della
natura, appurato che gli alloggi del Grand Canyon
Village sono al completo, usciamo dal Parco e torniamo a Tusayan dove troviamo
posto in un motel discreto. Prima di coricarci usciamo per cenare in una
caratteristica Steackhouse in stile western, abbastanza cara ma con una bella
atmosfera. Nel West il piatto più tipico è un alta bistecca al sangue servita
con una patata cotta intera nel forno e accartocciata in un foglio di alluminio,
a volte ti mettono nel piatto pure una pannocchia di granturco abbrustolita.
Mercoledì 14 maggio
2008 – dodicesimo giorno - Tusayan – Grand Canyon – Lake Powel - Page
Il mattino dopo facciamo un abbondante colazione in hotel poi rientriamo nel
Parco per vedere il canyon sotto la luce del mattino. Vicino al villaggio parte
un trenino su gomma che conduce ad alcuni tra i più interessanti punti
panoramici del canyon senza però arrivare alla fine della strada perché una
parte di questa è chiusa per lavori. Dopo varie soste intermedie in ognuna delle
quali si prende il trenino successivo torniamo al Villaggio dove facciamo una
puntatina al Centro visitatori e al Museo. Riprendiamo la nostra vettura
lasciata nei pressi della linea ferroviaria percorsa da un treno vecchio stile e
usciamo dal Parco prendendo la East Rim Drive che offre ulteriori punti
panoramici del canyon da diverse angolazioni. Dall'alto si notano i sentieri
percorsi da escursionisti che con un lungo cammino raggiungono il fondo del
canyon che è riserva indiana mentre un elicottero sorvola molto più agevolmente
i numerosi anfratti. In località Tusayan, da non confondere con l'omonimo luogo
dove abbiamo dormito, ci sono i resti di un villaggio indiano e un piccolo museo
che conserva suppellettili dei nativi americani. Poco dopo lasciamo il Parco e
proseguiamo per Page,
una cittadina nei pressi del Lake Powell dove ci informiamo per visitare l'Antelope
Canyon che però è già chiuso. Costeggiamo il lago entrando nel Parco del Glen
Canyon. Il Powell è un lago artificiale creato da una diga sul Colorado che con
le sue acque ha coperto il fondo di un canyon formando un ambiente surreale dai
colori ocra e rosa. Sulle rive del lago c'è un porticciolo dove sono ormeggiate
numerose case galleggianti ad uso dei turisti. Tornati a Page
prendiamo alloggio in un motel e ceniamo nella vicina steackhouse che offre
oltre a grandi bistecche la possibilità di farsi un insalata self-service.
Giovedì 15 maggio
2008 – tredicesimo giorno - Page – Antelope Canyon – Kayenta – Monument Valley -
Il mattino seguente torniamo alla Steackhouse, questa volta per la colazione, ma
non ci troviamo bene come la sera prima e il personale è indisponente. Dopo
mangiato andiamo in una delle tante agenzie specializzate nell'Antelope e
partiamo a bordo di grosse camionette. Io e mia moglie troviamo posto a fianco
di una conducente navajo mentre i miei compagni trovano posto sul cassone
scoperto. Percorrendo una strada di sabbia in mezzo a un deserto di pietre ocra
dove le ruote dei mezzi camminano veloci raggiungiamo uno stretto anfratto nella
roccia, l'Antelope Canyon. A piedi camminiamo seguendo la guida all'interno
dell'angusto canyon tra pietre che sembrano contorcersi l'una nell'altra, la
luce del sole filtra con difficoltà illuminando con strani effetti questo
ambiente a metà tra un paesaggio incantato di una fiaba e un dipinto
surrealista. L'Antelope non è grande ma è sicuramente particolare, il costo
dell'escursione è alto perché è effettuabile solo con guida e una parte del
biglietto è a favore della riserva indiana a cui appartiene. Torniamo a Page
e ripresa la nostra vettura proseguiamo in direzione Monument Valley.
Dopo aver percorso quasi 100 chilometri mi rendo conto di aver lasciato il mio
telefonino in camera sulla mensola della finestra così torniamo a Page
per cercarlo ma sarà inutile perché il ragazzo addetto alle pulizie se ne era
già appropriato. Oltre al danno la beffa, 200 chilometri tra andata e ritorno
percorsi in più e niente telefono. Nei pressi di Kayenta ci sorprende un forte
acquazzone, preferiamo aspettare che smetta in un McDonald. Finita la pioggia
raggiungiamo l'ingresso per la Monument Valley
in piena riserva indiana per cui non essendo Parco Nazionale dobbiamo pagare il
biglietto. I monoliti della Monument Valley
sono visibili anche dalla statale ma passarci a fianco è tutta un'altra cosa,
tra l'altro il nostro Suv ci permette di affrontare agevolmente la strada
sterrata del Parco. Queste grosse caratteristiche pietre sono molto familiari
perché le abbiamo viste in numerosi film western con John Wayn. Quei film erano
diretti da John Ford a cui è dedicato uno dei punti di osservazione più belli.
