Islanda 2015


ISLANDA 2015: VIAGGIO A CAVALLO di DUE CONTINENTI

(racconto di viaggio dall’8 al 24 agosto di Gianluca)

foto Islanda 2015
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SINTESI del PROGRAMMA di VIAGGIO:
08 agosto volo MILANO MALPENSA – KEFLAVIK (Icelandair)
09 agosto KEFLAVIK – PINGVELLIR – LANGJOKULL grotta glaciale – BORGANES
10 agosto BORGANES – PENISOLA Snæfellsnes – STYKKISHOLMUR
11 agosto STYKKISHOLMUR – TRAGHETTO (FIORDI NORD OCCIDENTALI) – DYNJANDI – FLATEYRI
12 agosto FLATEYRI – ISAFJORDUR – BLONDUOS
13 agosto BLONDUOS – AKUREIRI – GODAFOSS – HUSAVIK – zona LAGO MYVATN
14 agosto LAGO MYVATN – TOUR ASKIA – TERME JARBODIN
15 agosto LAGO MYVATN – DETTIFOSS – SELLFOSS – ASBYRGI – RAUFARHOFN
16 agosto RAUFARHOFN – TREK RAUDANES – PENISOLA LANGANES – TREK FUGLABJARGANES
– VOPNAFJORDUR
17 agosto VOPNAFJORDUR- SEYDISFJORDUR – LAGUNA JOKULSARLON – HALI
18 agosto HALI –PARCO NAZ. SKAFTAFELL – TOUR GHIACCIAIO VATNJOKULL – LAGUNA FJALLSARLON – HALI
19 agosto HALI – PARCO NAZ.
SKAFTAFELL TREK KRISTINARTINDAR – VIK
20 agosto VIK – SKOGAFOSS – SELJALANDFOSS   – HELLA
21 agosto HELLA – LANDMANNALAUGAR (TREK BRENNISTEINSALDA) – HELLA
22 agosto HELLA – CIRCOLO D’ORO (GULLFOSS-GEYSER-PINGVELLIR) – REYKJAVIK
23 agosto REYKJAVIK – PENISOLA Reykjanes
– KEFLAVIK
24 agosto KEFLAVIK – volo per MILANO MALPENSA

VARIE NOTIZIE SPICCIOLE:
MONETA CORRENTE: corona islandese, cambio circa 1euro=147corone (agosto 2015).
Prezzi sicuramente non economici per le tasche di un italiano. Uso carta di credito molto comune e ben accetto ovunque. Non occorre pertanto avere grosse cifre di contante al seguito. Sinceramente però, eviterei, al contrario di quello che suggerisce qualcuno, di non averne affatto. Ci è capitato infatti in più di un’occasione, di dover pagare obbligatoriamente in contanti delle guest house.
Il costo della vita è nettamente superiore al nostro, come lo sono del resto gli stipendi.
Parlando ad esempio di cibo, i ristoranti sono molto cari ed anche acquistando nei supermercati i prezzi sono maggiori ai nostri. La catena più conveniente ci è risultata la Bonus, una sorta di discount islandese. Attenzione inoltre alla vendita degli alcolici. Nei supermercati non si trovano ad eccezione delle birre a bassa gradazione. Scelta del governo per contrastare il fenomeno dell’alcolismo che purtroppo è molto diffuso. Se si vuole anche solo una birra normale la si può trovare nei negozi della catena Vin Budin, specializzata nella vendita di alcolici oppure ovviamente, nei ristoranti o pub.

FUSORARIO, LINGUA: 2 ora in meno rispetto all’Italia.
Lingua islandese, molto diffuso l’inglese. Caratteri alfabetici come i nostri, con l’aggiunta di alcune lettere. Purtroppo si trova molta difficoltà a pronunciare certi nomi di città e località.
Pertanto c’è da fare attenzione anche ai nomi delle strade se si usa il navigatore.

CLIMA: L’Islanda si trova in una zona di forti contrasti termici sia atmosferici (tra i tiepidi venti sudoccidentali e quelli freddissimi che scendono dalla Groenlandia) che marini. Tale condizione genera intorno all’isola una zona di bassa pressione quasi permanente, che è stata battezzata “Depressione d’Islanda“. L’inverno dell’Islanda non è eccessivamente freddo. L’estate è molto breve e fresca. Si può registrare un massimo di 25° nelle estati più calde. Quest’anno la stagione estiva è stata piuttosto fredda, soprattutto a Luglio, pertanto la neve era ancora presente in molte zone e per quanto ci riguarda abbiamo avuto una temperatura media intorno ai 10°-15° , con un minimo di 3°-4° ad un massimo intorno ai 18° circa.

DOCUMENTI: sufficiente la carta d’identità in regola con le norme vigenti.
L’Islanda pur non essendo CEE, ha aderito agli accordi di Schengen.

ABBIGLIAMENTO: per l’estate è consigliabile il classico abbigliamento a “cipolla”. Con il sole la temperatura è gradevole, ma occorre essere pronti a repentini cambi. Occorrono dei buoni indumenti caldi ed impermeabili, per le giornate piovose. In Islanda si dice che il tempo cambia ogni mezz’ora e che le previsioni meteo sono solo una pura indicazione. Scarpe comode, impermeabili ed un buon scarponcino da trekking se s’intende andare a fare qualche camminata.

STRADE/VIABILITA’: quella principale che segue il perimetro dell’isola è la famosa “ring road” n°1, scorrevole ed in alcuni tratti sterrata, ma molto ben tenuta. A tale proposito, occorre porre molta attenzione alle cosiddette “gravel road”, strade sterrate: anche le arterie più importanti lo sono a tratti. Discorso più’ complesso è relativo alle piste siglate con la lettera F. Trattasi di strade ben indicate solo percorribili da mezzi a quattro ruote motrici. Sono in molti tratti molto dissestate e possono presentare dei guadi da affrontare. Pertanto prima di partire è bene noleggiare l’auto pensando bene a ciò che si vuole fare per non ritrovarsi limitati. Vi sono indicazioni precise ovunque, un buon limite di velocita’ di 90 km/h sulle strade asfaltate e 80 sulle gravel road. Attenzione alla viabilità che cambia spesso: ottimo il sito ufficiale a cui si può fare riferimento, sempre aggiornato, sia per le condizioni meteo che per quelle stradali, webcam comprese. http://www.road.is (vegagerdin). Numero unico per le emergenze è il 112. Un buon atlante stradale aiuta ovunque nell’isola. Noi ci siamo trovati molto bene con quello diffusissimo della casa editrice Ferdakort, scala 1:200000, comodamente diviso in pagine. Il traffico è poco, ma purtroppo sia sulla strade asfaltate che sulle gravel road molti guidatori per lo più’ turisti, s’improvvisano piloti da corsa e pertanto occorre essere molto prudenti. La polizia non si vede spesso , ma non ha “pietà” per chi esagera. Occorre fare attenzione alle pietre che purtroppo possono essere letteralmente “sparate” su carrozzeria e vetri dalle auto che s’incontrano.

NOLEGGIO AUTO: la scelta è molto ampia, tra agenzie medio piccole o le grandi più conosciute. Molte sono già presenti direttamente nell’aeroporto di Keflavik. La nostra scelta è stata sull’affidabile e seria Blu Car. Auto ben tenute e prezzo concorrenziale. Ritiro e consegna a poche centinaia di metri dal terminal di arrivo. Le nostra auto è stata un Suzuki Jimny. Un 4×4 che ha un noleggio ad prezzo accettabile, permettendo di girare senza problemi un po’ ovunque. Unico problema che date le dimensioni contenute, può andare bene solo per due persone e bagagli. Consiglio altresi di orientarsi su qualcosa di più grande, soprattutto se si vogliono percorrere le piste F più impegnative: questo per sopperire alla limitata potenza ed altezza da terra in caso di guadi. I torrenti infatti possono ingrossarsi nel giro di poche ore, soprattutto quando piove. Inoltre l’assicurazione non copre i veicoli non autorizzati a percorrere certe strade come le piste F. Attenzione alle eventuali franchigie che non coprano i danni subiti anche a causa altrui (vedi rotture cristalli, bolli, ecc…). Vi è la possibilità in tal senso, di stipulare in maniera indipendente, assicurazioni supplementari che coprono proprio i costi di queste ultime.

BENZINA-RIFORNIMENTI: costo carburante praticamente allineato al nostro.
Benzina: circa 1,5euro/litro. Attenzione ai distributori di carburante, che quasi ovunque accettano solo carte di credito: tipicamente self-service. Ogni paesino normalmente ha una pompa di benzina, ma occorre fare attenzione a quanti chilometri si devono fare. Nelle zone interne ve ne sono pochi.

VARIE: Gli abitanti dell’Islanda sono circa 320000, la sola REYKJAVIK conta circa 120000 persone; altro centro abitato, considerato il secondo dell’isola come importanza, è Akureiri, che conta circa 20000 abitanti (zona centro nord). Per noi italiani è una situazione anomala vedere così poche persone, ma è molto comune spostandosi in Islanda ritrovarsi in paesi con qualche centinaio di abitanti al massimo e che fanno altresì da centro più importante in una determinata zona.

