Barranca del Cobre e Baja California Sur 2010


MESSICO B e B : Barranca del Cobre e Baja California Sur 2010

(diario di viaggio dal 12 al 30 agosto di Gianluca)

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SINTESI del PROGRAMMA di VIAGGIO (19gg.):
12agosto : PARTENZA : volo TORINO – CITTA’ DEL MESSICO (via Parigi)
13agosto : tour ZOCALO, trasferimento volo interno per CHIHUAHUA
14agosto : trasferimento bus CHIHUAHUA-CREEL
15agosto : tour zona CREEL
16agosto : tour e trasferimento in auto a DIVISADERO, treno CHEPE tratta DIVISADERO-BAHUICHIVO, trasferimento in auto BAHUICHIVO – CEROCAHUI
17agosto : escursione BARRANCA de URIQUE
18agosto : trasferimento auto CEROCAHUI-BAHUICHIVO, treno CHEPE tratta BAHUICHIVO- EL FUERTE
19agosto : trasferimento BUS EL FUERTE-LOS MOCHIS-TOPOLOBAMPO e traghetto notturno per LA PAZ (Baja California Sur)
20agosto : LA PAZ, spiaggia LA VENTANA / Bahia de LOS SUENOS
21agosto : LA PAZ, tour ISLA ESPIRITU SANTO e PLAYA BALANDRA
22agosto : trasferimento LA PAZ – SANTIAGO e tour SIERRA della LAGUNA
23agosto : trasferimento SANTIAGO – CABO PULMO
24agosto : CABO PULMO
25agosto : CABO PULMO
26agosto : trasferimento  CABO PULMO – SAN JOSE’ DEL CABO, tour CABO SAN LUCAS (EL ARCO – LAND’S END)
27agosto : tour TODOS SANTOS
28agosto : trasferimento (volo interno) per CITTA’ DEL MESSICO, tour ZOCALO
29agosto : tour CITTA’ DEL MESSICO, volo RIENTRO in ITALIA
30agosto : ARRIVO in ITALIA

VARIE NOTIZIE SPICCIOLE:
Moneta accettata per il cambio:
preferibilmente dollaro, euro solo in aeroporto e case di cambio a Città del Messico. Cambio in aeroporto risulta buono e comodo, non quello però all’interno della zona del ritiro bagagli.
Pagamento in dollari non conveniente ovunque, perché laddove accettato, ha un cambio spesso sfavorevole. Meglio pagare direttamente in pesos. (1 euro circa 16 pesos).

Carte di credito e bancomat:
normalmente prelievi e pagamenti senza problemi nelle zone più turistiche. No nei paesini della Barranca del Cobre. Alcuni locali applicano commissioni.
Per il bancomat attenzione perché spesso non accettano le carte soprattutto fuori dall’orario di apertura della banca e soprattutto quelle con i chip.

Fusorario:
7 ore in meno dall’Italia nel Distretto Federale (Città del Messico), -8 a Chihuahua, Barranca del Cobre e Baja California Sur.

Prese corrente:
normalmente hanno la 220v con prese a doppia lamella (USA).
Occorre un adattatore universale.

Farmaci:
è bene avere con se tutto ciò che occorre in caso dei comuni malanni: non vi sono grosse strutture mediche e farmacie nelle zone della Barranca del Cobre.

Telefoni:
copertura cellulare buona, salvo ovviamente le zone montuose ed in Baja California a Cabo Pulmo dove non c’è copertura (solo telefonate satellitari a 10 us$ per 5 minuti max di chiamata).
Costo chiamata con il cellulare molto alta, conviene la rete fissa nelle cabine. Buon risparmio con carte prepagate TELMEX, molto comode da usare e reperibili facilmente nelle città. Si utilizzano senza codici strani (basta numero e prefisso per l’Italia).

Abbigliamento:
ad Agosto nella zona della Barranca del Cobre (Creel-Cerocahui soprattutto) occorre un maglioncino o pile e pantaloni lunghi soprattutto la sera. Per intenderci si arriva intorno ai 10-15gradi. Altrove abbigliamento estivo. Questo d’estate, perché d’inverno nella zona di Creel fa freddo e nevica.

Noleggio auto (Bassa California):
è fortemente consigliato per muoversi liberamente, occorre patente internazionale richiedibile all’ACI. La prenotazione auto è comoda dall’Italia o effettuabile sul posto (ci sono molte agenzie di autonoleggio). Consigliata estensione con la polizza ALI (aumento massimali RC). Ci hanno sconsigliato la Europe Car, parecchia gente ha avuto problemi con le auto.
La benzina è molto conveniente (meno della metà il prezzo rispetto all’Italia!).

Sicurezza:
Città del Messico si gira senza problemi il centro, attenzione alla metro con la calca (borseggiatori).
Attenzione ai taxi presi per strada meglio farli chiamare dall’albergo o dai ristoranti soprattutto la sera. Attenzione alla polizia in Bassa California, soprattutto a nord di La Paz (Ciudad Constitucion, ecc…), possibili posti di blocco e richiesta denaro per infrazioni inesistenti (1000-1500 pesos!). Ci hanno consigliato di non cedere (ovviamente se non c’è nessuna infrazione!). Far finta di non capire la lingua e di non avere denaro al seguito.

Strade e circolazione:
rispettare bene i limiti di velocità e la segnaletica in genere (si trovano spesso pattuglie della polizia), le strade poi sono molto tortuose. S’incontrano molti  “tope”: dossi che servono a fare rallentare che, il più delle volte, sono mal segnalati e si trovano all’inizio ed uscita dei paesi. Se presi in velocità possono rovinare seriamente la macchina! 

IL VIAGGIO NEL DETTAGLIO: 

Giorno 12 Agosto:
il gran giorno è arrivato! Si, proprio così, dopo un anno di attesa siamo di nuovo alle tanto sospirate vacanze… Il viaggio tanto sospirato e preparato a lungo in tutti i dettagli, sta cominciando.
Io, e Patrizia siamo pronti per la nuova avventura. Volo Torino Parigi e proseguimento per Città del Messico con Airfrance. Tutto va bene, anche se atterriamo nella capitale messicana con un’oretta di ritardo. Sono quasi le 19,00. Ritiro bagagli con un po’ di apprensione: il timore che non arrivino c’inquieta un po’, ma per fortuna anche questa volta tutto fila liscio. Procediamo con le operazioni d’immigrazione che sono rapide. Non altrettanto per il passaggio dei bagagli al controllo doganale che ci costa un’ora e mezza di attesa per la lentezza con cui vengono eseguiti. Usciti, procediamo al cambio dei dollari in pesos in una delle tante case di cambio nel terminal 1 dell’aeroporto. Potevamo cambiare anche euro che almeno qui vengono accettati senza problemi.
Ritroviamo all’esterno il charter del vicino Holiday Inn Dali, che fa servizio gratuito per l’hotel.
In 15 minuti circa (c’è molto traffico e piove) arriviamo all’albergo posto a pochi km dall’aeroporto e a poche centinaia di metri dalla stazione Santa Anita della metro. Città del Messico, metropoli che conta una ventina di milioni di abitanti ad oltre 2000m di altezza. Stanchi per il viaggio andiamo a letto quasi subito, anche per cercare di prendere subito il fuso.

