Prima alcune premesse.
Per organizzare questo viaggio in Medio Oriente ci sono stati utili i diari dei
viaggiatori trovati in rete e le tre guide:
La lonely planet inglese di Siria e Libano.
La rough guide italiana della Giordania.
La lonely planet inglese di Israele e territori palestinesi.
Le tappe da noi toccate on quindici giorni sono state:
In Siria: Damasco-Bosra-Palmyra-Hama-Aleppo
In Giordania: Madaba-Mar Morto-Petra-Wadi Rum-Aqaba
Israele: Gerusalemme.
Tranne che a Damasco, dove abbiamo scelto un cinque stelle, abbiamo sempre
soggiornato in hotel di categoria media e abbiamo fatto sempre un pasto al
giorno in un bel ristorante.
In Siria abbiamo viaggiato soprattutto con i mezzi pubblici, tranne tra Hama e
Aleppo dove un auto con autista è indispensabile per visitare i dintorni delle
due città. I bus sono puntuali, economici (per la tratta più lunga pagherete
massimo 3 euro a persona) e frequenti. Basta recarsi nelle stazioni ed entro
massimo mezz'ora partirà un bus dove volete andare, perché le zone più
turistiche sono anche quelle più abitate. Ad Hama ci siamo affidati ai servizi
del Cairo Hotel per noleggiare due giorni di auto con autista e ci siamo trovati
molto bene.
In Giordania i collegamenti pubblici sono abbastanza scarsi, per muoversi ci
siamo affidati quasi sempre a taxi divisi spesso con altre persone.
Per andare da Siria a Giordania abbiamo scelto un volo della Royal Jordanian da
Aleppo ad Amman. Non costa molto se preso con il dovuto anticipo (tra visto di
uscita e volo ci è costato 80 euro a testa) e visto che partono solo la mattina
presto o la sera tardi permette indubbiamente di risparmiare tempo. Caldamente
consigliato.
Per andare da Amman a Gerusalemme abbiamo scelto la soluzione indubbiamente
costosa (300 euro in due) di un volo della Royal Jordanian. Qua la differenza di
prezzo tra il viaggio via terra e il viaggio via volo sono indubbiamente
pesanti, ma considerate che un viaggio via terra prevede l'attraversamento del
ponte di re Hussein, i cui tempi possono andare dalle tre fino alle otto ore,
come confermatoci sul posto. Se non avete il tempo come noi, forse vale la pena
di considerare la soluzione del volo.
In tutto la vacanza, esclusi i voli dall'Italia ma compreso davvero tutto il
resto (tre voli interni, assicurazione medica, visto siriano, visto giordano
ecc...), è costata 2800 euro in due. E' però importante sottolineare che solo
Gerusalemme, che è molto cara da raggiungere via aereo e ha prezzi di vitto (a
meno di non mangiare solo alle bancarelle dei souk) e alloggio assolutamente
occidentali è costata 500 euro per 3 notti volo da Amman compreso, mentre
l'hotel di Damasco, di lusso, è costato 314 euro per 3 notti. Queste due voci
sicuramente sfalsano una spesa giornaliera che nel resto è rimasta abbastanza
costante, anche se aspettatevi di trovare la Giordania più cara della Siria.
Attenzione alle carte di credito: la mastercard è praticamente inutile,
accettano quasi solo VISA, specie in Siria, e in molti bancomat specie di
Damasco è impossibile prelevare con le nostre carte, funzionano solo quelle
siriane. Quindi portatevi dei contanti per la prima parte della vacanza (nessun
problema invece ad Hama e Aleppo).
Nonostante le voci che circolano da noi, abbiamo trovato Siria e Giordania sono
paesi assolutamente sicuri da girare da soli. La microcriminalità è praticamente
inesistente, visto che in entrambi, specie in Siria, vigono regimi totalitari
che garantiscono l'incolumità del viaggiatore straniero. Non ci sono quartieri
interdetti o malfamati in nessuna delle zone da noi visitate, e ho trovato la
popolazione, specie quella siriana, disponibilissima e veramente gentile verso
il prossimo. Visto che specie in questo stato i servizi per il turista sono
pochi e predominano le istruzioni solo in arabo, non so davvero come avremmo
fatto senza la grande disponibilità del popolo siriano ad aiutarti sempre e
comunque, spesso senza tornaconto personale. Ovunque abbiamo percepito calore e
senso di accoglienza, mai ostilità o sensazioni di giudizio.
Questo, che non vuole essere certo un giudizio insindacabile, è quello che
abbiamo percepito e vissuto sulla nostra pelle noi in due settimane di viaggio.
17 settembre 2008
Il volo dell'Alitalia atterra a Damasco a un orario infame, intorno alle 3 di
mattina. Non so se è colpa dell'ora o è sempre così, ma il prezzo di una corsa
in taxi verso l'hotel è fissa, senza nessuna possibilità di negoziazione. Mi
avevano detto tutt'altro ma quando usciamo dall'areoporto, tutti i taxi sono
prenotabili da una cabina a destra con i prezzi esposti. Forse ci potrebbe
tentare qualcosina di meno con qualche taxi non ufficiale, ma qualcuno si
fiderebbe in piena notte?
Tra una cosa e l'altra siamo in Hotel che sono le cinque del mattino e riusciamo
anche a dormire qualche ora. Puntiamo la sveglia alle nove e trenta, perché alle
dieci smettono di servire la colazione. Essa si rivelerà non all'altezza del
prezzo chiesto (circa 12 USD a testa) ma siamo in pieno Ramadan e non ci
fidavamo molto delle alternative disponibili. Che poi ci sono, non così tante
(le scopriremo man mano diventeremo più agili) ma ci sono.
Prima delle undici siamo già in pista, desiderosi di iniziare veramente la
nostra vacanza. Il primo approccio con Damasco è..frastornante, credo sia la
definizione esatta. Il frastuono è creato dai clacson delle auto che i siriani
suonano con entusiasmo, sempre e comunque, incessantemente. Guidano anche come
pazzi, a Damasco dove il traffico è notevole si nota più che altrove.
Dopo aver passato i primi minuti ad abituarci al frastuono ci rendiamo conto che
la cartina della LP con le indicazioni per raggiungere l'old city, circa a 10
minuti a piedi dal nostro albergo a occhio e croce, ci sarà indispensabile. Non
ci sono indicazioni in inglese, solo esclusivamente in arabo. Grazie al senso di
orientamento di mio marito, lo devo dire, che come una bussola sa sempre dov'è
il nord, raggiungiamo senza sbagliare Bab al Jabiye, ovvero una delle due porte
di ingresso ai souk, vera anticamera della città vecchia. Un manifesto di Bashar
al Assad, “il presidente”, saluta il nostro ingresso ai souk. Quell'uomo è
ovunque, si trova la sua effigie in tutta la Siria. Ti guarda con aria sorniona
da adesivi sui parabrezza delle auto, dai magneti per frigorifero (praticamente
l'unico souvenir per turisti acquistabile in Siria!), dalle porte delle case..
abituatevi alla sua immagine se andate in Siria, perché vi accompagnerà per
tutta la vacanza. Appena ci addentriamo nei souk di Damasco, ci è inevitabile
fare un paragone con quelli di Marrakech, esperienza ancora abbastanza fresca
per noi, e la nostra impressione è di essere in un mondo molto diverso dalla
città marocchina. A conti fatti qui ognuno si fa i fatti suoi. Quasi nessuno ci
approccia per invitarci a comprare la sua roba, i venditori se ne stanno seduti
accanto alla merce esposta, senza importunarti nemmeno se ti avvicini a
sbirciare.
Si può girare indisturbati, ed è quello che facciamo noi.
Vediamo molte cose in una giornata, l'old city non è molto grande, ma qua voglio
raccontarvi di ciò che mi ha colpito davvero, e di qualcosa che mi ha sorpreso.
In cima a tutto, sicuramente di Damasco ricorderò sempre la splendida Moschea
Omayade. Vero gioiello artistico e architettonico, merita di essere girata in
lungo e in largo. Si può farlo con tranquillità, nessun spazio è interdetto,
nemmeno i luoghi di preghiera. Nel caso delle donne, viene data una tunica
all'ingresso per coprirsi.
La cosa che mi ha sorpreso invece, perché non me l'aspettavo, è stato scoprire
all'interno di Damasco un quartiere cristiano, neanche molto piccolo, con le sue
chiese e le sue donne vestite all'occidentale. Come forse molti occidentali che
non vedono grosse differenze tra un paese musulmano e l'altro, credevo che la
Siria fosse uno stato islamico. Ho scoperto solo sul posto che gli stato
islamici sono altri, che la Siria non rientra tra questi. In realtà la
costituzione siriana garantisce la libertà di culto e il 10% della sua
popolazione appartiene alle varie confessioni della religione cristiana. Nel
nostro viaggio incontriamo cimiteri musulmani e cimiteri cristiani a vedremo
anche sfilare un funerale cattolico per le vie di Hama.
Damasco mi ha fatto uno strano effetto: mi è sembrata una città povera ma
affatto arretrata, con una certa occidentalizzazione dei costumi che non
troveremo da altre parti in Siria. Ne discutiamo insieme mentre rientriamo a
piedi in albergo, al tramonto, e ci rendiamo conto per la prima volta di cosa è
davvero il Ramadan per i musulmani. Manca poco le sette, ma i negozi sono già
chiusi e le strade piene di traffico. Chi può cerca di tornare a casa per cenare
con la famiglia, rompendo il lungo digiuno diurno. Chi non può, improvvisa cene
conviviali dove può, dentro il negozio o mettendo un tavolino lungo la via del
souk. Mi sarebbe piaciuto farvi vedere quei momenti, ma per una forma di
rispetto ci è sembrato giusto non fotografarli, ci è sembrato un momento molto
intimo per loro.
