racconti e
diari di viaggio, foto, suggerimenti e idee
di Alessandra e
Marco
Stati Uniti 2008 -
diario di viaggio 16 giugno - 3 luglio
di
Mara
Protagonisti
Mara e Pino di Roma
Itinerario
Los Angeles, Sequoia NP, Yosemite NP, Death Valley, Las Vegas, Zion NP,
Bryce NP, Lake Powell,
Grand Canyon, Monument Valley, Arches NP, Dead Horse, Canyonlands NP, Grand
Teton NP, Yellowstone NP, Salt lake City, Reno, Sacramento, Monterey, Big
Sur, Cambria, Los Angeles
Costi
Volo a/r Alitalia Roma
- Los Angeles € 38 (punti millemiglia)
Ecco come è nato questo
viaggio incredibile e indimenticabile attraverso i parchi dell’ovest degli Stati
Uniti. Giovedì 12 giugno 2008 alle ore 21 mi chiama mio padre: ha dei punti
mille miglia Alitalia che deve assolutamente spendere pena la perdita di tutto
il monte premi e non sa come fare. Chiede se a noi possono servire. Ne parlo a
mio marito e decidiamo di informaci. Prima di tutto bisogna scegliere la meta.
Un’amica (grazie Guya!) ci ha parlato molto bene del tour nei parchi dell’ovest.
Venerdì contatto l’Alitalia (mica potevamo buttare via i punti così e non
aiutare papà? ;-)) e scopro che gli ultimi due posti-premio disponibili da qui a
settembre sono per lunedì 16 giugno. Rientro obbligato a Roma il 4 luglio. Costo
del volo diretto Roma-L.A. A/R: 38 Euro a testa! Che facciamo? Ho solo due
giorni di tempo per organizzare tutto prima di partire ma ogni lasciata è persa,
e così alle ore 17 di venerdì 13 prenoto il volo, andiamo a comprare la mitica
Lonely Planet (che purtroppo stavolta non si rivelerà così mitica) e facciamo le
valigie. Si parte lunedì!!!
A questo punto la mia organizzazione del viaggio è, a dir poco, approssimativa
ma conto di perfezionarla in itinere grazie alla mia guida: ci sono 13
ore di volo per leggere, chiacchierare con gli americani presenti sul nostro
aereo e scegliere le mete da esplorare, e poi avrò tempo di documentarmi durante
gli spostamenti in auto (per fortuna riesco a leggere in macchina). Leggo
qualcosa on line e scarico un paio di resoconti di viaggio scritti da turisti
fai da te, mentre mio marito si affretta a prenotare la macchina. Siamo pronti,
si parte!
Premetto che da più di 10 anni giriamo il mondo e che siamo viaggiatori
appassionati. Adoriamo soprattutto le meraviglie della natura (che preferiamo
alle moderne costruzioni dell’uomo) e, con mia grande sorpresa, nella nostra
personale classifica dei viaggi più belli fatti finora questo si colloca al
secondo posto (soprattutto grazie allo Yellowstone, il piatto forte dei parchi),
subito dopo le Galàpagos e, incredibile, a pari merito con La Digue (Seychelles)
che all’epoca ci aveva affascinati non poco coi suoi maestosi massi di granito e
la sua natura lussureggiante. Per degli amanti del mare e delle isole come noi
non è cosa da poco.
Come tutte le cose capitate per caso e organizzate all’ultimo minuto questo tour
è riuscito benissimo e si è rivelato una sorpresa continua: i paesaggi
meravigliosi (deserti, canyon, cascate, fiumi, montagne, laghi, geyser,…), gli
incredibili animali che sembrano non curarsi troppo della presenza dell’uomo
(orsi, bisonti, alci, cervi, scoiattoli, castori, marmotte,…), l’organizzazione
dei parchi e dei Visitor Center, la cordialità e disponibilità della gente del
posto rimarranno sempre nei nostri cuori.
Di seguito trovate alcune dritte che spero possano esservi utili e tutte le
tappe del nostro tour on the road che, ve lo dico subito, è mooolto
faticoso. Del resto il tempo era poco e le cose che volevamo vedere erano tante.
Quindi abbiamo attraversato 5 stati (California, Nevada, Utah, Arizona, Wyoming)
percorrendo 4.700 miglia (circa 7.000 km) in 17 giorni, alzandoci quasi tutti i
giorni alle 6-7 del mattino e arrivando in albergo la sera (quasi mai prima
delle 19, un paio di volte intorno alle 21.30/22.00). E, cosa incredibile, non
abbiamo mai incontrato la pioggia: solo giornate limpide e stupende.
Un’unica delusione l’abbiamo avuta quando siamo tornati a casa e abbiamo
guardato foto e cassette. Nessuno scatto e nessuna ripresa può rendere l’idea
delle sconfinate distese americane, della maestosità delle guglie del Bryce,
degli archi di Arches o dei canyon, e, soprattutto, del caleidoscopio di colori
dei paesaggi. Le foto dell’Artist Palette, ad esempio, sono una vera delusione
(e, purtroppo, non solo quelle). Eppure il luogo era incantevole e le sensazioni
provate davanti a quell’incredibile tavolozza di colori sono impresse nella mia
memoria.
DOGANA
All’aeroporto l’ufficio
della dogana vi chiede i biglietti e i passaporti, vi scatta una bella “foto
ricordo” e vi prende le impronte digitali. E dopo avervi schedati e avervi fatto
le solite domande di routine (Perché siete venuti negli USA? Dove alloggiate?
Quanto tempo vi trattenete? Che lavoro fate?...) vi lasciano andare
tranquillamente.
Dopo aver ritirato i bagagli un tizio vi chiede se avete qualcosa da dichiarare:
in genere vogliono sapere se avete con voi del cibo.
Al ritorno, invece, per passare sotto il metal detector vi fanno togliere tutto
(occhiali, cinture, monetine,…), incluse le scarpe! Questa non mi era mai
capitata.
PASSAPORTO VALIDO
Se avete i nuovi passaporti
elettronici nessun problema, non avete bisogno del visto per entrare negli Stati
Uniti. Se invece ne possedete uno vecchio controllate su questo sito
dell’ambasciata se la vostra annata è quella giusta:
http://italy.usembassy.gov/visa/default-it.asp.
I
PREZZI
In America hanno l’abitudine
di dire sempre i prezzi esentasse. Ricordatevi quindi di chiedere sempre quanto
costa con le tasse. Soprattutto negli alberghi dove le tasse a volte influiscono
parecchio (dipende dallo stato in cui vi trovate).
I prezzi da me indicati nel corso di questo report sono tutti con le tasse
incluse.
CELLULARE E INTERNET
Forse non ci crederete ma il
cellulare non prende quasi mai (a volte siamo rimasti per due o tre giorni senza
segnale) e Internet non sempre è disponibile negli alberghi di fascia economica.
In ogni caso chiamare in Italia col telefonino è costoso: mandate e-mail o
messaggini, oppure acquistate le schede telefoniche locali.
RISTORANTI
La tradizione culinaria
americana si basa tutta su hamburger e patatine, insomma il fast food la fa da
padrone.
A noi è piaciuto molto il panino con hamburger di Angus Argentino venduto nei
Burger King e nei McDonald’s. E, almeno una volta, provate a fare la colazione
“Deluxe” da McDonald’s: frittella di cavolfiore superlativa, pancake, uova,
pancetta,… Una vera bontà, ma prendetene una in due!
Inoltre vi accorgerete che mangiare dopo le 19 in Usa (nella zona parchi, non
nelle grandi città) può rivelarsi assai difficile. Alle 19.30-20.00 i ristoranti
chiudono e non vi resterà che il fast food: l’unico a tenere aperto 24 ore su
24. Anzi, in certe cittadine, anche il fast food chiude alle 22. Quindi
regolatevi di conseguenza.
ALBERGHI
I Motel americani
rappresentano la soluzione più comoda ed economica. Sono sempre situati in
prossimità delle uscite autostradali (quindi facilmente raggiungibili) e,
proprio come nei film, le camere sono solitamente disposte su uno o due piani.
Davanti alla camera potete parcheggiare l’auto.
Chiedete sempre, se possibile, una stanza silenziosa perché altrimenti potrebbe
capitarvene una affacciata sulla strada e potreste non dormire sonni tranquilli.
Noi non abbiamo mai avuto problemi di rumore a parte nel Motel di Los Angeles,
dove ci siamo scordati di fare la nostra solita richiesta di una stanza
silenziosa. E comunque l’hotel era collocato vicino ad una grossa arteria di una
grossa città, quindi salvarsi dal traffico era difficile. Nel tour dei parchi
difficilmente vi capiterà di stare accanto ad una strada così trafficata.
Appena arrivati negli Usa entrate in un qualsiasi albergo delle 4 catene della
fascia economica (il più economico è il Motel 6, ma ci sono anche: Super 8, Days
Inn e Econo Lodge) e prendete gratuitamente il libretto in cui vengono indicati
tutti i Motel della catena presenti nelle varie città americane. Io ho
apprezzato particolarmente quello della catena dei Motel 6, molto ben
organizzato: c’è la cartina di tutti gli stati americani con tutti i motel
presenti in ogni stato e per ciascuno viene indicato il costo, come
raggiungerlo, quali caratteristiche presenta, quali servizi offre (piscina,
internet free,…),...
I Motel offrono gratis anche depliants e cartine stradali. Ricordatevi, se
volete risparmiare, di scegliere la città dove dormire anche in base al prezzo,
alcune non hanno nemmeno la maggiorazione del weekend.
Noi ci siamo trovati benissimo con i Motel 6 (http://www.motel6.com/)
che garantivano uno standard minimo più che adeguato alle nostre esigenze:
sempre puliti, offrivano il caffè la mattina e camere spaziose (alcune vecchie,
altre nuove, dipende dalla struttura), l’aria condizionata non mancava mai (gli
americani non possono vivere senza), quasi sempre c’era la piscina (mai usata
perché con un viaggio on the road si arriva la sera e si riparte la
mattina presto), e spesso c’erano servizi come la lavanderia o Internet wireless
gratis. La doccia era sempre spettacolare! Calda e con un getto da paura.
Alcune camere hanno il frigo, altre no, quindi, se ci tenete particolarmente,
chiedetelo!
Di solito, allo stesso prezzo (ma chiedete sempre per sicurezza), vi danno una
camera con un letto queen size (trattasi del famigerato letto alla francese) o
una con due letti queen size. Ovviamente noi optavamo per quella a due letti.
Nei Motel 6 generalmente non hanno il letto king size (il lettone mega
tipicamente americano).
