“La Siria è
un paese canaglia”, “Ti fidi ad andare in Siria in camper?”, “O ti rapiscono o
ti sparano”… Questi i luoghi comuni di amici e conoscenti prima della partenza.
Ma dov’è la
Siria dei nostri telegiornali? I presunti terroristi che si allenano alla guerra
incitati da un regime o dall’altro non hanno niente a che vedere con le persone
solari e generose che abbiamo incontrato, le donne curiose e gentili, i bambini
con gli occhioni sgranati nel visitare la nostra casa viaggiante. Non armi ed
esplosivi, ma the e pasticcini; non propaganda politica e religiosa, ma voglia
di confrontarsi; non inganni e delinquenza, ma disponibilità estrema.
Ma partiamo
dall’inizio…3 settimane di ferie, facciamo due conti: fin dove si può arrivare?
La Siria ci sembra un’ottima meta visto che Turchia e Giordania le abbiamo già
visitate.
Coinvolgiamo
nell’avventura una coppia di amici alla loro prima esperienza Mediorientale. Se
tutto va bene loro proseguiranno per la Giordania. Beati loro, sono in pensione
e non hanno problemi di tempo!
Partiamo nel
pomeriggio di sabato 25 Settembre e la prima sosta per la notte è in prossimità
di Trieste, dove ci incontreremo con Paola e Goffredo che provengono da Lecco.
Nei prossimi
tre giorni, guidando circa 12 ore al giorno, passiamo tutte le frontiere:
Slovenia, Croazia, Serbia, Bulgaria e Turchia, fino ad arrivare in tarda serata
in Siria, dopo aver percorso ben 3130 Km. Le strade sono tutte facilmente
percorribili e scorrevoli tranne che in Bulgaria dove, malgrado si paghi un
ticket settimanale per l'autostrada, ci sono lunghissimi tratti di statale
pessima, soprattutto in prossimità di Sofia.
Decidiamo di
sbrigare le formalità doganali anche se è tardi, sperando che essendoci poche
persone in transito, il processo sia rapido e indolore, ma ovviamente ci siamo
illusi…Per 2 ore ci aggiriamo da un ufficio all’altro, pagando tasse, balzelli e
bustarelle varie, compilando numerosi moduli e cercando di orientarci con il
nostro inglese stentato nei meandri della burocrazia.
Quando
finalmente ci lasciamo alle spalle la frontiera tutti euforici, ci coglie la
stanchezza e dopo una cena veloce, ci addormentiamo di botto nel parcheggio
della dogana.
Prima cosa da
fare: il pieno! Siamo arrivati con i serbatoi in riserva per poter godere
totalmente del gusto di fare un pieno con 20 euro e poi dobbiamo pure
ammortizzare la tassa sul gasolio di 200 euro che abbiamo pagato in dogana…
Fatto questo
ci dirigiamo verso la nostra prima meta: Qal’at Samaan, San Simeone. Le
indicazioni stradali sono comprensibili, le strade discrete, ma soprattutto le
persone a cui chiediamo si fanno in quattro per darci indicazioni.
Non spendo
troppe parole sulle rovine della cattedrale: sulla cima di un monte, con il sole
a picco sulle bianche colonne, il primo assaggio di Siria ci esalta e le foto si
sprecano.
Mentre
scendiamo, pieni di entusiasmo, diamo un passaggio a due autostoppisti spagnoli
e, approfittando della compagnia, decidiamo di visitare anche le rovine nei
dintorni.
E' così che
ci troviamo a passeggiare per un paesino con case a cupola e veniamo subito
invitati a condividere una tazza di the con un signore e tutta la sua famiglia.
La conversazione è particolarmente difficile, in pratica ci intendiamo a gesti,
ma quando capiscono che lavoro in ospedale, subito saltano fuori numerosi
farmaci e altrettanti malanni su cui mi si chiede di esprimere un parere... E'
una parola, la mia capacità di mimica è limitata, di esprimermi in arabo non se
ne parla, per cui la comicità è la regola.
Dopo questo
intermezzo ci dirigiamo ad Aleppo, affrontando il traffico cittadino con i Blues
Brothers a tutto volume. Per fortuna incontriamo un poliziotto patito di
Valentino Rossi che ci fa accompagnare fino al parcheggio dei pullman sotto
l'hotel Sheraton... Così possiamo vantarci di alloggiare in un hotel di lusso!
