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Panama febbraio 2009
- febbraio 2010 -
racconto
di due viaggi di
Fabio
Due viaggi e un sogno....Panama!
Ciao a tutti, siamo Erika e
Fabio. Siamo due ragazzi italiani di Genova e già da alcuni anni stiamo
immaginando un trasferimento in un paese dal clima tropicale, dove sia ancora
possibile realizzare il sogno di vivere una vita essenzialmente diversa da
quella che ci troviamo a vivere in Italia, una vita che ormai non ci stimola più
molto e non ci prospetta grandi orizzonti futuri. Saremmo forse noiosi e
prolissi se ci soffermassimo sull'argomento a lungo, dunque procederemo col
raccontarvi la nostra breve storia a riguardo del magnifico paese in questione,
Panama. Sono parecchi anni che appena possiamo ci mettiamo uno zaino sulle
spalle e partiamo alle volte di paesi lontani alla ricerca di un eventuale
piccolo paradiso. Non appena riusciamo, scegliamo una destinazione, tracciamo un
itinerario, prenotiamo un volo aereo e senza troppi problemi e prenotazioni
varie, partiamo! Fu proprio non molto tempo prima di partire per Bangkok,
destinazione Thailandia, che conobbi via internet Elisa e Massimo, due ragazzi
italiani rispettivamente di Savona e Modena, che già da qualche anno, motivati
da una grande passione per il viaggio e la conoscenza di nuovi luoghi, usi e
costumi, erano impegnati nell'attuazione di un importante definitivo
trasferimento nella Repubblica di Panama, precisamente località Playa Las Lajas,
provincia del Chiriquì. Fu così che nel febbraio del 2009, incuriositi al
massimo da tutto questo, il nostro nuovo viaggio, la nostra nuova destinazione
era Panama! Già, perché parlando per ore, per giorni, con Elisa e Massimo,
cominciammo a scoprire un paese, una realtà alla quale fino a quel momento non
avevamo mai pensato né quindi preso in considerazione. E che scoperte! Da quello
che ci raccontavano e da quello che ci consigliavano di leggere su internet, si
intuiva, se non altro, che Panama sarebbe potuto davvero essere quel paese che
stavamo cercando. Questo sostanzialmente per motivi di stabilità politica,
economici, climatici, legali e burocratici. Partiti da Genova per Parigi e non
prima di esserci fermati poi qualche giorno a New York, arrivammo finalmente a
Panama Ciudàd in una caldissima sera del verano Panameño. Inutile dire quanto
già l'atmosfera notturna della capitale ci stava in qualche modo stregando, con
lo skyline illuminato dei suoi nuovi grattacieli di punta Paitilla visti dal
“Casco Viejo” o “Casco Antiguo”, il vecchio quartiere in stile coloniale
patrimonio dell’umanità UNESCO. Un mix a distanza fra sviluppo moderno e
atmosfera coloniale tanto stupefacente quanto coinvolgente. Ci fermammo nella
capitale soltanto per due notti, pernottando all’”Hospedaje Cascoviejo” in pieno
centro storico, visitando nei due giorni successivi il Casco Viejo stesso, le
chiuse di Miraflores e il relativo museo presso di esse, situati all’imbocco del
celeberrimo canale sul lato pacifico della capitale, il porto di Balboa, nonché
la “Calzada de Amador”, un fantastico tratto di strada panoramico con ampio
passeggio pedonale, costruito in mezzo al mare a uso militare e riadattato nel
tempo a uso, il quale lungo tutta la sua estensione unisce letteralmente tre
isolotti in fronte alla capitale. Allo scadere di questi due giorni, spinti
dalla voglia di raggiungere Elisa e Massimo a Las Lajas e dal tempo a
disposizione comunque non infinito (tre settimane), eravamo già in partenza a
mezzo aereo verso l’aeroporto di David, il capoluogo del Chiriquì, con uno dei
voli interni effettuati dalla Air Panama (una delle due compagnie aeree che
offrono voli interni sul territorio nazionale insieme alla Aero Perlas) da dove
ripartimmo subito senza fermarci dal terminal dei bus verso Playa Las Lajas,
località ormai divenuta fissa dimora dei nostri nuovi amici, in quanto
proprietari e gestori di uno splendido ostello ristorante battezzato La Spiaza
situato a pochi passi da una delle spiagge a nostro avviso più belle dell'intera
costa Pacifica. Fu proprio nei giorni trascorsi in compagnia di queste due
splendide persone e grazie al loro aiuto, che ebbe inizio un miracolo, l'inizio
del processo di realizzazione del nostro più grande desiderio: l'acquisto di un
lotto di terra che sarebbe poi diventato la nostra Pepita de Marañon, nome di
battesimo dovuto alla presenza di due ancora piccoli alberi al suo interno,
appunto due Marañones. Il colpo di fulmine fra noi e la futura pepita fu
praticamente istantaneo. La sua strategica ubicazione sulla strada principale a
Las Lajas e soprattutto la sua splendida vista panoramica sulla Cordillera
Central che divide le province del Chiriquì e quella caraibica di Bocas del Toro
di cui si può godere alle sue spalle, catturarono i nostri cuori nel giro di
pochi secondi, dandoci l'impressione di essere nel bel mezzo di un pascolo
svizzero piuttosto che a pochi chilometri da una spiaggia tropicale del
Pacifico!
