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Messico 2006 - diario
di viaggio 27 ottobre - 14 novembre
di Marco
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Protagonisti |
Alessandra e Marco di Roma |
galleria
foto
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Itinerario |
Mexico D.F.,
Oaxaca, Zipolite, San Cristobal e dintorni, Palenque e dintorni, Tulum
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Costi |
Volo Iberia, andata
Roma - Città del Messico (via Madrid), ritorno Cancun - Roma (via Mex-Madrid) € 698 tasse incluse
Soggiorno (incluso tutto ma proprio tutto) €
850 |
I cieli del Messico
Dopo averlo rincorso per vari anni, finalmente
riusciamo ad organizzare il nostro primo viaggio in Messico.
Il viaggio è completamente (come tutti i nostri viaggi) auto-organizzato,
acquisto del biglietto e prenotazione dell’albergo per la prima e l’ultima
notte, tutto il resto lo abbiamo fatto in loco.
Questo il resoconto, alla fine indicherò i dettagli
28 – 31 ottobre 2006, Città del Messico
Dopo lunghe ore di volo arriviamo finalmente a
Città del Messico, sono le 6.30 del mattino ed è ancora buio; in aeroporto
cambiamo qualche soldo ed acquistiamo i biglietti per il taxi.
E’ la prima volta che vado in una città sopra i 2000 metri e con 25 milioni di
abitanti… non ci posso credere! Sia io che Ale non sembra che risentiamo
dell’altitudine, e per quanto riguarda lo smog siamo stati fortunati perché ha
piovuto tanto fino a questa notte e si è pulita l’aria.
Dopo aver lasciato i bagagli in albergo ci avventuriamo subito nello Zocalo, la
piazza immensa e più famosa di Città del Messico, visitiamo il Templo Mayor e il
museo annesso, molto interessante; la Cattedrale e il Palacio Nacional con gli
affreschi di Diego Rivera, veramente stupendi, e poi ci perdiamo a zonzo per il
dedalo di viuzze che partono da calle Moneda, dove tutto si sta trasformando in
un immenso mercato.
A prima impressione la città a noi piace anche parecchio, per il suo via vai di
gente, per le sue bancarelle colorate e profumate, colorate per la varietà di
frutta (ci ha un po’deluso il sapore), profumate dall’odore dei loro piatti
tipici, che se vuoi li puoi mangiare comodamente nel ristorante o insieme a
decine di persone in piedi vicino alla metro o in mezzo a una via. Secondo noi
la cosa più bella di un viaggio è mescolarsi con la gente del posto e quando è
possibile vivere i loro ritmi, così a noi è piaciuto molto fermarci a queste
bancarelle e mangiare di tutto e sottolineo di tutto.
Domenica, oggi i musei sono gratuiti, e ne approfittiamo. Per arrivarci dal
nostro albergo dobbiamo allontanarci dal centro, cosi abbiamo la possibilità di
prendere qualche bus e confonderci con la gente del posto. La giornata è bella
ed è piacevole anche camminare, incontriamo una corsa podistica, ci verrebbe
voglia di buttarci dentro….
Il Museo Nacional de Antropologia è grande e interessante, racconta la nascita e
la storia del popolo messicano, il piacere è vedere intere famiglie visitare e
prendere appunti nelle molte sale del museo. Uscendo, nel giardino adiacente al
museo abbiamo visto lo spettacolo dei Voladores, mentre ci gustavamo un bel
bicchiere di frutta tagliata e sbucciata.
Tornando indietro ci fermiamo alla Torre Latinoamericana a goderci il panorama
della città, da qui ci si rende conto di quanto sia immensa! Ci torneremo anche
dopocena per rivedere il panorama al buio.
Lungo le viuzze del centro ci imbattiamo in alcune rappresentazioni delle varie
etnie indigene, riti comunque legati ai festeggiamenti per il Dia de Los Muertos.
Fino ad ora non ho parlato del nostro albergo, Hotel Isabel, grazioso, con un
bel patio e tutte le stanze intorno; la stanza è un po’.....vecchiotta ma molto
spaziosa, in compenso ha la vista su una strada piena di bancarelle, perciò
molto viva e mi ritrovo a fissarla per parecchi minuti. La colazione non è
inclusa, e noi ci siamo organizzati: abbiamo scoperto una pasticceria
fantastica, la Pasteleria Ideal, c’è di tutto ed è economicissima.
La sera per la cena non abbiamo mai avuto problemi per trovare un posto grazioso
dove mangiare. La cucina messicana è una cucina molto varia e come è noto un po’
piccante, ma a noi piace molto.
Questa mattina è dedicata alla visita a
Teotihuacàn situata a 50 km da città del Messico, per arrivarci dobbiamo preso
prima la metro fino al Terminal Norte poi un pullman che ci ha portato fino
all’ingresso del sito.
Entrando nel sito le cose che ti colpiscono di più sono l’immensità e la pace (è
un giorno feriale….). C’è un viale centrale con a destra la Piramide del SOL,
molto bella e affascinante, lo spettacolo che trovate in cima merita lo sforzo
che serve per raggiungerla.
Il panorama e il silenzio rendono questo posto veramente mistico, e il
visitatore ne rimane colpito, al punto che io e Ale ci siamo levati le scarpe
per camminare a piedi nudi, come ci avevano consigliato, per incamerare
vibrazioni positive. Ma la cosa straordinaria è che quei pochi visitatori che
erano lì ci hanno copiato….
Proseguendo per il viale in fondo c’è la Piramide della Luna, un po’ più bassa,
ma allo stesso modo molto affascinante. Comunque è un posto da visitare
assolutamente se state qualche giorno a Città del Messico. Per quanto riguarda i
venditori ambulanti, che ogni guida descrive come petulanti, a noi non sono
sembrati così, basta dire la parola magica "no gracias" e loro si
ritirano tranquillamente. Uscendo dal sito c’è capitato un episodio in cui un
viaggiatore non vorrebbe mai incappare (per lo meno noi): c’erano dei simpatici
ragazzi che, come capita spesso qui, cercano di convincerti ad andare a mangiare
nel ristorante dove lavorano, con tanto di menù, e parlando è uscito che eravamo
italiani…e allora via ai luoghi comuni tipo PIZZA, PASTA, CALCIO….e non ci posso
credere ci hanno detto…sentite sentite …MANDOLINO!!!