Nel
pomeriggio visitiamo la moschea, nascondendoci sotto delle apposite “vestaglie”
fornite per una modica cifra all'ingresso. Il luogo è molto bello, ma è ancora
meglio sedersi a guardare le persone, i loro vestiti e gli atteggiamenti. I
turisti sono chiaramente riconoscibili per le tuniche particolari e il naso
all'aria. Il clima fra i siriani è molto rilassato, quasi da picnic festivo. C'è
chi chiacchiera, chi prega, chi si appisola, ma in questa diversità di
atteggiamenti, spicca l'incedere maestoso delle donne velate. E' un
abbigliamento che vedremo quasi esclusivamente ad Aleppo: donne
interamente coperte di abiti neri, occhi compresi, guanti neri, solo la
direzione in cui vanno ci fa distinguere il dietro dal davanti!
Ovviamente la
cosa ci incuriosisce, in tutti i paesi musulmani fino ad ora visitati non
abbiamo mai visto un indumento così integrale, per cui ci mettiamo ad osservarle
di sottecchi ovunque le vediamo. Dopo lungo meditare e parecchia osservazione,
crediamo di capire che lungi dall'essere prevaricate, queste donne fanno parte
di una élite. Borsette e scarpe sono strafirmate. Le troviamo maggiormente
concentrate in entrata e in uscita da negozi di lusso che per prezzi competono
con l'Italia. Non vediamo i loro occhi, ma tutto l'atteggiamento dà l'idea di
voler prendere distanza dalla comune plebaglia, non solo dai turisti, ma dai
loro stessi compatrioti.
Va bè, paese
che vai, snobismo che trovi!
Ritorniamo
tranquillamente al camper per una cenetta intima. Siamo abbastanza stanchi, le
strade, le emozioni e la novità ci hanno stremato.
Il giorno
dopo proseguiamo la nostra visita con la Cittadella, ammirati dai possenti
bastioni e dalla vista che spazia su tutta la città. A seguire il solito
divertente giro nel suk, con l'acquisto di quintali del famoso sapone di Aleppo,
che i nostri pazienti mariti si caricheranno sulle spalle. Poi, visto che
pesa, loro tornano ai camper e noi donne decidiamo di farci un giro al bagno
turco. All'inizio sbagliamo ed entriamo nell'imponente bagno degli uomini, poi
un indolente giovanotto ci accompagna ad almeno un chilometro di distanza in
quello delle donne, che è tutt'altra cosa. Ambiente sporco e fatiscente, due
donne che ci guardano con malcelato disprezzo per aver disturbato il loro
meritato riposo e trattamento conseguente. Pagamento salato e ovviamente
anticipato e alla fine di tutto ciò pretendono pure la mancia! Va bè che siamo
turisti, ma fessi no!
Questa,
insieme alla propensione di alcuni bigliettai nel darti volutamente il resto
sbagliato (ovviamente a favore loro), è l'unica nota negativa da rilevare in
tutto il viaggio.
Ci aspetta una cena in un ristorantino locale per un prezzo irrisorio poi a nanna.
Per fortuna
il nostro parcheggiatore di fiducia ci chiede un passaggio per casa sua che,
guarda caso, è giusto nella direzione programmata e questo ci permette di uscire
dalla città senza troppe sofferenze, perchè se fuori dalle città le indicazioni
stradali sono chiare e frequenti, all'interno si dà per scontato che tutti
sappiano dove devono andare!
Prossima meta
Rasafa, ma lungo la strada decidiamo di sconfiggere il caldo fermandoci al lago
Al Assad, formato da una diga sul mitico Eufrate.
Un piccolo
fraintendimento con i militari di guardia alla diga finisce fra le risate, dopo
di che un tuffo nelle acque azzurre e calme del lago aiuta a rinfrescare il
clima. Ogni tanto qualche curioso si ferma a guardarci senza per questo essere
fastidioso.
Ne
approfittiamo anche per una breve visita alla Fortezza Ja'abar, quasi
interamente ricostruita, ma che specchiandosi imponente nel lago, fa un
bell'effetto.