Normalmente i Motel 6 mettono sempre a disposizione del caffè caldo dalle 6 del
mattino. Alcuni offrono anche del tè. Io mi ero portata un thermos che riempivo
di caffè (lì tutti i camionisti fanno così). Scelta grandiosa perché trovare un
caffè in quelle lande desolate a volte è un’impresa quasi impossibile. Inoltre
avevamo comprato pane da toast e marmellata per fare la colazione in camera.
Anche perché verso le 6 del mattino è difficile trovare qualcosa aperto.
Avevo anche portato uno zaino frigo e dei panetti per il ghiaccio. La mia
tattica era la seguente: se avevo il frigo in camera li surgelavo mentre se non
c’era usavo il ghiaccio (la macchina che fornisce ghiaccio gratis negli alberghi
non manca mai) che mettevo o nei sacchetti di plastica (quelli per congelare gli
alimenti) o nei bicchieroni del McDonald’s (che si possono chiudere).
I prezzi dei Motel sono sempre fissi e normalmente non trattabili, a meno che
disponiate degli sconti dei coupons oppure non andiate in bassa stagione (forse
allora sono più disposti a qualche sconto). Per noi, abituati a contrattare
sempre durante i nostri viaggi, è stata una novità. Una sola volta mi è capitato
di avere uno sconto per una suite con idromassaggio in un Super 8. Ma solo
perché era l’ultima camera rimasta e la ragazza mi aveva presa in simpatia.
Nei Motel 6 abbiamo speso da un minimo di 48 US$ (30 euro circa per due persone,
non a testa) ad un massimo (a Jackson, vicino a Teton e Yellowstone) di 96 US$.
In generale negli alberghi i bambini (sono considerati tali fino a 17 anni!) non
pagano mentre gli adulti che dormono nella stessa camera pagano un supplemento
di circa 3 dollari a testa. Spesso ci è addirittura capitato di vedere
ristoranti offrire pranzi gratis ai bambini. Ecco perché le famiglie americane,
nonostante siano numerose (mediamente hanno almeno 2-3 figli), viaggiano molto.
Praticamente i bambini che viaggiano coi genitori sono quasi ininfluenti dal
punto di vista economico.
Il venerdì e il sabato quasi tutti gli alberghi aumentano le tariffe. Alcuni le
raddoppiano addirittura.
In alta stagione (in generale va da giugno ai primi di settembre, ma dipende
dalle città) cercare un motel economico dalle 19 in poi in certi posti altamente
turistici può essere difficile perché moltissimi turisti (soprattutto americani)
dopo aver speso la giornata visitando i parchi, sul far della sera iniziano a
cercare l’albergo. Noi abbiamo sempre trovato un letto ma un paio di volte
abbiamo dovuto girare un po’. Se volete evitare il “giro delle sette chiese”
basta arrivare nel pomeriggio o, meglio ancora, chiedere al Motel dove
alloggiate di prenotarvi una stanza nella successiva città in cui intendete
andare. L’operazione è totalmente gratuita dato che si tratta della stessa
catena. Noi non l’abbiamo fatto quasi mai perché non sapevamo quanto saremmo
riusciti a vedere quel giorno e volevamo avere massima flessibilità e libertà
decisionale.
Gli alberghi, per segnalare se hanno o meno stanze libere, utilizzano la scritta
VACANCY (siete fortunati! La camera c’è) oppure NO VACANCY (nessuna camera
libera).
In generale tenete presente che nel territorio indiano la ricettività
alberghiera è davvero scarsa, i prezzi tendono ad alzarsi e la qualità ad
abbassarsi. Comunque, anche nella situazione peggiore, quando arrivate alle 22 e
non riuscite a trovare una camera in un albergo di fascia economica, non
rimarrete certo per strada. Basta provare in alberghi un po’ più costosi per
trovare qualcosa.
COME
SPENDERE POCO IN USA
Ecco le nostre dieci
semplici regole per risparmiare in USA:
1)Se
il vostro stomaco regge mangiate nei fast food: McDonald, Burger King, Pizza Hut,
… Avrete solo l’imbarazzo della scelta. Con 10-12 dollari mangerete in due. Una
cena in un ristorante a base di filetto (“sirloin” in inglese) costa invece
(mediamente) una cinquantina di dollari (sempre in due). Se avete figli
frequentate anche i ristoranti che offrono il pranzo gratis ai bambini.
2)Se
il vostro stomaco non regge o la sera arrivate troppo tardi per cenare in un
ristorante munitevi di zaino frigo dove conservare pomodori, tonno, formaggi,
frutta,… Vi serviranno se non vorrete rimanere digiuni! Tra l’altro dentro i
parchi (ma anche sulle autostrade) è pieno di aree attrezzate per i picnic ben
segnalate sulle mappe, dove trovate tavoli e panche, cestini per i rifiuti (a
prova di orso), fontane (l’acqua di solito è fresca e buonissima), bagni,…
Quindi pranzare in mezzo a scoiattoli, castori e uccellini può essere una
piacevole esperienza, oltre che economica e salutare.
Conservatevi le bottiglie vuote
perché l’acqua dei parchi, come ho detto, è buonissima e potrebbe venirvi la
tentazione di riempirvi qualche bottiglietta per il vostro viaggio on the road!
3)Non
dormite MAI dentro ai parchi (i prezzi delle camere salgono alle stelle) o nelle
cittadine in prossimità dei parchi (i prezzi sono un po’ più bassi rispetto agli
alberghi dentro i parchi ma più alti rispetto alle cittadine lontane dai
parchi). Scoprirete inoltre che è più costoso dormire lì che in grosse città
come Los Angeles.
4)Non
fate MAI benzina dentro ai parchi. Arriva a costare anche più di un dollaro in
più al gallone rispetto ai distributori fuori del parco. Anche nelle cittadine
in prossimità dei parchi a volte la benzina costa di più (anche se non arriva
mai ai superprezzi dei parchi).
5)Anche
se fate benzina nella stessa città ogni distributore ha un prezzo diverso (molto
più che in Italia). Quindi date un’occhiata per vedere chi propone il prezzo più
basso. Tanto di solito i distributori sono tutti uno accanto all’altro.
Normalmente dove c’è più coda c’è il prezzo migliore.
6)Utilizzate
i coupons per gli sconti che reperite nei Visitor Center. Ma, se avete tempo,
provate anche a fare un controllo incrociato in altri alberghi per vedere se
hanno delle offerte speciali in corso. Io, ad esempio, a Moab avevo dei coupons
che mi consentivano uno sconto di 10 dollari presso il Big Horne Lodge e un
altro hotel, ma ho trovato un altro albergo (il Rustic Inn) che, dato che stava
facendo lavori di ristrutturazione, mi offriva la camera ad un prezzo inferiore
nonostante non avessi nessuno sconto. La camera era pulitissima ed estremamente
silenziosa.
7)Dormite
nei Motel. La catena dei Motel 6 è la più economica tra quelle da noi provate.
8)Il
venerdì e il sabato cercate di evitare di dormire nelle cittadine in prossimità
o dentro i parchi perché le cifre aumentano vertiginosamente durante il weekend.
Idem nelle grosse città come Los Angeles. Quando potevo io sceglievo la
cittadina dove dormire guardando il libretto con la lista e i prezzi dei vari
Motel 6: il vincitore era quello che non alzava le tariffe nei weekend!
Ovviamente per visitare il Teton e lo Yellowstone l’unica scelta possibile se
arrivi da sud è dormire a Jackson e farsi spennare, ma almeno cercate di non
arrivarci nei weekend per evitare un ulteriore rincaro.
9)Se
avete intenzione di visitare più di 3-4 parchi acquistate l’Annual Pass al costo
di 80 US$.
10)Compratevi
una guida decente (non la Lonely). Può essere che, soprattutto in prossimità dei
parchi dove i prezzi degli hotel salgono a volte a dismisura, sia possibile
trovare delle soluzioni ancora più economiche dei Motel 6. Ma occorre avere il
supporto e le dritte di un’ottima guida. Una cosa che non ho mai provato a fare,
e che forse varrebbe la pena di provare, è di chiedere nei Visitor Center se vi
possono consigliare delle soluzioni economiche per dormire in un posto pulito.
Molti comunque, per dormire a contatto con la natura e spendere meno, optano per
il campeggio in tenda all’interno dei parchi.
PAGAMENTI
Noi abbiamo cambiato solo 100 Euro
in contanti una volta arrivati lì, da usare per le piccole spese. È sufficiente
prelevarli da un qualsiasi bancomat (ATM) digitando il vostro solito codice.
Ovviamente non prendeteli all’aeroporto, dato che è più costoso.
In America si può pagare
praticamente ovunque con la carta di credito (benzinaio, alberghi, ristoranti,
fast food, supermercati, parchi, …), quindi il mio suggerimento è di usare
prevalentemente quella.
Noi abbiamo un servizio della
Mastercard che vi consiglio di attivare: il servizio sms che, dopo il pagamento
di qualsiasi cosa con la vostra carta di credito, vi invia un messaggino in
tempo reale in cui vi traduce il prezzo in euro e (soprattutto!) vi consente di
controllare i movimenti della vostra carta.
SICUREZZA
All’inizio del tour io ero
un po’ preoccupata per il fatto che tutte le auto a nolo hanno i portabagagli a
vista. Questo significa che le valigie sono perfettamente visibili dall’esterno.
In un viaggio itinerante in cui ogni sera si cambia albergo, e quindi le valigie
te le porti sempre appresso, ciò potrebbe costituire un problema. Ma non lì.
Noi non abbiamo MAI avuto problemi di sicurezza. Vi dico solo che almeno un paio
di volte ci siamo scordarti una portiera della macchina aperta (senza chiusura
centralizzata abituarsi è dura): una volta ci è successo dentro un parco con
l’auto carica di bagagli e un'altra in un motel per tutta la notte. Nessun
problema! Di solito, la nostra esperienza di viaggiatori ci insegna che, anche
se i locali sono brave persone, bisogna stare attenti ai turisti (l’occasione fa
l’uomo ladro). Invece qui nemmeno a quelli.
Questo ragionamento sul tema sicurezza vale soprattutto per il tour dei parchi
non per le grosse città, dove probabilmente la vostra soglia dell’attenzione
dovrà essere più alta.
NOLEGGIO AUTO: SERVE IL NAVIGATORE SATELLITARE?
L’auto affittatela on line
prima di partire: vi costa di meno. L’agenzia più economica che ho trovato è
stata la Auto Europe (URL
http://www.autoeurope.com/): 269.00 Euro per 17 giorni. E chilometraggio
illimitato! Con le nostre 4700 miglia li abbiamo mandati in rovina!!!
