Messico 2008 – Altipiani centrali e costa del Pacifico


Altipiani centrali e costa del Pacifico

(diario di viaggio 31 ottobre – 18 novembre di Alessandra)

foto Messico 2008
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Itinerario: Mexico D.F., Patzcuaro, Morelia, Guanajuato, Zacatecas, Real de Catorce, Barra de Navidad, Guadalajara

Torniamo in Messico a due anni di distanza dalla prima volta, e senza un vero e proprio itinerario definito, solo con il biglietto aereo a/r e l’idea di vedere le città coloniali degli altipiani centrali, e mare da qualche parte.
Alla fine del racconto troverete tutti i dettagli di costi, alloggi, trasporti ecc.

1 – 2 novembre, Città del Messico
Ore 6.00, è ancora buio quando sorvoliamo l’infinita distesa di luci di Città del Messico, la città enorme e contraddittoria, da alcuni considerata infernale, che però abbiamo amato la prima volta e dove torniamo volentieri.
Sbrigate le solite formalità dell’arrivo, cambiamo un po’ di euro in contanti all’aeroporto e prendiamo un taxi in direzione centro storico.
L’albergo scelto si trova a due passi dallo Zocalo, la piazza principale della città, e giusto il tempo di posare i bagagli usciamo di nuovo per la colazione. La città, nella giornata festiva, è ancora silenziosa e addormentata. Ci siamo solo noi nella Pasteleria Madrid, dove ci fermiamo a fare colazione con dolcetti vari.
Siamo nel pieno della festività dei morti, e lo Zocalo è interamente occupato da allestimenti, chiamati ofrendas, per l’appunto in onore dei defunti. C’è anche un palco per gli spettacoli, e scopriamo esserci un concorso che premierà l’allestimento migliore.
Giriamo per i vari stand ancora poco affollati e poi decidiamo di arrivare nella zona di Xochimilco, nella periferia della città, dove ci sono dei giardini collegati da canali, che non avevamo visto la prima volta.
Bisogna fare un lungo viaggio con i mezzi, prima la metro linea 2 fino al capolinea Tasqueña e poi con una specie di metro di superficie fino al capolinea Xochimilco. E’ un viaggio di oltre un’ora, ma piacevole.
Devo dire che i mezzi sono piuttosto ben organizzati, soprattutto la metro è veramente comoda (ed economica!) e funzionale.
Dobbiamo ulteriormente camminare parecchio, attraversando il quartiere che sembra più un paesino a sé stante, con casette basse e colorate, e bancarelle un po’ ovunque.
Però arrivati dove ci si imbarca su queste barchette che girano i canali, non ci ispira molto, sarà per la giornata un po’ grigia e umida, o per la stanchezza, da stamattina non ci siamo fermati un attimo, così pian piano ce ne torniamo indietro.
Tornati in centro, ancora in giro intorno allo Zocalo, frullatone gigante alla jogueria Maria Cristina e in albergo a riposarci un po’ prima della cena.
Cena da Potzolcalli sulla 5 de Mayo, dove eravamo già stati due anni fa, ottime porzioni di pozole (una zuppa a base di mais e varie altre cose, veramente buona), una birra in un baretto sempre in centro, è un po’ difficile trovare posti aperti già verso le 10 di sera, nonostante sia sabato e periodo di festa. Poi a nanna presto…siamo cotti.

Domenica mattina ci svegliamo presto, per via del fuso orario, e decidiamo di provare la colazione al tanto decantato Cafè El popular (anche questo sulla 5 de Mayo), ma sinceramente non ci ha soddisfatto molto, preferiamo la “nostra” pasteleria Madrid. Di fronte al Popular c’è un’altra jogueria, la Canada, e dato che siamo golosissimi di frutta e succhi, andiamo lì che hanno appena aperto, per un altro succo gigante e buonissimo. Veniamo così a conoscere anche il nopal, praticamente le pale del fico d’india che vengono usate sia nei frullati, sia come verdura da contorno o in vari piatti. Nel primo viaggio non ci era capitato. Leggendo si capirà che, oltre ad essere delle buone forchette, siamo anche molto curiosi di assaggiare le varie specialità, a volte anche strane, della cucina messicana…è un po’ anche un viaggio gastronomico.
Facciamo una bella camminata per il centro storico e poi andiamo in metro al Terminal Poniente (o Observatorio) per comprare i biglietti del pullman per Patzcuaro, che parte stanotte all’una. Avremo così anche il tempo di vedere i fuochi d’artificio stasera allo Zocalo, che concluderanno la festività.
Al ritorno dal terminal, scendiamo ad una fermata più o meno nel quartiere Roma, dove facciamo un’altra bella…e lunghissima, camminata. Ci è piaciuto questo quartiere, belle strade larghe e alberate, tutto molto tranquillo, poco traffico e poca gente, qualche caffè sparso e qualche mercatino di chincaglierie, edifici ben tenuti. Nel frattempo è finalmente uscito il sole e non fa più quel freddo pungente di stamattina presto. Continuiamo a camminare perché vorremmo arrivare nella Zona Rosa, che è più o meno adiacente al quartiere Roma, ma questa città è così grande che per andare da un quartiere all’altro sembra di aver fatto chilometri e chilometri. In qualche modo ci arriviamo, e riusciamo a raggiungere il Paseo della Reforma, il vialone largo e lunghissimo, quello con la statua dell’angelo, uno dei simboli di questa città. Il Paseo è chiuso al traffico…bellissimo!
Immaginate come se di domenica la via Cristoforo Colombo (a Roma) fosse isola pedonale dall’inizio fino all’obelisco dell’Eur.
Insomma, c’è una marea di gente, a piedi, in bicicletta, bambini mascherati per la festa, stand ed esposizioni di statue di cartapesta, con figure di strani personaggi e animali, tutto molto fantasioso nello stile tipico messicano.
Di nuovo in metro, torniamo allo Zocalo, e, non avendo pranzato, ci fermiamo di nuovo alla jogueria Canada per un succo e un piatto di frutta mista. Ora c’è una marea di gente, guardo quelle  ragazze che sono li a lavorare da stamattina, in piedi senza mai alzare lo sguardo dal frullatore…un ritmo frenetico….altro che latini pigri e indolenti. Mi chiedo quanto prendano di stipendio…
Dopo il meritato riposo in albergo, dove avevamo pagato la stanza fino a sera, ceniamo di nuovo da Potzolcalli; nel frattempo lo Zocalo si è riempito all’inverosimile per assistere ai fuochi, e riusciamo a vederli quasi per caso, perché il programma li dava più tardi, li hanno fatti verso le dieci. Belli, molto diversi da come usiamo in Italia. Appena finiti la massa di gente che si era riunita si disperde in pochi minuti. Noi dobbiamo tirare tardi e cerchiamo un altro bar aperto per una birra, ne troviamo uno dove la maggior parte degli altri clienti stanno prendendo…cappuccino e dolci! D’altronde…a colazione si rimpinzano di uova frittellate!
Verso mezzanotte torniamo in albergo a prendere i bagagli e con un taxi raggiungiamo il terminal, dove all’una puntuale parte il pullman.

