NEPAL 2008 – 2 gatti italiani sul tetto del mondo…
Annapurna round trek
Ciao mi chiamo Gianluca.
Qui di seguito cercherò di “narrare” l’avventura nepalese vissuta da me e da
Patrizia (la mia compagna di viaggio e di vita). Una pianificazione e
preparazione accurata durata quasi un anno. Obbiettivo principale è un
trekking di 15gg con abbinata una visita di massima della capitale Kathmandu’ e
dintorni. Un mio grande sogno nel cassetto da realizzare. Un qualcosa che hai
dentro te e che non ti sei forse mai reso conto di quanto sia forte. Finché un
giorno tutto prende un forma intensa e definita. Necessità di portare a buon
fine un desiderio. La passione per la montagna e per i “giganti della terra”: in
Nepal ne sono presenti ben 8 dei 14 monti che superano gli 8000 metri. Gli altri
sono in Pakistan e Cina. La scelta va proprio in direzione di Lui, del tetto del
mondo il “gigante” monte Everest o Sagarmatha come lo chiamano in nepali la
gente del posto (leggo che significa capo del cielo).
Ci appoggiamo ad un’agenzia di trekking-viaggi locale trovata su internet: Navjo
Nepal. Strano a dirsi, ma il titolare è un italiano che trasferitosi in Nepal ha
aperto questa attività. Molto professionali e disponibili con la possibilità di
comunicare via email in italiano senza alcun problema. Il periodo ottimale per
fare trekking in Nepal è ottobre-novembre, ma purtroppo non possiamo prendere le
ferie in questi due mesi. La scelta obbligata va su fine agosto-settembre.
Periodo però che è ancora monsonico e con il conseguente pericolo di tempo
piovoso, umido e rischio di vedere poco le montagne che possono essere avvolte
dalle nubi. Che fare? Decidiamo di “provarci” lo stesso, ed affidarci alla
fortuna puntando inoltre ai lati “positivi” del periodo monsonico e cioè i pochi
trekkers sui sentieri, la meravigliosa fioritura presente un po’ ovunque e la
tranquillità anche della gente nei villaggi, non sottoposta allo stress
dell’alta stagione…
Il monsone va da fine maggio a fine settembre con periodo peggiore di solito
intorno a luglio-agosto.
Il periodo del trekking per eccellenza e’ l’inizio della stagione secca:
ottobre-novembre, unico problema la massa di turisti che invadono sentieri e
lodge. Il cielo però è azzurro, niente nuvole e le cime libere dalle nuvole. Se
proprio si sceglie come nel nostro caso il periodo monsonico credo comunque sia
da evitare luglio ed agosto. Andare più che si può su settembre garantisce
condizioni meteo già discrete. D’estate piove molto e le temperature non sono
particolarmente rigide. Di solito non nevica salvo qualche eccezione negli alti
passi oltre i 5000m.
Il monsone aumenta inoltre nel caso del trek per il campo base dell’Everest
l’handicap del famoso volo interno per Lukla che già normalmente è sottoposto a
ritardi e cancellazioni. In questa località–villaggio nella valle del Khunbu si
atterra solo se la visibilità è buona, non in presenza di nuvole basse,
altrimenti non si riesce. Questo implica avere dei giorni definibili come
“cuscinetto” da utilizzare per eventuali ritardi sia all’andata che al ritorno.
Tutto è programmato in funzione di questo: 15gg di trekking ed una settimana da
sfruttare per gestire i possibili ritardi del fantomatico volo interno. Nel
frattempo i mesi a disposizione ci servono per la preparazione in Italia del
viaggio. Ci documentiamo con guide (lonely ,routard , ecc…) , internet ed
innumerevoli libri che accrescono il nostro “sapere”, ma anche la voglia e la
curiosità del vedere dal vivo questi luoghi dove sono state scritte pagine
memorabili della storia dell’alpinismo himalyano. Puntiamo anche e molto sulla
preparazione fisica. Il trekking non è alpinismo, ma cammineremo comunque per
parecchi giorni a quote elevate (oltre i 4000m) con conseguente maggior fatica
legata alla riduzione di ossigeno nell’aria (a 5000m si conta una riduzione del
50% rispetto al livello del mare). Facciamo pertanto parecchie escursioni
cercando di sfruttare al meglio le più alte montagne della nostra regione: il
Piemonte. Ci documentiamo anche sulla possibilità di utilizzare un farmaco (il
diamox) che sembra possa aiutare il corpo nell’accelerare la fase di
acclimatamento alle altezze elevate. Tutto è pronto, attrezzatura compresa,
prestando anche molta attenzione al peso del bagaglio che non deve superare i
15kg a testa: peso concordato con l’agenzia che verrà trasportato dal portatore
durante il trekking e limite del bagaglio imbarcabile sul volo interno. Nel
trekking infatti ci saremo solo io, Patrizia con un portatore e la guida. Prima
però di entrare nei dettagli del viaggio voglio dare (per quanto mi è possibile)
alcune info generali sul Nepal sperando possano risultare utili.
Fuso orario: nel periodo estivo 3h45min avanti rispetto all’ora legale italiana.
Poco dopo le 18,00 è già buio. La lingua parlata è il nepali, molti parlano
l’inglese soprattutto ovviamente chi ha a che fare con il turismo. Italiano solo
rarissime eccezioni. La gente è comunque molto disponibile e gentile, non c’è
problema a farsi ripetere le cose o ad avere indicazioni. Tanti volti sorridenti
anche se si sa che spesso tanta gentilezza è per ovvi motivi legata al fatto che
tu sei un turista e di conseguenza rappresenti un possibile tornaconto
economico. Regna la calma e la serenità, non c’è il “nostro” stress quotidiano
anche se il traffico allucinante nelle strade, lo smog e la sporcizia e
purtroppo la fatiscenza potrebbero ingannare. La moneta è la rupia nepalese,
oggi c’è un cambio molto vantaggioso e semplice: 1 euro circa 100 rupie.
L’euro è ben accettato ovunque anche se durante il trekking è bene avere rupie e
soprattutto in piccoli tagli (il pezzo da 500 rupie non piace molto…). Anche le
carte di credito vengono accettate, ma applicano una commissione del 3.5% circa.
Bancomat presenti, non tantissimi, ma ci sono soprattutto in Thamel il quartiere
più turistico. Si può cambiare nelle numerose banche o dai cambia valute che ci
sono per strada. E’ sconsigliato farlo in albergo o in aeroporto dove ci si
rimette.
Le carte di credito sono poco accettate durante il trek.
Si guida a sinistra.
I negozi hanno gli orari più o meno tutti uguali: apertura a Thamel 7gg su
7 dalle 8,30-9,30 alle 19,00-20,00 con orario continuato. Altrove di solito
chiudono il sabato.
Thamel paradiso dello shopping, è il quartiere turistico, non il vero Nepal ma è
comunque come dicono in molti (ed anch’io oggi lo posso confermare…) un aspetto
di esso. Le attrezzature da montagna sono a bassissimo costo, però occorre fare
attenzione sulla qualità che spesso non è eccezionale essendo poi per la maggior
parte delle imitazioni. Tutto dipende dall’uso che se ne vuole fare. Di sicuro
hanno un ottimo rapporto qualità prezzo. Non rischierei solo l’acquisto di
attrezzatura come ad esempio gli scarponi che ho visto un po’ scadenti, salvo
nei negozi super specializzati dove però i prezzi lievitano. A Thamel si trova
poi tutto per souvenir, stampe, quadri ecc… Dvd di ogni tipo a prezzi
stracciati, tshirt ricamate ricordo e personalizzate, pashmine, abbigliamento
tipico, tante librerie con cartine di ogni zona e testi di ogni genere
soprattutto su alpinismo e trekking. Per l’elettronica ci sono tantissimi negozi
in New road, ma i prezzi non mi sono sembrati così bassi. Gioielli e pietre
preziose sembrano convenienti, però di questo occorre intendersene perché
risulta troppo facile restare raggirati. Per gli acquisti occorre comunque un
po’ ovunque girare e confrontare i prezzi, perché a parità di prodotto da un
negozio all’altro il costo può variare di molto. La contrattazione è quasi un
dovere, è il negoziante stesso a farti chiaramente capire fino a che punto si
può trattare. Il mercato nepalese tradizionale è quello di Asan Chock - Asan
Tole. C’è molto artigianato, chi ama le terre cotte o il legno lavorato ha di
che sbizzarrirsi. Idem si dica per i dipinti tipici, paesaggi o i famosi
mandala.
Di questi ultimi vi sono differenze di prezzo enormi a seconda dei negozi dovute
alla qualità e la fattura dei lavori. Anche per mangiare i prezzi sono veramente
bassi. La scelta è molto ampia e per tutti i gusti e le tasche. Cinese, indiano,
thailandese, italiano, nepalese: c’è solo l’imbarazzo della scelta. La birra
tipica è l’everest beer locale. L’acqua in bottiglia si trova in tanti
negozietti ed è fortemente consigliato non rischiare di berne se la bottiglia
non è ben sigillata.
Prezzo in media 20-30 rupie minimo. I prodotti d’importazione sono cari
praticamente come da noi.
Religione principale induista, ma ci sono moltissimi buddisti e ne sono la
dimostrazione i tanti templi e monasteri che si trovano. Infatti ci è stato
detto che lo stesso Budda è nato in Nepal. Due religioni queste, che convivono e
si intrecciano costantemente fra loro ovunque senza nessun attrito, anzi questa
coesione è sinonimo di grande rispetto e reciproco scambio. Nepal, da maggio è
una repubblica, la monarchia è stata abolita dopo parecchi anni di una guerra
civile (una guerra questa che si conosceva poco e di cui da noi si avevano poche
informazioni). Non c’è più pertanto il problema con i maoisti che in passato
fermavano lungo i sentieri dei trekking per richiedere denaro ai turisti per la
loro causa.
Ci sono pochi furti, ma è bene stare attenti comunque. C’è tanta povertà e tanti
mendicanti.
Una povertà molto dignitosa. Anche in questo caso purtroppo c’è da dire che
molti di questi mendicanti, soprattutto i bambini, vengono sfruttati e spesso si
nascondono delle truffe ai danni dei turisti un po’ più ingenui e distratti. Non
c’è molta criminalità, ma possono ad esempio capitare dei furti tipo scippi
(come credo sia normale ovunque al mondo!). Anche nelle zone di trekking
soprattutto nella zona dell’Annapurna (Tatopani-Ghorepani) si sono verificati
dei furti, quindi è sempre bene tenere gli occhi aperti e non girare soli.
Le mance sono ben accette ovunque soprattutto per dimostrare il gradimento di un
servizio.
Per telefonare l’uso del cellulare è praticamente limitato alle grandi città
(comunque è molto costoso salvo si goda di qualche promozione contrattuale). Nel
trekking il telefonino si trasforma in una comoda sveglia, perché non prende
assolutamente! Le telefonate nel trekking sono fattibili soprattutto nelle zone
più frequentate (Annapurna , Everest), ma solo con telefoni satellitari a prezzi
intorno alle 150-250rupie (circa 2-3euro al minuto). Non ovunque però: questi
telefoni infatti sono presenti solo nei villaggi più grandi. In questi si
trovano anche dei ben attrezzati internet point con prezzi decisamente più
convenienti rispetto alle telefonate classiche.
Come mezzi di trasporto consiglio il taxi (ce ne sono tantissimi e sono i
taxisti stessi a proporsi, è solo bene ricordasi di pattuire la cifra della
corsa prima, onde evitare brutte sorprese: anche in questo caso è bene
contrattare (attenzione però perché molti taxisti non parlano inglese). Per
brevi tragitti ci sono molti altri mezzi di trasporto, per tutti i gusti e
costi e per provare nuove emozioni: tuk-tuk, risciò, bus locali, ecc…Ovunque in
città c’è qualcuno che si offre per un servizio, per venderti droga od ogni
sorta di souvenir, per farti da guida, per proporti agenzie di trekking, tours,ecc….
Infine attenzione ad avere un’assicurazione che copra bene eventuali
infortuni/incidenti soprattutto durante il trekking, perché i recuperi e
soccorsi si fanno in elicottero che costa una fortuna.
Ora dopo queste considerazioni generali passo nel dettaglio alla descrizione del
viaggio.