Giorno 13 Agosto:
Primo risveglio in Messico: oggi sarà una giornata movimentata. Colazione abbondante in hotel e depositati i bagagli andiamo subito alla stazione della metro direzione Plaza della Constitucion e Zocalo, il cuore di Città del Mex. Sarà la parentesi che c’impegnerà prima di un altro trasferimento che ci porterà nel nord del Messico, più precisamente a Chihuahua. La metro è di una comodità inverosimile: tocca capillarmente ovunque ed in poco tempo. In più costa pochissimo: un biglietto 3 pesos (circa 20 centesimi di euro!). C’è il caos tipico delle grandi città ed un traffico esagerato. Tour nel centro a piedi e visita della Cattedrale e monumenti limitrofi.. Saliamo anche sul campanile della stessa che è aperto dalle 11,00 tutti i giorni con visita guidata. Da lassù si gode di una bellissima vista sulla città. Rientro in hotel, recupero dei bagagli e trasferimento al terminal 2 dell’aeroporto Benito Juarez per il volo Aeromexico direzione Chihuahua, capitale dell’omonimo e più grande stato del Messico. Qui atterreremo intorno alle 16,00 giusto in tempo per un giro in centro città. Non troviamo grosse attrattive turistiche in quest’ultimo e solo un gran via vai di gente nelle affollatissime vie centrali. Qui c’è il museo del famoso Pancho Villa l’eroe dell’indipendenza messicana. Inverosimilmente troviamo difficoltà a trovare un posto in centro dove cenare: rischiamo di non trovare nulla di aperto. Infatti intorno alle 19,30 la città si svuota, i negozi si chiudono e non resta quasi nessuno in giro. In più i locali consigliati dalla Lonely risultano assolutamente diversi dalla descrizione. Per fortuna ne troviamo un altro in alternativa e riusciamo a cenare decentemente. Non vogliamo saltare anche la cena cosi come abbiamo fatto con il pranzo! Mangiamo abbastanza bene, bevo la mia prima birra messicana, la tecate. Avrò modo di “assaggiare” le altre tipiche: modelo, bohemia, pacifico e corona (questa si trova senza problemi anche da noi). Prezzo conveniente: nei bar o al ristorante 20-25pesos (poco più di 1euro). Pernottiamo al Parador de Chiuhuahua un  hotel semplice senza pretese stile motel USA e ad un prezzo abbordabile.

Giorno 14 Agosto:
oggi entriamo nel vivo del viaggio. Sono le 5… quando suona la sveglia! E’ presto, ma dobbiamo prendere il primo bus per Creel alle ore 6,00. Questo è il paese da cui si possono fare innumerevoli escursioni nella Barranca del Cobre. L’autolinea di cui ci serviamo è la Noroeste, una delle tre che coprono questa tratta. Con loro abbiamo prenotato i biglietti già da casa ed addirittura i trasferimenti dall’aeroporto e dall’albergo alla stazione bus. Sono molto gentili e professionali.
Ci vorranno circa 5 ore per coprire il tragitto in un paesaggio che cambierà sempre più rinverdendosi e arricchendosi di pascoli ed enormi pinete. Passiamo infatti dai 1450m di Chihuahua che si trova in una regione arida, ai 2300 circa di Creel nella zona montana. In alternativa si può già prendere il treno Chepe da Chihuahua che è, con Los Mochis,una delle due stazioni capolinea. Però questa tratta non viene descritta molto positivamente: è monotona e paesaggisticamente poco interessante. In più il costo del biglietto è decisamente superiore rispetto al bus. Dopo una corsa su e giù per le montagne (l’autista più che alla guida di un bus crede di essere alla guida di un go-kart…!!!!) arriviamo a Creel che sono le 10,30 circa. Il primo impatto è positivo, è un paese rustico, fatto di caseggiati bassi. Ambiente montano rilassante immerso nella natura. Un aspetto del Messico che non ci si immagina di trovare abituati come siamo solo e sempre a sentire parlare dello Yucatan o del Chiapas. Da qui proseguiamo verso la nostra sistemazione: il Sierra Lodge, prenotato via internet tramite l’agenzia locale Amigos3 che ha sede in questa cittadina ed a El Fuerte. Di questa agenzia non posso altro che confermare il giudizio positivo delle guide. Professionali, cortesi ed affidabili. Con loro abbiamo organizzato anche i tour in zona, i trasferimenti con il treno Chepe (acquisto e prenotazione biglietti) ed alcuni pernottamenti.
Dopo alcuni minuti di ambientamento, prendiamo un taxi nella piccola e carina piazza principale e per la cifra di 120 pesos, ci porta alla vicina Cusarare (22km da Creel) dove si trova isolato in un gruppo di case il lodge. Un posto incantevole, immerso nel verde accanto all’omonimo torrente.
Veniamo catapultati in una nuova dimensione. La zona è abitata da un gruppo etnico che mantiene salde le radici: i Raramuri o volgarmente chiamati Tarahumara. Gente umile che vive di ciò che dona la terra  e della vendita di souvenir artigianali ai turisti. Anche i gestori dell’hotel sono di questo popolo, gentili, educati e riservati. Sono fieri della loro cultura e delle loro tradizioni e gelosi di questi territori dove vivono da sempre. Conosciamo i due figli, Laura e Valentino due bimbi carini e simpatici di 4 e 8anni. Un contatto con una realtà che per noi è lontanissima. Li vediamo giocare allegri e spensierati, non hanno giochi, usano solo la fantasia… Ci piace però l’idea di estraniarci dal nostro mondo ed entrare almeno per qualche giorno in una dimensione cosi tanto diversa. Il lodge ha le camere per scelta senza corrente, solo lampade a petrolio e caminetti o stufe a legna per riscaldare. Questo particolare aspetto ci ha molto attirato e spinto a sceglierlo. Pranziamo e nel pomeriggio decidiamo di andare alla vicina cascata Cusarare che si trova a 3km, circa 45minuti di cammino. Cusarare in Raramuri vuol dire “dove volano le aquile”, qui ve ne sono ancora alcuni esemplari aimé a rischio di estinzione. Il tempo purtroppo sta peggiorando, qui in questo periodo fa così: mattina sereno o poco nuvoloso, pomeriggio via via si copre per poi scaricare pioggia battente la sera e la notte. La passeggiata molto carina e su una facile pista e vale la pena per la bella cascata, alta una trentina di metri e larga una cinquantina. Il cielo intanto si sta rannuvolando e ci affrettiamo a rientrare. Verso le 18,00 quando siamo comodamente seduti nel magnifico porticato del lodge comincia un forte temporale che proseguirà con pioggia ad intervalli per tutta la notte. Cena  con lume a petrolio,  iniziata con un ottimo margarita e relax totale prima di andare a letto in una calda camera con caminetto acceso per la gioia di Patrizia.