Quando arriverete all’aeroporto di Los Angeles, qualsiasi compagnia abbiate
scelto per affittare l’auto, dovrete prendere una navetta gratuita (cercate
quella col nome della vostra agenzia: la nostra era la Dollar) che vi porterà ai
loro uffici. Quando noi siamo arrivati la prima cosa che ci hanno chiesto è
stata ovviamente la carta di credito, poi, dopo aver inutilmente tentato di
convincerci ad acquistare il navigatore satellitare perché secondo loro senza
era impossibile girare, ci hanno presentato un conto da firmare in cui, senza
chiederci nulla, avevano inserito tutta una serie di assicurazioni
supplementari. Ovviamente gli abbiamo fatto rifare la stampata senza gli
“optional” e abbiamo perciò pagato solo il pieno di benzina obbligatorio (una
sessantina di dollari). Alla consegna l’auto va riportata a secco!
Una cosa da tenere ben presente nel momento in cui si sceglie la “taglia” della
macchina è che il concetto americano di “piccolo” è altamente opinabile dato
che, a differenza di noi, sono abituati a spazi immensi e a cose enormi. Quindi
ciò che per loro è “piccolo” per noi normalmente è grande. Per farvi un esempio
noi (conoscendo le loro misure) avevamo acquistato una macchina piccola su un
sito che vendeva auto a nolo in tutto il mondo. Quando siamo arrivati lì abbiamo
trovato un’auto a 5 porte, una nuovissima Dodge Caliber 1800 o 2000 (non
ricordo) dotata di aria condizionata, antifurto satellitare, e impianto stereo.
L’unico difetto era l’assenza di chiusura centralizzata. Ovviamente la signora
del negozio ha cercato in tutti i modi di dirci che era troppo piccola e che era
meglio cambiarla ma per noi andava benissimo. Sarebbe stata perfetta anche per 4
persone che viaggiano leggere (nel bagagliaio ci stavano 3 grossi valigioni).
Non dimenticatevi che più è grossa l’auto più consuma e quindi spenderete molto
di più di benzina. E se fate tante miglia ciò influirà molto sul vostro budget.
Noi per farne 4.700 abbiamo speso 412,00 Euro di benzina.
Navigatore sì o
navigatore no?
Io e mio marito eravamo un po’ scettici sulla reale necessità del navigatore.
Ovviamente la compagnia che ci ha affittato l’auto ce lo consigliava
vivissimamente ma noi ci siamo detti: “Scusate, ma quando non esisteva come si
faceva a viaggiare?”. La risposta è ovvia: con le cartine stradali.
Ciò premesso se durante il viaggio non volete pensare proprio a nulla, non vi va
di guardare la cartina, non vi sentite sicuri, ecc. ecc., noleggiate il
navigatore satellitare. L’importante è che sia una scelta libera e consapevole.
Noi abbiamo deciso di investire quei 200 dollari aggiuntivi in acquisti dal Wal
Mart ed usare le fantastiche cartine gratuite fornite in Motel e Visitor Center.
Col senno di poi confermiamo la validità della nostra scelta: a nostro avviso il
navigatore era totalmente superfluo. In America che si tratti di Intestate
Highway, U.S. Highway, Freeway, County Road o Highway Statali (tutte senza
pedaggio!), valgono sempre le stesse semplici regole. Gli americani infatti non
difettano certo in organizzazione (come avrete modo di vedere) quindi tutte le
loro strade hanno un numero (405, 120,…) e quattro direzioni che corrispondono
ai punti cardinali: Nord, Sud, Est, Ovest. Perciò la cosa è abbastanza
intuitiva. Se, ad esempio, vi trovate a Los Angeles e dovete andare al Sequoia
National Park, dovrete prendere la 405 in direzione nord dato che il parco è
geograficamente situato a nord rispetto a Los Angeles. A noi non è mai successo
di sbagliare strada e abbiamo fatto 4700 miglia. Mio marito guidava e io ero il
“navigatore satellitare”, per giunta a costo zero.
Nelle piccole e grosse città (anche a Los Angeles) la situazione non si complica
affatto. Le strade cittadine seguono tutte una griglia precisa, non avendo
dovuto fare particolari deviazioni per non intaccare chiese o altri edifici
storici come avviene invece in Europa. Quindi forse vi farà sorridere incontrare
sempre la Main Street (che è sempre, come dice il nome, la strada principale
della città), e notare che come nomi per le vie usano prima, seconda, terza,…
strada per indicarne proprio la progressione, ma vi assicuro che da turisti lo
troverete estremamente comodo.
Per quel che riguarda le cartine stradali noi ci siamo serviti sempre di quelle
trovate nei Motel o nei Visitor Center. Quelle che comprate nei negozi, infatti,
sono spesso troppo dettagliate (rischiano di confondervi) e al tempo stesso
troppe povere. In effetti, pur riportando tutte le strade e stradine dello stato
in questione, spesso non indicano le classiche mete turistiche. Inoltre vi
capiterà di dover visitare parchi che si trovano a cavallo tra più stati e vi
farà comodo avere una cartina complessiva, come quelle appunto fornite dai
Visitor Center. Io, ad esempio, per avere una visione complessiva delle strade
che portano allo Zion, Bryce Canyon, Lake Powell, Gran Canyon, Monument Valley,
… (alcuni di questi parchi sono nello Utah, altri in Arizona) ho usato un’unica
cartina fornitami da una simpatica signora di un Visitor Center, la quale mi ha
anche evidenziato un percorso studiato ad hoc che tenesse conto sia delle
mie esigenze che dei suoi consigli.
GUIDARE in Usa
Praticamente tutte le auto
americane hanno il cambio automatico. Quindi dite addio alla frizione! Al suo
posto un mega pedale per il freno e uno più piccolo per l’acceleratore.
Preparatevi perché nei primissimi minuti le frenate accidentali si sprecheranno.
Il piede sinistro vola sul freno indipendentemente dalla vostra volontà,
abituato com’è a cercare la frizione.
Ecco le tre lettere principali che dovrete conoscere:
La P vi serve per parcheggiare e, in generale, per far stare ferma l’auto.
La R è la retromarcia.
La D vi serve per guidare.
Poi c’è la N = folle; e la L = marce molto basse.
Noi abbiamo usato la patente italiana e, essendo stati fermati dai poliziotti
americani per ben due volte, possiamo dire con cognizione di causa che non c’è
nessun problema. Non è necessaria quella internazionale.
Quando percorrerete le infinite e deserte distese americane, e non vedrete
l’ombra di una macchina, e un sacco di segnali stradali che indicano il limite
di velocità, la tentazione di accelerare sarà spesso irresistibile. NON LO
FATE!!! Appena commettere la più piccola delle infrazioni la macchina di un
ranger vi si materializzerà davanti agli occhi piena di lucine colorate come un
albero di Natale.
In base alla nostra esperienza le zone più controllate dalla polizia sono quelle
dentro e in prossimità dei parchi, dove vi consiglio di osservare RIGOROSAMENTE
i limiti di velocità, che spesso sono di sole 25 miglia all’ora.
A noi il secondo giorno è capitato (dentro allo Yosemite National Park) di
essere fermati da un ranger infuriato. In questi casi ricordatevi che non siete
in Italia, in Usa le regole sono diverse. Quindi rimanete dentro alla macchina,
tenete le mani ben visibili sul volante (per eccesso di zelo noi, prima di
aprire il finestrino, abbiamo chiesto il permesso al poliziotto), rivolgetevi a
lui chiamandolo Sir, e dite sempre I’m sorry dopo che lui vi avrà
sciorinato le vostre colpe. Nel nostro caso noi eravamo colpevoli di eccesso di
velocità. In quel tratto del parco bisognava andare a 25 miglia mentre noi ne
facevamo 48 (quasi il doppio). Dopo averlo ascoltato in religioso silenzio, gli
abbiamo spiegato che avevamo letto che il limite di velocità dentro il parco era
di 45 miglia e che non ci eravamo accorti del cartello che ne indicava 25 (era
la verità). Il poliziotto dopo averci visti affranti, totalmente remissivi e in
buona fede (i “mi scusi” e gli “ha ragione lei” si sono sprecati) ci ha lasciati
andare senza farci la multa ma dicendoci di stare attenti e che il suo era solo
un avvertimento (warning). Viste le premesse iniziali gli abbiamo chiesto
quasi increduli se un warning significava che dovevamo pagare qualcosa e
lui ci ha confermato di no.
Ma ricordatevi che se per caso un poliziotto vi mette in mano un foglietto di
carta è finita: trattati di multa da pagare! E, se non vorrete diventare
cittadini indesiderati in Usa, vi consiglio di pagarla.
In ogni caso mio marito (che in passato ha frequentato gli Usa per lavoro) ha
notato un generale ‘ammorbidimento’ dei poliziotti nei confronti dei turisti.
Sarà a causa della grave crisi economica che l’America sta attraversando ma in
effetti il turista sembra diventato un bene prezioso da trattare col guanto di
velluto, posto ovviamente che il turista in questione dimostri di conoscere e
rispettare le regole americane.
Regola aurea del viaggiatore on the road: fate benzina appena potete,
anche se avete il serbatoio quasi pieno. Vi capiterà di attraversare zone
desertiche dove non troverete un benzinaio nemmeno a pagarlo oro.
Viaggiare di notte non solo è pericoloso (ci sono moltissimi cervi che
attraversano la strada all’improvviso) ma è anche un vero peccato, dato che col
buio non si possono ammirare gli splendidi paesaggi. Cercate sempre di arrivare
all’hotel entro le 21.30 perché fino ad allora, in questa stagione, c’è ancora
luce.
Il prezzo della benzina è diverso di stato in stato (il più costoso è la
California) e purtroppo, negli ultimi mesi, è salito alle stelle. Il prezzo più
basso da noi trovato è stato di 3,90 US$ al gallone (1 gallone = 3,78 litri) per
arrivare ad un massimo di 5.70 US$ dentro i parchi. Quando parcheggiate (a
Malibù, Santa Monica, Beverly Hills,…) state attenti a non mettere l’auto nella
“Red Zone”: ossia dove vedete il bordo del marciapiede dipinto di rosso. E
controllate sempre il cartello posto a destra e a sinistra di ogni strada perché
solitamente indicano il giorno della settimana e l’ora in cui puliscono quella
via, specificando quale lato lasciare libero da auto (ad esempio, il martedì
dalle 10am alle 12pm). Comunque capirlo è facile: se sulla stessa strada il lato
sx è pieno di auto e il dx è vuoto significa che è giorno di pulizia!
Un’ultima considerazione: abbiamo notato che le strade in California sono
mediamente in peggiori condizioni rispetto agli altri Stati da noi visitati e
che i cartelli stradali sono fatti meno bene. Per esempio, negli altri Stati
prima di ogni uscita indicavano sempre cosa c’era (Motel 6, Super 8, McDonald,…),
mentre in California no! E per di più i californiani su molte strade si limitano
ad indicare le uscite fornendo solo il nome delle vie senza numerarle o indicare
il nome della città. Decisamente poco pratico. L’organizzazione degli altri
Stati è, a nostro avviso, di gran lunga superiore. Eppure la California è uno
stato ricco! Probabilmente, proprio per questo, si è seduto.