Sembra di essere catapultati come per magia in uno dei tanti film di questo
genere e ammiriamo questi monoliti davvero monumentali. Lasciando il Parco
aspettiamo che il sole tramonti sulla Monument Valley.
Entriamo nello Stato mormone dopo aver visitato la spettacolare e celeberrima
Monument Valley il cui ingresso è in Arizona ma le cui propaggini settentrionali
sbordano anche in Utah. Il paesaggio che ci accoglie è una zona desertica
costellata di formazioni rocciose senz'altro meno belle di quelle della Monument
Valley ma comunque interessanti. Le guglie della Monument sono alle nostre
spalle ma anche viste da qua sono davvero belle, è il tramonto e la luce del
sole cangia sulle formazioni rocciose. Mentre cala la sera attraversiamo un
paesaggio di pietre colorate prima di arrivare a Blanding dove cerchiamo un
alloggio senza trovarlo perché gli hotel risultano tutti al completo. Ci viene
comunque prenotata una camera nella cittadina successiva, Monticello. Trovato il
Motel parcheggiamo e cerchiamo di mangiare qualcosa in un vicino locale a metà
tra il bar di paese e il piccolo supermarket, Dobbiamo accontentarci di quel che
troviamo lì che tra l'altro è poco invitante e di scarsa qualità. A stomaco
quasi vuoto e molto stanchi torniamo in hotel dove troviamo una brutta sorpresa,
la camera è sporca, il condizionatore dell'aria è un ammasso di ruggine e la
porta non si chiude bene, In qualche modo riusciamo comunque a dormire anche
perché la stanchezza finisce per prendere il sopravvento.
Venerdì 16 maggio 2008 – quattordicesimo giorno: Moab, Arches, Canyolands,
Salina
Ci svegliamo con la speranza che almeno la colazione che ci hanno detto compresa
nel prezzo sia decente ma le sorprese non sono finite, alla reception non c'è
nessuno e non esiste alcun locale per fare colazione!! Presa la macchina ci
fermiamo al primo bar che troviamo lungo la strada ma capiamo subito che non c'è
niente da mangiare. L'Utah non ci ha davvero accolto bene, proseguiamo a nord e
deviamo per una delle tre zone del Canyoland
Park, quella dei neadles, speroni di roccia sottili simili ad aghi. Queste
strane formazioni sono simili ai camini delle fate che si trovano in Cappadocia,
c'è uno strato di roccia più duro che ha resistito all'erosione permettendo la
formazione sotto di se dell'esile colonna più friabile. Lasciando i canyon e
percorrendo a ritroso la strada che ci porterà sulla via principale vediamo
alcuni moderni cow boy a cavallo che pascolano con il loro bestiame in queste
lande desolate. Usciti dal Parco puntiamo su Moab
dove al primo supermarket ci fermiamo a mangiare. Per fortuna i supermarket
negli Stati Uniti offrono la possibilità di scaldarsi un panino e di condirlo a
piacimento. In Italia tutto questo non sarebbe possibile perchè in molti ne
abuserebbero senza ritegno ma qui ci sono abituati e nessuno ne approfitta.
Prima di visitare Moab
ci aspetta l'Arches
Park dove vediamo decine di archi naturali più o meno grandi ma anche altre
strane formazioni rocciose. Rinunciamo invece ad andare al Delicate Arch. Il
sentiero è troppo lungo e fa caldo, ci limitiamo a guardarlo da lontano e lo
fotografiamo, questo arco è il simbolo dell' Utah. Usciti dal Parco facciamo una
breve sosta a
Moab,
una cittadina che sembra non offrire niente di interessante se non qualche
architettura neowestern a pro dei numerosi turisti. Lasciata Moab
raggiungiamo
Salina
dove finalmente facciamo una vera cena in un bel ristorante e dove alloggiamo in
un buon motel.
Sabato 17 maggio 2008 – quindicesimo giorno - Bryce Canyon, Zion, Las Vegas
Il mattino seguente proseguiamo per il Bryce
Canyon, sicuramente uno dei parchi più belli visti negli Stati Uniti. L'eleganza
delle colonne rosa che formano questo spettacolare anfiteatro di roccia lascia
senza parole, Mentre mia moglie preferisce gustarsi il parco dall’alto, io
insieme ai miei compagni affrontiamo un bel sentiero che passando in mezzo alle
formazioni rocciose ci porta fino in fondo all'anfiteatro naturale per poi
risalire. Lo spettacolo che qui la natura offre è davvero entusiasmante, non
ancora sazi raggiungiamo con la nostra vettura tre punti panoramici che offrono
altrettanti punti di osservazione del Bryce.