I nostri piani della serata prevedevano una cena al ristorante del four season,
che rimane proprio accanto al nostro albergo è che la Lonely consiglia
caldamente. Appena varchiamo però le soglie del lussuoso hotel, un gentile
portiere ci avverte che dei due ristoranti del four season uno è chiuso per il
Ramadan e l'altro... ha finito il cibo. Scopriremo che non è una cosa insolita e
impareremo a regolare i nostri orari sui loro, senza grossa difficoltà: alle
sette in punto, ci spiega il portiere, spesso i clienti si presentano affamati
dopo il lungo digiuno e in un'ora fanno fuori tutto, bisognerebbe avere pazienza
di aspettare un'oretta per il secondo giro della cucina. E se non volessimo
aspettare? Il portiere gentilissimo ci spiega dove possiamo trovare un
ristorante a pochi passi, ci scrive il nome e ci indica come arrivarci. Ci
accompagna anche per un pezzo di strada, di più non può perché è in servizio, si
fa sostituire per qualche minuto per farci la cortesia. Scappa prima che
possiamo anche accennare a dargli una mancia, cosa che mi capiterà spessissimo
con i siriani e impareremo a non stupircene.
Il ristorante indicato all'inizio ci convince poco, è più un bar serale, con
divanetti bianchi e maxi schermo dove trasmettono.. le partite di calcio
italiane. Però c'è un menù, un menù apposta per il Ramadan ci spiegano. Nessun
problema per noi, è tutto nuovo, che differenza fa il menù del Ramadan che ci
viene presentato, forse in quanto occidentali, quasi con aria di scusa?
Accantonate le incertezze iniziali, mangiamo davvero bene spendendo poco più di
10 euro in due.
18 settembre 2008
Il programma della giornata prevede la visita di Bosra, cittadina un paio di
orette a sud di Damasco famosa per il suo teatro di epoca romana. La prima cosa
da fare nella giornata è tentare di raggiungere la stazione dei bus, visto che
abbiamo deciso di servirci di questo mezzo per tutti gli spostamenti lunghi. In
Siria hanno un metodo tutto loro: le città più grosse come Damasco, Aleppo e
Homs (e con questi i grandi centri urbani sono finiti!) hanno due stazioni, una
solitamente ha i bus che vanno al nord e una i bus che vanno a sud. Quindi, se
voi arrivate da sud poniamo a Homs e poi dovete andare a nord verosimilmente
dovrete cambiare stazione dei bus. Chiaro no?
Accertata con la reception dell'hotel che la stazione indicata dalla LP per
Bosra era quella corretta tra le due disponibili, ci mettiamo in strada per
cercare un tassista che ci porti, visto che rimane alla periferia di Damasco.
Prima Luciano ha la brillante idea di chiedere al receptionist di scriverci il
nome della stazione in arabo... mai idea fu così brillante. I tassisti di
Damasco non solo parlano solo arabo ma sembrano leggere solo quello. Ne troviamo
uno libero alla svelta, la Siria pullula letteralmente di taxi, e con l'aiuto di
due passanti che fanno da pseudo-interpreti riusciamo a stabilire un prezzo.
Mica facile, bisogna fare attenzione perché anche i loro numeri sono diversi dai
nostri, ma alla fine la carta canta... nel senso che ce la caviamo facendogli
vedere la cifra che secondo l'hotel avremmo dovuto pagare. Si parte. Arrivati
alla stazione di Damasco veniamo presi in carico all'ingresso da un addetto... o
da uno che passava per caso, non lo so bene, in ogni caso è una gran fortuna,
perché non esiste un cartello in inglese. Si fa il controllo al metal detector,
come tutte le stazioni dei bus della Siria, e poi si entra nella stazione vera e
propria. La stazione è solo un piazzale con fermi vari bus, con davanti un
cartello con presumiamo le destinazioni, il nostro angelo custode cerca di
capire dove dobbiamo andare, al terzo tentativo capisce “Bosra” e si illumina
(lo pronunciavo proprio così male?), ci fa salire su un bus e ci dice quanto
dobbiamo pagare all'autista (una fesseria, tipo 1 euro a testa). Gli diamo
qualche spicciolo di mancia, cerchiamo di capire quando partirà il bus ma sembra
oltre le capacità di inglese di tutti e siamo gli unici turisti. D'accordo, ci
sediamo buoni buoni, visto che il bus è abbastanza pieno speriamo che partirà
entro breve e avremo ragione, tempo forse dieci minuti e partiamo.
Il viaggio procede rapido, troppo rapido... in effetti, comincio a capire perché
mi avevano detto che in Siria conviene prendere il bus invece dell'auto perché
tanto si arriva nello stesso tempo. Scommetto che avete già capito anche voi
perché è così.
Il nostro viaggio sembra finito, il bus si infila in una stazione. Solo che non
mi sembra Bosra, mi pare un paesino di campagna, o piuttosto di deserto. Ci
guardiamo un attimo interdetti e aspettiamo che tutti scendano per poter tentare
di comunicare con l'autista. Questo ci fa grandi segni di seguirlo, non abbiamo
molta scelta quindi gli andiamo dietro. Ci porta a un minibus, un piccolo van
con meno di dieci posti che si sta riempiendo di siriani. Ci fa capire che ci
porterà a Bosra, e di prenderlo. Stiamo per salire quando ci richiama e ...si
tira fuori di tasca degli spiccioli, che ci dà per darli all'autista! Tale
onestà mi lascia attonita, poteva anche intascarseli lui... non riesco neanche a
dargli la mancia, ci fa salire come fossimo bimbi piccoli, ci fa un sorriso e
sparisce nella folla.
Il minibus parte pieno zeppo, a un certo punto uno dei passeggeri fa una
colletta degli spiccioli e li passa all'autista che senza neanche controllarli
se li mette in tasca. Noi vediamo finalmente il primo cartello stradale in
lettere occidentali che indica “Bosra” a pochi km e ci sentiamo un po' meno
sperduti in mezzo al nulla. In realtà ci stiamo divertendo molto e commentiamo
ancora increduli la gentilezza dell'autista.
Arrivati a destinazione sbagliamo purtroppo la fermata, o meglio capiamo solo
dopo che il minivan non fa fermate fisse e dobbiamo chiedergli noi dove
fermarsi! Vediamo il teatro sfilarci davanti e finiamo per scendere nel paese
(paese.. diciamo quattro case con una strada in mezzo... se non fosse per lo
splendido teatro non meriterebbe una visita!). Pazienza... torniamo indietro a
piedi per neanche 1 km.
Il teatro romano di Bosra è veramente bellissimo, specie perché da fuori non si
immagina lo splendore che attende all'interno. Dall'esterno si vedono solo i
muri della cittadella araba, dopo aver pagato l'irrisorio biglietto di meno di 2
euro a testa ci si infila in un cunicolo buio e dopo pochi passi ci si trova
sugli spalti illuminati dal sole di questo teatro romano di 1800 anni fa, ancora
integro quasi nella sua totalità. Uno spettacolo. E' un teatro immenso, che
ancora ospita festival una volta ogni due anni e accoglie fino a 9000 posti a
sedere. Gli arabi, quando vi costruirono intorno una cittadella fortificata,
forse non si resero conto che ciò avrebbe contribuito a fargli attraversare i
secoli quasi senza una scalfittura.
Dietro il teatro ci sono i resti dell'antica città romana, in uno stato di
abbandono che mi ha un po' intristito. Le persone abitano dentro le rovine e
spesso si offrono di vendervi reperti storici che hanno trovato nel loro
salotto, cosa che consiglio caldamente di non fare!
Anche girando tutto con calma in un paio d'ore abbiamo concluso la visita,
torniamo in paese per cercare di capire dove e come partirà un bus per Damasco.
So che dobbiamo cercare un'agenzia di cui parla la LP, peccato che le insegne
siano tutte in arabo.. solito problema. Fermiamo un passante, e promettendogli
una piccola mancia chiediamo di portarci. Grazie al cielo capisce, perché di
gente in giro ce n'era poca, e in venti minuti siamo su un bus diretto a
Damasco. Arriviamo che sono solo le quattro, quindi da un tassista ci facciamo
portare all'ingresso dei souq per finire la visita in città.
Giriamo per qualche ora, e di nuovo ci stupiamo dei pochi turisti che incrociamo
per la strada.
Verso le sette decidiamo di cercare un posto per cenare, a pranzo abbiamo
piluccato, la colazione non l'abbiamo fatta e siamo davvero affamati. Insomma,
anche noi oggi un po' di ramadan l'abbiamo fatto. Scegliamo “l'Elissar”,
consigliato in molti diari oltre che dalla LP, che si trova in quartiere
cristiano. Il cameriere all'ingresso ci spiega che a nostra scelta hanno due
piani, oltre che due menù: al piano sotto menù del ramadan, al piano superiore
menù normale. Optiamo per il menù normale, mangiamo delle buonissime mezze e io
assaggio una delle loro ottime zuppe, il conto è come al solito sui 10 euro in
due. Chissà se il menù del Ramadan era altrettanto buono?
Torniamo in Hotel a piedi per vedere un'ultima volta la città, domani mattina
lasceremo Damasco.
19 settembre 2008
Lasciamo l'hotel di prima mattina, facciamo check out lasciando di tutto 314
euro per 3 notti (primo e ultimo cinque stelle della vacanza! Meritatissime
comunque...) per prendere il bus in direzione Palmyra. Solito taxi per la
stazione dei bus, che ovviamente non è la stessa del giorno prima ma l'altra.
Come dicevo ieri, stavolta si va a nord ieri si andava a sud... stazione diversa
e stavolta più semplice da girare. Non si tratta di un semplice piazzale, ci
sono varie agenzie che vendono i biglietti dei loro bus, con scritte fuori le
destinazioni non solo in caratteri arabi per fortuna!!! Scansati i vari
personaggi che ci propongono le loro mete scegliamo una delle agenzie
raccomandate dalla LP e prendiamo due biglietti per Palmyra. Paghiamo circa 5
euro in due, e visto che il bigliettaio parla un po' di inglese riusciamo a
sapere che il bus partirà entro venti minuti e ci metterà circa 2 ore e mezzo.
Trovare il bus è un pochino più complicato, perché bisogna trovare il numero del
bus e non sono proprio in ordine ma.. ce la facciamo. Siamo di nuovo i soli
turisti, il biglietto è in arabo e quindi chiediamo conferma all'autista prima
di affidargli i nostri zaini... va a Palmyra missione compiuta!
