"Ho viaggiato da solo con bus di linea
e con tragitti interni offerti dalla compagnia nazionale. Gli alberghi sempre
molto spartani;
il più caro a Teheran: controvalore di 18 euro.
Consiglio, soprattutto se si vuole visitare il sud ed attraversare il deserto da
Yazd a Mashad (la città santa) di partire prima (marzo-aprile) ed andare prima a
sud e poi vedersi il nord. Se partite dopo l'estate (settembre-ottobre) farete
il contrario."
Iran.
La Persia, lo Shah, Soraya, i cavalli bardati e i
cavalieri delle miniature, baffi e turbanti, i giardini con le ancelle velate, i
minareti, le cupole e i palazzi scintillanti di specchi: questo era il mio
immaginario Iran e per questo ho voluto visitar questo paese. Naturalmente non
c’è più nulla di tutto questo. Sono però rimaste grandi esempi di architettura
islamica, come le moschee, tante e fantastiche, molte con facciate ricoperte di
maioliche, poi alcune antiche case di ricchi mercanti e i giardini. Quello che
però mi ha particolarmente colpito è stata un’umanità assetata di conoscere cosa
c’è dall’altra parte, cioè in Europa, e anche consapevole dell’importanza
dell’Iran nel mondo, e poi i giovani, tanti, orgogliosi d’essere iraniani, ma
contemporaneamente desiderosi di sapere che idea hanno all’estero dell’Iran e
del suo popolo. Si meravigliano che in Europa chiamavamo l’Iran, Persia.
Persia, in effetti, è il nome che si usava fino a metà del secolo scorso, deriva
da Pars, tribù di Ciro il Grande che abitava la Parsa, una regione del sud,
chiamata Persis dai greci e Farsi si chiama la loro lingua. Iran invece è
un’antica denominazione che significa il paese degli ariani. Mi ha colpito anche
una gioventù molto bella e sensuale. S’incontrano ragazze irrimediabilmente
coperte, ma che ti turbano se incroci lo sguardo, (qualcuna azzarda a
posizionare il fazzoletto o lo chador in modo da scoprire la fronte e metà capo:
può essere rischioso per loro), e un esercito di ragazzi palestrati, molti
barbuti, alcuni con i capelli lunghi legati dietro, tutti con lo sguardo da
…orientali e tutti molto educati nel porgersi.
Nota negativa: per l’attuale situazione, gli iraniani devono comportarsi come
bacchettoni, ma non credo lo siano nel profondo del loro animo. Inoltre sono
sottoposti ad un severo controllo sociale, per mitigarlo in parte, i vetri delle
finestre, di molte delle loro case, non sono trasparenti per evitare sguardi
indiscreti.
Insomma, dopo aver dovuto ascoltare tutti i consigli di parenti, amici e
conoscenti a non andare in questo paese, considerato tanto pericoloso,
finalmente sono atterrato a Teheran. Dopo il classico assalto di tassisti, si
entra a far parte del traffico di Teheran. Attraversare la città e un’esperienza
che toglie il respiro. A forte velocità le auto si superano e si sfiorano al
centimetro e questo di continuo e siccome la città è grande, l’evento si ripete
mille volte, prima di arrivare a destinazione. I pedoni per paura attraversano
in gruppo perché nessuno si ferma e i tanti motorini per arrivare prima
preferiscono andare contromano. Insomma si è in Oriente.
Nel corso del viaggio ho avuto parecchi incontri che hanno contribuito a meglio
capire alcuni aspetti del paese. Li elenco:
- A Teheran, in un caffè, del parco vicino al Palazzo Golestan, un distintissimo
professore di sociologia, senza più lavoro e soprattutto senza più un soldo, in
quanto compromesso con il vecchio regime dello Shah, in perfetto inglese, mi ha
descritto com’era la vita prima della rivoluzione. Mi ha rivelato la loro paura
d’arabizzarsi per via dell’Islam (gli iraniani non sono arabi) e della loro
nostalgia per la vecchia civiltà persiana: la sua cultura, i poeti e lo
zorastrismo, la vecchia religione di Zarathustra che ha influenzato anche il
cristianesimo. Ricordate i “Magi”? Erano sacerdoti di quella religione.
Religione che, secondo lui, ha influenzato anche l’iconografia sacra, sia
cristiana che islamica, naturalmente nei paesi come l’Iran, dove e consentita la
rappresentazione della figura umana.
