|

Messico 2008 - diario
di viaggio 31 ottobre - 18 novembre
di Alessandra
|
Protagonisti |
Alessandra e Marco di Roma |
galleria
foto
|
|
Itinerario |
Mexico D.F., Patzcuaro,
Morelia, Guanajuato, Zacatecas, Real de Catorce, Barra de Navidad,
Guadalajara |
|
Costi |
Volo Iberia a/r Roma -
Città del Messico (via Madrid) € 649 tasse incluse + € 22 assicurazione
volo Mexicana Guadalajara - Mexico € 39
noleggio auto tre giorni € 99 + € 21di benzina (totale x due persone)
Soggiorno (incluso tutto,
anche extra e regali, escluse le spese di cui sopra) € 672 circa |
Altipiani centrali e costa del Pacifico
Torniamo in Messico a due anni di
distanza dalla prima volta, e senza un vero e proprio itinerario definito, solo
con il biglietto aereo a/r e l’idea di vedere le città coloniali degli altipiani
centrali, e mare da qualche parte.
Alla fine del racconto troverete tutti i dettagli di costi, alloggi, trasporti
ecc.
1 – 2 novembre, Città del
Messico
Ore 6.00, è ancora buio quando sorvoliamo l’infinita distesa di luci di Città
del Messico, la città enorme e contraddittoria, da alcuni considerata infernale,
che però abbiamo amato la prima volta e dove torniamo volentieri.
Sbrigate le solite formalità dell’arrivo, cambiamo un po’ di euro in contanti
all’aeroporto e prendiamo un taxi in direzione centro storico.
L’albergo scelto si trova a due passi dallo Zocalo, la piazza principale della
città, e giusto il tempo di posare i bagagli usciamo di nuovo per la colazione.
La città, nella giornata festiva, è ancora silenziosa e addormentata. Ci siamo
solo noi nella Pasteleria Madrid, dove ci fermiamo a fare colazione con dolcetti
vari.
Siamo nel pieno della festività dei morti, e lo Zocalo è interamente occupato da
allestimenti, chiamati ofrendas, per l'appunto in onore dei defunti. C’è
anche un palco per gli spettacoli, e scopriamo esserci un concorso che premierà
l’allestimento migliore.
Giriamo per i vari stand ancora poco affollati e poi decidiamo di arrivare nella
zona di Xochimilco, nella periferia della città, dove ci sono dei giardini
collegati da canali, che non avevamo visto la prima volta.
Bisogna fare un lungo viaggio con i mezzi, prima la
metro linea 2 fino al
capolinea Tasqueña e poi con una specie di metro di superficie fino al capolinea
Xochimilco. E’ un viaggio di oltre un’ora, ma piacevole.
Devo dire che i mezzi sono piuttosto ben organizzati, soprattutto la metro è
veramente comoda (ed economica!) e funzionale.
Dobbiamo ulteriormente camminare parecchio, attraversando il quartiere che
sembra più un paesino a sé stante, con casette basse e colorate, e bancarelle un
po’ ovunque.
Però arrivati dove ci si imbarca su queste barchette che girano i canali, non ci
ispira molto, sarà per la giornata un po’ grigia e umida, o per la stanchezza,
da stamattina non ci siamo fermati un attimo, così pian piano ce ne torniamo
indietro.
Tornati in centro, ancora in giro intorno allo Zocalo, frullatone gigante
alla jogueria Maria Cristina e in albergo a riposarci un po’ prima della
cena.
Cena da Potzolcalli sulla 5 de Mayo, dove eravamo già stati due anni fa, ottime
porzioni di pozole (una zuppa a base di mais e varie altre cose,
veramente buona), una birra in un baretto sempre in centro, è un po’ difficile
trovare posti aperti già verso le 10 di sera, nonostante sia sabato e periodo di
festa. Poi a nanna presto…siamo cotti.
Domenica mattina
ci svegliamo presto, per via del fuso orario, e decidiamo di provare la
colazione al tanto decantato Cafè El popular (anche questo sulla 5 de Mayo), ma
sinceramente non ci ha soddisfatto molto, preferiamo la “nostra” pasteleria
Madrid. Di fronte al Popular c’è un’altra jogueria, la Canada, e dato che siamo
golosissimi di frutta e succhi, andiamo lì che hanno appena aperto, per un altro
succo gigante e buonissimo. Veniamo così a conoscere anche il nopal,
praticamente le pale del fico d’india che vengono usate sia nei frullati, sia
come verdura da contorno o in vari piatti. Nel primo viaggio non ci era
capitato. Leggendo si capirà che, oltre ad essere delle buone forchette, siamo
anche molto curiosi di assaggiare le varie specialità, a volte anche strane,
della cucina messicana…è un po’ anche un viaggio gastronomico.
Facciamo una bella camminata per il centro storico e poi andiamo in metro al
Terminal Poniente (o Observatorio) per comprare i biglietti del pullman per
Patzcuaro, che parte stanotte all’una. Avremo così anche il tempo di vedere i
fuochi d’artificio stasera allo Zocalo, che concluderanno la festività.
Al ritorno dal terminal, scendiamo ad una fermata più o meno nel quartiere Roma,
dove facciamo un’altra bella…e lunghissima, camminata. Ci è piaciuto questo
quartiere, belle strade larghe e alberate, tutto molto tranquillo, poco traffico
e poca gente, qualche caffè sparso e qualche mercatino di chincaglierie, edifici
ben tenuti. Nel frattempo è finalmente uscito il sole e non fa più quel freddo
pungente di stamattina presto. Continuiamo a camminare perché vorremmo arrivare
nella Zona Rosa, che è più o meno adiacente al quartiere Roma, ma questa città è
così grande che per andare da un quartiere all’altro sembra di aver fatto
chilometri e chilometri. In qualche modo ci arriviamo, e riusciamo a raggiungere
il Paseo della Reforma, il vialone largo e lunghissimo, quello con la statua
dell’angelo, uno dei simboli di questa città. Il Paseo è chiuso al
traffico…bellissimo!
Immaginate come se di domenica la via Cristoforo Colombo (a Roma) fosse isola
pedonale dall’inizio fino all’obelisco dell’Eur.
Insomma, c’è una marea di gente, a piedi, in bicicletta, bambini mascherati per
la festa, stand ed esposizioni di statue di cartapesta, con figure di strani
personaggi e animali, tutto molto fantasioso nello stile tipico messicano.
Di nuovo in metro, torniamo allo Zocalo, e, non avendo pranzato, ci fermiamo di
nuovo alla jogueria Canada per un succo e un piatto di frutta mista. Ora c’è una
marea di gente, guardo quelle ragazze che sono li a lavorare da stamattina, in
piedi senza mai alzare lo sguardo dal frullatore…un ritmo frenetico….altro che
latini pigri e indolenti. Mi chiedo quanto prendano di stipendio…
Dopo il meritato riposo in albergo, dove avevamo pagato la stanza fino a sera,
ceniamo di nuovo da Potzolcalli; nel frattempo lo Zocalo si è riempito
all’inverosimile per assistere ai fuochi, e riusciamo a vederli quasi per caso,
perché il programma li dava più tardi, li hanno fatti verso le dieci. Belli,
molto diversi da come usiamo in Italia. Appena finiti la massa di gente che si
era riunita si disperde in pochi minuti. Noi dobbiamo tirare tardi e cerchiamo
un altro bar aperto per una birra, ne troviamo uno dove la maggior parte degli
altri clienti stanno prendendo…cappuccino e dolci! D'altronde…a colazione si
rimpinzano di uova frittellate!
Verso mezzanotte torniamo in albergo a prendere i bagagli e con un taxi
raggiungiamo il terminal, dove all’una puntuale parte il pullman.
3 – 5 novembre, Patzcuaro
– Morelia - Guanajuato
Arriviamo a Patzcuaro (Michoacan) verso le cinque e mezza del mattino…inutile
dire che non gira un’anima, è ancora buio e per di più…fa un freddo cane!
Un taxi ci porta davanti ad una posada che avevo contattato via internet, alla
porta accanto ce n’è un’altra che non mi aveva risposto, quindi decidiamo di
provare da entrambe ma…non abbiamo cuore di bussargli a quest’ora del mattino,
così ci sediamo e aspettiamo un’oretta buona a congelarci, poi prima di bussare
riusciamo a trovare un bar aperto per un caffè. Verso le sei e mezza tentiamo,
una non ha posto, l’altra…il portiere è visibilmente insonnolito ma ci fa
entrare, anche perché avevamo una mezza prenotazione. Posiamo i bagagli, ci diamo
una rinfrescata (nel vero senso della parola…anche la stanza è gelata!) e
usciamo per la colazione e una prima esplorazione.