Si perché il piccolo pueblo di Las Lajas, si trova non distante dall’incrocio
sito nel municipio di San Felix sulla celebre interstatale “Panamericana” o
“Interamericana” che attraversa tutto il continente americano da nord a sud, a
circa 360km di distanza dalla Ciudàd de Panamà e a circa 70km dalla Ciudàd de
Davìd nel Chiriquì, immerso in una moltitudine di pascoli verdissimi e
sconfinati ai piedi della Cordillera. Esso procede poi verso la costa
dell’Oceano Pacifico, dove la sua stupenda playa si estende per circa 15km in
tutta la sua maestosità nel più totale sfoggio di natura, colori e tranquillità,
offrendosi per indimenticabili passeggiate a piedi nudi e regalando al cuore e
agli occhi splendide aurore e incantevoli tramonti! Vicino ad essa abbiamo
soggiornato per ben nove notti all’ostello/ristorante La Spiaza gestito dai
nostri nuovi amici, completamente rapiti dallo charme di quel posto, godendo
soprattutto della deliziosa cucina italiana di Elisa! Oltre a “La Spiaza”,
vicino alla spiaggia ci sono bar, ristoranti tipici, cabañas e un hotel. Cosa
degna di grandissima nota, è la totale non pericolosità delle sue acque.
Nonostante il moto ondoso sia tutto sommato sempre abbastanza “lungo” e attivo
(d’altronde stiamo parlando dell’Oceano Pacifico), questa spiaggia non presenta
alcun pericolo per i bagnanti, che possono davvero godersi alla grande le sue
acque anche incredibilmente
calde e accoglienti. Ottime onde inoltre per il body surf, specie per
principianti! Finiti i nove giorni a Playa Las Lajas in compagnia di molti nuovi
amici, ripartimmo non senza dispiacere alle volte di Santa Catalina in compagnia
di Ryan, simpaticissimo ragazzo canadese conosciuto durante il nostro soggiorno
che già da un po’ di tempo ha scelto Playa Las Lajas come sua nuova dimora.
Santa Catalina, è un pueblo carino sito sempre sulla costa pacifica, nel sud
della penisola di Azuero, qualche chilometro più a est verso la Città di Panama,
nella provincia di Veraguas ed è frequentato da un turismo giovane, specie dagli
amanti del surf e offre parecchie strutture ricettive d’ogni genere. Non è ricca
di spiagge bellissime, ma è punto assai strategico per raggiungere
l’incommensurabile bellezza e natura della Isla Cohiba, situata a non più di
un’oretta scarsa di barca da essa, sfruttando le lance del diving che opera nel
paese, il quale con una spesa contenuta mette a disposizione oltre al viaggio,
un piccolo pranzo e il necessario per lo snorkeling, ovvero pinne e maschera su
misura.
Isla Cohiba è un parco naturale nazionale marino, che regala splendide spiagge
tropicali di sabbia bianca dalle acque cristalline ricche di banchi corallini
fra i quali si possono ammirare le più disparate specie di pesci tropicali e
anche qualche squalo di dimensioni notevoli! E’ rigogliosissima e su di essa non
è presente nessun tipo di struttura ricettiva turistica in quanto parco naturale
nazionale. E’ ammesso campeggiare su di essa se avete tutto il necessario per
farlo, razioni di cibo comprese.