23 agosto (sabato) -24
agosto (domenica)
Finalmente il momento tanto atteso: ore 7.00 partiamo con il bus da Torino alla
volta di Milano-Malpensa. Alle 12 circa abbiamo il volo con Qatar airways per
Kathmandu’ via Doha. Volo prenotato a gennaio riuscendo ad avere una tariffa
molto conveniente. Ci vorrà una lunga giornata di viaggio per arrivare alla meta
finale il giorno dopo, il 24 al mattino alle 8 puntualissimi e con buon servizio
a bordo.
Un consiglio: nella tratta Doha-Kathmandu’ è bene cercare di sedersi a sinistra
per vedere l’Himalaya dall’alto se è sereno ovviamente. Sbarchiamo, facciamo le
formalità doganali, la più importante è la richiesta da fare su modulo apposito
con tanto di foto tessera del visto di soggiorno. Il costo è di 40$ a persona e
vale 30giorni.
Già dentro l’aeroporto ci si rende conto del caos, tutto è disordinato compresi
i controlli di sbarco del personale doganale. I bagagli per fortuna sono
arrivati e questo è già un bel sollievo.
All’esterno ci sono tantissimi personaggi che cercano di diventare da subito i
tuoi autisti, facchini, guide o chissà cosa. Per noi c’è un ragazzo dell’agenzia
che ci aspetta per accompagnarci a Kathmandu’. Insieme c’è un gruppetto di 3-4
improvvisati facchini che scalpitano per portarci il bagaglio ed ovviamente per
la mancia…L’aeroporto si trova nella periferia ci vuole circa mezz’ora per
andare a Thamel dove alloggiamo. Primo impatto con il Nepal: traumatico! Il
traffico è allucinante, c’è rumore ovunque, auto, moto, biciclette, un mix da
capogiro. Manovre da panico, clacson usati in continuazione, tutti che vogliono
farsi strada ed odori di tutti i tipi, spesso insopportabili ai nostri fini
olfatti europei. Non manca poi uno smog da primato. Arriviamo a Thamel, dormiamo
infatti li, hotel Vaishali, già bello rispetto alla media della città. Una
scelta legata all’essere un po’ più nel confort considerando già i probabili
disagi che affronteremo nel trekking. Siamo stanchi, però non vogliamo andare a
riposare per cercare immediatamente di prendere il fuso orario. Sistemiamo i
bagagli cominciando a preparare quelli specifici per il trek: domani mattina
infatti è previsto il trasferimento aereo a Lukla. Il superfluo lo lasceremo in
albergo. Il tempo è discreto sole ed ogni tanto qualche nuvola. Fa caldo.
Pomeriggio con giro introduttivo della città, alcuni acquisti a Thamel e piccolo
tour fuori dal quartiere turistico, alla volta del mercato molto caratteristico
di Asan, scopriamo o per meglio dire cominciamo a scoprire il mondo nepalese, i
suoi mille mestieri che da noi ormai sono un ricordo di tempi passati. Arriviamo
fino alle rive del fiume Vishnumati. Da qui si vede il tempio delle scimmie
sulla sua collina (Swoyambhunath): uno degli stupa più interessanti di
Kathmandu’. A fine pomeriggio conosciamo la nostra guida del trek. Si chiama Ram
Kumar Rai, classico nepalese, pacato rispettoso e sorridente. Staremo con lui
15giorni e quindi cerchiamo di fare conoscenza da subito nonostante risulti
ancora presto proprio per la riservatezza che traspare dai suoi atteggiamenti.
La giornata è passata in fretta. Ceniamo all’everest steak house in Thamel,
molto citata e molto economica. A letto prestissimo e molto stanchi, saranno le
20,30 al massimo! Il fuso orario e la fatica si fanno sentire. Domattina sveglia
alle 3,30-4,00 per poter finire i bagagli e per andare all’aeroporto sperando
ovviamente di riuscire a partire.
25 agosto (lunedì) Sveglia pesante, il fuso orario non è ancora in “circolo” e fatichiamo a
carburare. Alle 5,30 arriva il taxi con la guida. La città è ancora addormentata
soprattutto Thamel, tutte le botteghe sono chiuse, traffico poco e pochi
clacson, basta già però quello del nostro taxista che quasi per riflesso
condizionato suona in continuazione nonostante l’ora e la relativa calma intorno
a noi. Le strade sono semi buie, ma s’intravedono parecchie persone che anche
solo a piedi vanno in giro, suppongo a lavorare. Stanotte ha piovuto, classico
durante il monsone. Il cielo ci appare abbastanza stellato, ma ci viene spiegato
che questo non significa nulla: a Kathmandu’ può anche piovere e non è
assolutamente detto che a Lukla ci sia lo stesso tempo, là potrebbe essere
sereno. Aeroporto. Andiamo al terminal dei voli interni, piccolo e mal tenuto,
anche qui assalto dei “facchini” per il trasporto delle sacche da trekking,
tutti alla ricerca di rupie, impossibile rifiutarsi. Attendiamo dinanzi
all’ingresso, le porte sono ancora chiuse, arrivano anche altri trekkers, tutti
immagino con la nostra stessa meta. Saremo una trentina. C’è chi cerca già di
dormire sul marciapiede, evidentemente è dura per tutti non solo per noi.
Entriamo. Check in e perquisizioni “corporali” molto all’acqua di rose, anche se
sono numerose non sono per niente accurate creano solo code e nient’altro. Ci
troviamo cosi in sala d’attesa che sono le 6. Viene chiamato il volo: Yeti
airlines delle 6,15 per Lukla. Usciamo all’aperto, saliamo sul pulmino e …
NIENTE!!!! Sale un funzionario della Yeti e con un “sorry” ci fa rientrare tutti
in sala d’attesa: Lukla è fra le nuvole, volo rinviato di un’ora alle 7,30.
Purtroppo sarà cosi sino alle 11,30 circa, continui rinvii di ora in ora sino a
quando i voli saranno definitivamente cancellati per la giornata odierna e se ne
potrà parlare solo domani. Rientriamo in hotel, direi un po’ fusi ed anche aimé
delusi. Ma era tutto messo in conto: ci è sempre stato detto che volare a Lukla
risulta una roulette, se ti va bene puoi andare via subito, ma c’è chi aspetta
anche una settimana!!!! Il tempo è decente, c’è il sole. E’ ormai pomeriggio ne
approfittiamo per visitare la città, è la volta di Durbar Square, la piazza
dell’antico palazzo reale piena di storia, di edifici antichi ed purtroppo
lasciati molto andare, ambiente suggestivo. Nella vallata di Kathmandu’ nei
tempi antichi c’erano infatti quattro regni, tutti con la loro Durbar Square di
cui oggi restano buona parte degli edifici: Kathmandu’, Patan, Bhaktapur e
Kirtipur. Rientro da New road e per vie in cui il vero Nepal emerge con tutto il
suo fascino ma anche la sua tremenda povertà. Finiamo la giornata al ristorante
the third eye tipico di cucina indiana: buono sia il cibo che il servizio. A
letto, domani si replica, levataccia e ritentativo di volo per Lukla.
26 agosto (martedi)
Ennesima sveglia alle 4, ci riproviamo. All’aeroporto ci si ritrova con le
stesse persone già viste il giorno prima e qualche new entry nel folto gruppo
degli speranzosi diretti a Lukla…Per di più piove e l’ambiente è ancora più
incerto. Ennesimo buco nell’acqua, ennesima snervante attesa sino alle 11,
continui soliti rinvii e ritorno a “casetta” abbacchiati…
Nell’ora di pranzo ci troviamo con Navjo Eller il proprietario dell’agenzia di
trek per studiare un piano alternativo se per caso anche domani non riusciamo a
partire. Mi crolla tutto un po’ addosso: ho sognato il trekking al campo base
dell’Everest ed il Kala Pattar per mesi e l’idea di doverci rinunciare sconvolge
tutti i miei grandi progetti. La decisione finale è provarci ancora domattina,
ma preparandoci già con un’alternativa che ci possa andare bene e che si adatti
ai giorni di permanenza che ci restano ancora a disposizione. La scelta va
sull’Annapurna Round, il giro dell’Annapurna, un altro famoso 8000, il primo in
assoluto ad essere stato scalato nel 1950 dai francesi. Domani si vedrà. Sicuro
è che non resteremo inoperativi ancora a lungo. Passiamo il pomeriggio di nuovo
a “zonzo” per Thamel ad approfittarne per fare acquisti e comprare i regalini da
portare in Italia anche perché non sappiamo quanti giorni avremo a disposizione
al rientro dal trekking.
Riceniamo all’everest steak house.
27 agosto (mercoledi):
alzarsi oggi è ancora più dura, siamo ormai stanchi, tre notti che ci alziamo
alle 3,30-4,00.
Piove di nuovo ed anche se non è detto, diventa difficile essere ottimisti sullo
stato del tempo a Lukla.
Restiamo in stand by fino alle 11, solito orario e purtroppo anche questa volta
non se ne fa nulla.
Delusione cocente. Patrizia è meno turbata, io il “colpo” lo incasso con più
rammarico. Sento il sogno infrangersi, ma dentro di me comunque una vocina mi
dice di rilassarmi e pensare positivo: cambieremo trekking e ne faremo uno
diverso in un’altra zona meravigliosa con altri giganti di cui ben tre oltre gli
8000m: Manaslu, Annapurna I e Dhaulagiri. Pomeriggio in attesa del nuovo
programma che Navjo sta ristilando a tempo di record per tamponare il problema.
Andiamo a fare una lunga passeggiata per Kathmandu’ e raggiungiamo Swoyambhunath
o tempio delle scimmie, stupa buddista in cima ad una collina che domina
dall’alto Kathmandu’. Il tempo è nuvoloso ma non piove, c’è un’umidità tremenda.
Bello, suggestivo, facciamo i 360 scalini per raggiungerlo, vediamo tante
scimmie che controlliamo a distanza visto che sappiamo essere molto aggressive e
dispettose. E’ lo stupa più antico del Nepal, risale a circa 2000 anni fa. Sulla
punta i classici occhi di Budda che vigilano sul mondo per controllare che
l’uomo si comporti bene.
Cena al ristorante italiano la dolce vita a Thamel. Nonostante non ci piaccia
mai cenare in ristoranti italiani all’estero, ci lasciamo tentare visto che ce
lo hanno consigliato. In effetti si mangia bene, ha delle ottime scaloppine.
Domattina faremo miracolosamente la prima colazione seduti nell’hotel, dopo
giorni di stressanti mancate partenze, stavolta si va via veramente.
28 agosto (giovedì):
1° tappa : Kathmandu’ – Besi Sahar - Bhulbule Sveglia da “signori” alle 6,30: ben più tardi di quella degli ultimi giorni.
Colazione e partenza per la regione dell’Annapurna alle 8,00 con fuoristrada. Ci
vorranno circa 6 ore per percorrere il tragitto sino a Besi Sahar (680m), circa
200km.
Strano a dirsi ma ci abbassiamo di quota. Infatti Kathmandu’ è a 1300m circa sul
livello del mare. Il villaggio dove arriviamo è nella zona di Pokhara nel nord
ovest del Nepal. L’ultimo tratto di strada sarà sicuramente rovinato dal monsone
e per questo occorre un fuoristrada. Da qui parte il sentiero dell’Annapurna
Round Trek. Questo trekking normalmente si fa in 18-21 giorni per non correre e
“diluire” il lungo percorso di oltre 250km e migliaia di metri di dislivello.
Noi dovremo correre un po’ per farlo in 15 e speriamo di farcela fisicamente.
Kathmandu arrivederci a presto. Il trek della regione dell’Annapurna è uno dei
più frequentati, si dice addirittura che 2/3 dei trekkers che giungono in Nepal
si diriga li. Vi sono vari itinerari, tutti dislocati all’interno della famosa
Annapurna Consevarvation Area, un vero e proprio parco protetto e regolamentato
in cui vi sono varie restrizioni per cercare di mantenere al meglio lo stato
naturale del luogo. L’ente che gestisce la salvaguardia ed il controllo è l’acap
ed ogni tot km e villaggi vi sono dei veri e propri posti di controllo in cui
occorre esibire il permesso d’entrata. Lo stesso si ottiene a Kathmandu’ con
foto e 2000rupie (circa 20euro).
Se al controllo si viene trovati senza si deve pagare il doppio della cifra.
Fatta questa premessa ritorno al nostro viaggio. Arriviamo a destinazione dopo
un viaggio nel solito casino nepalese alle 13,00 circa.
5 ore.Ultimi km molto tortuosi su una strada in cui senza un fuoristrada è ben
difficile procedere data le condizioni pessime ed i torrenti da guadare.