Se i precedenti Parchi visitati in Utah ci avevano in parte delusi questo
meritava sicuramente il viaggio fin qui. Prima di lasciare il Parco diamo un
occhiata al piccolo ma ben tenuto Museo. Proseguendo il nostro itinerario in
pochi chilometri il paesaggio si trasforma completamente, i canyon e le strane
formazioni rocciose lasciano il posto ad un paesaggio montano di tipo alpino, la
strada si inerpica ed entra nello Zion
Park attraversando una galleria e riscendendo poi a valle con tornanti dal quali
si osservano bei paesaggi. Nello Zion
ci siamo finiti per sbaglio ma la cosa non ci dispiace affatto. Usciti dal Parco
la strada prosegue fino al confine con l'Arizona dove rientriamo per un breve
tratto.
Tornando dai grandi parchi di Arizona e Utah la strada, se si è diretti alla
Death Valley, transita nuovamente per Las Vegas. Rientrati in Nevada
dall'Arizona ci fermiamo nella grande area commerciale sul confine tra i due
stati per uno spuntino, quindi eccoci di nuovo a Las Vegas che ci
accoglie sotto la luce del sole. E' sabato e i prezzi degli hotel sono più che
raddoppiati. Questa volta troviamo una sistemazione al Luxor e la nostra camera
è proprio all'interno della grande piramide tanto che il soffitto ne segue la
sua angolazione. Ceniamo come la volta prima al full inclusive dell'Excalibur,
visto che al Luxor è più caro, assaggiando un po' di tutto ma riempiendoci più
gli occhi che lo stomaco. Anche in questa seconda occasione ci aspetta lo Streep
con i suoi grandi hotel e questa volta iniziamo dal New York New York
visitandolo all'interno dove è stata ricostruita una parte della "grande mela".
Proseguiamo per rivedere la meravigliosa danza delle fontane del bellagio e
visto che ci siamo, torniamo all'interno dell'hotel per vedere se l'allestimento
floreale è terminato. La nostra perseveranza è stata premiata da uno
spettacolare giardino con automi sul tema del treno. All'uscita, dopo aver
rivisto per l'ennesima volta la danza delle fontane, proseguiamo la visita
entrando nuovamente nell'imperial palace e riuscendo a vedere almeno il finale
dello spettacolo dei pirati al tresure island, tra l'altro, almeno per quel che
si è visto, niente di eccezionale. Proseguiamo fino quasi in fondo allo Streep
entrando nel Circus Circus, peraltro non eccelso, quindi torniamo indietro
facendo sosta al già sopracitato Venetian, troppo bello per non fare il bis.
Entravamo anche al Paris nella cui hall penetrano le "gambe" della riproduzione
della torre Eiffel e in cui sono ricostruiti tra un tavolo da gioco e l'altro
caratteristici scorci parigini e perfino una stazione del metro. Di sabato lo
streap è più affollato del solito e a tarda notte circolano anche strane
persone. All'Excalibur prendiamo la monorotaia gratuita per il Mandalai e da qui
andiamo a piedi al Luxor dove crolliamo stanchissimi sul letto. Il giorno
seguente dopo un abbondante colazione full inclusive all'Excalibur lasciamo
Las Vegas e dopo non molti chilometri di deserto usciamo dal Nevada ed
entriamo in California.
Domenica 18 maggio
2008 – SEDICESIMO GIORNO – Death Valley – Lone Pine - Bishop
Entriamo in California dal Nevada nei pressi di Parhump e siamo subito nella
Death Vally, una delle depressioni più importanti del pianeta visto che la sua
superficie è quasi completamente sotto il livello del mare. Per un cartello
segnaletico sbagliato, nei dintorni di Shoshoa, prendiamo una strada bianca che
attraversa il deserto vero, il navigatore satellitare va il tilt, mia moglie ed
il mio amico sono molto preoccupati, ma la macchina è nuova, prima di entrare
nel deserto abbiamo controllato tutti i livelli, tiriamo dritti con la speranza
di arrivare a Zabronski Point. Non incrociamo nessuno e solo dopo un’ora
ritroviamo una strada asfaltata e qualche rara macchina che ci fa capire che
siamo sulla retta via. In effetti dopo pochi chilometri siamo a Zabronski Point
dove scendiamo per ammirare una panoramica su questo sterminato deserto privo di
vegetazione, lande desolate che si alternano a rilievi increspati color ocra,
superfici cristallizzate dal sale e dune di sabbia. Fa molto caldo per cui ci
rimettiamo in macchina per usufruire del condizionatore d'aria a manetta.