La città è piccola e appare subito molto carina, con le case tutte dipinte di
rosso fino a metà, e di bianco la parte superiore. Ci sono due piazze
principali, dette Plaza Grande e Plaza Chica, entrambe porticate, e la vita si
svolge principalmente tra le vie che collegano le due piazze. In alto si trova
un’altra piazza con la Cattedrale, ed è li che si trova anche la nostra posada.
Questa città è conosciuta soprattutto perché è il posto del Messico dove più
sentiti sono i festeggiamenti per il Dia de los Muertos, e ogni anno arrivano
persone da tutto il circondario per i riti legati alla festività, e anche molti
turisti messicani e stranieri. Noi siamo arrivati dopo la festa, per scelta,
perché sarebbe stato tutto troppo affollato ed abbiamo preferito passare i primi
due giorni a Città del Messico.
La popolazione di questa città e delle zone circostanti appartiene
principalmente all’etnia Purepecha, indigeni discendenti dagli antichi Taraschi,
tradizionalmente contadini o pescatori, perché Patzcuaro si trova vicino
all’omonimo lago.
Dopo la colazione in un bar della piazza, e successivo frullato in un chiosco
all’entrata del mercato (a Plaza Chica, ingresso del mercato, primo chiosco ad
angolo sulla sinistra) ci incamminiamo in direzione lago. Dal centro sono circa
tre km, una bella passeggiata, fino alle sponde del lago dove si trovano i moli
per l’imbarco verso le isolette del lago, e una serie di ristoranti.
Ci imbarchiamo per andare a visitare l’isola Janitzio, quella dove
principalmente si svolgono le celebrazioni per la festa dei Morti. Il viaggio in
barca, circa 45 minuti, è piacevole. Avvicinandoci all’isola abbiamo
l’impressione che l’abusivismo edilizio sia senza controllo; prima di attraccare
si avvicinano alla barca alcuni pescatori ognuno nella propria canoa, con le
tradizionali reti a farfalla usate da secoli, che fanno una piccola
dimostrazione di come avviene la pesca sul lago. In realtà queste cose sono
ormai ad uso e consumo dei turisti, perché il lago è parecchio inquinato e
quindi il poco pesce rimasto non lo si pesca quasi più.
Arrivando in paese, ci sono vari ristoranti e negozi di artigianato, però il
luogo è piacevole. In cima all’isola c’è una grande statua e noi non ci facciamo
mancare l’occasione di fare un salita-ammazza-gambe per arrivare su, d'altronde
siamo in vacanza per riposare!
Dalla cima si gode un bel panorama, anche se la statua invece non è un granché.
Torniamo giù passeggiando e ci fermiamo per un caffè, che si rivela il miglior
cafè da olla del viaggio.
Rientrati ai moli di Patzcuaro, pranziamo con un plato del dia in uno dei
numerosi ristoranti. Economico ma niente di che.
Dopodiché prendiamo un autobus per arrivare al vicino paese Tzinzunzan, piccolo
ma carino e “tipico”, con alcune gradevoli chiesette coloniali ex missioni.
Mentre aspettiamo l’autobus per il ritorno, passiamo davanti al piccolo cimitero
del paese, un tripudio di fiori colorati, che rapporto diverso con la morte ha
questo popolo!
Nell’attesa approfittiamo anche per prenderci un bicchierone di cocomero, buono
e dolcissimo, anche se lo abbiamo fatto “condire” al modo tipico loro, cioè
limone, sale e peperoncino!!
Alla fine rientriamo a Patzcuaro e proseguiamo le nostre passeggiate da una
piazza all’altra. Mi piace tanto soprattutto la Plaza Chica, è piena di
bancarelle mangerecce, si vende di tutto un po’ e c’è sempre un sacco di gente.
Ceniamo nello stesso ristorante del caffè mattutino, buono anche se nel
guacamole c’è mimetizzato il chile verde di cui non mi accorgo, che
praticamente mi ustiona la gola fino alla trachea!
Non c’è nient’altro aperto dopo cena qui, così possiamo solo prenderci due
lattine di birra da bere nel terrazzo dell’albergo.
Questa mattina, dopo un bel
sonno ristoratore, esco presto per andare a comprare i dolcetti per la
colazione: in un largo vicino alla nostra posada c’è una fornitissima
“pasticceria”, sarebbe a dire un tizio che appoggia sul muretto una dozzina di
ceste con pane e dolci freschi, e più per curiosità che per fame prendo una
decina di dolci diversi alla modica cifra di 30p.
Prendo anche due bicchieroni di cafè con leche da Oxxo, catena di piccoli
supermercati sparsi per tutto il Messico, che hanno sempre le macchine
automatiche per caffè e cappuccino.
Porto il tutto in albergo dove facciamo colazione sulla terrazza (anche se di
mattina presto qui fa sempre freddino).
Passiamo dalla “nostra” jogueria di fiducia per un frullato e facciamo un bel
giro per il mercato, che mi piace molto, è pieno di banchi di frutta di tutti i
tipi, persino more e nespole, vorrei assaggiare tutto. C’è anche del bell’artigianato
in paglia.
Poi andiamo a vedere La Casa de los Once Patios, un ex convento dominicano dove
ora ci sono vari negozi di artigianato. E’ un posto molto bello con i cortili
che si intersecano l’un l’altro, davvero piacevole e ben tenuto. Inoltre alcuni
dei negozi hanno artigianato carino e ben fatto, a prezzi contenuti.
Torniamo in albergo a prendere i bagagli, il viaggio continua.
Alla Central des Autobuses (nel resto del diario semplicemente…central)
di Patzcuaro riusciamo a prendere al volo l’autobus dell’una per Morelia (II
classe).
Un viaggetto di circa un’ora e un quarto attraverso un bel paesaggio collinare,
di evidente origine vulcanica, e siamo nella capitale del Michoacan.
Un taxi ci porta vicino al centro, dove andiamo a vedere un albergo segnalato
dalla LP, ma non ci soddisfa così ne cerco un altro nella stessa strada, che
avevo trovato su internet. Il posto è carino e ci sistemiamo li.
Usciamo subito per vedere la città. Il clima qui è più mite che a Patzcuaro.
La città ci appare subito molto pulita e curata, inoltre ha la classica pianta
perfettamente squadrata delle città di origine spagnola e ci fa sembrare quasi
più di essere in Spagna.
Diversamente da altre città coloniali, le case invece che essere tutte colorate
sono tutte in pietra, due piani al massimo, e dato che anche per la costruzione
di nuovi edifici nel centro storico sono obbligati a mantenere queste
caratteristiche, ne risulta un paesaggio molto omogeneo e piacevole. Inoltre è
una città universitaria, piena di giovani.
Nella piazza principale vediamo esposto un cartello che segnala che quella e
altre piazze hanno la copertura internet “inalambrico” (wireless) gratuita. C’è
una bella cattedrale nella piazza principale, oltre al Palacio del Gobierno ed
altri edifici pubblici.
Non avendo pranzato, decidiamo di assaggiare una delle specialità cittadine, il
gazpacho, niente a che vedere con quello spagnolo. Questo è un
bicchierone di frutta mista (in genere ananas, mela, papaia ecc) tagliata a
pezzetti piccoli, condita con limone (loro hanno il lime), peperoncino, sale,
succo d’arancia e….formaggio grattugiato!
Buono ma un po’ strano il gusto del formaggio con la frutta; venduto un po’
dappertutto in città.
Dopo un po’ di meritato riposo in albergo, usciamo per la cena e in una
piazzetta troviamo un ristorante che si rivelerà davvero buono, uno dei migliori
del viaggio: Meson Augustinos, dove mangiamo delle ottime enchiladas.
Essendo città universitaria c’è un po’ più di vita serale, e parecchi locali
aperti per una birra…in particolare su una piazzetta vicino al centro, il Jardin
de las Rosas. Alcuni di questi posti fanno la promozione birra 2x1, sarebbe a
dire che chiedendone due ne portano direttamente…quattro!
La mattina successiva, dopo
la colazione in un baretto, facciamo nuovamente un bel giro per il centro
storico, qualche acquisto, pranzo a base di gazpacho, senza peperoncino e
formaggio però!, e verso le due torniamo a prendere i bagagli in hotel. Con un
taxi raggiungiamo la Central, dove alle 15.15 parte l’unico pullman giornaliero di I classe per Guanajuato (capitale
dell'omonimo stato).
Arriviamo verso le sette e di nuovo in taxi ci facciamo portare in centro. C’è
uno stranissimo reticolo di strade sotterranee che attraversa tutta la città,
destinato al traffico delle auto, poiché le strade “all’aperto” sono strette e
sarebbero altrimenti congestionate.
