”
Fabrizio
Mumbay, 29.01.2004
Le cose che avrei dovuto scrivere sino ad ora sono parecchie, mi limiterò ad
un resoconto molto sintetico, per non dimenticare, quindi inizio il racconto da
ieri 28 gennaio.
Parto con Elena da Bologna, dopo avere incontrato e salutato un paio di sue
amiche che lavorano all’aeroporto, con un ottimo volo Lufthansa sino a
Francoforte; da li, un buon volo Air India decolla per New Dheli, scalo,
arriviamo al Mumbay Airport in ottimo orario, le 14,00 ora locale (+ 4,5 h
rispetto l’Italia).
Sbrighiamo molto velocemente le pratiche doganali, prendiamo gli zaini (che ci
sono!) e pre-paghiamo un taxi fino a Colaba, uno dei migliori quartieri della
città. In Garden Road, l’hotel che la Lonely Planet indicava a 6/700 rupie,
completamente rinnovato, oggi ne chiede 2500 a notte, ergo ripieghiamo presso
l’Apollo Guest House, dove paghiamo 650 Rp. una stanza abbastanza squallida al
piano strada di un palazzo decadente sempre in Garden Road, 50 m avanti il
costoso hotel Godwin. Letto a due piazze, comodo. Elena vuole riposare
un’oretta, io per rendermi conto di essere in India, esco, arrivo sino alla
Gateway of India (circa 1 km), entro in una agenzia di viaggi per chiedere circa
gli orari dei treni.
Dopo il riposo di Ele, ripercorriamo insieme il lungomare sino la Gateway,
camminiamo per le vie piene di bancarelle della Colaba Couseway, ci fermiamo al
Leopold Bar (dal 1871) per uno spuntino, torniamo molto stanchi in camera.
Una atmosfera densa di imbarazzo non dichiarato ci accompagna, occupiamo posto
sul letto comune, ognuno dal proprio lato, io indosso il pigiama, Elena, temendo
chissà quali miei sconfinamenti notturni, si corica completamente vestita di
pantaloni, maglione, sacco a pelo e cintura di borchie inclusa.
Al risveglio, (oggi 29.01) dopo una sommaria igiene personale (il bagno non
invoglia proprio a spendervi tempo), usciamo, torniamo da Leopold per la
colazione, decidiamo di imbarcarci per l’escursione ai templi nelle cave
dell’isola Elephanta.
Ore 22,00. La giornata è stata ricca di avvenimenti, vediamo di ricordarli con
ordine.
Prendiamo un natante di circa 16 m a motore, con biglietto lusso da 100Rp. a
testa. Il lusso riguardava solo il biglietto, stampato a colori e con molte
utili indicazioni. Sulla barca facciamo la conoscenza di un ragazzo inglese ed
un italiano di Livorno, entrambi singoli. Parliamo dei nostri viaggi, nel senso
di come stiamo vivendo ognuno di noi quello stesso istante, momenti in cui i
viaggiatori capaci scambiano emozioni e reciproci muti messaggi, che danno senso
a tutti i viaggi fatti e fiducia per quelli ancora da fare.
Per me ed Elena il viaggio sarà lungo, ed è appena iniziato, perciò lo metterei
tra quelli da fare.
Decidiamo di visitare le cave e le grotte di Elephanta con loro. Visitiamo i
templi, belli, soprattutto pensando a come dovessero essere stati prima che i
portoghesi prendessero a martellate le statue scolpite nella roccia.
Pranziamo insieme conversando piacevolmente; verso le 14,00 prediamo il barchino
per il tragitto di ritorno al molo di partenza, quando su questo troviamo
Alberto, milanese quarantenne, con la passione dei viaggi ed una ragazza di Roma
che, accompagnata una amica al Social Forum della settimana scorsa, ha
proseguito il viaggio per un totale di due settimane e che rientra in Italia
stanotte.
Alberto è molto esuberante ma moderato nei modi, pertanto ci riesce simpatico e
salutata la ragazza di Roma, ci accompagna alle linee aeree poiché Elena ed io
intendiamo comprare due biglietti per un passaggio aereo per Chennai,
sull’Oceano Indiano. Vista la fila, Alberto torna al proprio Hotel dandoci
appuntamento per una cena insieme alle 19,00.
Alla India Airlines ho trovato poca burocrazia, tempi ragionevoli, buona
organizzazione. Tutto terminato bene in meno di quaranta minuti.
Soddisfatti, io ed Elena ci dirigiamo con sicurezza verso l’appuntamento con
Alberto. Inizio ad essere contento del rapporto che stiamo instaurando, basato
sulla correttezza e sull’amicizia. Di come è Elena, forse, mi esprimerò più
avanti. Prima della cena troviamo il tempo di inviare delle mail a casa.
Alle 19,00 siamo puntuali all’appuntamento, in tre ci indirizziamo verso un
ristorantino caro ad Alberto. Ceniamo tranquilli, conversando piacevolmente.
Dopo cena, prendiamo un ottimo caffè espresso in un locale di una catena
occidentale, molto caro per gli indiani. Alberto ci offre il caffè, ci mostra le
foto digitali di Calcutta ed Agra; povertà, fame, affarismo e sudiciume. Per
lui, una esperienza forte. Ci scambiamo i numeri di telefono e le mail, ci
abbracciamo dicendoci, come si fa sempre, che un giorno in Italia ci si
rincontrerà. Torniamo all’Apollo Guest House, che appare ora meno nefasta.
Facciamo una doccia, prima Ele e poi io; ci sentiamo ristorati e soddisfatti
della giornata. Entrambi iniziamo a scrivere. Io le righe appena scritte, Elena
non so…
Sono le 10,50 p.m., la sveglia sarà alle 6,30 a.m. Domani voleremo con bagagli
pesanti, domani inizia il nostro Tour. Dirò una preghiera al Dio dei
viaggiatori. Click.
30.01.2004
In realtà, ieri sera mi sono addormentato subito, senza preghiera; adesso,
le 10,45 della mattina siamo comodamente seduti su un Airbus 320 dell’India
Airlines, diretti a Chennai, un po’ si balla.
31.01.2004
Effettivamente ieri l’aereo ha ballato parecchio, anche in fase di
atterraggio, a Chennai. Comunque sia, presi i bagagli celermente, pre-paghiamo
un taxi al Tourist Office per la stazione delle corriere, dove prenderemo la
nostra con destinazione Pondicherry. Quattro ore di strada, trascorse un po’
guardando il paesaggio, un po’ sonnecchiando.
Pondy ci accoglie con tutto il suo casino. Effettivamente è una vivacissima
cittadina ove mi sembra non mancare niente. Troviamo alloggio, ma solo per una
notte (quella di ieri) nella migliore Guest House dell’Aurobindo della città,
camera fronte oceano, prato all’inglese in cortile, vista mozzafiato. La cena,
semplice e per me a base di pesce, la consumiamo a “La Terasse”, localino
caratteristico a pochi passi dalla Guest House.