Proseguiamo per una strada che dopo qualche tornante ci porta su un alto colle,
il Dantes Wiew, da cui si ammira un altra prospettiva della Valle della Morte,
stiamo infatti sovrastando il Badwater, un lago che il forte caldo ha fatto
evaporare e che al suo posto ha lasciato una grande distesa di sale che si è
cristallizzata, il sole vi riflette dandogli le sembianze di un enorme specchio.
Proseguiamo verso il centro di Furnace Creek che baipassiamo per continuare
lungo la strada che attraversa il Parco. Continuiamo costeggiando un area di
dune sabbiose molto simili a quelle del Sahara. Percorriamo un ambiente surreale
fatto di pietre dalle tonalità di colore più disparate poi scendiamo in una
depressione dai colori abbaglianti e che da il senso dell'infinito, ovunque
volgi lo sguardo sembra che questo immenso territorio apparentemente privo di
vita non finisca mai. La strada risalendo fa intravedere qualche timido
cespuglio che riesce a sopravvivere pure a queste temperature. E' sorprendente
come da qui in pochi minuti si cambia completamente paesaggio andando alle
pendici di una catena alpina. In pochi chilometri rivediamo qualche pianta e a
Lone Pine ricomincia la civiltà. In questa cittadina sono stati girati molti
film ed è facilmente comprensibile il motivo, in pochi chilometri si passa dalle
montagne alpine al deserto di sabbia, da uno dei territori più caldi e
inospitali della terra a vette innevate, insomma nei dintorni di Lone Pine la
cinematografia si può sbizzarrire. Nella cittadina sono stati ricostruiti alcuni
locali del vecchio west e noi entriamo in uno di questi molto caratteristico.
Oltre a cenare discretamente osserviamo i numerosi autografi di attori di
Hollywood sparsi un po’ ovunque sulle pareti di legno e sulle travi del
ristorante. Ci sono appese anche foto di set cinematografici, manifesti di film
e tipici oggetti del far west. Rifocillati raggiungiamo la località successiva,
Bishop, dove dormiremo in un Motel super 8 prenotato tramite internet da Las
Vegas
lunedì 19 maggio
2008 – DICIASSETTESIMO GIORNO - Yosemite Park – Mariposa Growe
Da Bishop puntiamo verso lo Yosemite Park. Ieri pomeriggio abbiamo appreso da
una coppia di italiani incontrarti nella Death Valley che la strada più breve è
chiusa al traffico per neve (neve che non c’è) così saremo costretti ad un giro
molto più lungo per poi entrare dalla parte opposta. Così nei pressi del Mono
Lake anziché deviare verso il Tioga Pass proseguiamo a nord fino al bivio di
Sonora dove ci immettiamo sulla 108, una strada che per certi tratti è pure
interessante con scorci di montagna ricchi di verde e torrenti. Ovviamente la
salita e la discesa del Sonora Pass presenta qualche tornante, la strada è lunga
ma, c'è un interessante vegetazione tutta intorno. Man mano che si scende
sull'altro versante si incontrano sempre più villaggi lungo la strada poi
raggiungiamo Sonora che baipassiamo per immetterci sulla 120. Poco dopo
prendiamo la deviazione che finalmente ci conduce nello Yosemite Park. La strada
all'interno del Parco presenta in molti punti interruzioni per lavori in corso,
si cammina a traffico alternato regolato da semafori che sono lentissimi. Si
cominciano comunque ad intravedere interessanti panoramiche sulle montagne che
ci circondano, una lunga vallata fa da sfondo ad una cascata che seppur esile è
più alta di quella del Niagara. La panoramica merita una breve sosta
assaporando che presto saremo proprio all'interno della valle. Discendendo verso
la Yosemite Valley notiamo che ovunque giriamo lo sguardo vediamo una cascata.
Man mano che ci avviciniamo a Yosemite Village si fa sempre più evidente El
Capitain, la montagna regina di questo parco, un monolito dolomitico che
sovrasta tutta la valle.
La strada costeggia il Merced River, un grazioso torrente circondato da
splendide montagne. Le cascate viste prima in lontananza ora si offrono a noi
con tutta la loro eleganza. Facciamo sosta al Villaggio ed entriamo nel
fornitissimo supermarket per comprare qualcosa da mangiare, poi proseguiamo il
giro passando vicino a El Capitain ma anche a un altra imponente montagna, l'Half
Dom. L'ambiente è molto bello, montagne dolomitiche completamente spoglie da cui
scendono fragorose cascate e sotto di loro boschi di conifere e prati verdi.