Si riferiva a quel particolare atteggiamento pietoso e patetico ma sereno che
hanno i santi, la Madonna, Gesù e anche Husayn, protomartire dell’Islam (in
memoria del suo martirio a Kerbala si fanno le grandi processioni con i
flagellanti il giorno dell’Ashura), quando sono rappresentati nelle statuine e
nei santini. -
Sempre a Teheran, il gestore di una rivendita di pneumatici con l’hobby della
fotografia, al quale mi ero rivolto per un’informazione, mi ha sequestrato,
saputo che ero italiano, per mostrarmi le foto che aveva scattato in Italia che
adorava ed aveva visitato insieme con amici italiani. Unico problema che non
riusciva a superare in Italia, era il senso di disagio nel vedere le nudità
delle sculture, mai fotografate: quasi materiale pornografico.
- A Kashan, la città dei famosi tappeti con un rosone centrale spesso in campo
chiaro, alcuni studenti universitari incontrati, mentre visitavo una delle
antiche case dei ricchi mercanti ora restaurate, volevano a tutti i costi sapere
perché avevo scelto l’Iran per le mie vacanze. Cosi sotto l’obiettivo di una
telecamera ho dovuto rispondere alle loro ansiose domande. Devo aver dato
risposte convincenti perché uno degli studenti mi ha invitato a casa sua e lì ho
cenato con tutto il resto della sua famiglia, accovacciato sul tappeto.
- Ad Isfahan, in un ristorante due ragazze, desideravano parlare con me in
inglese e contemporaneamente sapere se gradivo il mangiare iraniano e se mi
piacesse l’Iran. C’era anche la madre che ci teneva a svelarmi che la sua
religione non era l’Islam, ma il Bahaismo, una dottrina derivante dallo sciismo
e di grande apertura, rispetto alle note “durezze” dell’Islam che tanto ci
spaventano. Il padre che dimostrava il piacere di incontrare un europeo, ha
permesso alle figlie di stringermi la mano nel salutarmi: atto considerato di
solito disdicevole per una donna.
- A Shiraz, i gestori di un fast food, i quali, saputo che ero italiano, mi
hanno offerto il pranzo a base di spaghetti freddi al ragù: specialità che hanno
imparato a cucinare durante la loro passata permanenza in Germania.
- A Yazd, nell’albergo, ricavato in una vecchia casa, costruita come tutte
intorno ad un patio, alcuni ragazzi festeggiavano il compleanno di un loro
amico. Hanno voluto che partecipassi anch’io. Anche lì, sono stato sottoposto ad
un tiro incrociato di domande su quanto e perché gradissi l’Iran. Regalo degli
amici al festeggiato? La raccolta delle poesie di Hafez! Te lo immagini a Roma
se gli amici ti regalano per il tuo diciottesimo compleanno, il canzoniere del
Petrarca?
- Ancora a Yazd, un parente dell’albergatore, mi ha portato a visitare alcune
vecchie e bellissime case della città che lui restaura per conto del governo.
- A Kerman, poco prima di entrare in città col pullman, uno studente mi si siede
a fianco e poi attacca a conversare, quindi all’arrivo mi ha sequestrato e
portato a casa sua dove la sorella e il marito, anch’essi studenti universitari,
hanno preparato un favoloso pranzo a base di riso, pesce e verdura. Erano
molto emozionati per il fatto di avermi loro ospite, di avere notizie
sull’Italia di cui sembrava avessero una qualche conoscenza (avevano anche
studiato Dante!) e soprattutto di sapere cosa pensavo dell’Iran e del nucleare.
Anche questa volta la ragazza, dopo aver avuto il permesso dal marito, ha voluto
stringermi la mano alla fine serata, quando li ho salutati per raggiungere il
mio albergo. I ragazzi chiaramente mi hanno accompagnato a piedi, portando loro
sacca e zainetto.
- Sempre a Kerman due studenti alla scuola di grafica che e mi avevano ceduto il
posto a sedere sull’autobus che mi portava a Mahan, una volta arrivati a
destinazione, hanno chiesto in prestito ai loro amici due motorini, per
accompagnarmi a vedere il giardino per cui Mahan va famosa.
- Ancora a Mahan, che è una piccola cittadina, il sindaco, incontrato
all’entrata della notevole moschea principale, visto che ero straniero, ha
voluto accompagnarmi nella visita, soffermandosi con lunghe spiegazioni in
farsi, davanti al mausoleo del Sufi Shah Nematallah.