Avevo preso il nome di un hotel da internet, ma era tutto pieno. Comincia così
la ricerca di un alloggio per la notte…ma è tardi e sembra siano tutti pieni,
perlomeno quelli di prezzo medio. Ci sarebbe posto in alcuni molto costosi, o
viceversa in quelli veramente economici…ma anche veramente troppo spartani.
Dopo aver vagato praticamente per tutta la città, che peraltro già appare bella
nonostante stanchezza e bagagli al seguito, alla fine ne troviamo uno, 550p. per
una stanza king-size (con finestra) o con due letti matrimoniali (senza
finestra), tutte al primo piano. Optiamo per la finestra, anche se affaccia
sulla strada principale…
La portiera dell’albergo ci consiglia un ristorante, El Truco 7, dove mangiamo
proprio bene, l’ambiente è carino, e scopriamo poi che è segnalato sia sulla LP
che sulla Footprint.
Anche questa è una città universitaria, e rispetto ai posti visti finora è
veramente piena di vita; c’è molta gente in giro, studenti e anche turisti, e
tanti locali aperti.
6 novembre, Guanajuato
Non abbiamo chiuso occhio, avevamo di fronte un locale di musica dal vivo
che ha chiuso tardissimo, e arrivava per tutta la notte un rumore di traffico
amplificato all’inverosimile…
Marco esce a comprare dolci e caffellatte per la colazione, poi decidiamo di
uscire a cercare un altro posto per dormire.
Tra quelli segnalati su LP, troviamo posto a “Casa de Pita”…è stato amore a
prima vista!
Dalla signora Pita, più che in un B&B, sembra come se si andasse a casa di una
cara zia. Simpatica, dolce e accogliente, e poi sembra che anche lei ci abbia
preso in simpatia.
Traslochiamo i bagagli e finalmente possiamo girare per la città in
tranquillità.
Guanajuato è una folgorazione: bellissima, colorata, pulita e ben tenuta;
essendo costruita in una gola, è fatta da stradine strette e tortuose che si
intersecano tra loro, e ogni tanto all’improvviso da un vicolo si sbuca in
qualche piazzetta, dove sempre ci sono alberi e panchine….le panchine in realtà
a Guanajuato sono dappertutto, non è difficile potersi sedere per riposare.
Inoltre è una bellissima giornata di sole. In realtà, tranne il primo giorno a
Città del Messico, finora il tempo è stato sempre molto bello, su questi
altopiani il cielo è di una limpidezza incredibile.
Qui, a differenza degli altri giorni, c’è anche la temperatura più alta, e si
gira bene in abiti estivi.
La città in passato è stata una delle più ricche del Messico, per via delle
miniere d’argento, ed è qui che nacquero i primi movimenti indipendentisti.
Il cuore del centro storico è la zona che dalla piazza della Basilica arriva
verso il Jardin de la Union, una piazzetta con un bel giardino al centro, vari
ristoranti e il teatro Juarez, il principale della città, su un lato.
Proseguiamo il giro scoprendo altre piazzette, tra cui le nostre preferite:
Plazuela de San Fernando e Plaza del Baratillo.
Ad un certo punto però, sto per scattare una foto, e la macchinetta si
inceppa…sembra non legga la scheda….di corsa torniamo al B&B per verificare se
il problema fosse della scheda o della fotocamera. Fortuna che è la scheda, la
macchinetta funziona, però andiamo in un internet point per cercare di
scaricare le foto fatte. Tentiamo inutilmente varie volte, e alla fine decidiamo
di portarla in un laboratorio quando torneremo a Roma.
Comunque ne abbiamo un’altra, sostituiamo la scheda e rifacciamo tutto il giro a
rifare le foto!
Pranziamo con dei grossi bicchieri di frutta, veramente ottima, abbiamo trovato
un chiosco buonissimo in una delle entrate di Plazuela S.Fernando.
Nel pomeriggio andiamo col la teleferica nella parte altra della città, dove c’è
il monumento a El Pipila, un eroe dell’indipendenza. Dal belvedere c’è una
bellissima vista della città. Riscendiamo a piedi e ci andiamo a riposare un
po’.
Pita ci dice che la sera ci sarà un concerto gratuito di pianoforte di un
pianista messicano famoso, ci dice che è un’occasione da non perdere, anche per
visitare il Teatro Juarez all’interno.
Ci consiglia pure una bancarella di tacos nella plaza del Baratillo, che è
proprio scendendo giù da casa sua.
Non ci facciamo sfuggire l’occasione per mangiare degli ottimi tacos, e poi
andiamo al concerto.
Il teatro è bello, non molto grande ma con belle decorazioni. Riusciamo a
seguire solo metà concerto, non siamo appassionati di musica classica e seduti
li ci viene un po’ di…abbiocco.
Quando usciamo, c’è un mare di gente, ci sono le bande musicali dei gruppi di
studenti che suonano in vari angoli del centro, con i loro “seguaci” che ballano
e tifano, ci sono poi i gruppi mariachi, è davvero bello, tanta musica e tanta
allegria.
Ceniamo di nuovo al Truco 7 e ci fermiamo poi per un metzcal in un altro
locale, dove un gruppo suona del jazz.
Davvero una bella giornata!
7 – 8 novembre, Guanajuato
- Zacatecas
Da Pita c’è compresa la colazione, che facciamo tutti insieme su un unico
tavolo con lei, la sorella Delfina e una ragazza inglese anche lei ospite del
B&B.
La colazione è l’occasione per intavolare una bella chiacchierata con questa
persone. Delfina è ospite della sorella per tre mesi, ma vive a Monterrey, ed è
un’anziana vedova dolcissima. Pita invece è un vulcano. Con lei si parla di
viaggi e di luoghi, e siamo anche soddisfatti perché da autodidatti completi,
bisogna dire che ce la caviamo bene con lo spagnolo, riusciamo a sostenere la
conversazione quasi completamente.
Usciamo poi per un altro bel giro della città prima della partenza per Zacatecas.
Continuiamo ad andare a Nord…
Per andare a Zacatecas da Guanajuato bisogna prendere un pullman per Leon
(un’ora circa) e da Leon il diretto per Zacatecas.
Attraversiamo un paesaggio che comincia a farsi più brullo e aspro, e al
contempo molto affascinante, soprattutto verso l’ora del tramonto, quando
riusciamo ad ammirare dei panorami e dei colori spettacolari.
Arriviamo a Zacatecas (capitale dell’omonimo stato), verso le sette e mezza di
sera, e con un taxi ci facciamo portare in un ostello che ci aveva segnalato
Pita, ma purtroppo non c’è posto e comincia così un’altra difficile ricerca di
alloggio.
Qui, contrariamente a Guanajuato, non c’è posto nemmeno nei posti più cari o in
quelli peggiori, comune dopo vari giri riusciamo a sistemarci. L’albergo non è
granché, ma per una notte va bene, la successiva la prenotiamo in un altro
albergo proprio di fronte.
Da quando siamo arrivati in Messico, ancora non abbiamo dormito due volte nello
stesso posto!
Sistemate le cose usciamo subito per la cena e un primo giro della città.
Anche questa è una città universitaria, e per le strade è pieno di giovani che
con le divise dei vari gruppi universitari suonano per strada con un seguito di
altre persone che ballano, e si spostano di piazza in piazza, alternati ad altri
gruppi di mariachi. Da questo punto di vista, questo viaggio si sta rivelando
molto musicale.
Zacatecas, inoltre, si trova in mezzo ad una zona di campagne ed è vicina al
deserto; nei dintorni immaginiamo esserci molte fattorie e ranchos, perché in
città, essendo fine settimana, ci sono anche molti gruppi di uomini
evidentemente delle zone intorno, tutti con i tipici cappelli e stivaloni da
rancheros, insomma l’atmosfera qui è davvero molto “messicana”.
Ceniamo in una buona taqueria sulla Hidalgo (poco dopo la cattedrale e
plaza de armas, sulla destra) e poi continuiamo a girare per il centro storico
al seguito di una banda musicale, per poi fermarci a bere un margarita prima
della nanna.
La mattina usciamo in cerca
di una panaderia per la colazione, e una gentile signora ci indica un
posto, La Flor de Mexico, in Plaza Genaro Codina, una piazzetta tra il centro e
il mercato, dove compriamo delle buonissime paste e hanno anche la solita
macchinetta per il cappuccino, così approfittando della bellissima giornata
consumiamo la nostra colazione seduti al sole sulle panchine della piazza.