IL VIAGGIO:
Un’altra vacanza estiva è arrivata… quest’anno più che mai direi “per fortuna”! Ci vuole un break dalla solita routine quotidiana ed abbiamo scelto a nostro parere una destinazione molto indicata l’Islanda! Io e Patrizia preparati a dovere (almeno speriamo…), partiamo per la nostra piccola avventura. Nuovamente la scelta della tipologia di viaggio è quello “fai da te”, ci piace molto questa formula che permette di gestire in piena autonomia tempi e modi del viaggio.
L’8 agosto con un volo diretto Icelandair, puntualissimo, si decolla alla volta di quest’isola che cosi tanto ci affascina da tempo. Per chi ama la natura selvaggia questa è una meta eccezionale. Terra di fuoco acqua e ghiaccio. Selvaggia e definibile quasi “primordiale” per la conformazione geologica. Dimensioni paragonabili a Piemonte-Lombardia-Veneto messi insieme. Vulcani attivi pronti a sprigionare la loro forza tremenda in qualsiasi momento e ghiacciai immensi (ricoprono circa il 10% della superficie): primo fra tutti il Vatnajokull, il ghiacciaio più grande d’Europa, quarto come dimensioni al mondo. È la quarta massa di ghiaccio al mondo dopo la calotta glaciale dell’Antartide, la calotta glaciale della Groenlandia ed il Campo de Hielo Sur in Patagonia. Immenso: leggo abbia uno spessore medio di 400 metri e massimo di circa 1100 metri! Qui c’è anche la cima più alta d’Islanda il Hvannadalshnúkur, 2119 metri. Saremo letteralmente a “cavallo di due continenti”. Infatti l’Islanda, pur appartenendo geograficamente all’Europa, si trova geologicamente sopra le zolle del continente nord americano e di quello europeo. Trattasi della dorsale medioatlantica per capirci, enorme catena montuosa vulcanica e sottomarina. Quest’ultima la si vede affiorare chiaramente nel parco Pingvellir. Una posizione affascinante, ma per certi aspetti un po’ preoccupante: un’isola che si trova su una “bomba ad orologeria”… Ne sono testimonianza le devastanti eruzioni verificatesi nei secoli e neppure in tempio così remoti. Ovunque abbondano campi di lava enormi, segni questi della potenza della natura. Abbiamo programmato un viaggio itinerante, ci sono tantissime cose da vedere ed occorrerebbe molto più tempo, ma ci dobbiamo “accontentare” di 16gg completi. Giro dell’isola in senso orario. Di questo apro una parentesi: perché in merito ci sono più pareri contrastanti. Sembra che la maggioranza suggerisca che sia meglio farlo in senso antiorario, altri no. Sinceramente non ho ancora capito la differenza. Sicuro è che per quanto ci riguarda, tutto è andato bene e secondo il mio modesto parere, il giro fatto in senso orario può andare bene. Non seguiremo la classica ring-road 1, se non parzialmente a tratti. Nostra intenzione è di visitare anche zone un po’ meno battute dal turismo di massa. Partenza da Keflavik, a circa 30km a sud-ovest di Reykjavik, passando per il Pingvellir e facendo un tour nel ghicciaio Langjokull (ice-cave). A seguire la penisola Snæfelljökull e la zona dei fiordi nord occidentali che raggiungeremo con il traghetto. Ci sarà da “macinare” molti chilometri, lo sappiamo, forse dedicando troppo poco tempo a luoghi che meriterebbero di più. Vedremo molte cascate, tutte quelle che troveremo lungo il percorso. Anche in questo l’Islanda offre molto. Proseguiremo verso est andando a vedere (speriamo…) le balene ad Husavik e ci dirigeremo a seguire al Lago Myvatn, per fare un tour giornaliero all’imperdibile Askia. Successivamente proseguiremo verso l’estremo nord est a pochi chilometri dal circolo polare artico. Prevediamo alcuni trekking nella zona della penisola Longanes. Da qui rapida discesa lungo i fiordi orientali per fare tappa nella zona del parco naturale Vatnajokull e a seguire proseguendo per la piccola cittadina di Vik ed Hella base d’appoggio quest’ultima, per recarsi a fare un trekking nell’affascinante multicolorata regione di Landmannalaugar. Gran finale nel circolo d’oro, Reykjavik e la penisola Reykjanes. Unica grande incognita è il tempo atmosferico. Siamo concordi nel dover remissivamente accettare giorno per giorno ciò che ci riserverà il destino, sperando in un pizzico di fortuna e sapendo che questi paesaggio comunque sia, sono affascinanti anche con il brutto tempo. Il meteo in Islanda è notoriamente volubile, per cui ogni programmazione in funzione di possibili previsioni può risultare vana: ne avremo l’esempio in più di un’occasione.
Dalla nostra esperienza sicuramente arriva la conferma di come l’Islanda sia estremamente pulita, e soprattutto, ovunque regni l’ordine e l’organizzazione. Tipico standard dei paesi del nord Europa: questo anche nella zone più desolate. Gli Islandesi, un popolo di persone educate e disponibili. Scoperti con nostro stupore come grandi giocatori di golf: campi ve ne sono ovunque!

Tappa x tappa:
(n.b. i chilometraggi qui di seguito riportati sono solo indicativi e comprensivi delle eventuali deviazioni)

8 agosto volo MILANO MALPENSA – KEFLAVIK
Il giorno fatidico è arrivato. Partiamo da Torino per raggiungere l’aeroporto di Malpensa dove abbiamo il volo alle 23,40: destinazione Islanda! Consigliato acquistare il biglietto prima possibile, visto che agosto è un periodo di alta stagione. Alternativa ancor più economica all’Icelandair è la lowcost Wow air. Entrambe servono con volo diretto da Milano, Keflavik la cittadina a circa 40 km da Reykjavik che ospita l’aeroporto internazionale. C’è poi la possibilità, facendo scalo, di arrivare in Islanda da varie altre città europee. Prima fra tutte Londra. Certo l’orario del nostro arrivo non è comodissimo. Si atterra infatti in Islanda a notte inoltrata, alle ore 2 locali, dopo circa 4 ore di volo. Arriviamo in perfetto orario, cambiamo un po’ di euro in aeroporto per avere del contante in corone. All’uscita troviamo il ragazzo della Blue Car, l’agenzia di noleggio auto a cui ci siamo rivolti e che dista a poche centinaia di metri dal terminal. Ci accompagna cortesemente ed inaspettatamente all’ufficio. Infatti non era prevista la sua presenza. Meglio cosi. Riduciamo ulteriormente i tempi. Ritiriamo il nostro piccolo Jimny. E’ molto recente, solo 17000 km ed è pertanto molto ben tenuto. Purtroppo pioviggina e fa freddino. Dormiamo in una guest house in Keflavik, pochi minuti d’auto (circa 5km) e ci arriviamo senza problemi d’orientamento. Ci sistemiamo velocemente in camera, è tardi, ormai sono le 3,30 locali e non vediamo l’ora di coricarci per riposare. Domani ci aspetta la prima vera giornata in Islanda. Speriamo che il tempo migliori.

09 agosto KEFLAVIK – PINGVELLIR – LANGJOKULL grotta glaciale – BORGANES
Primo risveglio in terra islandese. Sono le 8. Un po’ storditi per le poche ore di sonno ci alziamo comunque molto emozionati per iniziare il nostro tour. Colazione abbondante nella carina guest house e caricato il suzukino partiamo. Primo giorno e già tante cose da vedere. Il tempo sembra essersi rimesso a posto e man mano che andiamo verso nord il sole ci appare dalle nuvole ed accende i colori di un paesaggio alquanto suggestivo. Superiamo Reykjavik diretti alla prima sosta di oggi: il Pingvellir. Si tratta di uno dei luoghi simbolo per il popolo islandese: ricopre un’importanza enorme. E’ il sito storicamente più importante per la cultura dell’isola: nell’anno 930 vi venne fondato l’Althing che pare essere il più antico parlamento del mondo oltre l’essere, ovviamente, il primo in Islanda. E’ pertanto stato dichiarato giustamente patrimonio dell’Unesco. Ma non solo: dal punto di vista naturalistico il grande interesse per il luogo deriva dal fatto che in questo punto c’è una spaccatura tra le faglie continentali. Questa è molto evidente nella gola di Almannagjá (“gola di tutti gli uomini”), una spaccatura lunga circa 5 km, dove si trova anche la cascata Öxaráfoss. Restiamo molto colpiti da questo posto così suggestivo e la giornata soleggiata ci da modo di apprezzarlo ancor di più. E’ facilmente e comodamente raggiungibile dalla capitale, sono circa 45km. Ci sono più punti in cui si può lasciare l’auto per fare una bella camminata. Facciamo due passi, approfittando del bel sole, nell’interno del canyon partendo da nord sino alla pittoresca cascata Oxararfoss, che si trova nell’area. Il Pingvellir fa parte del Golden Circle, il noto “giro” che permette di visitare tre delle più belle attrazioni naturali dell’isola: il Pingvellir appunto, Geyser e la cascata di Gulfoss. Alla fine del nostro tour, tra due settimane, abbiamo in programma di ritornarci percorrendo il circolo d’oro.
Il tempo vola e dopo questa sosta imbocchiamo la strada 550 diretti a Kaldidalur, località alle pendici del secondo ghiacciaio d’Islanda: il Langjokull. Qui faremo visita, con un tour guidato, all Ice Cave. Si tratta di un lungo tunnel scavato sotto il ghiacciaio ed aperto solamente dal giugno 2015. Una grande novità! Vi sono due possibilità per raggiungere il luogo: o la strada 550, uno sterrato abbastanza ben tenuto, che è stato aperto negli ultimi anni anche alle auto non 4×4, oppure percorrendo da sud ovest la 1 proseguendo sulle più agevoli ed asfaltate 50 e 518 (circa 180 km da Reykjavik). La nostra scelta è dettata dal voler vedere una zona più interna, più desolata e che comunque data la giornata di sole risulterà particolarmente suggestiva. Si tratta di percorrere circa 40 km dal Pingvellir. Un’ora abbondante di viaggio. Il tour Ice Cave si può comodamente prenotare online dall’agenzia che ha l’esclusiva della visita. (www.intotheglacier.is). Purtroppo dopo ore di apprezzatissimo caldo sole, ci ritroviamo a pochi chilometri della base del ghiacciaio in una fitta nebbia. Ci siamo però veramente goduti fino ad ora il trasferimento in questo paesaggio desolato. Intorno a noi tutto diventa ancora più aspro: ci stiamo alzando di quota e la vicinanza del ghiacciaio si vede dal terreno morenico ed a tratti quasi lunare: roccia e terra, nient’altro. Non incontriamo molte auto nel tragitto e questo senso di solitudine se da una parte è decisamente affascinante, dall’altra alla comparsa della nebbia da un leggero senso di angoscia. L’Islanda in molte zone ci farà apprezzare il potersi ritrovare immersi nella natura incontaminata praticamente soli e lasciarsi cullare dal vento ed ascoltare i suoni dell’ambiente circostante. Lasciamo la 550 per proseguire sulla ben segnalata 551 che in circa 10-15 km ci porta al centro informazioni dell’agenzia. Un rifugio che stanno ancora finendo di costruire. Sono le 14,30. Il nostro tour parte alle 15,30 pertanto abbiamo tempo di rilassarci un po’. Ci sono tre orari di visita: 11, 13, 1530. Il tour consiste in uno spettacolare trasferimento con un “mostro” ad ottoruote motrici che è in grado di procedere in salita lungo il ghiacciaio sino all’ingresso del tunnel. Dentro a quest’ultimo, che si trova a circa 25-30metri sotto il ghiaccio con altri 250 di spessore sotto i piedi, si viene catapultati in un mondo parallelo altrimenti irraggiungibile. Si cammina comodamente apprezzando i colori e le sfumature del ghiaccio. Una bella esperienza che dura tra trasferimento e visita circa 2-3 ore. Risaliti sul nostro “piccolo mostro” a 4 ruote ci dirigiamo verso sud ovest. Breve sosta alle molto carine cascate Hraunfossar: si trovano lungo la strada 518 in direzione sud-ovest. Sono la 19 quando arriviamo stanchi, ma molto soddisfatti, nei paraggi del piccolo centro abitato di Reykholt. Dormiamo in una guest house dentro una fattoria. Ceniamo fuori, la zona non offre molto in tal senso ed andiamo in una vicina tavola calda lungo la strada 50 nel villaggio di Kleppjárnsreykir, nome del locale Hverinn. Qui mangiamo un delizioso salmone ad un prezzo accettabile.
Distanze: KEFLAVIK – PINGVELLIR: CIRCA 90km / PINGVELLIR – ICECAVE campobase: circa 45km. ICECAVE “campo base” – BORGANES: circa 80km