Dopo questo breve soggiorno a Santa Catalina e Isla Cohiba, ripartimmo con Ryan
verso Sonà, cittadina nel mezzo della penisola di Azuero che raggiungemmo in
tarda serata, da dove prendemmo commiato dal nostro nuovo amico e da dove partì
il nostro nuovo bus per Santiago, altra importante città panamense per
dimensioni e popolazione sempre in Veraguas, decisi a riprendere via via la
strada verso la fine del nostro primo viaggio a Panama verso la capitale per il
ritorno in Italia. A Santiago arrivammo di notte e ci fermammo a riposare in un
hotel solo nell’attesa dell’indomani, quando con un nuovo bus diretto a Ciudàd
de Panama, partimmo diretti a El Valle de Antòn, provincia di Coclè, fresca
località montana raggiungibile se non con un bus diretto, con un secondo
facendosi lasciare dal primo alla fermata di Las Uvas lungo l’interamericana. A
El Valle sotto la maestosità della India Dormida (montagne dai lineamenti che
riprendono secondo la leggenda quelli di una donna india addormentata), si
possono trascorrere giornate all’insegna della tranquillità o del relax e al
riparo (ma non troppo) del gran caldo tropicale e serate invece indubbiamente
molto più fresche, dormendo anche con una copertina…Magari affittando una
bicicletta, o passeggiando con calma, si può visitare il Chorro Macho,
un’imponente cascata veramente bella immersa nella natura più verde che forma
anche due laghetti limpidissimi (meglio nella stagione secca da novembre ad
aprile, poiché in quella umida il livello delle acque è troppo alto e
l’imponenza della cascata risulta troppo elevata) oppure si può passare qualche
ora di relax nella zona termale pubblica dove con pochissimi dollari si può
godere dei fanghi o delle calde acque termali di El Valle o ancora si può
procedere lungo un sentiero nella vegetazione che conduce alla “Piedra Pintada”,
un enorme masso con incisioni preistoriche sul fronte non ancora ben
identificate. Molto facilmente, specie nella stagione secca quando liberi dagli
impegni scolastici, all’imbocco del sentiero troverete simpatici bimbi del posto
che insisteranno per accompagnarvi fino al grande macigno in cambio di pochi
spiccioli, molto probabilmente raccontandovi la sua presunta storia con grande
orgoglio lungo tutto il tragitto. Anche vicino alla Piedra vi sono laghetti
carini balneabili…portatevi il costume! Un’altra caratteristica della cittadina,
sono gli alberi dal tronco quadrato. Noi personalmente non gli abbiamo visti
poiché lungo il tragitto con le biciclette, abbiamo avuto vari inconvenienti di
natura tecnica ai pedali e la riserva di fiato era già finita…siamo delle
polpette! Ma esistono e sono, in effetti, quadrati, almeno a detta di un ragazzo
italiano che abbiamo conosciuto nel successivo viaggio nel Panamà, quello di
quest’anno (Febbraio – Marzo 2010). Non preoccupatevi per quello che riguarda il
vostro pernottamento. A El Valle vi sono splendidi hotel per il vostro soggiorno
non troppo costosi e ristoranti di vario genere. Attenzione solo la sera, quest’ultimi
chiudono presto! Dopo la rilassante visita a El Valle, arrivammo dunque al
momento di tornare verso la capitale con ancora poche ore di bus. A Panamà,
sbrigate alcune pratiche burocratiche per l’acquisto del nostro lotto di terra
di Las Lajas, terminò il nostro primo viaggio nel nostro futuro paese.
Si ritorna! Partenza 6 febbraio
2010… Dopo un lungo anno di attesa, eccoci di nuovo giunti a tarda sera
all’aeroporto internazionale Tocumen della Ciudad de Panamà. Questa volta anche
in compagnia di mia sorella, Silvia, siamo giunti nella capitale panamense. La
scelta per il pernottamento nella capitale, al contrario del nostro primo
viaggio, non è stato il Casco Viejo, bensì “La Casa de Carmen”, un fascinoso
ostello con ampio giardino privato situato nella zona di Via España, una delle
arterie commerciali della capitale a pochi passi dalla moderna zona bancaria
della città. Non molto economico, ma con un’ottima colazione fai da te compresa
nel prezzo ogni mattina, quest’oasi verde in mezzo alla metropoli ci ha comunque
regalato due giorni di ottimo riposo e adattamento al clima tropicale in
febbraio mica da poco! Ciò che decidemmo di visitare questa volta, non fu molto
diverso dalla prima. Portammo Silvia a gustare gli ottimi piatti del ristorante
“Mi Ranchito” sulla Calzada de Amador, un ottimo posto dove gustare tutto il
repertorio della cucina Panamense, non troppo economico ma nemmeno proibitivo.