Pranziamo a Besi Sahar, ultimo villaggio raggiungibile in auto, abbastanza
grande. Sotto un cielo poco rassicurante (ha appena finito di piovere…)
cominciamo a camminare e da qui comincia veramente l’avventura. Io inizio alla
grande: puntura di vespa nepalese, insetto rosso ed abbastanza grande che non mi
procura per niente piacere, per fortuna nessuna conseguenza di allergie o
simili. Con noi si è aggiunto già da Kathmandu’ anche il portatore, il nipote di
Ram Kumar (la guida), il piccolo e magro Bishnu’. Dovrà portare il nostro
bagaglio. Noi abbiamo anche i nostri zaini con una “piccola” parte
dell’attrezzatura, ma il grosso del bagaglio lo porta lui. E’ il suo lavoro ed è
pagato per questo (sicuramente non molto…), non possiamo non essere però un po’
imbarazzati guardando cosa deve portarci e mi chiedo come possa farcela. Mi
sento un po’ uno schiavista ed ho un senso di vergogna. Per noi è inimmaginabile
un carico simile. Il mio pensiero va sicuramente e senza retorica a questo
popolo: nella maggior parte delle conquiste himalaiane è secondo me doveroso
ringraziare l’apporto essenziale e determinante dei portatori Sherpa o simili.
Senza di loro sono sicuro che noi “grandi e forti” occidentali non faremmo e non
avremmo fatto molto.
Partiamo da quota 680m circa, prima tappa per Bhulbule (840m), prime esperienze
con ponti sospesi che attraversano la valle ed il fiume sottostante. C’è tanta
acqua e bisogna spesso fare attenzione a non bagnarsi i piedi. Questo diventa in
molti punti impossibile date le condizioni pessime del terreno. Seguiamo una
strada sterrata che dovrebbe condurre sino al villaggio.
Io non sto tanto bene, neanche il tempo d’iniziare e mi sono preso il
raffreddore, speriamo non peggiori troppo. La strada a causa del monsone
purtroppo è franata in un punto e siamo obbligati ad abbandonarla. Dovremo
deviare nei campi, sentiero ben tracciato ma nel mezzo di risaie allagate.
Spesso ci sono da guadare rigagnoli d’acqua che in questo periodo si trasformano
in torrenti. Questo è uno dei problemi del periodo monsonico: ogni sentiero può
nascondere degli intoppi e percorsi semplici normalmente possono notevolmente
complicarsi. Il sentiero che facciamo è per vari tratti allagato, le risaie
intorno lo riempiono d’acqua e ci rendono complicato il camminare. Siamo già
belli bagnati, ogni tanto pioviggina ed è molto umido. Le pietre sono molto
scivolose nonostante gli scarponi. Ci fanno impressione la guida e soprattutto
il portatore che procedono indossando delle comuni ciabatte. Dopo 3ore e mezza
di cammino abbastanza faticoso date le condizioni del terreno, arriviamo nel
villaggio di Bhulbule, primo traguardo raggiunto e primo pernottamento
in lodge, non ce ne sono molti, la scelta va sull’heaven guest house,
molto semplice e spartano, camera privata due letti. Come prevedibile non c’è
nessun turista e questo è un aspetto molto importante, pace e tranquillità
ovunque sui sentieri contraddistingueranno questa vacanza. Del resto questo era
uno dei nostri desideri. Primo contatto con la realtà di queste montagne, con
questa gente che vive in posti già isolati in modo semplice. Veniamo catapultati
in una realtà molto lontana dalla nostra, sembra di vedere le nostre borgate in
montagna, quando ci vivevano almeno 100anni fa senza particolari comodità. Certo
loro hanno televisione, alcuni il telefono, ma ad esempio il bagno è comunitario
e nella maggior parte dei casi è la fontana del villaggio, punto di ritrovo per
lavare la biancheria e per lavarsi loro stessi. I lodges ovunque sono attrezzati
per permettere anche di fare la doccia. Certo è che sono quasi sempre baracche
esterne improvvisate. Chi pretende la jacuzzi è meglio stia a casa! Qui si
arriva già solo a piedi. Sono ormai le 17,30, il mio raffreddore è peggiorato,
siamo fradici di sudore ed umidi. Proviamo a stendere le cose sperando
asciughino un po’ per domattina. Ci è già stato detto che dovremo tenere duro i
primi 2-3giorni perché il tempo nella zona bassa del trek sara’ sicuramente
piovoso. Cerchiamo di riprendere un po’ di liquidi con un caldo black tea,
abbiamo sudato molto. Prima cena del trek in un lodge, mangiamo a nostra
sorpresa una ottima zuppa di pomodori ed un piatto di pasta con le verdure. Alle
ore 20,30 crolliamo, anche perché la sera in questo “mondo” non c’è molto da
fare, regna pace e tranquillità. Spero che l’aspirina che ho preso mi faccia
stare un po’ meglio. Fuori inizia a piovere e diluvierà tutta la notte, fa molto
caldo ed è umido, nel sacco a pelo non si riesce a stare.
Sintesi dati significativi 1° tappa: Kathmandu’ (1300m) – Besi Sahar (686m) –
Bhulbule (840m)
Dislivello percorso: salita circa +300 m
Tempo impiegato: 3,5 ore
Distanza percorsa approssimativa: 15 km
Difficolta’ tecniche: nessuna particolare (sentiero e pista carraia
semipianeggiante con percorso semplice che può complicarsi ed allungarsi in
presenza di frane nel periodo del monsone).
29 agosto (venerdi):
2° tappa Bhulbule - Syange dopo una nottata non troppo buona ci alziamo, sono le 6,00. Io ho dormito
male, disturbato dal caldo umido, dal raffreddore che non va per niente meglio e
dalla pioggia battente che non ha smesso per tutta la notte. Patrizia sta meglio
di me e spero regga e non si ammali. Fuori purtroppo piove, speravo che valesse
quello che leggi spesso e cioè che il monsone si “scarica” soprattutto la sera e
la notte dando tregua durante il giorno. Oggi non sembra sia così. Colazione,
pan chapati, specie di piadina su cui mettere marmellata o miele e black tea. Ci
vestiamo da pioggia: kway, copripantaloni, ombrello e si parte. Scelta
abbigliamento errata! A parte l’ombrello il resto ci rendiamo conto dopo
un’oretta che è completamente inutile: visto quello che sudi e di conseguenza ti
bagni lo stesso e molto.
Ci spogliamo optando per il solo ombrello. Secondo problema: per terra è un
acquitrino e gli scarponi di questo passo irrimediabilmente si bagneranno,
nonostante goretex ecc… Fanno bene guida e portatore a camminare in ciabatte,
del resto lo fanno anche tutti quelli del posto. Il problema che pur avendocele
per noi non è cosi facile. Si scivola già con un’ottima suola vibram,
figuriamoci in ciabatte! Ogni tanto poi si trovano ruscelli che sono talmente
ingrossati da non poterli attraversare se non guadandoli a piedi nudi. E’
pesante, ma cerchiamo di prendere tutto con filosofia ed accettare il monsone,
se non lo fai e cerchi di conviverci rischi veramente di andare fuori di testa.
Le ore passano, passo dopo passo andiamo sempre più avanti, il paesaggio
nonostante il tempo non proprio bellissimo è suggestivo, ovunque risaie
stupende, verde smeraldo, villaggi, ponti sospesi (ne attraversiamo parecchi) ed
il fiume Marsyandgi Khola che da il nome alla valle. Scorre impetuoso scorre per
km e km e che si rafforza man mano con l’affluenza degli innumerevoli corsi
d’acqua laterali un po’ da ovunque. Questo fiume ci accompagnerà giorni e
giorni, ne risaliremo infatti praticamente tutto il suo corso. Lo attraversiamo
più volte sempre su ponti sospesi a cui ti abitui, all’inizio infatti risultano
essere abbastanza impressionanti per altezza e per la loro instabilità. Altra
interessante novità del giorno è il primo contatto con le sanguisughe. Altro
“problemino” legato al monsone. Leggi tanto su queste “bestioline” e come per
tutte le cose mai viste ti fai tante idee da verificare in pratica. Ti aspettano
con ansia sul sentiero e talvolta sulle piante per lasciarsi da qui scivolare
stile paracadutisti. Ci si deve controllare spesso i piedi perché cercano di
salire soprattutto da li ed andare a banchettare sulle tue gambe. Pranziamo dopo
aver fatto la prima salita seria a Bahundar, dura, in virtù del caldo umido che
ci opprime. Compare anche un miracoloso sprazzo di sole che aime’ dura pochi
minuti. Stupende le risaie che abbiamo incontrato oggi. Sono a perdita d’occhio:
ogni angolo è sfruttato e coltivato ed il verde smeraldo che ci appare agli
occhi nonostante il tempo nuvoloso è indescrivibile. Pranzo buono ed un’oretta
di riposo meritato. Beviamo molto siamo disidratati: almeno 3-4 lt. a testa al
giorno. Dopo un pomeriggio di cammino la guida decide di fermarsi a Syangeper la notte, siamo tutti e quattro stanchi dopo una serie di sali scendi in
sentieri molto scivolosi e ripidi, soprattutto la parte prima di questo
villaggio molto in ombra e viscida. Sono le 17,15 e purtroppo siamo ancora
lontani dalla meta odierna che doveva essere il villaggio di Tal. Più di 8 ore
di cammino sono sufficienti per oggi. La pioggia ci sta rallentando molto. Non
posso che confermare quello che abbiamo sempre letto e cioè che il monsone può
rendere tratti di sentieri complicati e più difficili quando nella stagione
secca gli stessi appaiono decisamente più semplice e privi di ostacoli. Nelle
zone più alte la vallata resta protetta dalla catena dell’Annapurna che quindi
dovrebbe creare una barriera anti-monsone naturale: speriamo! Sarà il tempo
grigio, la mia salute non al top e non so cosa, ma sicuramente Syange non lo
posso definire un villaggio da passarci troppo tempo. Il lodge sonan tibetan, è
estremamente semplice e non è il caso di formalizzarsi troppo sulla pulizia e
sulla mancanza di finiture di pregio… La mia salute non è al massimo, dopo una
giornata passata fra pioggia, umido e noi bagnati fradici anche per il sudore
dovuto al caldo è un miracolo non avere la febbre o comunque non voglio neppure
provarla per non pensarci troppo. Il raffreddore sembra nonostante tutto andare
meglio, ma aime’ appare la tosse: non ci voleva, ma purtroppo questa è
l’evoluzione inevitabile in questi casi. Cerco di tamponare con le medicine che
abbiamo portato e che per fortuna nostra non mancano. Sarebbe stato un grave
errore non attrezzarsi in merito, perché nei villaggi più importanti ci sono dei
centri medici però sicuramente non si possono ritenere ben forniti come le
nostre farmacie. Speriamo di non cedere, ci mancano ancora tanti giorni di
cammino, siamo solo all’inizio dell’avventura e più si sale e più serve avere la
respirazione al meglio a causa della rarefazione dell’ossigeno. Per questo non
sono al massimo del morale, invece Patrizia con mia lieta sorpresa regge bene e
non lamenta cedimenti fisici e/o psichici. La prende con filosofia e questo è un
gran bene. Cena, di nuovo zuppa e pasta, ci è piaciuta molto ieri e la
riprendiamo volentieri soprattutto per incamerare energie utili. Non sbagliamo:
anche qui tutto buono. Le “discoteche ed i cinema” non sono aperti per cui anche
stasera optiamo per andare a dormire presto, anche perché domattina alle 7,00 si
riparte. Dobbiamo recuperare il ritardo accumulato a causa della pessima
condizione dei sentieri.
Sintesi dati significativi 2° tappa Bhulbule(840m) - Syange(1080m):
Dislivello percorso: +630m, -260m
Tempo impiegato 8,5ore
Distanza percorsa approssimativa: 18 km
Difficoltà tecniche: sentieri scivolosi nel caso di pioggia e vari torrenti da
attraversare che rallentano la progressione soprattutto se l’acqua è alta ed
occorre pertanto levarsi scarponi e calze per guadare.