Belle quasi come le nostre dolomiti. Dirigendoci a sud si incontra un area del
Parco denominata Mariposa Growe dove sono visibili alcuni grossi esemplari di
sequoia. Questi alberi sono davvero imponenti sia in altezza che per diametro
del fusto, siamo così piccoli non solo di fronte a loro ma anche se confrontati
a una delle loro numerose radici che emergono in superficie. Tra gli alberi si
aggira anche un cerbiatto che attira la nostra attenzione. Poco dopo lasciamo lo
Yosemite Park, è stata una lunga giornata di viaggio e abbiamo macinato molti
chilometri ma siamo stati ripagati da quello che la natura ci ha offerto. La
stanchezza è tanta e così ci fermiamo al primo paese incontrato, Oakhurst, dove
ceniamo in una pizzeria e pernottiamo in un Motel lungo la strada.
martedì 20 maggio
2008 - DICIOTTESIMO GIORNO - San Francisco
Il Motel che ci ha ospitato è ubicato in un posto molto carino, ieri sera siamo
arrivati a buio e non ce ne eravamo resi conto, facciamo colazione sulla
terrazza che si apre in un bel boschetto di conifere, davvero uno dei migliori
alloggi di questo viaggio. Da qui affrontiamo un lungo trasferimento verso San
Francisco raggiungendo l'agglomerato urbano della città con l'attraversamento
del San Matteo Bridge sul quale per la prima volta vediamo la celebre baia. Ci
fermiamo in un sobborgo piuttosto desolato abitato da gente dell'India per
comprare qualcosa da mangiare in un negozio, anche questo gestito da un uomo con
turbante. Prima di entrare in città entriamo all'aeroporto, siamo in anticipo
sulla tabella di marcia che ci eravamo prefissati e ci piacerebbe trovare un
volo per le Hawaii ma con grande sorpresa scopriamo essere molto cari. Pur
essendo un volo nazionale è più costoso comprare un volo per Honolulu qui che a
Milano!! Abbandonata l'idea Hawaii ci dirigiamo nel centro di San Francisco che
ci accoglie con i suoi grattaceli, certamente meno imponenti di quelli visti a
New York. Dopo aver visto dove si trova l'hotel prenotato in Italia, ma siamo in
anticipo e qui verremo solo tra qualche giorno, troviamo una sistemazione in un
Motel 6 di Lombard Street. C'è un vento molto forte ed è freddo, ci auguriamo che
qui non sia sempre così. E' sera, usciamo solo per un giro nei dintorni e
ceniamo in un piccolo ristorante italiano, poi torniamo in Motel per il
pernotto.
mercoledì 21 maggio
2008 – DICIANNOVESIMO GIORNO - San Francisco
Ci siamo svegliati con il sole, non tira più vento e decidiamo di iniziare la
visita di San Francisco, abbiamo letto che spesso chi viene qui non riesce a
vedere il celebre Golden Gate perché avvolto dalla nebbia ma oggi il cielo è
così nitido che merita di puntare subito verso il ponte. Visitiamo i dintorni di
San Francisco in auto, auto che restituiremo solo domani. Avvistiamo questa
superba costruzione, un tempo il ponte più lungo del mondo, si mostra a noi in
tutta la sua imponenza. Lo attraversiamo e raggiunta l'altra sponda ci fermiamo
nei vari punti panoramici dove si osserva questo splendido contrasto tra il
rosso del ponte e il blu del mare, In mezzo alla baia la piccola isola di
Alcatraz, fino a poco tempo fa un penitenziario di massima sicurezza da cui era
impossibile evadere. Visto che siamo sulla sponda di Sausalito decidiamo di
raggiungere anche questa nota località turistica che presenta un porticciolo per
natanti e un grazioso centro con numerosi negozi di souvenir. Decidiamo di
trovare un bar che ci hanno indicato (qui a Sausalito parlano quasi tutti
italiano e sono appassionati di calcio) per vedere in tv la finale di Champions
League. Finita la partita riprendiamo la macchina ma non riusciamo a tornare dal
Golden Gate perché è stato chiuso a causa di un incidente, passiamo allora più a
nord dal San Raphael Bridge. Questo ponte è più lungo e più alto del Golden
Gate e dal centro si domina tutta la baia. Giunti dall'altra parte della costa
raggiungiamo il Bay Bridge che attraversa la baia appoggiandosi su un isoletta e
arriva quasi nel centro di San Francisco. Passiamo in mezzo ai grattaceli e
andiamo sul lungomare fino al Pier 39, una banchina del porto trasformata in un
polo di attrazione turistica con negozi di artigianato e souvenir, ristoranti,
artisti di strada e una colonia di leoni marini. Ceniamo in un elegante
ristorante del Pier, il nostro tavolo è di fronte a una vetrata che dà sul mare
e gustiamo la specialità di San Francisco, il granchio. In pratica ti portano un
granchio intero bollito di cui si mangia la polpa, secondo me niente di
eccezionale. Dopo cena rientriamo nel solito motel del giorno precedente per il
pernotto.
giovedi 22 maggio 2008 – VENTESIMO GIORNO – San Francisco – Monterey – Silicon
Valley - Carmel
Lasciato il Motel di Lombard Street optiamo per un tour a sud della città.