Si riparte
per arrivare al tramonto a Rasafa, antica città sumera. Le mura ben conservate
sono uno spettacolo, forse per l'isolamento del luogo, o perchè siamo
praticamente gli unici visitatori. Anche i riflessi del sole calante sulle rocce
antiche crea quella suggestione che rende bellissimi persino i ruderi più
miseri.
Dormiamo
tranquilli ai piedi delle mura che hanno resistito al trascorrere del tempo, a
guerre e terremoti... Meglio dei nuovi edifici dell'Aquila!
Sulla via per
Halabiye troviamo un enorme mercato locale, non il solito suk turistico, ma
proprio le bancarelle per gli abitanti di tutti i paesini circostanti.
Ovviamente ci fermiamo a fare un'orgia di compere: olive, peperoni, frutta
locale, spezie. E' più quello che mangiamo che quello che compriamo, perchè
tutti fanno a gara per farci assaggiare i loro prodotti, più per curiosità che
per desiderio di vendere. I colori, gli odori (non sempre piacevoli visto anche
la presenza del bestiame), la confusione unita a un'afa opprimente perchè siamo
in prossimità del deserto, contribuiscono a farci assaporare intimamente l'anima
di questo paese e di questo popolo.
Prossime
mete, Halabiye, Doura-Europos e Mari.
Nessuna di
queste tre città in rovina rappresenta un grosso spettacolo per i non esperti in
civiltà antiche, perchè purtroppo le rovine sono veramente scarse e in alcuni
casi mal tenute.
Due però le
cose da segnalare, un tuffo nell'Eufrate con panorama sull'antica Mesopotamia
che ci fa scorrere un brivido di antiche reminescenze scolastiche ed un
incontro-scontro in tarda serata con una tempesta di sabbia. Per chi non ci si
fosse mai trovato in mezzo, come noi del resto, la tempesta di sabbia è come
quella di neve, solo che è rossa, calda e ti si infila fra i denti. Siamo
comodamente seduti a tavola, fuori fra i due camper, quando incuriositi vediamo
un velo rosso che si avvicina. Il tempo di capire di cosa si tratta, prendere
armi e bagagli ed infilarci nei rispettivi mezzi di trasporto e già siamo pieni
di questa polvere finissima che invade vestiti, capelli e abitacolo. I camper ne
usciranno malconci e il lavoro per pulirli sia fuori che dentro sarà
notevole... E meno male che non eravamo in viaggio!
Questa
mattina io e Paola, navigatrici di bordo, abbiamo avuto la brillante idea di
raggiungere Al Bukamal, a un chilometro dall'Iraq, da cui dovrebbe partire una
strada segnata sulla cartina in direzione Palmira, che ci farà risparmiare 200
km.
Arrivati alla
città di confine chiediamo informazioni e in breve tempo ci ritroviamo
circondati da una ventina di persone che cercano di farci capire che questa
strada non esiste. Noi testone, con una cartina recente in mano, continuiamo ad
insistere che dovrebbe esserci... In breve la confusione attira un militare, che
dopo aver controllato i documenti ci spiega che la strada in effetti c'è, ma è
talmente pericoloso percorrerla a causa delle infiltrazioni di soldati iracheni,
che anche i militari transitano solo formando un convoglio.
Zitti zitti,
ce ne torniamo sui nostri passi, sorbendoci i brontolamenti dei nostri due
uomini, che con il senno di poi ci dicono “te l'avevo detto”!
Ritorniamo a
Deir-ez-zor e imbocchiamo la strada che attraversa il deserto fino a Palmira.
Come sempre
arriviamo al tramonto, ci posizioniamo ai piedi del castello che domina le
rovine e ci godiamo lo spettacolo del sole calante in mezzo a 200 o 300 turisti
che però una volta arrivato il buio, ritornano ai loro pullman e ci lasciano
soli e soletti nel parcheggio. Tira un vento gelido, che però ha il pregio di
rendere limpido il cielo, per cui oltre allo spettacolo notturno di Palmira
illuminata dalle luci soffuse ci godiamo anche una stellata che nei nostri cieli
lombardi non vediamo più da anni.
Al risveglio
spostiamo il camper all'interno del sito e iniziamo la visita che durerà tutto
il giorno.