GUIDA
E VISITOR CENTER
La Lonely Planet stavolta ci
ha miseramente traditi. Già le premesse erano deprimenti: gli autori infatti
dichiarano subito di essersi concentrati su alberghi di fascia medio-alta. E
poi, come se questo non bastasse, mancavano le descrizioni di città come Jackson
(la città più vicina allo Yellowstone!), quindi non ci sono consigli per
ristoranti, alberghi e quant’altro. Inoltre nelle sezioni in cui si consigliava
“cosa vedere e cosa fare” all’interno dei parchi non venivano segnalati dei
posti meravigliosi che noi abbiamo visto grazie ai consigli fornitici dai
Visitor Center. Insomma, una delusione su tutta la linea. Sono anni che usiamo
la Lonely Planet per viaggiare e, pur sapendo che la qualità della singola guida
dipende moltissimo dall’autore, ci siamo sempre trovati bene. Con picchi di
eccellenza e, a volte, piccole delusioni. Nel complesso però ci ha sempre
garantito un discreto livello di qualità. Stavolta però è crollata miseramente.
La guida è da buttare nel cestino e per fortuna ce ne siamo resi conto quasi
subito affidandoci soprattutto ai Visitor Center.
Io frequentavo sia i Visitor Center collocati fuori dei parchi (per avere una
visione complessiva e un consiglio generale sul tour da fare, sulle strade da
percorrere,…) che quelli dentro i parchi (per avere informazioni specifiche sul
parco: i posti migliori per avvistare questo o quell’animale, i sentieri da
percorrere a piedi, i posti imperdibili del parco,…).
Quando entravo in un Visitor Center non facevo in tempo ad aprire la porta che
subito qualcuno mi chiedeva se poteva aiutarmi. In Italia avrei come minimo
dovuto aspettare che il tizio finisse di chiacchierare amabilmente col proprio
collega. Ho sempre trovato persone disponibili e cortesi (che parlavano un
perfetto americano, non qualche slang incomprensibile) e che mi davano dritte e
consigli sulle cose da vedere che poi si dimostravano immancabilmente preziosi.
I Visitor Center vi danno informazioni di qualsiasi tipo, vi forniscono
meravigliose cartine del territorio (meglio di quelle che si acquistano nei
negozi) e una volta ci è addirittura capitato (a Blanding) una cosa incredibile:
la signora del centro, dopo aver ascoltato le nostre numerose richieste e averci
riforniti di cartine e depliants vari, ci ha regalato una kit per il viaggiatore
contenente una decina di barrette energetiche, una decina di confezioni di
chewingum, farmaci vari, caramelle,… Probabilmente le eravamo simpatici. In
Italia i gadget per turisti se li sarebbe intascati il gestore del centro.
Di solito, appena entrate nei Visitor Center trovate degli espositori con delle
riviste che contengono i Coupons con gli sconti per i motel, i ristoranti e i
negozi. Se non li trovate chiedeteli.
Un paio di volte mi è capitato di entrare in un Tourist Information, in cui le
cartine, invece di darle gratis, le vendevano. Non so quindi se vi sia una
differenza tra Visitor Center e Tourist Information. Forse il primo è statale e
il secondo è gestito da privati. Ma è solo un’ipotesi.
I
PARCHI
Se avete intenzione di
visitare più di 3-4 parchi acquistate l’Annual Pass al costo di 80 US$. Questo
pass consente di vedere tutti i parchi nazionali degli Stati Uniti (sono esclusi
i parchi tribali, come la Monument Valley, e alcuni parchi statali, come il Dead
Horse Point) e dura un anno. L’entrata in un parco nazionale si paga non a
persona ma ad auto con massimo 3 adulti a bordo (i bambini non contano) e costa
mediamente tra i 20 e i 25 dollari, quindi fatevi i conti.
Noi, grazie a questo pass, abbiamo visitato ben 12 parchi, quindi il risparmio è
stato notevole e il costo del pass più che ammortizzato. All’entrata dei parchi,
quando pagate la tariffa, chiedete sempre la mappa e la guida. Alcuni parchi
hanno sia la versione inglese che quella italiana ma di solito quest’ultima è
meno dettagliata. Quindi prendetele entrambe. All’interno della guida, oltre ad
informazioni di carattere generale sul parco, vengono indicati tutti i sentieri
(forniscono anche una breve sintesi sulle loro caratteristiche principali) e le
norme comportamentali da tenere, soprattutto nei confronti degli animali (ad
esempio non dar loro nulla da mangiare, a quanti metri di distanza è meglio
stare dalle varie specie di animali, …).
Consultate il Visitor Center del parco e chiedete consiglio sia per il tour con
la macchina che per i sentieri da fare a piedi (di solito sono divisi per
categorie: sentieri facili, difficili, …).
Tutti i parchi andrebbero visti all’alba o meglio ancora al tramonto. La luce
del tramonto fa infatti risaltare il caleidoscopio di colori delle rocce che,
col sole a picco, è meno d’effetto. Ovviamente questa è pura utopia, a meno che
non disponiate di molto tempo per visitare ciascun parco. Noi al tramonto ne
abbiamo visti veramente pochi, ma a quell’ora erano davvero stupendi!
La nostra personalissima
classifica dei parchi più belli.
Premetto che le sensazioni
che vi susciterà ogni parco sono non solo personali (e quindi, è superfluo
dirlo, non uguali per tutti) ma dipendono in larga misura dal momento della
giornata in cui li vedrete (il tardo pomeriggio/tramonto è sempre il momento
migliore), dalle condizioni climatiche che troverete (la pioggia non vi aiuterà
di certo ad apprezzare le bellezze naturali), dal numero di animali che
incontrerete (trovarsi quasi faccia a faccia con un orso o un bisonte è
un’esperienza indimenticabile. Ricordate che il modo migliore per vedere degli
animali è fare delle belle passeggiate), dalle aspettative che avrete (di solito
se sono troppo alte è facile rimanere delusi), e da quello che avrete visto
prima di visitare quel parco. Ad esempio noi abbiamo visto Dead Horse Point e
Canyonlands (che tutti sostenevano essere magnifici) dopo Arches e non hanno
retto il confronto con quest’ultimo. Col senno di poi forse visiterei prima Dead
Horse e Canyonlands lasciando il piatto forte (Arches, appunto) per ultimo. Tra
l’altro, così facendo, avrei anche avuto un’intera giornata da dedicare all’Arches.
Uno dei miei pochi rimpianti assieme al Grand Canyon (di cui parlerò in
seguito).
Ciò premesso, confesso che rivedrei tutto quello che ho visto (e se potessi
anche qualcosa di più!).
Comunque i quattro parchi che ci hanno colpiti di più e che, a nostro avviso,
sono veramente imperdibili sono: Yellowstone NP, Death Valley NP, Bryce Canyon
NP, Arches NP.
Il nostro percorso di esplorazione
dei parchi NON è stato casuale. In base alle nostre letture abbiamo scelto
l’itinerario che (a parte qualche eccezione) ci ha condotti a provare un
crescendo di emozioni. Ogni parco era più bello e stupefacente del precedente e
ci sembrava quasi impossibile che il paesaggio spesso mutasse radicalmente anche
a pochissima distanza da un parco all’altro (come nel caso di Arches e
Canyonlands). Lo Yellowstone, secondo la nostra personale opinione, va lasciato
per ultimo: è il non plus ultra!
Per informazioni più
particolareggiate sull’itinerario da noi seguito all’interno di ogni parco e
sulle nostre sensazioni guardate anche il paragrafo “Il nostro tour on the
road”, all’interno del quale trovate, per ogni giorno, delle considerazioni
generali sul parco visitato e su “le cose più belle viste” durante la giornata.
Una menzione sull’Antelope Canyon
(che si trova subito dopo Page). Prima di partire per il viaggio ero
assolutamente convinta di volerlo visitare ma quando siamo arrivati lì e mi sono
informata nei Visitor Center mi è stato detto che non ne vale poi così tanto la
pena. Il canyon, certo, è molto bello, ma bisogna spendere quasi una giornata
per visitare solo quello e, nel corso del tour dei parchi, si ha modo di vedere
un’infinità di canyon di dimensioni maggiori e altrettanto suggestivi. È più che
altro un’esperienza a contatto con gli indiani, ma soprattutto un modo per dar
loro dei soldi, a detta dei VC. Ecco perché noi abbiamo scelto di non farlo.
Un’ultima considerazione sull’oceano: non vale nulla, sembra di stare sulla
spiaggia di Rimini o ai “cancelli” di Ostia. Per chi poi, come noi, ha visto
molte isole tropicali (come Antigua, Guadalupe, St. Lucia, Mauritius, Mahè,
Praslin, La Digue, Maldive, Capo Verde, Galàpagos, St.Marteen, Tortola, St.
Barth,…) la costa occidentale degli Stati Uniti è decisamente una delusione.
Certo, se vi avanza qualche giorno e volete un po’ di relax sulla spiaggia per
riprendervi da un tour stupendo ma massacrante (come abbiamo fatto noi), può
essere divertente vedere il bagnino alla Baywatch sulle spiagge di Malibù, Santa
Monica, Venice o Long Beach, oppure andare al molo di Santa Monica o altre
cavolate simili, ma sono, appunto, cavolate. Non aspettatevi niente di più. E
ricordatevi che non è certo questo il piatto forte di questa terra. Insomma, il
mio personale suggerimento è: se avete i giorni contati e amate la natura
godetevi i parchi e non perdete tempo sulla Walk of Fame, a fare shopping a
Beverly Hills, a giocare a Las Vegas o su una qualsiasi spiaggia americana. Le
vere meraviglie NON sono lì.
Vi basti pensare che abbiamo conosciuto in aeroporto un americano che viveva a
Santa Monica ed era sposato con un’italiana ma se ne andava tutte le estati al
mare in Italia perché, a suo dire, molto più bello! In effetti, noi eravamo
d’accordo con lui.
DISABILI
Sarà probabilmente a causa
dell’obesità imperante che costringe moltissimi americani ghiotti di fast food
sulla sedia a rotelle (scordatevi di vedere le prosperose e bellissime ragazze
sulla spiaggia, alla Baywatch. Le più belle sono sempre straniere, perlopiù
europee), sta di fatto che l’America è un paese idilliaco per i disabili. Il
disabile lì è una persona totalmente indipendente (non come in Italia) grazie
alla totale assenza di barriere architettoniche e alla presenza massiccia di
strutture atte a facilitargli la vita. Lì è normalissimo vedere un disabile
prendere l’autobus da solo grazie a speciali elevatori presenti in ogni mezzo
(l’autista si fa in quattro per aiutarlo e i passeggeri aspettano in religioso
silenzio), tutti i parchi offrono percorsi adatti alle persone costrette su
sedie a rotelle (grazie a pavimentazioni o a delle passerelle costruite ad
hoc), e anche i supermercati e i centri commerciali si adoperano in tal
senso, con larghe corsie e “sedie elettriche” a disposizione dei clienti.