Facciamo poi il cambio di albergo; chiediamo qualche informazione per il
noleggio della macchina, abbiamo deciso di arrivare a Real de Catorce in auto,
poiché con i mezzi è un po’ complicato.
Poi cominciamo il vero e proprio giro turistico della città, non prima di aver
preso un “vero caffè italiano illy” che non era poi così…italiano!
Cominciamo dal mercato, dove come al solito ci prendiamo un frullatone in una
delle joguerie e ci addentriamo per le varie bancarelle.
Adoro questi mercati, pieni di tutto un po’, incasinati allegri e pieni di vita.
Da queste parti in particolare viene venduto ovunque il nopal, di cui ho già
parlato, tagliato a striscioline o a pezzi, e con i frutti (i fichi d’india),
sbucciati e messi in bella mostra, di vari colori.
Giriamo tra le strade e piazze del centro storico, intorno alla cattedrale, e
poi saliamo nella parte alta per andare a visitare una antica mina
(miniera) d’argento.
Si tratta della Mina El Edén (ingresso 60p.), e secondo me è stata una visita
davvero interessante, anche perché è la prima volta che visitiamo una miniera.
Veniamo radunati in gruppo, sono quasi tutti turisti messicani tranne: 4-5
francesi, altrettanti tedeschi, due spagnole, e noi. Ci fa da guida un ragazzo
preparato, che ci mostra le varie gallerie, i metodi di estrazione dell’argento,
e ci racconta la storia della miniera, che fino alla chiusura, alla fine degli
anni ’50, era stata una delle più ricche del mondo.
Incredibile ma vero, nella miniera c’è anche una discoteca! …non ne
approfitteremo, siamo troppo vecchi per queste cose!
Uscendo dalla miniera ci si trova vicino all’ingresso della teleferica che porta
sul Cerro della Bufa, una formazione rocciosa che sovrasta la città.
E’ naturalmente la nostra prossima destinazione.
Saliamo su e dalla cima del cerro possiamo ammirare un bellissimo panorama della
città.
Qui cominciamo a vedere alcuni Hichol che vendono il loro
artigianato.
Sul cerro c’è anche una chiesa che andiamo a visitare, e poi pian piano ci
incamminiamo a piedi per tornare giù in centro.
Seguiamo una scalinata che in una mezzora ci riporta nella parte bassa della
città.
Pranziamo con un cono gelato e andiamo ad informarci per il noleggio dell’auto.
Le varie agenzie sono tutte a poca distanza tra loro, sulla Lopez Mateos.
Alla fine concordiamo con l’agenzia della Europcar per una macchina a 550p. al
giorno tutto incluso, verranno a portarcela in albergo domani mattina alle 10.
Un po’ di riposo in albergo e poi di nuovo in strada, in giro per la cena.
Ceniamo in un buon ristorante, El Pueblito, dove assaggiamo una delle specialità
di Zacatecas, l’asado de boda, e finiamo la serata in un locale carino,
sulla Hidalgo poco più avanti della taqueria di ieri sera. E qui, in mezzo a
tanta musica messicana, qualcuno al video-jukebox mette Creep dei Radiohead, che
non so perché mi rimane in mente.
9 – 11 novembre, Zacatecas
– Real de Catorce - Zacatecas
Mentre in albergo preparo i
bagagli, Marco va alla “nostra” panaderia a prendere la colazione, e torna anche
con un sacchetto di fragole, che adoro e mi porterò come spuntino nel viaggio.
Alle 10 puntuali siamo nella
hall tutti pronti ad aspettare la macchina, ma dopo un po’ ci telefonano
all’albergo dicendoci che c’è qualche problema…dopo varie incomprensioni
chiediamo alla portiera di parlare lei col tipo, e ci spiega che non hanno la
macchina!...e stanno mandando un tizio dell’Avis con un’altra macchina.
Siamo un po’ stupefatti, e
quando arriva il tipo, che ci spiega che la sua macchina costa di più, ci
facciamo portare all’Europcar dove chiediamo spiegazioni. Insomma la macchina
pattuita non c’è, i due si prodigano in telefonate e consultazioni per
trovarcene un’altra, anche perché non siamo disposti a spendere più della cifra
concordata.
Mentre loro si adoperano
senza concludere molto, vado nella vicina agenzia della Budget e chiedo…loro
hanno un’auto allo stesso prezzo, ma dobbiamo aspettare che la portino
dall’aeroporto.
Insomma alla fine riusciamo a
partire, abbiamo perso quasi due ore e siamo un po’ seccati, ma per fortuna
tutto si è risolto al meglio e poi…siamo in vacanza, oltretutto fai da te e
disorganizzata…un imprevisto ci può stare!
Quindi poco prima delle 12
siamo sulla statale Zacatecas – Saltillo; la strada è praticamente tutta dritta,
piatta, un infinito paesaggio tutto intorno brullo e desertico, davvero
affascinante. Inoltre il traffico è praticamente zero.. a fine giornata sarà
tanto se avremo incontrato 100 auto.
Attraversiamo anche il
Tropico del Cancro, dove ci fermiamo per le foto di rito, è il nostro primo
attraversamento terrestre di un tropico.
Verso le 14 arriviamo
all’incrocio di San Tiburcio, dove in una specie di autogrill ci fermiamo per il
rifornimento e un breve pasto. Il ristorante è un posto di quelli da film,
dimenticato in mezzo a queste strade polverose, con madre e figlia che servono
ai tavoli, e una famiglia di anziani unici altri clienti oltre a noi….inutile
dire che le quesadillas lasciano a desiderare…
Prendiamo quindi a destra
sulla carretera San Tiburcio – Matehuala, anch’essa drittissima in mezzo al
deserto, fino all’incrocio per Estacion Catorce, dove giriamo, convinti, in base
alla carta stradale acquistata, che fosse la strada giusta; facciamo oltre venti
chilometri fino a questo posto, dove invece ci dicono che dobbiamo tornare
indietro sulla carretera, riprenderla in direzione Cedral fino al bivio per Real.
Questo scherzetto ci è
costato quasi un’ora, e attraversiamo anche un paio di volte la ferrovia, dove
passano dei convogli merci lunghissimi…ci chiediamo da dove vengano e dove
arrivino, in mezzo a questo nulla. Passiamo anche per Vanegas, un paese che è
forse il posto più polveroso e dimenticato che abbia visto.
Finalmente al bivio per Real
imbocchiamo la strada, che non è più asfaltata ma lastricata (tipo sampietrini
giganti) per quasi 25 km.
Siamo pochissimi ad andare
verso Real, invece vediamo tornare indietro un sacco di macchine e autobus, è
domenica pomeriggio e i gitanti se ne stanno andando.
Real, per chi non lo sapesse,
è un paesino sperduto costruito in mezzo alle montagne perché anche qui c’erano
le miniere, e praticamente inaccessibile tranne per un tunnel di circa 3 km
attraverso il quale si può passare in una direzione alla volta, quindi alle due
estremità ci sono gli addetti che comunicano via telefono quando far partire le
auto in attesa.
Come arriviamo al tunnel mi
viene in mente la faccia di Claudio Bisio, perché questo è uno dei posti dove è
stato girato il film Puerto Escondido di Salvatores (mi dicono che c’è stato
girato anche The Mexicans con Julia Roberst e Brad Pitt ma questo film non l’ho
visto).
Passata l’attesa, entriamo
nel tunnel, che è anche un po’ inquietante, e poco dopo sbuchiamo finalmente a
Real, sono circa le cinque del pomeriggio.
Questa cittadina era stata
praticamente abbandonata all’inizio del ‘900, e ha ripreso vita grazie al
turismo e ai pellegrinaggi solo da una ventina d’anni.
Troviamo facilmente alloggio
all’hotel El Corral del Conde, che ci fa lo sconto e ci fa anche scegliere tra 5
diverse camere king-size, carine, spaziose e ben arredate. Credo che stanotte
siamo gli unici clienti.
Che posto strano questa Real!
Un’amica prima di partire mi
aveva detto che, anche per l’atmosera, ricorda un po’ Calcata (paesino vicino
Roma), ed in effetti è vero, solo più diroccata. Case basse in pietra, salite e
vicoli…bancarelle sparse…e fa piuttosto freddo.
C’è poca gente, siamo in
bassa stagione; vediamo qualche occidentale che probabilmente un bel giorno si è
“perso” ed è rimasto a vivere qui.
Ceniamo al ristorante El
Minero, economico ma che sconsiglio, poi riusciamo a trovare un posto aperto per
una birra prima di andare a dormire.
La camera è decisamente
fredda, ha le pareti in pietra, e la doppia coperta è d’obbligo.