30 agosto (sabato):
3° tappa Syange - Dharapani Sveglia ore 5,30 stamattina infatti prevista partenza ore 7,00: imperativo
il dover recuperare terreno sulle tappe previste essendo un po’ in ritardo sulla
tabella di marcia. Si spera nel tempo più clemente. A giudicare da fuori la
prima impressione è negativa: piove ed è nuvoloso con nebbie basse sulle
montagne a lato della vallata. Nottata più tranquilla, sarà la stanchezza o il
raffreddore meno fastidioso, ma ho dormito abbastanza bene. E’ comparsa
purtroppo però la tosse, secca e fastidiosa. Facciamo colazione ed alle 7,30
circa partiamo. Piove. Anzi correggo, diluvia! Circa un’ora di uno pseudo
temporale seguendo all’inizio ciò che resta di una vecchia pista che doveva
servire come strada di comunicazione con una centrale elettrica mai costruita.
La stessa però è in molti punti franata. Nel punto peggiore la frana è grande,
tanti pietroni instabili, terreno alquanto scivoloso, fangoso. Occhi aperti
pertanto: sotto di noi c’è un bel dirupo, saranno almeno 200m di pendio molto
ripido sino al fiume. Arranchiamo nella pioggia e non so come faccia il
portatore in ciabatte, stracarico a non sbilanciarsi e cascare: lui un camoscio
e noi che spesso sembriamo delle caprette! Dopo questa parte per fortuna
raggiungiamo un bhatti (una specie di “bar-trattoria” molto semplice e grezzo),
uno dei tanti che si trovano lungo i sentieri. Qui troviamo altri portatori che
riposano. In questa vallata il loro apporto è essenziale, rifornimenti e
materiali vari arrivano solo così nei villaggi, soprattutto nel periodo
monsonico, quando le carovane di muli hanno problemi a muoversi per le troppe
frane presenti. Comincia anche la “giornata della sanguisuga”, oggi infatti sarà
il giorno in cui avremo maggiori incontri e per fortuna sarà l’ultimo. Ci
dovremo controllare molto spesso. Infatti ce ne sono veramente tante e sembra
particolarmente affamate “poverine”! Prendiamo l’esempio filosofico dei
nepalesi: che essi siano portatori, guide o comuni viandanti, sono tutti scalzi
ed in ciabatte e con molta calma ogni tanto si fermano e gentilmente rimuovono
gli ospiti che non sono graditi dai loro piedi nudi.
Si può usare il fuoco, il sale o volendo staccarle di forza questo però
rischiando una ferita che può sanguinare a lungo. Posso garantire che comunque
sia non provocano dolore. Ci hanno consigliato un buon sistema: lavare le calze
con il sale. Non so però se funziona veramente. Ripartiamo, il sentiero per
fortuna si raddolcisce e sale meno ripido, la vallata è stupenda anche se il
tempo non è buono. Ha smesso di piovere e questo è già qualcosa. Alle 11,30
(un’ora che ho impresso nella memoria!) c’è la grossa novità: appare un caldo e
stupendo sole! Un’emozione, garantisco, degli sprazzi di sereno nel cielo
rallegrano il nostro cammino e finalmente devo “persino” indossare il cappello
per quanto brucia! Sarà una coincidenza, ma il cane nero che ci ha accompagnato
sul sentiero per tutta la mattinata ci ha veramente portato fortuna. Si possono
infatti incontrare dei cani che senza chiedere nulla, feste, cibo o altro ti si
affiancano sul cammino e stanno con te ore o addirittura giorni per poi
all’improvviso sparire nel nulla. Gli sherpa sostengono che portano bene, lo
diceva lo stesso Tenzing Norgay lo sherpa più famoso al mondo, il primo salitore
dell’Everest con Hillary nel lontano 1953. Camminare sotto il sole è un’altra
cosa, ci si asciuga un po’. Arriviamo per pranzo a Tal. Bellissimo villaggio nel
fondo valle a lato del greto del Marsyandgi Khola. Qui anche l’ambiente cambia,
si sente la montagna più vicina, la vegetazione comincia a mutare, compaiono i
primi abeti un po’ più in alto. Siamo solo a 1700, ma c’è gia tanta differenza
dal fondo valle tipo Bhulbule o Syange. La gente ha abiti più pesanti e non ci
sono più risaie. Compaiono campi di mais, di patate e di cavoli. Qui iniziano
anche i primi segni buddisti, influenze del non lontano Tibet. Chorten e muri
mani con le caratteristiche ruote di preghiera, i primi che vediamo nella
vallata. Importante di ricordarsi di tenerli sempre alla propria destra mentre
li si supera. Il nostro trekking da qui inizia la sua fase più montana ed io mi
sento più a mio agio. Anche i prezzi salgono: l’acqua da 40rupie (20-30 a
Kathmandu’ per intenderci) è già cresciuta a 70-80, i rifornimenti infatti
costano sicuramente di più essendo le distanze da compiere maggiori. Il cielo
aime’ si rannuvola nuovamente, va via sole e quel poco di sereno che avevamo
apprezzato. Inizia a piovere mentre mangiamo. Per fortuna sarà per breve tempo.
Quando ripartiamo avrà già smesso e non avremo problemi a superare l’ultimo
tratto di sentiero per arrivare al villaggio di Dharapani nostra meta di arrivo.
Sono le 17,30 quando entriamo nel villaggio. Stanchi. Oggi abbiamo camminato
tanto e fatto parecchio dislivello, i tratti di sentiero in piano calano e si
comincia a salire molto di più. Dharapani villaggio abbastanza grande, parecchi
lodges ed anche in due di essi la possibilità di telefonare. Telefoni
satellitari a 250rupie al minuto (circa 2,5euro). Dopo questa sosta da domani
dovrebbero anche scorgersi con un po’ di fortuna i primi “giganti”. Altezza
1960, ci stiamo alzando piano piano, del resto è tanto il dislivello da compiere
prima di arrivare ai 5416m del passo del Thorung La. Dormiamo al tashi delec
hotel, semplice però ottimo trattamento, solite 150-250rupie (questi sono i
prezzi min max di tutti i lodge che abbiamo trovato nel trek) a dormire per una
doppia privata con bagno esterno. Cena, sempre soli, anche qui nessun altro
trekker, sino ad ora non abbiamo trovato nessuno! Incredibile a dirsi. Riusciamo
anche a farci far asciugare gli scarponi ormai bagnati da tre giorni. Domattina
sarà tutt’altra cosa camminare asciutti. La salute invece quella va così così,
la tosse è diventata molto fastidiosa, fatico a respirare bene e purtroppo anche
Patrizia si è raffreddata: ci mancava solo lei!!!!
Sintesi dati significativi 3° tappa Syange(1080m) – Dharapani(1960m):
Dislivello percorso: +940m, -100m
Tempo impiegato 8,5ore
Distanza percorsa approssimativa: 20km
Difficoltà tecniche: tappa abbastanza lunga, dislivello in salita maggiore ed
alcuni saliscendi. Primo tratto un po’ esposto e ripido su terreno scosceso e
franoso. Occorre prestare un po’ di attenzione soprattutto in presenza di fango
e pioggia.
31 agosto (domenica):
4° tappa Dharapani - Bhratang Oggi è domenica, ma qui non esiste il riposo settimanale, il nostro “lavoro”
va portato avanti.
Sveglia mattiniera 5,30 direi abituale per preparare i bagagli con calma e
permettere al portatore di posizionarli a suo uso e consumo. Nel frattempo noi
facciamo colazione. Partenza ore 7,10 è presto e con oggi dovremmo, partendo di
buona mattina completare il recupero ed allinearci al programma previsto. Anzi
considerando dove abbiamo pernottato abbiamo l’ambizione di allungare la tappa
arrivando oltre. Stiamo infatti bene come gambe e fatica, evidentemente tutto
l’allenamento fatto in Italia è servito a qualcosa. Resta solo il problema della
tosse che nei tratti di sforzo significativo mi disturba molto nel respirare.
Anche a Patrizia è incominciata un po’ di bronchite e non possiamo far altro che
conviverci curandoci al meglio. Il tempo non sembra male: è il primo giorno che
ci svegliamo con sprazzi di cielo sereno ed il sole che si sta alzando a
riscaldare ciò che la fresca nottata ha lasciato dietro di se. Non sembra aver
piovuto neppure stanotte. Le punte sono coperte, non si vede oltre la fascia
degli abeti, oltre cioè il limite dei 3000m. Speriamo che salendo tutto
migliori. Superiamo i primi check-point del parco e raggiungiamo il carino
villaggio di Bagarchap. Dopo questo tratto ne inizia uno molto ripido, non
difficoltoso, ma molto impegnativo come salita. Si acquista rapidamente quota,
il sentiero s’inerpica senza dare tregua giungendo al villaggio di Danaque.
Posto suggestivo, scorci meravigliosi e primo impressionante contatto himalaiano
con il Manaslu (8156m), si intravede a pezzi fra le nuvole, ma la sua mole ed i
ghiacci perenni già ti danno l’idea dell’immenso, della grandezza. Troviamo
anche i primi altri trekkers, un gruppo di tre polacchi che superiamo nella
salita dopo Bagarchap (non nascondendo nel farlo un senso di orgoglio
nazionalistico tricolore!). Questi andranno sino a Jomson a piedi per poi
prendere da li l’aereo alla volta di Pokhara. 15 giorni di trekking come noi,
peccato che coprano meno di due terzi del nostro programma. A me e Patrizia ci
sorge un dubbio: o loro se la prendono con comodo o noi siamo dei pazzi!?
Vedremo. Sicuramente oggi è una bella tappa, sarà l’ambiente, il sole, o non so
cosa anche la tosse la sento meno, vedo tutto più serenamente e gli spazi
immensi che si aprono ai nostri occhi mi riempiono il cuore. Tanta fatica
ripagata da un mondo in cui la natura è ancora tanto bella quanto selvaggia. La
tappa è dura, l’altezza (siamo oltre i 2500m) comincia a mettere alla prova i
miei polmoni a mezzo-servizio. Arriviamo a Chame stupendo villaggio della
vallata, caratteristico ed abbastanza grande da avere persino un internet point
con pc ultra moderni: cose da non credere se uno pensa dove ci troviamo! Pranzo
ottimo, riprendiamo un po' di fiato nel vero senso della parola. L’acqua è
nuovamente aumentata a 100rupie. Siamo ormai a 2700m. Da noi in Italia a quest’altezza
non c’è più nulla, pietre, terra e solo qualche misero ciuffo d’erba. Qui la
natura è ancora rigogliosa, alberi, prati, è veramente straordinario e
particolare. Essendo presto si decide di allungare la tappa che dovrebbe
terminare proprio a Chame. Proseguiamo per il villaggio successivo Bhratang.
Attraversiamo una pineta stupenda e compaiono altre cime semi coperte dalle
nuvole, nevi eterne e tanta suggestione. Il sole continua a scaldarci anche se
comincia a nascondersi calando dietro le creste che delimitano la vallata. La
temperatura comincia a calare e la quota comincia a sentirsi anche sotto questo
punto di vista. Sono le 17,30 quando giungiamo a Bhratang, non si può neppure
definire un villaggio, è un gruppo di poche case ed un lodge, spartano, senza
luce in camera e “poca luce” nel refettorio, bagno esterno stile baracca e
doccia annessa circondata da ortiche e pianta di marjuana: incredibile a
dirsi....Stanze a due letti. Fa freschino e sicuramente qui la serata durerà
poco, un po’ per la stanchezza un po’ per la mancanza della luce a disposizione.
Da oggi abbiamo iniziato a prendere il farmaco diamox, proviamo a vedere se
utilizzandolo e facendo delle tappe di acclimatamento ragionate eviteremo i
problemi dovuti all’altezza.
Sintesi dati significativi 4° tappa Dharapani(1960m) – Bhratang(2900m circa):
Dislivello percorso: +1100m circa
Tempo impiegato: oltre 8 ore
Distanza percorsa approssimativa: 25km
Difficoltà tecniche: tappa lunga, aumenta il dislivello in salita con parecchi
strappi con ripidi tornanti con cui però si acquista rapidamente quota.
Paesaggio più suggestivo in pineta.
Cominciano le viste e gli scorci sulle alte montagne. Nessuna particolare
difficoltà, sentieri larghi e poco esposti.
01 settembre (lunedì):
5° tappa Bhratang – Upper Pisang - Manang Solita abitudinaria sveglia alle 5,30, fuori stanotte deve aver piovuto un
po’, ma il cielo adesso è completamente sereno e come d’incanto dietro le altre
creste alberate appare come d’incanto e con una stupenda sorpresa l’Annapurna II,
immacolata nel suo manto di neve-ghiaccio. Notte poco tranquilla la tosse ci ha
fatto riposare male ed in più il diamox che stiamo prendendo per evitare il mal
di montagna essendo un diuretico ci fa andare in bagno almeno 2 volte per notte.