GLI
AMERICANI
Per me era la prima volta
negli Usa e mi aspettavo la spocchiosità, la boria, l’alterigia e la poca
disponibilità degli inglesi. Avete presente quando l’inglese finge di non
capirvi se non pronunciate perfettamente una parola?
Bene, in America scordatevi tutto questo. Forse nelle grandi città (come New
York o Washington) sarà così ma non nei paesi che attraverserete per visitare i
parchi (vi capiterà di leggere cartelli di ingresso a cittadine che contano 82
anime).
Le persone qui sono aperte e disponibili. A noi è capitato di bucare la ruota
della macchina e il gommista ce l’ha riparata gratis, oppure di chiedere
informazioni per raggiungere un posto e di essere addirittura accompagnati da un
locale.
Vi accorgerete inoltre che gli americani non possono assolutamente vivere senza
due cose: aria condizionata e ghiaccio. Anche in climi montani dove di notte
dormirete con le coperte sul letto e di giorno indosserete i maglioncini,
troverete in tutti i locali pubblici l’aria condizionata accesa. Quindi girate
sempre con un maglione nello zaino.
I
MITICI TRUCKS AMERICANI
Non è una leggenda o un mito
da film, esistono davvero! I tir americani sono bellissimi, sempre splendenti
(vi capiterà spesso di vedere camionisti intenti a pulire amorevolmente il loro
camion) e tutti personalizzati. Il più bello che abbiamo visto è stato un truck
dell’Harley Davidson.
COSA
PORTARE
Io ho sempre la solita lista
pronta per tutti i viaggi a cui, a seconda della meta, tolgo o aggiungo
qualcosa.
È superfluo dire che la macchina fotografica e la telecamera (le cassette
acquistatele in Usa, costano meno) sono indispensabili. Come pure lo è un
binocolo (per l’avvistamento degli animali) e un adattatore per la spina di
corrente. Inoltre in valigia non devono mancare asciugamani per il mare,
cappellini per il sole, protezione solare, phon, ombrelli, k-way, kit del pronto
soccorso, thermos, zaino frigo, panetti ghiaccio, e gli immancabili sacchetti
per alimenti (comodi e versatili).
Ebbene sì, lo confesso, sono la classica italiana che viaggia con una
bottiglietta d’olio d’oliva, del sale e dell’origano. Una bella caprese o
un’insalata tonno e pomodori in vacanza sono veloci e facili da preparare e un
vero toccasana per il fegato assai provato dalle salsine locali.
SHOPPING
Noi non avevamo
assolutamente intenzione di fare shopping. E sottolineo assolutamente. Le ultime
parole famose … Appena abbiamo visto i prezzi americani ci siamo dati allo
shopping selvaggio, anzi totalmente folle e incontrollato. Abbiamo comprato di
tutto! Dalle creme solari e stick protettivi per le labbra (costo della
protezione 30, 99 centesimi di dollaro! Non potevo crederci, in America costa
meno delle protezioni più basse) alle scarpe (dai dieci ai venti dollari per
scarpe da ginnastica e da trekking; 5 dollari per i sandali da trekking), dalla
roba da giardinaggio agli optional per la bici, ai farmaci, alle cassette per la
telecamera (21 dollari per 6 cassette Sony), magliette e pantaloncini (a 3-5
dollari), costumi, occhiali da sole,…. Ho dovuto comprare una valigia nuova e
menomale che viaggiamo sempre leggeri sennò avrei dovuto pagare il surplus.
Se non vi interessano le marche ecco di seguito le catene da noi frequentate che
trovate sparse ovunque: la 99 (tutto a 99 centesimi di dollaro), il Wal Mart
(chi non l’ha visto in un sacco di film americani?) e il City Market di Moab.
Anche a Venice (sul lungomare) e a Hollywood Boulevard (sulla Walk of Fame) si
acquistava a prezzi più che ragionevoli. E poi con l’euro così forte sul dollaro
è una vera pacchia. Specialmente per noi italiani che eravamo abituati ad essere
bistrattati ai tempi della Lira.
Un consiglio: se avete intenzione, come noi, di “NON” fare shopping andate negli
Stati Uniti con le valigie vuote e riempitele via via.
COSTO
DEL VIAGGIO
Noi abbiamo speso per 17
giorni di tour quasi 1.800 Euro in due, non a testa (escluso lo shopping)! Se mi
avessero detto che potevo andare a fare un tour itinerante negli Stati Uniti in
alta stagione spendendo così poco non ci avrei mai creduto.
Va detto che l’euro era a quasi 1,55 sul dollaro quando siamo partiti e a 1,58
quando siamo tornati (ora è arrivato addirittura a 1,60!): quindi avevamo un
cambio assai vantaggioso. Inoltre il volo aereo ci è costato 38 Euro a testa,
cosa non di poco conto.
L’auto ha influito pesantemente sul budget: abbiamo speso 681,00 euro circa (di
cui 269,00 € per il noleggio e 412,00 € di benzina). Tutto il resto ci è servito
per vivere: dormire, mangiare, pass per i parchi,…
Se volete risparmiare ancora di più rispetto a noi fatevi questo viaggio entro
la prima metà di giugno o nel mese di settembre, quando quasi tutti gli alberghi
non hanno ancora aumentato i prezzi perché l’alta stagione deve ancora
cominciare (mediamente inizia il 15 giugno) o è già finita (a settembre).
Troverete i prezzi notevolmente ridotti e, a volte, quasi dimezzati. Considerate
però che durante l’inverno, o in primavere e autunni particolarmente freddi,
molte strade all’interno dei parchi sono chiuse a causa della neve (ad esempio
la 120 dello Yosemite), ed è un vero peccato non poterle percorrere.
Infine, come ho già detto, con una guida migliore e un’accurata ricerca on line,
a mio avviso è possibile trovare hotel più economici di quelli da noi
frequentati, anche in alta stagione.
IL NOSTRO TOUR ON THE ROAD
Partenza
Lu 16/06/2008 – Ritorno Ve
04/07/2008
Lu
16/06PARTENZA Volo Roma/Los Angeles – Bakersfield
(California) Partenza
da Roma alle ore: 9.30. Arrivo a LA alle ore: 13.20.
Appena atterrati ritiriamo l’auto e in un paio d’ore arriviamo a Bakersfield
dove pernottiamo al Motel 6 per 49 US$ a coppia, non a testa (pari a 30 euro,
come riscontriamo immediatamente dopo il pagamento dal messaggino della
Mastercard).
Ma 17/06Bakersfield – Sequoia National Park – Merced
(California)
Partenza
da Bakersfield per il Sequoia
National Park dove, appena arrivati, acquistiamo l’Annual Pass per 80 US$.
All’interno del Sequoia facciamo due passeggiate: quella per raggiungere il
punto panoramico del Moro Rock e un’altra per vedere il General Sherman Tree
(una mega sequoiona da guinness dei primati).
Pernottamento al Motel 6 di Merced per 57 Us$ a coppia.
La cosa più bella vista oggi:
passeggiata al Moro Rock e le sequoie giganti. Considerazioni generali sul
Sequoia NP: è stato il
nostro primo parco e siamo rimasti molto colpiti dalla maestosità delle sequoie.
Le Sequoie viste in altri parchi non reggevano il confronto con quelle viste
qui: erano “alberelli”.
Indimenticabile la “foresta dei
Giganti”.
Me 18/06Merced – Yosemite National Park – Bishop
(California)
Partenza da Merced per lo Yosemite NP.
Una volta
entrati nel parco puntiamo alla strada 41 per vedere le cascate della sposa (Bridalveil
Fall). Un breve sentiero ci conduce proprio sotto alla cascata.
Riprendiamo la
macchina e continuiamo a percorrere la 41, subito dopo la cascata (prima del
tunnel) c’è un punto panoramico per ammirare el Capitan e l’Half Dome.
Proseguiamo
fino al Glacier Point dove con una breve passeggiata arriviamo al punto
panoramico dal quale si possono osservare le Yosemite Falls, l’Half Dome,…: la
vista è veramente mozzafiato.
A questo punto
riprendiamo la macchina per tornare indietro: dobbiamo attraversare il parco in
auto percorrendo una strada panoramica (la 120). Ritroviamo così el Capitan che
vediamo in tutto il suo splendore (è veramente maestoso).
A Olmsted Point
ci imbattiamo in un altro view point spettacolare e più avanti c’è un lago
incastonato tra i monti: il Tenaya Lake.
Pernottamento a
Bishop al Motel 6 per 67 US$ a coppia.
La cosa più bella
vista oggi:
il Glacier Point e la strada che attraversa il parco (la 120).
Considerazioni generali sullo Yosemite NP: merita assolutamente una visita! Lo
spettacolare panorama che si gode dal Glacier Point e la strada che attraversa
il parco (la 120) sono imperdibili.
Gi 19/06Bishop – Death Valley National Park (California) –
St. George (Utah) Partenza da
Bishop per la Death Valley (la valle della morte). Abbiamo scorte di acqua, cibo
(soprattutto frutta) e, ovviamente, il pieno di benzina.
Per capire
quanto sia inospitale questa valle basti pensare che non c’è il solito gabbiotto
del ranger che ti fa pagare l’entrata al parco. Esiste solo una macchinetta fai
da te.
Le prime cose
che vediamo entrando nel parco sono il Mosaic Canyon e le Sand Dunes.
Proseguendo incontriamo il Mustard Canyon (il cui colore è proprio quello della
senape), Furnace Creek (il nome dice tutto), il Golden Canyon (la cui
passeggiata ci dicono essere incredibile ma fa veramente troppo caldo per me e
mio marito si adegua alle mie esigenze rinunciando), l’Artist Drive con il
meraviglioso Artist Palette (la “tavolozza del pittore”: i suoi colori tolgono
il fiato), il Devils Golf Course (niente di eccezionale rispetto a tutto il
resto), Badwater. Indimenticabile anche la vista che si gode dallo Zabriskie
Point: nonostante la fatica della breve passeggiata che serve per raggiungerlo
ne vale la pena.
Avremmo dovuto
vedere anche la Dante’s View (anche questa consigliataci dal Visitor Center) ma
io avevo la pressione a due. Proprio non ce la facevo. Ho gettato la spugna.
Pernottamento
al Red Cliff Inn di St.George per 66.29 US$ a coppia. Dobbiamo spostare
l’orologio avanti di un’ora perché nello Utah il fuso orario è di -8 ore
rispetto all’Italia (in California era -9).