10 agosto BORGANES – PENISOLA Snæfellsnes – STYKKISHOLMUR
Prosegue il viaggio. Oggi siamo diretti verso nord ovest: faremo il giro lungo la penisola Snafellsnes. Il perimetro è di oltre 100 km. Quest’ultima è racchiusa dall’oceano e sovrastata dall’imponente vulcano attivo e dall’omonimo ghiacciaio Snafelljokull. Un luogo speciale, che ha ispirato lo scrittore Jules Vern per ambientare l’ingresso al centro della terra nel suo famoso romanzo. Il tempo purtroppo non è bello, nuvoloso, ma non piove. Passiamo da Borganes, il centro abitato più grande della zona. Qui approfittiamo dei numerosi supermercati per fare la spesa ed il pieno. Ripartiamo. I chilometri scorrono velocemente e percorriamo un piccolo tratto della 1 per imboccare dopo non molto la 54, l’arteria principale della penisola. Con nostro grande piacere il tempo sta migliorando e ci ritroveremo di li a breve con il cielo completamente sereno! Costeggiamo delle stupende spiagge nere scalfite solamente dal vento e dalle onde. Prima sosta all’orrido di Raudfeldsgja: una singolare fenditura all’interno della montagna che si trova poco distante dalla strada. Per percorrere completamente il perimetro occorre ad un certo punto lasciare la strada 54 per proseguire sulla 574 che prosegue copiando la punta della penisola e passando nel Parco Nazionale di Snæfellsjökull. Deviamo sulla F570 per salire alle pendici del ghiacciaio. Sono circa 15 km di sterrato discreto che s’inerpicano sulla montagna. Qui le nebbie coprono un po’ la cima che arriva a 1500 m di altezza. C’è una spumeggiante aria gelida, a tratti le nuvole si diradano e riusciamo a vedere bene il ghiacciaio. Notiamo come la neve sia ancora presente in zone dove normalmente ad agosto non dovrebbe piu’ esserci. Testimonianza questa, di un’estate piuttosto fredda. La possiamo calpestare già vicino alla macchina. Da lassù c’è un bellissimo panorama sulla zona sottostante mare compreso. Ridiscendiamo e proseguiamo arrivando nel centro abitato di Arnarstapi: molto carino, dove c’è una bella scogliera da ammirare e dove ci fermiamo per pranzare comodamente seduti in un’area attrezzata con una vista spettacolare. Breve sosta anche ad Hellnar, piccolo villaggio di pescatori poco oltre Arnarstapi. Qui si ritrova una bella scogliera, una splendida chiesetta e varie formazioni rocciose, tra cui varie grotte. Oltre questi due centri abitati, vi sono molti punti d’interesse: la punta della penisola infatti costituisce il parco naturale citato prima. Qui troviamo ad esempio la grotta lavica Vatnshellir Cave che non vediamo per ragioni di tempo e poi le scogliere e formazioni laviche di Dritvik: campi di lava immensi generati da grandi eruzioni e la stupenda spiaggia nera. Da ricordare inoltre anche la spiaggia di Skardsvik, definita “caraibica” per i colori dorati e cosi poco comuni in zona. Nelle vicinanze troviamo a pochi chilometri anche la suggestiva scogliera di Svortiloft con un bel faro e vari piccoli crateri vulcanici. Da segnalare fra questi il Saxholl su cui si riesce a salire facilmente con pochi minuti di cammino. Dalla sua sommità c’è una splendida vista sugli immensi campi di lava sottostanti dell’area che prende il nome di Neshraun. Insomma, un luogo pieno di attrazioni paesaggistiche che vale la pena di visitare. La giornata passa velocemente viste le numerose soste. Ci ritroviamo a metà pomeriggio. Completiamo la tappa passando per il villaggio di pescatori di Grundarfjordur che si trova in un pittoresco fiordo sino a raggiungere la destinazione di oggi: Stykkisholmur. Piccola cittadina questa, da cui parte il traghetto Baldur con il quale si possono raggiungere via mare i fiordi occidentali. Sarà questa la meta di domani. Ci godiamo uno splendido tramonto sul mare. Fa freddo, ma siamo ripagati da effetti di luce stupendi.
Distanze: BORGANES – STYKKISHOLMUR circa 260km

11 agosto STYKKISHOLMUR – TRAGHETTO (FIORDI NORD OCCIDENTALI) – DYNJANDI – FLATEYRI
Una giornata particolare. Oggi infatti partiremo da Stykkisholmur alla volta dei fiordi nord occidentali con un mezzo di trasporto “alternativo”: la nave. Infatti con il traghetto Baldur della Seatour (www.seatours.is) in 2,5h si raggiunge la località di Flokalundur, lungo la costa meridionale della penisola nord-occidentale. La giornata è abbastanza bella. La traversata è molto panoramica ed è carina la brevissima sosta nella pittoresca isola di Flatey. Il traghetto fa due corse al giorno nel periodo estivo (ore 9 e 15,45). Noi ovviamente partiamo con la prima ed alle 12 circa siamo di nuovo in strada pronti per affrontare il trasferimento diretti a nord. Per chi ha tempo di soggiornare, vale sicuramente la pena esplorare la penisola e le scogliere di Latrabjarg. Questa è l’estremità più occidentale dell’Islanda ed è anche il punto più occidentale dell’Europa. Vanta pareti alte fino a 400m. Imbocchiamo la statale 62, panoramicissima con il fondo a tratti sterrato, ma molto ben tenuta. Sulla strada s’incontra la stupenda cascata Dynjandi, già visibile dalla strada e dal vicino parcheggio, ma che vale la pena di vedere da vicino con una breve camminata di mezzoretta. Oggi pernotteremo a Flateyri, piccolo villaggio di pescatori in uno dei fiordi più settentrionali della penisola. Dalla cascata Dynjandi procediamo percorrendo una serie di profondi fiordi ed ammirando un panorama molto spesso da cartolina. Arriviamo a destinazione a fine pomeriggio e sistemati i bagagli nella guest house, decidiamo di andare a fare spesa e cenare nella vicina (circa 23km) Isafjordur. Questo è il centro abitato più grande dei fiordi settentrionali. Ha un aeroporto e conta circa 3600 abitanti. Una cifra che può fare sorridere, ma che per l’Islanda rappresenta già una dimensione considerevole. Qui infatti si trovano alcuni supermercati per fare la spesa ed alcuni negozi. Purtroppo il locale dove vorremmo andare è al completo ed occorrerebbe attendere troppo, pertanto per non ripiegare su un fast food con improbabili pizze o panini freddi, ritorniamo a Flateyri. Una curiosità: sulla strada che collega quest’ultima a Isafjordur, si deve percorrere un tunnel di oltre 6 km di lunghezza che ha la particolarità di essere a doppio senso, ma con una corsia sola! Ogni centinaio di metri c’è una piazzola in cui i veicoli che provengono dalla direzione senza precedenza, possono spostarsi per lasciare passare gli altri che arrivano in senso opposto. Una bizzaria islandese, che ha però un riscontro quasi ovunque, soprattutto sui ponti. Infatti la stragrande maggioranza di essi è a senso unico alternato. Della serie che arriva per primo passa!!! In più di un’occasione ci abbiamo scherzato sopra, pensando se avessimo lo stesso sistema da noi in Italia… e soprattutto alle conseguenze! Cena, come dicevo a Flateyri, qui c’è un locale carino, il pub Vagninn dove abbiamo mangiato bene: pesce pescato del giorno e un’ottima carne d’agnello.
Distanze: FLOCALUNDUR (terminal traghetto) – FLATEYRI circa 110 km