Speriamo che serva, anche perché alzarsi nel cuore della notte comincia ad
essere pesante, fuori fa freddino…Nonostante la salute non troppo al top a causa
della tosse, siamo belli carichi: sino ad ora anche se faticoso e con tappe
molto lunghe ci siamo veramente comportati bene e ieri la guida ci ha lusingato
con un gran complimento. Siamo stati definiti “fitness people” e per noi questo
a livello morale sicuramente ci da un’ulteriore spinta per ciò che ci aspetta
ancora. Da oggi entriamo pienamente nella zona del gruppo dell’Annapurna che
conta ben 5 punte, più tutte le altre che vi sono intorno. Un insieme
straordinario di cime dai 6000 metri agli 8091m dell’Annapurna I e 8176m del
Dhaulagiri. I 4-5giorni che verranno saranno per noi i più belli del trekking
per i paesaggi le emozioni e la soddisfazione che avremo.
Partiamo alle 7,00, l’aria fresca ci risveglia in fretta. La giornata promette
bene, il cielo e’ azzurro, poche nuvole ed ambiente straordinario. Nel primo
tratto si cammina in una meravigliosa pineta, una prima salita abbastanza dura
fa arrivare a più di 3100m, segue un lungo tratto semipianeggiante molto
suggestivo in una vallata grande e luminosa che conduce a Lower Pisang.
Questo villaggio ha una posizione incantevole, stile tipicamente tibetano,
bandierine di preghiera ovunque, muri mani, chorten. La presenza buddista si
sente molto e c’è un senso di pace e silenzio incredibile. Gli unici rumori sono
il vento negli alberi e lo scorrere dell’acqua del fiume. Scorci da cartolina.
Facciamo qualche incontro di trekkers, sempre pochissimi , addirittura uno in
mountain bike.
Compare il gigante Annapurna IV,è’ un colosso ricoperto di ghiaccio con i suoi
7525m. Non troppo lontano abbiamo ammirato qualche scorcio dell’Annapurna II
7937m. Emozioni da vivere, difficili da riportare su un foglio di carta. Il
programma odierno prevederebbe la tappa sino ad Upper Pisang il villaggio
superiore a 3380m che ha una posizione stupenda e che domina la vallata
dall’alto. Successivo trasferimento sul sentiero alto attraverso i villaggi in
quota a circa 3600-3700m. La nostra guida non è molto dell’idea, non vuole fare
tratti “inutili” e faticosi in quota visto che poi si dovrebbe ridiscendere a
Manang. Spreco di energie soprattutto per il portatore. Optiamo per
l’alternativa del fare io e Patrizia una micro escursione ad Upper Pisang per
ridiscendere e proseguire in giornata nel sentiero di fondo valle sino a Manang
cosicché domani potremo fare sosta in loco per riposare ed acclimatarci con
calma e guadagnare un giorno da utilizzare come jolly per eventuali tappe
successive. Nonostante il fiato un po’ corto la breve escursione è senza dubbio
meravigliosa. Il villaggio è stupendo con il suo gompa (monastero) in cima con
vista da brivido sull’Annapurna IV. Ritrovati guida e portatore dopo questa
breve e solitaria esperienza (in un’ora si fa tutto) proseguiamo sino ad un
colletto che separa Lower Pisang dalla vallata di Manang. S’intravede al fondo
la biforcazione della stessa che lateralmente prosegue e che nei prossimi giorni
ci condurrà verso il Thorung La. Incontriamo il villaggio di Hongde dove c’è
l’unica pista d’atterraggio della valle. Qui arrivano alcuni rari voli da
Pokhara. Pranziamo con vista stupenda su Annapurna III ed altre punte oltre i
6000m. Impressionante la parete di misto ghiaccio che ci appare davanti.
Mangiamo un ottimo dal bhat (il piatto tipico nepalese). Superato un altro posto
di controllo dell’acap si prosegue alla volta di Bryaga, il villaggio stile
tibetano a poca distanza da Manang. E’ una meraviglia, con le sue case in pietra
costruite sul lato più soleggiato della valle. Da li ormai la meta è vicina,
arriviamo cosi in breve a Manang, il capoluogo della regione, il villaggio più
grande. Il tratto da Hongde a Manang è un lungo falsopiano. Siamo abbastanza
stanchi, ma molto contenti. Una giornata da ricordare, soleggiata e con viste
mozzafiato. Alloggiamo al Tilicho Hotel, carino e confortevole anche se pur
sempre semplice. Abbiamo persino il bagno privato, anche se è una semplicissima
“turca”. E’ pur sempre solo per noi e comodo soprattutto dovendone usufruire
spesso per i soliti problemi di diuresi. Siamo a 3540m, l’altezza comincia a
diventare considerevole, ma stiamo bene, nessun sintomo di mal di montagna, solo
la tosse che non smette di disturbarci.
La vista da Manang è stupenda abbiamo anche il Gangapurna (7500m) dinanzi a noi
con la sua seraccata. A lato Annapurna III non molto lontane Annapurna II e IV.
Dall’altro capo della vallata il Tilicho con la sua Grande Barriera, una parete
di ghiaccio immensa. Se uno apprezza questi paesaggi qui c’è veramente da
restare senza fiato. Il sole tramonta e la vista sui giganti è indescrivibile.
Qui il monsone non si fa particolarmente sentire. Questi colossi ci riparano ed
evitano che le nuvole arrivino. Solo a fine giornata il tempo peggiora e può
fare qualche goccia nella notte, ma all’alba come d’incanto si rasserena. Qui
troviamo la più grossa schiera di trekkers mai trovata sino ad oggi, del resto è
il punto di tappa quasi d’obbligo per chi va al Thorung La. Nonostante tutto
comunque c’è poca gente: conteremo una ventina di persone al massimo! Domani
vacanza, ci fermiamo un giorno per acclimatarci. Al massimo faremo delle micro
escursioni sui punti panoramici intorno al villaggio. Ci vuole proprio un sosta,
anche per poter lavare qualche indumento. Qui inoltre volendo ci sono dei negozi
con attrezzature da trekking per eventuali acquisti. Prezzi ulteriormente
aumentati, esempio acqua a 110rupie.
Sintesi dati significativi 4° tappa Bhratang(2900m) – Upper Pisang (3380m) –
Manang (3540m):
Dislivello percorso: +750m, -200m
Tempo impiegato: oltre 8,5ore
Distanza percorsa approssimativa: 30km circa
Difficoltà tecniche: tappa lunga, sentiero bello e facile. Alta quota.
02 settembre (martedì):
6° tappa Manang (giornata di acclimatamento e riposo)
(dislivelli due mini escursioni: +200m salita, -200m discesa). Nonostante la possibilità di dormire di più ormai la sveglia biologica è
alle 5,30 e ad onor del vero andando a dormire presto ci si riposa già bene ed a
sufficienza. Scosto la tenda della camera ed a malincuore vedo che fuori e
nuvoloso ed i tetti sono bagnati! Brutta notizia…Per fortuna tempo un paio d’ore
il cielo si sgombera completamente ed esce fuori una giornata favolosa. L’aria
non è calda ma si sta bene al sole, forte e sempre più vicino. La vista sui
monti è sublime. Meriterebbe avere un paio di giorni in più per affrontare la
deviazione per andare a vedere il Tilicho Lake meraviglia della zona. Ci
vogliono però almeno 2gg che noi non abbiamo e preferisco comunque evitare di
affaticare ulteriormente i nostri polmoni un po’ malconci preservandoli per i
prossimi giorni che passeremo a quote ancora superiori. La giornata di oggi è
dedicata al relax, recupero e defaticamento, oltre che alle questioni pratiche
tipo bucato e riordino attrezzatura. Io e Patrizia dopo colazione ci rechiamo al
chorten che si trova in cima alla collina sovrastante il villaggio. Da li c’è un
vista stupenda su tutta la valle. Altra breve escursione dalla parte opposta ai
piedi della seraccata del Gangapurna dove c’è un suggestivo lago glaciale. La
giornata scorre veloce e ci ricarichiamo di fresche energie per affrontare la
nostra più grande ed imminente fatica: l’obbiettivo più ambizioso del trekking e
cioè il passo del Thorung La a 5416m. Assistiamo ad un altro tramonto da
cartolina. Ho solo un po’ di preoccupazione relativamente al mio fiato. Causa la
bronchite la mia respirazione non va per niente d’accordo con le gambe: appena
accelero leggermente sento mancare il respiro e quindi devo fare molta
attenzione a come procedo. Passi piccoli e mai strappi improvvisi.
03 settembre (mercoledì):
7° tappa Manang – Yak Karka Cerco di svegliarmi presto sperando di essere fortunato e godere di un’alba
meravigliosa.
Alle 5,30 infatti il cielo ci premia, non c’è una nuvola e vedere il sole
sorgere sulle punte, il ghiaccio colorarsi di quel caldo colore rosso è
indescrivibile. Fa freddino, ma è talmente tanta l’emozione e la bellezza dello
spettacolo che sto ammirando che tutto è sopportabile. Annapurna II –III- IV,
Gangapurna e Tilicho Peak solo per nominare i più alti e famosi. Facciamo
colazione e si parte. Imbocchiamo la vallata laterale che prende nome dal fiume
il Jarsang Khola uno degli affluenti principali del Marsyandgi Khola più a
valle. L’ambiente si fa ancora più aspro: la vegetazione sparisce del tutto,
solo più qualche rododendro e solo per poco, pietre ed un po’ d’erba. L’aria dei
4000m comincia a sentirsi. Procediamo bene, passo lento ma costante, quello che
ritengo dia maggiori risultati in quota senza peraltro far consumare troppe
energie. Ammiriamo le 4 cime del Chulu, del Khatung Kang e del Yaka Wakang
tutte ben oltre i 6000m. Dovremmo arrivare oggi al gruppo di lodge di Thorung
Phedi Base Camp a 4540m, per sostare e proseguire il giorno seguente per il
colle. La guida Ram, decide però di sfruttare il giorno avanzato nelle tappe
precedenti per aumentare le tappe di avvicinamento a favore dell’acclimatamento.
Quasi tutti gli altri gruppi di trekkers incontrati faranno la stessa scelta. Ci
si ferma perciò a Yak Karka, un micro villaggio a 4110m con alcuni lodges, uno
dei quali il Gangapurna dove alloggeremo è molto carino appena ristrutturato e
con una serie di bungalow in legno nuovi ed accoglienti. Il sole è bello e caldo
e si sta proprio bene, c’è solo un po’ di vento.
Facciamo anche l’ultimo ponte sospeso che attraversa la vallata, l’ultimo da
percorrere nell’avvicinamento al passo. Uno dei tanti visti e tutti ormai di
recente costruzione. Lontano ricordo quelli fatti a mano di legno. Oggi
costruiti secondo moderni criteri addirittura progettati da una ditta svizzera.
Materiali trasportati con l’elicottero al contrario di una volta quando arrivava
tutto il necessario solo a dorso di muli o con portatori. Il progresso per certi
aspetti è giunto anche qui, per fortuna. Ci godiamo il riposo, appena il sole
tramonta la temperatura cambia e tanto, ci si deve coprire bene, l’aria
fredda. Prima volta che ci accendono la stufa nel lodge.
Siamo in compagnia di altri 11 trekkers. Siamo 4 gruppi: olandesi, francesi,
danesi e noi.
Sintesi dati significativi 7° tappa Manang(3540m) – Yak Karka (4110m):
Dislivello percorso: +570m
Tempo impiegato: circa 3,5ore
Distanza percorsa approssimativa: 8 km circa
Difficoltà tecniche: tappa breve di avvicinamento ed acclimatamento, sentiero
bello, largo e facile. Alta quota.
