E’ il 4°
racconto di viaggio che mi accingo a scrivere. A differenza degli altri questo
mi mette un po’ in difficoltà visto che non so da dove cominciare né dove finire
con esattezza i vari racconti e cercherò di stringere il più possibile per non
renderlo insopportabile.
1- Arrivo all’aeroporto di Noumea dopo un volo di quasi 30 ore e piove a
dirotto. Trasferimento all’hotel Ramada dove ci insediamo un po’ intontiti per
la stanchezza e cadiamo in un sonno tombale sino al mattino successivo.
2- Di buon’ora e abbastanza rigenerati ci buttiamo alla ricerca di un mezzo di
trasporto locale per visitare un po’ Noumea e ci riusciamo visto che la
cittadina è ben servita da bus dai colori diversi e penso che sia giusto farlo
alla maniera in cui si muovono i locali. Noumea è una cittadina splendida ed il
centro è addirittura tempestato da negozi di tutti i tipi e per tutte le tasche;
un piccolo centro alla francese dove la vita scorre lenta e il sabato e la
domenica è difficile trovare porte aperte. Ragione loro, siamo noi che abbiamo
perso il senso della misura. Giro per il centro e subito un altro bus che ci
porta nel posto più ambito in Noumea, il centro culturale Tjibaou costruito dal
nostro Renzo Piano in onore del martirio del leader kanak avvenuta ad Ouvea nel
1989 ad opera di un suo concittadino. Il centro è qualcosa di talmente bello che
è piaciuto persino a me che sono geometra e notoriamente i geometri di edifici
non capiscono nulla.
Dimenticavo, questo viaggio lo dedico a Pinuccio in quanto è per merito suo se
sono andato. Lui mi indirizzò a Cubadak l’anno scorso ed è là che conobbi un
pazzo che da tre anni girava il mondo con solo una macchina fotografica ed un
portafoglio che parlava sette lingue. Fu là che alla domanda “dov’è il più bel
posto al mondo“ Vittorio il giramondo Svizzero, mi rispose senza esitazione: N.
Caledonia. Grazie Pinuccio è tutto merito tuo.
3- Mi portano la vettura, carico i bagagli e parto alla volta del nord della
grande terre.
La prima tappa Noumea - Koné non riserva molte sorprese, la strada è buona, il
paesaggio bello di un verde fantastico ma verso la fine diventa quasi savana un
po’ monotona. Una fermata vicino a Bourail per vedere la roccia forata e la
plage de Poe’, molto belle entrambe ma il tempo non era a nostro favore per cui
bagno rimandato.
4- Koné- Hienghene è una tappa che porta dalla costa Ovest alla costa Est
attraverso un percorso che si snoda per circa 70 Km. (l’isola è larga 50) e
passa attraverso le piccole catene montuose interne. La strada, malgrado si
trovi una vettura ogni ora è molto ben tenuta ed ogni tanto si vedono delle
insegne con indicati luoghi dove vivono tribù locali. Il paesaggio è mozzafiato.
Il verde di mille piante diverse e il bambù che qui regna incontrastato, i
ruscelli che a valle formano dei piccoli canyons, lo rendono unico ed io l’ho
ammirato per la prima volta (normalmente detesto gli entroterra) con grandissimo
entusiasmo.
5- Sono stato 2 giorni in un villaggio molto bello nei pressi di Hienghene,
Koulnue village con dei bungalows piacevoli sotto una foresta di palme ed il
mare non eccezionale ma pieno di coralli. Qui attorno il sito, per una decina di
Km, è di un bello unico essendo caratterizzato da alte formazioni rocciose che
cadono a picco sul mare sino ad arrivare alla baia di Hienghene che merita di
essere contemplata per almeno un’oretta dato che di fronte si staglia la poule
couveuse, una formazione rocciosa appunto in mezzo alla baia contornata da
isolotti con mangrovie; da non perdere. C’è anche un piccolo centro culturale
che ospita varie esposizioni e ogni tanti vi si suona jazz, pensate; è qui il
centro culturale perché fino a poco tempo fa qui risiedeva la vedova di Tjibaou.