Non siamo
riusciti a raggiungere il Motel 6 perché abbiamo bucato una gomma. Per fortuna
non ci è capitato in mezzo al deserto!!! L’indomani mattina siamo andati da un
gommista (il Discount Tire) che ce l’ha riparata GRATIS! La scena è stata
buffissima perché quando il proprietario ci ha fatto vedere la fattura con
l’importo (0 dollari) e ci ha detto che per una semplice bucatura non avremmo
dovuto pagare nulla io e mio marito abbiamo detto in coro: sta scherzando? Il
proprietario e un paio di americani che aspettavano in negozio sono scoppiati a
ridere. Erano stupiti del nostro stupore!
In quel momento
mi sono tornate alla mente le parole di Darwin che concluse “The Voyage of the
Beagle” osservando che il viaggiatore “scoprirà quanto numerose sono le persone
gentili, con le quali non ha mai avuto né avrà mai più alcun rapporto, disposte
a offrirgli un aiuto disinteressato”.
La cosa più bella
vista oggi:
l’Artist Palette nell’Artist Drive e lo Zabriskie Point.
Considerazioni
generali sulla Death Valley:
per me che soffro di pressione bassa è stata una vera impresa. 50 gradi
all’ombra! E non aggiungo altro. Ma la vista della tavolozza del pittore (Artist
Palette) e dello Zabriskie Point (la passeggiatina per raggiungere questo punto
panoramico l’ho fatta con l’ombrellino da pioggia per cercare di ripararmi dal
sole cocente) mi hanno completamente ripagata della fatica. L’impatto con l’Artist
Palette mi toglie il fiato: sarà la sorpresa di vedere così tanti colori in
mezzo al deserto ma è di sicuro uno dei posti più incredibili che abbia mai
visto! Andateci al tramonto.
Portatevi acqua in quantità
industriale perché io l’ho usata anche per bagnarmi i capelli e il cappellino
(tecnica imparata in Egitto) prima di scendere per le brevissime passeggiate
panoramiche. Anche la frutta è d’aiuto.
Non forzate troppo l’auto se non
volete che vi abbandoni. Noi non abbiamo avuto problemi, abbiamo sempre tenuto
l’aria condizionata accesa, ma siamo stati mooolto attenti a non forzarla in
salita.
Una curiosità: ci è capitato di
incontrare un uomo tutto vestito di bianco che a mezzogiorno correva in mezzo a
quel torrido deserto stracarico di bottiglie d’acqua. Tra l’altro ho letto che
un altro turista l’ha incontrato qualche anno fa nello stesso posto quindi ero
convinta che fosse un locale. Invece oggi stavamo leggendo il giornale e abbiamo
scoperto che è un atleta veneto che per mestiere si diletta a percorrere i
deserti correndo.
Ve 20/06St. George – Las Vegas - Zion National Park – Cedar
City (Utah)
Partenza
da St. George per lo Zion NP.
Prima di arrivare allo Zion passiamo attraverso Las Vegas, piena zeppa di
casinò, palazzoni altissimi e molto kitsch: insomma la classica americanata. La
sera farà sicuramente un effetto diverso ma noi preferiamo non perdere tempo qui
e vedere i parchi.
Per visitare lo Zion bisogna lasciare la macchina al Visitor Center o in un
altro parcheggio poco più avanti (vicino al museo) e prendere lo shuttle. Con la
navetta percorriamo la Scenic Drive, una strada che va dal Visitor Center fino
alla Riverside Walk, dove facciamo una passeggiata di un’ora e mezza circa lungo
il fiume fino al canyon. Alla fine della passeggiata, se ci si vuole addentrare
nel canyon, bisogna camminare in mezzo al fiume e i sandali da trekking sono
quindi l’ideale. Noi l’abbiamo fatto per circa un chilometro in mezzo alle
gelide ma rinfrescanti acque. C’era chi aveva proseguito così per 12 km fino ad
arrivare alla gola.
Pernottamento a Cedar City al Super 8 in una bella suite con vasca idromassaggio
a due posti. Il tutto a 88.27 US$a coppia. Dopo la megafatica di ieri
alla valle della morte ce lo siamo decisamente meritato. Considerazioni generali sullo
Zion NP: lo Zion è stato,
insieme al Grand Canyon, il parco più affollato che abbiamo visitato. E
francamente, dal mio punto di vista, la cosa è inspiegabile. Se da un lato è
vero che può essere un ottimo posto per le persone costrette sulla sedia a
rotelle (vi sono molti sentieri pensati per le loro esigenze, come pure le
navette), e per le famiglie con figli piccoli (ci sono laghi e torrenti in cui
rinfrescarsi e bei prati verdi in cui fare il picnic e riposarsi sotto un
albero), che il sistema degli shuttle funziona veramente bene (che
organizzazione questi americani!) e che la passeggiata in riva al fiume fino al
canyon è suggestiva, dall’altra parte il paesaggio (canyon a parte) che si vede
e la vegetazione che si trova qui è assolutamente identica a quella delle nostre
montagne (a parte qualche sequoietta) e non presenta quelle particolari
caratteristiche che lo rendono unico e diverso da altri parchi da noi visitati.
Il canyon lo si vede anche in altri parchi ed è molto più maestoso (vedi, ad
esempio, Bryce o il Grand Canyon) e a noi è parso che non vi fosse nient’altro
di veramente caratteristico e speciale da vedere. Per di più faceva un caldo
spaventoso. E noi eravamo molto provati dal giorno prima.
Sa 21/06Cedar City - Bryce Canyon National Park (Utah) –
Glen Canyon National Park (Lake Powell – Arizona) – Page (Arizona)
Partenza
da Cedar City per il Bryce Canyon NP.
Appena arrivati al Bryce facciamo subito una splendida passeggiata panoramica da
Sunset Point (dove abbiamo lasciato la macchina) fino a Sunrise Point. Abbiamo
percorso il Navajo Loop Trail e il Queens Garden Trail. Il percorso dura 2-3 ore
in tutto e viene chiamato anche il Queens/Navajo Combination Loop. Consigliatoci
dal Visitor Center si rivela faticoso ma stupendo. Il sentiero scende a picco
nelle ripidissime gole del Canyon (il dislivello è impressionante) per risalire
più dolcemente più avanti. Lungo il percorso si passa in mezzo al Bryce
Amphitheater e si gode di una vista spettacolare.
Dopo aver pranzato nell’area picnic riprendiamo l’auto per vedere gli altri
punti panoramici del parco: l’Inspiration Point e il Bryce Point. Usciti dal
parco ci dirigiamo al Glen Canyon NP per vedere il lago Powell. Nel passaggio
dallo Utah all’Arizona guadagniamo un’ora (torniamo a -9) e così riusciamo a
vedere la spettacolare Lone Rock (la roccia solitaria) del Lake Powell.
Pernottamento a Page al Budget Inn per 67,63 US$ a coppia. Il Motel 6 (costava
un’ottantina di dollari) era pieno (siamo arrivati verso le 19.30) ma troviamo
questo albergo che costa anche meno.
La
cosa più bella vista oggi:
la passeggiata da Sunset Point a Sunrise Point, e il Lake Powell.
Considerazioni generali sul Bryce
Canyon NP: non ci sono
parole per descrivere questo parco. Le sue guglie (non a caso chiamate Pink
Cliffs) formano un anfiteatro di rara bellezza. È un paesaggio stranissimo che
non può non colpire per la sua particolarità. Per apprezzare meglio i colori di
queste formazioni rocciose, con tutte le loro gradazioni che vanno dal rosa al
rosso, bisognerebbe recarsi al parco all’alba (e godersi il panorama dal Sunrise
Point) e al tramonto (e godersi il panorama dal Sunset Point).
Inoltre è d’obbligo una passeggiata
nella discesa ripidissima che vi porta nella gola del Canyon in mezzo alle sue
maestose guglie, dove si ha la netta sensazione di essere atterrati in un altro
pianeta. Considerazioni generali sul Glen
Canyon (Lake Powell): il
Lake Powell è un enorme lago artificiale, formatosi grazie alle acque del fiume
Colorado in seguito alla costruzione di una diga (che si vede andando verso
Page). È un posto incantevole e occupa due stati: lo Utah e l’Arizona. Fa parte
della Glen Canyon National Park Area e per entrarci si può usare il solito pass
annuale.
L’altissimo roccione solitario
(chiamata appunto Lone Rock) che si erge al centro del lago si nota già
dalla strada, ma per gustare appieno l’atmosfera di pace che si respira al
tramonto, osservare i vari strati di colore (bianco, rosso, marrone, …), vedere
i canyon e i suggestivi panorami è meglio entrare nel parco.
Questo parco, che durante i weekend
brulica di persone e specialmente di famiglie che fanno giri in barca, al
tramonto è davvero vuoto: una vista spettacolare. Peccato non avergli dedicato
più tempo!
Tra l’altro, sempre da Page, mi
hanno detto che si può raggiungere l’Horseshoe Band: un posto fantastico i cui
colori sembrano uscire dalla tavolozza di un pittore. Purtroppo noi l’abbiamo
visto solo in foto.
Do 22/06Page – South Rim of the Grand Canyon – Painted
Desert – Kayenta (Arizona)
Partiamo
da Page per il Grand Canyon NP.
Entrati nel parco percorriamo in auto tutto il percorso blu (il “Village
Route”), fermandoci ai punti panoramici, fino ad arrivare all’Hermits Rest. Qui,
dopo aver parcheggiato, prendiamo la navetta per seguire il percorso rosso (l’Hermits
Rest, appunto), scendiamo alla terza fermata (“Powell Point”) e andiamo a piedi
fino alla quarta fermata (“Hopi Point”, un bellissimo sentiero di 500 metri a
strapiombo sul Canyon) dove riprendiamo lo shuttle per tornare indietro.
Riprendiamo l’auto e torniamo a “Mather Point” per parcheggiare l’auto e
prendere lo shuttle verde “Kaibab Trail Route”. La prima fermata dello shuttle è
South Kaibab: c’è la partenza per un sentiero molto ripido che noi evitiamo
accuratamente. Nella seconda fermata (“Yaki Point”) c’è un punto panoramico, ma
sinceramente era meglio il percorso dell’Hermits. Alla terza ed ultima fermata
c’è la partenza per un altro sentiero.
Uscendo dal parco ci fermiamo ad osservare la fantastica vista sul Grand Canyon
dalla torre del “Desert View”.