3 – 5 novembre, Patzcuaro – Morelia – Guanajuato
Arriviamo a Patzcuaro (Michoacan) verso le cinque e mezza del mattino…inutile dire che non gira un’anima, è ancora buio e per di più…fa un freddo cane!
Un taxi ci porta davanti ad una posada che avevo contattato via internet, alla porta accanto ce n’è un’altra che non mi aveva risposto, quindi decidiamo di provare da entrambe ma…non abbiamo cuore di bussargli a quest’ora del mattino, così ci sediamo e aspettiamo un’oretta buona a congelarci, poi prima di bussare riusciamo a trovare un bar aperto per un caffè. Verso le sei e mezza tentiamo, una non ha posto, l’altra…il portiere è visibilmente insonnolito ma ci fa entrare, anche perché avevamo una mezza prenotazione. Posiamo i bagagli, ci diamo una rinfrescata (nel vero senso della parola…anche la stanza è gelata!) e usciamo per la colazione e una prima esplorazione.
La città è piccola e appare subito molto carina, con le case tutte dipinte di rosso fino a metà, e di bianco la parte superiore. Ci sono due piazze principali, dette Plaza Grande e Plaza Chica, entrambe porticate, e la vita si svolge principalmente tra le vie che collegano le due piazze. In alto si trova un’altra piazza con la Cattedrale, ed è li che si trova anche la nostra posada.
Questa città è conosciuta soprattutto perché è il posto del Messico dove più sentiti sono i festeggiamenti per il Dia de los Muertos, e ogni anno arrivano persone da tutto il circondario per i riti legati alla festività, e anche molti turisti messicani e stranieri. Noi siamo arrivati dopo la festa, per scelta, perché sarebbe stato tutto troppo affollato ed abbiamo preferito passare i primi due giorni a Città del Messico.
La popolazione di questa città e delle zone circostanti appartiene principalmente all’etnia Purepecha, indigeni discendenti dagli antichi Taraschi, tradizionalmente contadini o pescatori, perché Patzcuaro si trova vicino all’omonimo lago.
Dopo la colazione in un bar della piazza, e successivo frullato in un chiosco all’entrata del mercato (a Plaza Chica, ingresso del mercato, primo chiosco ad angolo sulla sinistra) ci incamminiamo in direzione lago. Dal centro sono circa tre km, una bella passeggiata, fino alle sponde del lago dove si trovano i moli per l’imbarco verso le isolette del lago, e una serie di ristoranti.
Ci imbarchiamo per andare a visitare l’isola Janitzio, quella dove principalmente si svolgono le celebrazioni per la festa dei Morti. Il viaggio in barca, circa 45 minuti, è piacevole. Avvicinandoci all’isola abbiamo l’impressione che l’abusivismo edilizio sia senza controllo; prima di attraccare si avvicinano alla barca alcuni pescatori ognuno nella propria canoa, con le tradizionali reti a farfalla usate da secoli, che fanno una piccola dimostrazione di come avviene la pesca sul lago. In realtà queste cose sono ormai ad uso e consumo dei turisti, perché il lago è parecchio inquinato e quindi il poco pesce rimasto non lo si pesca quasi più.
Arrivando in paese, ci sono vari ristoranti e negozi di artigianato, però il luogo è piacevole. In cima all’isola c’è una grande statua e noi non ci facciamo mancare l’occasione di fare un salita-ammazza-gambe per arrivare su, d’altronde siamo in vacanza per riposare!
Dalla cima si gode un bel panorama, anche se la statua invece non è un granché.
Torniamo giù passeggiando e ci fermiamo per un caffè, che si rivela il miglior cafè da olla del viaggio.
Rientrati ai moli di Patzcuaro, pranziamo con un plato del dia in uno dei numerosi ristoranti. Economico ma niente di che.
Dopodiché prendiamo un autobus per arrivare al vicino paese Tzinzunzan, piccolo ma carino e “tipico”, con alcune gradevoli chiesette coloniali ex missioni. Mentre aspettiamo l’autobus per il ritorno, passiamo davanti al piccolo cimitero del paese, un tripudio di fiori colorati, che rapporto diverso con la morte ha questo popolo!
Nell’attesa approfittiamo anche per prenderci un bicchierone di cocomero, buono e dolcissimo, anche se lo abbiamo fatto “condire” al modo tipico loro, cioè limone, sale e peperoncino!!
Alla fine rientriamo a Patzcuaro e proseguiamo le nostre passeggiate da una piazza all’altra. Mi piace tanto soprattutto la Plaza Chica, è piena di bancarelle mangerecce, si vende di tutto un po’ e c’è sempre un sacco di gente.
Ceniamo nello stesso ristorante del caffè mattutino, buono anche se nel guacamole c’è mimetizzato il chile verde di cui non mi accorgo, che praticamente mi ustiona la gola fino alla trachea!
Non c’è nient’altro aperto dopo cena qui, così possiamo solo prenderci due lattine di birra da bere nel terrazzo dell’albergo.

Questa mattina, dopo un bel sonno ristoratore, esco presto per andare a comprare i dolcetti per la colazione: in un largo vicino alla nostra posada c’è una fornitissima “pasticceria”, sarebbe a dire un tizio che appoggia sul muretto una dozzina di ceste con pane e dolci freschi, e più per curiosità che per fame prendo una decina di dolci diversi alla modica cifra di 30p.
Prendo anche due bicchieroni di cafè con leche da Oxxo, catena di piccoli supermercati sparsi per tutto il Messico, che hanno sempre le macchine automatiche per caffè e cappuccino.
Porto il tutto in albergo dove facciamo colazione sulla terrazza (anche se di mattina presto qui fa sempre freddino).
Passiamo dalla “nostra” jogueria di fiducia per un frullato e facciamo un bel giro per il mercato, che mi piace molto, è pieno di banchi di frutta di tutti i tipi, persino more e nespole, vorrei assaggiare tutto. C’è anche del bell’artigianato in paglia.
Poi andiamo a vedere La Casa de los Once Patios, un ex convento dominicano dove ora ci sono vari negozi di artigianato. E’ un posto molto bello con i cortili che si intersecano l’un l’altro, davvero piacevole e ben tenuto. Inoltre alcuni dei negozi hanno artigianato carino e ben fatto, a prezzi contenuti.
Torniamo in albergo a prendere i bagagli, il viaggio continua.
Alla Central des Autobuses (nel resto del diario semplicemente…central) di Patzcuaro riusciamo a prendere al volo l’autobus dell’una per Morelia (II classe).
Un viaggetto di circa un’ora e un quarto attraverso un bel paesaggio collinare, di evidente origine vulcanica, e siamo nella capitale del Michoacan.
Un taxi ci porta vicino al centro, dove andiamo a vedere un albergo segnalato dalla LP, ma non ci soddisfa così ne cerco un altro nella stessa strada, che avevo trovato su internet. Il posto è carino e ci sistemiamo li.
Usciamo subito per vedere la città. Il clima qui è più mite che a Patzcuaro.
La città ci appare subito molto pulita e curata, inoltre ha la classica pianta perfettamente squadrata delle città di origine spagnola e ci fa sembrare quasi più di essere in Spagna.
Diversamente da altre città coloniali, le case invece che essere tutte colorate sono tutte in pietra, due piani al massimo, e dato che anche per la costruzione di nuovi edifici nel centro storico sono obbligati a mantenere queste caratteristiche, ne risulta un paesaggio molto omogeneo e piacevole. Inoltre è una città universitaria, piena di giovani.
Nella piazza principale vediamo esposto un cartello che segnala che quella e altre piazze hanno la copertura internet “inalambrico” (wireless) gratuita. C’è una bella cattedrale nella piazza principale, oltre al Palacio del Gobierno ed altri edifici pubblici.
Non avendo pranzato, decidiamo di assaggiare una delle specialità cittadine, il gazpacho, niente a che vedere con quello spagnolo. Questo è un bicchierone di frutta mista (in genere ananas, mela, papaia ecc) tagliata a pezzetti piccoli, condita con limone (loro hanno il lime), peperoncino, sale, succo d’arancia e….formaggio grattugiato!
Buono ma un po’ strano il gusto del formaggio con la frutta; venduto un po’ dappertutto in città.
Dopo un po’ di meritato riposo in albergo, usciamo per la cena e in una piazzetta troviamo un ristorante che si rivelerà davvero buono, uno dei migliori del viaggio:  Meson Augustinos, dove mangiamo delle ottime enchiladas.
Essendo città universitaria c’è un po’ più di vita serale, e parecchi locali aperti per una birra…in particolare su una piazzetta vicino al centro, il Jardin de las Rosas. Alcuni di questi posti fanno la promozione birra 2×1, sarebbe a dire che chiedendone due ne portano direttamente…quattro!

La mattina successiva, dopo la colazione in un baretto, facciamo nuovamente un bel giro per il centro storico, qualche acquisto, pranzo a base di gazpacho, senza peperoncino e formaggio però!, e verso le due torniamo a prendere i bagagli in hotel. Con un taxi raggiungiamo la Central, dove alle 15.15 parte l’unico pullman giornaliero di I classe per Guanajuato (capitale dell’omonimo stato).
Arriviamo verso le sette e di nuovo in taxi ci facciamo portare in centro. C’è uno stranissimo reticolo di strade sotterranee che attraversa tutta la città, destinato al traffico delle auto, poiché le strade “all’aperto” sono strette e sarebbero altrimenti congestionate.
Avevo preso il nome di un hotel da internet, ma era tutto pieno. Comincia così la ricerca di un alloggio per la notte…ma è tardi e sembra siano tutti pieni, perlomeno quelli di prezzo medio. Ci sarebbe posto in alcuni molto costosi, o viceversa in quelli veramente economici…ma anche veramente troppo spartani.
Dopo aver vagato praticamente per tutta la città, che peraltro già appare bella nonostante stanchezza e bagagli al seguito, alla fine ne troviamo uno, 550p. per una stanza king-size (con finestra) o con due letti matrimoniali (senza finestra), tutte al primo piano. Optiamo per la finestra, anche se affaccia sulla strada principale…
La portiera dell’albergo ci consiglia un ristorante, El Truco 7, dove mangiamo proprio bene, l’ambiente è carino, e scopriamo poi che è segnalato sia sulla LP che sulla Footprint.
Anche questa è una città universitaria, e rispetto ai posti visti finora è veramente piena di vita; c’è molta gente in giro, studenti e anche turisti, e tanti locali aperti.