04 settembre (giovedì):
8° tappa Yak Karka – Thorung Phedi: Sveglia non troppo mattiniera, la tappa odierna non è lunghissima per
cui possiamo attendere che la temperatura si addolcisca. Il tempo è peggiore di
ieri, non piove, ma stanotte deve aver fatto qualche goccia. Ci sono un po’ di
nuvole, ma non sembra promettere al peggio. Riposati senza aver patito il freddo
nei nostri meravigliosi sacchi a pelo, partiamo. Saranno le 8 circa. Il sentiero
procede in un ambiente severo, non c’è più nulla. Scorgiamo piccole mandrie di
yak che pascolano nutrendosi della poca erba che c’è. Il sentiero corre lungo la
sinistra orografica della vallata, si supera il villaggio di Letdar (alternativa
dove soggiornare che viene sconsigliato dalla lonely per la scarsa igiene) per
un primo tratto per poi attraversarla su un piccolo ponte di legno dopo una
breve ripida discesa su un tratto franoso e sdrucciolevole. Subito dopo il ponte
vi è un pezzo di salita ripido che mette alla prova gambe e fiato, un assaggio e
collaudo per valutare cosa abbiamo ancora da dare fisicamente. Qui troviamo una
specie di bhatti dove vive una famiglia nella completa solitudine, inconcepibile
per noi, ma vita di tutti i giorni per loro. Ultima fatica dopo un tratto di
mezzacosta con salita finale ed arrivo a Thorung Phedi, 4540m, un primo
risultato importante. E’ abbastanza presto: siamo arrivati in 2,45 ore.
Quel “simpaticone” di Ram, la nostra guida, però stronca il nostro pensiero
dell’essere arrivati.
Vista l’ora ci viene proposto di pranzare e nel primo pomeriggio andare a fare
una “sgambata” di allenamento-acclimatamento all’ultimo insediamento di lodges
che c’è verso il passo a 4800m.
Accettiamo “ovviamente” con “grande” entusiasmo o quasi…!!!! Thorung Phedi è in
un posto particolare, si è attorniati da paretoni di roccia scoscesi, tutto
intorno è brullo, ambiente tipico d’alta quota. Le nevi perenni qui iniziano
intorno ai 5800-6000m. Il lodges (hotel new phedi) è decente, la lonely parla di
molta sporcizia soprattutto nel cibo. Noi non abbiamo visto nulla di cosi grave.
C’è il sole anche se fa freddino e qualche nuvola copre le punte compresa
parzialmente all’orizzonte l’Annapurna III ed il Gangapurna che ci ha mostrato
da stamattina la sua imponente parete nord (almeno credo…).
Mangiamo un buon dal bhat e dopo “ben” 45 minuti di pausa affrontiamo la salita.
Va bene che siamo scarichi senza zaini, ma è dura, respiro con fatica ed i miei
polmoni rendono poco con sta maledetta tosse e l’aria rarefatta. Arriviamo
comunque su bene. Li c’è una bella vista, ed è un peccato dover ridiscendere al
pensiero che comunque un pezzo della salita di domani sarebbe già stata fatta!
Cena ed a nanna presto, qui fa freddo, non riscaldano ancora, soprattutto nelle
stanze per cui è imperativo infilarsi nel sacco a pelo e non uscirne più sino a
domattina.
Note: ultimo ritocco del prezzo dell’acqua, raggiungiamo quota 130rupie il
massimo per noi nel trekking.
Sintesi dati significativi 8° tappa Yak Karka (4110m) – Thorung Phedi (4540m):
Dislivello percorso: +330m, -50m
Escursione pomeridiana: Thorung Hight Camp +300m,-300m
Tempo impiegato: 2,5ore,
Escursione pomeriggio: 1 ora salita, 40minuti a scendere.
Distanza percorsa approssimativa: 12km circa
Difficoltà tecniche: alcuni tratti di salita ripidi e faticosi soprattutto a
causa dell’alta quota. Sentiero in alcuni tratti scivoloso e sdrucciolevole.
05 settembre (venerdi):
9° tappa Thorung Phedi – Thorung La – Muktinath Sveglia da primato alle 3,30. Rapida colazione. Non sono ancora le
5,00 quando partiamo al buio con torce e frontale. Oggi è il grande giorno, il
giorno più importante e forse faticoso. Arriveremo al nostro massimo obbiettivo
del trekking, record personale di altezza, quota irraggiungibile in Italia e
dintorni dove il limite è il nostro MonteBianco a 4810m. Il cielo è
meraviglioso, stelle brillanti ovunque lo rendono prezioso ai nostri occhi.
Ripercorriamo il sentiero che già abbiamo fatto ieri pomeriggio, nonostante lo
zaino impieghiamo nuovamente un’ora. Quando giungiamo a Thorung Hight Camp
albeggia, fa abbastanza freddo anche se siamo intorno agli 0 gradi e
personalmente credevo di scendere di più. Breve sosta, la vista sulle montagne è
sensazionale e ripaga di ogni fatica. Albeggia su Annapurna III e Gangapurna
senza dimenticare tutte le altre “sorelle minori”. E’ tutto sereno: uno
spettacolo meraviglioso. Dopo una manciata di minuti, ripartiamo, abbiamo ancora
parecchia strada da fare. L’ambiente d’alta quota, morene e piccoli valloncelli
da superare, sembrano non finire mai.
Maciniamo metri su metri, superiamo i 5000m, troviamo altri trekkers partiti
immagino dal Thorung Hight Camp che appaiono più affaticati di noi e questo
egoisticamente ci alza il morale. Il sentiero è ben marcato in più vi sono ogni
tanto dei lunghi pali segnavia credo utilizzati come riferimenti soprattutto
quando c’è la neve. Il passo è quasi sempre aperto tutto l’anno, può però
restare chiuso se c’è troppa neve d’inverno in gennaio e febbraio e c’è da dire
che li può nevicare in qualsiasi momento dell’anno anche se poco. La quota sale,
l’altimetro segna via via l’aumento costante e noi direi teniamo bene. Il
respiro diventa più pesante ed anche le gambe sono sempre più affaticate, ma ci
siamo quasi, non può più mancare molto. Al di la di un piccolo promontorio come
d’incanto appare Lui, il nostro Thorung La, ci appare esattamente come nelle
tante foto viste in giro.
L’obbiettivo è raggiunto, orgoglio ed un po’ di commozione per avercela fatta.
Ci sono volute poco più di tre ore. Bravi non posso dire altro, ce lo meritiamo,
se lo merita soprattutto Patrizia che non si è mai lamentata in tutti questi
faticosi giorni. Da lassù ci si proietta sulla vallata di Jomson, compaiono ai
nostri occhi nuove vette. La più alta è il Dhaulagiri che scorgiamo a distanza,
anche se c’è qualche nuvola ad ostacolarne la visione. Il Mustang è solo dietro
l’angolo. Da qui in giù cambieranno tante cose e comincerà il lento rientro e la
discesa. Foto di rito e si va, si scende dall’altro versante, mi dispiace
pensare di abbandonare la vallata di Manang e dintorni, diventa piano piano già
solo più uno stupendo ricordo. Poco sotto il colle la nebbia ci coglie e
l’ambiente diventa deprimente, al nulla delle morene si aggiunge il nulla anche
nel cielo, la discesa sarà perciò lunga e monotona. Per fortuna la perdita di
quota ci riporta un po’ di vegetazione. Dopo ben più di 1600m di dislivello in
discesa arriviamo a Muktinath. E’ stata dura e pesante, ma siamo estremamente
soddisfatti. In questo villaggio c’è uno dei centri religiosi induisti più
famosi del Nepal. Meta di tanti pellegrinaggi e considerato molto importante
anche dai buddisti stessi. Visitiamo il luogo sacro prima di recarci
nell’albergo (north pole). Saranno le 12,30 circa, abbiamo tutto il pomeriggio
per riposarci e goderci la nostra “piccola” conquista. Nel villaggio ci sono
parecchi negozi e si può telefonare senza problemi, sempre satellitari, ma il
prezzo è calato a circa 150rupie al minuto. Qui ormai i segni del progresso sono
più evidenti ci sono addirittura dei fuoristrada. Veniamo a scoprire infatti che
c’è una pista sterrata che collega Beni nel fondo valle a Muktinath. I paesaggi
qui sono proprio particolari, si scorge l’inizio dell’altopiano del Mustang,
zona famosissima per la sua bellezza paesaggistica e meta antica di trekking. Il
distretto dove ci troviamo che ha come centro principale Jomson prende infatti
il nome proprio dall’altopiano.
Sintesi dati significativi 9° tappa Thorung Phedi (4540m) –
Thorung La (5416m) - Muktinath (3800m) Dislivello percorso: +1040m, -1620m
Tempo impiegato: circa 7ore
Distanza percorsa approssimativa: 16km circa
Difficoltà tecniche: tappa dura per l’alta quota, lungo tratto di discesa su
sentiero ben tracciato ripido a tratti, ma senza particolari difficoltà.
Complicazioni possibili se c’è neve e nella stagione fredda.
06 settembre (sabato):
10° tappa Muktinath – Tukuche Notte tranquilla e riposante, la perdita di quota ha coinciso anche con un
discreto miglioramento della tosse di entrambi. Partenza alle 7,30 per una lunga
tappa di trasferimento prevalentemente in discesa. Il cielo è parzialmente
nuvoloso, ma non minaccia pioggia. La vallata è diversa rispetto all’altro
versante, appare più larga. Pochissima erba e vegetazione qui infatti il vento è
presente tutti i giorni a partire dalle 11 circa del mattino. Questa è la parte
della regione dell’Annapurna più battuta dal turismo, più facile da raggiungere
per la vicinanza dell’aeroporto di Jomson e per la pista carrabile.
Si cammina bene sino alle 10, quando inizia a soffiare il vento che a quanto
pare in questa vallata è presenza fissa a fine mattinata. Arriviamo nel fondo
valle sul letto del Kali Gandaki ora molto più piccolo e tranquillo rispetto al
pieno periodo monsonico, ce ne accorgiamo dai segni evidenti dov’è letteralmente
straripato. Qui c’è il punto tappa di Eklai Bhatti con alcuni lodges e bhatti da
dove si può andare o a Muktinath o nella vallata dove inizia la zona del
trekking del Mustang. Da questo punto in avanti sarà pesante: il vento è forte e
contrario e quindi faremo km e km prima di arrivare a Jomson dovendo faticare
ancora di più del dovuto oltre al fastidio delle raffiche e della polvere.
Intanto anche il cielo è più nuvoloso e minaccia pioggia. Pranzo a Jomson,
grosso villaggio dove c’è l’aeroporto molto importante per la comunicazione con
Pokhara e di cui usufruiscono parecchi trekkers. Pioviggina, ma speriamo smetta
presto. Sarà cosi, tempo di finire il pranzo e ricomparirà anche un po’ di
sole. Ennesimo controllo dell’ente parco. Qui c’è proprio un centro con tutte le
registrazioni degli ingressi compresa la suddivisione per nazionalità in ogni
mese dell’anno. La strada è lunga, semipianeggiante, ma lunga. Arriviamo a
Marpha il villaggio famoso per la coltivazione delle mele e per l’omonimo
brandy. Dovremmo fermarci qui, ma essendo relativamente presto Ram ci propone di
proseguire sino a Tukuche. Facciamo i “brillanti” ed accettiamo. Arriviamo al
villaggio stanchi, oggi ci siamo fatti almeno 30km a piedi.
Sintesi dati significativi 10° tappa Muktinath (3800m) – Tukuche(2580m):
Dislivello percorso: -990m
Tempo impiegato: oltre 8,5ore
Distanza percorsa approssimativa: 30km circa
Difficoltà tecniche: tappa lunga, quasi tutta discesa e lungo falsopiano prima
di Jomson. Sentiero bello e facile. Lungo tratto da percorrere su pista
sterrata. Normalmente c’è vento fastidioso già dalle 10-11 del mattino, per di
più contrario scendendo lungo la vallata.
07 settembre (domenica):
11° tappa Tukuche – Dana Anche oggi pur essendo domenica non ci si riposa!!!!!
Partenza alle 6,45, molto presto, appena dopo colazione. Dovremmo arrivare al
villaggio di Ghasa.
La giornata sembra bella ed appaiono proprio sopra di noi le 3 meravigliose
punte del Nilgiri.
Qua vicino poi se siamo fortunati potremo ammirare anche il Dhalaugiri. Infatti
dal villaggio di Larjung c’è una vista strepitosa su questo stupendo 8000 e
sulla sua gigantesca seraccata. C’è qualche nuvola, ma riusciamo ugualmente a
vedere abbastanza bene ed a impressionarci per la dimensione di questo colosso
così vicino. Procediamo bene, superiamo il bel villaggio di Kalopani e giungiamo
a Lete dove in un bhatti molto semplice, mangiamo un dal bhat ottimo e fatto
(come sempre avviene qui) al momento cocendo le verdure appena raccolte
nell’orto dietro la casa. Proseguiamo, troviamo parecchie frane che hanno molto
rovinato durante il monsone la pista carrabile che proprio da Lete in giù è
bloccata in molti punti. Il monsone ogni anno fa tanti danni ed ogni anno i
nepalesi rimettono a posto laddove, come in questo caso, la strada è franata.