Non sto ad
elencare le bellezze di Palmira in quanto foto e guide turistiche possono dare
notizie più complete, invece ci è rimasta nel cuore la visita in una tenda di
pastori. Vagando vicino alle torri funerarie abbiamo visto un po' fuori dalle
solite rotte, questa tenda circondata da un gregge di capre e non abbiamo
resistito alla tentazione di avvicinarci. Siamo stati accolti con estremo
entusiasmo, ci hanno offerto lo sciroppo di melograno che stavano preparando in
quel momento, uno yogurt fatto da loro, ma questo si è arrischiato a berlo solo
Luca, ovviamente il the, ed anche ospitalità per la notte. Ci hanno spiegato che
la notte dalle colline circostanti, scendono dei grossi felini (linci?) a
mangiare le loro capre. Ci hanno raccontato la storia dei loro 2 figli, nati con
i piedi torti, uno operato perchè sano di mente, l'altro lasciato invalido
perchè affetto da ritardo mentale.
A quanto
sembra la sanità è molto costosa. Anche qui sono stata “costretta” a fare un
consulto medico e ho dovuto consigliare di portare con urgenza la nonna in
ospedale per una grave patologia infiammatoria. Le risate quando Goffredo a cui
è stato messo in braccio un piccolo capretto, si è sentito stranamente umido...
Si sa che le capre non indossano pannoloni!!!
Al momento
dei saluti, siccome sul camper abbiamo sacchi di vestiti usati che ci portiamo
per questo scopo, abbiamo distribuito numerosi indumenti, contenti del loro
entusiasmo nel riceverli.
Il tutto è
stato così commovente che, al momento dei saluti, il capo famiglia, un
giovanotto di circa 35 anni, si è quasi messo a piangere.
Siamo tornati
a malincuore al posteggio precedente e ci siamo fatti una cena consolatoria e un
nuovo giro by night sotto le mura di Palmira.
Altra strada
in mezzo al deserto per raggiungere Damasco. In teoria avevamo un posto
assicurato nel parcheggio di un albergo, perchè i nostri amici avevano ricevuto
l'incarico di consegnare un portatile al portiere di questo posto... Questa
avventura ci è costata tutto il pomeriggio, prima in cerca dell'hotel, poi nel
tentativo di fare uscire il nostro camper dalle strade a senso unico e
intasatissime che ci hanno consigliato di fare. Alla fine, parcheggiato il
camper fuori dalle mura antiche e chiesto un passaggio a un taxi, non siamo
neanche riusciti a trovare il portiere che era comodamente a casa sua, malgrado
l'avessimo avvertito del nostro arrivo.
Rabbia e
nervosismo non ci impediscono di goderci la visita di Damasco e così partiamo ad
esplorare il luogo. Visita alla moschea, alle case damascene e come sempre al
suk.
Ci alziamo
alle 5 per dirigerci in frontiera. L'intenzione è salire su un pullman che ci
porterà in visita a Baalbek, in Libano. Ieri sera avevamo fatto un giro di
ricognizione alla stazione delle corriere, non cavandone un ragno dal buco.
L'unica informazione utile che ci avevano dato era quella che i mezzi partono
alle 7. Alle 6 siamo pronti, ma sembra che i pullman quel giorno siano in festa,
pensiamo sia un trucco dei taxisti in attesa di clienti, ma anche la
biglietteria ufficiale conferma. Allora patteggiamo un prezzo con un taxi che ci
porterà in Libano e dopo la visita ci riporterà a casa. Arriviamo in frontiera e
dopo aver pagato un visto d'uscita abbastanza salato, ci dicono che né io, né
Goffredo, in quanto proprietari del camper, non possiamo uscire senza mezzo
annesso.
Peccato che
non possiamo neanche entrare in Libano, con i nostri camper, perchè il prezzo
sarebbe esorbitante! Alla fine torniamo con la coda tra le gambe a Damasco, dopo
aver gettato al vento 50 euro a testa di taxi. Per fortuna al ritorno potremo
utilizzare il visto già pagato.
Ci consoliamo
con un ulteriore giro al suk e al Palazzo Azem, che merita assolutamente una
visita. Poi, dopo una decina di telefonate, riusciamo anche a incontrarci con il
portiere, che scocciato per il disturbo (suo, non nostro!) si piglia il
portatile e se ne va.
Ce ne andiamo
anche noi, direzione Bosra: l'avventura damascena non è stata delle migliori.