6 novembre, Guanajuato
Non abbiamo chiuso occhio, avevamo di fronte un locale di musica dal vivo che ha chiuso tardissimo, e arrivava per tutta la notte un rumore di traffico amplificato all’inverosimile…
Marco esce a comprare dolci e caffellatte per la colazione, poi decidiamo di uscire a cercare un altro posto per dormire.
Tra quelli segnalati su LP, troviamo posto a “Casa de Pita”…è stato amore a prima vista!
Dalla signora Pita, più che in un B&B, sembra come se si andasse a casa di una cara zia. Simpatica, dolce e accogliente, e poi sembra che anche lei ci abbia preso in simpatia.
Traslochiamo i bagagli e finalmente possiamo girare per la città in tranquillità.
Guanajuato è una folgorazione: bellissima, colorata, pulita e ben tenuta; essendo costruita in una gola, è fatta da stradine strette e tortuose che si intersecano tra loro, e ogni tanto all’improvviso da un vicolo si sbuca in qualche piazzetta, dove  sempre ci sono alberi e panchine….le panchine in realtà a Guanajuato sono dappertutto, non è difficile potersi sedere per riposare.
Inoltre è una bellissima giornata di sole. In realtà, tranne il primo giorno a Città del Messico, finora il tempo è stato sempre molto bello, su questi altopiani il cielo è di una limpidezza incredibile.
Qui, a differenza degli altri giorni, c’è anche la temperatura più alta, e si gira bene in abiti estivi.
La città in passato è stata una delle più ricche del Messico, per via delle miniere d’argento, ed è qui che nacquero i primi movimenti indipendentisti.
Il cuore del centro storico è la zona che dalla piazza della Basilica arriva verso il Jardin de la Union, una piazzetta con un bel giardino al centro, vari ristoranti e il teatro Juarez, il principale della città, su un lato.
Proseguiamo il giro scoprendo altre piazzette, tra cui le nostre preferite: Plazuela de San Fernando e Plaza del Baratillo.
Ad un certo punto però, sto per scattare una foto, e la macchinetta si inceppa…sembra non legga la scheda….di corsa torniamo al B&B per verificare se il problema fosse della scheda o della fotocamera. Fortuna che è la scheda, la macchinetta  funziona, però andiamo in un internet point per cercare di scaricare le foto fatte. Tentiamo inutilmente varie volte, e alla fine decidiamo di portarla in un laboratorio quando torneremo a Roma.
Comunque ne abbiamo un’altra, sostituiamo la scheda e rifacciamo tutto il giro a rifare le foto!
Pranziamo con dei grossi bicchieri di frutta, veramente ottima, abbiamo trovato un chiosco buonissimo in una delle entrate di Plazuela S.Fernando.
Nel pomeriggio andiamo col la teleferica nella parte altra della città, dove c’è il monumento a El Pipila, un eroe dell’indipendenza. Dal belvedere c’è una bellissima vista della città. Riscendiamo a piedi e ci andiamo a riposare un po’.
Pita ci dice che la sera ci sarà un concerto gratuito di pianoforte di un pianista messicano famoso, ci dice che è un’occasione da non perdere, anche per visitare il Teatro Juarez all’interno.
Ci consiglia pure una bancarella di tacos nella plaza del Baratillo, che è proprio scendendo giù da casa sua.
Non ci facciamo sfuggire l’occasione per mangiare degli ottimi tacos, e poi andiamo al concerto.
Il teatro è bello, non molto grande ma con belle decorazioni. Riusciamo a seguire solo metà concerto, non siamo appassionati di musica classica e seduti li ci viene un po’ di…abbiocco.
Quando usciamo, c’è un mare di gente, ci sono le bande musicali dei gruppi di studenti che suonano in vari angoli del centro, con i loro “seguaci” che ballano e tifano, ci sono poi i gruppi mariachi, è davvero bello, tanta musica e tanta allegria.
Ceniamo di nuovo al Truco 7 e ci fermiamo poi per un metzcal in un altro locale, dove un gruppo suona del jazz.
Davvero una bella giornata!

7 – 8 novembre, Guanajuato – Zacatecas
Da Pita c’è compresa la colazione, che facciamo tutti insieme su un unico tavolo con lei, la sorella Delfina e una ragazza inglese anche lei ospite del B&B.
La colazione è l’occasione per intavolare una bella chiacchierata con questa persone. Delfina è ospite della sorella per tre mesi, ma vive a Monterrey, ed è un’anziana vedova dolcissima. Pita invece è un vulcano. Con lei si parla di viaggi e di luoghi, e siamo anche soddisfatti perché da autodidatti completi, bisogna dire che ce la caviamo bene con lo spagnolo, riusciamo a sostenere la conversazione quasi completamente.
Usciamo poi per un altro bel giro della città prima della partenza per Zacatecas. Continuiamo ad andare a Nord…
Per andare a Zacatecas da Guanajuato bisogna prendere un pullman per Leon (un’ora circa) e da Leon il diretto per Zacatecas.
Attraversiamo un paesaggio che comincia a farsi più brullo e aspro, e al contempo molto affascinante, soprattutto verso l’ora del tramonto, quando riusciamo ad ammirare dei panorami e dei colori spettacolari.
Arriviamo a Zacatecas (capitale dell’omonimo stato), verso le sette e mezza di sera, e con un taxi ci facciamo portare in un ostello che ci aveva segnalato Pita, ma purtroppo non c’è posto e comincia così un’altra difficile ricerca di alloggio.
Qui, contrariamente a Guanajuato, non c’è posto nemmeno nei posti più cari o in quelli peggiori, comune dopo vari giri riusciamo a sistemarci. L’albergo non è granché, ma per una notte va bene, la successiva la prenotiamo in un altro albergo proprio di fronte.
Da quando siamo arrivati in Messico, ancora non abbiamo dormito due volte nello stesso posto!
Sistemate le cose usciamo subito per la cena e un primo giro della città.
Anche questa è una città universitaria, e per le strade è pieno di giovani che con le divise dei vari gruppi universitari suonano per strada con un seguito di altre persone che ballano, e si spostano di piazza in piazza, alternati ad altri gruppi di mariachi. Da questo punto di vista, questo viaggio si sta rivelando molto musicale.
Zacatecas, inoltre, si trova in mezzo ad una zona di campagne ed è vicina al deserto; nei dintorni immaginiamo esserci molte fattorie e ranchos, perché in città, essendo fine settimana, ci sono anche molti gruppi di uomini evidentemente delle zone intorno, tutti con i tipici cappelli e stivaloni da rancheros, insomma l’atmosfera qui è davvero molto “messicana”.
Ceniamo in una buona taqueria sulla Hidalgo (poco dopo la cattedrale e plaza de armas, sulla destra) e poi continuiamo a girare per il centro storico al seguito di una banda musicale, per poi fermarci a bere un margarita prima della nanna.