Nel mare ho fatto il bagno assieme ai cervi rosa che qui allevano e poi se li
mangiano.
6- Trasferimento da Hienghene a Poindimie; ho poco da dire perché è una tappa di
trasferimento con molti bei paesaggi marini e baie da cartolina .
7- Poindimie- Sarramea. Tappa un po’ agitata per via di una tratta interna al
limite del pericolo ma spettacolare dal punto di vista paesaggistico in quanto
nel mentre si lascia la costa per inoltrarsi nell’interno si va incontro alle
miniere di nikel che qui hanno devastato un po’ il territorio, ma quando si
arriva su in alto e si guarda indietro sembra di vedere qualcosa di simile al
grand canyon anche se artificiale, paesaggio lunare molto suggestivo e tutto
molto bello fino a Sarramea e selvaggio al punto giusto.
8- Sarramea è un posto unico (un piccolo cantone svizzero in N. Caledonia),
peccato mi son fermato poco; il villaggio (Hotel Evasion) è imbarazzante tanto è
accogliente e fuori si può fare di tutto, dalle scarpinate in mezzo a boschi
incontaminati, a cavalcate, sauna, idromassaggio etc..
9- Sarramea- Noumea, niente da segnalare, solo un po’ stancante con comunque
ottimi paesaggi, pernottamento al Ramada
10- 24 Aprile 2009, ho segnato anche la data perché il giorno del trasferimento
all’Isola dei Pini merita una targa perché (mia presunzione) qui ho dato ragione
allo svizzero, ho visto il massimo. Pioveva quel giorno, ero incavolato perché
mi frullavano per la testa strani pensieri; vuoi vedere che siamo così sfigati
che veniamo sull’isola più bella e non vediamo il sole; Lidia pure era
imbronciata anche perché lei non sopporta i voli interni dove si buttano un po’
allo sbaraglio con le virate e gli atterraggi. Non faccio a tempo a posare le
valigia che già sono in acqua nella più bella baia dell’isola, Kanumera bay.
Appena entro con mascherina accecato dal bianco candido della sabbia e con 1
metro d’acqua, vado incontro ad una vera foresta di coralli, non ne ho mai visto
tanti e così fitti, fanno a gara per procurarsi un posto. Mi sono emozionato
quel giorno anche perché la baia è circondata da araucarie che si riflettono
rendendo il paesaggio unico e dopo un po’ esce un sole accecante, e come poteva
essere altrimenti. Il giorno dopo affitto una macchina e faccio il giro
dell’isola. Mi fermo un po’ ad ammirare la bellezza unica della baia di Gadji e
poi giù sino alla Gite d’Oro Chez Regis e qui mi fermo perché la strada finisce.
Qui preparano il piatto tipico dell’isola, la bugna a base di aragosta e pollo,
io non l’ho mangiata perché bisognava prenotarla il giorno prima. Sotto questa
gite c’è una specie di piccolo canyon dove scorre un po’ d’acqua di mare e
questo piccolo lembo di mare collega la Baia d’oro alla piscina naturale. Sulla
baia d’oro si affaccia l’hotel le Meridien (400 euro giorno senza pasti) ed è
una grandissima distesa di sabbia bianca accecante con 20 cm. d’acqua dove si
affacciano centinaia di araucarie, un paesaggio impossibile a descriversi; se
posso fare un paragone direi Nosy Yranja, ma sembra essere restrittivo. Dopo mi
inoltro lungo un km, circa nel fiumiciattolo di prima e arrivo alla piscina
naturale. Qui perdo la testa davanti allo spettacolo e faccio il bagno col
telefono (immaginate le litigate con Lidia?, non me ne perdona una). E’ una
piccola laguna con l’acqua massimo 3 metri e vari coralli e sabbia bianca; al di
là verso est vi sono lastroni di granito dove si infrangono le onde dell’oceano,
sotto è pieno di pesci, non so come descriverla,…… ci sono!. Un quadro
impressionista.
