Il nostro
primo itinerario di viaggio nella Repubblica di Panama, cominciò con un volo
Continental da Genova per Parigi e con una sosta di qualche giorno a New
York, da dove poi ripartimmo per la Ciudad de Panamà, passando per Houston.
Vi sono dall’Italia diverse possibilità per raggiungere Panama, considerando
che dall’Europa, gli unici voli diretti verso la capitale sono effettuati da
Iberia (Madrid) e da KLM (Amsterdam).
Altrimenti, si possono anche effettuare scali in vari paesi americani, Usa
compresi, con altre compagnie, spendendo anche molto meno.
Arrivammo finalmente a Panama Ciudàd in una caldissima sera del verano
Panameño. Il fascino e l'atmosfera notturna della capitale e in particolare
quella dello skyline illuminato dei suoi nuovi grattacieli di punta Paitilla
visti dal “Casco Viejo” o “Casco Antiguo”, il vecchio quartiere in stile
coloniale patrimonio dell’umanità UNESCO, ci fecero immediatamente notare un
mix a distanza fra sviluppo moderno e atmosfera coloniale tanto stupefacente
quanto coinvolgente.
Ci fermammo nella capitale soltanto per due notti, pernottando all’”Hospedaje
Cascoviejo” in pieno centro storico, visitando nei due giorni successivi il
Casco Viejo stesso, le chiuse di Miraflores e il relativo museo presso di
esse, situati all’imbocco del celeberrimo canale sul lato pacifico della
capitale, il porto di Balboa, nonché la “Calzada de Amador”, un fantastico
tratto di strada panoramico con ampio passeggio pedonale, costruito in mezzo
al mare a uso militare e riadattato nel tempo a uso turistico, il quale
lungo tutta la sua estensione unisce letteralmente tre isolotti in fronte
alla capitale.
Allo scadere di questi due giorni, eravamo già in partenza a mezzo aereo
verso l’aeroporto di David, il capoluogo del Chiriquì, con uno dei voli
interni effettuati dalla Air Panama (una delle due compagnie aeree che
offrono voli interni sul territorio nazionale insieme alla Aero Perlas) da
dove ripartimmo subito senza fermarci dal terminal dei bus verso Las Lajas,
paese con una delle spiagge a nostro avviso più belle dell'intera costa
Pacifica.
Il piccolo pueblo di Las Lajas, si trova non distante dall’incrocio sito nel
municipio di San Felix sulla celebre interstatale “Panamericana” o
“Interamericana” che attraversa tutto il continente americano da nord a sud,
a circa 360km di distanza dalla Ciudàd de Panamà e a circa 70km dalla Ciudàd
de Davìd nel Chiriquì, immerso in una moltitudine di pascoli verdissimi e
sconfinati ai piedi della Cordillera Central che divide le province del
Chiriquì e quella caraibica di Bocas del Toro, procedendo poi verso la costa
dell’Oceano Pacifico, dove la sua stupenda spiaggia si estende per circa
15km in tutta la sua maestosità nel più totale sfoggio di natura, colori e
tranquillità, offrendosi per indimenticabili passeggiate a piedi nudi e
regalando al cuore e agli occhi splendide aurore e incantevoli tramonti!
Vicino alla spiaggia ci sono bar, ristoranti tipici, cabañas e un hotel.
Cosa degna di grandissima nota, è la totale non pericolosità delle sue
acque.
Nonostante il moto ondoso sia tutto sommato sempre abbastanza “lungo” e
attivo (d’altronde stiamo parlando dell’Oceano Pacifico), questa spiaggia
non presenta alcun pericolo per i bagnanti, che possono davvero godersi alla
grande le sue acque anche incredibilmente calde e accoglienti. Ottime onde
inoltre per il body surf, specie per principianti!
Finiti i nove giorni a Playa Las Lajas in compagnia di molti nuovi amici,
ripartimmo non senza dispiacere alle volte di Santa Catalina in compagnia di
Ryan, simpaticissimo ragazzo canadese conosciuto durante il nostro
soggiorno.
Santa Catalina, è un pueblo carino sito sempre sulla costa pacifica, nel sud
della penisola di Azuero, qualche chilometro più a est verso la Città di
Panama, nella provincia di Veraguas ed è frequentato da un turismo giovane,
specie dagli amanti del surf e offre parecchie strutture ricettive d’ogni
genere.