La mattina usciamo in cerca di una panaderia per la colazione, e una gentile signora ci indica un posto, La Flor de Mexico, in Plaza Genaro Codina, una piazzetta tra il centro e il mercato, dove compriamo delle buonissime paste e hanno anche la solita macchinetta per il cappuccino, così approfittando della bellissima giornata consumiamo la nostra colazione seduti al sole sulle panchine della piazza. Facciamo poi il cambio di albergo; chiediamo qualche informazione per il noleggio della macchina, abbiamo deciso di arrivare a Real de Catorce in auto, poiché con i mezzi è un po’ complicato.
Poi cominciamo il vero e proprio giro turistico della città, non prima di aver preso un “vero caffè italiano illy” che non era poi così…italiano!
Cominciamo dal mercato, dove come al solito ci prendiamo un frullatone in una delle joguerie e ci addentriamo per le varie bancarelle.
Adoro questi mercati, pieni di tutto un po’, incasinati allegri e pieni di vita. Da queste parti in particolare viene venduto ovunque il nopal, di cui ho già parlato, tagliato a striscioline o a pezzi, e con i frutti (i fichi d’india), sbucciati e messi in bella mostra, di vari colori.
Giriamo tra le strade e piazze del centro storico, intorno alla cattedrale, e poi saliamo nella parte alta per andare a visitare una antica mina (miniera) d’argento.
Si tratta della Mina El Edén (ingresso 60p.), e secondo me è stata una visita davvero interessante, anche perché è la prima volta che visitiamo una miniera.
Veniamo radunati in gruppo, sono quasi tutti turisti messicani tranne: 4-5 francesi, altrettanti tedeschi, due spagnole, e noi. Ci fa da guida un ragazzo preparato, che ci mostra le varie gallerie, i metodi di estrazione dell’argento, e ci racconta la storia della miniera, che fino alla chiusura, alla fine degli anni ’50, era stata una delle più ricche del mondo.
Incredibile ma vero, nella miniera c’è anche una discoteca! …non ne approfitteremo, siamo troppo vecchi per queste cose!
Uscendo dalla miniera ci si trova vicino all’ingresso della teleferica che porta sul Cerro della Bufa, una formazione rocciosa che sovrasta la città.
E’ naturalmente la nostra prossima destinazione.
Saliamo su e dalla cima del cerro possiamo ammirare un bellissimo panorama della città.
Qui cominciamo a vedere alcuni Huichol che vendono il loro artigianato.
Sul cerro c’è anche una chiesa che andiamo a visitare, e poi pian piano ci incamminiamo a piedi per tornare giù in centro. Seguiamo una scalinata che in una mezzora ci riporta nella parte bassa della città.
Pranziamo con un cono gelato e andiamo ad informarci per il noleggio dell’auto. Le varie agenzie sono tutte a poca distanza tra loro, sulla Lopez Mateos.
Alla fine concordiamo con l’agenzia della Europcar per una macchina a 550p. al giorno tutto incluso, verranno a portarcela in albergo domani mattina alle 10.
Un po’ di riposo in albergo e poi di nuovo in strada, in giro per la cena.
Ceniamo in un buon ristorante, El Pueblito, dove assaggiamo una delle specialità di Zacatecas, l’asado de boda, e finiamo la serata in un locale carino, sulla Hidalgo poco più avanti della taqueria di ieri sera. E qui, in mezzo a tanta musica messicana, qualcuno al video-jukebox mette Creep dei Radiohead, che non so perché mi rimane in mente.

9 – 11 novembre, Zacatecas – Real de Catorce – Zacatecas
Mentre in albergo preparo i bagagli, Marco va alla “nostra” panaderia a prendere la colazione, e torna anche con un sacchetto di fragole, che adoro e mi porterò come spuntino nel viaggio.
Alle 10 puntuali siamo nella hall tutti pronti ad aspettare la macchina, ma dopo un po’ ci telefonano all’albergo dicendoci che c’è qualche problema…dopo varie incomprensioni chiediamo alla portiera di parlare lei col tipo, e ci spiega che non hanno la macchina!…e stanno mandando un tizio dell’Avis con un’altra macchina.
Siamo un po’ stupefatti, e quando arriva il tipo, che ci spiega che la sua macchina costa di più, ci facciamo portare all’Europcar dove chiediamo spiegazioni. Insomma la macchina pattuita non c’è, i due si prodigano in telefonate e consultazioni per trovarcene un’altra, anche perché non siamo disposti a spendere più della cifra concordata.
Mentre loro si adoperano senza concludere molto, vado nella vicina agenzia della Budget e chiedo…loro hanno un’auto allo stesso prezzo, ma dobbiamo aspettare che la portino dall’aeroporto.
Insomma alla fine riusciamo a partire, abbiamo perso quasi due ore e siamo un po’ seccati, ma per fortuna tutto si è risolto al meglio e poi…siamo in vacanza, oltretutto fai da te e disorganizzata…un imprevisto ci può stare!
Quindi poco prima delle 12 siamo sulla statale Zacatecas – Saltillo; la strada è praticamente tutta dritta, piatta, un infinito paesaggio tutto intorno brullo e desertico, davvero affascinante. Inoltre il traffico è praticamente zero.. a fine giornata sarà tanto se avremo incontrato 100 auto.
Attraversiamo anche il Tropico del Cancro, dove ci fermiamo per le foto di rito, è il nostro primo attraversamento terrestre di un tropico.
Verso le 14 arriviamo all’incrocio di San Tiburcio, dove in una specie di autogrill ci fermiamo per il rifornimento e un breve pasto. Il ristorante è un posto di quelli da film, dimenticato in mezzo a queste strade polverose, con madre e figlia che servono ai tavoli, e una famiglia di anziani unici altri clienti oltre a noi….inutile dire che le quesadillas lasciano a desiderare…
Prendiamo quindi a destra sulla carretera San Tiburcio – Matehuala, anch’essa drittissima in mezzo al deserto, fino all’incrocio per Estacion Catorce, dove giriamo, convinti, in base alla carta stradale acquistata, che fosse la strada giusta; facciamo oltre venti chilometri fino a questo posto, dove invece ci dicono che dobbiamo tornare indietro sulla carretera, riprenderla in direzione Cedral fino al bivio per Real.
Questo scherzetto ci è costato quasi un’ora, e attraversiamo anche un paio di volte la ferrovia, dove passano dei convogli merci lunghissimi…ci chiediamo da dove vengano e dove arrivino, in mezzo a questo nulla. Passiamo anche per Vanegas, un paese che è forse il posto più polveroso e dimenticato che abbia visto.
Finalmente al bivio per Real imbocchiamo la strada, che non è più asfaltata ma lastricata (tipo sampietrini giganti) per quasi 25 km.
Siamo pochissimi ad andare verso Real, invece vediamo tornare indietro un sacco di macchine e autobus, è domenica pomeriggio e i gitanti se ne stanno andando.
Real, per chi non lo sapesse, è un paesino sperduto costruito in mezzo alle montagne perché anche qui c’erano le miniere, e praticamente inaccessibile tranne per un tunnel di circa 3 km attraverso il quale si può passare in una direzione alla volta, quindi alle due estremità ci sono gli addetti che comunicano via telefono quando far partire le auto in attesa.
Come arriviamo al tunnel mi viene in mente la faccia di Claudio Bisio, perché questo è uno dei posti dove è stato girato il film Puerto Escondido di Salvatores (mi dicono che c’è stato girato anche The Mexicans con Julia Roberst e Brad Pitt ma questo film non l’ho visto).
Passata l’attesa, entriamo nel tunnel, che è anche un po’ inquietante, e poco dopo sbuchiamo finalmente a Real, sono circa le cinque del pomeriggio.
Questa cittadina era stata praticamente abbandonata all’inizio del ‘900, e ha ripreso vita grazie al turismo e ai pellegrinaggi solo da una ventina d’anni.
Troviamo facilmente alloggio all’hotel El Corral del Conde, che ci fa lo sconto e ci fa anche scegliere tra 5 diverse camere king-size, carine, spaziose e ben arredate. Credo che stanotte siamo gli unici clienti.
Che posto strano questa Real!
Un’amica prima di partire mi aveva detto che, anche per l’atmosera, ricorda un po’ Calcata (paesino vicino Roma), ed in effetti è vero, solo più diroccata. Case basse in pietra, salite e vicoli…bancarelle sparse…e fa piuttosto freddo.
C’è poca gente, siamo in bassa stagione; vediamo qualche occidentale che probabilmente un bel giorno si è “perso” ed è rimasto a vivere qui.
Ceniamo al ristorante El Minero, economico ma che sconsiglio, poi riusciamo a trovare un posto aperto per una birra prima di andare a dormire.
La camera è decisamente fredda, ha le pareti in pietra, e la doppia coperta è d’obbligo.