La notte è un dramma, decine e decine di zanzare assassine mi divorano vivo.
Alle 5,20 della mattina sono tutto un bozzo, viso e labbra comprese.
Anche Elena si sveglia con lo stesso problema, come se non bastasse, ha 38 e
oltre di febbre, male alla gola e qualche altro disturbo; per una reazione
allergica (suppongo) compaiono anche dei puntini rossi sul suo viso e sulle
mani.
La situazione mi illumina, apro l’armadio e trovo le zanzariere per i due letti
singoli. Le monto. Chi tachipirina chi aspirina ognuno prende un medicinale.
Finalmente riusciamo a dormire qualche ora.
Sveglia stamani (31.01) alle 10,30, colazione e ricerca di una nuova
sistemazione. Dopo un tentativo a vuoto (un posto lercissimo) approdiamo alla
International Guest House, pulita ed economica (250 Rp.) in zona centrale.
Elena continua a non stare bene. Si stende a letto mentre vado a recuperare i
bagagli presso l’alloggio appena lasciato. Torno, porto gli zaini in camera e
per lasciarla tranquilla, esco per altre due ore. Faccio un giro in centro,
torno al mercato coperto entrando dal settore del pesce (che abbondanza!), mi
dirigo alla bottega dei tessuti per acquistare un telo tipo sari da uomo, il
dothi, 100 Rp. Dovrò tornare per prendere anche il calzone leggero che si
indossa sotto come regola ma che non porta nessuno. Esco dal mercato coperto e
navigo quindi 15 min. in internet, leggo la posta, scrivo ad Enrico ed a mia
sorella Barbara. Torno alla Guest House, Elena ha ancora la febbre, vado in
cerca di un dottore. All’ambasciata di Francia è giorno festivo, non c’è
nessuno. Capito all’ospedale pubblico femminile dove provo un piccolo sussulto
per le condizioni che vedo. “Chi sta male, sua moglie? –no, non siamo sposati-
Allora deve prendere il dottore privato”. Cerco quindi il New Medical Centre. Lo
trovo, chiedo di parlare con un medico, attesa mezz’ora ed essendo riuscito a
vedere solo un assistente imberbe, torno alla camera.
Sono ormai le 15,00 passate, abbiamo entrambi fame, usciamo alla ricerca di un
posticino; entrati in uno non troppo malvagio, pranziamo vegetariano.
Dopo pranzo, alla prima farmacia prendiamo uno sciroppo per la tosse, poi
facciamo un giro. Dopo ormai tre giorni di viaggio devo annotare che Elena
continua con un comportamento “freddo come il marmo” senza calore umano,
condivisione o illuminazioni di entusiasmo. Boh? Io da mia parte continuerò ad
essere gioviale, provo a farla sentire a suo agio e farla stare bene. Speriamo
che me la cavo.
Passate le 18,00 torniamo in camera. Lei prende sonno, io scrivo queste righe.
La Guest House chiude alle 22,30 e considerata la convalescenza, andiamo a cena
al “Peep In”, ristorantino pulitissimo e di qualità (costoso per un indiano)
proprio di fronte il nostro alloggio. Ceniamo con pollo e verdure.
A nanna. Click.
1.02.2004
La sveglia suona alle 8,00 anche se entrambi siamo svegli da un po’. Alle
9,00 circa siamo a fare colazione presso un bakery tipo francese, che è un
forno: brioches, pane, pizze ed ogni altro ben di Dio, prezzi alti (per noi
comunque insignificanti), qualità simil-europea, troppo burro.
Dopo colazione andiamo in centro, giro al mercato, foto, ricerca di orecchini
per Ele. Navighiamo in rete circa un’ora. Torniamo al Peep In per il pranzo;
terminiamo verso le 14,00 e ci separiamo, lei va a fare un sonnellino, io
riprendo il mio girovagare. Mentre scrivo queste righe sono al “Lakshmi Liquors
Bar”, una stanza di quindici mq. senza vetrata, aperta sulla stradina sulla
quale si affaccia, posto dove i locali vanno a massacrarsi di super alcool,
mentre gli occidentali si gustano ottime birre fresche.
Indipendentemente dal bar, questa India mi piace proprio: mi piace il cibo, la
gente, i profumi, i colori e quanto intorno a me; non ho trovato nulla di
sconvolgente, non so se essere deluso o contento di me stesso per come ho
imparato a viaggiare. Mi sento benissimo. Fra 30 min. andrò a prendere Elena
(che mooolto lentamente si apre un po’) in camera per proseguire la giornata,
ancora girovagando, con lei. Alle 15,50 sono in camera, lei è pronta, i puntini
non peggiorano e non migliorano e, comunque stando un po’ meglio, ci rechiamo da
un dottore che scopriamo essere ayurvedico. Le misura molto compito la
pressione, battito; dice bene, tutto regolare. Poi, quasi a rinforzo dei
medicinali che andrà a proporci, fa entrare anche la moglie che ci presenta
anch’essa come medico: anche lei la visita “a vista” ed alla fine ci fanno
comprare una confezione di compresse “all natural”, detto a voce, senza
etichetta, per 250 Rp. Usciamo rassicurati comunque per la pressione ed il
battito, dando comunque per buono il fatto che il dottore sapesse quello che
stava facendo!
Elena cerca e non trova il vestitino colorato che ha in mente, io non vedo nulla
che m’allieti all’acquisto. Fortunatamente, ormai con il buio, troviamo ed
entriamo in un negozio di un certo stile e design, nelle vetrine illuminate dai
neon Elena trova un braccialetto di suo gradimento, in argento e giada, che
compra per 1400 Rp. (1 € = 55/56 Rp.) circa 25 Euro, dai 34 di richiesta
iniziale. Poi incontriamo, usciti dal negozio, il conduttore di un ciclo-rikshow
che ci offre un giro gratis, volendoci vendere dell’erba da fumare.
Le donne decidono loro, si sa, ed Ele innamorata dell’ottimo ristorantino di
fronte la Guest House, “decidiamo” di andarvi a cena. Trascorriamo dopo cena
un’ora circa a conversare sulle nostre esperienze di vita, decidiamo per domani
l’escursione ad Auroville.
2.02.2004
Giornata intensa. Belli diretti al bus per Auroville, una turista
occidentale ci mette in guardia “Ad Auroville c’è stato un morto, è tutto chiuso
per tre giorni…” Che fare? “Ele, partiamo subito per Thanjavur? Ok!”