In Messico la festa dei morti è molto sentita, addirittura qualcuno ci ha detto
che è più importante del Natale! E così la città si prepara alla festa con
vetrine addobbate con scheletri vestiti in tutte le maniere, usano fare delle
vere e proprie rappresentazioni, tipo i nostri presepi, il bello di tutto questo
che è allegro e ti coinvolge, non come da noi che bisogna essere tristi nel
ricordo dei nostri cari, qui è una festa vera e propria .
Oggi visita alla casa di Frida Kahlo. Dal
nostro albergo per arrivarci abbiamo attraversato mezza città, il quartiere si
chiama Coyoacan, è tranquillo con vari villini e un parco dove ci sono dei
percorsi per correre e attrezzi per allenarsi. La "Casa Blu " è un villino molto
carino con un bel giardino, dove c’è una piccola piramide ed una fontana, anche
qui logicamente c’è un angolo dedicato ai morti con il ritratto di Frida e molti
colori sgargianti. In casa purtroppo è vietato fare foto, ci sono dei quadri
della padrona di casa, e di altri autori, la cucina e la camera da letto sono
rimaste arredate come allora (cosi dicono). La cosa emozionante è vedere le foto
di Frida e Diego Rivera e addirittura quelle di Trotzky.
Al ritorno passiamo per la Zona Rosa, per arrivarci da qui bisogna rifare un
altro po’ di strada, ma a noi questo non dispiace perché è una bellissima
giornata, inoltre siamo abituati a camminare. Nel passeggiare notiamo un
localetto (di quelli che stanno fuori gli uffici dove mangi e scappi via) che ha
attratto Ale perché nel menù esposto fuori c’è un piatto che le ha consigliato
un’amica, si chiama "alambre", è un tipo di preparazione che si può fare sia di
carne che di pesce. Comunque qui lo abbiamo preso di carne ed era buonissimo!!!
Lo abbiamo accompagnato con un’altra novità, Agua Alfa Alfa, che cosa è? A prima
vista sembra un minestrone frullato in realtà è una bevanda buonissima di erbe,
insomma una scoperta dopo l’altra piacevoli.
La Zona Rosa è un bel quartiere pieno di negozi e di uffici, lo si nota anche da
i molti locali dove ci si può fermare a pranzo.
Questa sera partiamo per Oaxaca, in questi giorni c’è in corso una violenta
protesta, che ha portato a grossi scontri tra manifestanti e polizia, ma
decidiamo di andare lo stesso. Siamo riusciti a prendere il biglietto per il
pullman delle 23.30 (molte linee sono state cancellate per motivi di sicurezza)
così lasciamo i bagagli in custodia in albergo e andiamo a cena. Finito di
cenare è ancora presto per l’appuntamento con il taxi che ci deve portare alla
rodoviaria, decidiamo di fermarci in un locale sotto il nostro albergo per
prenderci due birre, è un locale un po’ vecchiotto, frequentato da persone non
giovani, la maggior parte appoggiata al bancone, come si conviene a una tipica
"cantina" messicana. Per completare il quadro entra un vecchietto con la
fisarmonica e incoraggiato da una signora venezuelana inizia a cantare cielito
lindo, la cosa simpatica è stato il coro che è partito subito dopo le prime
note.
E’ arrivato il taxi, è ora di avviarsi verso la rodoviaria, a malincuore
lasciamo quell’atmosfera, ma il viaggio prosegue. Il Terminal Norte è una delle
grandi stazioni di pulman di Città del Messico, c’è un via vai impressionante e
la cosa è molto suggestiva, si vede gente di tutti i tipi, dai contadini che
sono venuti in città a trovare i parenti o a comprare qualcosa che forse nei
loro villaggi non si trova, alle persone di ceto medio/alto che usano il pullman
per arrivare in luoghi dove non arriva l’aereo. Come mezzo di trasporto è molto
usato e per questo ben organizzato, ci sono molte compagnie che si dividono le
zone, e ci sono tre tipi di classe: economica, la prima, e la de luxe. Visto che
ci aspettano sei ore di viaggio decidiamo di prendere la prima classe. Prima di
salire a bordo nella ressa generale i passeggeri, specialmente gli uomini,
vengono perquisiti e viene controllato il contenuto del bagaglio a mano, tutto
questo perché in questi lunghi percorsi ci sono delle zone molto isolate, dove
si verificano a volte delle rapine.
La strada che abbiamo preso sovrasta la città, cosi riusciamo ad avere l’ultima
bellissima cartolina di Città del Messico, con tutte quelle luci di questa città
immensa. Il viaggio scorre via piacevole, ma in piena notte vegliamo svegliati
da un posto di blocco della polizia, ci sembra di essere in un set
cinematografico perché i poliziotti si presentano con i passamontagna calati sul
viso e pistole alla mano. Il tempo di controllare qualche passeggero e
ripartiamo subito, ma passati un po’ di chilometri incontriamo un altro posto di
blocco, stessa scena ma questa volta sono un po’ più scrupolosi, mi
perquisiscono il bagaglio e mi fanno qualche domanda, da li capiamo che hanno
aumentato i controlli su questa strada, per i problemi che ci sono a Oaxaca. A
conferma di tutto ciò avvicinandosi alla città troviamo anche un posto di blocco
dell’esercito.