Al mattino andiamo a fare colazione nel locale della birra di ieri sera, non ricordo come si chiama ma fa angolo sulla piazzetta dei giardini. Non è un posto propriamente economico, ma ha una buona scelta di dolci e marmellate fatte in casa.
Abbiamo appuntamento con il portiere dell’albergo che ci ha proposto una gita a cavallo, noi abbiamo scelto di andare alla montaña sagrada degli Huichol. Le altre escursioni, al Pueblo Fantasma e nel deserto, erano una troppo breve, e l’altra un po’ lunga per chi non è abituato al cavallo.
A dire il vero io ero andata a cavallo una sola volta nella mia vita, almeno 25 anni fa, ed ero pure caduta! Avevo quindi qualche timore…
Ma questi cavalli, oltre che piccoli, sembrano conoscere la strada a memoria.
Dopo le incertezze iniziali prendo confidenza col “mezzo” e la passeggiata si fa molto piacevole.
Marco invece da adolescente aveva imparato e non ha avuto alcuna difficoltà.
Il paesaggio che attraversiamo è bellissimo, siamo in montagna a quasi 3000 metri, l’aria è limpidissima, non c’è niente intorno a parte il paese, se non prati, cactus, e cielo.
Cavalchiamo circa un’ora e poi scendiamo e facciamo l’ultimo tratto a piedi fino alla cima della montaña.
Gli Huichol sono una popolazione indigena che vive a circa 400km da qui, principalmente nello stato di Nayarit, e ogni anno a maggio arrivano in pellegrinaggio fin qui, salgono a piedi su per la montagna e si accampano in cima dove c’è un cerchio di pietre dove i loro sciamani compiono i riti del peyote e del mais, affinché abbiano un buon raccolto. Per ulteriori dettagli vi rimando alle guide!
Alcuni di loro vivono anche qui a Real, dove principalmente vendono i loro oggetti di artigianato.
Con un’altra ora di cavallo torniamo in paese.
E’ stata davvero una bella esperienza, una delle più belle di questo viaggio.
Dopo un breve pasto decidiamo di andare anche al Pueblito fantasma, stavolta a piedi e da soli.
Bisogna seguire il sentiero che parte a sinistra del tunnel, o meglio a sinistra avendo il tunnel di fronte. E’ una bella salita di circa tre quarti d’ora, e lungo il sentiero si possono ammirare dei bellissimi scorci di Real.
Il pueblito è ciò che resta di un altro insediamento dei tempi delle miniere. E’ tutto ormai in rovina, restano in piedi le facciate della chiesa e di alcune case, e qualche muro.
E’ stata una bella passeggiata, e finalmente torniamo a riposarci un po’ in albergo, la giornata è stata intensa e un po’ faticosa.
Andiamo a cena stavolta in un ristorante buonissimo, Meson de la Abundancia. Ottimo servizio, piatti abbondanti e ben preparati. E per la prima volta dall’inizio del viaggio incontriamo una coppia di italiani, anche loro di Roma. Scambiamo qualche parola sui rispettivi itinerari, loro vanno verso la Barranca del Cobre…stanno un mese in tutto, e lui ci dice che è un viaggio corto, perché le altre 3! volte che è stato in Messico ci si è fermato un paio di mesi.
Un paio di metzcal sempre nel ristorante (stasera non c’è aperto niente altro) e andiamo a dormire.

Questa mattina, al risveglio, il cielo è di una limpidezza straordinaria; facciamo una buona colazione in un bar gestito da uno svizzero e poi ci colleghiamo a internet per capire dove vogliamo proseguire il viaggio. Siamo ancora molto indecisi, andremo al mare e avevamo optato per la costa del Pacifico, ma poi ci è balenata l’idea della parte caraibica, a Mahahual precisamente; alla fine scartiamo quest’ultima idea perché il volo costa troppo, e poi non c’entrerebbe niente con tutto il resto del viaggio. Cerchiamo quindi di capire destinazioni e orari dei pullman per raggiungere il Pacifico.
Facciamo un ultimo giro per il paese, visitiamo la piccola chiesa di San Francisco, con belle decorazioni all’interno, meta di pellegrinaggi da tutto il circondario.
Un po’ di spesa al nostro supermercato di fiducia e riprendiamo la via del ritorno.
Ci piace, in ogni posto dove andiamo, trovare un alimentari di fiducia, una panaderia, frullateria e caffetteria preferita, e tutto il resto…è un modo per sentirci parte di questi luoghi, e non solo occasionali visitatori.
Verso mezzogiorno siamo dunque in strada, e per tutti i 300km che percorreremo, non troveremo nemmeno la più minuscola ombra di una nuvola, un cielo meraviglioso ci accompagnerà per tutto il viaggio, il panorama è mozzafiato, davanti e dietro di noi possiamo distinguere i profili di entrambe le Sierre, e ai nostri lati si estende l’altopiano completamente piatto e deserto, riusciamo a vedere l’orizzonte all’infinito…che bello!
La marcia è un po’ rallentata a causa dei lavori, stanno raddoppiando le corsie, ma il traffico è così scarso che non ci sono problemi.
Verso le quattro siamo di nuovo a Zacatecas, e per prima cosa passiamo alla stazione degli autobus per vedere gli orari, ma riusciamo a sapere solo quello per Guadalajara.
Ci manca quello da Guadalajara al Pacifico, l’unica è andare di nuovo a collegarsi ad internet.
Arriviamo facilmente in centro, sembrava più complicato, ma una volta conosciuta la città a piedi è facile orientarsi anche in macchina. Verifichiamo gli orari e ci rendiamo conto che non abbiamo molto tempo, perché dobbiamo prendere il pullman delle 18.
Velocemente andiamo a prelevare contanti, a riconsegnare l’auto al noleggio e con un taxi torniamo alla Central.
Facciamo un breve spuntino e alle sei siamo in partenza, destino Guadalajara. Comincia così lo spostamento più lungo di tutto il viaggio.
Poco dopo le 23 siamo a Guadalajara, il pullman per Barra de Navidad parte a mezzanotte. Dobbiamo attraversare completamente la Central di Guadalajara perché è enorme e composta di 4 terminal diversi e separati tra loro, noi dobbiamo andare dalla parte opposta a quella di arrivo.
Facciamo tranquillamente i biglietti perché il pullman per Barra è semivuoto, e a mezzanotte puntuali ripartiamo.

12 – 16 novembre, Barra de Navidad
Il viaggio scorre tranquillo, anche se nel sonno ci rendiamo conto delle centinaia di curve che facciamo perché attraversiamo tutta la Sierra per poi ridiscendere a mare.
A metà strada scendono tutti e sul pullman restiamo solo noi.
Arriviamo a Barra de Navidad (stato di Jalisco, costa del Pacifico) verso le cinque di mattina. E’ tutto buio e in giro non c’è anima viva. Fortuna che qui, a differenza di Patzcuaro, si sente subito la differenza di clima, l’aria è calda e umida, tipicamente tropicale e di mare.
Camminando come due fantasmi nel paese addormentato, troviamo un’unica oasi di vita, una pescheria-alimentari da cui i pescatori stanno uscendo con le barche per il lavoro della giornata.
Hanno una macchina del caffè e naturalmente ne approfittiamo, scambiando nel frattempo due chiacchiere con le persone presenti…che situazione strana alle cinque di mattina a parlare e prendere il caffè coi pescatori in un paesino sulla costa del Pacifico…
Poi ci decidiamo a bussare ad un albergo, dove il portiere notturno e addormentato ci apre e ci mostra una camera….carina, grande, ha anche la cucina… va bene è presa!
Un paio d’ore di sonno e poi siamo pronti per cominciare questa nuova giornata.
Passeggiamo per il paese, composto da due strade principali che corrono parallele al mare, e varie traverse. E’ un tipico paesino da vacanze al mare, case basse e colorate, qualche albergo un po’ più grosso, atmosfera rilassata. E’ bassa stagione e turisti ce ne sono ben pochi, mentre durante l’alta stagione si riempie di vacanzieri perlopiù messicani, oltre a pensionati canadesi e statunitensi che vengono fin qui a svernare.
Troviamo un posto carino per la colazione, dovrebbe chiamarsi La Casa de la Abuela, angolo tra Legazpi e Sonora, e poi via in spiaggia.
La Bahia de Navidad comprende due paesi alle due estremità della spiaggia: Barra de Navidad, e San Patricio Melaque. E’ una lunga spiaggia dorata di circa 3/4km, con alte onde che si infrangono continuamene.
Andiamo subito a farci il bagno, l’acqua è bella calda, e ad un certo punto vediamo che dei grossi pesci si avvicinano a riva, tanti, vengono a mangiare pesci più piccoli che tentano di rifugiarsi verso l’acqua più bassa; dalla strada sbucano subito alcune persone provviste di filaccione, è incredibile…lo buttano in acqua e pescano, lo ributtano e ripescano, capiamo subito che questo mare è pescosissimo. Mentre andiamo a curiosare, troviamo anche noi un pesce, grandicello e ancora vivo, che un’onda ha sbattuto sulla spiaggia… sta aspettando la prossima onda per rientrare in acqua ma non ne ha il tempo, Marco lo afferra.. ecco trovata la cena per stasera!
Va in albergo a metterlo in frigo, e al suo ritorno ci spostiamo lungo la spiaggia in direzione di Melaque.
Ci fermiamo a chiedere informazioni ad un albergo che si trova proprio all’estremità di Melaque, Bungalows Laguna del Tule, hanno molte stanze di varie tipologie e dimensioni, tutte carine e con cucina, c’è anche il parcheggio per camper, una piscina e un ristorante, insomma un posto molto carino ad un prezzo ottimo, unico neo la distanza dal centro, lo consiglierei vivamente solo a chi arriva da quelle parti con una macchina.
Proseguiamo a pieni fino al centro di Melaque, dove prendiamo un frullato e ci colleghiamo ad internet. Chiediamo anche informazioni ai tassisti sui prezzi per le spiagge dei dintorni, in quanto da Melaque costano meno che da Barra.
Dopo essere stati un altro po’ in spiaggia a Melaque, torniamo a Barra con l’autobus e ci fermiamo al minimarket sotto l’albergo a fare un po’ di spesa per la cena e la colazione di domani.
Abbiamo trovato gli spaghetti Barilla così ne approfittiamo per farci un buon piatto di spaghi col sugo di pesce. Nei nostri viaggi non andiamo mai nei ristoranti italiani, ma un buon piatto di pasta cucinato da noi ci voleva proprio!
Dopo cena ancora a spasso per il paese e concludiamo la serata con un ottimo e gigante margarita in un locale accanto alla Casa de la Abuela.