Non è ricca di spiagge bellissime, ma è punto assai strategico per
raggiungere l’incommensurabile bellezza e natura della Isla Coiba, situata a
non più di un’oretta scarsa di barca da essa, sfruttando le lance del diving
che opera nel paese, il quale con una spesa contenuta mette a disposizione
oltre al viaggio, un piccolo pranzo e il necessario per lo snorkeling,
ovvero pinne e maschera su misura.
Isla Coiba è un parco naturale nazionale marino, che regala splendide
spiagge tropicali di sabbia bianca dalle acque cristalline ricche di banchi
corallini fra i quali si possono ammirare le più disparate specie di pesci
tropicali e anche qualche squalo di dimensioni notevoli! E’ rigogliosissima
e su di essa non è presente nessun tipo di struttura ricettiva turistica in
quanto parco naturale nazionale. E’ ammesso campeggiare su di essa se avete
tutto il necessario per farlo, razioni di cibo comprese.
Dopo questo breve soggiorno a Santa Catalina e Isla Coiba, ripartimmo con
Ryan verso Sonà, cittadina nel mezzo della penisola di Azuero che
raggiungemmo in tarda serata, da dove prendemmo commiato dal nostro nuovo
amico e da dove partì il nostro nuovo bus per Santiago, altra importante
città panamense per dimensioni e popolazione sempre in Veraguas, decisi a
riprendere via via la strada verso la fine del nostro primo viaggio a Panama
verso la capitale per il ritorno in Italia.
A Santiago arrivammo di notte e ci fermammo a riposare in un hotel solo
nell’attesa dell’indomani, quando con un nuovo bus diretto a Ciudàd de
Panama, partimmo diretti a El Valle de Antòn, provincia di Coclè, fresca
località montana raggiungibile se non con un bus diretto, con un secondo
facendosi lasciare dal primo alla fermata di Las Uvas lungo
l’interamericana.
A El Valle sotto la maestosità della India Dormida (montagne dai lineamenti
che riprendono secondo la leggenda quelli di una donna india addormentata),
si possono trascorrere giornate all’insegna della tranquillità o del relax e
al riparo (ma non troppo) del gran caldo tropicale e serate invece
indubbiamente molto più fresche, dormendo anche con una copertina…
Magari affittando una bicicletta, o passeggiando con calma, si può visitare
il Chorro Macho, un’imponente cascata veramente bella immersa nella natura
più verde che forma anche due laghetti limpidissimi (meglio nella stagione
secca da novembre ad aprile, poiché in quella umida il livello delle acque è
troppo alto e l’imponenza della cascata risulta troppo elevata) oppure si
può passare qualche ora di relax nella zona termale pubblica dove con
pochissimi dollari si può godere dei fanghi o delle calde acque termali di
El Valle o ancora si può procedere lungo un sentiero nella vegetazione che
conduce alla “Piedra Pintada”, un enorme masso con incisioni preistoriche
sul fronte non ancora ben identificate. Molto facilmente, specie nella
stagione secca quando liberi dagli impegni scolastici, all’imbocco del
sentiero troverete simpatici bimbi del posto che insisteranno per
accompagnarvi fino al grande macigno in cambio di pochi spiccioli, molto
probabilmente raccontandovi la sua presunta storia con grande orgoglio lungo
tutto il tragitto. Anche vicino alla Piedra vi sono laghetti carini
balneabili… portatevi il costume!
Un’altra caratteristica della cittadina, sono gli alberi dal tronco
quadrato. Noi personalmente non li abbiamo visti poiché lungo il tragitto
con le biciclette, abbiamo avuto vari inconvenienti di natura tecnica ai
pedali e la riserva di fiato era già finita…siamo delle polpette! Ma
esistono e sono, in effetti, quadrati, almeno a detta di un ragazzo italiano
che abbiamo conosciuto nel successivo viaggio nel Panamà, quello di quest’anno
(Febbraio – Marzo 2010).
Non preoccupatevi per quello che riguarda il vostro pernottamento. A El
Valle vi sono splendidi hotel per il vostro soggiorno non troppo costosi e
ristoranti di vario genere. Attenzione solo la sera, quest’ultimi chiudono
presto!
Dopo la rilassante visita a El Valle, arrivammo dunque al momento di tornare
verso la capitale con ancora poche ore di bus.
A Panamà, sbrigate alcune pratiche burocratiche per l’acquisto del nostro
lotto di terra di Las Lajas, terminò il nostro primo viaggio nel nostro
futuro paese.
Si ritorna, partenza 6 febbraio 2010…
Dopo un lungo anno di attesa, eccoci di nuovo giunti a tarda sera
all’aeroporto internazionale Tocumen della Ciudad de Panamà.