Il bus si avvia in orario ma si ferma ancora in stazione, alla fine ci sono dei
disguidi, il nostro autista si fa una litigata in arabo di buoni venti minuti
non capisco bene con chi, visto che lui strepita dal finestrino e da giù
qualcuno gli risponde per le rime. Alla fine parte visibilmente imbufalito,
visto che è l'unico bus di quelli presi a essere partito in ritardo sospettiamo
che il ritardo per loro non sia la norma e sia quello in parte il motivo
dell'arrabbiatura dell'autista, che pigia sull'acceleratore e guadagna quasi
tutto il ritardo! Per fortuna la strada è praticamente deserta...
Il viaggio va via veloce, un po' ascoltiamo musica, un po' dormicchiamo e molto
leggiamo la guida, un po' per capire cosa ci aspetta e un po' per decidere in
che albergo scendere. Alla fine scegliamo il
Villa Palmyra, un
hotel di media categoria di cui la LP parla bene.
A un certo punto il bus pare fermarsi in mezzo al nulla, questa strada polverosa
con dietro due case diroccate non mi sembra una città! Invece, scendono tutti e
scopriamo di essere a Palmyra. Ma dov'è esattamente?? Non abbiamo ancora
recuperato gli zaini che veniamo letteralmente attorniati da tassisti, veri e
presunti, che fanno a gara per portarci dovunque vogliamo. Mio marito, che si
trova nel suo habitat, si rimbocca delle fantomatiche maniche e inizia a
contrattare con quattro o cinque di loro assieme, visto che parlano solo arabo
non capisco come si intendano ma dalla gestualità mi pare che la cosa proceda,
io da brava moglie secondo le usanze orientali aspetto accanto senza fiatare.
Alla fine la decisione sembra presa, uno dei tassisti ci ruba letteralmente gli
zaini, fregandoci alla concorrenza, e ci porta per mezzo euro all'hotel che
dista appena un chilometro.. ma non l'avremmo mai trovato! Confermo che
l'autobus si era praticamente fermato in mezzo al nulla e non c'era un cartello
che indicava il “centro”...Che poi centro è una parola azzardata. Palmyra consta
di quattro strade in croce e di una via principale su cui ci sono tutti gli
alberghi, i ristoranti e i negozietti. Le rovine sono a 10 minuti a piedi dalla
“via dello shopping.”
L'hotel scelto si rivelerà un'ottima scelta, credo che come rapporto
qualità/prezzo sia il migliore di tutta la Siria. Di tutti quelli visti (si fa
presto, sono tutti attaccati!) il nostro è l'unico rinnovato da pochissimo (la
LP diceva nel 2007), la nostra stanza è minuscola ma tinteggiata di fresco e con
il bagno rifatto e la colazione è buona. Il tutto per 60 dollari compresi di
servizio lavanderia (gli ho fatto lavare una borsa di roba).
Sbrigate le pratiche di registrazione ci concediamo un leggero pranzo al bar di
fronte all'hotel, che ha pure il wi-fi (wi-fi criceto ma c'è!). A menù non c'è
molto, ci avvertono (lo sappiamo, ramadan!) , noi non abbiamo voglia di
decidere, gli diciamo di fare loro e ci portano delle insalate, delle patate
deliziose il tutto condito con i loro straordinari aromi. Inoltre assaggiamo per
la prima volta la spremuta di limone profumata alla menta, una bevanda che
scopriremo si trova dovunque in Siria ed è semplicemente deliziosa....ne siamo
diventati schiavi durante il nostro soggiorno. Non ci Dilunghiamo troppo con il
pranzo, siamo troppo impazienti di visitare la città antica. Questa si raggiunge
con una suggestiva passeggiata in mezzo alle palme... suggestiva a parte di
prestare sempre attenzione ai siriani che guidano qualsiasi cosa, dal cammello
al motorino, come indemoniati. Quasi tutta la città antica è a disposizione
gratuitamente, non si sono vincoli o recinzioni. L'unica cosa a pagamento è il
tempio di Bel, ma decidiamo di vederlo l'indomani mattina. I resti dell'antica
città romana, sviluppata dai romani come loro avamposto in Oriente, sono
talmente vasti e ben conservati da lasciare di sasso. Ci sono decine e decine di
colonne perfettamente conservate, racchiuse in un contesto affascinante, quello
di un deserto circondato da palme. Meraviglioso e poetico. Nessuna foto
purtroppo può rendere appieno la vastità del sito, noi abbiamo camminato tutto
il pomeriggio, fino al tramonto, in mezzo a rovine sempre diverse.
Decidiamo di concludere una giornata davvero incantevole con una cena al
ristorante del Cham Palace Zenobia Hotel. Questo hotel a cinque stelle gode di
una posizione invidiabile proprio accanto alle rovine, e anche se non si è
ospiti si può cenare al loro ristorante. Ci godiamo il nostro pasto su una
terrazza guardando le rovine, uno spettacolo incomparabile. Nell'euforia del
momento dimentichiamo anche che le loro porzioni non sono certo leggere, finiamo
per ordinare troppo cibo, avanziamo metà roba e spendiamo 21 euro in due.
20 settembre 2008
Stamattina vogliamo andare a vedere la Valle delle Tombe, che si trova a qualche
chilometro da Palmyra. Se non abbiamo intenzione -e non l'abbiamo- di fare una
bella scarpinata in salita, l'unico modo è trovare un tassista che ci porti.
Andiamo al piccolo museo della città, l'unico posto dove si può fare il
biglietto per le Tombe, pensando che lì davanti troveremo anche stazionati dei
taxi che ci potranno portare. E difatti.. non riusciamo neanche a mettere piede
davanti alla biglietteria che si avvicina un tassista che si offre di portarci.
Dopo breve contrattazione raggiungiamo un accordo, prendiamo i biglietti e
saliamo sulla sua “vettura”.
Dalla valle si gode una bella vista anche delle rovine della città vecchia, le
vediamo mentre saliamo alla Torre di Elhabel, data di nascita primo secolo d.C.,
l'unica visitabile all'interno. Facciamo qualche foto fuori mentre aspettiamo le
10, ora in cui verrà aperta per poter visitare le camere mortuarie all'interno.
Alle 10.01, con la loro solita puntualità siriana, dalla città sale il guardiano
a togliere i sigilli alla Torre, che viene aperta solo quattro volte al giorno
in orari ben prestabiliti. E' molto carina, le scale per salire fino in cima
alla torre sono un po' spezzagambe ma ce la caviamo senza troppi problemi.
Dopo la torre, con lo stesso biglietto, visitiamo l'Ipogeo dei tre fratelli, che
ha differenza dell'altra è una camera mortuaria scavata nel deserto, più o meno
dello stesso periodo, primo secolo dopo Cristo. E' molto ben conservata, peccato
che non si possano fare foto!
Al ritorno dalla Valle delle Tombe ci facciamo lasciare davanti al Tempio di
Bel, la cui visita abbiamo trascurato il giorno prima e salutiamo il nostro
tassista.
Questa enorme struttura, databile entro il primo secolo dopo Cristo, fu creata
originariamente per onorare il dio Bel, il Giove degli abitanti della regione.
In epoca ottomana, tutto il tempio fu circondato da mura alte 15 metri ancora
originali in molte zone. Con questa visita ci parte il resto della mattina, ma
ne vale decisamente la pena. Se tutte le rovine di Palmyra sono eccezionali, il
tempio di Bel è sicuramente la ciliegina sulla torta.
Torniamo al nostro albergo che manca poco al bus dell'una per Homs, se ci
sbrighiamo possiamo prenderlo. Ci facciamo chiamare un taxi dall'hotel mentre
recuperiamo i nostri bagagli dal deposito e ci facciamo portare alla stazione
dei bus, che non è affatto dove siamo arrivati il giorno prima (avevo detto io
che ci aveva lasciato in mezzo al nulla)!
Qua un paio di tassisti cercano di convincerci ad andare con loro, ma a noi pare
assurdo pagare cinquanta volte tanto (è esattamente quello che ci chiedono)
quando poi i bus dei siriani sono comodi. Facciamo i nostri biglietti e
aspettiamo da bravi insieme ai siriani che il bus parta. C'è solo quello in
tutta la stazione, stavolta non possiamo sbagliarci!
Durante il viaggio Luciano dorme e io cerco di documentarmi leggendo la Lp su
come cavarcela una volta arrivati a Homs. La destinazione finale della nostra
giornata è Hama, piccola cittadina a nord di Homs. Quindi noi da Homs dobbiamo
prendere il bus per Hama ma secondo la guida pare proprio che noi arriveremo a
una stazione mentre il bus per Hama parte dall'altra. Arrivati alla stazione,
cerchiamo di avere informazioni ma stavolta pare complicato, la stazione è
pienissima e un sacco di arabi si avvicinano per aiutarci, alla fine non ci si
capisce più nulla perché parlano cinque per volta! Luciano cerca di scegliere un
interlocutore che gli sembra affidabile, io ne approfitto per defilarmi e
comprare un panino dolce a una bancarella lì vicino visto che abbiamo saltato il
pranzo (la mia non è stata una diserzione, lui sembrava cavarsela benissimo da
solo!). Alla fine abbiamo la conferma per Hama dobbiamo cambiare stazione
quindi... chi ci porta a quell'altra stazione?? Parte una seconda
contrattazione, stavolta ne veniamo a capo rapidi, ce ne andiamo con un tassista
che ci fa attraversare tutta Homs suonando il clacson per far scansare tutti
quelli che gli stanno tra i piedi (e a giudicare da quando suona devono essere
molti!).
Questa stazione di Homs è la più grande che abbiamo mai visto qua in Siria fino
ad ora! Dove diavolo è la biglietteria?????????? Cerca e ricerca, alla fine
chiediamo a un tassista, che superata la momentanea delusione per non doverci
portare lui ad Hama ci porta fino alla biglietteria e ci affida a uno
sportellista spiegandogli dove dobbiamo andare. Io ci rimango anche male, perché
mi giro per ringraziarlo e dargli una mancia per il disturbo e lui è già
sparito!!!!!!!!!!!!!