Rifletto ora su questo evento, questa mattina ho dato troppo spazio alla
logistica rispetto che le riflessioni. Ad Auroville io avrei avuto un contatto,
il figlio più che quarantenne di una amica di mia madre che oggi si fa chiamare
Nazir, vive presso la comunità “New Creation” ... con lui avevo addirittura
scambiato alcune mail dall'Italia; ... sono sempre stato molto scettico su certi
riti per pregare Dio. Io credo esista e vi sia spazio per un unico Dio in tutto
il creato, Quanti strani nomi riti e religioni sono stati inventati per pregare
lo stesso Dio. Io ho pregato nelle chiese, sinagoghe, moschee ed oggi tempi
Indù, sempre a modo mio, il Dio di ognuno che di tutti è uno... trovo subdolo
avere messo e mettere i popoli della Terra gli uni contro gli altri in guerre e
morte in nome di Dio solo perché lo si nomina o lo si prega in modo
differente...
Credo non sia stati un caso ma un disegno del destino se ho mancato
l'appuntamento con i riti di Auroville. Io non dovevo andarci, almeno per ora.
Come chiudeva le mail Nazir... Peace and Love. A tutti ed al destino mio, che
spero sia Rosa, la donna che amo e che è il mio futuro di famiglia e gioia, che
ora sta in Italia.
Prendiamo un moto-riskshow sino la Gare Routiere, copriamo tutto il percorso in
autobus, ne cambiamo due. Viaggiare in bus ti porta in quei luoghi che non
vedresti altrimenti mai. In queste terre di pianura con strade di eredità
Inglese ancora percorribili, il bus talvolta è l'unico mezzo collettivo.
Il mio cervello digitalizza tutto ciò che gli occhi in questo viaggio stanno
vedendo. Ciò che sento, vedo annuso e tocco, accresce la mia esperienza che in
questo momento coincide con il senso stesso della vita. Ho una adrenalina in
corpo che riesco ad essere quanto di meglio riesca ad esprimere. Mi sento non
solo vivo, ma vivente. Attraversiamo una terra lussureggiante, palme dalle
foglie lucidissime, risaie, fiumi, ed ancora villaggi e paesi contadini,
mietitori, la più diversa vita ed umanità. Tutto mi appare naturale, mi sento
come un ecologo che considera l'ecosistema con esso stesso dentro, anche io sono
ora parte di questa terra, la sento mia comunque, per quanto “di passaggio”. Se
Rosa fosse con me ora...
Arrivati, prendiamo una camera presso l’hotel “KMSS Tower Lion Hotel”, mediocre,
520 Rp. tasse incluse.
Elena fa una doccia, io la rimando a dopo cena. Usciamo, cerchiamo internet ma
rinunciamo vista la lentezza della connessione. Proseguiamo per le strade piene
di gente, è sera in India. Passeggiamo per vie semi centrali, una sorta di
angiporto del centro città. La strada è in terra battuta, miseri negozi, misere
genti che ci vedono passeggiare, siamo sorridenti con tutti, ognuno spera in
qualche elargizione; tacitamente, io ed Ele dall'inizio del viaggio abbiamo
deciso di non fare elemosine, soprattutto ai bambini, non vogliamo renderli
mendicanti e poi servirebbero risorse illimitate... come potete capire è una
scelta di rispetto, non frequentiamo nemmeno i locali per occidentali ma
viviamo, mangiamo e dormiamo con chiunque ci sorrida disinteressatamente sul
nostro cammino.
Andiamo a cena, anche se non abbiamo pranzato per il trasferimento, non abbiamo
nemmeno troppa fame. Torniamo in camera, discorriamo per un’ora circa. Ognuno
scrive il proprio diario. Domani sveglia alle 8,00.
3.02.2004
Dopo la sveglia e l’igiene andiamo a fare colazione in un localino dove
prendiamo, come sempre, black coffe senza zucchero e latte bianco, io assaggio
anche un dolcino tipo marzapane al pistacchio con l’argento sopra.
Siamo pronti per iniziare le visite, in centro entriamo al Museo, al Palazzo
Reale e la Biblioteca, poi, preso un moto-riskshow (da me così ribattezzati, lo
spettacolo del rischio, provate ad immaginare il perché!) ci facciamo portare al
Tempio di Brihadeshwara, poi ancora al Tempio Thirukantijur, a circa 10 km dal
centro. Torniamo in hotel avendo deciso di trasferirci a Tiruchirapalli (Trichi).
Pranziamo vegetariano nel ristorantino (che qui chiamano talvolta hotel) di
fronte il nostro alloggio. Dobbiamo attendere le 16,00 visto che a quell’ora ci
riconsegneranno la biancheria dal Loudry service.
Troviamo un accesso ad internet abbastanza veloce, riesco ad aprire hotmail ed a
leggere la posta, tutti gli amici hanno trovato un momento per rispondermi,
Elena si annoia perché deve ancora attendere le sue risposte. Torniamo in
camera, la lascio sola per un pisolino, vado in un pulcioso bar adocchiato
iersera, prendo una birra che costa il doppio che a Pondy, mi siedo al tavolo
con un altro avventore (che in questo momento mi osserva scrivere) e scopro di
avere il cervello talmente pieno di input che fatico a dividere le emozioni e le
sensazioni tra di loro. Sono in molti a chiedermi con gran sorrisi come mi
chiamo, da dove vengo, in che lingua stia scrivendo; mi chiedono una sigaretta
italiana, ho solo le loro, che trovo ottime. Mi chiedono anche di offrire una
birra.
Torno in hotel, prepariamo i bagagli e consegnataci la biancheria pulita
partiamo per Trichi. Prendiamo due autobus (come sempre senza vetri ai
finestrini) per raggiungere la meta. Trascorriamo il viaggio seduti. Troviamo
subito posto presso il “Ashby Hotel” che proprio ci piace, un chiostro con
giardino, le camere attorno, per 500 Rp. a notte. Il caso vuole che la nostra
sia la migliore, scherzando la chiamiamo suite, al primo piano, è ampia, pulita,
un bel bagno ed un magnifico terrazzo con tavolo e poltroncine in ghisa.
Incontriamo una coppia di ragazzi francesi, ci diamo appuntamento per la cena.
Preso possesso della camera, beviamo una birra fresca al pub dell’hotel;
parlando, dico ad Elena che la sento “fredda come il marmo” lei sorride
divertita, “non me lo aveva detto nessuno!”
Dopo la cena con i ragazzi francesi, andiamo a bere un caffè che ci offrono loro
volentieri, con calma, torniamo in hotel. Io ed Elena ci sediamo fuori, sul
terrazzo, il cielo è luminoso, poche rade nuvole in cielo, una luna molto bella.
Anche Ele è bella, ha fatto una treccia e parlando alla luce della luna è serena
e sorridente. Ci corichiamo, non trovo la sveglia, ci alzeremo comunque. Click.
4.02.2004
Mi tiro su dal letto con ottima energia, con il rasoio elettrico mi taglio i
capelli e mi rado la barba, faccio una doccia corroborante. Poi, aspetto che
Elena faccia la sua. Dopo la colazione in hotel, con l’autobus n° 1 raggiungiamo
il Rock Fort Temple, posto su una collina di roccia alta 437 gradini a piedi
scalzi. Panorama ottimo, tempio così così.