12 agosto FLATEYRI – ISAFJORDUR – BLONDUOS
Quella di oggi è una delle due tappe in programma con maggior chilometraggio. Percorreremo la strada 61 che ricopia per buona parte la tortuosa forma dei fiordi dell’area centrale della regione. Proprio per questo, cerchiamo di partire presto ed alle 7,00 circa siamo già in auto per procedere. Albeggia molto presto per cui le ore di luce sono sempre molte a disposizione. Anche oggi il sole ci accompagna. Questa parte d’Islanda ci affascina: poco abitata e molto selvaggia. Solo raramente si trova qualche piccolo villaggio, qualche fattoria o al massimo delle casette sperdute nel nulla che immaginiamo siano di villeggiatura. Anche qui lungo il percorso incontriamo numerose chiesette. Tutte molto caratteristiche e pittoresche: sono molto comuni e costruite spesso, anche solo a fianco di una fattoria. Per chi cerca zone poco battute dal turismo di massa e vuole ammirare numerosi fiordi, questo è il posto giusto. Il percorso come dicevo è tortuoso, proprio perché occorre seguire quasi esclusivamente il frastagliato perimetro dei fiordi che si trovano lungo la strada. Il panorama però ci ripaga. Il luccichio del mare, sovrastato dalle montagne in alcune parti ancora innevate, crea un paesaggio da cartolina che noi abbiamo la fortuna di ammirare dal vivo. Usciti dalla regione dei fiordi nord occidentali, ritroviamo la Ring Road 1. Qui c’è decisamente più traffico: si vede che è la strada più frequentata dai turisti. C’è un vento fortissimo e questo è il preludio ad un netto peggioramento del tempo. Infatti di lì a pochi chilometri inizia a piovere copiosamente. Per fortuna mancano solo 40 km alla destinazione di oggi, Blonduos. Questa è una piccola cittadina con pochi punti d’interesse, salvo il fatto di essere un buon punto per pernottare e cosi spezzare un lungo trasferimento come quello odierno. Approfittiamo del supermercato locale, per fare l’ennesima spesa: abbiamo infatti la cucina a disposizione nella guest house.
Distanze: FLATEYRI – BLONDUOS circa 440 km

13 agosto BLONDUOS – AKUREIRI – GODAFOSS – HUSAVIK – zona LAGO MYVATN
Risveglio con un forte vento che fa “suonare” le pareti sul nostro piccolo chalet di legno. Per fortuna non piove più ed un sole accecante penetra attraverso le finestre. Dopo una rapida e frugale colazione ripartiamo per la nuova tappa. L’ennesima che sarà ricca di luoghi da visitare. Siamo nella zona nord dell’isola e ci sposteremo verso est. Prima sosta nella città di Akureiri. Il trasferimento da Blonduos lo facciamo percorrendo la statale 1, molto scorrevole, ma con più traffico. Si transita in alcune meravigliose ed ampie vallate circondate dalle montagne. Anche questa è una bella zona. Akureiri: è la seconda città dell’isola per dimensione e la più importante della regione. Merita una visita: è molto carina e con tutte le comodità, compreso l’aeroporto che la collega direttamente con Reykjavik. Molto particolare la chiesa, moderna e che domina la città dall’alto. Il sole splende in cielo e la giornata ci regala anche una mite temperatura. Dopo aver girovagato un paio d’ore ci dirigiamo verso la cascata di Godafoss. Un’altra interessante cascata che possiamo ammirare e che si trova non molto lontano da Akureiri ed accanto alla statale 1. E’ ormai pomeriggio: alle 14,30 dobbiamo essere ad Husavik per fare il tour in barca con la speranza di poter vedere le balene. Questa cittadina, che si trova in uno dei fiordi della costa settentrionale è assai conosciuta per il whalewatching. Le uscite in barca per ammirare le balene hanno praticamente sempre successo in quanto la baia di Skjálfandi è un vero e proprio crocevia per i cetacei. Speriamo di essere fortunati. Ci appoggiamo ad una delle due grosse agenzie in loco. Abbiamo scelto il tour che include anche la visita nei paraggi di un isolotto dove si trova, in questa stagione, una grossa colonia di pulcinella di mare. Questo simpatico uccello infatti è uno dei più diffusi sull’isola ed è famoso per il suo particolare becco colorato. Arriviamo ad Husavik alle 13,30. Approfittiamo del tempo a disposizione per goderci il bel sole che continua ad accompagnarci durante la giornata. Il mare è un “olio” e questo ci rincuora: dobbiamo infatti passare in barca circa quattro ore e se fosse agitato non sarebbe una buona notizia. L’agenzia North Sailing a cui ci appoggiamo ci appare seria, tutto ben organizzato. Dispone di una flotta di vecchi pescherecci restaurati e di tre splendide golette in legno. Noi saliremo su una di queste: vengono utilizzate per i tour più lunghi. Ci forniscono di tute impermeabili e termiche che serviranno a tenerci caldi nonostante non faccia molto freddo e ci sia il sole. Sarà una bella esperienza, ben tre cetacei avvistati e lo spettacolo delle pulcinella di mare, tutto emozionante. Due piccole pecche: non ci si avvicina molto a questi ultimi per non farli scappare, pertanto si vedono un po’ da lontano, per questo anche le fotografie risultano difficoltose e si necessita di un buon teleobbiettivo. Seconda pecca la durata. Quattro ore in mare sinceramente diventano un po’ lunghe, pertanto credo sia meglio optare per i tour più brevi. Torniamo in porto, sono le 18,30 circa. Lasciamo Husavik: sarebbe carino poterci fermare di più, visto il bel sole, ma non abbiamo tempo. Ci dirigiamo verso sud, direzione il fantastico lago Myvatn. Pernotteremo a circa 30 km prima di esso, in una bella guest house, molto isolata sulle rive del piccolo e pittoresco Lago Langavatn, ma vicinissimi alla strada 87. Dopo questa intensa giornata passiamo una rilassante serata mangiando nella guest house un ottimo filetto di trota salmonata. A letto presto. Domattina andiamo ad Askia!
Distanze: BLONDUOS-HUSAVIK circa 240 km, HUSAVIK-LANGAVATN 26km

14 agosto LAGO MYVATN – TOUR ASKJA – TERME JARBODIN
Oggi tappa di trasferimento molto breve. Faremo il tour ad Askja ed abbiamo deciso per questo di appoggiarci ad un tour organizzato. Sinceramente non ci fidiamo a fare i guadi lungo il percorso della F88. Abbiamo appuntamento a Reykjalhid (centro abitato più importante sul lago Myvatn) alle 7,45 per partire alle 8,00. Per arrivarci percorriamo i circa 30 km in un ambiente particolarmente aspro: un altopiano dove il vento è il padrone indiscusso. Ci vuole circa mezz’ora. Il tempo è nuvoloso e perturbato, ma vi sono sprazzi di sereno che ci fanno ben sperare. Askja: è un vulcano a circa 1500 m. di altezza: ha eruttato l’ultima volta solamente nel 1961. La caldera principale del vulcano è occupata dal lago Öskjuvatn, raggiungibile tramite un sentiero che parte nelle vicinanze del rifugio Drekagil situato alla base del vulcano. In una caldera minore, invece, si trova il piccolo, ma molto suggestivo lago Viti. Un luogo imperdibile. Vale la pena già il solo viaggio per raggiungerlo. Ci vogliono circa 3-4 ore per arrivarci lungo la pista F88, totale 130km dal lago Myvatn. Noi ne impieghiamo circa 5 con tutte le apprezzate soste fotografiche. Utilizziamo un autobus di un’agenzia locale. Un mezzo a trazione integrale molto alto che non ha nessuna difficoltà a fare i 3 guadi che incontriamo sul percorso. Per il resto la pista per un mezzo 4×4 non ha nessuna particolare difficoltà. Anche questo tour prenotato online (http://www.myvatntours.is/). Vivamente consigliato farlo per tempo: ad agosto sia le sistemazioni per dormire che i tour sono quasi sempre al completo. Ci accompagna una guida che durante il tragitto ci descrive in maniera esauriente ciò che vediamo raccontandoci inoltre molti aneddoti di storie e tradizioni locali. Una delle soste è nella spettacolare area utilizzata dagli astronauti USA per allenarsi allo sbarco sulla luna del 1969. Infatti la conformazione geologica qui è molto simile a quella del suolo lunare. Incredibile! La regione che attraversiamo è una delle più desolate dell’isola. Esplorata solo dal 19° secolo: prima era praticamente sconosciuta. Praticamente è impossibile abitarci per le condizioni climatiche estreme che porterebbero all’isolamento assoluto per molti mesi. Qui nei secoli passati si rifugiavano solo i banditi per sfuggire alla cattura. Un luogo spettacolare, ma quasi angosciante per la desolazione. L’unico punto d’appoggio per poter dormire in zona è il rifugio Drekagil. Da qui parte una pista di circa 8-9 km, molto tortuosa, ricavata su un’enorme colata lavica risalente all’eruzione del lontano 1865. Questa conduce all’inizio del sentiero che percorso a piedi in 45minuti circa (2,5km semipianeggianti) conduce alla caldera. Lasciato il mezzo nel piccolo parcheggio, proseguiamo a piedi. Questa è un’estate fredda pertanto c’è ancora molta neve lungo il percorso. Dopo circa 35minuti siamo alla caldera. Un po’ faticosa la progressione su questo terreno sconnesso e scivoloso, ma siamo ripagati dal paesaggio e dal panorama senza eguali. Il lago Öskjuvatn è spettacolare: riempie gran parte della caldera che ci dicono copra circa 12 km². E’ ghiacciato per la maggior parte dell’anno ed è molto profondo: circa 220m nel punto massimo. Occorre porre molta attenzione a non avvicinarsi troppo alla riva. L’apparenza innocua nasconde dei rischi. Infatti è successo in più di un’occasione che il distacco di frane dalle pendici circostanti abbia creato delle pericolosissime onde anomale. In tempi non troppo passati si è aperto a lato della caldera un craterino di circa 300m di diametro chiamato Viti (in islandese significa inferno!). Sul fondo è pieno d’acqua colore latte che ha una temperatura di 25°/30°. Questo permette persino di poterci fare il bagno quando le condizioni stagionali lo consentono. Non è sicuramente il caso di oggi. Infatti il cielo abbastanza sereno si è chiuso e nuvoloni neri e minacciosi, appaiono dietro le creste innevate. Un vento fortissimo ci mette a dura prova, soprattutto perché le raffiche buttano letteralmente a terra! Per fortuna rientriamo al parcheggio prima che inizi una vera e propria bufera di neve. Nonostante tutto questo però, siamo entusiasti e consapevoli di aver visitato un luogo unico, plasmato esclusivamente dalla forza della natura. Rientriamo a Reykjalhid, dove arriviamo verso le 18,30. Qui pioviggina. Lasciamo il lago Myvatn per raggiungere velocemente la guest-house dove pernotteremo. Si trova nel piccolo villaggio di Laugar a circa 40 km a nord ovest di Reykjalhid.
Lasciati velocemente i bagagli torniamo indietro, perché abbiamo in programma di andare a fare il bagno nelle piscine di acque termali di Jarbodin (circa 3km ad est del centro abitato di Reykjalhid). (http://www.myvatnnaturebaths.is/). Esperienza incredibile: sono circa le 20,00 quando, non senza un po’ di brividi, percorriamo il tratto che ci separa dagli spogliatoi alle vasche. La temperatura esterna è di 8° mentre l’acqua solfurea è a 40°!
Preferiamo fare questa esperienza in queste terme più piccole e meno congestionate rispetto alle più grandi e famose di Blue Lagoon (http://www.bluelagoon.com/) vicine a Reykjavik. Dopo questa rilassante esperienza si chiude cosi un’altra entusiasmante giornata.
Distanze: LANGAVATN – REYKJALHID 30km , REYKJALHID – LAUGAR 40km