Compriamo i nostri biglietti per Hama finalmente, il bus partirà entro 15
minuti, ci scrive sul solito biglietto in arabo un nome che noi pensiamo sia
quello della fermata mentre è quello del bus insomma... attimo di smarrimento ma
alla fine come al solito chiedendo qualcuno gentilissimo ci porta la bus giusto.
Il viaggio è molto breve stavolta, dura poco meno di mezz'ora, noi intanto
scegliamo dalla LP uno degli hotels consigliati, “Il Noria Hotel”, che sorge
proprio a due passi dal Cairo Hotel, che volevamo usare per le nostre
escursioni. Come Hotel non si rivelerà granché, anzi stavolta l'ho trovato poco
fedele alla spiegazione della LP. Sarà che ospitava un gruppo organizzato, non
ci sono capitate delle gran camere... pulite erano pulite, ma di certo avevano
visto molti inverni! Di contro il prezzo è stato adeguato, abbiamo pagato 48
euro per due notti. E, altra nota positiva, la colazione non si rivelerà affatto
male.
Sbrigate le formalità del check in, ci facciamo una doccia e per prima cosa
passiamo al Cairo Hotel per definire le escursioni che vogliamo fare da Hama.
Alla reception troviamo gente molto competente, io gli apro la cartina davanti
gli dico cosa voglio vedere e in cinque minuti definiamo il tutto. Nei prossimi
due giorni avremo a nostra disposizione un autista personale che ci porterà in
giro, per lasciarci dopodomani sera ad Aleppo, meta finale siriana. Il tutto ci
costa 160 euro ma se andrà tutto per il verso giusto saranno sicuramente ben
spesi.
Concludiamo la giornata passando il tramonto ad ammirare le vecchie ruote da
macina di Hama, alcune sono del 1400 incredibile che siano ancora in piedi! La
cena ce la concediamo all'Aspasia,
ristorante extralusso di Hama, davvero interni da mille e una notte, dove
mangiamo dell'ottimo pesce spendendo i soliti 20 euro in due.
21 settembre 2008
Alle 8 in punto siamo al Cairo Hotel dove ci incontriamo con Roma, il nostro
autista per i prossimi due giorni. E' un signore di mezza età molto gentile,
peccato che parli pochissimo inglese e le comunicazioni siano perciò ridotte al
minimo!
La prima metà di oggi è il Krak de Chevalier, probabilmente il castello crociato
meglio conservato al mondo. Con il senno di poi, la giudico una visita
imperdibile.
Il castello è conservato benissimo, non sembra quasi risentire dei suoi
ottocento anni. Qui per la prima volta incontriamo un po' di turisti, ma il
castello è talmente grande che è facile perdersi di vista. La visita ci porta
via due ore buone, quando torniamo in auto il nostro autista Roma se ne sta
dormendo beato sui sedili posteriori dell'auto. Ci spiega che durante il
Ramadan, specie con il caldo è dura: niente cibo e soprattutto niente acqua,
quindi....se si può dormire è tutto di guadagnato!
In ogni caso aspettare i turisti mentre fanno la loro visita deve essere
noiosissimo, quindi come dar loro torto se si fanno un sonnellino, Ramadan o
meno?
Risaliti in auto ci comunica che ci porterà a fare due foto al castello
dall'alto, in un posto dove la vista è splendida. In effetti la vista merita
davvero, peccato che per farci fare le foto imbocca tranquillamente una stradina
stretta a senso unico nel verso contrario suonando come un pazzo per essere
certo che nessuno venga dalla parte opposta!!!!!!
Dopo il Krak ci dirigiamo verso la seconda meta della giornata, il castello di
Saladino Il Grande, come è conosciuto da noi (Salah ad Din il nome arabo). Ci
fermiamo per un pranzo veloce nel ristorante che ha la vista migliore sulle
rovine del castello. Nonostante a prima vista rimaniamo un po' delusi, perché
paragonato al Krak sembra di vedere due macerie, quando arriveremo sul posto ci
renderemo conto che ogni delusione era prematura: i resti del castello sono
talmente ricchi e vari da renderlo un sito ugualmente unico e affascinante.
Dopo due foto e un pranzo veloce, ripartiamo per visitare il castello. Roma ci
spiega che dal ristorante c'è una via diretta ma poco agevole, è una stretta
strada di montagna molto sterrata. Quindi noi faremo un giro più lungo,
arriveremo venti minuti dopo ma per una strada migliore. Dopo la paura presa
poco prima assentiamo con entusiasmo alla proposta, anche se la strada più
agevole si rivelerà una pista asfaltata ma impervia, dove passa a pelo un'auto e
per tutto il tragitto continuiamo a chiederci che si fa se si incontra un altro
veicolo che viene in senso opposto, cosa che grazie al cielo a noi non
succede... non vogliamo neanche immaginare come era l'altra strada!
Arriviamo ai piedi del castello e non c'è anima viva, regna un silenzio quasi
spettrale. Roma si ferma ai piedi di una stretta scalinata e ci indica di salire
di lì, noi siamo assolutamente certi che sarà chiuso.. non c'è nessuno! Ci
facciamo gli innumerevoli gradini e siamo sempre più certi che stiamo salendo
per nulla, invece....il portone è miracolosamente aperto. Dentro c'è solo uno
che vende i biglietti e una donna che propone qualche souvenir, soprattutto
collanine. Il bigliettaio ci spiega che il castello chiuderà di lì a un'ora (c'è
mancato poco!) ma che comunque se ci mettiamo anche un'ora e venti di non
preoccuparci, nessun problema, ci aspetterà. Lo spero bene, ci accorgiamo ben
presto che nel sito ci siamo solo noi!!!! Se non ci aspetta non la vedo molto
divertente...
Il castello di Saladino, pur se molto diroccato, è per certi versi affascinante
quanto il Krak. Anzitutto la location è da mozzare il fiato: su un monte,
circondati da pini, con una vista magnifica sulle valli intorno. Inoltre i resti
sono abbastanza integri da far intravedere chiaramente qual'era la grandiosità
della struttura. C'è da dire che da un simile sito da noi in Europa non sarebbe
probabilmente aperto al pubblico: non ci sono transenne di sicurezza verso i
dirupi, nessuna parte, anche la più pericolante, è chiusa da delle corde...
tutto è lasciato al caso e alla propria discrezione. La visita ci piace molto, e
in effetti usciamo oltre l'ora che avevamo a disposizione ma il bigliettaio come
ci aveva promesso non pare scocciato.
La via del ritorno verso Hama è abbastanza lunga, finiamo per assopirci in auto.
Manca poco al tramonto quando Roma ci lascia davanti al nostro hotel, ci
salutiamo e ci diamo appuntamento per il mattino dopo. Quando saliamo in hotel
troviamo che come promesso ci hanno cambiato la stanza, da una che è stata
costruita ai tempi dei nostri antenati ce ne hanno data una che pare costruita
all'epoca dei nostri nonni....vabbeh, accontentiamoci del piccolo miglioramento!
Almeno il materasso è come al solito eccellente!!! Una nota positiva questa da
sottolineare: anche gli alberghi più economici da loro hanno dei gran materassi,
non come da noi che spesso nelle pensioni ti capitano bitorzoluti.
La serata è una replica di quella precedente.. bissiamo anche il ristorante
visto che c'eravamo trovati molto bene.
22 settembre 2008
Stamattina quando usciamo dall'hotel il cielo è bello nero, sembra proprio che
voglia piovere. E' il primo giorno brutto dall'inizio della vacanza, non
possiamo lamentarci troppo, ma potrebbe scombinarci i piani della giornata. Ci
rechiamo puntuali all'appuntamento con Roma e siamo appena saliti in auto che
arriva il temporale. Ci sorprende proprio mentre stiamo andando a vedere Apamea,
il primo sito della giornata. Attendiamo in auto qualche minuto e poi per
fortuna spiove... anche se dobbiamo scarpinare in mezzo alle pozzanghere saremo
fortunati, per il resto della giornata il tempo reggerà.
Apamea, fondata da uno dei generali di Alessandro Magno, merita una visita per
la ricchezza del sito, davvero notevole. Anche qui, come a Palmyra, ci troviamo
di fronte a chilometri di colonne in fila, tutte ancora in piedi!!!!
Pur essendo a pagamento (soliti 2 euro, prezzo standard per tutta la Siria), il
sito non ha una vera e propria biglietteria, diciamo che periodicamente passa
uno lungo le rovine a vendervi il biglietto. Io pensavo che volesse vendermi
delle collanine e gli giravo al largo.. poveraccio mi è dovuto correre
dietro!!!!
Dopo Apamea, ci dirigiamo verso le città morte a sud di Aleppo. Queste sono
delle ghost towns siriane: abbandonate da circa 15 secoli per motivi a tutt'oggi
inspiegabili, come se gli abitanti fossero scomparsi nel nulla. Legate a queste
città non state trovate delle cause storiche come quelle che hanno portato al
declino e al successivo abbandono di città come Palmyra o Petra in Giordania, e
questo ha reso la loro nomea abbastanza affascinante, insieme al fatto che le
città non erano certo due, visto che i siti fino ad ora portati alla luce sono
quasi seicento... Per ovvie ragioni pratiche (e anche perché sospettiamo che si
somiglino un po' tutte!) decidiamo di visitarne solo uno, Serjilla, uno dei più
vasti e meglio conservati.
La visita per certi versi più sorprendente della giornata è però l'ultima, la
basilica di San Simeone a nord di Aleppo.
Questa deve il suo nome a un individuo molto peculiare. Nato intorno al 390 d.C.,
Simeone era il figlio di un pastore che sin dalla giovane età si sentiva portato
a una vita ascetica. Si ritirò in un monastero, ma trovava la vita non
abbastanza ascetica per i suoi gusti. Così andò a vivere in una grotta sopra
delle colline, a pregare e a digiunare in completa solitudine.