Giorno 15 Agosto:
risveglio all’alba, il fusorario non ancora assorbito rende le notti corte e quindi ci si sveglia presto, senza grossa fatica. Il tempo non è stupendo, ha piovuto parecchio stanotte ed anche se ha smesso, il cielo non è sgombro dalle nuvole. Provo per la prima volta una vera colazione “ranchera”: uovo strapazzato con peperoncini e cipolla, crema di fagioli e tortillas. Oggi andiamo a fare il primo tour nei dintorni con primi scorci su parte del Copper Canyon o Barranca del Cobre, tradotto per noi Canyon del rame. Partiamo da uno degli ejido (proprietà terriera comunitaria) Raramuri, una delle aree protette destinate a queste popolazioni dove possono vivere e sfruttare il territorio senza grosse limitazioni. Visitiamo la Valle dei Funghi delle Rane e dei Monaci, tre zone con formazioni rocciose stranissime. La bella e caratteristica chiesa della Missione di S.Ignazio. Il Lago Arareko una perla immersa nella pineta. Dopo un pranzo stile pic-nic con tavolo e sedie nella zona  della bellissima valle di Basihuare, proseguiamo la giornata per entrare nella Barranca. Ammiriamo degli scorci incredibili e possiamo vedere di persona cosa la natura è riuscita a fare in questo posto. Arriviamo al punto più profondo della Barranca del Cobre, e passiamo da una sponda all’altra del fiume che l’attraversa con un ponte (Humira bridge) e risaliamo l’altro versante sino ad un belvedere da cui si ha una fantastica vista sulla zona in cui il canyon si allarga molto divenendo enorme. Ancora impressionati dalla maestosità di questi luoghi, proseguiamo, rientrando, per l’ultima tappa della giornata, il villaggio di Cusarare. E’ poco distante dal nostro lodge. Qui oltre ad un’altra missione, nata durante il periodo coloniale spagnolo, c’è un importante  museo che custodisce le opere di un pittore di colore (Juan Correa) che hanno un valore enorme (si parla di milioni di dollari!), in quanto sono dipinti a tema religioso fatti nel XVII secolo. In questo periodo era vietato a chi non era bianco dipingere immagini sacre. La comunità Raramuri, ha custodito e custodisce gelosamente questo prezioso tesoro. Rientro al Sierra Lodge, doccia, cena e meritato riposo in questo angolo di paradiso messicano…

Giorno 16 Agosto:
stamattina si conclude il nostro soggiorno a Cusarare. Prima di fare colazione io e Patrizia andiamo alla vicina grotta che contiene sulle pareti dei dipinti rupestri che è a pochi minuti dal lodge. Alle 9,00 puntualissimo arriva Julio, la nostra guida, preparato e molto disponibile che ci accompagnerà ancora stamattina. Il programma è di nuovo molto vario: trasferimento in auto a Divisadero, dove vi è il punto di vista più spettacolare del “sistema” di canyon della Barranca del Cobre e da li prenderemo il treno Chepe sino alla stazione di Bahuichivo  per proseguire nuovamente in auto al villaggio di Cerocahui. Purtroppo però  Julio ci da una brutta notizia. Sembra che il treno ieri abbia avuto problemi per la pioggia e la linea sia, nel tratto che dobbiamo percorrere, impraticabile. Andiamo a Creel così dall’agenzia si può chiamare la società Ferromex, proprietaria della ferrovia, per sapere se l’emergenza è rientrata. Ha piovuto molto e purtroppo certi problemi possono accadere. Per fortuna arrivano buone notizie, il treno potrà percorrere il tragitto senza problemi, è stata sistemata la zona danneggiata. Visto che siamo a Creel ne approfittiamo per fare un giro nella sua via principale, telefonare e fare shopping. E’ piena di negozietti e case colorate. Ripartiamo alla volta di Divisadero. Facciamo alcune soste panoramiche ed in poco più di un’ora arriviamo. Qui ci godiamo veramente lo spettacolo: dinanzi ci appare un panorama incredibile su buona parte dei canyon e si può ammirare l’unica vista d’assieme, km e km a perdita d’occhio. Un misto di rocce e zone verdi lussureggianti interamente percorse nel fondo da torrenti e fiumi che sfociano insieme a valle, ad El Fuerte, dando vita ad un grande fiume che di li a pochi km sfocia nel Mar di Cortez. Un panorama veramente unico, percorriamo tutto il sentiero che va da un lato all’altro di questa enorme “balconata”, saranno  circa 2-3km. Qui nel punto più alto stanno costruendo un’enorme funivia che porterà al fondo della Barranca de Urique. Un grosso impatto ambientale che se da una parte porterà molto turismo (almeno sperano…), dall’altra come si può immaginare, deturpa la naturalezza del luogo. Dicono sarà già in funzione tra un paio di mesi. Ci prepariamo intanto per salire sul treno, ormai la visita è finita e ci congediamo dalla guida. Siamo fortunati, arriva puntuale, infatti spesso dovendo gestire un solo binario nei due sensi c’è la possibilità che ritardi. Apro una parentesi sul Chepe, un capolavoro d’ingegneria ferroviaria, 700 e più km che collegano Chihuahua a LosMochis. E’ il Ferrocarril Chiuhuahua-Pacifico, proprio perché arriva praticamente a pochi kilometri dal mare. Uno sforzo economico e di manodopera enorme per costruire questa, che viene considerata una delle ferrovia più belle del mondo. Decine d’anni di lavoro se non erro dal 1907 al 1963. Un binario che come un lungo serpente corre per buona parte nei canyon della Barranca del Cobre. Ci sono due treni passeggeri: uno di prima l’altro di seconda classe. Il primo più costoso, c’è tutti i giorni e di questo si possono acquistare i biglietti  anche in anticipo oltre che direttamente sul treno. Il secondo non c’è tutti i giorni è più conveniente però è più lento (impiega più ore a compiere il percorso) ed i biglietti si acquistano solo sul treno. Noi abbiamo viaggiato solo su quello di prima classe, prenotando i biglietti dall’Italia tramite agenzia. Percorreremo due tratti della ferrovia ed in tempi diversi, cosicché poter visitare più posti. Chi vuole può invece percorrere l’intera linea in giornata o in un senso o nell’altro. Tornando alla nostra esperienza: saliamo sul treno, posti comodi e spaziosi, possibilità di fare le foto nello spazio tra un vagone e l’altro che ha il finestrino aperto.
La tratta che percorriamo oggi dura due ore, la parte migliore è la sinistra del treno (se si va in direzione Los Mochis), ma attenzione solo fino a Bahuichivo. Da li a Temoris non è corretto come dice la Lonely  privilegiare il lato sinistro. In questi 40 km (credo i più belli in assoluto) il treno corre un po’ a sinistra ed un po’ a destra del canyon, per cui occorre studiarsi un po’ il percorso soprattutto se si è amanti della fotografia e “sgomitare” un po’ per accaparrarsi un posto alla porta tra un vagone e l’altro, unica zona dove si può fotografare senza avere un vetro davanti.
Le due ore previste purtroppo diventano 3 e mezza! Dobbiamo infatti fare due soste per attendere la coincidenza con due treni merci. Arriviamo a Bahuichivo che ormai sono le 17,00 e se non bastasse il ritardo, inizia un temporalone estivo proprio mentre scendiamo dal treno! Qui ci sta aspettando Mario. E’ il proprietario del San Isidro lodge di Cerocahui. Questa struttura si trova ad alcuni km sopra il villaggio, a più di 2200m di quota. Immerso nei boschi ed isolato. Quasi tutte le strutture alberghiere qui forniscono il trasferimento incluso da e per la stazione di Bahuichivo che è a circa 13 km da Cerocahui. Arriviamo al lodge dopo altri 12 km di strada sterrata. Il posto è incantevole, dominiamo la vallata sottostante e l’isolamento ci premia con una pace e tranquillità enorme. Il ranch di Mario ha diverse cabane, carine e pulite, si mangia anche bene, tutto molto semplice e casalingo. Siamo in un’altra zona ad alta concentrazione Raramuri. Cosi si chiude questa bella giornata varia ed emozionante.