15 agosto LAGO MYVATN – DETTIFOSS – SELLFOSS – ASBYRGI – RAUFARHOFN
Ferragosto: l’ennesimo che passiamo lontano dall’Italia. L’Islanda ci sta dando forti emozioni, sino ad ora tutto è stato perfetto e non abbiamo avuto intoppi. Anche il tempo per fortuna è stato clemente.
Oggi lasceremo la regione del lago Myvatn, che meriterebbe sicuramente una sosta più lunga se ne avessimo la possibilità. Visitiamo la sponda orientale del lago: quella che risulta essere la più bella e più ricca di punti d’interesse. Di questo grande specchio d’acqua va detto che il  nome significa “lago dei moscerini”, perchè in estate questi insetti sono veramente numerosissimi. Noi stranamente e per fortuna non ne abbiamo trovati molti. La zona è particolarmente attiva vulcanicamente. Si contano dal 1975 al 1984 ben nove eruzioni. Facciamo una breve camminata di circa un’oretta nella pittoresca quanto aspra area di Dimmuborgir che si trova a poche centinaia di metri dal lago. Trattasi di una distesa di rocce eruttive dalle forme bizzarre: vengono chiamate castelli neri. Si sono formate circa 2000 anni fa a seguito di una violenta eruzione. Vi sono vari percorsi da eseguire di durate variabili da mezz’ora a svariate ore. Proseguendo ad est del lago sulla statale 1 a circa 6km da Reykjalhid, ci fermiamo al campo geotermico di Hverarond. E’ una vasta area di solfatare, pozze di fango ribollente dal colore grigio-blu e dall’odore acre di zolfo. Qui il vapore che fuoriesce in superficie raggiunge temperature prossime ai 200°C. Pertanto è bene tenersi a debita distanza! Non visitiamo la vicina caldera di Krafla, per ragioni di tempo optiamo per dirigerci subito verso Dettifoss e Sellfoss due cascate molto vicine che sono fra le più conosciute in territorio islandese. Dopo circa 20 km sulla statale 1 s’incontra in bivio per la 862. Vivamente consigliata, perché asfaltata sino al parcheggio delle cascate e molto scorrevole. Da evitare la sterrata e tortuosa 864 che corre parallela sul lato destro idrografico della cascata. (sono circa 75 km da Reykjalhid, un’oretta di tempo). Questa secondo me è la strada migliore. Poi quale sia il lato più interessante per vedere le cascate, questo è da valutare. Si leggono opinioni discordi, anche se sembra che il lato occidentale, quello da noi visitato, sia il preferito. Dal parcheggio poco distante, in una ventina di minuti a piedi si arriva a Dettifoss, stupenda, con un volume d’acqua impressionante. Un salto di circa 44 m per una larghezza di oltre 100. Anche oggi la giornata è buona, poche nuvole ed un caldo sole. Selfoss: si raggiunge agevolemente da Dettifoss con altri 15-20 minuti di cammino. La cascata si trova poco prima della sorella maggiore, è meno imponente, ma a nostro parere più scenografica, essendo costituita da un salto a ferro di cavallo alto circa 14m, non molto alto ma esteso. Risaliamo sul fido Jimny, abbiamo superato mezzogiorno e proseguiamo lungo la strada 862 che da qui in avanti diventa una gravel road per soli 4×4. Non è particolarmente accidentata, ma il divieto all’imbocco è molto chiaro. Molto panoramica: circa 35-40km di sterrato che ci condurrà più a nord in un altro dei maggiori punti d’interesse che offre l’Islanda in questa regione: l’Asbyrgi canyon. Significa il Rifugio degli Dei. E’ un canyon a forma di ferro di cavallo molto particolare, lungo circa 3,5 km, e largo 1,1 km. Circondato da maestose mura di roccia alte fino a 100 m e sul fondo della gola, una vasta foresta di betulle. Ebbe origine da due catastrofiche alluvioni. Anche qui facciamo un piccolo trekking di un’oretta per avere una visione più da vicino di questo capolavoro naturale. Approfittiamo della sosta anche per fare pranzo. Il nostro solito pranzo al sacco che consumiamo sempre con cornici paesaggistiche indimenticabili. Sono circa le 14,30 quando ripartiamo sempre diretti a nord. Destinazione finale il villaggio di Raufarhöfn, localizzato sulla punta estrema nordorientale della penisola di Melrakkaslétta. Siamo ad una manciata di chilometri sotto il circolo polare artico che passa in territorio islandese solamente nell’isola di Grimsey. Percorreremo il periplo della sopraccitata penisola lungo la statale 85 e proseguendo sulla 870. Sono circa 90km di una panoramica strada per buona parte costiera. Un angolo d’Islanda poco battuto dal turismo di massa. Lunghe spiagge desolate e selvagge. Facciamo una breve sosta nel pittoresco villaggio di pescatori Kopasker per fare la spesa ed il pieno. Stasera cenetta “fai da te” nella cucina a disposizione della guest house. Continua ad esserci un sole stupendo ed il cielo è incredibilmente azzurro. Facciamo una breve deviazione per ammirare i faraglioni di capo Raudinúpur ed il suo faro. Purtroppo però, da qua in avanti, percorreremo gli ultimo 30km di strada in una fitta nebbia. Strada per molti tratti sterrata, ma non accidentata: chilometri e chilometri di spiagge desolate. Incrociamo solamente 2-3 altre auto in tutto il tragitto. La nebbia poi ci fa sentire in un’altra dimensione, con la sensazione in questo ambiente ovattato, di poter vedere da un momento all’altro apparire chissà quale creatura del folclore islandese. Uno degli esseri invisibili amati dalla popolazione, tanto da crearne un indiscusso culto. Arriviamo a Raufarhöfn a fine pomeriggio, un paese di circa 200 “anime”. Qui la nebbia regna molto spesso sovrana. Come se non bastasse è pure sabato ed i pochissimi negozi sono chiusi. Per fortuna non abbiamo bisogno di nulla. Generalmente si trovano aperti solo alcuni piccoli negozietti adiacenti alle pompe di benzina, che però non sono rifornitissimi. Ci sistemiamo nella bella e spaziosa camera della guest house. Dopo averci assegnato la stanza, la simpatica ragazza della reception ci lascia soli: aspettava solo noi per andarsene… Si, perché non ci sono altri ospiti! E’ la prima volta che ci succede, abbiamo tutto l’edificio solo per noi, compresa la cucina ed una splendida sala lettura! Peccato per il tempo da lupi all’esterno. Oggi è stata un’altra gran bella giornata, la valigia dei ricordi si è ulteriormente riempita.
Distanze: REYKJAHLID – RAUFARHOFN circa 190Km

16 agosto RAUFARHOFN – TREK RAUDANES – PENISOLA LANGANES – TREK FUGLABJARGANES – VOPNAFJORDUR
Il risveglio odierno ci riserva una bellissima ed inaspettata sorpresa. E’ tutto sereno! Il sole splende in cielo e non c’è la minima traccia della nebbia. La giornata non può iniziare meglio. Anche oggi cerchiamo di partire presto. Poco dopo le 7 siamo già in auto: dobbiamo approfittare della fantastica giornata di sole. Facciamo una rapida visita alle due principali attrazioni turistiche di Raufarhöfn: il faro, che si trova su un bel promontorio con una bella scogliera sottostante e l’Arctic Henge. Simile al suo antico predecessore, Stonehenge, l’Henge Artico è come un’enorme meridiana. E’ stato ultimato solo da pochi anni. Sono quattro “cancelli” che corrispondono alle quattro stagioni, costituiti a loro volta da 72 pietre. Il cerchio che si crea fra i quatto archi è di ben 52m di diametro.
Oggi non prevediamo grossi trasferimenti, proprio perché abbiamo in programma due mini trek in due punti panoramici di questa regione. Il primo lo faremo sulla penisola Raudanes, poco distante da Raufarhöfn. Ci arriviamo dopo 35km seguendo le indicazioni precise di una guida dedicata alle escursioni in Islanda acquistata online. Dalla strada 85 si devia a sinistra in uno sterrato che si percorre per circa 2-3km. Qui c’è un punto di sosta bene segnalato, dove lasciare l’auto e da cui parte un facile sentiero ad anello di circa 7-8km che si percorre in un paio d’ore. Si sviluppa lungo la frastagliata costa rocciosa: qui si possono ammirare le stupende conformazioni rocciose della zona. Ci godiamo questa camminata in completa solitudine accompagnati solamente dal rumore del mare e da quello dei gabbiani che ci volano intorno. Non mancano le solite numerose pecore e capre che stiamo trovando ovunque da quando siamo in Islanda. Oggi siamo particolarmente fortunati: il cielo è completamente azzurro ed il clima molto mite è meraviglioso, ideale per camminare. Ritornati all’auto proseguiamo verso sud sino alla cittadina di Porshofn. E’ il centro abitato principale all’inizio della desolata penisola di Langanes. Questa nebbiosa penisola ha la forma di un’oca con la testa grossa, ed è uno degli angoli più solitari d’Islanda. E’ principalmente pianeggiante, disseminata di prati erbosi e di ruderi fatiscenti, è un buon posto per dedicarsi al trekking. Al centro e sul lato meridionale vi sono alcune montagne. Per raggiungere la penisola da Porshofn si percorre la strada 869, sterrata che dopo soli 17 km (la penisola ne misura circa 50) diventa vietata ai mezzi a due ruote motrici. E’ possibile con un 4×4 proseguire fino alla punta estrema del faro di Fontur anche se ci risulta abbia alcuni tratti estremamente accidentati. Data la giornata fortunata priva di nebbia e con un cielo da cartolina, proseguiamo oltre il limite sopradescritto. Ma anziché andare verso il faro, deviamo su un’altura dove era installato sino alla fine degli anni 60’ un radar NATO (air station H2). La strada è parecchio dissestata, ma il nostro fido suzukino sale egregiamente. Da lassù c’è una vista stupenda a 360° e ne è valsa la pena saltare un po’ sui sedili per arrivarci. Ridiscesi a valle ci fermiamo per il pranzo ammirando le desolate spiagge ed il mare leggermente increspato. Dopo aver fatto il pieno, riprendiamo la discesa lungo la costa sempre sulla statale 85. Un bel tratto panoramico. Il bel tempo continua a reggere. Visto che è abbastanza presto ci fermiamo per fare un’altra camminata indicata sulla nostra guida. Siamo ormai a pochi chilometri dalla meta finale di oggi. Il centro abitato di Vopnafjordur. A circa 15 km occorre deviare a sinistra per procedere circa 3-4 km lungo la strada 913. Siamo alla base della piccola penisola di Fuglabjarganes. Trattasi di un altro anello che si sviluppa lungo una bella spiaggia fino a ritrovarsi su una scogliera con a lato una serie di faraglioni di varie forme. Un luogo molto panoramico. Il giro dura 1,5 ore circa. Sono ormai le 18, ci dirigiamo a Vopnafjordur, a pochi chilometri a sud del centro abitato c’è il nostro chalet in una fattoria nella località chiamata Asbrandsstadir. Un bellissimo angolo d’Islanda che ci sorprende in maniera positiva come location ed il rapporto qualità prezzo. Occorre fare attenzione a come arrivarci: ci siamo affidati al solito google map, che però in questa occasione fa un po’ di casino! Ci sono due strada parallele e ci siamo inizialmente ritrovati erratamente sull’altra. Per fortuna lo stradario cartaceo ci chiarisce le idee ed arriviamo a destinazione. Serata con cena “fai da te” e stupenda vista montagne. Tutto questo dopo una stupenda giornata passata nella natura islandese.
Distanze: RAUFARHOFN – PENISOLA LANGANES circa 70km / PORSHOFN – VOPNAFJORDUR circa 80km