La sua fama di asceta molto devoto cominciò a circolare, e sempre più pellegrini
andavano a trovarlo alla sua grotta. Ma Simeone, che sospetto fosse un po'
demofobico, diventava sempre più intollerante a questa invasione della sua
privacy, così costruì un palo di 3 metri sopra cui si trasferì a vivere, in modo
che le altre persone non potessero toccarlo! Sfortunatamente questa singolare
iniziativa non fece che accrescere la sua fama tra i pellegrini, così man mano
aumentava la gente che chiedeva di vederlo lui costruiva pali sempre più alti.
Spese quarant'anni in cima ai suoi pali, quando morì viveva su un palo alto 18
metri a cui era attaccato con una catena di ferro, per non rotolare giù nel
sonno..ora ditemi voi....
Quando morì, nel 459, intorno al famoso palo fu costruita la basilica che
abbiamo visitato. I lavori della basilica furono completati nel 491 ed era la
chiesa più grande del suo tempo,. Le pareti esterne sono ancora ben conservate e
fanno chiaramente intuire quanto fosse maestosa.
Dopo la basilica diamo l'addio al nostro autista, Roma ci lascia davanti al
nostro hotel di Aleppo. Lo salutiamo con grande piacere, gli facciamo gli auguri
di riuscire a tornare ad Hama in tempo per festeggiare la fine di quel giorno di
Ramadan con la sua famiglia e noi facciamo velocemente check in, per sfruttare
il resto del pomeriggio a nostra disposizione.
Senza fare piani, lo passiamo a gironzolare per i souk di Aleppo che, purtroppo
per le nostre finanze, sono una cosa splendida. Facciamo razzia di un po' di
tutto ciò per cui è famosa la Siria: tessuti, saponi e quant'altro. Il mezzo
zaino che ho tenuto apposta per lo shopping sembra non essere sufficiente, ma a
forza di spingere di qua e di là e di inventarmi incastri fantasiosi ci farò
stare tutto.
Mentre giriamo ci accorgiamo anche di quanto Aleppo sia diversa da Damasco.
Sembra una città molto più ricca, ma le donne qua girano praticamente quasi
tutte velate di nero, tranne le poche cristiane. Dei bei veli multicolore
incontrati ovunque in Siria non c'è quasi traccia.
Come tutti gli altri posti dove ci siamo fermati anche Aleppo é deserta in
maniera quasi spettrale quando più tardi ci rechiamo a cena. Durante il Ramadan
subito dopo il tramonto tutto è chiuso per la cena e la preghiera per almeno un
paio d'ore. Gli unici suoni che si sentono sono i canti degli Imam delle varie
moschee, illuminate da una tenue luce verde che le rendono riconoscibili anche
da lontano in mezzo al buio.
Per cena decidiamo di provare il ristorante del Beit Wakil, hotel a cinque
stelle situato vicino al quartiere cristiano. Io assaggio il loro kebab alle
amarene, citato in tutte le guide e nei diari.. piatto buonissimo anche se dal
sapore insolito, da provare assolutamente. Luciano invece decide di sperimentare
il vino libanese ma non è così contento della sua scelta come lo sono io, scopre
che è troppo dolce per il suo palato e non gli va molto a genio doverlo mangiare
con la carne come lo servono loro. Il conto stavolta causa vino sale a ben 20
euro in due! Ci stiamo abituando male, la prima volta che usciremo a cena a casa
ci verrà un colpo.
Quando usciamo Aleppo ha di nuovo cambiato faccia. La cena e la preghiera sono
finite, i negozi hanno riaperto e la gente si riversa a fiumi per le strade.
Facciamo due passi per il quartiere cristiano, ripromettendoci di tornare per
una visita approfondita domani perché pare molto bello, come tutta la città. Ci
facciamo anche un'altra promessa per l'indomani: di stare lontani dai souk,
perché non possiamo tirarci dietro borse di roba per tutto il resto del viaggio!
23 settembre 2008
Stamattina quando ci svegliamo purtroppo il tempo è brutto. Stavolta piove e sul
serio! Scendiamo a far colazione sperando che intanto spiova ma non avremo
questa fortuna...
Spendere due parole sul Baron Hotel, dove alloggiamo, è quasi un obbligo. Ho
voluto a tutti i costi pernottare qui perché è un pezzo di storia di Aleppo. Al
suo tempo ospitò personalità importanti, come Churchill, Lawrence d'Arabia e
Agatha Christie, e quello che era un hotel lussuoso è diventato un pezzo da
museo. Tutta la struttura è vetusta e langue, le camere pur se spaziosissime
sentono il peso degli anni (bagni a parte, questi grazie al cielo sono stati
rifatti!), il personale di servizio sembra adagiato sulla sua gloria passata e
si dà poco da fare, probabilmente per il prezzo pagato (68$ a notte con
colazione-la quale è probabilmente la più misera di tutta la vacanza) c'è di
meglio ma... io consiglio lo stesso di soggiornare qui se passate da Aleppo.
Sempre se, come me siete facili a cedere al fascino della storia, e vi lasciate
un po' trasportare dalle vestigia di glorie-molto-passate.
Visto che dopo colazione sta ancora piovendo indugiamo a fare qualche foto
dentro l'hotel ma alla fine dobbiamo deciderci a mettere il naso fuori.
Il tempo farà il capriccioso tutta mattina, alternando violenti scrosci a intere
mezz'ore in cui non verrà giù una goccia d'acqua. Solo dopo mezzogiorno tornerà
il sole. Per fortuna per visitare Aleppo bisogna per buona parte transitare dai
souk, che sono al coperto... quindi ci risparmiamo un po' di acqua.
Aleppo mi piace infinitamente di più di Damasco. Entrambe le città hanno il loro
fascino, ma Aleppo ha secondo me quel qualcosa in più.
Una delle parti più eleganti di tutta la città è quella del quartiere cristiano.
Qui ci sono parecchie old houses convertite a hotel di grande charme. Sono dei
piccoli gioiellini, questo è l'indirizzo del mio preferito:
www.tourathhouse.com.
Molto bella, sempre in questo quartiere, la chiesa armena, costruita in ricordo
delle vittime del genocidio del 1915.
Prima di tornare in hotel per la doccia ci scappa l'ultimo immancabile souvenir:
un enorme vassoio di dolcetti siriani, che sono deliziosi e ci mancheranno
moltissimo!
Ceniamo al ristorante Sissi, secondo la LP il miglior ristorante di tutta la
Siria, a pochi passi dal Beit Wakil.
Non so se ci siamo fatti influenzare dal giudizio, ma di sicuro rimane una delle
cene migliori di tutta la vacanza. Il locale è molto elegante, con tanto di
camerieri in smoking, e la cucina è di alto livello. Di un paio di mezze
facciamo anche il bis! Qua incredibile accettano la carta di credito, ci viene
strisciata in dollari americani e paghiamo un conto di 30 USD mancia e servizio
compresi.
24 settembre 2008
Alle 8.30 del mattino atterriamo in Giordania e alle 9 stiamo già uscendo
incontro al nostro autista mandato dall'hotel, dopo aver perso non più di dieci
minuti in aeroporto con la pratica dei visti.
E' stata una levataccia prendere il volo delle 7.30 da Aleppo, ma fa sicuramente
risparmiare quasi un giorno di viaggio.
Come base d'appoggio per le successive due notti abbiamo scelto Madaba invece
della capitale Amman: la distanza di entrambe dall'areoporto Queen Alia è più o
meno simile. Il
Mariam Hotel, situato a una decina di minuti a piedi dal centro della
cittadina, é probabilmente, come rapporto qualità/prezzo, il migliore di tutta
la vacanza. Alloggiamo in una spaziosa doppia con vista piscina per poco meno di
30 euro a notte, con compresa una buona e abbondante colazione. Il Mariam
inoltre ha già convenzionato una serie di taxi, con prezzi già stabiliti e
visibile anche sul loro sito internet, per le varie mete della Giordania.
Ne approfitteremo subito. Dopo aver portato in camera i nostri bagagli,
chiediamo di avere per le due un taxi che ci porti al Mar Morto e poi usciamo
per visitare Madaba.
Piccola cittadina molto piacevole da girare, Madaba vanta una ricca collezione
di mosaici di epoca bizantina. Il più famoso, ma a mio parere non il più bello,
è il Mosaico della Terra Santa. L'opera era sicuramente notevole in origine,
quando più di 2 milioni di tessere rappresentavano la mappa di tutta la Terra
Santa, ma ne sopravvivono solo pochi frammenti.
Vale la pena di fare il biglietto cumulativo per il parco archeologico, il museo
di Madaba e la Chiesa degli Apostoli dove sono conservati molti altri bellissimi
mosaici.
Passiamo la mattinata a visitare tutti i siti storici di Madaba, ci fermiamo
anche a prendere un caffè da
Alle due ci rechiamo all'appuntamento con il nostro autista, che puntuale ci
aspetta davanti al nostro hotel, per andare al mar Morto.
Durante il viaggio facciamo anche una sosta sul Monte Nebo, purtroppo però a
parte il panorama c'è poco da vedere perché la chiesa che ci trova sulla sua
sommità è chiusa per restauri. Riusciamo a vedere solo due dei bellissimi
mosaici qua conservati.
Dopo la breve sosta, ripartiamo per il mar Morto e l'autista ci lascia ad Amman
Beach, una spiaggia attrezzata fuori dalla struttura dei grandi alberghi che
popolano le sue rive. Si paga l'ingresso al complesso, che comprende l'affitto
di un asciugamano e ha spogliatoi e piscina, oltre a un accesso alla spiaggia.
La spiaggia non è nulla di che, ma non siamo qui per quello, ma per provare la
strana sensazione di immergersi in queste acque così salate. E' davvero
stranissimo: sentendosi come in una culla, è impossibile fare altro che
lasciarsi tenere a galla. Qualsiasi tentativo di nuotare finirà solo per farvi
rifinire a pancia all'aria!
Proviamo anche a farci cospargere di fango, ma alla fine non riusciremo a
tenerlo su i quarantacinque minuti prescritti perché ci fa venire un prurito
pazzesco quindi correremo nel mare a lavarci!!!!
Dopo il bagno ci asciughiamo guardando il panorama dal bordo della piscina, si
vedono le coste israeliane dall'altra parte del mare.