Il giorno dopo affittiamo un motoscafo per fare un tour sugli isolotti attorno.
Il driver è un pazzo e con 2 motori 225 Cv, viaggia a supervelocità e con
l’oceano molto mosso verso la prima meta, Ilot de Nokanhui, un lembo di sabbia
bianchissima in mezzo all’oceano con colori da tavolozza; splendido da vedere,
il bagno qui è buono ma solo per un po’ di nuoto; questo atollo è una Nosy
Yranja in miniatura. Partenza a tutto gas verso Ilot Brosse; questo a livello
colori, coralli, vegetazione è il più bel posto per stare un po’ d’ore a fare
snorkeling e scattare foto. L’acqua cambia continuamente colore ed i coralli con
la bassa marea escono allo scoperto in un tripudio di forme e pesci che si
fotografano da un metro. Gli altri giorni non posso raccontarli perché
diventerebbe monotono. Unico rimpianto a posteriori; fare 2 giorni in più qui e
due in meno nelle altre isole. Una cosa importante: in Nuova Caledonia non si
mangia pesce o perlomeno ve lo sconsiglio, perché nessuno pesca, non ho mai
visto una barca di pescatori; e le aragoste che vi propinano o gamberi o quant'altro
penso essere tutto congelato oltre che stracaro.
11- Isola dei Pini- Noumea; Noumea- Lifou. Lifou è una grande isola e l’unico
posto dove alloggiare è il Drehu village che tra l’altro è bello e stranamente
non caro, 80 euro escluso il mangiare ovviamente (in tutti i posti in N.C. i
prezzi sono solo pernottamento e prima colazione, non l’ho capito ma è così). Il
village è al centro vicino a We che è la capitale provinciale delle tre Isole
della Lealtà; per cui siamo finalmente riusciti a trovare un supermercato
decente per sfamarci a mezzogiorno altrimenti il bilancio o il P.I.L. andava a
ramengo visto che mediamente per mangiare (in tutta la N.C.) solo un piatto con
un bicchiere di vino sono mediamente 40 euro a cranio. Comunque Lifou è
sicuramente da visitare per 2 motivi: il primo ve lo descrivo. Al nord Lifou mi
ha riservato la sorpresa che non mi aspettavo. La baia di Jokin è una baia alla
quale si accede dall’alto dopo una scalinata di 200 scalini e quando io mi sono
tuffato ero l’unico in giro; ma quando ho messo il muso sotto ho visto secondo
me (guardatevi bene da quello che dico, non sono sub) il più bel sito corallino
che io abbia mai visto. Profondità dell’acqua sui sei metri, fondo di sabbia
bianchissima e pinnacoli di rocce sparse che arrivano quasi in superficie con
coralli di dimensioni e specie e colori che io non avevo mai visto, il tutto
condito da una moltitudine di grandi pesci, insomma che dire, meglio stare zitti
e contemplare. Dopo un lungo guardare mi porto un po’ fuori e lì il fondo
digrada molto velocemente ed ho visto dei pesci credo ad una trentina di metri.
Cristallo puro. Peccato per Lidia che non ha potuto immergersi perché da soli
non potevamo lasciare tutto incustodito. Lasciata Jokin ci dirigiamo verso Easo.
Li ci si ferma e gli stessi abitanti hanno capito che lì c’è un fenomeno della
natura (loro che non amano il mare), c’è scritto acquario di Jinek; e lo è per
davvero diciamo il replay di Jokin solo con l’acqua leggermente più bassa così
anche Lidia stavolta si è scatenata. Non voleva più uscire, bellezza e
limpidezza ineguagliabili. Sopra Jinek c’è una scalinata con sopra una chiesetta
Notre dame de Lourdes; fantastico anche perché da lì si gode un panorama unico
della baia du Santal e Jinek appunto. Non c’è molto da segnalare a Lifou dopo
questi 2 gioielli a parte la più famosa baia di Luengoni dai colori smeraldo e
la baia di Chateaubriand davanti a dove alloggiavamo.