Bosra è una
città magica. Il castello con all'interno un teatro romano; la città vista al
tramonto, abitata non dagli antichi romani, ma dalla popolazione locale che
comunque contribuisce a creare l'atmosfera; la cena nel ristorantino fronte
castello, che ci sorprende perché, pur essendo apparentemente molto turistico,
il cibo è buono e abbondante per una modica spesa .
Oggi le
coppie si dividono: Paola e Goffredo si avventurano in Giordania, noi che a
breve dovremo tornare al lavoro iniziamo la risalita.
Prima tappa
Maalula con il suo monastero e il piccolo Siq. Questa piccola cittadina non ci
dà grosse soddisfazioni, per cui ci dirigiamo verso Mar Musa.
Ci fermiamo a
chiedere un'informazione ad un signore in motorino che ci propone di seguirlo.
In breve ci ritroviamo ospiti in casa sua, circondati da tutti i parenti e da
almeno mezzo paese... La conversazione spesso è un po' stentata e io esco pazza
a furia di dire che stiamo bene, che abbiamo 2 figli, età, nome e lavoro!!!
Tutti quelli che arrivano (e sono tanti!) ci fanno queste domande. Ovviamente
siamo ospiti a merenda, cena e colazione per il giorno dopo. Saremmo ospiti
anche per la notte in casa loro se non insistessimo con scuse varie a dormire
nel nostro camper. Già abbiamo cenato divisi, io con donne e bimbi, Luca con una
decina di uomini, non vogliamo proprio anche dormire separati!
Ci si alza
alle 8 ma si parte alle 11, perchè facciamo la prima colazione in tre case
diverse e, per prima colazione, intendo formaggio, carne, uova, peperoni, frutta
varia, olio, pane, ecc.
La scalata al
convento di Mar Musa è impegnativa, ma l'affronterei più serenamente se non
avessi la pancia piena e i due simpatici personaggi che ci hanno accompagnato
che ogni volta che mi fermo a riprendere fiato, si offrono di tirarmi, spingermi
o portarmi in braccio!!! La situazione è comicissima e Luca consapevole della
mia difficoltà ad affrontare le salite e del mio imbarazzo per queste continue e
sollecite offerte d'aiuto, si fa delle grandi risate.
Comunque,
tutta questa fatica è ben ripagata, sia dalla vista che dalla bellezza del
santuario.
Ci raccontano
che è una comunità di 8 persone, mista sia per quanto riguarda il sesso che per
religione. Paolo, il frate che l'ha fondata e che insieme ad altri ha
ristrutturato la chiesa antica, è molto apprezzato sia dai siriani cattolici che
da quelli musulmani. Chiunque arrivi da loro può ricevere ospitalità, vitto e
alloggio in cambio di piccoli lavori quali cucinare, lavare i piatti o scopare
per terra. Ci sarebbe piaciuto trattenerci di più, ma dobbiamo riportare
indietro le nostre guide e ripartire, dopo aver nuovamente rifiutato la loro
ospitalità.
Queste
esperienze sono molto belle ma, vuoi la mancanza di una lingua comune, vuoi i
tempi ristretti, non possono essere vissute come vorremmo.
Prossima meta
Apamea. Tanto per cambiare arriviamo al tramonto e dopo una breve occhiata al
sito illuminato ci fermiamo a dormire davanti ad un ristorante.
Il sito è
immenso e forse mi piace di più che Palmira, l'isolamento e i pochi turisti lo
rendono particolarmente interessante. E' veramente bello anche il museo
all'interno di un antico caravanserraglio che contiene grossi pezzi di mosaico.
Necessiterebbe di un po' più di luce e di maggiori indicazioni per trovarlo,
come del resto questa città, persa in chilometri e chilometri di campi
coltivati. Per fortuna utilizziamo frequentemente ed efficacemente il nostro Tom
Tom “scendi e chiedi”. Questo però non ci impedisce di perderci nuovamente nel
deserto alla ricerca delle case ad alveare e del Qasr Ibn Wardan. Il castello è
diroccato, ma come sempre il contesto lo rende interessante, costruito con
pietre bicolori, fa da baluardo al deserto. Le case ad alveare sono usate spesso
come stalle per cui abbastanza trascurate e non è insolito veder spuntare la
testa di un asinello da queste opere d'arte.
Oggi giornata
piena, ultima tappa Hama. Le Norie si rispecchiano nell'acqua con gli ultimi
raggi del sole e i vicoli si intrecciano formando angoli veramente suggestivi.