1 – 2 novembre, Oaxaca
Sta albeggiando e l’autista ci avverte che se
ci sono dei problemi in città, non arriverà fino alla stazione e dovremmo
scendere prima. Lo scenario che ci si presenta in periferia ci da l’idea di
quello che è successo solo due o tre giorni fa e del timore dell’autista,
carcasse di autobus e macchine in mezzo alla strada, posti di blocco ad ogni
incrocio. Riusciamo ad arrivare alla stazione, qui pare tutto tranquillo e non
ci sono neanche poliziotti in giro, così prendiamo i bagagli e ci avviamo alla
nostra posada, che si trova proprio vicino alla stazione dei pullman, anche se
un po’ lontana dal centro. E’ uno stabile molto carino con un grande cancello
come entrata, e ti aspetti che ad aprirlo, dopo aver suonato, venga il cameriere
muto di Zorro, invece viene un ragazzo giovane molto gentile e ospitale; la
stanza non è molto grande ma graziosa, si affaccia su un patio dove ci sono
sedie e un tavolo dove possiamo fare colazione e fumarci una sigaretta prima di
andare a dormire. Lasciati i bagagli, usciamo subito, come al nostro solito,
curiosi di vedere tutto e subito. Come già detto non siamo in centro e perciò
dobbiamo fare un po’ di strada a piedi.
Oaxaca a prima vista ci piace, è una cittadina con case basse e colorate di quei
colori caldi piacevoli alla vista. Il primo contatto che abbiamo con i
manifestanti avviene in piazza Santo Domingo, è emozionante sembra una città
nella città, ci sono gruppi di uomini e donne che discutono sotto teloni messi
per proteggere dal sole (che qui è molto forte come in seguito mi accorgerò) o
dalla pioggia, poi ci sono bambini che giocano tranquilli e spensierati come se
nulla fosse, ci sono bancarelle che vendono frutta e generi alimentari, chi
raccoglie firme e fondi per le famiglie che hanno avuto un lutto, perché
scopriamo che ci sono stati anche dei morti tra cui un giornalista statunitense.
Il mio primo istinto è stato di andare a donare qualcosa, quello di stare dalla
loro parte. In questa piazza c’è la chiesa di Santo Domingo e sembra che si
siano radunati qui cercando protezione dopo che li hanno sgombrati dallo zòcalo
(la piazza centrale delle città messicane). Spostandoci verso il centro si vedono gli
effetti della guerriglia che c’è stata nei giorni precedenti, e più ci
avviciniamo allo zòcalo più sono numerosi, scritte sui muri, vetrine spaccate e
la cosa più evidente sono i posti di blocco con le macchine rovesciate e date
alle fiamme, addirittura un autobus bruciato usato come blocco per impedire alla
PFP (polizia federale preventiva) di entrare nella piazza. Adesso lo zocalo è
controllato dalla PFP che ha chiuso tutti i varchi, e per entrare bisogna
passare in un piccolo spazio dove vieni squadrato dalla testa a i piedi, è una
situazione molto strana e particolare, perché dopo aver visto film su questi
argomenti, e cercato di immaginare i suoni il rumore l’eccitazione….ci siamo
dentro e questo in qualche modo ci coinvolge, perché mi piace vedere un popolo
che lotta per le sue idee e le sue libertà, cosa che in Italia si è perso perché
ormai si lotta solo per il nostro orticello. Comunque la situazione è ancora
molto tesa e lo si vede dal viso dei poliziotti (alcuni di loro molto molto
giovani) e da quello della popolazione. I pareri su questa situazione cambiano a
seconda delle persone con cui parliamo, un tassista è contro queste
manifestazioni perché fanno scappar via i turisti, così come contrari sono i
negozianti del centro a cui qualche "scalmanato" ha distrutto le vetrine, ma da
quello che si capisce molti sono dalla parte dei manifestanti.
Tornando a fare i viaggiatori, lo zòcalo di Oaxaca è bello, ci sono dei portici
con ristoranti e negozi, al centro c’è un palco in ferro battuto dove immagino i
giorni di festa suoni la banda. L’Alameda che è vicino allo zocalo è un altro
punto di ritrovo, qui c’è la cattedrale in stile barocco. E’una di queste
vecchie chiese dove entrando si sente l’odore dell’incenso e ci sono le vecchie
signore coperte da uno scialle nero, che chiacchierano e pregano allo stesso
ritmo. Abbiamo notato, non solo per le molte chiese che ci sono, ma anche per
gli atteggiamenti, che i messicani sono molto religiosi, ma non per questo
rinunciano alla loro origini, perciò c’è un connubio cristiano-pagano. Non ci si
deve meravigliare di vedere uomini e donne, vestiti con "vecchi" costumi
indigeni, per altro molto belli e colorati con molte piume, riunirsi e celebrare
dei riti, vicino alla stessa chiesa dove la mattina sono andati a pregare.
Un'altra cosa particolare e bella è la festa dei morti. Come prima cosa dura due
giorni, uno è dedicato ai bambini morti, il secondo agli adulti, poi come già
detto tutte le città e i paesini sono addobbati a festa, e ogni casa ha il suo
altarino per ricordare il defunto, con sopra tutto quello che a lui piaceva,
dolci, frutta, alcool, sigarette, e l’immancabile dolce dei morti, una specie di
pane dolce. Anche la nostra posada all’entrata ha il suo altarino, è dedicato a
padre di Martin, il proprietario. Martin ci ha intercettato nel pomeriggio
mentre stavamo facendo due chiacchiere, seduti comodamente nel patio davanti la
nostra stanza, è passato ci ha visti e con un sorriso ci è venuto incontro, una
volta presentatici ci ha detto di aspettarlo li….e io ho subito capito le sue
intenzioni e ho detto a Ale che sarebbe tornato con qualcosa da bere e cosi è
stato. Si è presentato con una bella bottiglia di mezcal fatto in casa, e
parlando del più e del meno …tra un bicchiere e un altro siamo venuti a sapere
che è stato per un periodo in Italia, è rimasto affascinato da tutto
specialmente dalle donne. Per quanto riguarda la situazione in Oacaxa, Martin
sta con i manifestanti nonostante lui sia un proprietario. Continuando a parlare
e bere…ci rendiamo conto che tutto il mondo è paese, perché anche lui si lamenta
della scarso interesse dei giovani verso questi problemi, presi purtroppo anche
qui (in tono minore) dal consumismo. Comincio a vederci doppio, anche perché noi
dobbiamo ancora cenare, così convinciamo Martin a lasciarci andare con la
promessa che saremmo tornati più tardi, per la festa. Ci accorgiamo che qui a
Oaxaca, forse per gli scontri, i ristoranti chiudono presto, così ci siamo
dovuti accontentare di un panino. Girando per la città abbiamo visto vari
festeggiamenti con carri e maschere, e la gente era molto divertita e gioiosa,
tutti ballavano per strada, bambini e vecchi insieme rapiti dalla musica.