Al mattino andiamo a fare
colazione nel locale della birra di ieri sera, non ricordo come si chiama ma fa
angolo sulla piazzetta dei giardini. Non è un posto propriamente economico, ma
ha una buona scelta di dolci e marmellate fatte in casa.
Abbiamo appuntamento con il
portiere dell’albergo che ci ha proposto una gita a cavallo, noi abbiamo scelto
di andare alla montaña sagrada degli Huichol. Le altre escursioni, al
Pueblo Fantasma e nel deserto, erano una troppo breve, e l’altra un po’ lunga
per chi non è abituato al cavallo.
A dire il vero io ero andata
a cavallo una sola volta nella mia vita, almeno 25 anni fa, ed ero pure caduta!
Avevo quindi qualche timore…
Ma questi cavalli, oltre che
piccoli, sembrano conoscere la strada a memoria.
Dopo le incertezze iniziali
prendo confidenza col “mezzo” e la passeggiata si fa molto piacevole.
Marco invece da adolescente
aveva imparato e non ha avuto alcuna difficoltà.
Il paesaggio che
attraversiamo è bellissimo, siamo in montagna a quasi 3000 metri, l’aria è
limpidissima, non c’è niente intorno a parte il paese, se non prati, cactus, e
cielo.
Cavalchiamo circa un’ora e
poi scendiamo e facciamo l’ultimo tratto a piedi fino alla cima della montaña.
Gli Huichol sono una
popolazione indigena che vive a circa 400km da qui, principalmente nello stato
di Nayarit, e ogni anno a maggio arrivano in pellegrinaggio fin qui, salgono a
piedi su per la montagna e si accampano in cima dove c’è un cerchio di pietre
dove i loro sciamani compiono i riti del peyote e del mais, affinché abbiano un
buon raccolto. Per ulteriori dettagli vi rimando alle guide!
Alcuni di loro vivono anche
qui a Real, dove principalmente vendono i loro oggetti di artigianato.
Con un’altra ora di cavallo
torniamo in paese.
E’ stata davvero una bella
esperienza, una delle più belle di questo viaggio.
Dopo un breve pasto decidiamo
di andare anche al Pueblito fantasma, stavolta a piedi e da soli.
Bisogna seguire il sentiero
che parte a sinistra del tunnel, o meglio a sinistra avendo il tunnel di fronte.
E’ una bella salita di circa tre quarti d’ora, e lungo il sentiero si possono
ammirare dei bellissimi scorci di Real.
Il pueblito è ciò che resta di
un altro insediamento dei tempi delle miniere. E’ tutto ormai in rovina, restano
in piedi le facciate della chiesa e di alcune case, e qualche muro.
E’ stata una bella
passeggiata, e finalmente torniamo a riposarci un po’ in albergo, la giornata è
stata intensa e un po’ faticosa.
Andiamo a cena stavolta in un
ristorante buonissimo, Meson de la Abundancia. Ottimo servizio, piatti
abbondanti e ben preparati. E per la prima volta dall’inizio del viaggio
incontriamo una coppia di italiani, anche loro di Roma. Scambiamo qualche parola
sui rispettivi itinerari, loro vanno verso la Barranca del Cobre…stanno un mese
in tutto, e lui ci dice che è un viaggio corto, perché le altre 3! volte che è
stato in Messico ci si è fermato un paio di mesi.
Un paio di metzcal sempre nel
ristorante (stasera non c’è aperto niente altro) e andiamo a dormire.
Questa mattina, al risveglio,
il cielo è di una limpidezza straordinaria; facciamo una buona colazione in un
bar gestito da uno svizzero e poi ci colleghiamo a internet per capire dove
vogliamo proseguire il viaggio. Siamo ancora molto indecisi, andremo al mare e
avevamo optato per la costa del Pacifico, ma poi ci è balenata l’idea della
parte caraibica, a Mahahual precisamente; alla fine scartiamo quest'ultima idea
perché il volo costa troppo, e poi non c’entrerebbe niente con tutto il resto
del viaggio. Cerchiamo quindi di capire destinazioni e orari dei pullman per
raggiungere il Pacifico.
Facciamo un ultimo giro per
il paese, visitiamo la piccola chiesa di San Francisco, con belle decorazioni
all’interno, meta di pellegrinaggi da tutto il circondario.
Un po’ di spesa al nostro
supermercato di fiducia e riprendiamo la via del ritorno.
Ci piace, in ogni posto dove
andiamo, trovare un alimentari di fiducia, una panaderia, frullateria e
caffetteria preferita, e tutto il resto…è un modo per sentirci parte di questi
luoghi, e non solo occasionali visitatori.
Verso mezzogiorno siamo
dunque in strada, e per tutti i 300km che percorreremo, non troveremo nemmeno la
più minuscola ombra di una nuvola, un cielo meraviglioso ci accompagnerà per
tutto il viaggio, il panorama è mozzafiato, davanti e dietro di noi possiamo
distinguere i profili di entrambe le Sierre, e ai nostri lati si estende
l’altopiano completamente piatto e deserto, riusciamo a vedere l’orizzonte
all’infinito…che bello!
La marcia è un po’ rallentata
a causa dei lavori, stanno raddoppiando le corsie, ma il traffico è così scarso
che non ci sono problemi.
Verso le quattro siamo di
nuovo a Zacatecas, e per prima cosa passiamo alla stazione degli autobus per
vedere gli orari, ma riusciamo a sapere solo quello per Guadalajara.
Ci manca quello da
Guadalajara al Pacifico, l’unica è andare di nuovo a collegarsi ad internet.
Arriviamo facilmente in
centro, sembrava più complicato, ma una volta conosciuta la città a piedi è
facile orientarsi anche in macchina. Verifichiamo gli orari e ci rendiamo conto
che non abbiamo molto tempo, perché dobbiamo prendere il pullman delle 18.
Velocemente andiamo a
prelevare contanti, a riconsegnare l’auto al noleggio e con un taxi torniamo
alla Central.
Facciamo un breve spuntino e
alle sei siamo in partenza, destino Guadalajara. Comincia così lo spostamento
più lungo di tutto il viaggio.
Poco dopo le 23 siamo a
Guadalajara, il pullman per Barra de Navidad parte a mezzanotte. Dobbiamo
attraversare completamente la Central di Guadalajara perché è enorme e
composta di 4 terminal diversi e separati tra loro, noi dobbiamo andare dalla
parte opposta a quella di arrivo.
Facciamo tranquillamente i
biglietti perché il pullman per Barra è semivuoto, e a mezzanotte puntuali
ripartiamo.
12 – 16 novembre, Barra de
Navidad
Il viaggio scorre tranquillo,
anche se nel sonno ci rendiamo conto delle centinaia di curve che facciamo
perché attraversiamo tutta la Sierra per poi ridiscendere a mare.
A metà strada scendono tutti
e sul pullman restiamo solo noi.
Arriviamo a Barra de Navidad
(stato di Jalisco, costa del Pacifico) verso le cinque di mattina. E’ tutto buio
e in giro non c’è anima viva. Fortuna che qui, a differenza di Patzcuaro, si
sente subito la differenza di clima, l’aria è calda e umida, tipicamente
tropicale e di mare.
Camminando come due fantasmi
nel paese addormentato, troviamo un’unica oasi di vita, una pescheria-alimentari
da cui i pescatori stanno uscendo con le barche per il lavoro della giornata.
Hanno una macchina del caffè
e naturalmente ne approfittiamo, scambiando nel frattempo due chiacchiere con le
persone presenti…che situazione strana alle cinque di mattina a parlare e
prendere il caffè coi pescatori in un paesino sulla costa del Pacifico…
Poi ci decidiamo a bussare ad
un albergo, dove il portiere notturno e addormentato ci apre e ci mostra una
camera….carina, grande, ha anche la cucina… va bene è presa!
Un paio d’ore di sonno e poi
siamo pronti per cominciare questa nuova giornata.
Passeggiamo per il paese,
composto da due strade principali che corrono parallele al mare, e varie
traverse. E’ un tipico paesino da vacanze al mare, case basse e colorate,
qualche albergo un po’ più grosso, atmosfera rilassata. E’ bassa stagione e
turisti ce ne sono ben pochi, mentre durante l’alta stagione si riempie di
vacanzieri perlopiù messicani, oltre a pensionati canadesi e statunitensi che
vengono fin qui a svernare.
Troviamo un posto carino per
la colazione, dovrebbe chiamarsi La Casa de la Abuela, angolo tra Legazpi e
Sonora, e poi via in spiaggia.
La Bahia de Navidad comprende
due paesi alle due estremità della spiaggia: Barra de Navidad, e San Patricio
Melaque. E’ una lunga spiaggia dorata di circa 3/4km, con alte onde che si
infrangono continuamene.