Attraversata la celebre zona della Silicon Valley che ha dato i natali
all'informatica moderna raggiungiamo Monterey, un tempo capoluogo della
California. Ci fermiamo al porticciolo da dove tra l'altro partono minicrociere
in barca per vedere le balene ma purtroppo il mare è mosso e non saranno
effettuate. E' un posto molto turistico per cui non mancano i soliti negozi di
souvenir, le bancarelle alimentari, i ristoranti che propongono pesce. Andiamo
poi nel centro della cittadina che ospita il più importante acquario degli
U.S.A. dove non entriamo anche perché c'è una lunga coda. Andiamo invece ancora
più a sud, a Carmel, dove si trova la prima Chiesa Cattolica della California
con annesso monastero. Il complesso è cinto da mura, presenta un piccolo museo
ed è dedicato a San Francesco. Risalendo a nord ci fermiamo in una spiaggetta,
la sabbia è un po’ ruvida.
Rientrati a San Francisco dedichiamo la serata alla strada che ospita Little
Italy. Ristoranti italiani si trovano un po’ ovunque nelle città americane ma
qui c'è il monopolio dell'italianità, vera o presunta, perché in realtà molti
dei ristoranti che si affacciano su questa strada sono gestiti da asiatici.
Comunque qualche locale italiano c'è ancora: caffetterie, ristoranti e anche
alimentari dove si può trovare dal farro della Garfagnana e all'olio Bertolli.
Che siano realmente italiani o no qui sei quasi a casa, sui pali della luce è
disegnato il tricolore, dalle caffetterie risuonano musiche nostrane e sulla
strada veniamo costantemente invitati ad entrare nei ristoranti da connazionali.
Ovviamente in tutto questo marasma finiamo per entrare in una pizzeria che di
italiano ha solo il nome, comunque mangiamo un ottimo calzone. Decidiamo poi di
cambiare Motel e sempre in Lombard Street ne troviamo un altro, il Motor Inn. La
camera è economica e quando entriamo scopriamo di essere finiti in un vero
porcile: coperte strappate, lenzuola sporche e sotto il letto una discarica di
rifiuti. Probabilmente quella camera non era stata pulita da anni!! Uno dei miei
compagni protesta vivacemente con il portiere, rivogliamo indietro i soldi ma ne
nasce quasi un tafferuglio così che il mio amico è costretto a chiamare da una
cabina telefonica la Polizia che interviene rapidamente. Restituitici i soldi
torniamo al Motel delle sere precedenti per il pernotto.
venerdì
23 maggio 2008 – San Francisco – 49-MILE
Appena svegli apprendiamo che uno dei nostri compagni non si sente troppo bene
per cui non ci seguirà nell'escursione odierna e si trasferirà singolarmente
all'Hotel che abbiamo prenotato prima di partire dall'Italia. Vicino al Motel
dove abbiamo dormito c'è un localino che sembra invitante. Purtroppo c'è il
consueto problema della lingua, nessuno di noi parla inglese e anche questa
volta ordiniamo credendo una cosa e ne arriva un'altra. Al nostro amico va
meglio perché ha ordinato la solita crèpe mentre a me e mia moglie ci vengono
servite due brodaglie immangiabili. La mattinata è dedicata a un ampio giro
della città, non solo delle zone turisticamente più note ma anche di quelle
secondarie, dobbiamo approfittarne perché domani mattina dovremo riconsegnare la
vettura all'autonoleggio. In questo lungo percorso tra le colline che circondano
San Francisco da tutti i lati transitiamo per la famosa strada del gabbiano, la
mail-49, in teoria dovremmo seguire i cartelli che la indicano ma nella realtà
molto spesso ci perdiamo uscendo dal circuito, morale della storia la
segnaletica dovrebbe essere rivista. La strada mostra vari luoghi della città,
dai parchi pubblici ben curati, alle spiagge ampie ma poco invitanti. Nonostante
il litorale non inviti alla balneazione non ci priviamo a mettere a mollo per
qualche secondo le gambe nelle fredde acque del Pacifico. Ci fermiamo anche nel
punto panoramico presso l'alta antenna da dove si gode di una grande prospettiva
della città. Il circuito finisce nei pressi del Pier 39 giù visitato
precedentemente. Parcheggiamo e ci addentriamo in Fisherman Warf, zona
affollatissima di turisti con numerosi ristoranti di pesce e negozi di souvenir.
Dopo aver cercato un buon ristorante finiamo per mangiare un panino in un fast
food affollato. Visitiamo poi il vicino parco della Marina alle cui banchine
sono attraccate navi mercantili del passato dove saliamo per vedere sia i ponti
che le stive. All'interno alcune ricostruzioni mostrano la vita di bordo di
quando queste navi affrontavano i mari di tutto il mondo. Tra l'altro visitiamo
questo Museo all'aperto e anche la vicina esposizione interna con la tessera dei
Parchi Nazionali. Purtroppo la tessera non ci consente invece di salire su un
sottomarino militare ancorato, il biglietto ci sembra caro per cui rinunciamo.