Con un altro autobus ci dirigiamo a vedere lo Sri-Rangan Temple, una serie di
edifici che formano un fantasmagorico complesso di colori e forme incredibili,
saliamo sul view-point, dal quale ci si rende conto di quanto sia vasto nella
sua totalità, facciamo delle foto e soddisfatti, prendiamo un bus per fare
ritorno in hotel.
Visto che il capolinea è presso la stazione dei treni, entriamo per chiedere
circa gli orari delle partenze per Madurai, prossima tappa.
Mi sembra di capire che Elena prediliga ripetere pranzi e cene nei luoghi che ha
provato trovandosi bene, quindi pranziamo nuovamente sotto il tetto intrecciato
di foglie di palma nel chiostro dell’hotel. Il servizio lentissimo passa in
secondo piano per la buona qualità della cucina. Parliamo di Sicilia e di
ricette a base di ricci di mare e pane caldo. Finalmente il parlare della
propria terra riesce ad illuminare gli occhi ad Elena. Stiamo benissimo, beati
dal clima e dal viaggio, partiremo domani per Madurai alle 12,30 con arrivo
previsto dopo solo tre ore. Dopo pranzo passeggiamo sino una bella chiesa
cattolica non lontana il nostro ottimo hotel. Lasciamo che il tempo scorra.
Beviamo una birra al pub dell’hotel, non abbiamo molta fame, cena leggera sempre
sotto il pergolato. A nanna presto. Buonanotte. Click.
5.02.2004
Ci svegliamo come sempre intorno le 8,00, colazione sotto il pergolato. Ci
rechiamo a cambiare dei soldi alla Bank of India, oggi il cambio è 1:55,60.
Con la coppia di ragazzi francesi, Olivier e Delphine, ci diamo un molto vacuo
appuntamento in stazione; noi ci andiamo a piedi (1 km circa) e prendiamo subito
due biglietti per Madurai, seconda classe non AC per 102 Rp. in totale e ci
mettiamo in attesa al primo binario. Incontriamo una signora di Londra (per Ele
40, per me 46) con la quale parliamo del viaggio (ognuno il proprio), quando
sorridenti e con una chitarra al seguito vediamo spuntare Olivier e Delphine,
decisi ad arrivare a Madurai anche loro. Sono simpatici e piacevoli, lei ha 23
anni e lui 32, sono molto relaxed, ci intendiamo bene e decidiamo di trovare un
alloggio insieme giunti a destinazione.
Il viaggio in treno scorre bene, io resti in piedi, Elena trova posto. Durante
il viaggio una signora anziana mi mette in braccio una bimba bellissima, vestita
in viola come una principessina... “Portatela via, avrà sicuramente un futuro
migliore di quello a cui con noi sarebbe destinata...” (!) Arrivati verso le
16,00 a Madurai, ci dirigiamo a piedi (500 m circa) alla “New College Guest
House”, dove troviamo due camere accettabili per 265 Rp. l’una, sullo stesso
piano a pochi passi di distanza, ne prendiamo possesso e ci diamo appuntamento
per cena, visto che anche oggi abbiamo allegramente saltato il pranzo.
Io ed Elena usciamo, giungiamo sino al Main Temple, a piedi entriamo in questa
nuova città, ne captiamo le vibrazioni, ci piace.
Torniamo alla Guest House, bussiamo alla porta dei nostri amici, ci accolgono
con ospitalità e mi mettono in mano la chitarra. Suoniamo e cantiamo. Proprio
dei bei momenti.
Brillanti, decidiamo di affittare un moto risk-show per tre quarti d’ora, in
modo da avere una idea generale di questa nuova città.. Un bel giro, vediamo un
tempio illuminato (ormai è buio) posto al centro di un bacino, l’esterno del
museo archeologico ed un altro tempio di minori dimensioni.
Compriamo una canna da zucchero (7 Rp.) e la sgranocchiamo risaliti sul nostro
mezzo. Troviamo anche un ottimo Veg-Restaurant, di gran qualità e gusto le
pietanze. Ceniamo allegri e soddisfatti. Torniamo alla Guest House, in camera di
Delphine e Olivier riprendiamo la musica ed i canti, liberi da pensieri e
preoccupazioni creiamo una atmosfera sublime. Facciamo tardi, per gli orari ai
quali ci siamo abituati. Alle 12,30 p.m. passate, Elena ed io torniamo nella
nostra stanza. Io faccio una doccia. Ele già dorme. Il letto purtroppo è corto e
stretto. Mi stringerò. Buonanotte.
6.02.2004
Devo ammettere che dopo la seratina di ieri, poche zanzare a parte, ho
dormito bene senza sentire eccessivi rumori. Mi sveglio sentendo Elena fare la
doccia, sono un po’ rintronato, la sveglia segna le 8,30. Poco dopo le 9,00
andiamo a fare colazione in uno dei ristoranti della Guest House (che è grande,
con oltre 200 camere) dopo la quale andiamo decisi verso il Big Temple. Scalzi,
entriamo. Visitiamo i chiostri, ammiriamo i soffitti ornati e dipinti. Bello.
Terminata la visita, torniamo in un negozio conosciuto ieri sera nel corso del
nostro giro esplorativo. Vogliamo finire di trattare un bellissimo braccialetto
d’argento, che alla fine viene via per 1650 Rp. Elena è contenta, mi piace
vederla provarsi i gioielli. Per non perdere pratica, mi porta subito dentro un
altro negozio, dove compra due paia di orecchini antichi d’argento, portati via
per 1100 Rp. Sembra in vena di shopping, entriamo in un paio di negozi per
cercare dei sari da uomo, che alla fine troviamo in un negozio statale a prezzi
fissi, cotone di ottima qualità. Sentiamo un languorino, ci accomodiamo in un
ristorante con tavoli ampi in marmo rosa. Elena ordina la salsa di pomodoro e
formaggio presa da Delphine ieri sera, alla fine ne mangiamo due ciotole con
molti chapati, (dischi di pane morbido cotto al momento tipo piadina liscia).
Sazi, rientriamo alla Guest House, ci colleghiamo in internet per mezz’ora,
ricevo e scrivo posta, passo in camera per aggiornare il diario di viaggio. In
questo istante Ele dorme, io scrivendo sbircio un film su Star Movies. Bussa
Olivier, prendiamo appuntamento per cena. Sono le 16,15. Alle 17,00 Olivier
torna con informazioni relative il treno che prenderemo insieme per Trivandrum,
stato del Kerala. Per 100 Rp. a testa avremo la cuccetta prenotata sull’espresso
Chennai-Trivandrum sul quale saliremo alle 22,30 circa, per un viaggio di circa
sette ore, arrivo previsto alle 5,30 a.m. dell’otto febbraio.