Ci dirigiamo verso la Monument Valley e, strada facendo, godiamo di uno
spettacolare scorcio sul Painted Desert (il deserto dipinto). Le rocce sembrano
davvero dipinte! Hanno diversi strati di colore ben separati tra loro: giallo,
rosso, marrone, grigio,…
Pernottamento a Kayenta al Best Western per 146,90 US$ a coppia. Questo è stato
il prezzo più alto di tutta la vacanza! La media è stata circa di 48 Euro (circa
75 US$) a notte.
In questo paesino sperduto nel deserto, il cui unico privilegio è la vicinanza
alla Monument Valley, sembrano non esserci Motel e la ricettività alberghiera è
davvero scarsa. Quando arriviamo noi (alle 22) è tutto pieno. La fortuna ci
aiuta perché, dopo aver passato vari alberghi, nell’istante in cui metto piede
al Best Western e leggo l’ennesimo cartello “No Vacancy”, la receptionist, che è
al telefono, mi dice di aspettare perché le stanno disdicendo in quel preciso
momento una camera. Subito dopo di me entrano altri due americani in cerca di
una stanza ma ormai la camera è mia! Loro sono costretti a pagare ancora di più
per trovare un letto.
La
cosa più bella vista oggi:
la passeggiata da Powell Point a Hopi Point e il belvedere di Desert View dalla
torre.
Considerazioni generali sul Grand
Canyon South Rim: il
Grand Canyon ha due versanti di osservazione: il North Rim e il South Rim, che
sono mooolto distanti tra loro. Quindi bisogna scegliere prima quale versante si
vorrà visitare perché ci si arriva da due strade differenti.
A differenza di molti turisti che
sono rimasti totalmente estasiati da questo parco a noi non è successa la stessa
cosa. Con questo non voglio assolutamente dire che non valga la pena di essere
visitato (anzi, andateci!) ma, più semplicemente, che abbiamo visto parchi molto
più belli o, più semplicemente, parchi sui quali non avevamo aspettative così
alte e quindi, forse proprio per questo, ci hanno lasciati senza parole (ad
esempio il Bryce Canyon il giorno prima).
In ogni caso, sarà perché c’era
troppa gente (trovare parcheggio era un’impresa! E lo “scontro” nelle
passeggiate la norma), sarà perché la ragazza del Visitor Center non ci ha
consigliati molto bene (non mi è sembrata particolarmente organizzata e
propositiva. Forse era il suo primo giorno di lavoro), sarà perché avevamo forse
troppe aspettative, sta di fatto che il Grand Canyon è stata un po’ una
delusione. Tra l’altro parlando con degli americani (purtroppo solo dopo averlo
visitato) ci è stato detto che il South Rim (dove siamo andati noi) viene
altamente consigliato dai Visitor Center perché vi sono più strutture turistiche
e sono state investite molte risorse per potenziare appunto l’offerta turistica
su quel lato del Canyon; è quindi una sorta di raccomandazione politica. Per
questo esistono le guide alla Lonely Planet: per consigliarti il percorso più
bello indipendentemente dalle “pressioni” governative. Ma la Lonely ci ha
miseramente traditi consigliandoci il South Rim!
Comunque, ci è stato raccontato che
il North Rim ha una vista spettacolare sul Canyon, dato che il punto di
osservazione è molto più alto rispetto al South, senza contare che lì i turisti
sono veramente pochi (dato che vengono tutti dirottati dall’altra parte) quindi
è molto più semplice e piacevole girare per il parco. Il mio consiglio è quindi
di provare il meno caotico e più suggestivo versante Nord. Poi, fatemi sapere.
Lu 23/06Kayenta - Monument Valley – Mexican Hat – Valley of
Gods – Navajo Twins – Wilson Arch – (Moab) – Arches National Park – Moab (Utah)
Partenza
da Kayenta per vedere la Monument Valley. Si prosegue passando per Mexican Hat
(il cappello del Messicano), la Valley of Gods (stupenda), i Navajo Twins (sono
proprio due rocce gemelle), Wilson Arch, fino ad arrivare all’Arches National
Park.
Arriviamo all’Arches nel pomeriggio e ci dirigiamo subito al Visitor Center.
Dopo aver preso tutte le informazioni ci avviamo in auto al Park Avenue
Viewpoint and Trailhead dove ci hanno consigliato di fare una passeggiata che
sembra veramente meravigliosa, ma che decidiamo di rimandare a più tardi
(vogliamo prima vedere il Delicate Arch). Continuando il nostro tour dentro il
parco vediamo i Three Gossips, The Organ, Courthouse Towers Viewpoint, Petrified
Dunes Viewpoint, il Balanced Rock (dove vediamo un paio di conigli), il Garden
of Eden, North Window e South Window e il fantastico Double Arch (scendiamo
dall’auto e facciamo la breve passeggiata che ci conduce proprio sotto all’arco
doppio. Fatela! È veramente fantastico!).
Riprendiamo l’auto per arrivare alla faticosissima passeggiata di 5 km (andata e
ritorno) che ci porterà ad osservare in religioso silenzio il meraviglioso
tramonto sul Delicate Arch. Quando torniamo alla macchina sono quasi le 21 e
dobbiamo, a malincuore, interrompere la nostra visita a questo parco.
Mi hanno consigliato al Visitor Center, ma non l’abbiamo visto per mancanza di
tempo: la passeggiata di un quarto di miglio da Lower Delicate Arch Viewpoint a
Upper Viewpoint, poi Fiery Furnace Viewpoint, e la passeggiata per vedere Tunnel
Arch, Pine Tree Arch, Landscape Arch.
Pernottamento al Rustic Inn di Moab per 67,00 US$ a coppia. Questo albergo si
stava rinnovando e aveva alcune camere ad un prezzo molto basso perché dovevano
ancora finire i pavimenti. Quindi l’arredamento era tutto nuovissimo ma mancava
la moquette per terra (tra l’altro, secondo me, è molto più igienico senza). Ci
siamo fermati a prenotare l’albergo prima di visitare l’Arches.
La
cosa più bella vista oggi:
la Monument Valley. L’Arches NP: in particolare, la passeggiata fino a Double
Arch e, soprattutto, quella per arrivare al Delicate Arch. Considerazioni generali sulla
Monument Valley: a mano a
mano che ci si avvicina alla Monument Valley sembra proprio di trovarsi dentro
un film Western. Pare quasi di udire la classica canzoncina (ve la ricordate?)
e, con un po’ di immaginazione si vede anche John Wayne a cavallo. Questa
meravigliosa valle infatti l’avrete certamente già vista in uno dei tanti film
che l’hanno resa celebre. Per vederne bene i colori vi consiglio l’alba o,
meglio ancora, il tramonto.
Noi abbiamo scelto di osservarla
dalla strada che ci passa proprio in mezzo. I racconti di coloro che ci sono
stati non ci hanno convinti ad addentrarci nella riserva per un’escursione coi
navajos. Le cose che si possono ammirare dall’interno ci sono sembrate
esattamente le stesse visibili dall’esterno.
Considerazioni generali sull’Arches NP: questo parco vanta la più alta
concentrazione di archi di arenaria di tutto il mondo. Questi archi sono una
vera opera d’arte della natura e ne esprimono la potenza: infatti si sono
formati grazie alla costante erosione del vento, che ad Arches soffia
ininterrottamente. Lo spettacolo offerto da monumenti come il Double Arch e il
Delicate è davvero singolare. Dopo aver faticosamente raggiunto il Delicate Arch
per goderci il tramonto da lassù siamo rimasti incantati da quest’opera naturale
e profondamente colpiti dal silenzio che regnava tutt’intorno nonostante la
folla di turisti presente. Erano tutti in silenziosa contemplazione.
Abbiamo un unico rimpianto: non aver finito di esplorare il parco!!!
Ma 24/06
Moab– Dead Horse Point State Park (Utah) – Canyonlands National Park (Utah) –
Rock Springs (Wyoming)
Partenza
da Moab per il Dead Horse Point State Park.
Per visitare il Dead Horse dobbiamo pagare 10 US$ perché è un parco statale
(Utah), non nazionale (USA). Ci dirigiamo subito al punto panoramico e prendiamo
il sentiero sulla destra per ammirare meglio la vista che spazia sulla valle,
sul fiume Colorado, e sul parco di Canyonlands.
Riprendiamo la macchina per addentrarci nel Canyonlands NP, dove, dopo la nostra
solita sosta al Visitor Center, ci avviamo subito al Grand View Point Overlook
per fare la passeggiata (un miglio), dove rimaniamo colpiti da delle “terrazze”
naturali (di roccia) che sembrano sospese nel vuoto e non sono protette da
ringhiere.
Subito dopo pranzo iniziamo il lungo viaggio verso lo Yellowstone.
Nel passaggio dallo Utah al Wyoming torniamo a -8 rispetto all’Italia. Abbiamo
perso un’ora.
Pernottamento a La Quinta Inn di Rock Springs per 144,72 US$. Dopo aver cercato
inutilmente un albergo in lungo e in largo, ed essercela vista brutta, chiedo
alla receptionist di un hotel se può fare qualche chiamata in giro (ormai sono
le 22 passate). L’unica stanza disponibile in tutta la città era presso La
Quinta Inn e lo era perché l’aria condizionata era rotta. Ciò ci frutta anche un
po’ di sconto (una ventina di dollari circa). Abbiamo dormito con la coperta. Ma
come fanno gli americani ad usare l’aria con un clima simile?
La nota positiva di questo albergo è stata la ricca colazione. Ci siamo
preparati pure dei bagel con hamburger e formaggio fuso per il pranzo. Una vera
leccornia.
La
cosa più bella vista oggi:
la vista di Dead Horse Point e la passeggiata a Canyonlands.
Considerazioni generali sul
Canyonlands NP: il
Visitor Center ci ha consigliato il Green River Overlook e il Grand View Point
Overlook. Abbiamo visto solo il secondo. Siamo rimasti sorpresi dal radicale
cambiamento di paesaggio rispetto ad Arches. Questi due parchi sono molto vicini
ma molto diversi tra loro. Un bel posto ma, forse, andava visto prima di Arches,
per poterlo apprezzare meglio. Non regge il confronto con le sensazioni provate
il giorno prima di fronte agli archi modellati dal vento.
Me 25/06Rock Springs – (Jackson) - Grand Teton National
Park – Jackson (Wyoming)
Partenza
da Rock Springs per il Grand Teton NP.
Dopo aver parcheggiato la macchina facciamo la passeggiata che costeggia il
Jenny Lake (è un loop di 10 km circa) e avvistiamo un paio di castori, con uno
c’è quasi lo scontro!
Pernottamento al Motel 6 di Jackson per 96,00 US$ a coppia. Purtroppo per il
giorno dopo hanno solo delle camere per fumatori e quindi dovremo cambiare
albergo. Ci siamo fermati a prenotare questo albergo prima di andare al Teton. Considerazioni generali sul Grand
Teton NP: anche in questo
caso, come per lo Zion, il paesaggio e la vegetazione ricorda quella delle
nostre montagne. L’unico valore aggiunto è che se si va lì verso l’ora del
tramonto si vedono interi branchi di cervi pascolare tranquillamente lungo la
strada.
