Non ho mai
viaggiato molto per vacanza, piuttosto preferivo crogiolarmi al sole del resto
splendido della Croazia e specialmente a Pola in cui ho trascorso 20 anni delle
mie ferie. Ad un certo punto mi è scattata una molla in testa, ho 60 anni
suonati ed ho detto perché non cambiare? Ho scelto Madagascar. L’Africa la
conoscevo già dal 1975 avendo soggiornato per lavoro in Nigeria e Sudan per
circa 3 anni e forse per questo ho scelto inconsciamente di tornarci anche se
tra il continente e l’isola c’è qualche differenza; non troppa a mio parere.
Partenza il 3 Ottobre 2007, viaggio alla fantozzi. 30 ore per arrivare a Nosy Be
causa ritardi aerei.
1°- 4 ottobre - a Fascene viene a prelevarmi un signore che risulta essere il
maggiore interlocutore di Ankazoberavina, isola in cui io sono diretto dopo
averla scoperta casualmente su internet ed averla scelta quasi per scommessa
dato che solo da quest’anno è stata introdotta in qualche depliant. Il signore,
tale Mario M. è il socio fondatore di una società, nature sauvage, che ha come
scopo unico il mantenimento e la conservazione assoluta di Ankazoberavina. E’
stata una grossa fortuna per noi che le nostre vacanze coincidessero con quelle
di questo signore con moglie al seguito e due coppie di amici venuti con lui da
Roma; perché con una guida di questo spessore e di tale esperienza una vacanza
si può trasformare da bella ad indimenticabile. Dopo tutto questo lungo prologo
ritorno al primo giorno. Fuori dell’aeroporto ci attende un taxi che ci porta
alla spiaggia di Madirokely, dove ci aspettano due motoscafi, uno per i bagagli,
siamo in 8, e l’altro per le persone. Partiamo a velocità sostenuta e dopo circa
un ora si avvista in modo nitido il contorno di Anka, mentre resto esterrefatto
dalla spettacolarità dell’isola il marinaio malgascio, certo Magic si ferma in
mezzo all’oceano a contrattare con un pescatore su una minuta piroga il pasto di
mezzogiorno. Alla fine, dopo un quarto d’ora di trattative porta a bordo un
enorme carango di circa 25 Kg. E 2 cernie di media grandezza. Riprendiamo il
viaggio e mentre siamo in prossimità dell’isola scorgo, cioè mi fanno scorgere,
accovacciati su un albero della fittissima foresta che incornicia l’isola, 2
splendidi esemplari di aquile di mare. Facciamo il giro a nord dell’isola,
scorgo i bungalows sulla spiaggia ma si prosegue per poter attraccare in una
laguna a sud della stessa. Lì l’acqua è sempre calma e l’attracco è possibile.
Scendiamo a terra e un po’ stanchi ci dirigiamo verso il nostro bungalow.
Sull’isola ce ne sono solo 8; costruiti in modo spartano, il bagno piccolissimo
è diviso dalla camera da una semplice tenda. L’acqua calda per farsi la doccia
si può adoperare solo nel pomeriggio perché c’è un solo generatore e l’acqua è
razionata dato che su anka non c’è sorgente e dev’essere presa e portata dalla
costa del Madagascar che qui dista solo 3 Km., non è potabile, i denti bisogna
lavarseli con bottiglie confezionate.
2°- Il secondo giorno escursione immediata con il capo Mario che ci porta tutti
attraverso l’unico sentiero largo un metro in mezzo ad una vegetazione
incontaminata verso la spiaggia Est dove c’è un giardino di coralli. Ci
arriviamo dopo circa un quarto d’ora di scarpinata dolomitica e affaticato mi
immergo con la mia maschera nell’acqua dell’oceano per la prima volta. L’acqua è
splendidamente calda e sotto c’è l’inverosimile; migliaia di pesci coloratissimi
etc. A mezzogiorno si rientra e si pranza tutti assieme su una veranda in legno
sotto la quale c’è un lungo tavolo il tutto coperto dalle foglie di palma che
qui usano per fare i tetti. Arrivati alla frutta, mentre sbuccio una banana,
sento uno schiamazzo intorno a noi. E’ una colonia di lemuri che dopo un secondo
aver sentito l’odore della frutta si sono precipitati per avere la loro parte.
Alla sera si va a letto presto perché dopo aver cenato e fatto quattro
chiacchiere, siamo stanchi e decidiamo di andare a dormire. Per andare dalla
sala pranzo al bungalow abbiamo la torcia elettrica, sull’isola non esistono
faretti esterni per non disturbare le tartarughe che hanno fatto di questo luogo
il loro ritiro preferito. Loro sentono quando sono amate. Nel letto sotto
un’enorme zanzariera sento a 10 metri il rumore incessante del mare che da
questa parte nord dell’isola non è mai calmo ed è per fare un paragone come
dormire in un appartamento vicino all’autostrada del Brennero in centro a
Bolzano. C’è una sola differenza; qui il rumore non disturba e dopo un po’ ci si
abitua fino a diventare conciliante e melodico.
3°- il terzo
giorno decidiamo di fare il giro dell’isola a piedi; ci incamminiamo sotto un
sole implacabile che batte sul basalto nero dell’isola ma dopo un’ora decidiamo
di tornare perché l’alta marea ha fatto un brutto scherzo e non riusciamo a
passare in un punto frastagliato; ci fermiamo un po’ ad osservare la splendida
insenatura sulla spiaggia nord coloratissima da una splendida colonia di
Mangrovie, quindi ci dirigiamo sulla baia sud per fare un lungo bagno con
maschera e pinne; anche qui c’è un piccolo giardino di coralli, meno bello del
precedente e comunque affascinante per la grande quantità di pesci ed il
contorno smeraldo della foresta fittissima che si riflette. Il pranzo a
mezzogiorno è sempre più che discreto perché improvvisato ad alzata di mano da
tutti i componenti la colonia la sera precedente. Il pomeriggio facciamo un giro
con motoscafo alla piccola isoletta di antsoa e alla spiaggia dei Russi; bello.