Giorno 17 Agosto:
oggi è il giorno più impegnativo a livello fisico. Ci attende l’escursione ad Urique, nel fondo dell’omonima Barranca (canyon), un dislivello in discesa di circa 1600m e circa 15km di cammino misto tra sentiero e pista carrabile. La giornata sembra bella, il cielo è azzurro e sgombero dalle nuvole. Facciamo colazione e si parte. Ci accompagna una guida Raramuri, Jesus, ometto di 62anni vispo e pimpante. Si sta bene, sono le 9,00 e fa ancora fresco, ma dura poco. Quando raggiungiamo infatti il lato che si affaccia sulla Barranca de Urique sono le 10,30 ed il sole inizia a picchiare. Si passa dal clima montano a quello subtropicale, da distese di pini ai cactus e fichi d’india. Il dover sopportare un caldo insopportabile è ripagato da un panorama stupendo. Camminiamo sino alle 12,30 ed a 3 km dall’abitato di Urique ci viene a prendere Mario con il suo pickup. L’ingresso del pueblo segna 53km dalla stazione di Bahuichivo.
Noi stamattina siamo partiti dal km 34. Il sole picchia forte e cerchiamo un po’ di refrigerio all’ombra per pranzare con degli ottimi burritos. C’è molta differenza tra la sommità del canyon al fondo valle. Il paese è un luogo che è collegato con il resto del mondo con una sola strada sterrata che s’inerpica su un pendio con tratti a strapiombo veramente da panico. Il rientro lo faremo in auto. Basta camminare: oggi abbiamo già fatto la nostra parte! Rientriamo al lodge nel pomeriggio, nel tragitto abbiamo fatto il pieno…di passeggeri! Qui infatti funziona così: chi possiede un pickup carica la gente che attende lungo il tragitto. Si “accomodano” nel cassone posteriore. Cosi ci siamo ritrovati da 4 che eravamo in 9!!!!

Giorno 18 Agosto:
per l’ennesima volta ci ritroviamo a chiudere i bagagli, ormai siamo dei nomadi che non restano più di 2gg nello stesso posto. Colazione e discesa a Cerocahui, giretto nel paese, carino e semplice e gita alla vicina cascata (un  paio d’ore di cammino tra andare e tornare). Ci accompagna un altro Raramuri, anche lui come Jesus ha 62anni, Juan, è un altro brav’uomo: accompagna i turisti e coltiva la terra. Rientrati a Cerocahui, ritroviamo Mario che ci attende per portarci alla stazione di Bahuichivo. Ci arriviamo in 45minuti circa, dopo aver nuovamente fatto il “pieno” di “autostoppisti” lungo la strada. Il treno è previsto alle 15,00, arriviamo in netto anticipo, pertanto ci rilassiamo nella piccola e caratteristica stazioncina. Io sono già eccitato all’idea di percorrere il tratto della ferrovia che tutti descrivono come il più bello e mi sto studiando il modo di fare più foto possibili, grazie anche alla preziose indicazioni dell’agenzia Amigos3 di Creel. Il treno arriva puntuale, ci assegnano i posti (funziona cosi: puoi comprare il biglietto prima, ma i posti li assegna il capotreno al momento). Questo porzione della linea del Chepe è realmente stupenda. Si scende nel fondo del canyon e se ne segue a tratti alterni o il lato sinistro o il lato destro, sino al punto più spettacolare, Temoris. Qui l’ingegneria ferroviaria ha fatto un capolavoro: per non superare i 2,5° di pendenza richiesti, il treno compie una specie d’inversione ad u in galleria. In poche parole si entra in un senso e dopo pochi secondi si esce nell’altro! Il treno prosegue, il paesaggio cambia e si appiattisce uscendo dalla zona dei canyon. S’incontra l’enorme Rio El Fuerte, stracolmo d’acqua di color marrone: qui confluiscono tutti i torrenti della Barranca. Cambia anche la temperatura. La nostra esperienza sul Chepe finisce proprio ad El Fuerte dove scendiamo. Siamo a solo 180 m sul livello del mare. Il Clima è desertico, una variazione drastica dalla zona di Creel. Ce ne accorgiamo subito alla stazione. La sensazione è di qualcuno che ti stia letteralmente puntando addosso l’aria calda di un asciugacapelli. C’è anche un’umidità altissima. Ma dove siamo finiti ci chiediamo?! Arriviamo li verso le 18,00, ci facciamo accompagnare in taxi in città perché la stazione è alcuni km fuori. Abbiamo deciso di scendere qui e visitare la coloniale e più caratteristica città di El Fuerte senza proseguire direttamente a Los Mochis, capolinea  della ferrovia. Quest’ultima grande, moderna e caotica non c’ispirava molto. Vogliamo chiudere la prima parte del viaggio mantenendo il più possibile un contatto con la tradizione messicana. Alloggiamo all’hotel Real de Carapoa, molto centrale, piccolo carino ed economico. Solo 5 stanze ed il suo padrone Erasmo, affabile e disponibilissimo. Siamo affamati ed in un caldo allucinante andiamo a mangiare nel centrale e carino El Meson del General. Facciamo un po’ di battaglia con le zanzare locali, degli insetti piccoli e “fetenti” che escono soprattutto la sera. Nottata di sauna nonostante aria condizionata e pale al soffitto. Il centro è veramente carino: fabbricati tipici del periodo coloniale, il forte con il museo storico e la bella piazza nel classico stile delle città costruite durante il dominio spagnolo.