Questa volta anche in compagnia di mia sorella, Silvia, siamo giunti nella
capitale panamense. La scelta per il pernottamento nella capitale, al
contrario del nostro primo viaggio, non è stato il Casco Viejo, bensì “La
Casa de Carmen”, un fascinoso ostello con ampio giardino privato situato
nella zona di Via España, una delle arterie commerciali della capitale a
pochi passi dalla moderna zona bancaria della città.
Non molto economico, ma con un’ottima colazione fai da te compresa nel
prezzo ogni mattina, quest’oasi verde in mezzo alla metropoli ci ha comunque
regalato due giorni di ottimo riposo e adattamento al clima tropicale in
febbraio mica da poco!
Ciò che decidemmo di visitare questa volta, non fu molto diverso dalla
prima.
Portammo Silvia a gustare gli ottimi piatti del ristorante “Mi Ranchito”
sulla Calzada de Amador, un ottimo posto dove gustare tutto il repertorio
della cucina Panamense, non troppo economico ma nemmeno proibitivo. Del
resto era la festa celebrativa del nostro arrivo!
Con la pancia piena, passeggiammo un po’ lunga la Calzada, ammirando i voli
dei pellicani e il fascino della città vista dal mare.
Proseguimmo verso il centro della città vecchia, appena sopra il Casco Viejo,
facendo una breve sosta al Coca Cola caffé, la tavola calda più storica di
tutta Panamà, dove abbiamo avuto anche l’onore di conoscere un anziano
signore panamense di 75 anni, biochimico in pensione ancora con una gran
voglia di raccontare la storia del suo paese e quella personale a tre
italiani estremamente felici e incuriositi di ascoltarle.
In sua compagnia poi, proseguimmo verso l’Avenida Central, sicuramente la
mia via preferita in tutta la città. Una strada colma di negozi grandi e
piccoli d’ogni genere molto economici e di bancarelle che pompano musica
latina d’ogni genere, dalla salsa al reggaetòn lungo tutta la sua estensione
per mezzo di grandi casse acustiche!
E che dire della breve gita a Isla Taboga? Taboga è un’isola non lontana
dalla costa della città. Si raggiunge in battello ed è meta abituale degli
abitanti della Ciudad nei weekend e nei festivi. Non è nulla di
trascendentale, ma la sua lingua di sabbia sul lato dove attracca il
battello, è sicuramente un ottimo posto dove andare al mare e rilassarsi
senza allontanarsi troppo dalla città.
Anche questa volta però, arrivò in fretta il momento di lasciare la capitale
sempre per via aerea, con destinazione nordovest verso il Mar dei Caraibi,
più precisamente per la Isla Colòn, località Bocas del Toro come l’omonima
provincia in cui si trova, un fantastico arcipelago caraibico composto da
isole e isolotti più o meno grandi, circondati da spiagge di fine sabbie
coralline bianche e splendidi agglomerati di mangrovie rigogliose.
Bocas è sicuramente uno dei posti più conosciuti e turistici di Panama.
Bocas del Toro è il centro abitato più ampio e a noi non è dispiaciuto
affatto. Costruito lungo la costa e sulla punta est della Isla Colon, è a
mio avviso affascinante solo per il fatto che quasi tutti i suoi edifici,
sono costruiti in maggioranza con il legno, sono palafitte siano essi sul
mare o sulla terra ferma e sono dipinti con i colori più vari, in perfetto
stile piratesco caraibico. All’interno del paese, non vi è alcuna difficoltà
a trovare sistemazioni per dormire o buoni posti per mangiare (noi
consigliamo il ristorante Chitrè sulla strada principale, comida panameña
più bevanda circa 3,50$ a testa), ostelli giovanili e festosi, alberghi più
tranquilli anche per tasche poco cariche, sebbene non sia comunque la
località più economica di Panama.
Noi come già detto, raggiungemmo Bocas con un altro dei voli della Air
Panama partito dalla Capitale per comodità, in quanto dalla capitale non
sarebbe stato troppo agevole farlo con mezzi terrestri, sebbene più
economico.
Tenete presente che un volo interno per Bocas o per Davìd dalla capitale, si
aggira intorno ai 100$ a testa. Non è pochissimo, ma tre quarti d’ora et
voilà…se avete fretta o non avete intenzione di farvi molti chilometri via
terra, è una soluzione da prendere in seria considerazione.
Veniamo al bello di Bocas…imperdibile è sicuramente Playa Estrella a Boca
del Drago.