Tornati in albergo come promesso, troviamo il portone spalancato, e all’entrata
c’era un tavolino pieno di cose da mangiare e bere, Martin appena ci ha visto ci
ha sorriso con un viso radioso come se fosse la sua festa (in fondo lo era).
C’erano bambini mascherati che correvano avanti e indietro, e tutti i vicini e
gli ospiti che si scambiavano sorrisi come se si conoscessero da anni. Mentre
Martin ci offriva l’ennesimo bicchierino di mezcal, da fuori sentiamo una musica
che piano piano si avvicina e con nostro stupore scopriamo che la musica è dal
vivo, ci sono tre uomini alle trombe uno con un contrabbasso e un violino, ma la
cosa che ci stupisce di più e che non è la musica che uno si aspetta di sentire
in Messico, ma è un tipo di musica che si avvicina a quella gitana, è bellissima
e io e Ale ci emozioniamo. Insieme alla musica arriva un sacco di gente
mascherata, c’è un medico, un prete, una morte col sombrero, il diavolo e altre
maschere. La musica si interrompe, inizia la rappresentazione della morte e ad
ogni battuta dei bambini, (sono loro che recitano) parte la musica festosa, e
dopo l’ultima battuta si scatena un tipo di danza sfrenata che non ci saremmo
mai aspettati in Messico. La "combriccola" ora si sposterà in un altro posto
dove è stato messo l’altarino dei morti e così via per tutta la notte.
Questa mattina andiamo a visitare il sito
archeologico di Monte Alban, si trova a 400 metri di altitudine sopra Oaxaca,
era l’antica capitale zapoteca. Per arrivarci ci sono un paio di modi, il primo
è andarci con il taxi, il secondo è con un autobus che si prende davanti ad un
albergo, Hotel Rivera del Angel. Noi per l’andata abbiamo scelto il taxi
perché la differenza di prezzo non è così grande e poi la fermata dell'autobus è molto
lontana dalla nostra posada.
Arrivati al sito c’è un bel panorama della città, invece entrando sembra di
entrare in un set cinematografico... il silenzio è sovrano, tutto intorno
colline, condor che planano cercando le correnti più propizie, e infine una luce
abbagliante (abbiamo trovato una giornata stupenda). Monte Alban è un sito non
molto grande ma ottimamente tenuto. La particolarità di questo sito sono i
Danzantes, incisioni che dovrebbero rappresentare, secondo la LP, i capi
sconfitti dei popoli vicini, i geroglifici che accompagnano queste immagini
costituiscono la più antica testimonianza conosciuta in Messico. Per tornare a
Oaxaca decidiamo di prendere il bus, e strada facendo notiamo che dalla parte
nord della città c’è fumo, e un elicottero che gira su degli edifici dove ogni
tanto ci sono dei riflessi di luce, presumiamo che qualcuno da terra con degli
specchietti voglia accecare il pilota, poi dalla radio sul bus scopriamo che la
polizia ha attaccato l’università per sgombrarla dai manifestanti. Arrivati alla
fermata, incamminandoci verso la nostra posada, sentiamo un odore forte di
cacao, girato un angolo scopriamo una via dove ci sono vari negozi che lo
vendono e lo tostano con dei vecchi macchinari, tutta l’operazione la si può
guardare gustando una buona tazza di cioccolato, quello alla cannella è
eccezionale.
3 – 4 – 5 novembre, Zipolite
Partiamo la mattina presto per Zipolite, sulla
costa del Pacifico, si trova 50km a sud del più famoso Puerto Escondido. Il
mezzo di trasporto è un pulmino da 15 posti, un servizio che abbiamo preferito
all’autobus di linea perché quest’ultimo ci mette circa 8 ore (facendo una
strada un po’ più pianeggiante) mentre il nostro ce ne mette 5/6, facendo la
statale 175 che attraversa la sierra. Con un po’ di apprensione notiamo che i
bagagli vengono legati sul tetto, ci sono altri due stranieri e il resto sono
locali. La strada che percorriamo è bellissima, ci arrampichiamo fino a 2700
metri per poi scendere in picchiata fino al mare. La sierra che attraversiamo è
una cosa stupenda, tanto verde e ogni tanto un paesino con la gente che si ferma
a guardare il nostro passaggio e non ci negano mai un sorriso, che bella gente…
Arriviamo a Pochutla dopo circa 6 ore, scendiamo e ci investe quel caldo umido
tropicale che non avevamo ancora incontrato, lo sbalzo di temperatura è grande,
anche perché l’ultima volta che siamo scesi dal pulmino eravamo in montagna e
faceva decisamente freddo. Dobbiamo trovare un mezzo che ci porti fino a
Zipolite, decidiamo di prendere un taxi, perché sinceramente non ci stiamo
capendo nulla, fra il caldo e i tassisti che ti tampinano, così cediamo, ci
facciamo praticamente "rapire".
La strada per Zipolite è bella, si alterna tra colline verdi e viste sul
Pacifico…..Pacifico….per noi è normale girare un angolo e vedere il mare visto
che ci viviamo, ma quando ti rendi conto che il mare che hai sotto di te è
l’Oceano Pacifico ti vengono i brividi. Attraversiamo una cittadina che si
chiama Puerto Angel, qui c’è anche un porticciolo di pescatori, e un mercato.