Gi 26/06Jackson - Yellowstone - Jackson (Wyoming)
Partenza
da Jackson per lo Yellowstone. Bisogna per forza passare attraverso il Teton e
ci vogliono quasi due ore per arrivare all’Old Faithful.
Decidiamo di fare il Grand Loop (142 miglia) per visitare bene il parco e avere
maggiori possibilità di avvistare gli animali (che si trovano soprattutto nella
parte più a nord).
La nostra prima tappa all’interno dello Yellowstone è l’Old Faithful. Dopo aver
parcheggiato la macchina aspettiamo l’ora x: ogni ora e mezza circa il geyser
emette un getto d’acqua che arriva anche a 60 metri di altezza. C’è una
tolleranza di 10 minuti prima e dopo l’ “ora x”, che viene indicata nel Visitor
Center accanto all’Old Faithful. Puntuale come un orologio ecco il geyser che
“esplode” con un’incredibile getto d’acqua.
Riprendiamo l’auto e continuiamo il tour. Ci fermiamo al Midway Geyser Basin e
facciamo una magica passeggiata (è un loop) sul cratere del geyser.
Torniamo al parcheggio e ci avviamo alla terza tappa: Fountain Paint Pot, dove
facciamo un’altra passeggiata (è sempre un loop) nel corso della quale vediamo
altre meraviglie della natura (geyser, pozze di fango in ebollizione, un
laghetto da sogno, …).
Risaliamo in auto e raggiungiamo Mammoth Hot Spring, dove facciamo un’altra
passeggiata per vedere le “scale” di travertino e le sorgenti di acqua calda.
Poi via a vedere la Tower Fall, che al confronto con tutto il resto sembra quasi
un nonnulla. E infine chiudiamo il nostro giro del Grand Loop al tramonto con l’Artist
Point (subito dopo il Canyon Village), un tripudio di colori in mezzo al canyon
e alle cascate (Upper Falls).
Il nostro tour è stato ricco di avvistamenti di animali: marmotte, due orsi (uno
ha addirittura attraversato la strada e si è nascosto dietro la nostra auto. Che
emozione!), un branco di pronghorn (una specie di cervi), decine di bisonti
(anche questi a un metro dalla nostra auto), due maestose alci, un cerbiatto,
scoiattoli (ma ormai a loro siamo abituati. Ogni parco ne è pieno) e svariati
branchi di cervi.
Pernottamento al Gables Motel per 116,00 US$ a coppia. Un furto con scasso.
L’hotel è caro (sempre meno degli altri ma comunque più del Motel 6) e la
pulizia lascia un po’ a desiderare. Del resto la Lonely non menziona nemmeno
questo paese (che è l’unico prima del parco arrivando da sud) quindi è troppo
sperare in una dritta per un albergo economico. Non abbiamo voglia di girare per
cercare qualcos’altro, perciò ci accontentiamo.
La
cosa più bella vista oggi:
l’Old Faithful, e soprattutto il Midway Geyser Basin, Fountain Paint Pot, e l’Artist
Point.
Considerazioni generali sullo Yellowstone NP: assolutamente imperdibile! Vale
tutto il viaggio. Andare in Usa e non vederlo sarebbe come visitare Roma senza
aver visto il Colosseo o andare in Egitto e non recarsi ad Abu Simbel. Se poi
amate gli animali questo è il posto giusto per vederne tanti! Questo parco,
infatti, ha la più alta concentrazione di fauna spontanea di tutti gli Stati
Uniti continentali. Quando vedrete una fila di macchine lungo la strada, e
un’orda di persona armate di macchina fotografica e telecamera, fermatevi!
Sicuramente hanno avvistato qualche animale. Inoltre fatevi dare dal Visitor
Center la cartina in cui si segnalano tutte le specie presenti nel parco e i
posti più probabili in cui incontrarle.
Vedete questo parco per ultimo
perché tutto ciò che vedrete dopo verrà oscurato dal ricordo dello Yellowstone e
probabilmente non riuscirete ad apprezzarlo.
Nonostante avessi aspettative molto
alte questo parco non le ha deluse, anzi le ha superate. Forse siamo stati anche
fortunati per la quantità di animali visti, ma le bellezze naturali sarebbero
state di per sé più che sufficienti a rendere questa visita indimenticabile,
unica ed irripetibile. Siamo rimasti veramente colpiti e affascinati.
Lo Yellowstone è stato il primo
parco nazionale istituito al mondo (nel 1872) e, nonostante 20 anni fa sia stato
vittima di un terribile incendio durato tre mesi (i cui effetti sono ben
visibili in tutto il parco), riesce a rapire il turista con le sue bellezze e le
sue peculiarità: come i suoi geyser (una buona metà di tutti quelli esistenti al
mondo si trovano qui) che sono davvero uno spettacolo mozzafiato. Personalmente
ho apprezzato non solo l’Old Faithful, il più famoso di tutti, ma anche il
geyser del Fountain Paint Pot, il cui caleidoscopio di colori (giallo, azzurro,
grigio,…) fa quasi dimenticare di osservare l’acqua mentre “esplode” , tanto si
è rapiti dalle sue sfumature. Ci si chiede come facciano ad esistere tali e
tante gradazioni in natura. Ma questo accade durante l’esplorazione di tutto il
parco.
Un altro posto per me
indimenticabile all’interno di questo parco è stato il Midway Geyser Basin, dove
abbiamo fatto una passeggiata (si tratta di un loop) sul cratere del geyser e
abbiamo visto l’acqua bollente da lui prodotta tuffarsi direttamente nel fiume
gelato. Con tutto quel fumo provocato dal calore prodotto dal cratere e tutti
quei colori (giallo, arancione, rosso, grigio, azzurro, blu,…) mi sono ritrovata
in un’atmosfera veramente magica, sembrava di essere dentro un film della Walt
Disney e stavo solo aspettando che spuntasse un unicorno o qualche altro animale
fatato. Cosa che, ahimè, non è successa.
Tra i luoghi imperdibili anche l’Artist
Point, la cui vista mozzafiato sul canyon e sulle cascate dell’Upper Falls,
unita alle fantastiche gradazioni di colore della roccia (che mi hanno ricordato
molto l’Artist Palette della Death Valley) sembra un capolavoro della natura.
Per vedere bene i colori però andateci al tramonto!!!
Ricordatevi inoltre che dallo
Yellowstone a Los Angeles ci vogliono tre giorni pieni di macchina, quindi
considerate per tranquillità 4 o 5 giornate per avere il tempo di gestire
eventuali imprevisti (rottura della macchina, malesseri causati da aria
condizionata, cibo, …).
Ve 27/06Jackson – Salt Lake City – Elko
Partenza
da Jackson verso Los Angeles. On the road.
Pernottamento a Elko al Motel 6 per 58.23 US$ a coppia.
Sa
28/06Elko – Reno – Sacramento – Fremont Partenza
da Elko verso Los Angeles.
On the road. Abbiamo deciso di non visitare San Francisco e la Napa Valley. La
prima perché non ci incuriosisce particolarmente, la seconda perché io sono
astemia e mio marito non potrebbe bere dovendo guidare (anche se un giretto alla
“Sideways” – vi ricordate il film? – potrebbe essere divertente). Preferiamo
vedere la costa tra San Francisco e Los Angeles e, soprattutto, riposarci su
qualche spiaggia per riprenderci da questo faticoso tour.
Pernottamento a Fremont al Motel 6 per 52.91 US$ a coppia.
Do
29/06Fremont – Big Sur (Monterey-Cambria) – Santa Barbara –
Ventura (California) Partenza
da Fremont per il Big Sur (il tratto da Monterey a Cambria).
Percorriamo la Hwy 1 dove ogni 100 metri c’è un punto panoramico ma a metà
strada dobbiamo tornare indietro a causa di un incendio scoppiato nel parco
nazionale di Los Padres. La Lonely Planet, che dava questo posto come
imperdibile, diceva: “la costa qui è di una tale bellezza da mettere
soggezione”. La definizione non ci trova concordi. Certo, è carino, ma in molti
posti della nostra Italia (Sardegna, Puglia, Sicilia,…) e nelle isole tropicali
da noi visitate gli scorci sul mare sono decisamente più affascinanti.
Ci dirigiamo a Ventura per informarci sulle Channel Island, soprannominate le
Galàpagos californiane. Dopo aver guardato qualche depliant, la cosa non ci
convince, sembra troppo turistica, la classica americanata: giro in barca con
cocktail, aria condizionata e sollazzi vari. La natura sembra passare in secondo
piano e quand’è così il dubbio è che non sia poi così spettacolare. Per di più
le vere Galàpagos le abbiamo viste e ciò che si vede negli opuscoli non ci
sembra nemmeno lontanamente paragonabile.
Pernottamento al Motel 6 di Ventura per 65.99 US$ a coppia. Chiediamo alla
receptionist di prenotarci il Motel 6 di Los Angeles per 3 notti.
Lu
30/06Ventura – Malibù – Los Angeles Partiamo
da Ventura diretti alla spiaggia di Malibù per un meritatissimo riposo. Ci
sollazziamo al sole!
Pernottamento al Motel 6 di L.A. (Harbor City) per 3 notti al costo complessivo
di 215,00 US$ a coppia. A Los Angeles il Motel 6 ha moltissimi alberghi
dislocati in tutta la città. Io ho scelto quello di Harbor City perché, oltre ad
essere uno dei più economici, stava a metà strada tra Venice e Long Beach, e in
più non lontano dall’aeroporto.
Ma 01/07Los Angeles In mattinata visitiamo
Beverly Hills, West Hollywood, Hollywood: Rodeo Drive, Hollywood Boulevard, la
Walk of Fame (passeggiata da La Brea Boulevard a Vine Street). Vista della scritta Hollywood sulla
collina. L’espresso dello Starbucks è veramente buono! E lo shopping su
Hollywood Boulevard non è per niente costoso. Finalmente per trovare qualcosa
per me non devo andare nel reparto bambini o adolescenti. La taglia 40 esiste
anche in America, però corrisponde alla 36.
Nel pomeriggio visitiamo la spiaggia di Santa Monica (il Santa Monica Pier: il
molo dei divertimenti) e facciamo una passeggiata a Venice Beach (l’Ocean Front
Walk), dove è pieno di bancarelle e mercatini vari.
Me
02/07Los Angeles Trascorriamo la giornata a Long Beach, spiaggia decisamente meno caotica di
quelle visitate finora. Finalmente un po’ di silenzio, pace e tranquillità.
Gi
03/07RITORNO Volo Los Angeles - Roma Volo ore
15.20 da LA.
Arrivo a Roma il 4 luglio ore 12.10.