17 agosto VOPNAFJORDUR- SEYDISFJORDUR – LAGUNA JOKULSARLON – HALI
La giornata odierna prevede il secondo trasferimento più lungo di tutto il viaggio. Circa 390 km da percorrere lungo i fiordi sud orientali, sino ad arrivare alla base di sua maestà il ghiacciaio Vatnajokull. Soggiorneremo in questa zona due giorni, proprio per visitarla al meglio. Dopo la solita colazione, iniziamo la lunga discesa, direzione sud. Anziché proseguire per la statale 85, scegliamo la più tortuosa, ma molto più panoramica 917. Un’alternativa scelta al “buio”, non avendo dei riscontri, ma che risulterà una bella sorpresa. Anche oggi il sole splende in un cielo limpido e sgombro dalle nuvole. La strada 917 è una gravel road aperta a tutti i mezzi, ma risulta essere molto tortuosa perché sale su un passo montano, questo dopo aver percorso vari ripidi tornanti. In cima però la vista è spettacolare. Siamo veramente soli: non troviamo nessun altro mezzo per più di un’ora nei circa 70 km percorsi sino ad incrociare la 1, la strada su cui procederemo per gran parte della giornata. In circa mezz’ora dal bivio e 25km di strada, arriviamo al centro abitato di Egilsstadir. Qui ne approfittiamo per fare un po’ di spesa. La cittadina non ha nulla di particolare da vedere, ma gode di una buona posizione per sostare. Vi sono numerosi supermercati, pompe di carburante, ecc. Qui deviamo per andare a visitare Seydisfjordur ed il relativo fiordo (strada 93). L’insediamento è distante 27 km in strada panoramica da Egilsstadir. L’abitato è circondato su tre lati da alte montagne ed attorno al paese si possono trovare molte pittoresche cascate. Seydisfjörður è un centro importante perché è collegato via mare ogni settimana via traghetto con la Danimarca e le Isole Fær Øer. Un posto carino dove credo non sia malaccio passare anche dei giorni a rilassarsi. Ritornati a ritroso sulla strada 93, proseguiamo spediti sulla 1, incontrando molte auto di altri turisti sicuramente impegnati per buona parte a percorrerla lungo tutto il perimetro. Molto carino il villaggio di Djúpivogur che incontriamo sulla strada e dove ci fermiamo per pranzare. Di lì si prosegue costeggiando stupendi spiaggioni di sabbia nera sino ad arrivare nei dintorni di Hofn, uno dei centri abitati più grande della parte sud est dell’Islanda. Da qui s’inizia a vedere il maestoso Vatnajokull. La sua cappa di ghiaccio è la più grande d’Europa per volume e la seconda per estensione. È inoltre la quarta massa di ghiaccio al mondo. Sotto la sua calotta si trovano diversi vulcani attivi. Qui c’è anche la più alta cima islandese, lo Hvannadalshnjúkur (2.119 m). Il maestoso Vatnajokull scende verso valle con varie propaggini che costituiscono numerosi ghiacciai minori. Una sorta d’immensa piovra glaciale. Il cielo non è piu’ limpido come stamattina purtroppo, però il ghiacciaio si vede abbastanza bene. Per tale ragione ne approfittiamo per andare subito a vedere una delle attrazioni naturali più visitate in zona: la laguna Jokulsarlon. Qui lo spettacolo è assicurato: si tratta del più grande e più conosciuto lago di origine glaciale dell’Islanda. Situato a sud del ghiacciaio Vatnajökull, tra il Parco nazionale Skaftafell e la città di Höfn. Ho letto che raggiunge la profondità massima di 260 m e che la sua dimensione è in continuo aumento dato lo scioglimento continuo del ghiacciaio soprastante. E’ impressionante l’idea del trovarsi praticamente in riva al mare con i ghiacciai che terminano a sole poche centinaia di metri da esso. Jokulsarlon è sorprendente per la presenza dei numerosi iceberg che galleggiano sulla superficie e che poco per volta sfociano nel mare aperto dove si sciolgono. Vi è anche normalmente la possibilità di vedere le foche che nuotano indisturbate nella laguna. I colori di questi piccoli iceberg vanno dal turchese al blu profondo, ma anche giallo a causa del solfuro di origine vulcanica, nero per colpa delle cenere e ovviamente bianco. Una curiosità: il lago è servito da sfondo per diversi film: 007, Batman e Tomb Raider. Vicino alla laguna Jokulsarlon, si trovano altri due laghi glaciali, il Fjallsárlón e il Breidárlón. Facciamo anche una rapida visita alla prima di queste due. Il cielo nel frattempo si è rannuvolato. Purtroppo le previsioni per i prossimi giorni sono pessime e questo non ci rallegra, visto che abbiamo da fare due escursioni: la prima domani sul ghiacciaio vicino a Skaftafell e l’altra, un trekking nell’omonimo parco. Il Parco nazionale Skaftafell è molto esteso edè’ il secondo d’Islanda come dimensione. Nel centro turistico omonimo, si trovano tutte le informazioni, compreso un campeggio oltre alle agenzie che organizzano le escursioni sul ghiacciaio
(http://www.vatnajokulsthjodgardur.is).
Ritorniamo indietro in direzione Hofn, per fermarci a circa 35km più ad est. Qui in località Hali si trova l’omonimo hotel dove pernotteremo per due notti. Carino e confortevole. Peraltro possiede anche l’unico ristorante della zona e dove ceneremo bene. Nessun problema invece per le pompe di carburante: qui in zona ne abbiamo contate almeno tre. Affamati dopo esserci sistemati in camera, andiamo a cena. Purtroppo fuori inizia a piovere. Dobbiamo però comportarci come gli islandesi c’insegnano: qui il tempo non è mai certo, può cambiare da un momento all’altro sia in bene che in male! Pertanto domattina si vedrà…
Distanze: VOPNAFJORDUR- SEYDISFJORDUR – LAGUNA JOKULSARLON – HALI circa 450km

18 agosto HALI –PARCO NAZ. SKAFTAFELL – TOUR GHIACCIAIO VATNAJOKULL – LAGUNA FJALLSARLON – HALI
I giorni scorrono velocissimi e purtroppo ci troviamo già oltre la metà della vacanza. Oggi è un risveglio diverso dal solito: non dobbiamo come siamo ormai abituati da giorni, chiudere i bagagli e ricaricare l’auto. Ci serve solo lo zaino pronto. Facciamo un’abbondante e molto apprezzata colazione in hotel e partiamo alla volta di Skaftafell. Qui alle 8,45 abbiamo appuntamento per il tour sul ghiacciaio prenotato da tempo. Purtroppo piove e siamo un po’ preoccupati, vedremo in loco il da farsi. Intanto percorriamo i circa 70 km che ci separano dal centro informazioni dell’ente parco. Occorrono circa 50 minuti d’auto. Arrivati a Skaftafell il tempo è leggermente migliorato. A lato del centro informazioni del parco, c’è l’agenzia Glacier Guide (http://www.glacierguides.is). Sono specializzati nei tour della zona. Noi abbiamo prenotato quello definito Grande Slam. Dura tutta la giornata che viene suddivisa in due parti: la prima, una camminata su una vicina propaggine del ghiacciaio Vatnajokull e la seconda un giro in gommone nella laguna Fjallsárlón. Prendiamo le attrezzature: ramponi, caschetto, imbragatura e facciamo conoscenza con le guide che ci accompagneranno. Sono dei simpatici ragazzi islandesi ed un nepalese che è qui per fare la stagione. Facciamo un breve trasferimento in bus per arrivare alla base del ghiacciaio. Per fortuna non piove e le nuvole non sono più cosi minacciose. Da qui saliamo divisi in gruppi, sino ad arrivare all’imponente seraccata soprastante su cui girovaghiamo senza meta. La nostra guida è il simpatico nepalese Ang, con cui è bello parlare ricordando la stupenda esperienza che abbiamo vissuto nel 2008 nella regione dell’Annapurna. Il tempo fortunatamente ed incredibilmente va migliorando ed un pallido sole appare. Ci sembra impossibile viste le condizioni trovate al risveglio. In Islanda regna la variabilità. Viviamo una bellissima esperienza, ammirando le stupende sfumature di colore del ghiaccio e le forme bizzarre che nascono dal movimento dell’enorme massa sospesa. Sono ormai le 14,30 ridiscesi a valle proseguiamo in bus verso la laguna Fjallsárlón. Qui dopo esserci vestiti con i tutoni termici saliamo sul gommone e facciamo un giro in mezzo agli iceberg. Forme incredibili e colori pazzeschi, accesi dal pallido sole che continua fortunatamente ad esserci. Anche questa giornata è volata via, ma ci ha dato un sacco di soddisfazioni.
Distanze: HALI- SKAFTAFELL (andata/ritorno) 140km