Giorno 19 Agosto:
ci aspetta una giornata molto lunga e movimentata. Trasferimento El Fuerte – Los Mochis in autobus proseguendo da li per Topolobampo (porto) dove la sera c’è il traghetto per La Paz in Bassa California. Iniziamo con un giro a piedi nel centro di El Fuerte visitando il forte, la chiesa ecc… Il tempo è piovoso, ma poi si rasserena dopo un paio d’ore. A fine mattinata prendiamo l’autobus per Los Mochis prossima tappa intermedia della giornata. Il tratto El Fuerte-Los Mochis è molto ben servito, c’è un autobus praticamente ogni ora di 3 compagnie diverse. Il biglietto si acquista sul bus. Noi abbiamo preso l’Azules del Noroeste. Autista spericolato come sempre, qui auto o autobus sono considerati evidentemente la stessa cosa! Un’avvertenza a Los Mochis: attenzione alla posizione della stazione di arrivo. Ogni società ne ha una e non c’è un terminal solo per di più la Lonely non è stata precisa, nonostante sia l’ultima edizione, pertanto ci siamo trovati da tutt’altra parte. Risultato 8-10 quadre in più del previsto e completamente in direzione diversa da quella indicata. Comunque dopo una bella scarpinata e sudati fradici per il caldo allucinante (sono le 14,30 circa) arriviamo alla fermata del bus per Topolobampo.
Los Mochis non è sul mare e dista una ventina di km dal porto della sopraccitata cittadina. Il bus che prendiamo è il classico urbano e sgangherato. L’autista ci spiega che arriva al capolinea e da li al terminal traghetti occorre prendere un taxi. Ma a quel punto ci fa una proposta: con un “sovrapprezzo” ci porta direttamente lui con l’autobus. Accettiamo, contenti per la comodità, ma allibiti e curiosi di vedere come funziona la deviazione. Effettivamente sarà così: con molta disinvoltura e senza farsi problemi, entrerà nel terminal passando dalla barriera dei controlli e dopo averci scaricati sul piazzale riprenderà il suo regolare percorso. W il Messico! Non posso aggiungere altro…Siamo comunque arrivati e questo è ciò che conta, paghiamo i biglietti del traghetto alla cassa e ci accomodiamo in sala d’attesa. Sono solo le 15,00 e ci tocca una lunga attesa sino alle 23,00, ora in cui è prevista la partenza. Con un viaggio di tutta la notte arriveremo a La Paz in Bassa California. Questo è un mezzo di trasporto comodo ed abbastanza economico per arrivarci. La compagnia è la Baja Ferries che  fa questa tratta tutti i giorni ed anche in questo caso volendo si possono prenotare i biglietti online che verranno saldati sul posto. Il pomeriggio scivola via, ci ritroviamo alle 22,30 quando arriva la nave. Procedure d’imbarco ed accomodamento in cabina, cosicché il trasferimento diventa una mini-crociera nel Mar di Cortez! Ci siamo concessi “il lusso” della cabina, una comodità ed una sicurezza. Tutti i bagagli vanno consegnati all’equipaggio che li stiva in un container, salvo per quelli che hanno la cabina e che li possono tenere con se. La nave parte alla mezza, si chiama California Star: il classico traghetto simile ai nostri utilizzati per andare nelle varie isole ecc…. Parte con un’ora di ritardo, noi intanto ceniamo e ci lasciamo cullare dalle onde per la notte.

Giorno 20 Agosto:
dopo 6 ore di navigazione arriviamo al porto di Pichilingue ad una decina di km da La Paz.
Tocchiamo la terra della Baja per la prima volta. Oggi parte la seconda parte del viaggio. Per scelta è molto diversa dalla prima: un abbinamento che rende l’itinerario molto diversificato.
Scendendo dalla nave occorre procedere con i controlli della polizia, compresa perquisizione bagagli. Terminate le procedure prendiamo il bus della società Aguila che fa servizio tra il terminal e La Paz con un costo modico di 22pesos (poco più di un euro). Qui alla stazione ci viene a prendere Mauro, proprietario del b&b che abbiamo prenotato su Venere: Villa Gemma.
Si tratta di una coppia di italiani che hanno venduto la loro attività per trasferirsi qui e cambiare vita. La giornata è bella e calda, clima secco e ventilato. Anche se durante il giorno si arriva a 35°-40°. Sistemati nella camera indossiamo il nuovo abbigliamento che include il costume! E’ ora di andare a ritirate l’auto a noleggio. Qui è vivamente consigliato averne una se no ci si muove con difficoltà. Vi sono varie compagnie, noi abbiamo una prenotazione con l’Avis.
Le agenzie sono tutte sul Malecon, il lungo mare di La Paz  e molto vicine fra loro.
Abbiamo preso una piccola Chevrolet Chevy, una specie di Opel corsa vecchio modello 5 porte.
La ragazza dell’agenzia è molto gentile e ci facciamo consigliare anche alcuni locali per la cena.
Io sono il “pilota” ufficiale e sono un po’ intimorito all’idea del lanciarmi nel traffico che è abbastanza caotico. Mi ci vorrà questa giornata di “rodaggio” mentale a questa nuova realtà. Intanto abbiamo anche la necessità di prelevare. Il limite è 5000pesos, peccato che riusciremo ad averne solo 2000 per volta.
Tre prelievi di seguito e tre pagamenti delle commissioni. In più su 5 banche provate solo due ci daranno i soldi (hsbc e banamex). La mia carta che vale anche come visa funziona, quella di Patrizia che è solo bancomat no. A quanto pare ci sono problemi con i chip. Per fortuna la mia banca non applica delle commissioni onerose sul prelievo con carta di credito.
E’ ormai mezzogiorno quando finalmente ci dirigiamo verso il mare. Su consiglio di Mauro ed Emy di Villa Gemma ci dirigiamo alla Ventana una stupenda spiaggia ad una settantina di km da La Paz.
Strada scorrevole nel “nulla”: una striscia d’asfalto tra i cactus, di cui gli ultimi 4-5 km sono su un facile sterrato. Ci ritroviamo in un paradiso: spiaggione di vari km, sperduto e deserto, solo pescatori, gabbiani e pellicani…Il sole è forte e senza neanche un po’ d’ombra si resiste poco. Facciamo anche una sosta nella vicina (una decina di km) Bahia de Los Suenos, bella anche questa, però meno selvaggia. Rientriamo a La Paz a fine pomeriggio, prendiamo anche qualche piccolo piovasco locale, ma che dura veramente poco. La città è abbastanza grande, c’è tutto, non è solo un luogo di villeggiatura. Da qui in pochi chilometri si arriva in spiagge meravigliose. Posteggiata la macchina facciamo due passi sul lungomare, il Malecon e godiamo degli ultimi raggi di sole. Cena all’ottimo ristorante messicano Magueyes, molto tipico.