Del resto era la festa celebrativa del nostro arrivo! Con la pancia piena,
passeggiammo un po’ lunga la Calzada, ammirando i voli dei pellicani e il
fascino della città vista dal mare. Proseguimmo verso il centro della città
vecchia, appena sopra il Casco Viejo, facendo una breve sosta al Coca Cola
caffè, la tavola calda più storica di tutta Panamà, dove abbiamo avuto anche
l’onore di conoscere un anziano signore panamense di 75 anni, biochimico in
pensione ancora con una gran voglia di raccontare la storia del suo paese e
quella personale a tre italiani estremamente felici e incuriositi di ascoltarle.
In sua compagnia poi, proseguimmo verso l’Avenida Central, sicuramente la mia
via preferita in tutta la città. Una strada colma di negozi grandi e piccoli
d’ogni genere molto economici e di bancarelle che pompano musica latina d’ogni
genere, dalla salsa al reggaetòn lungo tutta la sua estensione per mezzo di
grandi casse acustiche! E che dire della breve gita a Isla Taboga? Taboga è
un’isola non lontana dalla costa della città. Si raggiunge in battello ed è meta
abituale degli abitanti della Ciudad nei weekend e nei festivi. Non è nulla di
trascendentale, ma la sua lingua di sabbia sul lato dove attracca il battello, è
sicuramente un ottimo posto dove andare al mare e rilassarsi senza allontanarsi
troppo dalla città. Anche questa volta però, arrivò in fretta il momento di
lasciare la capitale sempre per via aerea, con destinazione nordovest verso il
Mar dei Caraibi, più precisamente per la Isla Colòn, località Bocas del Toro
come l’omonima provincia in cui si trova, un fantastico arcipelago caraibico
composto da isole e isolotti più o meno grandi, circondati da spiagge di fine
sabbie coralline bianche e splendidi agglomerati di mangrovie rigogliose.
Bocas è sicuramente uno dei posti più conosciuti e turistici di Panama. Bocas
del Toro è il centro abitato più ampio e a noi non è dispiaciuto affatto.
Costruito lungo la costa e sulla punta est della Isla Colon, è a mio avviso
affascinante solo per il fatto che quasi tutti i suoi edifici, sono costruiti in
maggioranza con il legno, sono palafitte siano essi sul mare o sulla terra ferma
e sono dipinti con i colori più vari, in perfetto stile piratesco caraibico.
All’interno del paese, non vi è alcuna difficoltà a trovare sistemazioni per
dormire o buoni posti per mangiare (noi consigliamo il ristorante Chitrè sulla
strada principale, comida panameña più bevanda circa 3,50$ a testa), ostelli
giovanili e festosi, alberghi più tranquilli anche per tasche poco cariche,
sebbene non sia comunque la località più economica di Panama. Noi come già
detto, raggiungemmo Bocas con un altro dei voli della Air Panama partito dalla
Capitale per comodità, in quanto dalla capitale non sarebbe stato troppo agevole
farlo con mezzi terrestri, sebbene più economico. Tenete presente che un volo
interno per Bocas o per Davìd dalla capitale, si aggira intorno ai 100$ a testa.
Non è pochissimo, ma tre quarti d’ora et voilà…se avete fretta o non avete
intenzione di farvi molti chilometri via terra, è una soluzione da prendere in
seria considerazione. Veniamo al bello di Bocas…imperdibile è sicuramente Playa
Estrella a Boca del Drago. Si trova esattamente dalla parte opposta della Isla
Colon, dunque è raggiungibile con 40 minuti di bus che partono da Bocas del Toro
più un pezzo a piedi lungo la spiaggia una volta arrivati. E’ uno spettacolo
caraibico in piena regola, condito dalla presenza d’incredibili e grosse stelle
marine sparse lungo tutta la lunghezza dello specchio d’acqua immediatamente
dopo l’arenile. Non lontano da essa, vicino a dove si ferma il bus proveniente
da Bocas del Toro, c’è l’unico ristorante della zona non troppo distante. Si
mangia bene ma se avete intenzione di risparmiare, rimediate un veloce pranzo al
sacco prima di partire in uno dei minimarket di Bocas del Toro. Non so indicarvi
se a Bocas del Drago siano presenti strutture ricettive per la notte. Non
dimenticate la macchina fotografica…sarebbe un’immane tragedia imperdonabile! Un
altro paradiso dell’arcipelago è Cayo Zapatilla, un isolotto distante una
mezz’ora abbondante di lancia da Bocas del Toro, solitamente visitabile tramite
piccoli tour operators che organizzano gite in barca in giornata comprensive di:
pranzo a pagamento, visita alla vicina baia dei delfini e snorkeling presso una
non lontana barriera corallina. Tutto un contorno per quello che in realtà è il
piatto forte, appunto Cayo zapatilla. Quest’isola è una cartolina. Le parole non
possono raccontare il candore della sua sabbia, il colore delle sue acque, il
verde della sua vegetazione. Poi c’è Isla Carenero, quella immediatamente in
fronte a Bocas del Toro, raggiungibile con un taxi d’acqua al prezzo di due
dollari a testa in due o tre minuti di lancia. Non è forse una grande
attrazione, ma ha i miniresort e i locali più fighi dell’intero arcipelago.