Si trova esattamente dalla parte opposta della Isla Colon, dunque è
raggiungibile con 40 minuti di bus che partono da Bocas del Toro più un
pezzo a piedi lungo la spiaggia una volta arrivati. E’ uno spettacolo
caraibico in piena regola, condito dalla presenza d’incredibili e grosse
stelle marine sparse lungo tutta la lunghezza dello specchio d’acqua
immediatamente dopo l’arenile. Non lontano da essa, vicino a dove si ferma
il bus proveniente da Bocas del Toro, c’è l’unico ristorante della zona non
troppo distante. Si mangia bene ma se avete intenzione di risparmiare,
rimediate un veloce pranzo al sacco prima di partire in uno dei minimarket
di Bocas del Toro.
Non so indicarvi se a Bocas del Drago siano presenti strutture ricettive per
la notte.
Non dimenticate la macchina fotografica…sarebbe un’immane tragedia
imperdonabile!
Un altro paradiso dell’arcipelago è Cayo Zapatilla, un isolotto distante una
mezz’ora abbondante di lancia da Bocas del Toro, solitamente visitabile
tramite piccoli tour operators che organizzano gite in barca in giornata
comprensive di: pranzo a pagamento, visita alla vicina baia dei delfini e
snorkeling presso una non lontana barriera corallina.
Tutto un contorno per quello che in realtà è il piatto forte, appunto Cayo
Zapatilla.
Quest’isola è una cartolina. Le parole non possono raccontare il candore
della sua sabbia, il colore delle sue acque, il verde della sua vegetazione.
Poi c’è Isla Carenero, quella immediatamente in fronte a Bocas del Toro,
raggiungibile con un taxi d’acqua al prezzo di due dollari a testa in due o
tre minuti di lancia.
Non è forse una grande attrazione, ma ha i miniresort e i locali più fighi
dell’intero arcipelago. Giudicate voi…
Altro piatto forte della zona è Isla Bastimento. Anche su di essa vi sono
strutture ricettive e l’isola in generale è più “selvaggia” di Isla Colon.
Anch’essa si raggiunge da Bocas con un taxi del mare, una piccola lancia in
pratica. Il tariffario è appeso alle pareti degli uffici della compagnia che
effettua i trasporti, dunque non possono nascere equivoci con gli operatori
riguardo al prezzo.
Oltre la piccola cittadina di Old Bank, dove gli abitanti parlano fra loro
uno strano dialetto al posto dello spagnolo, il wari wari, Bastimento offre
la splendida Red Frog Beach.
Questa spiaggia prende il suo nome dal fatto che è appunto frequentata da
una specie di piccole rane rosse, ma a dir la verità non si incontrano
troppo facilmente. Noi ne abbiamo visto un esemplare dentro al tappo d’un
barattolo, catturato da alcuni bambini del posto che giocavano sulla
spiaggia. Trovandosi sul lato scoperto dell’isola, il suo moto ondoso è
sempre imponente, motivo per cui essa è un altro piccolo paradiso per
surfisti, ma anche per chi semplicemente vuole godere delle sue
caratteristiche tipicamente caraibiche.
Lasciata Bocas dopo quattro bei giorni di Caribe con tempo atmosferico anche
bello, abbiamo ripreso marcia con destinazione Chiriquì verso la nostra Las
Lajas, riguadagnando la terra ferma con il servizio lancia taxi collettivo
per Almirante, piccolo pueblo parecchio brutto sulla costa della provincia
di Bocas, da dove un bus per David, stava per condurci per un lungo tragitto
attraverso la Cordillera, le ripide montagne che separano le due province.
Splendidi scenari di montagna fra cui il lago fortuna dove c’è la centrale
idroelettrica gestita dall’Enel (eh si, proprio quell’Enel), parecchie curve
e salite impervie da affrontare…
Giunti a David dopo un estenuante viaggio, ivi abbiamo pernottato esausti
per una notte all’ostello “The Purple House”, la “Casa Morada” prima di
ripartire per Las Lajas il giorno seguente. David è per grandezza e
popolazione la seconda città di Panama. Non è brutta, ma c’è molto traffico
per le sue strade e, nella stagione secca, sa proporre temperature comunque
umide vicine ai 40°C. Per questo, non è proprio il posto dove gradivamo
passare le nostre giornate, nonostante abbiamo avuto poi la necessità di
tornarci un paio di volte per motivi legati all’acquisto del nostro terreno.
Non lontano da essa però tornando sui monti, c’è la celebre Boquete con le
sue piantagioni di caffé e il vulcano Barù con la sua caldera. In ben due
viaggi però, non siamo ancora riusciti a visitarle...