Giorno 21 Agosto:
2° giorno nella Baja California, oggi ci raggiunge dall’Italia mia sorella Daniela che condividerà con noi la parte finale del viaggio. Facciamo colazione insieme a Villa Gemma, dove pernotta anche lei e riceviamo notizie “fresche” da casa…La destinazione odierna è l’Isla Espiritu Santo, un paradiso naturale, parco protetto che si trova al largo della punta esterna del golfo di La Paz.. Occorre prendere la strada litoranea ed andare sino a Playa El Tecolote. Qui ci sono le lance che partono per un tour di un giorno. Programma: giro dell’Isola, snorkeling in due punti (uno con i leoni marini), pranzo in una caletta e rientro. La partenza da El Tecolote è prevista alle 11. Partiamo abbastanza presto per poterci fermare a Playa Balandra che è sulla strada che percorreremo, una delle più belle spiagge della Bassa California. Qui la spiaggia è ancora deserta, il mare una tavola con i colori di una piscina. Arrivati a destinazione come previsto, saliamo sulla barca su cui troviamo altre persone con cui condivideremo la gita. Ci sono altri italiani, agosto è il periodo (ovvio…) con maggior presenza in zona, ma quest’anno ci viene detto, ancor di più del normale.  L’isola non ha bisogno di commenti, vale veramente la pena, per i colori, gli scorci meravigliosi. Bella e selvaggia. Facciamo snorkerling in due diversi punti prima e dopo pranzo. Questo lo facciamo in una spiaggetta dalla sabbia bianca ed il mare favoloso. Ciliegina sulla torta due avvistamenti di delfini che ci fanno da contorno. Rientro a Tecolote per le 16,30 circa. E’ ancora abbastanza presto e ne approfittiamo per tornare a Playa Balandra e goderci ancora un po’ di mare. Colori e luci diverse dal mattino, posto incredibile e mare da favola, peccato che essendo sabato c’è molto gente, tanti messicani che fanno la gita con la famiglia. Rientro a La Paz  e tramonto rosso fuoco sul mare. Cena al rist. Bismark sul Malecon, ottimi piatti di pesce e prezzi convenienti.

Giorno 22 Agosto:
si chiude la parentesi a La Paz. Oggi siamo diretti a sud, ma non sul mare. Il nostro programma prevede una tappa nella Sierra de la Laguna. E’ la parte più montagnosa della Baja California Sur, con punte che superano i 2000m. Una scelta per diversificare il percorso e visitare luoghi particolari e meno battuti dal turismo di massa. La Sierra de la Laguna è selvaggia, fatta di vari canyon impervi. E’ attraversata dal Tropico del Cancro e quindi è normale che sia particolarmente calda. Dovremo anche guardare bene dove mettiamo i piedi: scorpioni e serpenti ci vivono numerosi, oltre che a tanti altri “simpatici” animaletti. Salutiamo Villa Gemma, esperienza parzialmente positiva. Qualche pecca organizzativa che spero sia una svista casuale. La strada è abbastanza lunga, proseguiamo sulla statale Mex1, che diventa molto tortuosa  entrando nella Sierra. Un saliscendi lungo ed impegnativo, ma comunque molto bello e suggestivo in un ambiente selvaggio. Arriviamo nel villaggio di Santiago che sono quasi le 10. Qui è il punto ideale di partenza per le visite. Più di 2 ore e mezza per fare un centinaio di chilometri. Fa già molto caldo, il sole è fortissimo. Troviamo sulla piazza del paese Edgardo e la sua fidanzata Vanessa. Lui è la guida dell’agenzia Baja Sierra Adventures con cui abbiamo organizzato il tour odierno. Lasciata l’auto con qualche preoccupazione per i bagagli che resteranno incustoditi (Edgardo ci dice di stare tranquilli, qui non rubano nulla ci dice…, mah?!?), saliamo sul mega pick-up 4×4 e ci dirigiamo nel cuore di uno dei canyon. Camminata lungo il greto di un torrente, fra massoni granitici. Un percorso tortuoso (una specie di canyoning soft), che ci porterà a fare il bagno in una pozza d’acqua dolce meravigliosa. Finiamo che è ormai quasi la mezza. Il sole è ormai insopportabile. Ci dirigiamo ad una specie di ristorante all’aperto: una tettoia con annessa cucina, molto spartano. Si trova in un frutteto di piante di mango e si chiama Dona Luz. Pranzo semplice, ma gustoso. La cosa più buona sarà mangiare il mango direttamente raccolto dalla pianta: un sapore indescrivibile. La giornata scorre veloce in questo angolo remoto della Bassa California. Qui ci sono tanti ranch più o meno isolati e sarà in uno di questi che andremo a dormire dopo essere tornati a Santiago a recuperare i bagagli che per fortuna nessuno ha toccato. Inizialmente era previsto il pernottamento ad El Chorro, una località della zona dove dovrà sorgere la cabana che Edgardo destinerà a sistemazione notturna dei clienti. Dico dovrà, perché non c’è ancora, pertanto ci viene offerta una sistemazione altrove e alternativa. Si trova  nel Canyon de la Zorra (se non ricordo male), all’interno del ranch Sol de Mayo. Un posto molto pittoresco, con poco distante una stupenda cascata e relativa pozza d’acqua dove andremo a fare il bagno più tardi. Conosciamo il proprietario del ranch: il classico signore d’altri tempi, quello che si vede nei film di Zorro per intenderci. E’ molto gentile e ci propone alcune sistemazioni fra quelle che offre. Quella che scegliamo è un po’ decentrata, ad un paio di chilometri dalla struttura principale che fa anche da ristorantino. E’ proprio questo la rende ancora più interessante. E’ una casetta molto bella e particolarmente accogliente, rustica, studiata con dettagli cosi curati che sembra impossibile possa essere qui in un posto sperduto. Non ha la corrente, pertanto come già successo a Creel, ne faremo a meno ed utilizzeremo la sola luce delle candele. La cena l’ha preparata Vanessa, la fidanzata di Edgardo. Una tipica comida messicana: fagioli, tortillas, carne disidratata e stufata e mango appena raccolto dalla pianta. La consumiamo tutti insieme in un ambiente quasi magico: fuori c’è’ la luna piena ed il silenzio assoluto solo interrotto ogni tanto dai rumori della natura circostante. Noi in casa con le luci soffuse che hanno un gran effetto scenografico. Insomma, una di quelle esperienze che non credo dimenticherai mai..