Incontriamo tante carovane di muli carichi che portano i rifornimenti nella
parte alta della valle. Il clima intanto cambia e dopo Tukuche ormai cambia
anche l’aspetto dei villaggi che perdono le caratteristiche prevalentemente
buddiste e gli influssi tibetani. Non ci sono più muri mani, ruote di preghiera
e chorten. Arrivamo a Ghasa, saranno le 15,00 ed “ovviamente” essendo troppo
presto decidiamo all’unanimità’ di proseguire ancora un pezzettino. Peccato però
che deviando sul sentiero dall’altra parte della valle dovremo affrontare una
salita e nuova discesa su scale di pietra quelle che io chiamo le “spacca
gambe”. Se proseguivamo sulla pista si riusciva a procedere più spediti
nonostante vi siano molte frane. In questo tratto la vallata diventa
strettissima ed è considerata la più profonda del mondo considerando la gran
vicinanza dei due oltre 8000m Dhaulagiri ed Annapurna I che possono prendersi
come sommità laterali della valle. La giornata non finisce più, alle 17,00
arriviamo a Dana (1440m) e qui ci fermiamo, stanchi e parecchio.
Il clima ormai è di nuovo subtropicale, addirittura qui crescono mandarini e ci
sono piante di banane.
Sintesi dati significativi 11° tappa Tukuche (2580m) – Dana(1440m):
Dislivello percorso: -1140m
Tempo impiegato: oltre 8ore
Distanza percorsa approssimativa: 25km circa
Difficoltà tecniche: tappa lunga, prevalentemente in discesa parte su sentiero
parte su pista carraia in alcuni pezzi franata a causa del monsone.
08 settembre (lunedi):
12° tappa Dana - Tatopani Notte tranquilla, dormiamo bene anche se fa caldo ed è decisamente più
umido.
Mancano ormai pochi giorni alla fine della nostra avventura.
Oggi trasferimento breve (era ora!) a Tatopani. Temo un po’ un ritorno del
monsone perché purtroppo questa zona è a bassa quota e non protetta da alte
cime. Domani poi avremo il “tappone” sicuramente pesante per Ghorepani. Sarà
buona cosa non fare troppa strada e riposare un po’.
Ghorepani è un punto molto caratteristico perché da li si sale a Poon Hill per
godere di una vista meravigliosa a 360° se ovviamente il tempo lo permette ed in
questo periodo monsonico diventa un po’ più difficile. Negli ultimi giorni
stiamo già notando per fortuna che il tempo piano piano sta migliorando sempre
più. Settembre del resto è un mese che può essere già molto valido per il
trekking soprattutto se come quest’anno il monsone si è già sfogato a dovere
prima. Intanto vediamo oggi come andrà. Io mi sento già molto appagato, i miei
obbiettivi personali in fin dei conti li ho raggiunti e questa parte del
trekking la ritengo un extra che può regalare altre emozioni se saremo un po’
fortunati soprattutto ovviamente a Poon Hill. Intanto oggi riceviamo una
notizia dalla guida Ram che ci lascia senza parole: per lui è l’ultimo giorno!
Ci spiega che fra pochi giorni deve ripartire con un altro trekking di ben due
mesi ed essendo noi partiti in ritardo per il problema del volo per Lukla ci
siamo trovati con i giorni finali accavallati con l’altro impegno. La cosa non
ci fa molto piacere, ma comunque resterà il portatore Bishnu’ che comunque
conosce il percorso e farà le sue veci diventando una guida-portatore per questi
ultimi giorni. La giornata è calda e soleggiata e la vista su Annapurna I e
Nilgiri South è magnifica. A Tatopani soggiorniamo nel carino the old kamala
lodge, abbiamo persino un bagno privato in camera con tanto di water e
lavandino, un lusso a cui non eravamo più abituati. Approfittiamo del sole per
far asciugare le nostre cose e ci riposiamo tutto il giorno dopo esserci
congedati da Ram (non nascondo con un po’ di dispiacere). Ci siamo trovati bene
ed abbiamo passato ormai tanti giorni insieme. Tatopani significa acqua calda,
infatti li vi è una sorgente d’acqua calda termale. Noi non ci andremo anche
perché non abbiamo il costume, ci godremo il meritato riposo sul terrazzo del
lodge che gode di una strepitosa vista sul Nilgiri e sulla valle. Arriva anche
un gruppo di olandesi che avevamo già incontrato dopo Manang e a sorpresa un
italiano! E’ il primo da che siamo partiti, è solo e vuole fare una specie di
pellegrinaggio verso Muktinath. Ci intratteniamo volentieri scambiandoci
aneddoti sulle nostre recenti avventure e sulle sue esperienze di viaggi in
India.
Sintesi dati significativi 12° tappa Dana (1440m) – Tatopani(1240m):
Dislivello percorso: -200m
Tempo impiegato: circa 2,5ore
Distanza percorsa approssimativa: 7-8km circa
Difficoltà tecniche: breve tappa di trasferimento, quasi interamente su pista
sterrata, in leggera discesa.
09 settembre (martedi):
13° tappa Tatopani – Ghorepani Deorali (colle) Oggi ci aspetta una tappa molto dura. Siamo alle battute finali e mentre
ormai da giorni stavamo scendendo nella giornata odierna dovremo nuovamente
salire per raggiungere il villaggio di Ghorepani. Infatti il trekking
dell’Annapurna Round ha a Tatopani due alternative di strada: o proseguire lungo
la vallata (Kali Gandaki) per finire a Beni ritrovando la strada che porta a
Pokhara, oppure come nel nostro caso risalire a Ghorepani imboccando la vallata
laterale del Ghar Khola e raggiunto il Poon Hill ridiscendere sino a Naya Pul da
cui prendere un mezzo per il rientro a Pokhara. Questa seconda alternativa è più
lunga e faticosa, ma se la fortuna ti accompagna ti garantisce lo strepitoso
panorama himalaiano dal promontorio di Poon Hill (3210m). Il cammino riprende in
leggera discesa sino ad un ponte sospeso che attraversa la vallata, siamo scesi
a quota 1100m circa e da qui nel caldo umido inizia una salita “stroncafiato”
non su sentiero ma per lunghi tratti su scalini di pietra. Dobbiamo fare la
bellezza di 1750m di dislivello per arrivare al colle (deorali) di Ghorepani
(2840m). Conviene partire presto per evitare almeno per il primo pezzo il sole
cocente. Noi siamo partiti alle 7,00 era forse meglio anticipare un po’. La
vallata è molto bella, verde, ricca di vegetazione, attraversiamo parecchi
villaggi.
Anche qui tanti bambini sorridenti, che magari stanno andando a scuola. E’ un
piacevole incontro che abbiamo dall'inizio del trekking, in ogni villaggio. Mi
colpisce tanto la loro espressione e mi appaiono sereni nonostante la povertà
evidente. Il loro sorriso non può che restare impresso nelle nostre menti. Mi
dispiace solo notare purtroppo che la presenza dei turisti risulti per molti di
loro deleteria. Troppi ti accolgono stendendo la mano e questo significa che
qualcuno insegna loro a mendicare senza minimamente pensare alle conseguenze
educative. Noi intanto teniamo duro sino al villaggio di Chitre dove ci fermiamo
a pranzare. Sono le 12,30 circa. Abbiamo raggiunto quota 2420m e non manca che
l’ultimo sforzo, gli ultimi 400m di dislivello. Intanto le nuvole hanno coperto
il cielo e minacciano pioggia. Ci eravamo abituati ormai troppo bene, ma come
temevo è difficile qui passare indenni soprattutto durante il monsone. Si
scatena un temporale che va avanti più di mezzora. Per fortuna siamo al riparo
nel lodge dove mangiamo a goderci il meritato riposo ed un buon dal bhat. Alle
14,00 armati di ombrello e buona volontà riprendiamo il cammino mentre ancora
pioviggina. Dopo circa due ore, dure e pesanti per la stanchezza che ormai
compare arriviamo al colle di Ghorepani. Lungo il sentiero bagnato, abbiamo
ritrovato anche alcune “amiche” sanguisughe che evitiamo grazie all’esperienza
maturata nei primi giorni di trek. Il tempo è pessimo, nebbia bassa e qualche
goccia di pioggia ogni tanto. Alloggiamo al lodge Kamala. Semplice e tranquillo,
ritroviamo un gruppo di 3 francesi già visti a Dana in precedenza. E’ molto
umido e per fortuna la stufa è accesa e ci permette di asciugare i nostri
indumenti bagnati. Peccato per il tempo perché da qui si gode di una vista
stupenda.
Cena ed a nanna presto. Domattina andiamo a Poon Hill per vedere (tempo
permettendo) un’alba mozzafiato sulle montagne circostanti. Bishnu’ il nostro
portatore ormai da oggi promosso anche a guida è proprio un bravo ragazzo,
gentile e servizievole. Domattina gli abbiamo detto di starsene tranquillo nel
lodge andiamo a Poon Hill da soli, tanto è solo un sentiero da seguire senza
problemi di alcun tipo. Una micro escursione sino alla sommità di questa
“collina” a 3200m punto panoramico eccezionale a 360°.
Sintesi dati significativi 12° tappa Tatopani(1240m) – Ghorepani (deorali)
(2840m):
Dislivello percorso: +1750m, -150m
Tempo impiegato: circa 7,5 ore
Distanza percorsa approssimativa: 15km circa
Difficoltà tecniche: tappa lunga e faticosa per il notevole dislivello da
superare in salita. Nessuna difficoltà, sentiero facile con lunghi tratti su
scale di pietra.
10 settembre (mercoledi):
14° tappa Ghorepani deorali – Poon Hill – Birethanti Siamo ormai alle ultime fatiche del trekking. Oggi praticamente concluderemo
l’avventura in quanto l’arrivo è previsto a Birethanti che è a poco più di
mezz’ora dalla strada asfaltata a Naya Pul da dove rientreremo alla volta di
Pokhara. La giornata parte prestissimo. Sono le 4,30 quando ci alziamo ed alle
5,00 partiamo col buio alla volta di Poon Hill. Armati di torce vediamo
albeggiare lentamente. Il cielo è stellato, non c’è una nuvola e le ombre
mastodontiche delle cime si profilano all’orizzonte. Ci sono parecchi altri
trekkers, del resto qui viene molta gente. Dopo 45minuti giungiamo in cima a
Poon Hill. Ci godiamo un’alba strepitosa con vista su Dhaulagiri, Nilgiri,
Annapurna I, Tarke Kang, Annapurna south e Machhapuchhre (chiamato anche Fish
Tail, il Cervino dell’Himalaya) solo per nominare le più famose. Non ci sono
parole con cui descrivere lo spettacolo a cui si può assistere. C’è un qualcosa
che credo solo vivendolo si possa capire. Entusiasti ridiscendiamo a far
colazione al lodge. Li c’è Bishnu’ che ci attende per partire. Alle 7,30
cominciamo la lunga ed interminabile discesa. Io odio le discese e questa si
farà odiare particolarmente, scalinate infinite che distruggono polpacci e
ginocchia. La vallata che percorriamo è quella del Bhurungdi Khola. Troviamo
molta gente che la percorre al contrario e spero per loro facciano questo tratto
in più tappe. C’è il sole e fa molto caldo. Superiamo solo con un po’ di
apprensione il primo tratto in un fitto bosco nella zona tra Banthanti ed Ulleri
definita un po’ pericolosa dalle guide per la possibile presenza di ladri che
saccheggiano i turisti soprattutto soli. Che dire noi non abbiamo visto nulla
per cui credo sia come sempre questione di fortuna oltre che di attenzione.
Pranziamo con le ginocchia a pezzi ad Hille, ottimo dal bhat. Non manca più
molto, siamo ormai ad un paio d’ore dalla meta. Dopo oltre 2200m di dislivello
in discesa si chiude la faticaccia odierna. Arrivo ore 15,45 all’ “hotel”
Moonlight di Birethanti. Camere private e bagni comuni. Da qui in poco più di
mezz’ora si può arrivare a prendere il bus per Pokhara, ma noi avendo ancora un
pernottamento pagato nel trek ci fermiamo per andarci domattina. Resto del
pomeriggio di relax più che meritato ed un po’ di nostalgia per la fine ormai
prossima della nostra lunga avventura. Ci hanno anche controllato per l’ultima
volta il permesso per l’Annapurna conservation area. Ultimo check point per noi
e primo del parco per chi entra da qui arrivando da Naya Pul.