Colazione in camera e caffettino al “solito” Casa de la Abuela, poi in autobus andiamo a Melaque dove prendiamo un taxi fino a Playa Boca de Iguanas; questo tratto di costa del Pacifico viene chiamato Costalegre, è una zona di insenature rocciose all’interno delle quali si trovano belle e lunghe spiagge, che però non sono raggiungibili con i mezzi pubblici perché la maggior parte di esse non sono abitate e mancano quindi i collegamenti. La strada che le collega (la statale 200) si snoda attraverso una folta vegetazione, e in questo periodo è pieno di farfalle, alcune delle quali, bianche, gigantesche.
Boca de Iguanas è una spiaggia molto bella e lunga, con pochissime costruzioni, all’interno di una bella insenatura. La spiaggia è molto ampia e le onde qui non sono altissime, si possono fare dei bei bagni. C’è anche un bar sulla spiaggia, un posto carino ma un po’ fighetto con anche la piscina, però consumando qualcosa si può usufruire dei lettini.
Passiamo il tempo in spiaggia tra bagni e lunghe passeggiate, fino all’ora dell’appuntamento col taxista per il rientro.
Tornati a Barra assistiamo ad uno splendido tramonto sul mare, e notiamo che il sole ci mette veramente pochissimo ad inabissarsi, abituati dalle nostre parti a vederlo calare molto lentamente…
Chiediamo consiglio alla portiera dell’albergo per la cena, ci consiglia il ristorante Ramon’s, ma decidiamo di andarci la sera successiva e per stasera scegliamo Nacho, “el rey del pescado asado”, che non è male ma nemmeno ci soddisfa moltissimo.
Concludiamo la serata di nuovo col margarita nello stesso locale di ieri, dove facciamo conoscenza con un gruppetto di signore canadesi, visibilmente ubriache ma comunque simpatiche; con una in particolare, Sandy, ci facciamo un bel po’ di risate.

Venerdì mattina Marco esce a comprare i dolci per la colazione, e quando torna mi dice che ha trovato un altro albergo che gli sembra carino e tranquillo…eh si perché dove siamo ora è molto carino, però le finestre sul retro danno su degli orti, e verso l’alba regolarmente un gallo comincia a cantare all’improvviso, il suono sembra amplificato dai muri intorno e insomma ci svegliamo di soprassalto e ci prende un colpo.. oltretutto dura un’oretta buona… certo, poi ci si riaddormenta ma è un risveglio traumatico.
Così dopo colazione andiamo a vedere l’altro albergo e decidiamo di spostarci li, anche questo ha la cucina e oltretutto si può adoperare la cucina grande a disposizione degli ospiti al piano terra.
Ci viene il dubbio di essere stati colpiti dalla sindrome della guida turistica…dobbiamo vedere sempre alberghi diversi!
Prendiamo un piatto di frutta nel nostro bar e poi andiamo di nuovo in bus a Melaque; ci facciamo lasciare all’incrocio dove comincia la strada per la spiaggia Cuastecomate, una piccola baia adiacente alla Bahia de Navidad. La raggiungiamo a piedi dopo una bella passeggiata di qualche chilometro. Arrivati restiamo però un po’ delusi, il paesaggio della piccola baia è bello, ma l’acqua è torbida e la sabbia sembra quasi fangosa.
Non ci facciamo nemmeno il bagno, e torniamo indietro chiedendo un passaggio a dei gentili ragazzi in pick-up che ci lasciano alla fermata dell’autobus a Melaque.
Finiamo il pomeriggio in spiaggia a Barra.
La sera ceniamo da Ramon’s, ottima scelta, si mangia buon pesce a buon prezzo; tra l’altro scopriamo che anche questo è segnalato su entrambe le guide che abbiamo. Da provare il ceviche de pescado e i tacos di pesce
Dopo cena andiamo a bere una michelada, la birra mischiata con una salsa piccante e ghiaccio, dal sapore un po’ particolare (a Marco non piace), da Rocktavios, un localetto con musica dal vivo.
Si esibisce un gruppo rock che ha un chitarrista bravissimo.
Ad un certo punto intonano prima Where is my mind dei Pixies, canzone che mi piace molto, e a seguire…Creep dei Radiohead, de nuevo! E così Creep all’improvviso diventa la canzone di questo viaggio. Lo so, è un po’ triste e non c’entra molto con questo viaggio così allegro, ma la musica è così…

Sabato mattina prendiamo il caffè in un altro bar, Felix, anche qui molto gentili e caffè buono.
Poi di nuovo ci spostiamo a Melaque in bus,  e cerchiamo un taxi che ci porti a Playa Tenacatita. Dopo lunga contrattazione riusciamo a accordarci e si va, sono circa 40km da Melaque; Tenacatita è la spiaggia più bella di questa zona, ha una parte lunghissima dove ci sono anche parecchi bar e ristoranti, ed essendo sabato è pieno di messicani che passano la giornata al mare. Noi ci spostiamo nella spiaggetta adiacente, più piccola e molto bella, una spiaggia di coralli dove ci sono anche gli scogli, e qui l’acqua è limpidissima e bella, si può fare snorkeling.
Sulla spiaggia ci sono anche alcune piazzole dove coppie di canadesi con grossi camper si piazzano nei mesi invernali.
Comunque c’è pochissima gente ed è molto tranquillo.
Passiamo una bella giornata, e più tardi ci spostiamo nella spiaggia grande a pranzare in uno degli affollatissimi ristoranti.
All’ora concordata il tassista ci viene a prendere, ma al ritorno al momento di pagare abbiamo una discussione perché voleva più del concordato. Comunque la spuntiamo noi al prezzo pattuito.
Ci siamo fatti lasciare al solito incrocio dove passa l’autobus, e di fronte c’è una pescheria dove compriamo un chilo di gamberoni freschi al prezzo di 65p (circa 4 euro) che useremo per la cena, ancora spaghetti, con sugo di gamberi, e il resto dei gamberi per secondo. Ci siamo trattati bene!
Dopo cena andiamo in piazza perché stasera c’è una festa, si esibiscono dei cantanti trans che imitano Raffaella Carrà e Loretta Goggi (!)
Passiamo la serata in piazza tra un margarita e l’altro. Di fronte al muretto dove siamo seduti c’è una bancarella che vende churros cotti li sul posto…alla fine non resistiamo alla tentazione e li riprendiamo ben tre volte…buonissimi!