Dopo un paio d'ore di sosta torniamo a Madaba. Ceniamo in quello che secondo la
nostra guida è il miglior ristorante di Madaba, il Saraya Restaurant nel
complesso Haret Jdoudna. La cena è davvero buona, prendiamo una selezione di
varie mezze, i prezzi sono un po' più alti di quelli siriani ma comunque
inferiori a quelli europei.
25 settembre2008
Stamattina ci alziamo presto con l'intento di andare a visitare la città romana
di Jerash. Siccome il prezzo del taxi dall'hotel è fisso, prima di andare a far
colazione chiediamo in reception se qualcun altro vuole andare di farlo
presente. Siamo fortunati: al ritorno da colazione troviamo ad aspettarci due
signori francesi che vogliono fare la nostra stessa gita. Il tempo di salire in
camera a prendere le nostre cose e si parte!
Prima di andare a Jerash passiamo per una breve visita al castello di Ajlun,
castello saraceno del tredicesimo secolo (anche se in origine sull'insediamento
sorgeva un monastero cristiano ben più antico).
Che devo dirvi.. la mia rough dice che era una visita da non perdere.
Secondo me, se si sono visitati i castelli siriani, è una visita perdibilissima.
Diciamo poi che mentre stiamo arrivando, quando sbircio dall'auto, a momenti mi
viene un colpo. Da lontano si vede benissimo che davanti alle mura hanno creato
un'area di parcheggio di cemento armato per i bus... ora, certe cose vanno fatte
e lo so. Ma vanno fatte con criterio!! Io avrei preso ad accettate chi ha
approvato il progetto, l'impatto da pugno nello stomaco è abbastanza deprimente.
Per fortuna il castello non entusiasma nemmeno i francesi e in poco tempo siamo
fuori e siamo diretti verso la vera visita della giornata, Jerash!
Questa bellissima città romana andrebbe visitata solo per lo splendido arco di
Adriano, la cui bellezza e le cui dimensioni lasciano senza fiato. Solo per lui,
vale la pena di venire fino a Jerash.
Il brutto (o forse no?) di Jerash è che la cosa più spettacolare viene
all'inizio. Il sito è tutto molto bello, vasto e con monumenti davvero
pregevoli, peccato che ci sia davvero troppa gente!! E noi, abituati troppo bene
(o troppo male!) rimpiangiamo un po' la pace di Palmyra...
Giriamo il sito fino al tramonto, dopo un po' la gente finalmente se ne va.
Torniamo a Madaba in tempo per la cena. Doppiamo il ristorante della sera prima
dove finiamo per trovare i nostri compagni di viaggio francesi. Ma del resto,
con le stesse guide si finisce negli stessi posti... così chiudiamo la serata
con dell'ottimo cibo e dell'ottima compagnia.
26 settembre
Alle nove, dopo due notti di splendida permanenza, lasciamo il nostro hotel di
Madaba alla volta di Petra. Siamo in un taxi/minibus con altri compagni di
viaggio: due signori australiani, i due signori francesi e due ragazzi spagnoli.
A parte i signori australiani, gli altri sono vecchie conoscenze.
Il nostro viaggio si snoda lungo la strada dei re, attraverso il Wadi Mujib, ma
siamo sfortunati perché nonostante il sole oggi c'è molto vento e a causa della
foschia praticamente non si vede nulla. Quindi, saltano quasi tutte le soste che
dovevamo fare al Wadi e rimane solo quella al Castello di Karak.
..Hmm, carino. Decisamente migliore da fuori che da dentro, visto che
all'interno è stato ristrutturato molto pesantemente. Ribadisco: se avete
visitato i castelli siriani lasciate perdere, meglio forse dedicare più tempo a
qualcos'altro.
Inoltre io e Luciano scalpitiamo, non vediamo l'ora di arrivare a Petra!!!
L'autista, quasi che lo sappia, sembra insistere a volerci far scorgere la
nebbia londinese dal wadi Mujib, visto che altro non si vede. Luciano alla terza
sosta del genere vorrebbe ammazzarlo.....
Nonostante l'autista ce l'abbia messa tutta per favorire il contrario, arriviamo
a Petra in anticipo sulla tabella di marcia, sono appena le tre del pomeriggio.
Il minibus ora deve smistarci tra i vari alberghi, ma il nostro è il primo della
lista per fortuna. Molla noi e i due australiani davanti al Petra Moon Hotel,
noi facciamo il check in cinque secondi, molliamo gli zaini oltre la porta della
stanza in forse dieci (quindi al momento non sapremo nemmeno se il nostro hotel
è una topaia o meno) e probabilmente il minibus non ha ancora svoltato l'angolo
che siamo al visitor center di Petra a comprare il pass per due giorni. In
questo ci aiuterà la posizione davvero strategica dell'hotel: accanto al
lussuoso Movenpick, quindi a pochi minuti a piedi dall'ingresso del sito.
Il biglietto di due giorni è un po' una presa in giro, o forse lo è l'ingresso
di un giorno, visto che il primo costa 26 euro e il secondo 21 euro....morale:
guadagnano tanto sulle comitive dei viaggi organizzati che fanno un giorno solo,
quindi meglio farne almeno due, tanto c'è davvero molto da vedere.
Prima di arrivare al Tesoro, la facciata monumentale più stupefacente di Petra,
c'è da camminare per buoni venti minuti attraverso il siq. Mentre ce ne stiamo
scendendo di buon passo, dicendoci tra di noi che non ci sembra così terribile
come prospettata dalla guida, veniamo redarguiti da una signora italiana che ci
fa presente che al ritorno ce ne accorgeremo....io confermo: la passeggiata non
è affatto terribile, neanche dopo aver camminato tutto il giorno!
La prima volta funziona così, o almeno è funzionato così per noi. Si cammina
allungando in continuazione il collo come galline sperando di scorgere il Tesoro
oltre la curva successiva. E quando questo accade.....beh, chi c'è stato, sa
l'emozione che si prova!!
Visto che davanti al Tesoro c'è davvero tanta gente in questo momento, decidiamo
di vedercelo con calma più tardi e dedichiamo il resto del pomeriggio a visitare
il siq esterno, il teatro e il centro di Petra.
Quanto torniamo al Tesoro, ormai il tramonto è arrivato e non c'è più nessuno.
Ci sediamo a contemplarlo con calma. E' proprio splendido!!!
Alla fine, anche se un po' riluttanti ci decidiamo a tornare in albergo. Sulla
strada incontriamo anche il nostro compagno di viaggio australiano che sembra
entusiasta pure lui! E meno male, visto che si è fatto tutte quelle ore di
aereo.. per inciso, quando mi ha detto che avevano una fattoria tra Melbourne e
Sidney, in mezzo all'Australia, un pochino l'ho invidiato...!!!
Finalmente diamo un'occhiata seria alla nostra stanza. Non è affatto male, è
molto grande, e per 40 euro a notte davvero non mi aspettavo tanto. Ci facciamo
una doccia veloce e visto che Luciano è in costante litigio con il cibo arabo
decidiamo di provare il buffet del Movenpick, secondo la nostra guida buonissimo
anche se un po' costoso, ma soprattutto per lui internazionale. In effetti c'è
di tutto e di più, ma alla fine nessuno di noi assaggia nessun piatto di cucina
internazionale, mangeremo invece un buonissimo shwarma, forse il migliore di
tutta la vacanza. Buffet in effetti carissimo per gli standard mediorientali!!!
quasi 50 euro in due ma.. per una sera si può, consigliatissimo. Prima di
rientrare in hotel facciamo tappa a un supermarket a prendere dell'acqua e dei
biscotti per il giorno dopo (...lo devo dire? La frutta l'abbiamo rubata al
buffet del Movenpick e per fortuna.... perché non ce n'era traccia in nessun
supermarket!) e poi a nanna presto. Domani si cammina!
27 settembre 2008
Stamattina sveglia alle sette, rapida (e buona!) colazione in hotel in una sala
da pranzo deserta (in due giorni a parte gli australiani non abbiamo incontrato
nessun altro.. il dubbio ci è venuto che fossimo solo noi e loro in hotel!
Dubbio mai risolto per altro...). Quando transitiamo per il siq è ancora
abbastanza presto da non esserci nessuno, anche il Tesoro è deserto. Quasi
deserto se tralasciamo i cammelli.
Le uniche persone che incontriamo sono camminatori, scarponcini da trekking e
bastoni, che danno l'idea di partire per percorsi molto seri.
Visto che siamo freschi decidiamo di salire subito sull'altura del sacrificio,
uno dei due programmi impegnativi che abbiamo per la giornata. La salita va
bene, la facciamo in compagnia di un gruppo di persone che sembrano sapere il
fatto loro. E' una salita abbastanza impervia ma fattibilissima. Peccato che
sbagliamo completamente il ritorno.
Mentre siamo lì che ci godiamo il paesaggio e la splendida vista dall'altura....
e ci chiediamo quale sarà la “strada” diversa dall'andata da cui scendere di cui
parla la nostra guida, vediamo il gruppo che è salito con noi partire convinto
per un sentiero. Ci diciamo che loro stanno quasi sicuramente imboccando la
strada che vogliamo prendere noi, voglio dire... quante ce ne saranno? Ecco, mai
essere così ottimisti.
All'inizio va tutto bene, anche perché vediamo monumenti davvero bellissimi.
Ma dopo un po' i monumenti sembrano spariti e siamo in mezzo al nulla! Dopo aver
cercato di star dietro ai trekkeristi per quarantacinque minuti (e vi assicuro
che non era facile, noi non siamo messi male ma quelli erano camminatori
evidentemente esperti e andavano a una velocità diversa!) mio marito insiste che
stanno andando nella direzione opposta da quella del centro di Petra. Io
protesto, ma ormai dovrei aver imparato a non farlo, semplicemente perché il mio
senso dell'orientamento è PARI a zero mentre lui sa dove si trova anche se gli
bendi gli occhi e lo fai ruotare su se stesso tre volte. Cartina alla mano
scopriamo che ha ragione lui (ma va?), il gruppo di capre di montagna che
stavamo seguendo é evidentemente diretto al monumento del serpente (vi dico solo
che è fuori dalla mappa di Petra della nostra guida...), quindi abbiamo
camminato per 45 minuti dalla parte opposta rispetto al centro di Petra dove
dovevamo ridiscendere. Ma che bella notizia...