Sintesi dati significativi 14° tappa Ghorepani deorali
(2840m) – Poon Hill (3210m) – Birethanti (1000m): Dislivello percorso: +370m, -2200m circa
Tempo impiegato: 1,5 (solo Poon Hill), 8 ore (Ghorepani - Birethanti)
Distanza percorsa approssimativa: 22km circa
Difficoltà tecniche: tappa stancante per la lunga discesa per lo più su scale di
pietra.
11 settembre (giovedi):
15° tappa Birethanti – Naya Pul – Pokhara Ormai siamo alle battute finali. Ultima colazione del trekking e partenza
alle 8,00 alla volta di Naya Pul per tornare alla “civiltà” in Pokhara. Meno di
45 minuti e ci arriviamo, pioviggina ed il cielo è nuvoloso. Prendiamo un
minivan ed in un’ora e mezza siamo a destinazione. Per fortuna c’è il sole, la
cittadina è veramente carina soprattutto per la suggestiva posizione sul lago.
Tanti negozi e ristoranti. Prezzi più alti di Kathmandu’ ci sembra. Alloggiamo
al trek’o’tel, bell’albergo vicino al lago, dove finalmente rivedremo un letto
“vero” e dormiremo nelle lenzuola. Ci godiamo anche una meritata doccia calda
come si deve. Ci congediamo da Bishnu’. Ci dispiace è stato molto bravo e
gentile con noi. Intanto ritroviamo Ram, la nostra guida, che è tornato a
Pokhara per il nuovo trekking e ci è venuto a salutare. Ci fa piacere rivederlo,
domattina ci accompagnerà in aeroporto per darci una mano per l’imbarco.
Passiamo il pomeriggio a passeggiare nella città, piccoli acquisti e tanto
relax. Certo è che non siamo più abituati al traffico ed a tanta gente per
strada.
Sintesi dati significativi 15° tappa Birethanti – Naya Pul:
Dislivello percorso: 0
Tempo impiegato: 45minuti
Distanza percorsa approssimativa: 2km circa
Difficoltà tecniche: brevissima tappa di trasferimento per Naya Pul
. FINE TREKKING .
12 settembre (venerdi):
Volo alle 10,40 con Yeti Airlines e si rientra a Kathmandu’ in mezz’ora. Abbiamo
salutato definitivamente Ram che ci ha accompagnato all’aeroporto, un
arrivederci, chissà non si sa mai…
Tornando consiglio di sedersi a sinistra per ammirare le montagne. Kathmandu’ è
sempre la stessa, li troviamo l’incaricato dell’agenzia che ci accompagna
all’hotel vaishali. Il tempo non è il massimo, nuvole e caldo umido. C’è il
solito casino infernale, ma noi ormai non ci facciamo quasi più caso. Pomeriggio
di shopping conclusivo a Thamel, le parecchie rupie avanzate ci servono per
comprare souvenir e ciò che più ci piace. I prezzi sono sempre buoni. Cena,
riandiamo con piacere all’everest steak house.
13 settembre (sabato):
Un’altra bella dormita in un letto d’albergo, colazione abbondante ed alle 9,00
partiamo con la guida per una delle ultime due giornate conclusive della vacanza
dedicata alle visite guidate. Oggi Swoyambhunath al mattino, Pashupatinath e
Bodhnath nel pomeriggio. La nostra guida parla benissimo l’italiano e sarà molto
bello seguire le sue esaurienti spiegazioni. Il tempio delle scimmie l’abbiamo
già visto da soli ad inizio vacanza, ma ci fa molto piacere riandarci
soprattutto con una guida che ci spiega molti aneddoti sulla religione
buddista. Il tempio è il più antico del Nepal e risale a 2000 anni fa circa.
Posizione stupenda, domina Kathmandu dall’alto, oggi molti sono li per pregare,
intere famiglie devote che passano li tutta la giornata. Una religione
affascinante con tanti spunti che possono essere d’esempio per chiunque, di
qualunque fede. Ci rechiamo subito dopo a Pashupatinath, altro luogo molto sacro
per i nepalesi. Tempio famoso in tutto l’oriente per la religione hindu’ e dove
lungo le rive del fiume Bagmati, uno dei più grandi che attraversano Kathmandu’,
si cremano i defunti per poi gettarne le ceneri. Assistiamo a questa cerimonia
in contemporanea di diversi defunti. E’ un qualcosa di molto particolare,
toccante per il significato. Restiamo parecchio tempo ad osservare in silenzio
ciò che sta avvenendo, un qualcosa che per noi è assolutamente nuovo e fuori
dall’ordinario. Questo luogo è considerato la Benares nepalese. C’è anche una
zona apposita dove si cremano solo i nobili ed un’altra che si usava per la
famiglia reale. Si vedono tanti nepalesi che come noi osservano e tanti che
vanno al grande e famoso tempio di Shiva. Ci sono tanti sadhu (santoni hindu’).
E’ ormai finita la mattinata e ci spostiamo per l’ultima visita del giorno a
Bodhath, che dista pochi km da Pashupatinath. Qui rientriamo nel mondo buddista,
clima diverso, stupa molto grande, uno dei più grandi al mondo. Molto conosciuto
e visitato da buddisti che provengono da tutto il pianeta. Qui vive una grossa
comunità tibetana. Vi sono vari monasteri e tanti monaci che girano. Se si vuole
acquistare un bel mandala qui è il posto ideale, si trovano dei capolavori.
Pranziamo e fatto ancora un giro intorno allo stupa, concludiamo la visita.
Giornata veramente interessante e ricca di tante informazioni su due religioni
quali quella induista e quella buddista. Contatto con la vita quotidiana
nepalese, abitudini e costumi di un popolo con religioni cosi diverse dalla
nostra. Tanta fede e tanta devozione.
14 settembre (domenica):
Siamo all’ultimo giorno. Non mi sembra vero, sono già passate tre settimane.
Visiteremo oggi le due città imperiali di Bakthapur e Patan. Ci aspetta di nuovo
un’interessante giornata. Partiamo alla volta di Bakthapur la più lontana a
45minuti d’auto circa da Kathmandu’. Ci si può arrivare anche in bus ma con
tempi ovviamente maggiori. Qui è il trionfo dell’artigianato e di mestieri, come
quello del vasaio o del falegname che si tramandano da generazioni e
generazioni. Un terremoto nel lontano 1934 ha fatto nella valle ed in
particolare qui molti danni, distruggendo parecchi palazzi antichi. La durbar
square è molto bella anche se è quella meno ricca rispetto a quella di Patan o
Kathmandu’. C’è comunque molto anche qui e merita una giornata intera di visita
se si ha il tempo per farlo, per girare i vicoli, entrare nei cortili e visitare
bene ogni angolo e tempio. Proseguiamo per Patan che è molto più vicina a
Kathmandu’, è a soli 6km. Anche qui c’è la sua durbar square, con molti templi e
dove i venditori ti assalgono per propinarti di tutto. Il protettorato dell’unesco
ha portato per fortuna parecchio denaro e pertanto numerose opere di restauro.
Visitiamo il museo nel palazzo reale, interessante. Andiamo poi al golden temple
, il più suggestivo che merita sicuramente una visita. Accesso permesso ai
turisti, ci si deve levare le scarpe se si indossano suole di cuoio, la mucca è
un animale sacro. E ormai ora di ritornare a Kathmandu’. Ultima serata, cena in
ristorante tipico nepalese.
15 settembre (lunedì):
Alle ore 6,30 c’è l’auto per l’aeroporto. Qui si devono pagare 20euro a testa
come tasse di uscita.
Check in tranquillo non superiamo per fortuna il limite dei 20kg a testa. Dopo
aver comprato parecchie cose temevamo brutte sorprese. Ci congediamo da questo
paese, da questa gente. Una vacanza piena, che ci ha dato una grande
soddisfazione per il trekking ed un contatto profondo con una cultura molto
antica. Tanta povertà che fa riflettere e soprattutto ci fa porre tante domande
a noi cosi fortunati, ma forse per tanti aspetti “sfortunati occidentali”
vittime del troppo progresso. Il nostro mondo in cui il benessere è per molti,
dove regna purtroppo però troppa frenesia, maleducazione e poco rispetto per il
prossimo. Tanta apparenza e spesso poca sostanza e concretezza. Ho rivisto
grazie ai nepalesi che esiste ancora la cordialità, la calma, l’educazione e la
capacità di socializzare con chiunque nella più assoluta semplicità. Loro sono
così e per tanti aspetti Noi grandi potenze a livello economico dovremmo
reimparare a vivere, facendo tesoro di questi sani esempi.
GRANDI NUMERI FINALI del
TREKKING: dislivello in salita circa 8800metri (praticamente l’altezza dell’Everest…)
dislivello in discesa circa 8000 metri.
Altezza max raggiunta: 5416m (passo del Thorung La)
Distanza complessiva coperta a piedi nei 15gg: più di 240km. (la lonely planet
ne indica 300…)
Trekking medio non ci sono particolari difficoltà, salvo complicazioni di
percorso e rallentamenti/allungamenti dovuti a pioggia/frane durante il periodo
monsonico e non trascurando le sanguisughe. Percorso tutto su sentiero e piste
in alcuni tratti ripidi ed esposti dove occorre prestare solo un po’ più di
attenzione. E’ indispensabile un buon allenamento a mio parere, soprattutto per
affrontare bene i tratti più faticosi in quota. Allo stesso tempo occorre godere
di buona salute proprio per lo stress fisico a cui si andrà incontro. Percorso
interamente fattibile a mio parare in 14gg, però con tappe un po’ lunghe.
Dipende dal tempo a disposizione e dall’allenamento.
Equipaggiamento: in estate non ci sono temperature particolarmente rigide
(minimo 0 gradi circa), in quota comunque è bene essere ben coperti anche perché
a 4000-5000m il tempo può fare brutti scherzi. Idem si dica per l’allenamento
che ritengo essenziale per affrontare i tanti giorni e le lunghe tappe senza
faticare all’eccesso. Consiglio un buon sacco a pelo, eccessivo nel parti basse,
ma che da un ottimo confort nelle fresche notti dai 2500-3000m in su.
Costo complessivo (compresi extra e volo) circa 2500euro a testa (assicurazioni
escluse).(Volo circa 800euro).
Il programma in sintesi
giorno per giorno:
23-agosto: partenza: volo Milano Malpensa – Doha – Kathmandu’
24-agosto: arrivo, trasferimento in albergo e resto della giornata in Kathmandu’
25-agosto: tentativo volo per Lukla, Kathmandu’
26-agosto: tentativo volo per Lukla, Kathmandu’
27-agosto: tentativo volo per Lukla, Kathmandu’
28-agosto: 1° tappa trekking, Kathmandu’ - Besi Sahar –Bhulbule
29-agosto: 2° tappa trekking, Bhulbule - Syange
30-agosto: 3° tappa trekking, Syange’ - Dharapani 31-agosto: 4° tappa trekking, Dharapani - Bhratang
01-settembre: 5° tappa trekking, Bhratang – Upper Pisang - Manang
02-settembre: 6° tappa trekking, Manang (giornata di acclimatamento e
riposo) 03-settembre: 7° tappa trekking,Manang – Yak Karka 04-settembre: 8° tappa trekking,Yak Karka – Thorung Phedi
05-settembre: 9° tappa trekking, Thorung Phedi – Thorung La – Muktinath 06-settembre: 10° tappa trekking, Muktinath – Tukuche
07-settembre: 11° tappa trekking, Tukuche – Dana
08-settembre: 12° tappa trekking, Dana - Tatopani
09-settembre: 13° tappa trekking, Tatopani – Ghorepani Deorali (colle)
10-settembre: 14° tappa trekking, Ghorepani deorali – Poon Hill – Birethanti 11-settembre: 15° tappa , fine trekking, Birethanti – Naya Pul – Pokhara 12-settembre: Pokhara – Kathmandu’
13-settembre: Kathmandu’
14-settembre: Bakthapur, Patan
15-settembre: partenza e rientro in Italia.
Un grazie conclusivo finale
particolare va a Patrizia, per la sua capacità di sopportare “me” e la fatica, e
tenere duro nei momenti difficili ed impegnativi del trekking. Non l’ho mai
vista affranta e negativa anche sotto piogge battenti, dopo oltre 8ore di
cammino e con piedi e vestiti fradici.
Ciao a tutti, per meglio dire NAMASTE’!