Ultimo giorno di mare: non c’è molto altro da fare qui, perlomeno non avendo una macchina a disposizione, e abbiamo deciso di passare gli ultimi due giorni a Guadalajara, da dove prenderemo poi un volo per Città del Messico, che nel frattempo abbiamo acquistato sul sito della Mexicana.
Colazione in albergo e piatto di frutta da Felix, poi andiamo al molo dei barcaioli per farci portare a vedere la laguna; è una gita breve, poco più di mezzora con una lancia, la laguna è carina anche se piccola. Il barcaiolo ci porta anche a vedere il porticciolo del resort di lusso che è di fronte a Barra, pieno di giganteschi yachts, forse pensa che ci interessi il genere.. ma non ce ne può fregare di meno, preferiamo la parte naturale della laguna, le barche dei ricchi non ci interessano.
Dopo andiamo a farci un bagno in spiaggia e verso l’ora di pranzo ci spostiamo da Ramon’s, non perché abbiamo particolarmente fame, ma perché oggi, domenica, c’è il derby Roma – Lazio, e abbiamo scoperto che un canale sportivo satellitare messicano lo trasmette in diretta, e Marco ha chiesto al proprietario se può vederlo, dato che loro hanno il televisore col satellite.
Nel frattempo pranziamo, ovviamente; alla fine del primo tempo lascio li Marco e vado a collegarmi ad internet.
Passiamo poi il resto del pomeriggio in spiaggia; acquistiamo il biglietto del pullman notturno e qualche ultimo acquisto poi andiamo a preparare i bagagli. Abbiamo pagato la stanza per tenerla fino a stasera.
Ceniamo da Pipi, un ristorantino-chiosco di burritos e enchiladas sulla Legazpi vicino alla casa de Abuela, sempre strapieno, infatti dobbiamo aspettare un po’ per il tavolo.
Poi torniamo a prendere un margarita al solito locale di cui non ricordo il nome, e torniamo a prendere i bagagli per andare via definitivamente.
Il pulman parte verso mezzanotte, in viaggio con noi c’è uno dei baristi di Abuela, con cui chiacchieriamo un po’, poi lui si farà tutta una tirata di sonno fino all’arrivo.

17 – 18 novembre, Guadalajara – Città del Messico – ritorno
Questa volta in pullman non siamo riusciti a chiudere occhio, era parecchio scomodo nonostante fosse prima classe.
Arriviamo a Guadalajara (capitale del Jalisco e seconda città del Messico) verso le sei e con un taxi, qui sono decisamente più cari, ci facciamo portare direttamente in un hotel segnalato sulla LP, il San Francisco Plaza. Non è dei più economici ma avevo cercato qualcosa su internet e non avevo trovato molto altro in centro, inoltre è l’ultima notte, insomma non abbiamo voglia di sbatterci troppo.
Recuperiamo un paio d’ore di sonno e poi usciamo per la colazione e un giro. Troviamo un bel bar-pasticceria dove ci fermiamo, e poi passeggiando scopriamo che c’è una specie di festa cittadina con una parata di tutti i gruppi scolastici, sportivi, della protezione civile ecc, che fanno anche delle esibizioni. Restiamo un po’ a guardare e poi proseguiamo il nostro giro alla scoperta della città.
E’ una bella città, si sta bene, il tempo è bellissimo, molta gente in giro. Notiamo una particolarità rispetto ad altri posti visitati finora: la gente qui sembra prevalentemente di origine europea, curata e ben vestita, l’ambiente sembra culturalmente più elevato, ma per contro vediamo in giro anche un sacco di mendicanti e parecchie facce poco raccomandabili…
Camminando troviamo il mercato San Juan de Dios (nome ufficiale mercado Libertad), che ci aveva consigliato di visitare il barista di Abuela. E’ davvero fantastico, ci immergiamo li dentro per un paio d’ore…si vende di tutto, è immenso, penso sia grande almeno come il gran bazar di Istanbul, però non è turistico, o meglio, è un mercato completo, quindi dai souvenir per turisti alle normali cose di uso comune della gente, casalinghi, vestiti, scarpe, una zona è adibita agli addobbi di Natale e pupazzi del presepio, poi oggetti in paglia, cd e dvd…di tutto insomma…ma il pezzo forte è la parte alimentare, non solo per i banchi dei vari cibi, ma per il piano intero dove ci sono tutti i ristoranti…fantastico!
Moltissima gente si ferma a pranzare qui, c’è di tutto, noi come al solito ci prendiamo un bel piatto di frutta con yogurt. Penso che si mangi bene più o meno dappertutto in questi chioschi, ed è anche molto economico.
Giriamo tutto il giorno e approfittiamo anche per fare degli ultimi acquisti; per la cena decidiamo di seguire i suggerimenti della LP e andiamo al ristorante La Chata, che è abbastanza vicino all’albergo. Ci convince non tanto perché è suggerito dalla guida, ma perché fuori ad aspettare c’è una lunga  fila di messicani. Per fortuna la fila smaltisce abbastanza presto, in venti minuti siamo dentro, e devo dire che si mangia proprio bene. In particolare il pozole, anche meglio di quello di Potzolcalli a Città del Messico.
Dopo cena facciamo un giro ma non vediamo locali aperti, così torniamo direttamente in albergo.

La mattina dopo facciamo colazione in strada con i dolci presi in una pasticceria e il caffellatte di Oxxo, poi andiamo a vedere l’Hospicio Cabañas, anche quello suggerito dal barista, che è un grande edificio di epoca coloniale, nato come orfanotrofio e adibito ora a centro culturale e museo. E’ costituito da vari cortili spaziosi, e all’interno si possono ammirare gli affreschi di Josè Clemente Orozco, uno dei famosi muralisti messicani, contemporaneo di Diego Rivera.
Dopo la visita, torniamo al mercato San Juan e Dios per riprenderci quel buonissimo piatto di frutta e fare ulteriori ultimi acquisti.
Visitiamo anche la Plazuela de los Mariachis, dove si dice che siano nati i gruppi mariachi, e facciamo qualche altro giro per il centro prima della partenza.
Alle due torniamo in albergo a prendere i bagagli e con un taxi ci facciamo portare alla Antigua Central Camionera, dove passano gli autobus diretti all’aeroporto. Arrivarci direttamente col taxi costa troppo.
L’autobus però ci lascia a circa 1 km dal terminal delle partenze, che dobbiamo raggiungere a piedi.
Il volo dovrebbe partire alle quattro ma purtroppo ci sono stati dei ritardi così dobbiamo aspettare ed aspettare… trovo che sia snervante passare il tempo così inutilmente negli aeroporti, ma non c’era alternativa.
Riusciamo finalmente a partire alle sei, ma quando arriviamo all’aeroporto di Città del Messico, dobbiamo attraversarlo interamente per andare a fare il check-in del volo intercontinentale, scopriamo così che siamo gli ultimi a farlo, e dobbiamo accontentarci dei posti rimasti disponibili…scomodissimi. Abbiamo giusto il tempo di mangiare una cosa al volo prima dell’imbarco. Alle 20.50, con un quarto d’ora di anticipo, decolliamo per Madrid.

E’ stato un viaggio molto bello, e molto diverso dal primo viaggio in questo paese, due anni fa. In alcuni momenti ci è sembrato di visitare addirittura un altro paese, forse perché la prima volta ci eravamo dedicati più all’archeologia, al Sud, avevamo fatto un itinerario più comune, stavolta abbiamo visto paesaggi totalmente diversi, le città, gli altipiani la cui luce limpida e abbagliante ci rimarrà impressa.
Come la prima volta, e più ancora, abbiamo potuto apprezzare l’amichevolezza dei messicani, il loro carattere tranquillo, persone che raramente discutono tra loro o si prendono a male parole, che ti augurano sempre qualcosa di buono…il “que te vaya muy bien” che ti dicono quando esci da qualsiasi posto….e poi, naturalmente, la cucina, che adoro, sicuramente al primo posto tra le cucine straniere che ho assaggiato.

Nota finale: al rientro ho portato la scheda dal fotografo, ma purtroppo non è riuscito a estrarre le foto, quindi alcune di Città del Messico, e TUTTE quelle di Patzcuaro e Morelia, sono andate perse.