Zipolite è in pratica una strada ai cui lati ci sono dei negozi di alimentari,
internet point, ristoranti e bar. Dove dormiamo noi si chiama Las Casitas, è
gestita da due italiani, è un posto bellissimo immerso nella foresta, le cabanas
in pratica sono mini appartamenti, c’è un angolo cottura, e una zona pranzo,
bagno e staccato dal resto la camera da letto (uno spettacolo).
Ci cambiamo al volo per fare il primo bagno nel pacifico, sotto di noi c’è un
ristorante con cabanas che si chiama Alquimista e si affaccia su una spiaggetta
graziosa con ai lati delle scogliere che la dividono dalla spiaggia principale
di Zipolite. Ci accorgiamo subito che è una situazione particolare, sembra di
essere tornati negli anni 70…ci sono nudisti, hippies, e gente che sta in
meditazione, a noi piace molto. Ci tuffiamo e con nostra piacevole sorpresa
l’acqua è calda, non so perché ma eravamo convinti di trovarla fredda, bisogna
stare molto attenti perché la corrente è forte, ma il piacere di andare a
prendere le onde è irresistibile, è divertentissimo farsi sballottare da una
parte all’altra.
La sera decidiamo di mangiare all’Alquimista, dove ci accoglie un’atmosfera
piacevole , ci sono dei tavolini sulla spiaggia con delle belle lampade sopra, e
delle fiaccole sui scogli, il cibo è buono e fanno anche degli ottimi cocktails.
La mattina dopo è in programma una gita a Playa Ventanilla, è una località dove
si possono fare delle escursioni in una laguna piena di uccelli acquatici, su
un’isoletta ci sono delle vasche con dentro dei coccodrilli, rimaniamo un po’
delusi perché speravamo di vederli allo stato brado.
Per arrivare qui abbiamo preso un mezzo di trasporto per noi nuovo, il pesero, è
una sorta di furgoncino con il telone dietro dove si accomodano i passeggeri, il
bello di questi peseros è che si può conoscere tanta gente, aiutando la signora
a salire, o il ragazzo a tirare su un grosso zaino e così via. Noi abbiamo
conosciuto una coppia di marsigliesi e un romano (Remo, non poteva che essere
romano) che incontreremo ancora. Tornando verso Zipolite ci fermiamo in una
spiaggia che si chiama Mazunte, è molto bella con delle cabanas che si
affacciano proprio sul mare, con le amache sulla veranda.
La sera andiamo a mangiare in un locale consigliatoci da Daniela, la
proprietaria delle cabanas dove dormiamo. Il posto si trova all’inizio di
Zipolite, non sulla strada principale ma in un vicolo poco illuminato, la
proprietaria ha una bella faccia simpatica. Il locale si chiama Pedra de Fuego e
praticamente è un’osteria a cielo aperto, ma le portate di pesce sono ottime e
per di più molto economiche.
Questa mattina mi sono alzato e sono andato
subito a fare il bagno, bellissimo….
Fatto colazione nella nostra cucina, decidiamo di prendere un taxi e di andare a
Puerto Angel; arrivati ci facciamo un giro a piedi, non è un granché, sarà che è
domenica ed è tutto chiuso. Scendiamo in una spiaggia , carina e piena di
ristoranti, infatti appena ci hanno avvistati sono usciti dal nulla cinque o sei
ragazzi con il solito menù in mano, ad offrirci le migliori pietanze dei
ristoranti dove lavorano.
Ci facciamo convincere a prendere solo un succo di frutta dopo di che ci godiamo
un po’ di sole. Ripartiamo alla volta di Mazunte, alla fine della spiaggia ce
n’è una più piccola chiamata El Rinconcito dove ci facciamo subito il bagno e
prendiamo le onde, ormai è diventata un’abitudine, ci viene fame e andiamo a
mangiare in un locale dove al piano terra ci sono le cabanas e sopra c’è il
ristorante; con nostra gradita sorpresa nel menù c’è l’alambre di pesce che
subito ordiniamo, squisito!
La vista è molto gradevole, da una parte ci sono dei pescatori che riparano le
reti, dall’altra si vede uno squarcio di Pacifico fra due palme. Abbiamo il
pullman per San Cristobal in serata, perciò ci avviciniamo alla nostra cabana,
però prima di partire mi voglio fare l’ultimo bagno, per salutare il Pacifico.
Un taxi ci porta a Pochutla da dove parte il nostro pullman, qui incontriamo
Remo che farà il viaggio con noi.
6 – 7 novembre, San Cristobal
Dopo un viaggio di 11 ore piuttosto comodo
arriviamo a San Cristobal. Scendendo dal pullman, anche qui sembra di tornare
indietro nel tempo, si incrociano dei volti antichi e anche se vestiti da
campesinos hanno dei lineamenti nobili, regali e fieri della loro storia. La
città a prima vista ci piace, sembra molto viva anche se è presto. Ci salutiamo
con Remo, e ci avviamo alla ricerca di un alloggio. Come ho già detto le strade
sono molto affollate, e notiamo delle file lunghissime di campesinos fuori dalle
banche (ancora chiuse), indossano abiti tradizionali, specialmente le donne, e
per noi è tuffarci per l’ennesima volta in un mondo con altri ritmi e altre
usanze molto distanti dalle nostre, ma molto affascinanti. Il nostro albergo,
Posada Margherita, è molto carino, con il patio con un pozzo in mezzo, anche le
stanze sono comode e ben arredate. Si trova su una delle strade principali, dove
ci sono molti negozi e agenzie turistiche. Ci cambiamo e usciamo, la cosa che ci
salta subito agli occhi è che rispetto agli altri posti visitati finora è piena
di turisti. Sarà che qui non ci sono manifestazioni, ma San Cristobal sembra
molto più attiva di Oaxaca, le strade sono un continuo via vai, turisti che
entrano e escono dalle molte agenzie, residenti che svolgono le loro comuni
attività, le strade sono sempre piene di gente ed è un piacere immergercisi
dentro.