Andiamo subito a farci il
bagno, l’acqua è bella calda, e ad un certo punto vediamo che dei grossi pesci
si avvicinano a riva, tanti, vengono a mangiare pesci più piccoli che tentano di
rifugiarsi verso l’acqua più bassa; dalla strada sbucano subito alcune persone
provviste di filaccione, è incredibile…lo buttano in acqua e pescano, lo
ributtano e ripescano, capiamo subito che questo mare è pescosissimo. Mentre
andiamo a curiosare, troviamo anche noi un pesce, grandicello e ancora vivo, che
un’onda ha sbattuto sulla spiaggia… sta aspettando la prossima onda per
rientrare in acqua ma non ne ha il tempo, Marco lo afferra.. ecco trovata la
cena per stasera!
Va in albergo a metterlo in
frigo, e al suo ritorno ci spostiamo lungo la spiaggia in direzione di Melaque.
Ci fermiamo a chiedere
informazioni ad un albergo che si trova proprio all’estremità di Melaque,
Bungalows Laguna del Tule, hanno molte stanze di varie tipologie e dimensioni,
tutte carine e con cucina, c’è anche il parcheggio per camper, una piscina e un
ristorante, insomma un posto molto carino ad un prezzo ottimo, unico neo la
distanza dal centro, lo consiglierei vivamente solo a chi arriva da quelle parti
con una macchina.
Proseguiamo a pieni fino al
centro di Melaque, dove prendiamo un frullato e ci colleghiamo ad internet.
Chiediamo anche informazioni ai tassisti sui prezzi per le spiagge dei dintorni,
in quanto da Melaque costano meno che da Barra.
Dopo essere stati un altro
po’ in spiaggia a Melaque, torniamo a Barra con l’autobus e ci fermiamo al
minimarket sotto l’albergo a fare un po’ di spesa per la cena e la colazione di
domani.
Abbiamo trovato gli spaghetti
Barilla così ne approfittiamo per farci un buon piatto di spaghi col sugo di
pesce. Nei nostri viaggi non andiamo mai nei ristoranti italiani, ma un buon
piatto di pasta cucinato da noi ci voleva proprio!
Dopo cena ancora a spasso per
il paese e concludiamo la serata con un ottimo e gigante margarita in un locale
accanto alla Casa de la Abuela.
Colazione in camera e
caffettino al “solito” Casa de la Abuela, poi in autobus andiamo a Melaque dove
prendiamo un taxi fino a Playa Boca de Iguanas; questo tratto di costa del
Pacifico viene chiamato Costalegre, è una zona di insenature rocciose
all’interno delle quali si trovano belle e lunghe spiagge, che però non sono
raggiungibili con i mezzi pubblici perché la maggior parte di esse non sono
abitate e mancano quindi i collegamenti. La strada che le collega (la statale
200) si snoda attraverso una folta vegetazione, e in questo periodo è pieno di
farfalle, alcune delle quali, bianche, gigantesche.
Boca de Iguanas è una
spiaggia molto bella e lunga, con pochissime costruzioni, all’interno di una
bella insenatura. La spiaggia è molto ampia e le onde qui non sono altissime, si
possono fare dei bei bagni. C’è anche un bar sulla spiaggia, un posto carino ma
un po’ fighetto con anche la piscina, però consumando qualcosa si può usufruire
dei lettini.
Passiamo il tempo in spiaggia
tra bagni e lunghe passeggiate, fino all’ora dell’appuntamento col taxista per
il rientro.
Tornati a Barra assistiamo ad
uno splendido tramonto sul mare, e notiamo che il sole ci mette veramente
pochissimo ad inabissarsi, abituati dalle nostre parti a vederlo calare molto
lentamente…
Chiediamo consiglio alla
portiera dell’albergo per la cena, ci consiglia il ristorante Ramon’s, ma
decidiamo di andarci la sera successiva e per stasera scegliamo Nacho, “el rey
del pescado asado”, che non è male ma nemmeno ci soddisfa moltissimo.
Concludiamo la serata di
nuovo col margarita nello stesso locale di ieri, dove facciamo conoscenza con un
gruppetto di signore canadesi, visibilmente ubriache ma comunque simpatiche; con
una in particolare, Sandy, ci facciamo un bel po’ di risate.
Venerdì mattina Marco esce a
comprare i dolci per la colazione, e quando torna mi dice che ha trovato un
altro albergo che gli sembra carino e tranquillo…eh si perché dove siamo ora è
molto carino, però le finestre sul retro danno su degli orti, e verso l’alba
regolarmente un gallo comincia a cantare all’improvviso, il suono sembra
amplificato dai muri intorno e insomma ci svegliamo di soprassalto e ci prende
un colpo.. oltretutto dura un’oretta buona… certo, poi ci si riaddormenta ma è
un risveglio traumatico.
Così dopo colazione andiamo a
vedere l’altro albergo e decidiamo di spostarci li, anche questo ha la cucina e
oltretutto si può adoperare la cucina grande a disposizione degli ospiti al
piano terra.
Ci viene il dubbio di essere
stati colpiti dalla sindrome della guida turistica…dobbiamo vedere sempre
alberghi diversi!
Prendiamo un piatto di frutta
nel nostro bar e poi andiamo di nuovo in bus a Melaque; ci facciamo lasciare
all’incrocio dove comincia la strada per la spiaggia Cuastecomate, una piccola
baia adiacente alla Bahia de Navidad. La raggiungiamo a piedi dopo una bella
passeggiata di qualche chilometro. Arrivati restiamo però un po’ delusi, il
paesaggio della piccola baia è bello, ma l’acqua è torbida e la sabbia sembra
quasi fangosa.
Non ci facciamo nemmeno il
bagno, e torniamo indietro chiedendo un passaggio a dei gentili ragazzi in
pick-up che ci lasciano alla fermata dell’autobus a Melaque.
Finiamo il pomeriggio in
spiaggia a Barra.
La sera ceniamo da Ramon’s,
ottima scelta, si mangia buon pesce a buon prezzo; tra l’altro scopriamo che
anche questo è segnalato su entrambe le guide che abbiamo. Da provare il
ceviche de pescado e i tacos di pesce
Dopo cena andiamo a bere una
michelada, la birra mischiata con una salsa piccante e ghiaccio, dal
sapore un po’ particolare (a Marco non piace), da Rocktavios, un localetto con
musica dal vivo.
Si esibisce un gruppo rock
che ha un chitarrista bravissimo.
Ad un certo punto intonano
prima Where is my mind dei Pixies, canzone che mi piace molto, e a seguire…Creep
dei Radiohead, de nuevo! E così Creep all’improvviso diventa la canzone di
questo viaggio. Lo so, è un po’ triste e non c’entra molto con questo viaggio
così allegro, ma la musica è così…
Sabato mattina prendiamo il
caffè in un altro bar, Felix, anche qui molto gentili e caffè buono.
Poi di nuovo ci spostiamo a
Melaque in bus, e cerchiamo un taxi che ci porti a Playa Tenacatita. Dopo lunga
contrattazione riusciamo a accordarci e si va, sono circa 40km da Melaque;
Tenacatita è la spiaggia più bella di questa zona, ha una parte lunghissima dove
ci sono anche parecchi bar e ristoranti, ed essendo sabato è pieno di messicani
che passano la giornata al mare. Noi ci spostiamo nella spiaggetta adiacente,
più piccola e molto bella, una spiaggia di coralli dove ci sono anche gli
scogli, e qui l’acqua è limpidissima e bella, si può fare snorkeling.
Sulla spiaggia ci sono anche
alcune piazzole dove coppie di canadesi con grossi camper si piazzano nei mesi
invernali.
Comunque c’è pochissima gente
ed è molto tranquillo.
Passiamo una bella giornata,
e più tardi ci spostiamo nella spiaggia grande a pranzare in uno degli
affollatissimi ristoranti.
All’ora concordata il
tassista ci viene a prendere, ma al ritorno al momento di pagare abbiamo una
discussione perché voleva più del concordato. Comunque la spuntiamo noi al
prezzo pattuito.
Ci siamo fatti lasciare al
solito incrocio dove passa l’autobus, e di fronte c’è una pescheria dove
compriamo un chilo di gamberoni freschi al prezzo di 65p (circa 4 euro) che
useremo per la cena, ancora spaghetti, con sugo di gamberi, e il resto dei
gamberi per secondo. Ci siamo trattati bene!
Dopo cena andiamo in piazza
perché stasera c’è una festa, si esibiscono dei cantanti trans che imitano
Raffaella Carrà e Loretta Goggi (!)