DETTAGLI VIAGGIO 

Valuta
1€ = circa 16.20 pesos; 100 pesos = 6.10 €
Se portate contanti, il cambio buono si trova proprio all’aeroporto di Città del Messico, giratene più di uno e troverete quelli migliori.
Ovunque nel paese si trovano sportelli bancomat; noi abbiamo fatto i prelievi sempre al Banamex, dove si possono prelevare fino a 5000 pesos, circa 300 euro.

Telefono
I telefoni pubblici si trovano ovunque e sono tutti funzionanti bene, noi compravamo le schede della Telmex da 50p, con cui parlavamo 5 minuti; sono quelle col chip, semplicissime, non quelle complicate dove bisogna digitare un mare di numeri per chiamare.

Alloggi
In Messico, spesso la stanza doppia ha due letti matrimoniali, e quella chiamata singola ha un letto matrimoniale, quindi può andare bene per due persone (ma controllate perché a volte i letti sono un po’ più stretti dei nostri). Spesso la matrimoniale ha il letto king-size.
La colazione non c’era quasi da nessuna parte, tranne dove specificato.
Città del Messico
: Hotel Roble – a due passi dallo Zocalo, semplice ma confortevole. Avevamo una singola (un letto matrimoniale), pulita e comoda, ma un po’ buia; ascensore, tv satellitare, servizio internet gratuito. 345p (per tenerla fino alla sera abbiamo pagato altri 175p).
Patzcuaro
: Posada San Alejandro – molto carina l’entrata; la stanza (con 2 letti matrimoniali), all’apparenza carina, un po’ stretta e piuttosto fredda. Carente in alcuni dettagli, come la doccia che non si chiudeva bene, e il lavandino che perdeva da sotto (abbiamo rimesso noi a posto il sifone). Non male, ma costava 480p, e penso che si possa trovare qualcosa di buono anche a meno, o volendo spendere qualcosa in  più si trovano delle posade veramente belle.
Morelia
: abbiamo prima chiesto ad un albergo segnalato dalla LP, Hotel El Carmen, chiedevano 400p. per una camera molto spartana con un letto matrimoniale e un bagno minuscolo. Siamo invece andati in uno che avevo scovato su internet, Hotel Plaza: a poca distanza dal centro, 400p. per una camera grande con due letti matrimoniali e ben due bagni! (e anche due tv satellitari, a chi interessa), pulita, nuova, spaziosa e luminosa. La singola, con un letto matrimoniale, è altrettanto spaziosa e confortevole, e costa 350p.; hanno caffè e tè di cortesia; no ascensore.
Guanajuato
: prima notte Casa del Quixote (av. Juarez), 550p., camere molto grandi e curate nei dettagli, però quella con due letti matr. non aveva finestra, e quella king-size che abbiamo scelto aveva la finestra sulla strada principale, rumorosissima. Si può trovare di meglio a meno.
Seconda notte al b&b Casa de Pita, 500p. con colazione per la camera king-size, molto carina e ben arredata. Buona colazione. Consigliatissimo.
– cercando l’albergo abbiamo visto anche l’Hotel Posada de la Condesa, centralissimo ma direi un po’ squallido.. costerà anche poco ma a parità di prezzo c’è di meglio.
Zacatecas:
prima notte alla Posada de los Condes (av. Juarez), 350p.; la LP (penultima edizione) dice “le camere con moquette sono moderne e curate”…non è vero, l’arredamento è veramente datato, anni ’50 direi, comunque la stanza era spaziosa e con due letti, un po’ buia, il bagno invece minuscolo…un posto niente di che, onestamente, ma per una/due notti può andare.
Seconda notte: Hotel Condesa, proprio di fronte all’altro, pulito e curato, 460p. la stanza con un letto matrimoniale (leggermente stretto), luminosa e confortevole.
Real de Catorce:
El Corral del Conde (Constitucion 17), le camere king-size (ne abbiamo viste ben 5!) sono carine, molto curate e ben arredate, solo un po’ buie e, in questo periodo, fredde. 400p.
Barra de Navidad:
prime due notti all’Hotel Costa Dorada (sono due, noi eravamo al nr. 174 della Veracruz), camera molto grande, luminosa e curata (1 letto matrim.), con ventilatore, frigo, cucina e tv. Consigliato, anche se non particolarmente silenzioso. 300p. (350 per la camera con a/c)
Altre due notti all’Hotel Trivento, 350p. Camera abbastanza spaziosa con 1 letto matr., anche qui c’è la cucina ma non era attrezzata, si poteva usare quella comune del piano terra. La camera, comoda, affaccia su un giardino interno, tranquilla e silenziosa. C’è anche l’a/c.
Guadalajara:
Hotel San Francisco Plaza, 560p. Camera king-size ampia e confortevole, anche se un po’ buia, affaccia su un patio interno. Silenziosa.

Trasporti
Pullman:
Città del Messico – Patzcuaro: prima classe, 300p., circa 4 ore ½ – Autovias
Patzcuaro – Morelia: bus di II, 1h.15, 15p.
Morelia – Guanajuato: I classe, 150p., 4h – Primera Plus
Guanajuato – Leon: II cl., 32p, 1h 10 – Primera Plus
Leon – Zacatecas: I classe, 160p., 4h ½ – Omnibus de Mexico
Zacatecas – Guadalajara: I cl., 284p., 5h 15 – Omnibus de Mexico
Guadalajara – Barra de Navidad: I cl., 263p, 5h ½ – Primera Plus
Barra de Navidad – Guadalajara: I cl., 263p., 6h – Autocamiones del Pacifico (scomodissimo, a parità di prezzo molto meglio la Primera Plus, ma non partiva di notte).
Taxi
:
Città del Messico: aeroporto/centro: 127p., tariffa fissa. Centro/terminal Poniente: 50p.
Guadalajara: Nuova Central Camionera/centro: 100p. Centro/antigua central: 30p. (dal centro all’aeroporto ne chiedono 170).
Nelle altre città, il passaggio dalle stazioni dei pullman al centro e viceversa va dai 25 ai 40p.
Noleggio auto
:
alla Budget di Zacatecas. 550p. al giorno per tre giorni, compresa assicurazione e chilometraggio illimitato. La benzina costa 7.56 pesos al litro!

Ristoranti, bar ecc. consigliati:
premetto che a noi piace molto la cucina messicana, ma devo dire che si mangia molto bene praticamente dappertutto. Il costo per una cena al ristorante, con una portata principale e una birra a testa, a volte anche con un antipasto o una seconda birra, è stato tra i 150 e i 280 pesos (tra i 9 e i 12 euro), in due.
Caffè tra i 15 e i 22 pesos; birra tra 15 e 30 – Pacifico, XX, Modelo especial – ; bottiglia di acqua da 1lt ½ Bonafont 9/10p., convenienti le bottiglione di acqua da 4/5lt.
Buonissimi i frullati e i bicchieri di frutta tagliata a pezzi.
Città del Messico:

ristorante Potzolcalli, 5 de Mayo 39; Pasteleria Madrid, 5 de Febrero 25; Jogueria Maria Cristina, Pino Suarez (quasi allo zocalo, vicino a 7eleven); Jogueria Canada, 5 de mayo (di fronte al cafè el popular).
Morelia
:
ristorante Meson Augustinos, ottimo per la cena e fa anche la colazione, Hidalgo 54 (Cerrada de San Agustin).
Guanajuato:
ristorante El Truco 7, calle el truco 7; il chiosco di frutta all’entrata di Plazuela San Fernando; il chiosco di tacos sulla piazzetta Baratillo.
Zacatecas
:
panaderia La Flor de Mexico, plaza Genaro Codina; la taqueria sulla Hidalgo a circa 100mt dalla cattedrale; ristorante El Pueblito, Hidalgo 403-D.
Real de Catorce
:
ristorante Meson de la Abundancia, Lanzagorta 11.
Barra de Navidad
:
Casa de la Abuela e bar Felix per la colazione; ristorante Ramon’s; il bar vicino a Abuela, al primo piano con la tettoia di paglia, per i margaritas; il chiosco di cocco lungo il molo, dalla signora: dopo aver bevuto il succo, fatevi tagliare e condire la polpa con limone sale e chile, è squisito!
Guadalajara
:
ristorante La Chata, Ramon Corona 126.

Guide usate: Lonely Planet “Messico” 6° edizione italiana, Footprint “Messico e America Centrale” I ediz. Italiana.


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