La città è pulita ed ordinata, differente dalle altre visitate, quasi
occidentale nella sua struttura. Scopriamo che la parte vecchia è stata rasa al
suolo dall'esercito siriano che è penetrato con aerei e carri armati per sedare
un'insurrezione. In effetti sia in città che nei dintorni non si vedono tutte
quelle gigantesche effigi del presidente che si possono osservare nel resto del
Paese.
Parcheggiamo
in riva all'Oronte, nei pressi di una moschea e della ruota più grande.
Pensando di
fare i furbi e risparmiare strada, decidiamo di raggiungere il Krac des
Chevaliers, passando da Mysaf, approfittando di questa tappa per visitare
l'omonimo castello che, in effetti, anche se diroccato, resta ancora molto
imponente. Il brutto viene dopo: infatti la strada attraversa una catena
montuosa abbastanza impervia, con poche indicazioni ma innumerevoli curve su
strade pessime e strettine. Questa deviazione ci permette però di vedere
un'altra faccia della Siria, in effetti qui sembra di essere in Trentino: intere
piantagioni di meleti in piena raccolta, tanto che con 2 euro ce ne prendiamo
un'intera cassa; ma la cosa più strana è che sono sufficienti 5 chilometri di
curve per passare da uno stile di vita ad un altro. Paesi in cui le donne
guidano l'auto e si vestono in jeans o gonne corte e dalle scuole escono ragazzi
e ragazze insieme, altri con donne vestite tradizionalmente e pudicamente
separate dai maschi.
Comunque dopo
molti tornanti, arriviamo finalmente alla nostra meta: il castello dei
Cavalieri.
Decisamente
fa un bell'effetto, dalla sua sommità si domina il paesaggio, ossia fa il lavoro
per cui è stato costruito... Purtroppo essendo una meta classica dei tour
organizzati è un po' affollato, ma è talmente grande che riusciamo a ritagliarci
molti angolini per visitarlo in solitudine. Dopo molte insistenze e
contrattazioni, accettiamo l'aiuto di una guida locale, ma non ne vale
assolutamente la pena, perché ci accompagna solo nella parte inferiore e poi ci
lascia abbandonati a noi stessi.
Finita la
visita di questo castello, decidiamo di fare una puntatina anche al castello del
Saladino che apparentemente sembra molto vicino a Latakia... appunto,
apparentemente. Anche qui ci sono di mezzo le montagne e prima che arriviamo a
destinazione è sera.
Ci fermiamo
ai piedi del castello in una pineta immensa con gli scoiattoli che ci saltano
sul tetto e le zanzare, che troviamo solo in questa zona, che ci ronzano
intorno.
Il castello,
che la sera prima ci sembrava un rudere, ci riserva delle belle sorprese.
Innanzitutto la posizione magnifica su questa pineta immensa, poi degli angoli
ancora ben tenuti, che ci permettono di capire come si svolgeva un tempo la vita
militare.
Proseguiamo
in direzione Aleppo alla ricerca delle Città Morte. Ma le montagne sono sempre
in agguato, la strada ricomincia a salire fino a portarci su un passo montano a
2 o 3000 metri che domina incontrastato sulla vallata sottostante interamente
coltivata. La vista spazia su questa scacchiera dalle mille sfumature di verde e
di marrone e se non fosse per il vento gelido che ci stacca le orecchie, sarebbe
bellissimo fermarsi a mangiare con questo panorama.
Proseguiamo
faticosamente il cammino fino a giungere alle nostre prossime mete: Serilla
persa in mezzo a campi di ulivi e muretti a secco, è una bella sorpresa. Alcuni
edifici di buona fattura sono ancora visibili e passeggiare tranquillamente in
mezzo alle vestigia di un lontano passato è veramente piacevole.
Ebla invece
ci delude parecchio. Pur avendo la dotta guida di uno studioso di storia
dell'arte e il sole al tramonto che dipinge i muri di rosso, non riusciamo ad
intravedere nei pochi muri rimasti, alcuni dei quali rifatti, i resti di
un'antica civiltà.
Comunque dopo
una vana ricerca di un posto per mangiare perché veramente stanchi della
giornata, ci fermiamo in prossimità delle mura per il meritato riposo notturno.