Dopo aver visitato la cattedrale diamo uno sguardo alle bancarelle situate di
fronte, ci sono cose interessanti di manifattura locale, cosi in parte abbiamo
risolto il discorso regali.
Abbiamo prenotato le escursioni per i prossimi giorni. Sono tre, una per Chamula,
il trasferimento per Palenque e la visita ai siti di Yaxchilan e Bonampak, e
passiamo il resto della giornata a zonzo.
Partiamo per Chamula, piccolo paesino vicino a
San Cristobal caratteristico perché c’è una chiesa dove si svolgono dei riti a
metà tra il sacro ed i profano. La prima cosa che notiamo alle porte del paese è
il cimitero, anche questo particolare, sulle tombe ci sono sparsi molti aghi di
pino, e le tombe come ci spiega Luis (la nostra guida) sono familiari, a questo
punto qualcuno si potrà chiedere cosa c’è di strano…? C’è che la fossa è
comune….perciò sono uno sopra l’altro e in ogni tomba c’è più di un crocifisso.
Sempre Luis ci diceva che una volta gli Tzotzil (il nome degli indios che
abitano qui) i loro cari defunti li seppellivano sotto le loro capanne.
Gli Tzotzil che abitano a Chamula non sono molto ospitali, ti guardano con
diffidenza e il sorriso, caratteristica che fino ad ora ci ha seguito lungo il
viaggio, lo si può vedere solo sul viso di qualche bambino. Per arrivare alla
famosa chiesa c’è un mercato molto carino e pieno di colori, lì incontriamo
Remo, che è venuto da solo con un autobus di linea, ci mettiamo d’accordo per
vederci più tardi per la cena. Prima di entrare in chiesa ci sono le
raccomandazioni di Luis su come comportarci dentro. Appena entrati veniamo
accolti da un forte odore d’incenso mischiato all’odore dei aghi di pino, di cui
il pavimento è pieno. La sensazione che ho è quella di inquietudine, ci sono
molte persone sedute in circolo per terra, con un curandero in mezzo, che
sfregano corpi dei pazienti con uova o ossa. L’atmosfera è surreale, famiglie
intere con bambini e vecchi fanno questi riti con noi che gli camminiamo vicino,
ma è come se non esistessimo. Le statue dei santi esposte hanno una
particolarità, ci sono quelle in "punizione" (senza paramenti, in pratica
spoglie), e altre invece tutte addobbate, che sono i loro santi preferiti. Anche
le statue dietro l’altare hanno una particolarità, non c’è il Cristo come noi
siamo abituati a vedere in tutte le chiese del mondo, ma c’è San Juan che domina
al centro con la Madonna un po’ più in basso e il Cristo anche lui relegato ai
suoi piedi.
Usciamo un po’ storditi dalla chiesa e ci dirigiamo a piedi verso il pullman,
incontriamo altre persone che si dirigono verso la chiesa per compiere i loro
riti, delle vere processioni, c’è anche la musica.
Ora ci dirigiamo a Zinacantan, un paese vicino dove vivono degli Tzotzil più
gentili e accoglienti, e una famiglia ci accoglierà nella propria casa. Ci
aspettano tutti all’entrata per offrirci un liquore fatto in casa a base di
melograno molto buono, poi inizia la visita, nel primo ambiente dove siamo stati
accolti, ci sono tre letti e un piccolo altare, perché il padrone di casa don
Mariano era un "majordomo"cioè un custode dei santi buoni; continuando il giro
usciamo in giardino dove c’è la vendita dei loro manufatti.
La visita, anche se interessante, e a quanto ci dice Luis a scopo benefico,
perché il ricavato va in parte ad una associazione per la difesa degli Tzotzil,
è un po’ "forzata" e turistica, la cosa più naturale è la timidezza di don
Mariano che sta in disparte in un altro cortile, lo raggiungo e lui un po’
timidamente mi fa vedere le sue bestie e il suo raccolto, sembra molto spaesato,
ha un sorriso tenero, riesco pure a convincerlo a fare una foto insieme. L’altra
cosa naturale sono le tortillas fatte li per li dalle donne della casa, io e Ale
ne abbiamo mangiate molte….buonissime.
La sera ci incontriamo con Remo e andiamo a cena in un ristorante che avevamo
notato il pomeriggio. Remo ci racconta che è nato a Roma ma vive a Frascati. Ci
racconta dei suoi viaggi, Oriente, Sud America, e confrontiamo le nostre
esperienze. Remo è innamorato del Messico e ogni anno si ritaglia un po’ di
tempo per tornarci e siccome riesce a stare fuori minimo tre mesi quest’anno ci
aggiunge anche il Guatemala. Remo è una persona particolare, ha viaggiato molto
da est ad ovest, ed è uno che si integra benissimo, perciò siamo rimasti colpiti
quando, nel momento di ordinare, se ne è uscito con la richiesta di un piatto di
pasta in bianco….e ha anche specificato al cameriere la durata della cottura!!!
Il mondo è bello e la gente ancor di più.
8 – 9 – 10 novembre, Palenque
Partiamo per un’altra escursione che in realtà
è il trasferimento a Palenque.
La strada che percorriamo comincia a cambiare, c’è molto più verde e meno
villaggi. La prima sosta è per la colazione, ci fermiamo in un locale
all’aperto, dove il panorama è una bella vallata verdissima. Verso l’ora di
pranzo arriviamo finalmente alle cascate di Agua Azul, che troviamo molto belle.
Percorriamo tutti i sentieri ai lati delle cascate fino in cima, dove ci
premiamo con una mega spremuta d’arancio, poi riscendiamo giù in fondo dove
acquistiamo un casco di banane da alcune bambine, e mi faccio il bagno in uno
dei laghetti creati dalle cascate.