Dovendo sfruttare a pieno l’ultimo giorno di macchina, transitiamo per il
celeberrimo tratto di Lombard Street immortalato in numerose cartoline, ovvero
quel breve ma irto percorso a zig zag che collega due delle principali arterie
che da Fisherman Warf salgono sui colli per poi ridiscendere nel centro
cittadino. Sull'irta strada fiancheggiata da aiuole di fiori c'è il limite a 5
miglia ma non vedo come si potrebbe andare più veloci. Voltandosi verso
Fisherman lo sguardo spazia sul mare e sull'isola di Alcatraz. Andiamo poi
all'Hotel che abbiamo prenotato dall'Italia dove trascorreremo le ultime tre
notti. Qui ci ha preceduto l'altro nostro compagno con cui ci ricongiungiamo.
Dopo aver preso possesso delle camere piuttosto belle e spaziose, non possiamo
fare a meno di sdraiarci sul letto per un bel riposo davanti alla televisione.
La sera ci alziamo a fatica per andare alla ricerca di un ristorante a Little
Italy, dopo tante schifezze americane desideriamo una cena nostrana. Per
raggiungere questo quartiere transitiamo brevemente per la colorata China Town.
A Little Italy questa volta ci lasciamo convincere ad entrare in un ristorante
che non è italiano solo di nome ma anche come gestione e in effetti mangiamo
discretamente. Rifocillati rientriamo in Hotel per il pernotto.
sabato 24 maggio
2008 – San Francisco
Al risveglio ci aspetta un abbondante colazione all'americana compresa nel
prezzo dell'Hotel. L'abbuffata mattutina ci consentirà una certa autosufficienza
per tutto il giorno. Andiamo a consegnare l'autovettura al noleggio con la
consapevolezza che nei prossimi giorni dovremmo camminare. San Francisco è un
saliscendi di viali ma la cosa non ci preoccupa perché potremo usufruire dei
famosi tram che attraversano la città. Prima visitiamo la parte più vecchia di
San Francisco dove si trovano i monumenti principali della città. Il Palazzo
Municipale su cui sventolano le bandiere di U.S.A. e California è preceduto da
un monumentale viale dove sono incisi i nomi di tutte le Nazioni del mondo in
ordine cronologico rispetto al loro ingresso nelle Nazioni Unite, un elenco che
in questi ultimi decenni ha subito numerose modifiche. Di fronte al Municipio
c'è un parco pubblico dove si tiene una festa orientale, del resto qui c'è una
grande comunità asiatica. Raggiungiamo poi la stazione dei tram con una non
lunga camminata. I tram hanno il loro capolinea nel centro cittadino dove
vengono girati a spinta dai tranvieri prima di riprendere la salita, in pratica
vengono posti su una specie di giostra azionata a mano, somiglia molto alla
stazione del mini-metrò di Perugia. Bisogna fare la coda per salire da qui e i
vagoncini sono spesso affollati tanto che alcune persone sono costrette a stare
sull'esterno. Il macchinista aziona una potente leva molto simile a un lungo
freno a mano. Andiamo a Fisherman Warf aggirandoci tra i numerosi negozietti e
visitando un esposizione di giochi meccanici risalenti alla prima metà del '900
ancora in funzione ospitati all'interno di un grosso capannone. Pranziamo
velocemente nel fast food del giorno prima poi passeggiamo per Fisherman. Il
biglietto che abbiamo acquistato per il Tram vale due giorni e così ne
approfittiamo e torniamo in centro per visitare qualche negozio come quello
della Machintos dove si può navigare gratuitamente in internet, quello della
Virgin e quello dei Levi's, il padre di tutti i Jeans nato a San Francisco.
Riprendiamo il tram che ci scarica non lontano dal capolinea. Nonostante sia
sabato sera non c'e molta gente in strada ma questo lo abbiamo notato un po’ in
tutti gli U.S.A. ad eccezione dell'affollatissima Las Vegas. Sembra quasi che da
una cert'ora scatti il coprifuoco e sulle strade si trovano solo i barboni,
molti dei quali di colore, rannicchiati a dormire su un cartone. Raggiungiamo il
nostro Hotel per il pernotto.
domenica 25 maggio
2008 – San Francisco
In pratica è il nostro ultimo giorno negli U.S.A. visto che domani prenderemo il
volo per il ritorno. Dopo l'abbondante e piacevole colazione a self service in
Hotel ci dirigiamo in tram a Fisherman Warf oziando tra la banchina 39 e il
resto di questa area turistica. E' domenica e Fisherman è più affollato del
solito, alcuni di noi gradirebbero fare una gita ad Alcatraz ma i posti in
traghetto sono contingentati per cui sarebbe impossibile riuscirci. In quasi una
settimana a San Francisco abbiamo visto più o meno tutto quello che c'e di
interessante per cui non rimane che far trascorrere il tempo fino a sera.