Merita pure un giretto in macchina verso Xodre a sud e ogni cento metri
troverete a destra e sinistra delle villette tutte nuove con bellissimi colori,
ognuna con accanto la capanna Kanaki e con vicino dei piccoli cimiteri
incantevoli per semplicità e colore. Lì ognuno degli abitanti passa il tempo a
tagliare l’erba sicché si vedono veri giardini. Penso che Lifou sia la più
benestante delle isole della lealtà, l’ho notato da questi particolari e dalle
macchine che girano; bella Lifou.
12-Lifou- Noumea; Noumea- Ouvea. Ultima tappa purtroppo di questo viaggio
memorabile. Ouvea è una lingua di terra di 25 Km. contornata da sabbia bianca
ovunque. Come sotto non è gran che a parte la zona sud dove c’è un bel sito di
coralli però molto pericoloso per i sub non esperti per via delle forti
correnti. Io l’ho fatto assieme a Lidia e l’ho trovato molto bello e con
tantissimi pesci e tartarughe però mi son tenuto a debita distanza dall’acqua
alta, la corrente già con mezzo metro d’acqua era forte. La baia de Mouli dove
io alloggiavo al Paradise village supera tutte quelle viste finora nelle varie
isole. Praticamente un arco di 5 Km. di spiaggia di sabbia finissima con un mare
sempre calmo, visto che l’aliseo che soffia da s-e non interferisce su questa
tratta di mare. Io qui ho scattato tante fotografie perché ad ogni istante il
colore cambiava ed in più camminando verso nord si arriva ad un’ansa che gira a
destra assistendo ad uno spettacolo unico. Da lì si vede il Pont de Mouli che
unisce praticamente Ouvea nord da Ouvea sud separate da 20 metri di mare aperto;
da sotto il ponte si insinua la corrente forte che viene dall’oceano che si
intravede in mezzo alle falesie della baia di Lekiny. L’aliseo qui spira sempre
e fa in modo che si creino delle correnti e delle formazioni di sabbia che danno
vita ad uno spettacolo difficilmente ripetibile. Se si ha fortuna sotto questo
ponticello si possono vedere razze, tartarughe e qualche volta squali. Pensate,
io che detesto il sole, ho passato gli ultimi due giorni di vacanza su questa
spiaggia; non si può non farlo. Al di là di questo ponticello e prima di
passarci sopra esiste un camping, di Lekiny appunto, gestito da un italiano.
L’unico che ho trovato in N.C. lui fa il sub e porta fuori la gente verso le
Pleiadi e una mattina l’ho visto ormeggiato dove ho detto prima esservi corrente
forte. Comunque alla fine Ouvea malgrado i pochi coralli visti, per i colori
l’ho trovata unica. Alla fine mi rimane una grande nostalgia di quei posti e
penso solo che sarà difficile ripetere un’altra esperienza così affascinante e
mi ritengo un tantino fortunato se penso che non tutti possono fare un viaggio
simile per vari motivi (la distanza, il tempo, i soldi); io l’ho voluto
fortemente e ci pensavo e me lo sono costruito su misura sin dall’ottobre 2008.
Doppiamente fortunato perché non ho trovato intralci ed è andato tutto secondo
copione; il clima malgrado un po’ di pioggia quasi perfetto; 12 aerei presi,
40000 Km. percorsi, un po’ di stanchezza nell’ultima tratta Tokio- Parigi.
Note
negative:
le strutture troppo care
il viaggio troppo caro
i voli interni troppo cari
il vino troppo caro
l’amarezza di non poter mangiare del buon pesce in un isola.
Note
positive:
Tutto il resto senza paragone con quello visto in precedenza
Isola dei Pini da sola merita il viaggio.
Ciao a tutti, per un po’ starò in quarantena.