Fatti i biglietti, io ed Ele andiamo al Museo Gandhi, Olivier e Delphine al Big
Temple. Noi siamo bravi, siamo affiatati nel visitare più luoghi possibili.
Troviamo il museo in chiusura, man mano che avanziamo chiudono le sale dietro di
noi. Facciamo un giro velocissimo, riusciamo a vedere la tonaca indossata dal
Mahatma in punto di morte.
Il risk-show ci riporta alla Guest House, noi proseguiamo a piedi; ci
addentriamo in stretti vicoli, riusciamo a vedere scene di vita quotidiana, vita
povera ma televisionizzata. Siamo contenti di questo passaggio fra i vicoli, una
sorta di “Spaccanapoli” di Madurai.
Questa sera la luna è piena, mi piacerebbe portare Elena al Ristorante Surya,
che secondo la Lonely Planet è al roof dell’Hotel Supreme. Lo troviamo, saliamo
a vedere come è. Vista mozzafiato sui templi illuminati, la luna piana nel cielo
è meglio di un sole. Ora è presto, verremo per cena.
Propongo ai nostri amici francesi di venire anche loro a gustarsi il panorama e
la cena, accettano di buon grado. Decido di offrire una birra a tutti al bar
dell’Hotel Supreme, l’Apollo 96, trovo 95 Rp. per bottiglia di Kingfischer
decisamente troppo. Tant’è.
Elena ha truccato gli occhi. Bella lei, bella la luce che emette. Dopo cena
proseguiamo la serata a base di musica ed erba in stanza di Olivier e Delphine.
Poco dopo la mezzanotte torniamo in camera nostra per dormire.
Mi complimento con Ele per la luce nei suoi occhi. “Mi sono truccata” mi sembra
ci sia di più… “Può essere”. Buonanotte.
7.02.2004
La sveglia suona alle otto, Elena si fa la doccia, si veste con calma,
prepara il suo zaino. Mi lavo anche io, poi andiamo a fare colazione. Preparo la
mia borsa, operazione complessa, vista la quantità esagerata di cose al mio
seguito. Vado a cambiare 50 Euro, Ele è rilassata e legge tranquilla la guida
seduta sul letto (troppo corto e stretto). Alle 12,00 dovremo lasciare la
stanza.
In realtà, la stanza l’abbiamo lasciata alle 22,00 passate. Abbiamo trascorso
una giornata rilassante ma un po’ piatta, sonnecchiando, fumando, mangiando,
sempre con Olivier e Delphine.
Non potendo mancare il regalo di compleanno per Barbara, nel dubbio di non
trovare nulla in Kerala, vado nella gioielleria che conosco bene e le prendo un
bel bracciale d’argento massiccio. Prendo anche un bel pendente di lapislazzuli
e argento, che penso regalerò a Rosa, che inizia a mancarmi un casino, quando
torno dovrò farle un discorso serio sul nostro futuro a due. Faremo quel bambino
che lei ha sempre voluto, sarà lei la madre dei miei figli e credo verranno
bellissimi yeah!!!
Torno in camera, Elena sonnecchia, mi stendo anche io. Passa quindi Olivier,
bussa, ci tiriamo su. Sono le 15,00. Fra un’ora loro si trasferiranno nella
nostra stanza, pagheremo in quattro, per attendere l’ora del treno, una stanza a
tariffa piena per starci solo sei ore. Che affaristi siamo! Bagagli in spalla ci
avviamo a piedi (200 m) in stazione, troviamo il nostro treno al terzo binario,
troviamo i nostri letti, ci sistemiamo. Partiamo puntuali alle 22,35. Elena si è
assopita (ragazza fortunata, dove la metti dorme), la giornata oramai è finita,
domani, se Dio vorrà, saremo sulla spiaggia di Varkala! . Buonanotte. Click
8.02.2004
Scrivo e sono le 22,00, la giornata è stata alquanto piacevole. Stamani come
previsto, eravamo alla stazione di Trivandrum, mi sveglia Olivier, buon segno,
ho dormito e mi sento riposato. Scendiamo, facciamo i biglietti seconda classe
non AC per 11 Rp. a testa, quarantacinque minuti di treno ci separano dal mare.
(Siamo scesi a fare i biglietti in stazione, sul treno avremmo speso 80 Rp. a
testa…). Fatti i biglietti saliamo sul treno (che poi è quello dal quale siamo
appena scesi). Troviamo posto a sedere, arriviamo a Varkala per le otto circa.
Carichi, con due auto risk-show cerchiamo una sistemazione. Dopo avere visionato
alcune possibilità, Olivier e Delphine, che intendono fermarsi almeno due
settimane, trovano una camera pulita a 250 Rp., forse un po’ troppo lontano dal
mare. Io ed Ele ci concediamo il “lusso” di pagare 400 Rp. per un bungalow di
bamboo a pianta circolare, in posizione dominante sulla costa, dentro un bosco
di palme, il mare arabico di fronte. Tipo le cartoline degli atolli dei mari del
sud, forse un po’ più alla talebana.
Preso possesso dell’alloggio, non faccio a tempo a compilare i registri che Ele
esce in pareo e costume “io sono pronta per il mare”, sorridendo. Mi cambio in
un baleno e, intrapreso il sentiero giusto, passeggiando fra le palme e la
sabbia di lava, troviamo il nostro spazio. Io, posate le cose, entro
direttamente nel mare. Caldo, robusto ma leggero. Ele, tolto il pareo, entra in
acqua anche lei.
Faccio un bagno di poco meno di un’ora.
Alle 11,30 cominciamo a sentire il sole, ci incamminiamo fra le bancarelle ed i
ristorantini. Elena ordina al sarto un abitino su misura, 400 Rp.
Andiamo a pranzo al “Beatles”, ristorantino sul mare. Elena prende frutta, io
scopro il “Palak Paneer” una salsa di spinaci calda con pezzetti di formaggio
dentro.
Dopo pranzo ci corichiamo per un pisolino, alla fine dormiamo fino alle 18,00.
Elena ha fame, torniamo al Beatles. Prendiamo un gran mix di pesce e una birra
fresca. Ha una bella treccia. Devo dire che giorno dopo giorno Elena è sempre
più felice, ha un sorriso sempre più dolce, sembra più bella.
Inizia uno scrosciante temporale, ci ripariamo cambiando tavolo. Salta la
corrente, tutti i tavoli sono illuminati solo dalle candele. Sotto la pioggia,
stretti fianco a fianco, torniamo alla nostra casetta, ci asciughiamo, ci
mettiamo in pigiama, scriviamo i diari di viaggio.
Ora Elena dorme al mio fianco, il nostro vicino si esercita con il suo flauto
nuovo di bamboo. Domani tanto sole e mare. Buonanotte. Click.
9.02.2004
Scrivo, ed è sera. Anche oggi abbiamo trascorso una magnifica giornata!
Elena dorme. Oggi. Sento muovere nella stanza, mi sveglio e sono le 8,40 a.m.