- Sull’autobus per Takab, l’assistente all’autista, a metà percorso, ha voluto
che sedessi al suo posto in prima fila. E’ seguita una fitta richiesta
d’informazioni sulla mia persona, da parte di tutti i passeggeri.
- A Takab, nel Kurdistan iraniano, si va per visitare nelle sue vicinanze Takth
e Soleiman (il trono di Salomone), un incredibile santuario zoroastriano
fortificato, situato su una rocca ventosa al centro di un vasto altopiano.
All’interno della cinta fortificata, un’abbondante sorgente ha formato un bacino
d’acqua. Così nello stesso posto i sacerdoti zoroastriani, custodi del fuoco
perpetuo, avevano a disposizione i quattro elementi del loro culto: terra,
acqua, fuoco e aria (il vento). Per arrivarci ho contattato un tassista, che
alle 8 in punto era alla porta della mia pensione, vestito alla curda con
pantaloni alla zuava e gilet, ma prima della gita, nella sua bellissima
abitazione, mi ha offerto (era obbligatorio) una colazione di cortesia,
preparata dalla moglie: tè, pane, burro e marmellata fatta in casa.
- Ad Urmieh, città ai confini con la Turchia, ho incontrato in diocesi il
vigoroso vescovo cattolico, nato a Baghdad. Si è dilungato sulle difficoltà che
i cristiani devono affrontare quotidianamente, anche nelle situazioni concrete
per l’atteggiamento del governo nei loro confronti (tra l’altro non si possono
fare proseliti e le processioni devono avvenire all’interno dl recinto della
diocesi), ma la popolazione mussulmana ha, in ogni caso, gran rispetto per lui,
pastore d’anime.
Sono stato sempre affascinato dall’architettura islamica. Visitare l’Iran per
chiunque abbia questa passione è obbligatorio come visitare l’Italia per
chiunque apprezzi l’architettura della Roma imperiale. Avrei voluto vedere anche
altro, ma di seguito elenco i siti irrinunciabili:
- Teheran che non è molto bella, anche se i quartieri “alti” possono quasi
considerarsi eleganti, dove però il traffico è caotico e il rumore assordante.
Da vedere comunque: il Palazzo Golestan, dove gli shah venivano incoronati e
dove tenevano le udienze, il museo dei tappeti, il tesoro della corona, le
residenze reali sulla collina, deludenti ma significative e poi il bazar che era
l’antico centro del piccolo villaggio, scelto in passato per diventare la
capitale del paese.
Poi in giro per il Paese:
- Le fantastiche case dei mercanti, costruite intorno ad un grande patio, un
piano sotto il livello stradale per mantenere la temperatura più costante, (Kashan
e Yazd) e quelle, invece (Shiraz) d’epoca kajara, costruite in fondo ad un
giardino che poi si ammira da una loggia centrale della facciata principale. Di
solito le logge sono racchiuse da tre pareti decorate con mosaici di specchi per
dare un senso di freschezza nelle torride serate estive.
- Le moschee ricoperte di maioliche blu, quelle di Isfahan, di maioliche rosa e
rosse, quelle di Shiraz, o quelle con le facciate in mattoni disposti, a formare
complessi disegni.
- La grande piazza di Isfahan, circondata di portici con due moschee. Una volta
era un campo di polo e, su un lato lungo, vi era la residenza reale con una
loggia da dove il sovrano e la corte potevano seguire la partita. Al tramonto
obbligatorio sedersi sul terrazzo di uno dei caffè che si affacciano sulla
piazza, per riempirsi gli occhi di colori. La sera invece irrinunciabile la
sosta al fresco in uno dei caffè sotto gli archi di uno dei bellissimi e antichi
ponti della città il Siore pol (pol significa ponte) a livello della corrente
del fiume Zayandeh: musica iraniana dal vivo.
- I bazar che si sviluppano per tutto il centro delle città lungo passaggi
ricoperti da ampie volte in muratura, con i loro caravanserragli e gli hamman in
disuso, questi ultimi trasformati in caffè con musica (Isfahan, Shiraz, Kerman).
- I giardini all’interno delle città, quelli reali a Teheran (Golestan) e
Isfahan, quelli delle case dei notabili a Shiraz, quelli che sorgono in mezzo a
paesaggi che più brulli non si può, oasi di verde, rinfrescate sempre da una
sorgente, recintati da un alto muro per proteggerli (Kashan, Mahan).