19 agosto HALI – PARCO NAZ. SKAFTAFELL TREK KRISTINARTINDAR – VIK
Nonostante le previsioni pessime, oggi il tempo non sembra malaccio. Torniamo a Skaftafell per fare un trekking lungo i numerosi sentieri che vi sono. Lasciamo Hali e facciamo un’ultima sosta alla laguna Jokulsarlon. Il cielo nel frattempo si è ulteriormente rasserenato e si prospetta una splendida giornata! Il ghiacciaio si può ammirare in tutta la sua imponente estensione. Arrivati a Skaftafell ci prepariamo, indossiamo scarponi e zaini e saliamo lungo il sentiero che conduce verso il belvedere chiamato Sjonarnipa. Da qui si ammira la parte occidentale del ghiacciaio Vatnajokull e nello specifico sulla propaggine chiamata Skaftafellsjökull. Una vista mozzafiato, il panorama spazia a 360° e vale la pena sedersi e contemplarlo rilassati per alcuni minuti. Abbiamo camminato un paio d’ore su facile sentiero. Vista la giornata meravigliosa riconsideriamo la possibilità di proseguire e di fare l’anello del Kristinartindar. Questo consiste in circa 18 km di percorso con vari punti belvedere da raggiungere e la possibilità di salire in cima all’omonimo Kristinartindar che raggiunge i 1126m d’altezza. Il tutto è fattibile in circa 7 ore. C’è molta gente che sale lungo il percorso, del resto questa è una delle zone più visitate d’Islanda. La fatica è ripagata da un contesto paesaggistico che lascia senza parole. Ci fermiamo negli altri due punti panoramici Glama e Nyrdrirhinaukur. In quest’ultimo si cambia punto di vista: ci affacciamo su un’altra vallata ed anche qua c’è una fantastica visuale. Poco prima di arrivare qua incontriamo il bivio per salire alla cima del Kristinartindar. Noi decidiamo di non salirci. Siamo già un po’ stanchi e sufficientemente appagati da tutto il contesto. Dal Nyrdrirhinaukur comincia la lunga discesa a valle. Si percorre un’ampia cresta e ci si trova, per chiudere l’anello in bellezza, alla spettacolare cascata Svartifoss (Cascata Nera). Un salto d’acqua racchiuso in un parete basaltica nera. Ha un’altezza di circa 12 metri. E’ una delle cascata più famose dell’isola. Da lì in poco tempo si arriva al centro informazioni ed al parcheggio. Siamo stanchi, ma entusiasti per la fortuna di aver vissuto un’esperienza meravigliosa con uno splendido sole. Risaliti in auto ci dirigiamo a sud. Lasciamo un po’ a malincuore questa zona che rapisce letteralmente corpo e mente.
Dobbiamo percorrere circa 140km per raggiungere la cittadina di Vik, dove trascorreremo la notte. Attraversiamo numerosi campi di lava, sino ad arrivare nel centro abitato che offre supermercati, distributori di carburanti e per chi vuole anche il factory store della nota marca di maglioni di lana Icewear. Qui pernottiamo in una carina guest house. La simpatica proprietaria ci offre un assaggio del più tipico dei cibi islandesi: l’hakarl. Trattasi di squalo putrefatto ottenuto lasciando seppellito il pesce per diversi mesi nel terreno; il gusto, dovuto al processo di putrefazione, è di ammoniaca. Patrizia passa, io accetto l’offerta non senza qualche remora… Mi arriva una sorta di stuzzichino, stile “aperitivo”, ancora surgelato che metto in bocca e lascio sciogliere. Il gusto confermo è di pura ammoniaca e non capisco sinceramente quale possa essere la bontà. Accompagno come vuole la tradizione con un bicchierino di acquavite scolato in un sorso. Quest’usanza serve per contrastare il forte odore nonché il gusto di ammoniaca. Si tratta del brennivin, chiamata anche “morte nera”… Il nome dice tutto. Dopo questa esperienza gastronomica, definiamola “aperitivo”, andiamo a cena in un delizioso locale. Qui la scelta cade su qualcosa di più apprezzato dai nostri palati!
Distanze: HALI – VIK 210km

20 agosto VIK – SKOGAFOSS – SELJALANDFOSS – HELLA
Vik: questo piccolo villaggio si trova ai piedi del ghiacciaio Mýrdalsjökull. Nei pressi di Vík si trovano importanti attrazioni turistiche, come Dyrhólaey una spettacolare scogliera, l’area ai piedi del monte Reynisfjall con i faraglioni Reynisdrangar e la bellissima spiaggia nera di Reynisfjara. Oggi purtroppo piove e c’è un tempo da “lupi”: vento forte, nebbia e fa freddo…
Ci dobbiamo accontentare. Visitiamo la vicina spiaggia di sabbia nera di Reynisfjara, qui si vedono poco distanti gl’imponenti tre faraglioni e c’è una grotta basaltica molto bella. Peccato per il tempo. Normalmente si trovano tantissime pulcinella di mare che qui nidificano e stanno tutto il periodo estivo. Proseguiamo ad ovest alle vicine scogliere di Dyrhólaey. Molto belle. Sono alte oltre 100 m. Qui c’è un vento tremendo. Andando avanti il tempo migliora un po’. Breve sosta e visita al ghiacciaio Sólheimajökull, propaggine del Mýrdalsjökull. Facciamo una piccola passeggiata sino all’inizio della seraccata. Intanto è uscito un bel sole che per fortuna ci riscalda dopo il freddo sofferto a Vik. Seguendo la statale 1 si trovano le bellissime cascate di Skogafoss e Seljalandsfoss. La prima si trova nei pressi della località Skógar. Molto bella: il sole qui crea dei giochi di luce con i vapori della cascata che formano stupendi arcobaleni. È larga 25 metri e cade per 60 metri. A destra del salto si inerpica una scalinata di circa 700 gradini che porta al culmine della cascata ed a pochi passi dall’inizio del salto: qui c’è una bella vista mozzafiato. La seconda è a poche centinaia di metri dalla statale 1 ed è tra le più note cascate dell’Islanda. È molto comune trovarla su riviste e calendari, dato il suo aspetto inconfondibile e la sua bellezza selvaggia. Una caduta libera di oltre 60m: la particolarità è che si puo’ anche passare dietro di essa passando in una sorta di cavità. E’ da questa posizione che gli amanti della fotografia possono sbizzarrirsi.
Percorriamo gli ultimi 35 km che ci separano da Hella. Qui soggiorneremo due giorni: un buon punto d’appoggio per poter andare a visitare la regione di Landmannalaugar.
Distanze: VIK – HELLA 95km

21 agosto HELLA – LANDMANNALAUGAR (TREK BRENNISTEINSALDA) – HELLA
Oggi andremo a Landmannalaugar. Cercheremo tempo permettendo di fare un trekking in uno dei tanti percorsi in zona. Quest’area è una popolare destinazione turistica per la presenza d’interessanti formazioni geologiche: montagne multicolore, distese di lava e sorgenti d’acqua calda. Inoltre è un punto di partenza di varie escursioni della durata anche di più giorni verso gli altopiani d’Islanda. Come il famosissimo trekking che unisce Landmannalaugar con Thorsmork: il Laugavegur.
Landmannalaugar si raggiunge da più direzioni. La migliore, essendo priva di guadi, è la F208 da nord. Ovviamente sono tutte piste solo per fuoristrada. In alternativa c’è l’F225 più diretta, ma molto più impegnativa. Noi abbiamo optato per la F208 dopo aver cercato su internet quale fosse la più adatta. Il tempo è nuvoloso e speriamo non peggiori, visto che dovremmo camminare. Durante il trasferimento passiamo a lato del famoso vulcano Hekla. Lo vediamo parzialmente. La sommità è coperta da un fitto strato di nebbie. Quest’ultimo è alto circa 1500m. Ho letto che è il vulcano più noto d’Islanda. Ritenuto nel Medioevo addirittura la porta dell’inferno. E’ molto attivo: l’ultima eruzione risale al 2000. Il suo nome significa “incappucciato”: la cima infatti è quasi sempre coperta da nubi. La strada per raggiungere Landmannalaugar è molto panoramica. Si attraversano aree molto selvagge, soprattutto dopo che s’imbocca la F208. Questa pista è uno sterrato a tratti abbastanza rovinato, ma che non presenta nessuna particolare difficoltà. Si attraversano tortuosi tratti ricavati su campi di lava. Arriviamo dopo circa due ore di viaggio. Il tempo è perturbato: pioviggina a tratti, ma il sole ogni tanto appare dalle nubi accendendo i colori stupendi delle terre multicolorate della zona. Siamo in un’ampia vallata dove nel periodo estivo è aperto un rifugio e vi è una vasta spianata per campeggiare. Lasciamo l’auto a circa trecento metri da quest’ultima. C’è un ampio parcheggio. Per arrivare accanto alle strutture occorre guadare un torrente che ci risulta abbastanza profondo e non è il caso di rischiare. Dato il tempo molto instabile optiamo per fare un percorso non troppo lungo. Il panoramico ed abbastanza breve Brennistainsalda. Secondo la nostre info ricavate su internet occorrerebbe seguire i picchetti colorati di rosso. In realtà scopriremo che ad un certo punto questi ultimi diventano verdi. Per fortuna ci sono anche dei cartelli scritti che indicano il percorso.
Il luogo è molto suggestivo: campi di lava, terre variopinte e varie zone con fumarole dove l’acre odore di zolfo evidenzia un sottosuolo più che mai attivo. Camminiamo bene con sprazzi di sole per circa 45minuti. La restante parte (siamo a metà percorso…) la faremo nel tempo molto perturbato: vento forte e gelido con tratti di pioggia fastidiosa. Il sentiero è un anello di circa 5 km che si compie in circa 1,5h. Si raggiunge la cima del vulcano Brennisteinsalda, alto 855 m, che da peraltro il nome al percorso. Il nome significa letteralmente “onda di zolfo”. Ciò è comprensibile dalle solfatare che ci sono ai suoi piedi, da cui proviene il vapore che si osserva fin da lontano. La montagna mostra una pittoresca mescolanza di colori: giallo, blu, marrone, nero della lava e verde. Apprezziamo la natura incontaminata e selvaggia che si presenta ai nostri occhi in un luogo che definirei magico. Landmannalaugar è assolutamente all’altezza delle aspettative. E’ il primo pomeriggio quando rientriamo verso Hella. Il tempo intanto è ulteriormente peggiorato: ora piove incessantemente e fa più freddo di stamattina. Pertanto siamo ancora stati fortunati a completare il nostro percorso senza grossi disturbi atmosferici. Ripercorriamo a ritroso la pista 208 e la strada 26 sino a ritrovarci ad Hella. Un’altra giornata entusiasmante si è conclusa, ceniamo nel nostro chalet immerso nel verde e ci prepariamo per proseguire il viaggio che ormai purtroppo volge alle battute conclusive. Domani arriveremo a Reykjavik , dopo aver visitato il circolo d’oro.
Distanze: HELLA – LANDAMANNALAUGAR (A/R) 240km