Elena mi da il buongiorno sorridendo, io so di essere un po’ incolto, dopo di
lei vado in bagno, mi rado, faccio una doccia, indosso costume e maglietta;
prima di ciò però andiamo a fare colazione. Ci sediamo all’osteria prospiciente
il bungalow, ordiniamo io un caffè nero ed un cornetto vuoto (gigante), Elena un
porridge, un latte, toast e marmellata.
Sbucano Olivier e Delphine, si siedono con noi ed ordinano anche loro la
colazione. Siamo tutti contenti di rivederci, dopo un giorno intero di silenzio.
Loro hanno cambiato Guest House, sono a tre minuti di cammino da noi adesso. Ci
diamo appuntamento per le 12,00 da noi. Arrivano con 30 min. di ritardo.
Passeggiamo tranquilli sul sentiero che costeggia la costa, verso le 13,00 ci
sediamo sul balconcino sopraelevato sul mare…. Paradisiaca sensazione di
benessere e felicità. Questo Kerala, in questa stagione ha condizioni climatiche
eccellenti, non ricordo di essermi mai sentito meglio.
Ordiniamo tutti frutta, attorno al tavolo passiamo momenti bellissimi, palme,
mare, sole, brezza, pace. Anche Olivier e Delphine sono a modo loro bravi
viaggiatori. Sono proprio una bella coppia. Riprendiamo la passeggiata,
arriviamo in riva al mare. Rimaniamo subito in costume, posate le cose, entriamo
in acqua. Elena farà un bagno breve ma intenso, visto che le onde ci sono e lei
ha un po’ di timore. Olivier, Delphine ed io ci divertiamo come pazzi per circa
un’ora, facendo evoluzioni e surfate a corpo libero fra le onde, ridendo come
bambini, “sentendoci” bambini. Più che per Elena sola sulla spiaggia, esco
dall’acqua per il sole. Possente, nonostante la brezza costante, incendiario.
Passata mezz’ora dopo il bagno, ci copriamo ed andiamo a cercare un po’ d’ombra.
Olivier e Delphine hanno fame. Li portiamo al Beatles, io ed Ele prendiamo palak
paneer, loro cickenburger.
Sono oramai le 16,30 e mostratoci il loro nuovo alloggio, prendiamo appuntamento
per andare a prenderli verso le 20,00.
Con Elena decidiamo di andare a vedere il tempio di questo posto paradisiaco di
nome Varkala. Piccolo, intimo, bello. Dopo la visita al tempio, a piedi andiamo
verso la baia, ma ci imbattiamo in un negozio di gioielli.
Bravo il commerciante, buona la merce acquistata, spesa di circa 30 Euro.
Arriviamo sulla baia, è il tramonto, scattiamo una foto. Beviamo seduti una coca
in due. Sono le 19,00 passate, torniamo, non prima di avere fatto una sosta in
un altro negozio di argenti, io prendo la collana adatta al pendente preso a
Madurai, Elena compra un bracciale per Sandro, suo fratello. Totale 500 Rp.
Con altre 25 Rp. torniamo al bungalow, posati gli acquisti, andiamo a prendere
Olivier e Delphine per la cena. Andiamo in un ottimo ristorante di pesce sulla
spiaggia, scegliamo fra i pesci freschi in visione sul banco, io ed Ele ne
prendiamo uno di forse due kili (!) e ce lo facciamo cucinare metà al tandoori e
metà alla griglia. Attendiamo un’ora la cottura. Sublime. Tutta la serata,
sublime. Torniamo al Bamboo Village, ci accompagnano. Ci scambiamo le e-mail e
stiamo insieme per l’ultima volta. Ci abbracciamo, ci salutiamo.
Rimasti soli, prepariamo i bagagli. La sveglia sarà alle 5,30 a.m., partiremo
per Allapphuza (Allepey), visiteremo le backwaters. Buonanotte.
10.02.2004
Sveglia, bagagli, risk-show, treno… Allapphuza! Troviamo subito posto presso
il discreto “Arcadia Hotel” 300 Rp. a notte, ci danno anche gli asciugamani e…
il sapone! Seduti per la colazione al “Cafè Venice”, proprio sul jetty, Elena
esclama “Amsterdam dell’India”, è serena, io pure. Ora cercheremo una
imbarcazione per il nostro giro alle backwaters e, come sempre sino ad ora, ci
affido a Dio ed alla nostra sorte. Un moto risk-show, incluso nel prezzo, (750
Rp. per sei ore di navigazione a remi) ci porta, qualche chilometro dall’hotel,
all’imbarco. Una canoa con due rematori, uno a poppa e l’altro a prua; noi in
mezzo, comodi su un materasso sottile, coperti da una capottina.
Quando inizia una avventura, si è sempre guardinghi, così noi alla partenza.
Le backwaters sono canali, lagune, laghi, palme di tutti i tipi, banani, cocco,
alberi rari, buganvillee, aironi, corvi, uccelli di palude, il bellissimo
piccolo Kingfischer, uccellino arancio bianco e nero, riprodotto anche
sull’etichetta della birra sua omonima.
Le backwaters sono altre barche che si incrociano, sono donne, che lavano gli
abiti, che mondano il pesce, che si lavano, che pescano, che ci sorridono; sono
le house boat delle coppie innamorate, venti metri di alcova galleggiante all
inclusive (3500 Rp.) cucina e luna piena quando c’è; è estate, è febbraio del
2004 in Kerala. Incredibile. Devo ancora dire che per me, limitatamente ai
sentimenti che decidono di darsi i viaggiatori, le backwaters sono state le
espressioni di piacimento di Elena, abbronzata, bella, sentendosi libera. Sono
molto contento del rapporto ormai instaurato con lei, sempre rigorosamente a
distanza, abbiamo trovato il giusto equilibrio in questa intensissima casuale
istantanea casuale convivenza.
Provo per lei l’affetto che si prova per una amica, a maggior stupore se penso
che ci conosciamo da meno di un mese.
Le backwaters sono sei ore di coccole che ognuno ha fatto a se stesso, in una
crociera celestiale e silenziosa fra l’acqua scura, il cielo azzurro ed ovunque
verde tutto intorno. Risaie. Un cocco bevuto e mangiato seduti scalzi sulla riva
del canale. Si sentono pecore, galline, vacche, corvi.
Ci fermiamo a bere un caffè, prendo una banana impanata ed un plum kake, Ele un
dolcino di cocco. Una stanza, tre tavoli, dietro la cucina. Colori caldi.
Poi ancora in canoa, il caldo, il fresco. Sei ore scorrono filate. Torniamo
all’hotel Arcadia ma proseguiamo per fare due passi nel casino. Compriamo una
birra, la beviamo seduti su una panchina, parlando di fronte ad un canale (che
in questo punto, in città, è una fogna). Proviamo a telefonare, trovo solo
Leonardo, Napo è irreperibile. Lascio Elena libera di farsi una doccia in
tranquillità, faccio un altro giro, anche di London Strong. Al mio ritorno è
vestita, mi doccio veloce ed usciamo per cena.