Passiamo la serata in piazza
tra un margarita e l’altro. Di fronte al muretto dove siamo seduti c’è una
bancarella che vende churros cotti li sul posto…alla fine non resistiamo
alla tentazione e li riprendiamo ben tre volte…buonissimi!
Ultimo giorno di mare: non
c’è molto altro da fare qui, perlomeno non avendo una macchina a disposizione, e
abbiamo deciso di passare gli ultimi due giorni a Guadalajara, da dove
prenderemo poi un volo per Città del Messico, che nel frattempo abbiamo
acquistato sul sito della Mexicana.
Colazione in albergo e piatto
di frutta da Felix, poi andiamo al molo dei barcaioli per farci portare a vedere
la laguna; è una gita breve, poco più di mezzora con una lancia, la laguna è
carina anche se piccola. Il barcaiolo ci porta anche a vedere il porticciolo del
resort di lusso che è di fronte a Barra, pieno di giganteschi yachts, forse
pensa che ci interessi il genere.. ma non ce ne può fregare di meno, preferiamo
la parte naturale della laguna, le barche dei ricchi non ci interessano.
Dopo andiamo a farci un bagno
in spiaggia e verso l’ora di pranzo ci spostiamo da Ramon’s, non perché abbiamo
particolarmente fame, ma perché oggi, domenica, c’è il derby Roma – Lazio, e
abbiamo scoperto che un canale sportivo satellitare messicano lo trasmette in
diretta, e Marco ha chiesto al proprietario se può vederlo, dato che loro hanno
il televisore col satellite.
Nel frattempo pranziamo,
ovviamente; alla fine del primo tempo lascio li Marco e vado a collegarmi ad
internet.
Passiamo poi il resto del
pomeriggio in spiaggia; acquistiamo il biglietto del pullman notturno e qualche
ultimo acquisto poi andiamo a preparare i bagagli. Abbiamo pagato la stanza per
tenerla fino a stasera.
Ceniamo da Pipi, un
ristorantino-chiosco di burritos e enchiladas sulla Legazpi vicino
alla casa de Abuela, sempre strapieno, infatti dobbiamo aspettare un po’ per il
tavolo.
Poi torniamo a prendere un
margarita al solito locale di cui non ricordo il nome, e torniamo a prendere i
bagagli per andare via definitivamente.
Il pulman parte verso
mezzanotte, in viaggio con noi c’è uno dei baristi di Abuela, con cui
chiacchieriamo un po’, poi lui si farà tutta una tirata di sonno fino
all’arrivo.
17 – 18 novembre,
Guadalajara - Città del Messico - ritorno
Questa volta in pullman non
siamo riusciti a chiudere occhio, era parecchio scomodo nonostante fosse prima
classe.
Arriviamo a Guadalajara
(capitale del Jalisco e seconda città del Messico) verso le sei e con un taxi,
qui sono decisamente più cari, ci facciamo portare direttamente in un hotel
segnalato sulla LP, il San Francisco Plaza. Non è dei più economici ma avevo
cercato qualcosa su internet e non avevo trovato molto altro in centro, inoltre
è l’ultima notte, insomma non abbiamo voglia di sbatterci troppo.
Recuperiamo un paio d’ore di
sonno e poi usciamo per la colazione e un giro. Troviamo un bel bar-pasticceria
dove ci fermiamo, e poi passeggiando scopriamo che c’è una specie di festa
cittadina con una parata di tutti i gruppi scolastici, sportivi, della
protezione civile ecc, che fanno anche delle esibizioni. Restiamo un po’ a
guardare e poi proseguiamo il nostro giro alla scoperta della città.
E’ una bella città, si sta
bene, il tempo è bellissimo, molta gente in giro. Notiamo una particolarità
rispetto ad altri posti visitati finora: la gente qui sembra prevalentemente di
origine europea, curata e ben vestita, l’ambiente sembra culturalmente più
elevato, ma per contro vediamo in giro anche un sacco di mendicanti e parecchie
facce poco raccomandabili...
Camminando troviamo il
mercato San Juan de Dios (nome ufficiale mercado Libertad), che ci aveva
consigliato di visitare il barista di Abuela. E’ davvero fantastico, ci
immergiamo li dentro per un paio d’ore…si vende di tutto, è immenso, penso sia
grande almeno come il gran bazar di Istanbul, però non è turistico, o meglio, è
un mercato completo, quindi dai souvenir per turisti alle normali cose di uso
comune della gente, casalinghi, vestiti, scarpe, una zona è adibita agli addobbi
di Natale e pupazzi del presepio, poi oggetti in paglia, cd e dvd…di tutto
insomma…ma il pezzo forte è la parte alimentare, non solo per i banchi dei vari
cibi, ma per il piano intero dove ci sono tutti i ristoranti…fantastico!
Moltissima gente si ferma a
pranzare qui, c’è di tutto, noi come al solito ci prendiamo un bel piatto di
frutta con yogurt. Penso che si mangi bene più o meno dappertutto in questi
chioschi, ed è anche molto economico.
Giriamo tutto il giorno e
approfittiamo anche per fare degli ultimi acquisti; per la cena decidiamo di
seguire i suggerimenti della LP e andiamo al ristorante La Chata, che è
abbastanza vicino all’albergo. Ci convince non tanto perché è suggerito dalla
guida, ma perché fuori ad aspettare c’è una lunga fila di messicani. Per
fortuna la fila smaltisce abbastanza presto, in venti minuti siamo dentro, e
devo dire che si mangia proprio bene. In particolare il pozole, anche meglio di
quello di Potzolcalli a Città del Messico.
Dopo cena facciamo un giro ma
non vediamo locali aperti, così torniamo direttamente in albergo.
La mattina dopo facciamo
colazione in strada con i dolci presi in una pasticceria e il caffellatte di
Oxxo, poi andiamo a vedere l’Hospicio Cabañas, anche quello suggerito dal
barista, che è un grande edificio di epoca coloniale, nato come orfanotrofio e
adibito ora a centro culturale e museo. E’ costituito da vari cortili spaziosi,
e all’interno si possono ammirare gli affreschi di Josè Clemente Orozco, uno dei
famosi muralisti messicani, contemporaneo di Diego Rivera.
Dopo la visita, torniamo al
mercato San Juan e Dios per riprenderci quel buonissimo piatto di frutta e fare
ulteriori ultimi acquisti.
Visitiamo anche la Plazuela
de los Mariachis, dove si dice che siano nati i gruppi mariachi, e facciamo
qualche altro giro per il centro prima della partenza.
Alle due torniamo in albergo
a prendere i bagagli e con un taxi ci facciamo portare alla Antigua Central
Camionera, dove passano gli autobus diretti all’aeroporto. Arrivarci
direttamente col taxi costa troppo.
L’autobus però ci lascia a
circa 1 km dal terminal delle partenze, che dobbiamo raggiungere a piedi.
Il volo dovrebbe partire alle
quattro ma purtroppo ci sono stati dei ritardi così dobbiamo aspettare ed
aspettare… trovo che sia snervante passare il tempo così inutilmente negli
aeroporti, ma non c’era alternativa.
Riusciamo finalmente a
partire alle sei, ma quando arriviamo all’aeroporto di Città del Messico,
dobbiamo attraversarlo interamente per andare a fare il check-in del volo
intercontinentale, scopriamo così che siamo gli ultimi a farlo, e dobbiamo
accontentarci dei posti rimasti disponibili…scomodissimi. Abbiamo giusto il
tempo di mangiare una cosa al volo prima dell’imbarco. Alle 20.50, con un quarto
d’ora di anticipo, decolliamo per Madrid.
E’ stato un viaggio molto
bello, e molto diverso dal primo viaggio in questo paese, due anni fa. In alcuni
momenti ci è sembrato di visitare addirittura un altro paese, forse perché la prima volta
ci eravamo dedicati più all’archeologia, al Sud, avevamo fatto un itinerario più
comune, stavolta abbiamo visto paesaggi totalmente diversi, le città, gli
altipiani la cui luce limpida e abbagliante ci rimarrà impressa.
Come la prima volta, e più
ancora, abbiamo potuto apprezzare l’amichevolezza dei messicani, il loro
carattere tranquillo, persone che raramente discutono tra loro o si prendono a
male parole, che ti augurano sempre qualcosa di buono…il “que te vaya muy bien”
che ti dicono quando esci da qualsiasi posto….e poi, naturalmente, la cucina,
che adoro, sicuramente al primo posto tra le cucine straniere che ho assaggiato.
Nota finale: al rientro ho
portato la scheda dal fotografo, ma purtroppo non è riuscito a estrarre le foto,
quindi alcune di Città del Messico, e TUTTE quelle di Patzcuaro e Morelia, sono
andate perse.