4°- si
colaziona alle otto e poi tutti in barca verso Nosy Yranja. Dopo aver superato
lo splendido faraglione, meta di moltissimi uccelli, a sud dell’isola di Anka,
in poco più di mezz’ora siamo in vista di yranja. Vale la pena vederla; è tutta
una fantasia di colori nel mare e la spiaggia che unisce le due isole è di un
candore accecante e fine come il borotalco. Ci dirigiamo dall’approdo dove c’è
il resort; mi sembra un po’ troppo per vips e le quote per soggiornarvi sono da
capogiro. Facciamo tutta la lingua di sabbia ammirando i colori che si
sovrappongono tra cielo, sabbia e mare tanto da escludere quasi l’orizzonte e
dando l’impressione quasi di un miraggio, meraviglie. Arriviamo dopo essersi
immersi nell’acqua una decina di volte all’altra isola abitata da Malgasci. Qui
troviamo su un tavolo apparecchiato sotto delle palme lo spuntino preparato dai
nostri accompagnatori Malgasci e mangiamo in beata contemplazione dei dintorni.
Dopo una piccola sosta, il mio capo Mario, il suo amico di sempre, tale Fausto
S., navigatori a vela di tutte le parti terracque, sempre in perenne movimento
ci ordinano di seguirli a bordo per la partenza verso Anka. Partiamo stavolta
con velocità moderata perché il Mario ha fatto installare 3 canne per pesca al
traino ed il ritorno è stato deliziato da un’avventura di pesca con tra l’altro
2 grosse prede, caranghi, e con il mare molto mosso.
5°- visita a
Tanikeli; un’oretta di barca e siamo in vista del piccolo lembo di terra ;
l’isola non è granché; la sorpresa è sotto. I coralli iniziano ad una profondità
di 30 cm. E continuano intricatissimi e coloratissimi sino a circondare metà sud
dell’isola. Un’emozione unica ed indimenticabile. Non perdetela. Sono rimasto ad
Anka per 10 giorni; che dire, per me e mia moglie è stata un’esperienza unica ed
indimenticabile, tanto che alla partenza ringraziando Franco il direttore ci
siamo commossi sino alle lacrime consci che stavamo lasciando un vero paradiso.
Non dimenticheremo mai quei giorni fortunati in un posto così lontano e fuori
dalla portata del più banale turismo. Grazie Ankazoberavina, ma soprattutto
grazie ancora a Mario, Carmela ed ai loro simpatici amici che da maestri del
mare hanno fatto in modo che ogni giorno non ci mancasse nulla e che noi
vedessimo il tutto.
6°- I 7
giorni che ho poi trascorso a Tsarabanjina sono una storia a parte perché è
risaputo che l’isola è una perla vera e propria e descriverla nei particolari mi
sembra quasi di cadere nel retorico perché chiunque ho letto nei vari siti ha
detto esattamente quello che io ho visto e pensato.
L’isola è di un’accoglienza unica, quasi imbarazzante per il turista, tanto è
coccolato. Con Nadia, ragazza di Vicenza abbiamo fatto un’escursione ad Ankarea
e di seguito alla Grande Mitsio; molto bella Ankarea e selvaggia al punto
giusto. Le canne d’organo alla Mitsio sono un’esplosione di forma e colore da
mozzafiato. Dopo essere approdati, scarpinata per 2 ore nell’interno della
Mitsio per visitare la flora molto interessante e i villaggi di pescatori; mi
sono ricordato un po’ qui della somiglianza con l’Africa del continente; rientro
quasi col buio a Tsara. I giorni seguenti non ho perso occasione per accodarmi a
Cecile, una ragazza francese che parla molto bene Italiano; lei guida il branco
di visitatori subacquei nei dintorni nord–ovest dell’isola. Tsara, a 400 mt.
dalla spiaggia è tutta contornata da giardini di corallo spettacolare e ben
conservato; pesci moltissimi. Solo nella zona nord, davanti al mio bungalow c’è
un cimitero molto vasto di corallo, conseguenza del tifone del 2004; dicono
quelli che sanno più di noi, si stia riprendendo. La cucina a Tsara è gradevole
ed il servizio ottimo; specie a mezzogiorno, a buffet, si può scegliere tra una
ventina di piatti tra i quali non manca mai il pesce; alla sera è un po’ più
lunga perché il servizio è al tavolo e la scelta non vasta; sicuramente un po’
meno gradevole del pranzo. I sentieri all’interno di Tsrara sono per noi l’unica
nota stonata. Sono sentieri ricavati con sabbia riportata da un punto sulla
spiaggia e sono un tormento per i piedi visto che non si cammina mai in modo
solido. Comunque è un mio parere da pelandrone che non vuole mai camminare. In
conclusione devo dire che nel mio primo viaggio lungo da vacanziere sono stato
fortunato.
Ho visto un’isola da sogno anche se non la più bella, Ankazoberavina, in cui ho
passato dieci giorni indimenticabili. Ho visto Tsarabanjina che credo sia tra le
isole più belle al mondo, penso di ritornarci; un consiglio: se potete scegliete
Ottobre, io mi son trovato benissimo come clima, e poi se avete la voglia di
andare ad Anka potreste avere la fortuna di fare le vostre ferie assieme a quel
fenomeno di Super Mario Sun shine. Ciao