Scegliamo un ristorante anche questa volta a sensazione. Sono simpatici, la
cucina per la prima volta è piccante. Cibo forte e genuino, rigorosamente veg.
Nel locale sono simpatici, facciamo insieme un po’ di teatrino, Elena ride
serena tutta la cena. Siamo sazi. Conto. Due piatti abbondanti e completi di
riso creme e brodini, una “bottle of mineral water, cold if possible”, due caffè
neri, totale 49 (quarantanove) rupie, pari a meno di un Euro, pari a meno di
1900 vecchie lire!
Tornando, navighiamo in internet per 15 min. 20 Rp. per due. Saliamo in camera;
non esiste più tensione, ognuno scrive il proprio diario.
Elena ora dorme, io punterò la sveglia alle 7,00 a.m. che domani si parte per
Kochi. Un grazie a Dio se anche oggi la giornata è stata perfetta.
Buonanotte. Click
11.02.2004
Sono le 19,10 e siamo sul treno per Gokarna. Anche oggi abbiamo vissuto una
giornata magnifica.
Lasciamo l’Hotel arcadia prima delle 8,00 , beviamo un caffè (Ele fa colazione
anche con il toast e marmellata) al bar appena fuori l’hotel.
Prendiamo un moto risk-show lentissimo, tanto che rischiamo di perdere il treno
delle 8,20 per Kochi. Tutto a posto, biglietti, treno, Kochi! Appena arrivati ci
alleggeriamo lasciando i bagagli al deposito e facciamo subito i nuovi biglietti
per il mare, un lungo viaggio, circa 16 ore, destinazione Karwar. Siamo
contenti.
Kochi è un porto molto importante, ma anche una città ricca di storia. Altro
risk-show per i traghetti, si, perché questa città vive su tre isole ed una
penisola. Bella, vivace e pulita; 9 Rp. in due, sbarchiamo a Fort Kochi.
Visitiamo la chiesa di San Francesco costruita dai portoghesi nel XVI sec., la
cattedrale ed il Museo Indo Portoghese, il Cimitero Olandese. Camminiamo in una
zona di ville bellissime… Andiamo a pranzo in un posto per turisti, prendiamo
frutta (Ele anche una specie di pizza coperta di peperoni, a me indigesti).
Fa caldo, sudiamo camminando sotto il sole ma siamo felici.
Torniamo all’imbarco, prima però entriamo in un Hotel spettacolare, stile
coloniale, chiostro, piscina fronte mare…. Come cagnolini scodinzolanti, usiamo
la toilette ed andiamo via.
Traghetto. Prima a piedi e poi ancora in risk-show siamo nuovamente in stazione.
All’ufficio prenotazioni ci assegnano i posti sullo sleeper wagon.
Andiamo, nell’attesa, a bere una birra fresca. Stiamo bene. Ci raccontiamo a
vicenda. Siamo felici di questo viaggio e scherziamo sul fatto che potremmo
presto ripartire, che so, per il Messico hehe! Di nuovo fame, alle 17,00 ci
ispira un ristorantino popolare. Mangiamo abbondantemente. Conto 42 Rp.(0,85 €
!).
Riscattiamo i bagagli al deposito con 20 Rp. Binario 1. Il nostro espresso
arriva con anticipo, troviamo i nostri posti e ci sistemiamo.
Un ragazzo di Londra ha una chitarra Givson, pagata 40 Euro, niente male. Elena
si è coricata, prova a dormire. Io, ormai alle 20,00 passate, fumo una
sigaretta, tanto i treni viaggiano con le porte aperte. Mi raggiunge il ragazzo
inglese, parliamo. All’improvviso si crea una riunione spontanea, una famiglia
di sette persone non sa che fare, i posti letto vicino sono solo sei… tutto si
risolve separandosi! Sono stanco ma non ho sonno, 5/6 ore di dormita sarebbero
perfette. Oramai mi sento in perfetta armonia con l’India, non sarà un problema
prendere il pullman per i 37 km che ci separeranno dalla stazione alla spiaggia!
Alle 4,30 della notte, in una stazione che dir non saprei, salgono in massa una
decina di persone che svegliano naturalmente mezza carrozza. Tirano due funi fra
i letti e vi sospendono una culla di stoffa, completa di staffe metalliche e
zanzariera. Dentro vi accomodano un bambinone di tre mesi che prende subito
sonno. Il ragazzo inglese, contento, si ricorda di quanto fosse stato bello
suonare lui, un ragazzo indiano ed io il nostro piccolo concerto prima di
coricarci, contento di avere dormito quasi cinque ore, propone di suonare
ancora. Concorda per qualche altra ora di sonno. Ci svegliamo tutti alle 7,30
circa, non fa caldo, anzi, bevo un chai, Elena svegliandosi mi sorride e mi
saluta con un cenno della mano.
12.02.2004
La temperatura della mattina direi sia stata fresca, mi sveglio
infreddolito.
Saltiamo (pensavo fosse troppo presto) la fermata del luogo dove volevamo andare
al mare (anche perché ci avevano detto che il treno non fermava li) ed arriviamo
quindi alla destinazione segnata sui biglietti, cioè la successiva.
Alle 9,00 un po’ sbattuti per la nottata, ma lucidi, prendiamo un auto riskshow
fino alla spiaggia. Nulla a che vedere con Varkala. Tra fermarsi, tornare
indietro o andare subito a Goa, optiamo per la terza. Elena vuole andare a
Palolem Beach. Treno e via. Arriviamo in un altro piccolo paradiso.
Per 250 Rp. prendiamo un bungalow a palafitta davanti al mare. Una baia di
sabbia incastonata fra le palme, lunga ad occhio 4/5 km, un susseguirsi di bar,
palafitte, negozietti e palme. Tempo che firmo il registro (una cosa del tutto
pro forma, una vecchia agenda del 2003, senza numeri di passaporto e visto)
Elena è in costume e pareo pronta per il mare.
Siamo quasi increduli per la bellezza di questo posto, Ele è al settimo cielo.
Facciamo il bagno e prendiamo il sole. Ci accomodiamo in un bar di fronte al
mare, tipo a 30 metri, mangiamo un palak paneer e due chapati, lei alle patate
ed io al formaggio, una birra piccola ed un bottiglia di acqua. Stiamo molto in
silenzio, ci godiamo gli istanti, uno dopo l’altro. Tutti fumano ganja. Mentre
anche io mi sintonizzo sulle usanze, Ele va alla scoperta di questo nuovo luogo.
Scrivendo queste righe, si fanno quasi le 16,00 , sono curioso per la serata.