22 agosto HELLA – CIRCOLO D’ORO (GULLFOSS-GEYSER-PINGVELLIR) – REYKJAVIK
Oggi sarà una giornata dedicata al Circolo d’Oro o Golden Circle. Visiteremo i punti d’interesse maggiori della zona che si trova abbastanza vicina alla capitale. Anche oggi non fa molto bello. Pioviggina. Dopo un breve tratto sulla statale 1 seguiamo la 30 sino alla prima sosta. Visto che è molto presto decidiamo di andare subito a Geyser. Quest’area è la più nota d’Islanda per questo tipo di fenomeno che peraltro ha preso in nome proprio dal più grande di questi, oggi purtroppo inattivo. Resta da ammirare il fratello minore, il vicino Strokkur i cui getti di acqua fredda hanno una frequenza di circa 4/6 minuti e raggiungono i venti metri (Geyser arrivava a circa 30/40m!). Intorno al sito si trovano altre sorgenti di acqua calda, come il Piccolo Geysir. Sono passate da poco le 8 del mattino e siamo praticamente soli. Lo spettacolo è incredibilmente solo per noi. Proseguiamo andando alla vicina (circa 10km) cascata di Gullfoss. E’ una delle cascate più famose d’Islanda. Il significato deriva dall’islandese: gull “dorato” e foss “cascata”. Le acque tumultuose compiono due salti di 11m e 21m di altezza, entrambi inclinati rispetto alla direzione del fiume. E’ ormai fine mattinata quando proseguiamo per il Pingvellir, terzo e finale luogo d’interesse del Golden Circle. Ci siamo già stati all’inizio del viaggio ed oggi ci siamo prefissati di completarne la visita. Posteggiamo nell’ampio parcheggio vicino al centro informazioni. Da qui si ammira dall’alto tutta l’area. Camminiamo nel canyon questa volta da sud (al contrario della prima visita). Scendiamo nell’ampia spianata. Si tratta di una pianura lavica ricoperta d’erba, dominata dal lago Þingvallavatn, il più grande d’Islanda, sulle cui rive si affacciano: una chiesetta, un cimitero dei monaci ed una fattoria ormai in disuso, ora residenza di campagna del presidente islandese. Nonostante il tempo non particolarmente bello, riusciamo a completare la visita senza essere disturbati dalla pioggia. E’ ormai pomeriggio, ci dirigiamo verso sud, copriamo i circa 45km che ci separano dal centro di Reykjavik. Rientriamo in città dopo giorni di permanenza in luoghi spesso molto isolati. Dormiamo a poche centinaia di metri dal centro. Sicuramente pur essendo una capitale, le dimensioni non sono da metropoli. Ci appare a misura d’uomo, pulita, essenziale ed organizzata. E’ la capitale di stato più a Nord del mondo. Con circa 120.000 abitanti, è il cuore politico, culturale ed economico dell’isola. Oggi è sabato e scopriamo che tutto il centro è chiuso al traffico per una festa. Sarà per noi difficoltoso raggiungere l’alloggio dove pernotteremo. Intanto piove a dirotto per cui considerando il caos decidiamo di fare il giro della città domattina con calma.
Distanze: HELLA – CIRCOLO D’ORO – REYKJAVIK 200km

23 agosto REYKJAVIK – PENISOLA REYKJANES – KEFLAVIK
Ultimo giorno completo in terra islandese. E’ una sonnolenta mattinata domenicale nella capitale. Usciamo presto per recarci a visitare il centro città. Si gira comodamente a piedi. Non c’è molta gente e c’è una calma incredibile. Quella che si potrebbe definire “la quiete dopo la tempesta…”. Infatti Reykjavík è spesso riconosciuta come “la capitale della vita notturna del nord”: famosa per la sua vita durante i fine settimana. Ho letto che la birra è stata bandita in Islanda fino al 1° marzo 1989. Da allora è diventata molto popolare tra gli Islandesi ma, come le altre bevande alcoliche, è ancora abbastanza costosa. Questo anche per cercare d’arginare il fenomeno dell’alcolismo. Le vie del centro sono molto pittoresche, ricche di case colorate una diversa dall’altra. Facciamo anche un giro al porto turistico dove vi sono locali e tutte le barche sono pronte per portare la gente a fare tour organizzati.
Nel centro di Reykjavík da vedere c’è il parlamento e su una delle colline principali si trova la chiesa “Hallgrímskirkja”: è la più grande d’Islanda. Molto moderna e famosa per la sua forma incredibile. Vanta una torre alta 73 metri e può essere considerata il simbolo della città. Lasciamo Reykjavik nel primo pomeriggio, pernotteremo infatti a Keflavik e visto il tempo ancora a disposizione, vogliamo percorrere il perimetro della penisola Reykjanes. La penisola, non molto battuta dal turismo di massa costituisce la punta estrema sud occidentale dell’isola. E’ ricoperta da ampie distese di lava che fanno sì che la vegetazione sia scarsa. Qui in zona si trova la famosissima Blue Lagoon con le sue piscine termali. Purtroppo piove e c’è una fitta nebbia. Sulla costa si riesce solo a tratti ad ammirare il panorama. Da vedere la bella chiesetta Strandarkirkja, a poche centinaia di metri dalla statale 427 che si snoda lungo la costa sud della penisola. Proseguendo ad ovest s’incontra il villaggio di pescatori di Grindavik dove non c’è un granché da vedere e proseguendo sulla 425 con una piccola deviazione si può visitare l’area geotermica di Gunnuhver con non lontano il faro di Reykjanesviti, il più vecchio dell’isola, costruito nel 1878 e la bella scogliera di Reykjanestá. Verso nord a pochi chilometri da qua, s’incontra quasi sulla strada principale un ponte che prende il nome di Midlína. In apparenza insignificante ed inutile visto che è una passerella pedonale che unisce due sponde di un piccolo canyon dal fondo sabbioso. Non è cosi. Incredibilmente le due pareti del canyon sono parte delle due zolle continentali, rispettivamente l’europea e la nord-americana. Quindi come recitano le targhe sulle due sponde: ci si trova nel giro di pochi metri su due continenti. Da qui in pochi chilometri arriviamo a Keflavik. Passiamo accanto alla vecchia base Us army, enorme, abbandonata dal 2006, anno in cui l’esercito statunitense ha lasciato l’isola. Restano tutti i fabbricati di cui solo in parte c’è stata una riqualifica in questi anni con una riconversione ad abitazioni private o attività varie anche legate all’università. L’area è immensa e costituisce un problema non da poco per il governo islandese soprattutto per l’impatto ambientale. Arrivati a Keflavik, torniamo alla guest house dove eravamo stati ospiti la prima notte. Ultima sera islandese con cena in un locale carino “vista mare”.
Domani pomeriggio si riparte per l’Italia.
Distanze: REYKJAVIK , PORLAKSHOFN , GRINDAVIK , HAFNIR , KEFLAVIK   circa 150km

24 agosto KEFLAVIK – volo per MILANO MALPENSA
Anche oggi il tempo è brutto, ma ormai siamo alla fine dell’avventura e vedremo di passare questa ultima mezza giornata girovagando ancora un po’ nella penisola Reykjanes: sulla punta a nord ovest per esattezza. Visitiamo ancora, nei pressi di Gardur, piccolo villaggio della zona, il faro di Gardskagaviti poco distante ed un’altra chiesetta molto carina, nello stile tipico islandese. Alle 12 restituiamo il nostro mitico Suzuki Jimny, compagno affidabile di questo viaggio. Abbiamo percorso con lui circa 4000 km ed è sempre stato all’altezza di ogni esigenza. L’agenzia è vicinissima all’aeroporto. Qui non ci resta altro che aspettare il nostro volo di rientro a Milano.
Con grande dispiacere lasciamo il suolo islandese.
Islanda, terra del ghiaccio. Un luogo magico che affascina e rapisce. Ci resterà un ricordo indelebile di un posto fantastico che vale la pena di vivere abbandonandosi completamente ed assaporando ogni istante ed ogni suo angolo, anche il più nascosto.
Grazie a Patrizia per la sua compagnia e collaborazione come prezioso navigatore…!

Ciao
Gianluca


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