Giorno 23 Agosto:
notte tranquilla anche se ha fatto molto caldo. Bisognava dormire fuori, come  fa la gente del luogo. Ma chi ha avuto il coraggio con le possibili e probabili “bestie” in circolazione…?! Dopo un’abbondante colazione al ranch e “tanto per cambiare” dopo aver richiuso i bagagli, ridiscendiamo a Santiago accompagnati  da Edgardo che ci è venuto a prendere. Ci congediamo da lui e Vanessa. Con loro abbiamo fatto un bel tour, interessante ed emozionante. Ci accingiamo ad affrontare un nuovo trasferimento. Questa volta la direzione è la costa: ancora Mar de Cortez, Cabo Pulmo. Dopo un tratto di asfalto e dopo aver fatto il pieno perché passato il paese della Ribera non ci sono più distributori, affrontiamo un tratto di strada sterrata di una quindicina di km che è comunque ben tenuta e che non necessita di fuoristrada. Arriviamo a destinazione: parco naturale, piccolo gioiello che contiene questo villaggio sulla costa sud-est della Bassa California. Qui c’è l’unico tratto di barriera corallina di tutta la penisola. Posto tranquillo, lontano dal caos e senza il turismo di massa. Qui vi sono alcune agenzie che affittano villette sul mare e casette  di varie dimensioni e prezzi. Pochi ristoranti (ne ho contati 4-5), un solo negozio di commestibili, no corrente elettrica, solo pannelli solari, no telefono solo copertura satellitare. Deve piacere il genere, ma è un posto meraviglioso. Permette un contatto intimo con la natura: con i suoi suoni e la pace che trasmette. Il mare a pochi metri e la spiaggia deserta con gli aridi paesaggi pieni di cactus subito alle spalle, fanno da contorno a questo angolo di paradiso, che sicuramente non è indicato a chi vuole grossi e lussuosi resort e fare vita notturna. Fa molto caldo, ma è ventilato. Ci sistemiamo nella casetta, abbiamo già prenotato la sistemazione dall’Italia (cabopulmoresort). Internet anche qui nel nulla comunque funziona, ma solo per l’agenzia…Un monolocale 3 posti letto con cucina, bagno ed uno stupendo terrazzo che ha anche un’amaca su cui ci si può cullare in totale relax. Unico pensiero è il  fatto che la porta d’ingresso non ha chiave! Qui ci viene detto non hanno mai rubato nulla! Scopriamo che in realtà comunque la si può avere versando una cauzione di 20us$. Noi sul finire non l’abbiamo presa, saremo stati forse un po’ incoscienti, ma non abbiamo avuto alcun problema. Organizziamo i due giorni successivi: domani pomeriggio snorkeling e dopodomani io farò immersione. Il resto sarà relax assoluto, senza pensieri e senza orari. Per la cena decidiamo di andare da El Caballero, un ristorantino che scopriremo è per di più l’unico che da la colazione al mattino. Ci troviamo bene e costa poco.

Giorno 24 Agosto:
prima nottata trascorsa nel caldo di Cabo Pulmo. Colazione da El Caballero e mattinata di sole e mare in spiaggia. Ci viene detto che in questi giorni il tempo è stabile e bello e proseguirà. Qui non piove mai, ma il rischio è determinato dal vento che può essere forte e fastidioso, oltre che dal mare agitato. Può capitare che nel periodo estivo (da maggio e settembre) arrivi un uragano. Evento più raro rispetto al lato caraibico del Messico, ma possibile. Alle 12,30 andiamo a fare il tour di snorkeling. Fa un caldo pazzesco, si sta bene solo sulla barca dove è più ventilato o meglio ancora in acqua. Non c’è da fare molta strada: è tutto a pochi minuti di motoscafo. Primo punto la zona della Serenitas, una punto sottocosta dinanzi all’omonima spiaggia che è circondata di scogli con forme stranissime che ricordano il paesaggio lunare. Il secondo è un incredibile banco di pesci della famiglia dei tonni, sono centinaia ed è impressionante vederli muovere insieme nel blu del mare con al di sotto grandi cernie che li seguono. Il terzo è una parte del reef con tantissimo pesce e vegetazione (gorgonie e coralli). Rientrati a Cabo Pulmo ci godiamo il fine pomeriggio in spiaggia. Cena da Nancy’s: ristorante modesto e trovato comunque caro rispetto a quello che ci si aspettava ed ai prezzi della concorrenza.

Giorno 25 Agosto:
è passata un’altra calda notte. Stamattina solo io vado a fare immersione, rispolvero una mia vecchia passione che purtroppo è da 4 anni che non pratico più. Qui è il posto adatto per riprendere, fondale intorno ai 20m, senza corrente ed ottima temperatura dell’acqua. Il diving è quello del Cabo Pulmo Resort, mi sono sembrati competenti ed organizzati. Due immersioni con attrezzatura inclusa sono costate 95us$. Purtroppo non riuscirò a vedere mante e magari lo squalo balena le attrazioni di maggior pregio. Non siamo abbastanza fortunati. Comunque saranno due belle immersioni, con tanto pesce da vedere. Rientro accaldatissimo con il solleone dell’ora di pranzo, ma molto soddisfatto. Attendiamo nel nostro spettacolare terrazzo che il caldo delle ore centrali si plachi un po’. A fine pomeriggio con l’auto, andiamo dall’altra parte della piccola baia di Cabo Pulmo e precisamente alla spiaggia di Los Arbolitos. E’ una meraviglia: mare cristallino e caldo. La sera, dopo aver ammirato il tramonto, ritorniamo da El Caballero per cena, sarà l’ultima aime’. Domani si parte. Li ci troviamo bene e poi domani che è giorno di chiusura aprono apposta per noi e ci preparano colazione. La loro gentilezza va ricambiata per quello che possiamo.

Giorno 26 Agosto:
lasciamo questo suggestivo angolo di Bassa California alla volta del caotico estremo sud. Oggi infatti siamo diretti a San Josè del Cabo e faremo una visita a Cabo San Lucas, la punta estrema della penisola. Prese le opportune informazioni, decidiamo di percorrere la east cape road, la strada costiera che da Cabo Pulmo prosegue sino a San Josè. Bellissima, panoramica, ma interamente sterrata. Ci sinceriamo soprattutto per le condizioni. Infatti non avendo un 4×4 non vogliamo rischiare di spaccare tutto. La strada è decente, andiamo piano e ne vale la pena. Panorama bello sull’ultimo tratto del Mar de Cortez che diventa Oceano Pacifico poco prima di Cabo San Lucas. Cominciamo a vedere le vere onde da surf e qualcuno che cerca di domarle. Percorriamo circa una settantina di km, tutti molto suggestivi sino ad arrivare al Pueblo La Playa, il piccolo villaggio che precede la molto più grande e confinante cittadina di San Josè del Cabo. Proprio vicino alla Marina del Pueblo (che è il porto di San Josè) c’è il piccolo e carino El Delfin Blanco, hotel dove alloggeremo. E’ di proprietà di Osa, una graziosa signora svedese trasferitasi qui ormai da molti anni. Sistemati i bagagli proseguiamo in direzione di Cabo San Lucas. Imbocchiamo il famoso corridor, la strada a 4 corsie che collega San Josè del Cabo a quest’ultima. 30 km percorribili in pochi minuti. L’impatto con questo agglomerato di hotel e residence è sicuramente forte. Ma non mi aspettavo di peggio per cui non ho avuto il “trauma” che tanti hanno descritto nei racconti. E’ la classica città di mare con una stupenda posizione rovinata dall’eccesso di cemento, hotel di lusso, campi da golf e sfarzo ostentato. Il tempo non è stupendo, c’è il sole, ma c’è molto vento ed il mare è increspato. Vogliamo andare con la barca sulla penisola a lato del golfo di Cabo San Lucas: il Land’s End. Questa costituisce la punta terminale della Bassa Calfiornia, dove si vede la forza dell’Oceano Pacifico nel famoso tratto della Playa del Divorcio ed il tratto tranquillo della Playa de l’amor.
Posteggiamo l’auto in uno dei tanti parcheggi a pagamento dopo essere arrivati alla Marina (porto) per tentativi: non ci sono molti e chiari cartelli stradali. Qui purtroppo ci viene detto che le barche non partono perché il mare è grosso ed è previsto l’arrivo di un uragano. COSA ARRIVA?! Ci coglie un po’ di allarmismo, ma ci viene spiegato che non è considerato pericoloso, passerà al largo per poi sfogarsi più a nord e non comunque in maniera molto violenta, al massimo dei temporali ed il mare grosso. Un po’ più tranquilli e vedendo che barche escono ugualmente dal porto, proviamo ad andare a chiedere. Infatti riusciamo a fare il giro senza scendere aime’ sulla Playa de l’Amor (che oggi è tutt’altro che amorevole!). El Arco, ed i faraglioni del Land’s End sono stupendi ed ancora più suggestivi con il mare agitato. Costo 120pesos a testa. Ritornati  a terra facciamo un giro nelle vie di Cabo San Lucas un po’ stile Las Vegas. Cabo San Lucas reputo non valga più di mezza giornata, se ciò che si vuole è pace e spiagge deserte. E’ comunque un aspetto della Bassa California, dove si concentra il turismo americano che in più fa lievitare i prezzi. Un luogo che inoltre ci viene detto è diventato proprio a causa della troppa gente più pericoloso soprattutto la sera. Rientrati  a San Josè ci dedichiamo ad uno dei miei sport preferiti: il mangiare. Su consiglio di Osa andiamo in una taqueria sicuramente dall’aspetto modesto, ma che si dimostra uno spettacolo per il palato (Guamuchil).