Gambe in spalla, c'è poco da fare, Luciano si inventa una strada che non so
nemmeno dove la pesca, ormai siamo finiti in mezzo a chi a Petra ci abita ancora
che dopo un po' ci rassicura (ok, mi rassicura perché lui era già certo) che la
strada è giusta.
Dopo.. un bel po'!! sbuchiamo proprio davanti al ristorante Basin che si sta
riempiendo di gruppi di turisti. Tra una cosa e l'altra abbiamo fatto
mezzogiorno. Ci sediamo a mangiucchiare qualcosa anche noi, mentre riposiamo
mezz'oretta e poi affrontiamo la salita verso il Monastero.
Questi è, dopo il Tesoro, probabilmente il monumento più imponente di tutta
Petra.
Però arrivarci costa caro: un'arrampicata di quasi quaranta minuti in salita
lungo dei gradini dove dovrete continuamente far passare gli asini che portano
su le persone che non vogliono farsela a piedi. E' questa la vera parte
estenuante dell'ascensione, più che la salita stessa...
In ogni caso non sognatevi nemmeno di non farla, perché il premio finale vale
ogni fatica.
Dopo essercelo goduto con calma, riscendiamo per esplorare meglio alcuni
monumenti del centro che il giorno prima non avevamo approfondito.
Il resto della giornata si conclude come la volta precedente: io e Luciano
seduti davanti al Tesoro in attesa che tutti gli altri escano dal sito. Stavolta
lo salutiamo per sempre, ma chissà che non sia un arrivederci.
Dopo una doccia veloce, c'è la scelta del ristorante per la cena: stavolta tra
quelli proposti dalla nostra guida optiamo per il “Red Cave”, a pochi passi dal
Movenpick dove, sorpresa! Troviamo di nuovo i nostri due signori francesi.
Ricordate il discorso che facevo a proposito delle guide che conducono negli
stessi posti? Cena buona, conto economico, compagnia sempre simpatica. Peccato
che il nostro ormai sia un saluto certo: noi domani proseguiremo per il deserto
del Wadi Rum, loro risaliranno verso Amman.
28 settembre 2008
L'unico bus che da Petra va al Wadi Rum parte alle 6 del mattino.. che splendido
orario! Tanto più che sembra che non sia puntuale, voci confermate sul posto
dicono che passa a un orario indicativo tra le 6 e le 6 e 30. Visto che il
nostro hotel è pure a un buon quarto d'ora (facciamo venti minuti) di cammino
dal centro di Wadi Musa, dove passa il bus, usciamo intorno alle 5 e 20. Non
abbiamo riservato un taxi, semplicemente abbiamo deciso che ci incammineremo a
piedi e vedremo se saremo così fortunati da incontrarne uno per strada, sennò
pazienza. Quando alla fine ne troviamo uno, siamo quasi in cima alla salita che
porta al centro (pant pant), ma per un paio di euro lo prendiamo lo stesso per
non dover metterci a cercare la stazione degli autobus.
Una vera stazione poi non c'è, quella che la guida chiama con ottimismo così è
solo un piazzale con due panchine. Non c'è nemmeno la biglietteria, sembra che
il biglietto si faccia sul bus... speriamo!
Arriva un bus e sono quasi le sei... vuoi vedere che è puntuale?? Assolutamente
no, ci dice l'autista che quello va ad Amman. Ci sembrava troppo bello per
essere vero......
In quel mentre ci si accosta un'automobile, il guidatore si offre di portarci
lui al Wadi Rum. Parte una feroce contrattazione sul prezzo e alla fine
riusciamo a strappare lo stesso del bus. Sospetto che ci sia andata bene perché
il tipo doveva andare ad Aqaba per i fatti suoi ma a conti fatti... a noi che
importa? L'unica cosa è che guida davvero come un pazzo quindi arriviamo al Wadi
Rum non alle 8, come da programma, ma alle 7.15, con il visitor center ancora
sbarrato! Inganniamo il tempo mangiando qualcosa che avevamo portato con noi
come colazione e quando aprono i battenti facciamo chiamare Aodeh, la nostra
guida, al telefono dall'ufficio informazioni e paghiamo l'ingresso al parco del
Wadi Rum (2 JOD, poco meno di 2 euro, a testa). Aodeh si presenta a prenderci
dopo pochi minuti che è stato chiamato. Si stupisce di vederci: ha telefonato a
chi gestisce i bus ma gli avevano detto che era in ritardo, così gli spieghiamo
che siamo arrivati fin lì con mezzi alternativi. Ci porta a casa sua, a pochi
minuti d'auto dentro il parco, dove ci offre il tè e ci fa conoscere il suo
splendido bambino mentre viene pronta la nostra jeep.
Io e Luciano siamo anche stupiti dalla bontà del tè che ci servono, è la prima
volta che ne bevo così buono da quando sono in Medio Oriente, di solito ti
rifilano il lipton in bustina...
Ci spiega che è il tè beduino, ne berremo anche al campo e mi sono pentita di
non averlo comprato al visitor center del Wadi Rum!
La nostra jeep viene pronta: Aodeh ci presenta suo fratello, che sarà la nostra
guida nel corso della giornata, con lui ci rivedremo al campo la sera.
Quando si è trattato di prenotare la guida al Wadi Rum, che ho scelto di fare da
casa, ho mandato delle mail a diversi indirizzi di guide consigliate dalla
nostra rough ed ho scelto Aodeh
(aodeh25@yahoo.com) perchè è stato velocissimo a rispondere alle mie mail e
mi ha proposto in maniera chiara e esauriente un itinerario che andasse incontro
ai nostri desideri. Abbiamo scelto uno degli itinerari più cari su due giorni
nel Wadi Rum, visto che abbiamo voluto una jeep tutta per noi e abbiamo
concordato di fare la pista nel deserto fino ad Aqaba. Il tutto ci è costato 160
JOD (poco meno di 150 euro), compreso tutto (cibo e acqua in bottiglia a volontà
durante il giorno) ma ogni singolo soldo è stato meritato.
Abbiamo fatto tutto quello che volevamo noi per la giornata, con i nostri tempi
e come ci andava. Abbiamo sempre seguito i consigli della nostra guida quando ci
invitava a fare dei percorsi a piedi e ci siamo divertiti molto. Inoltre, il
campo era davvero molto pulito e ben tenuto, noi abbiamo usato i nostri sacchi a
pelo per dormire ma loro fornivano tutto e in ottimo stato.
Il Wadi Rum è probabilmente dopo Petra il posto che mi è piaciuto di più di
tutta la Giordania. Per certi versi ricorda l'ovest americano.. per i colori
rosso intenso, per essere così diverso dal Sahara che avevo visto pochi mesi
prima ma ugualmente bello.
Dopo un po' di ore lo confesso, si comincia ad avere le natiche doloranti visto
che le jeep sono tutto fuorché morbide! Piccolo consiglio: siccome dovrete
portare i vostri bagagli sempre con voi, nel nostro caso erano ai nostri piedi
nel retro della jeep, non è la vacanza adatta a dei trolley rigidi...
Al tramonto raggiungeremo il campo per la notte, che divideremo con soli due
giovani medici italiani che abbiamo già incrociato un paio di volte durante la
giornata.
Per la cena come promesso ci raggiunge Aodeh.
Finalmente Luciano è felice come una Pasqua quando ci servono del delizioso
pollo cotto alla brace senza aggiungere nessuna spezia. Se chiedete a lui vi
dirà sicuramente che è la migliore cena di tutta la vacanza! Quando diventa buio
in cielo compaiono una quantità incredibile di stelle, vale la pena di dormire
nel deserto solo per questo spettacolo incredibile... Noi siamo davvero cotti,
anche perché siamo in piedi dall'alba, ma cerchiamo di resistere il più
possibile prima di crollare addormentati.
29 settembre 2008
Sveglia e colazione al campo, davvero abbondante e gustosa. Dopo avere mangiato,
ci separiamo dai nostri compagni di campo: il nostro autista è arrivato, ed è
pronto per portarci ad Aqaba. Il viaggio dura quasi due ore, nella pista in
mezzo al deserto che dal wadi Rum conduce fino alle porte di Aqaba. Qua ci
separiamo dal nostro autista, ci affida a un tassista che ci dovrebbe portare
fino al centro della città. anche se noi gli diamo un piccolo extra per un
diving center consigliato dalla nostra rough dove abbiamo programmato di passare
la giornata a rilassarci un po'.
Il diving center è stata la prima (e a dire il vero l'unica) cantonata presa
dalla nostra guida, perché corrispondeva ben poco alla descrizione. L'abbiamo
trovato un po' troppo poco curato e i prezzi rispetto a quanto riportato dalla
guida, che ha comunque solo un paio d'anni, erano almeno triplicati. Ma tant'è,
ci dobbiamo stare solo un pomeriggio e alla fine lo passiamo a riposarci al
sole, a fare un bagno ed ammirare la bella barriera corallina di Aqaba. E'
praticamente attaccata alla riva, non serve nemmeno immergersi con la maschera
per vederne le meraviglie!
Nel tardo pomeriggio prendiamo il bus del diving (a pagamento, e non gratis come
dichiarava la guida) per il centro di Aqaba e lì un taxi per l'aeroporto, dove
abbiamo il volo per Amman. In aeroporto dobbiamo aspettare poco meno di due ore
prima di prendere il nostro volo per Tel Aviv, tutti voli molto brevi di forse
trentacinque minuti. A Tel Aviv, dove atterriamo intorno alle 23, ci fermano al
controllo passaporti, come immaginavamo, appena vedono il timbro siriano. Ci
portano in una stanzina dove ci lasciano mezz'ora a macerare (secondo noi,
volutamente) prima di interrogarci. Alla fine l'interrogatorio è abbastanza
blando: interrogano solo mio marito, non tutti e due e anche se gli fanno
domande molto particolareggiate sul nostro itinerario in Siria e in Giordania il
tutto si risolve abbastanza velocemente in una ventina di minuti.