Giudicate voi…Altro piatto forte della zona è Isla Bastimento. Anche su di essa
vi sono strutture ricettive e l’isola in generale è più “selvaggia” di Isla
Colon. Anch’essa si raggiunge da Bocas con un taxi del mare, una piccola lancia
in pratica. Il tariffario è appeso alle pareti degli uffici della compagnia che
effettua i trasporti, dunque non possono nascere equivoci con gli operatori
riguardo al prezzo. Oltre la piccola cittadina di Old Bank, dove gli abitanti
parlano fra loro uno strano dialetto al posto dello spagnolo, Bastimento offre
la splendida Red Frog Beach. Questa spiaggia prende il suo nome dal fatto che è
appunto frequentata da una specie di piccole rane rosse, ma a dir la verità non
si incontrano troppo facilmente. Noi ne abbiamo visto un esemplare dentro al
tappo d’un barattolo, catturato da alcuni bambini del posto che giocavano sulla
spiaggia. Trovandosi sul lato scoperto dell’isola, il suo moto ondoso è sempre
imponente, motivo per cui essa è un altro piccolo paradiso per surfisti, ma
anche per chi semplicemente vuole godere delle sue caratteristiche tipicamente
caraibiche. Lasciata Bocas dopo quattro bei giorni di Caribe con tempo
atmosferico anche bello, abbiamo ripreso marcia con destinazione Chiriquì verso
la nostra Las Lajas, riguadagnando la terra ferma con il servizio lancia taxi
collettivo per Almirante, piccolo pueblo parecchio brutto sulla costa della
provincia di Bocas, da dove un bus per David, stava per condurci per un lungo
tragitto attraverso la Cordillera, le ripide montagne che separano le due
province. Splendidi scenari di montagna fra cui il lago fortuna dove c’è la
centrale idroelettrica gestita dall’Enel (eh si, proprio quell’Enel), parecchie
curve e salite impervie da affrontare…
Giunti a David dopo un estenuante viaggio, ivi abbiamo pernottato esausti per
una notte all’ostello “The Purple House”, la “Casa Morada” prima di ripartire
per Las Lajas il giorno seguente. David è per grandezza e popolazione la seconda
città di Panama. Non è brutta, ma c’è molto traffico per le sue strade e, nella
stagione secca, sa proporre temperature comunque umide vicine ai 40°C. Per
questo, non è proprio il posto dove gradivamo passare le nostre giornate,
nonostante abbiamo avuto poi la necessità di tornarci un paio di volte per
motivi legati all’acquisto del nostro terreno. Non lontano da essa però tornando
sui monti, c’è la celebre Boquete con le sue piantagioni di caffè e il vulcano
Barù con la sua caldera. In ben due viaggi però, non siamo ancora riusciti a
visitarla. Direi che per il momento può bastare. I nostri giorni successivi si
consumarono praticamente tutti a Las Lajas.
Spero che i nostri itinerari vi
siano piaciuti, non vi abbiano annoiati e vi abbiano invogliato a visitare
questo splendido paese se ancora non lo avete fatto.
Oltre a Boquete, anche
l’arcipelago della Comarca di San Blas è cosa a noi ancora sconosciuta. Se
vorrete seguire i nostri futuri itinerari, stay tuned su turistipercaso.it o sul
nostro sito
www.lapepitapanama.com
Proveremo a darvi informazioni
anche su questi posti!
Que Viva Panamà!
Fabio e Erika
fabio@lapepitapanama.com
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