Giorno 27 Agosto:
siamo giunti alle battute conclusive dell’avventura. Oggi è l’ultimo giorno in Bassa California.
Avendo tutto il giorno a disposizione, abbiamo deciso di andare a Todos Santos, per chiudere cosi con questa visita un anello che ricopre tutta la zona della punta sud della penisola sotto La Paz. C’è un tratto di strada di circa 110km da compiere che però sono molto scorrevoli. Ripassiamo da Cabo San Lucas. Arriviamo a destinazione in 2 orette con calma (…e rispettando i limiti!) con varie soste per fotografare i tratti più pittoreschi. La giornata è bella e della depressione causata dall’uragano Frank nessun segno, almeno per ora, meglio così. La cittadina è carina, c’è l’hotel California, quello a cui sembra si siano ispirati gli Eagles per l’omonima canzone e ci sono tante gallerie d’arte dove acquistare oggetti particolari e quadri. Andiamo a vedere l’oceano che è a pochi chilometri e che qui è veramente impressionante. Rientrando ci fermiamo nella famosa spiaggia di Los Cerillos, paradiso dei surfisti. Ancora un’ultima sosta a Cabo San Lucas, visitiamo per curiosità uno dei tanti enormi centri commerciali della città.
L’ultima serata nella Baja California la passiamo a cena nel porticciolo di San Josè a poche centinaia di metri dal Delfin Blanco dove alloggiamo. Il ristorantino, uno dei pochi aperti (qui è bassa stagione sino ad ottobre) si chiama Alis, semplice e spartano. Mangiamo un buon piatto di pesce spendendo poco.

Giorno 28 Agosto:
oggi si rientra a Città del Messico, il nostro viaggio è veramente alle battute conclusive.
Dobbiamo riconsegnare l’auto all’autonoleggio Avis all’aeroporto. Le agenzie sono tutte li nei paraggi. C’e una navetta che ti porta al terminal da cui si parte. Lasciamo la nostra piccola macchinina. Si è comportata egregiamente anche su tratti di strada non proprio da utilitaria. Abbiamo fatto quasi senza accorgercene più di 900km.
Volo Aeromexico, soliti controlli bagagli e stranezze messicane: consentito in cabina accendino e cerini . Mi viene contestato il fatto che li conservavo nel bagaglio da stivare…mah?! Arriviamo a Città del Mex alle 16,00, guadagniamo un’ora di fuso. E’ presto per cui ne approfittiamo per andare in centro e li terminare la giornata. Alloggiamo sempre nei pressi dell’aeroporto. Lo Zocalo è stracolmo di gente, c’è un grosso raduno scout e la piazza è ancor più colorata di due settimane fa. Ci sono ancora più addobbi per la commemorazione dei 200 anni dell’indipendenza a settembre. Ceniamo nei paraggi, ristorante consigliato dalla Lonely ed ora anche da noi.
Tipico, storico (150anni), Hosteria Santo Domingo. Unica avvertenza: cercare di mangiare al piano terra, più caratteristico, con musica dal vivo e dove non viene messa fretta per cenare. Ordino lo squisito chiles en nogada, il piatto tipico dell’indipendenza: un grosso peperone ripieno di carne e uvetta, ricoperto di una crema di noci e semi di melograno. Rientro in taxi all’albergo fatto chiamare direttamente dal ristorante e pertanto più sicuro.

Giorno 29 Agosto:
giorno della partenza, ultime ore a disposizione per una visita a Città del Messico. Stasera ci attende il lungo volo di rientro. Ci alziamo presto per uscire prima possibile. E’ domenica, pertanto non c’è il traffico della settimana. La prima tappa è’ il Santuario di Ns. Signora di Guadalupe la Madonna tanto venerata in Messico e non solo. Si raggiunge anch’esso comodamente con una linea della metro. Luogo di culto toccante, tanti fedeli, tanta speranza e tanta fede. Anche qui la vecchia Basilica pende e sta cedendo come la Cattedrale di Plaza della Constitucion. C’è moltissima gente, pellegrini che arrivano anche da molto lontano. Del resto è domenica e tanta gente con la famiglia si reca qui a pregare. Fuori del santuario centinaia di bancarelle, oggetti sacri e profani per tutti i gusti. Da qui proseguiamo per il Centro Historico, una ventina di minuti di metro o anche meno. Qui prenderemo il bus turistico che ha una delle fermate proprio qui. Si chiama turibus, rosso e caratteristico con i suoi due piani, di cui il secondo scoperto. Con tre percorsi distinti ed a tema, copre in tre ore circa cadauno, parte della città. Noi facciamo il tour del centro (percorso rosso) che tocca anche  la Zona Rosa ed il Parco di Chapultepec. E’ molto interessante che con il biglietto si può salire e scendere dal bus quando si vuole perché fa molte fermate. Se si ha tempo perciò si può passeggiare e prendere quello successivo. La giornata vola, facciamo una breve sosta ristoratrice in uno dei centri commerciali della Zona Rosa, qui è in buona parte tutto ricostruito, tanti grattacieli, palazzi architettonicamente molto ricercati. Sono le solite realtà molto diverse delle metropoli: quartieri fatiscenti, emarginati, poveri, contrapposti a sfarzo e ricchezza a pochi chilometri. E’ ora di rientrare in albergo, recuperiamo i bagagli ed andiamo all’aeroporto per il check-in. Alle 20,30 c’è il volo Air France per Parigi, si ritorna nel vecchio continente.
Salutiamo il Messico dopo quasi venti fantastici giorni, tutti diversi e con tanti ricordi che ci porteremo a casa come esperienza nel cuore e nella mente. Una parte di uno stato che vale la pena veramente di visitare, non solo per il territorio, i panorami, ma anche per la cultura e la gente che vi abita.

Un grosso ciao a tutti ed un grazie alle mie due compagne di viaggio Daniela e Patrizia.
Gianluca

gtenive@tin.it


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