La sosta successiva è alle cascate di Misol Ha, anche questo proprio un bel
posto, dove purtroppo ci fermiamo solo una ventina di minuti perché sembra che
siamo in ritardo (inconvenienti delle gite organizzate!) e non possiamo fare il
bagno.
Raggiungiamo Palenque verso le tre, qui lasciamo il resto del gruppo
all’ingresso del sito (noi abbiamo deciso di visitarlo autonomamente un altro
giorno) e ci facciamo lasciare davanti El Panchan. Questo posto lo ha scoperto
Ale leggendo un racconto su internet, la descrizione letta non tradisce, e
l’emozione di chi lo ha scritto colpisce anche noi. El Panchan in pratica sembra
un villaggio vacanza in mezzo alla giungla, non come i soliti, ma per
viaggiatori fai da te, infatti il pulmino ci lascia in una specie di piazzetta
in mezzo al fango e da li si decide in quale delle varie cabanas andare a
dormire. Troviamo una stanza da Margarita & Ed, e lasciate le nostre cose
andiamo a fare un giro a Palenque paese, dove arriviamo con un pesero. Il paese
è caotico e polveroso, giusto una base di partenza per il sito archeologico.
A cena proviamo Don Mucho’s, sempre a El Panchan, c’è una bella atmosfera, gente
di tutto il mondo, ottima cucina e musica dal vivo.
Risveglio traumatico! Abbiamo appuntamento alle
6 per l’escursione a Yaxchilan e Bonampak ma non sentiamo la sveglia…a
scapicollo arriviamo al luogo dell’appuntamento e invece è il pulmino a
presentarsi con quasi un’ora di ritardo.
In qualche modo comunque si parte, il viaggio è piuttosto lungo, la compagnia è
composta da irlandesi, olandesi e australiane (oltre a noi). Il pulmino ci
lascia sulle sponde del Rio Usumacinta, il fiume che per un tratto segna il
confine tra Messico e Guatemala. In circa quaranta minuti di barca raggiungiamo
il sito archeologico di Yaxchilan. Il posto, pur non molto grande, è suggestivo,
in mezzo alla vegetazione, con i gridi delle scimmie urlatrici ad accompagnarci,
e tra l’altro non è affollato di gente come altri siti archeologici, non sono
ancora in molti a spingersi fino quaggiù…
Sosta pranzo in un locale vicino al fiume, molto in stile "gita delle pentole",
e si riparte alla volta di Bonampak. Quest’ultimo, la cui gestione è affidata ai
Lacandones, è un sito ancora più piccolo, e non particolarmente importante, però
si rivela comunque un posto molto piacevole da visitare. La strada del ritorno
verso Palenque attraversa dei bellissimi paesaggi di foresta e collina nel sud
del Chiapas.
Oggi è il giorno della visita a Palenque, dove arriviamo in mattinata dopo
essere passati in paese per delle commissioni. Già entrando si capisce
l’importanza di questo sito rispetto agli altri, anche per il notevole numero di
visitatori presenti. Il sito è bellissimo, a mio parere il più bello tra quelli
visitati, e nonostante il gran caldo e l’umidità di oggi ci arrampichiamo su
qualsiasi edificio su cui sia permesso salire. Dopo aver visitato la parte più
importante e agevole, cominciamo ad esplorare le zone del sito più nascoste,
alcune di esse scoperte da poco. Attraverso una discesa piuttosto ripida
accediamo ad una zona del sito che probabilmente era ad uso amministrativo e
abitativo, qui è tutto in mezzo alla foresta e in alcuni casi gli alberi hanno
posto le loro radici proprio sopra gli edifici. Il posto è cupo e misterioso,
affascinante. Siamo in pochi ad arrivare fin qui, solo noi e un gruppetto di
francesi. In fondo scorre anche un fiumiciattolo e c’è una bella cascata.
Risaliamo nella zona principale del sito attraverso una salita ripida e
faticosissima, ormai è l’ora di pranzo e fa un caldo boia, nel sito non c’è più
anima viva. Mentre ci riposiamo sotto un albero ci avvicina un ragazzo,
venditore di souvenir, che ci offre una breve escursione nella foresta
adiacente. Accettiamo, una camminata in più che sarà mai! Ci porta fuori del
sito attraverso il bosco e ci mostra altri edifici nascosti dalla vegetazione,
ci dice i nomi di vari alberi (ne ricordassi uno!) e tenta di farci vedere le
scimmie urlatrici che stanno ben nascoste, poi ci mostra un’altra cascatella.
Finito il giro torniamo a El Panchan, dove incrociamo un tale, probabilmente Ed
delle nostre cabanas, e non so come esce fuori il discorso delle scimmie, così
ci porta verso una specie di rimessa delle cabanas, e lì, appollaiate su un
albero, a pochi metri dalla scala del magazzino, c’è un’intera famiglia di
scimmie urlatrici! Tutto il giorno a cercare di vederle e le avevamo sotto casa!
Ci riposiamo un po’ prima della partenza, alle 21 abbiamo il pullman per Tulum,
ceniamo a Palenque paese, stasera siamo veramente stremati e fa ancora molto
caldo. Alla partenza del pullman ci addormentiamo quasi all’istante.
11 – 12 – 13 novembre, Tulum
Arriviamo Tulum in mattinata, e con un taxi ci
facciamo portare alla cosiddetta zona hotelera, la strada che dalle rovine va
verso Boca Paila, dove si susseguono cabanas di ogni tipo. Troviamo una stanza
al Luna Maya, posiamo le nostre cose ma prima di andare al mare andiamo subito a
noleggiare le bici, giusto perché volevamo riposarci un po’ questi ultimi
giorni. Con le bici percorriamo un bel tratto di strada fino quasi alle rovine,
ed entriamo in una bella spiaggia (scopriamo poi essere la tanto decantata Playa
Paraiso), dove ci fermiamo un po’. La sabbia è talmente compatta che proseguiamo
il nostro giro in bici lungo la riva.