Il modo più economico ma anche più comodo per raggiungere Gerusalemme
dall'aeroporto sono i nesher taxis. Sono dei minibus che partono quando sono
pieni (bastano pochi minuti!) e al prezzo fisso di 45 NIS (circa 14 euro) a
testa vi conducono direttamente davanti al vostro hotel di Gerusalemme. Molto
comodo e anche non caro, se si pensa che il Ben Gurion airport dista 36 km da
Gerusalemme.
Si trovano facilmente, appena usciti dall'aeroporto sulla destra c'è un cartello
che indica la loro fermata.
Siccome il nostro hotel si trova dentro le mura in una zona pedonale, il nesher
ci lascia davanti alla Damascus Gate, a pochi minuti a piedi. La Damascus Gate è
l'ingresso del quartiere musulmano e c'è una grande festa per la fine del
Ramadan. Ci sono bancarelle di cibo e luci, è l'una di notte ma sembrano nel
pieno dei festeggiamenti. Il fatto che ci sia molta gente in giro ci aiuta,
perché non troviamo subito il nostro hotel, abbiamo bisogno di qualche
indicazione.
L'Hashimi hotel è dentro i souk musulmani ed ha una gestione islamica piuttosto
rigida. Un cartello all'ingresso avvisa che il pernottamento nella stessa stanza
non è consentito alle coppie non sposate anche se poi a noi si limitano a
chiederlo senza pretendere prove!
L'atrio è molto bello...
Mentre le stanze sono un po' delle celle monacali, semplici semplici. Andiamo
subito a nanna perché è già tardi, ma nella strada i festeggiamenti per la festa
ci terranno svegli ancora a lungo.
30 settembre 2008
La colazione nel nostro hotel non è compresa e costa anche un'esagerazione
secondo noi, quasi 7 euro a testa. Per chi capitasse da queste parti, avviso che
a pochi passi dall'Hashimi Hotel, verso la via Dolorosa, c'è una bakery
spettacolare dove con due o tre euro abbiamo comprato svariati tipi di biscotti
e brioche per far colazione. Abbiamo fatto colazione con quelli a un bar dove
abbiamo preso due tè (lipton, certo che dopo i tè dei beduini...).
Noi abbiamo prelevato dei NIS appena arrivati al bancomat dall'aeroporto ma
volendo ne potete fare a meno. Tutti, anche l'ultimo banchetto dei souk, accetta
gli euro e anzi, tenderà a dirvi prima il prezzo in euro della cosa che chiedete
per poi convertirlo in moneta locale.
L'Hashimi hotel, se ha alcune pecche (il bagno minuscolo ad esempio) non ha
quella della posizione. Di fatto è eccellente, a tre minuti a piedi dalla chiesa
del Santo Sepolcro che è la prima nostra visita della giornata.
La chiesa é una delle più strane e insieme delle più affascinanti che abbia mai
visto.
Strana perché al suo interno si incrociano diversi stili, affascinante perché
non ho mai visto una chiesa così gremita di persone di ogni nazionalità, intenta
a pregare nei vari angoli della poliforme costruzione. Tutto questo la rende
unica al mondo.
La chiesa riunisce in sé le varie congregazioni cristiane, non solo di
Gerusalemme ma del mondo intero. Sono però quelle di Gerusalemme ad avere seri
problemi di comunicazione tra di loro: siccome proprio non riescono a mettersi
d'accordo sulla gestione della chiesa, le chiavi le tiene una famiglia musulmana
quale organo superpartes, famiglia che ogni mattina ha il compito di aprire la
chiesa e ogni sera di chiuderla.
Dopo la chiesa del Santo Sepolcro cominciamo ad esplorare i vari quartieri di
Gerusalemme: la città vecchia è divisa in vari quartieri: ebraico, musulmano,
cristiano e armeno. La parte musulmana della città è barricata, con tanto di
guardie armate a difesa delle transenne per evitare che chiunque le attraversi.
Chiediamo spiegazioni ai soldati israeliani di guardia e ci spiegano che oggi è
giorno di festa per i musulmani, perciò non sono ammessi visitatori, domani se
vorremo potremo andare.
I souk musulmani oggi sono quasi tutti chiusi, quelli aperti sono di proprietà
di ebrei e di cristiani.
Gerusalemme non è solo una città presidiata da forze armate. E' una città
videosorvegliata ventiquattr'ore su ventiquattro. Credo. Di fatto non ho avuto
modo di verificare se le molte telecamere viste fossero accese oppure no. Di
certo queste sono ovunque.
Alcune sono in bella vista, altre più nascoste, vanno cercate. Ma ogni via è
sotto l'occhio elettronico.
Gerusalemme ci ha colpito, tra le altre cose, anche per la sua cosmopoliticità.
La città santa di tre religioni é un luogo dove in pochi metri si incontrano
ideologie, religioni e stili di vita diversissimi tra di loro.
In questo risiede gran parte del fascino della città e l'ha resa, almeno per
noi, così unica e speciale.
Insieme, logicamente, con le sue bellezze artistiche e culturali. E al bagaglio
storico che si portano dietro.
In molti dei luoghi visitati siamo letteralmente circondati da gruppi di
preghiera al seguito del loro parroco, manco a dirlo la maggior parte di loro
sono italiani.
Chiudiamo la giornata alla ricerca dell'ultimo acquisto serio del viaggio, il
narghilè che vogliamo portarci a casa dall'arrivo in Siria (ma che per ovvie
ragioni di ingombro, non abbiamo potuto fare prima). Ne scoviamo uno molto bello
in un souk, la contrattazione non è delle più serrate a Gerusalemme ma riusciamo
lo stesso ad avere un piccolo sconto. Gli zaini sono già stracolmi, questo verrà
con me in una borsina. Sbrigata la commissione, ci rimane da pensare solo alla
cena.
seguiamo come al solito i consigli della Lonely planet e scegliamo l'Armenian
Tavern, che rimane manco a dirlo nel quartiere armeno e fa cucina... indovinate?
Il locale è molto caratteristico e la cena gustosa, io assaggio un piatto di
specialità armene miste, Luciano decide che il suo stomaco è saturo di
esperimenti e si prende un filetto alla brace.
1° ottobre 2008
La giornata inizia con una piccola discussione alla reception dell'hotel, perché
il giorno prima non ci hanno fatto la stanza e vogliamo essere certi che oggi ce
la rifacciano.
Oggi troviamo chiuso il bar dove abbiamo fatto colazione il giorno prima, quindi
dobbiamo trovare un altro posto dove consumare i nostri dolcetti. Eh sì, perché
ieri era festa musulmana mentre oggi è festa ebraica quindi è chiusa un'altra
fetta della città... questa è Gerusalemme!
Oggi camminiamo ancora molto e copriamo tutta la parte antica di Gerusalemme.
Non è molto grande e in due giorni si può visitare praticamente tutto.
Due cose ci colpiscono su tutte in questa giornata. La prima è la tomba di re
David. Non è un monumento oggettivamente bellissimo, ma quando arriviamo per
visitarlo è gremito di ebrei dediti alle loro preghiere.
Ci dicono che dobbiamo aspettare, appena avranno finito con le preghiere potremo
entrare. E' la prima volta che assistiamo a una loro preghiera e ci piace molto,
per certi versi ci ha ricordato una messa gospel. Sono tutte preghiere cantate,
e accompagnano i canti con le mani o battendo ritmicamente i piedi per terra. Ci
siamo seduti fuori ad ascoltare, è stato intenso e bellissimo. Finita la
preghiera, la gente ha iniziato a uscire, per primi i bambini che sono corsi a
giocare nel cortile interno, mentre gli adulti gentilissimi ci hanno fatto segno
che ora possiamo entrare. La tomba si può visitare rispettando la divisione tra
i sessi al suo interno, abbastanza rigida: le due zone sono divise da delle
tende così che io e Luciano finiamo per visitarla ognuno per nostro conto senza
neanche vederci. Il monumento in sé non è nulla di memorabile, ci è piaciuto
molto di più ciò che l'ha preceduto.
L'altra cosa che ci colpisce su tutte è la passeggiata intorno alle mura di
Gerusalemme. La consigliamo tantissimo perché anche se c'è da camminare (la
vecchie mura circondano quasi tutta Gerusalemme tranne la parte che passa dietro
il Dome of the Rock dove non si ha accesso) consente di vedere Gerusalemme
dall'alto quindi da una prospettiva completamente diversa si ammira sia la città
vecchia al di qua delle mura che quella nuova dall'altra parte
Nella parte musulmana incappiamo in uno spiacevole incidente: mentre stiamo
passando sulle mura che la sovrastano dei ragazzini ci prendono di mira con le
loro pistole giocattolo e ci sparano dei pallini, per fortuna senza conseguenze.
I bambini di Gerusalemme ci hanno impressionato molto, giocano solo alla guerra
e in modo molto violento. Gli unici giocattoli che ho visto transitare nelle
loro mani sono armi, logicamente finte, ma spesso caricate con palline di
plastica che si sparano contro l'un l'altro. Una tristezza che non vi dico...
questa è sicuramente un'impressione non gradevole che riporteremo a casa da
Gerusalemme, insieme a un rimpianto: non aver trovato il modo di visitare il
Dome of the Rock. La blindatura intorno era totale, ogni accesso interdetto ai
visitatori.
Finita la visita delle mura, è ormai sera e la nostra vacanza é giunta al
termine. Torniamo in Hotel, dove facciamo prenotare il nesher taxi per le tre
del mattino dopo. Ci verrà a prendere davanti alla New Gate, una delle porta di
ingresso alla Old City, ci aspetta una bella levataccia perché avremo buoni
dieci minuti a piedi per raggiungerla.
Per la nostra ultima cena di questa bellissima vacanza scegliamo Amigo Emil, a
pochi passi dal nostro hotel. Di nuovo e per l'ultima volta cucina araba, io non
posso che salutare il Medio Oriente l'ordinando l'hummus, uno dei miei piatti
preferiti!
E come si dice... The game is over.