DETTAGLI VIAGGIO
Valuta
1€ = circa 16.20 pesos; 100
pesos = 6.10 €
Se portate contanti, il
cambio buono si trova proprio all’aeroporto di Città del Messico, giratene più
di uno e troverete quelli migliori.
Ovunque nel paese si trovano
sportelli bancomat; noi abbiamo fatto i prelievi sempre al Banamex, dove si
possono prelevare fino a 5000 pesos, circa 300 euro.
Telefono
I telefoni pubblici si
trovano ovunque e sono tutti funzionanti bene, noi compravamo le schede della
Telmex da 50p, con cui parlavamo 5 minuti; sono quelle col chip, semplicissime,
non quelle complicate dove bisogna digitare un mare di numeri per chiamare.
Alloggi
In Messico, spesso la stanza
doppia ha due letti matrimoniali, e quella chiamata singola ha un letto
matrimoniale, quindi può andare bene per due persone (ma controllate perché a
volte i letti sono un po’ più stretti dei nostri). Spesso la matrimoniale ha il
letto king-size.
La colazione non c’era quasi
da nessuna parte, tranne dove specificato.
Città del Messico:
Hotel Roble - a due passi dallo Zocalo, semplice ma confortevole. Avevamo una
singola (un letto matrimoniale), pulita e comoda, ma un po’ buia; ascensore, tv
satellitare, servizio internet gratuito. 345p (per tenerla fino alla sera
abbiamo pagato altri 175p).
Patzcuaro: Posada San
Alejandro – molto carina l’entrata; la stanza (con 2 letti matrimoniali),
all’apparenza carina, un po’ stretta e piuttosto fredda. Carente in alcuni
dettagli, come la doccia che non si chiudeva bene, e il lavandino che perdeva da
sotto (abbiamo rimesso noi a posto il sifone). Non male, ma costava 480p, e
penso che si possa trovare qualcosa di buono anche a meno, o volendo spendere
qualcosa in più si trovano delle posade veramente belle.
Morelia: abbiamo prima
chiesto ad un albergo segnalato dalla LP, Hotel El Carmen, chiedevano 400p. per
una camera molto spartana con un letto matrimoniale e un bagno minuscolo. Siamo
invece andati in uno che avevo scovato su internet,
Hotel Plaza: a poca distanza
dal centro, 400p. per una camera grande con due letti matrimoniali e ben due
bagni! (e anche due tv satellitari, a chi interessa), pulita, nuova, spaziosa e
luminosa. La singola, con un letto matrimoniale, è altrettanto spaziosa e
confortevole, e costa 350p.; hanno caffè e tè di cortesia; no ascensore.
Guanajuato: prima
notte Casa del Quixote (av. Juarez), 550p., camere molto grandi e curate nei dettagli, però
quella con due letti matr. non aveva finestra, e quella king-size che abbiamo
scelto aveva la finestra sulla strada principale, rumorosissima. Si può trovare
di meglio a meno.
Seconda notte al b&b
Casa de Pita, 500p. con colazione per la camera king-size, molto carina e ben arredata.
Buona colazione. Consigliatissimo.
- cercando l’albergo abbiamo
visto anche l’Hotel Posada de la Condesa, centralissimo ma direi un po’
squallido.. costerà anche poco ma a parità di prezzo c’è di meglio.
Zacatecas: prima notte
alla Posada de los Condes (av. Juarez), 350p.; la LP (penultima edizione) dice “le camere
con moquette sono moderne e curate”…non è vero, l’arredamento è veramente
datato, anni ’50 direi, comunque la stanza era spaziosa e con due letti, un po’
buia, il bagno invece minuscolo…un posto niente di che, onestamente, ma per
una/due notti può andare.
Seconda notte: Hotel Condesa,
proprio di fronte all'altro, pulito e curato, 460p. la stanza con un letto matrimoniale (leggermente
stretto), luminosa e confortevole.
Real de Catorce: El
Corral del Conde (Constitucion 17), le camere king-size (ne abbiamo viste ben 5!) sono carine,
molto curate e ben arredate, solo un po’ buie e, in questo periodo, fredde.
400p.
Barra de Navidad:
prime due notti all’Hotel Costa Dorada (sono due, noi eravamo al nr. 174 della
Veracruz), camera molto grande, luminosa e curata (1 letto matrim.), con
ventilatore, frigo, cucina e tv. Consigliato, anche se non particolarmente
silenzioso. 300p. (350 per la camera con a/c)
Altre due notti all’Hotel Trivento, 350p. Camera abbastanza spaziosa con 1 letto matr., anche qui c’è la
cucina ma non era attrezzata, si poteva usare quella comune del piano terra. La
camera, comoda, affaccia su un giardino interno, tranquilla e silenziosa. C’è
anche l’a/c.
Guadalajara: Hotel San
Francisco Plaza, 560p. Camera king-size ampia e confortevole, anche se un po’
buia, affaccia su un patio interno. Silenziosa.
Trasporti
Pullman:
Città del Messico – Patzcuaro:
prima classe, 300p., circa 4 ore ½ -
Autovias
Patzcuaro – Morelia: bus di
II, 1h.15, 15p.
Morelia – Guanajuato: I
classe, 150p., 4h -
Primera Plus
Guanajuato – Leon: II cl.,
32p, 1h 10 – Primera Plus
Leon - Zacatecas: I classe,
160p., 4h ½ - Omnibus de Mexico
Zacatecas – Guadalajara: I
cl., 284p., 5h 15 – Omnibus de Mexico
Guadalajara – Barra de
Navidad: I cl., 263p, 5h ½ - Primera Plus
Barra de Navidad –
Guadalajara: I cl., 263p., 6h - Autocamiones del Pacifico (scomodissimo, a
parità di prezzo molto meglio la Primera Plus, ma non partiva di notte).
Taxi:
Città del Messico:
aeroporto/centro: 127p., tariffa fissa. Centro/terminal Poniente: 50p.
Guadalajara: Nuova Central
Camionera/centro: 100p. Centro/antigua central: 30p. (dal centro all’aeroporto
ne chiedono 170).
Nelle altre città, il
passaggio dalle stazioni dei pullman al centro e viceversa va dai 25 ai 40p.
Noleggio auto:
alla Budget di Zacatecas.
550p. al giorno per tre giorni, compresa assicurazione e chilometraggio
illimitato. La benzina costa 7.56 pesos al litro!
Ristoranti, bar ecc.
consigliati:
premetto che a noi piace
molto la cucina messicana, ma devo dire che si mangia molto bene praticamente
dappertutto. Il costo per una cena al ristorante, con una portata principale e
una birra a testa, a volte anche con un antipasto o una seconda birra, è stato
tra i 150 e i 280 pesos (tra i 9 e i 12 euro), in due.
Caffè tra i 15 e i 22 pesos;
birra tra 15 e 30 – Pacifico, XX, Modelo especial - ; bottiglia di acqua da 1lt
½ Bonafont 9/10p., convenienti le bottiglione di acqua da 4/5lt.
Buonissimi i frullati e i
bicchieri di frutta tagliata a pezzi.
Città del Messico:
ristorante Potzolcalli, 5 de
Mayo 39; Pasteleria Madrid, 5 de Febrero 25; Jogueria Maria Cristina, Pino
Suarez (quasi allo zocalo, vicino a 7eleven); Jogueria Canada, 5 de mayo (di
fronte al cafè el popular).
Morelia:
ristorante Meson Augustinos,
ottimo per la cena e fa anche la colazione, Hidalgo 54 (Cerrada de San Agustin).
Guanajuato:
ristorante El Truco 7, calle
el truco 7; il chiosco di frutta all’entrata di Plazuela San Fernando; il
chiosco di tacos sulla piazzetta Baratillo.
Zacatecas:
panaderia La Flor de Mexico,
plaza Genaro Codina; la taqueria sulla Hidalgo a circa 100mt dalla cattedrale;
ristorante El Pueblito, Hidalgo 403-D.
Real de Catorce:
ristorante Meson de la Abundancia, Lanzagorta 11.
Barra de Navidad:
Casa de la Abuela e bar Felix
per la colazione; ristorante Ramon’s; il bar vicino a Abuela, al primo piano con
la tettoia di paglia, per i margaritas; il chiosco di cocco lungo il molo, dalla
signora: dopo aver bevuto il succo, fatevi tagliare e condire la polpa con
limone sale e chile, è squisito!
Guadalajara:
ristorante La Chata, Ramon
Corona 126.
Guide usate: Lonely Planet “Messico” 6°
edizione italiana, Footprint “Messico e America Centrale” I ediz. Italiana.
torna su
|