Questa
mattina inizia il grande rientro!
Il passaggio
in frontiera, sia quella siriana che quella turca, è velocissimo ed indolore,
meno di un'ora per tutte e due.
In Bulgaria
raccogliamo 2 autostoppisti Cechi che, bagnati come pulcini con zaini
pesantissimi, stanno tentando di rientrare a casa. Ci facciamo impietosire e gli
diamo un passaggio per circa mille chilometri, non credono alla loro fortuna...
Purtroppo è
incominciato a piovere prima di Ankara e questo tempo ci accompagnerà fino al
confine con l'Italia, per cui, anche se dispiaciuti per il rientro, il sole che
ci accoglie appena varcato il confine ci rasserena.
L'esperienza,
è inutile dirlo, è stata bellissima. Anche con i nostri amici è filato tutto
benissimo. Considerato il fatto che tutti e quattro siamo abituati a viaggi in
solitaria, abitudini ed interessi simili ci hanno permesso di godere appieno la
vacanza. Solo Goffredo schiaccia un po' troppo il piede sull'acceleratore, sarà
mica il peso della polvere sulle scarpe sempre sporche, che condiziona il tutto
?!
NOTIZIE UTILI Il viaggio
via terra è ideale per chi ama guidare e apprezza l'idea di avvicinarsi alla
meta per gradi, vivendo il paesaggio e le persone. Ovviamente per questioni di
tempo noi lo abbiamo fatto senza molte soste, ma comunque ne vale la pena. Le
strade sono tendenzialmente belle, in effetti è quasi tutta autostrada, ma nei
tratti dove questa non c'è, si attraversano luoghi ancora legati al mondo rurale
e alle vecchie tradizioni.
Nel nostro
percorso ci siamo fermati a dormire negli autogrill, ai caselli pagavamo sempre
con carta di credito oppure euro e non abbiamo mai avuto nessun problema.
Alle
frontiere occorre armarsi di santa pazienza. In Serbia e Bulgaria non mettersi
in coda dietro ai camion che hanno una corsia “preferenziale”, abbiamo contato
fino ad 80 camion fermi in attesa di passaggio, sorpassarli senza paura e
incanalarsi in quella delle macchine che è molto più breve.
In Siria le
strade sono abbastanza percorribili anche se strette. Le città sono caotiche e
con poche indicazioni stradali, invece le restanti strade non creano problemi.
E' però sconsigliabile guidare di notte, perchè non c'è illuminazione, alcuni
mezzi si muovono senza accendere i fanali e un'infinità di persone a piedi, con
i carretti o moto tassativamente senza luci, si muove da un posto all'altro.
In alcuni
parcheggi vicino a siti storici (es, Apamea, Doura Europos) è sconsigliabile
fermarsi a dormire perchè di notte si fanno festini a base di schiamazzi e colpi
di arma da fuoco.... Ma non preoccupatevi, saranno gli stessi guardiani ad
avvisarvi e a consigliarvi posti più idonei!
L'acqua in
bottiglia si trova ovunque e il cibo è buono, vario e a prezzi modici.
Scarse le
possibilità di connettersi ad internet, per le telefonate invece ci sono tessere
prepagate a scalare che permettono lunghe conversazioni con l'Italia per pochi
euro. Ricordarsi che le tessere sono regionali e non valgono per tutto il
territorio siriano.
E per finire,
contrattare, contrattare e ancora contrattare... ovunque non ci sia una tariffa
fissa stabilita dallo stato è essenziale discutere sui prezzi, altrimenti
rischiate di raddoppiare le spese di viaggio!!!
Chilometri
percorsi: 9025
Gasolio: 630
euro
Autostrade:
185 euro
Siti e musei:
80 euro
Taxi: 51 euro
Parcheggi: 26
euro
Hamman: 11
euro
Visto d'ingresso multiplo in Siria fatto al
Consolato di Milano durata 15 giorni e rinnovabile nelle maggiori città siriane,
26 euro per ognuno.
Carnet du passage in Siria (leggi: tassa
sul gasolio!) 200 euro ad ogni entrata in frontiera.
Assicurazione: 50 euro, valida tre
settimane.
Visto di uscita: 25 euro
Marche da bollo, timbri e optionals (meglio
non indagare!) 25 euro
Spesa
complessiva di tutto il viaggio: 1500 euro circa