Il giardino come concetto è nato proprio in Persia e in farsi si chiama firdaws,
paradiso, ed è preso a modello del paradiso di Maometto o forse è il contrario.
C’è un modulo, lo si vede stilizzato nei tappeti, che si ripete in tutti i
giardini persiani (Isfahan, Shiraz, Kashan, Mahan, Yadz); un padiglione
d’entrata che divide dal mondo esterno, subito dopo la vista di una vasca
centrale di solito rettangolare o se il terreno è in salita più vasche collegate
da cascatelle, in fondo si staglia un padiglione, a volte corredato da alte
torri del vento (Yadz), affrescato o decorato interamente di specchi o
affreschi, dove si poteva prendere il fresco e meditare. Il padiglione è spesso
aperto sui quattro lati alle correnti d’aria (Kashan, Isfahan) oppure aperto su
un solo lato a formare una loggia centrale con colonne, (Shiraz, Isfahan). Se
c’è una sorgente è dietro il padiglione, in alcuni l’acqua scorre in una
canaletta all’interno del padiglione stesso e si getta poi nella grande vasca
centrale del giardino.
- Il Giardino di Hafez a Shiraz. Hafez è il massimo poeta persiano classico che
esaltava le osterie tenute di solito da monaci cristiani, con i giovani e bei
coppieri che non degnavano di uno sguardo il poeta che si struggeva per la loro
bellezza e si ubriacava per annullarsi. Attenzione non è come voi state
pensando: il coppiere, messaggero di Allah, bello come è bello il verbo divino,
verbo che versava nelle coppe a forza di assumere il divino nettare, ci si
abbandonava, ubriachi, nelle braccia di Dio. L’Islam dei primi secoli produceva
comportamenti molto simili a quello dei mistici cristiani. Shiraz ha dato anche
nome ad un vitigno famoso, il vino proibito ai mussulmani veniva prodotto
all’epoca di Hafez nei monasteri cristiani.
- I vecchi piccoli villaggi rurali come Abyaneh e Ardestan.
- Persepolis, il cui grandioso palazzo (una sala aveva cento colonne) serviva a
Dario solo per ricevere tutti i dignitari del regno e gli ambasciatori degli
stati alleati e tributari, in seguito il complesso fu sottoposto a razzia e
incendiato da Alessandro Magno.
- La cittadelle fortificata di Arg vicino Mahan, ora che Bam è stata distrutta
dal terremoto;
- Le torri del silenzio di Yazd.
- Il deserto alle porte di Kerman con le sue formazioni rocciose che ricordano i
paesaggi lunari. Ci si arriva in taxi e si può dormire la notte sotto le stelle.
In quasi tutti i luoghi visitati quasi sempre ero l’unico straniero se non
l’unico visitatore, niente turismo di massa.
Siccome sono tirchio e al verde, ho scelto hotel budget e sono riuscito anche a
questionare per avere uno sconto di due euro su un conto di dieci euro, lo so,
infatti, me ne vergogno, ma volevo mantenere i punto. Il conto d’albergo più
caro è stato di 18 euro a notte: camera con bagno, Tv e colazione all’iraniana
con uova, formaggio, olive, pane, burro, marmellata e tè. Nessun problema c’è
stato riguardo alle prenotazioni di hotel e aerei: ho trovato sempre posto.
Se fossi partito all’inizio della primavera, invece che a maggio inoltrato, non
avrei sofferto cosi tanto il caldo a Kerman e Yazd e forse mi sarei avventurato
nella zona dei nomadi intorno a Shiraz e Isfahan che dicono interessanti. Avevo
intenzione di attraversare il deserto da Yazd a Mashad, la città santa, nella
cui regione ci sono molti esempi notevoli di architettura islamica: lo so a
nessuno interessa, per cui non ve li dico.
Avvertenza: in Iran non ci si diverte secondo gli schemi classici d’oggi e cioè
niente locali per ballare, forse qualche canna, ma non mi è capitato, comunque
niente sesso e niente droga, se non a rischio della propria vita.
Dimenticavo: la cucina iraniana può raggiungere livelli molto alti, i palati
sono esigenti e gli ingredienti sono di livello, soprattutto le verdure, sempre
molto fresche. Quello che mangerete nei ristoranti però è un'altra cosa, ci
vuole l’esperienza e la dedizione di molte ore ai fornelli, delle mamme e delle
zie iraniane, per avere un buon risultato, come nel nostro Meridione.