Concludiamo la giornata con un’ottima cena al ristorante delle cabanas Zahra,
vicino alle nostre.
Mi sveglio presto e faccio subito un bagno prima di colazione, poi ci
trasferiamo alle cabanas Zahra per l’ultima notte qui. Ho prenotato
un’escursione alla barriera corallina, Ale decide di non venire e se ne va in
bici al supermercato San Francisco de Asis a fare un po’ di spesa, quando torno
dalla barriera mi fa trovare il pranzo. E’ la mia prima volta su una barriera
corallina e devo dire che l’esperienza mi è piaciuta molto.
Andiamo di nuovo in spiaggia, stavolta in direzione sud, poi nel pomeriggio,
sempre in bici, andiamo a visitare le rovine di Tulum. E’ domenica e quindi
anche qui l’ingresso al sito è gratuito. E’ un bel sito, anche se niente a che
vedere con Palenque, ma rispetto a tutti quelli finora visitati è in assoluto il
più affollato, con intere comitive di turisti all-inclusive.
Questa mattina, dopo il consueto bagno e colazione, di nuovo in sella alle
nostre fedeli bici (due catorci…non hanno nemmeno il cambio!) per andare al Gran
Cenote. La LP dice che si trova al terzo chilometro della strada per Cobà,
dall’incrocio del supermercato. Effettivamente le indicazioni sono precise. Il
cenote è bello, immagino ce ne siano anche di migliori ma come prima volta ci
piace! L’acqua è limpidissima ma gelata…ci vuole un po’ ad abituarsi. C’è una
grotta buia e profonda dove dei sub temerari vanno ad immergersi, noi preferiamo
la parte alla luce del sole. Qui rincontriamo una coppia di simpatici giovani
liguri che avevamo conosciuto sul pullman da Palenque a Tulum, scambiamo due
chiacchiere e qualche foto e ci salutiamo, noi stasera ripartiamo….
Tornando a Tulum ci fermiamo di nuovo al supermercato dove facciamo scorta di
sigarette da portare in Italia, riconsegniamo le biciclette e passiamo la parte
restante del pomeriggio a crogiolarci in spiaggia. Sta cominciando a piovere
quando alle 5 prendiamo il pullman che ci porterà a Cancun per l’ultima notte
prima della partenza. Abbiamo avuto l’infelice idea di viaggiare in bermuda e
maglietta, in questo pullman l’aria condizionata è al massimo, tre ore di
viaggio in frigorifero!
A Cancun abbiamo giusto il tempo di posare i bagagli e andare a cena, abbiamo la
sveglia alla quattro e mezza del mattino per andare all’aereoporto. In queste
ultime ore valutiamo un po’ questa parte caraibica del Messico, la più
conosciuta dalla maggioranza dei nostri connazionali, che sicuramente ci è
piaciuta, Tulum è un posto molto bello, ma a dire la verità la costa del
Pacifico ci è piaciuta di più, non so dire esattamente perché ma è rimasta
incisa indelebilmente nei nostri ricordi.
14 novembre, ritorno
Ultimissime ore, il volo Mexicana da Cancun a
Mexico DF è comodo e puntuale, qualche ora ancora prima del volo
intercontinentale ed è finito, anche questo viaggio è giunto a conclusione,
sempre troppo presto. E’ stato un viaggio intenso e anche stancante, ma molto
molto bello, c’è ancora tantissimo che vogliamo vedere in questo paese dove
sicuramente torneremo presto
Alloggi:
Città del Messico
Hotel Isabel, centro storico, 300 pesos la doppia
Oaxaca
Hostal San Martin, vicino alla stazione dei pulman, 350P
Zipolite
cabanas Las Casitas,
350P
San Cristobal
Posada Casa Margarita, Real de Guadalupe 34, 300P
Palenque
Margarita & Ed Cabanas, loc. El Panchan
(a circa metà strada tra Palenque paese e il sito archeologico), 170P (la stanza
matrimoniale, hanno diversi tipi di alloggi a diversi prezzi)
Tulum
Luna Maya (la prima notte), 600P con colazione
Zahra (la seconda notte)
700P senza colazione
Cancun
El Rey del Caribe circa 530P (non ricordo di preciso), senza
colazione
Pullman:
www.ticketbus.com.mx per tutte le informazioni
Da segnalare:
Mexico DF
ristorante Potzolcalli, 5 de mayo, ottimi i pozoles; pasteleria Ideal, Rep. De
Uruguay; bancarella di tacos all’uscita del Terminal Norte (vicino alla scala
per scendere nella metro)
Oaxaca
chocolateria Majordomo
Zipolite
ristorante El Alquimista, si mangia bene e fa
ottimi cocktails
Mazunte,
playa el rinconcito, c’è un ristorante al primo
piano di un edificio (si vede da sotto) che fa un alambre di pesce squisito
San Cristobal
ristorante Maya Pakal (mi pare) sulla Madero,
ottima la Sopa Azteca.
Da segnalare inoltre a San Cristobal il negozio "Lagrimas de la selva", Av.
Miguel Hidalgo 1-C
www.ambarmex.com , hanno dei bei gioielli in argento e ambra rossa (tipica
del Chiapas), personale gentile, accettano anche la carta di credito ma se
pagate in contanti fanno un piccolo sconto
Palenque
ristorante Don Mucho’s, El Panchan, buona cucina e
bella atmosfera (anche musica dal vivo)
Tulum il ristorante delle cabanas Zahra fa un buonissimo Ceviche di pesce
Acqua: la minerale non è particolarmente
economica, conviene sicuramente comprare i bottiglioni da 3.75lt. Noi abbiamo
scelto sempre la Bonafont, sia perché più buona, sia perché le altre due più
diffuse sono una del gruppo nestlè e l’altra del gruppo coca cola.
Birra: la nostra preferita la XX (dos equis),
seguita dalla Pacifico. Da provare anche la "michelada"
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