Visitiamo la vicina Piazza Girardelli dove non eravamo ancora stati,
praticamente un centro commerciale creato dalla più importante fabbrica di
cioccolatini della California fondata da un immigrato italiano di origini
liguri. All'ingresso ci vengono pure offerti dei cioccolatini. Verso sera con il
solito caratteristico Tram torniamo in centro, sulle guide abbiamo letto che in
una piazza dovrebbero esserci dei musicisti di strada ma non se ne vede alcuno.
Rientriamo prima anche perché domani ci aspetta un lungo viaggio, confermiamo i
voli dalla postazione internet dell'Hotel dove abbiamo fatto amicizia con la
giovane portiera, una ragazza da poco giunta dall'Uzbekistan di nome Mohi.
Andiamo quindi in camera per il pernotto.
lunedì 26 maggio
2008 – San Francisco – Londra – Roma
E siamo giunti al giorno della partenza e alla fine di questo lungo viaggio
negli U.S.A. in cui abbiamo toccato gli Stati di New York, New Jersey,
Pennsylvania, Maryland, District of Columbia, Virginia, California, Nevada,
Arizona e Utah. Nel nostro itinerario abbiamo visto le città di New York,
Washington, Los Angeles, Las Vegas e San Francisco. Siamo entrati nei Parchi di
Grand Canyon, Glenn Canyon, Antelope Canyon, Monument Valley, Canyoland, Arches,
Bryce, Zion, Death Valley e Yosemite. Abbiamo visitato i Musei di Washington, la
piantagione storica di Mount Vernon, la città western di Calico e gli Universal
Studios di Hollywood. Abbiamo percorso 7.000 Km. cambiando due autovetture ed
effettuando un volo tra la Virginia e la California. Facciamo colazione al
buffet dell'Hotel poi prendiamo il taxi che la giovane Mohi ci aveva prenotato
la sera prima. Partiamo dall'aeroporto di San Francisco per un volo di circa 13
ore diretto a Londra. Durante il volo distinguiamo dall'oblò la grande ansa
formata dal fiume Missouri in South Dakota. L'aereo vola su U.S.A. e Canada,
sfiora la Groenlandia e alle 23,30 vediamo il sole, attraversa l'Irlanda e
giunge a Londra. Qui cambio di vettore per Roma Fiumicino dove arriviamo nel
primo pomeriggio del giorno dopo. Portiamo in Italia il ricordo di un lungo
viaggio e un ombrello ciascuno, regalateci dal Park Line Hotel di New York la
prima notte e che ci hanno fatto comodo solo la prima mattina e d’ingombro per
tutti i nostri spostamenti.
All’aeroporto di Roma Fiumicino ci aspetta nostro figlio per riportarci a casa,
noi no ma lui è contentissimo, la mamma gli preparerà di nuovo dei bei
pranzetti.
Alcuni consigli:
1) per la west coast è consigliabile partire da San Francisco anziché da Los
Angeles perché se vi avanza qualche giorno da Los Angeles vi potete spostare in
numerosissimi bei posti, perfino il Messico è vicino;
2) se potete portate con voi il portatile, in tutti i Motel ed Hotel le camere
sono dotate di cavo di rete, cosi potrete prenotare dove dormire sera per sera;
3) è necessario portare contante per le piccole spese in posti non sicuri, anche
per la benzina, in molti posti non è possibile utilizzare la carta di credito,
circa 800$ a testa;
4) guidare negli U.S.A. è semplicissimo, basta rispettare i limiti sempre ben
segnalati, le strade sono meravigliose, la segnaletica pure;
5) se andate in alta stagione è necessario prenotare almeno il giorno prima e
nelle grandi città diversi giorni prima;
6) Non perdetevi i tramonti, sono il meglio dei parchi (e del mio viaggio negli
U.S.A.), eccezionali quello sul Grand Canyon e quello sulla Monument Valley, non
perdetevi l’Antelope Canyon alle ore 11 di un giorno di sole;
7) Viaggiare in 4 si risparmia tantissimo, oltre al costo dell’autovettura negli
alberghi (negli usa si paga la camera) si può dormire tranquillamente tutti
nella stessa camera;
8) evitate Las Vegas nel fine settimana, costa il triplo;
9) compratevi una scheda di un operatore americano, nei parchi e nel deserto
quello degli operatori italiani non prendono. Comunque nei Visitor Point ci sono
quelli fissi che con la scheda italiana della Columbus da 10 Euro si può parlare
al fisso per 90 minuti ed ai cellulari per 30 min.