Elena torna tatuata ai piedi, ma non sembra pienamente soddisfatta “troppo
grossolano! Beh, tanto durano solo due mesi ed a Bologna non li vedrà nessuno”
Usciamo, andiamo a chiedere notizie sul servizio di lavanderia, la presa
elettrica per il mio rasoio, poi, informazioni per trasferirci ad Hampi,
prossima tappa. Navighiamo quindi in rete, finendo prima, vado a farmi un
accurato servizio di barba e capelli che sento di averne proprio bisogno.
La cena ha una cornice spettacolare: tavolo sulla spiaggia, lume di candela,
ceniamo con calamari in salsa, un tonnetto intero cotto al tandoori, verdure e
patate fritte. Prendiamo anche un sublime aperitivo alla frutta. Il cielo è
tempestato di stelle, il mare a pochi metri da il ritmo ai nostri respiri ed
alla nostra cena. Elena è bella. Lontanissima, a pochi centimetri da me. Stride
per il mio essere una situazione tanto romantica con la divisione fisica che
dalla partenza ci accompagna.
Ora siamo un po’ stanchi, camminando sul bagnasciuga torniamo alla nostra
casetta. Fumiamo seduti sulla verandina della nostra palafitta. Serata
magnifica. Buonanotte.
13.02.2004
Ci svegliamo dopo le 9,00. Riposati, abbronzati, prima facciamo colazione,
poi cambiamo dei soldi, quindi acquistiamo due biglietti sola andata (450 Rp. a
testa in bus sleeper class) per le 21,30 di domani sera; si partirà per Hampi.
Ben quattordici ore di pullman, un tour de force di quasi quaranta ore, incluse
due notti filate che prevedo faticose, per visitare uno dei siti
storico-archeologici più importanti di tutta l’India.
Dopo i biglietti, vado a prendere una birra (sono ormai le 11,30 a.m.) e mi
siedo ad un tavolo fronte mare. Torno alla palafitta, leggo, scrivo. Elena va a
fare una passeggiata. Al suo ritorno – con due parei nuovi – dopo un po’ andiamo
a pranzo. Bel ristorantino sulla spiaggia, caruccio, buona qualità, porzioni
scarse. Siamo comunque contenti del paradiso nel quale ci troviamo immersi.
Torniamo, Ele va a prendere il sole, io decido che dedicherò questa giornata ai
vizi, al cibo ed alla birra. Sono le 15,15 ed ho scritto queste righe con il
mare negli occhi. Trascorro il pomeriggio cazzeggiando con grande soddisfazione.
Appena il sole si fa meno violento, faccio un bel bagno e prendo qualche
scampolo di sole. Si fa sera. Sarà ancora pesce per cena.
Nella stessa cornice di iersera, dopo avere contrattato il prezzo di un kingfish
(300 Rp.) ed otto gamberoni black tiger (400Rp.) tutto cotto al tandoori, ci
accomodiamo su due poltrone di vimini, tavolo basso, fronte mare. Gli ittici,
che sono veramente freschissimi, ci risultano prelibati. Una breve passeggiata,
ci porta al nostro alloggio. Discorriamo rilassati. Stiamo bene. Nel mentre che
Elena va a dormire, io pronto a seguirla, il nostro vicino di palafitta, mi
chiede una sigaretta e mi invita a fumare con lui sulla sua verandina. Vado.
Algerino, ha alzato notevolmente il gomito, ha litigato con la compagna ed ora
toccherà il fondo con la ganja. Palolem Beach è anche questo. Anche questa
giornata, ottima, è conclusa. Vado a nanna.
Buonanotte.
14.02.2004
Mi sveglio alle 8,00. Faccio un giro sulla spiaggia, compro un pacchetto da
dieci di Gold Flake (12,5 Rp. a pacchetto). Bevo un caffè nero. Alle 9,00
sveglio Elena. Dopo colazione, considerato che partiremo alle 21,30 per Hampi,
paghiamo altre 150 Rp. per occupare la stanza fino a sera. Ad Elena ho fatto gli
auguri di non S.Valentino, a casa invierò quelli veri a Rosa, le manderò una
bella cartolina elettronica, le manderei il cuore per espresso.
Oggi mi manca in particolar modo. Sono innamorato e credo che in futuro non
riuscirò a provare un sentimento così per un'altra donna. Credo di no...
Vado in internet, leggo la posta di Stefania e scrivo un po’ a tutti. Anche
oggi, in attesa della partenza di questa sera, penso di dedicherò al relax più
assoluto, tipo passeggiare fra le palme, fare bagni e prender sole. Nel tardo
pomeriggio farò ordine e la borsa per la partenza, come detto, prevedo due
giorni intensi e pesanti. Vorrà dire che ci consoleremo con un altro ottimo
pesce al tandoori, questa sera per cena he he.
Una chiosa. Devo annotare la quantità e la varietà di ragazze belle da tutto il
mondo che si aggirano su queste sabbie. Veramente considerevole. Qui Lorenzo
detto BLUER, il mio amico pittore, anziché il pittore del blu, impazzirebbe e
diverrebbe il pittore della gnocca!
Vista questa serie di pensieri in completa libertà, devo dire circa la decisione
di acquistare una chitarra Givson made in Calcutta, costano pochissimo e suonano
gran bene. Sarà il mio regalo dall’India a me stesso.
15.02.2004
Alle 9,20 di mattina, dopo molti avvenimenti siamo ad Hampi. Inizio dal
racconto della cena di ieri sera. Come previsto, ottimo pesce al tandoori,
ottimi calamari in salsina di cipolla dolce.
Fatti e chiusi i bagagli riconsegniamo la catena ed il lucchetto della nostra
stanza e ci incamminiamo sino di fronte l’agenzia (300 m), anch’essa immersa nel
palmeto, per prendere il moto risk-show alla volta della fermata del nostro
torpedone per Hampi, a circa tre km. Ad essere in attesa, siamo circa una
quarantina di ragazzi occidentali. Dopo 40 min. di ritardo, arriva un autobus;
non è il nostro, noi abbiamo i biglietti di “Paulo Travels”, un’altra
organizzazione. Alla fine, dopo quasi un’ora di ritardo, arriva il nostro mezzo.
Nel momento di salire, alzandomi dalla base dell’albero sotto il quale mi ero
seduto, urto la testa contro un tempietto votivo legato al tronco, oggetto
composto da una scatola di lamiera aperta sul fronte, tipo i ricoveri delle
tortore che si usano in Italia nelle campagne. Il colpo deve avere rotto un
capillare, tanto che inizia copioso a scendere il sangue. Bel casino: fazzoletto
premuto sulla fronte con la mano, lo zaino grande sostenuto solo su una spalla,
quello piccolo sull’altra ed il bus che attende ormai solo me.
Poco slancio e troppo peso, salendo rimedio un’altra gran botta, molto dolorosa,
sulla tibia. Oltre un pacchetto di fazzoletti e diversi fresh and clean
disinfettanti, tamponano la mia ferita sulla testa. Per fortuna.
Solo ora mi rendo conto di trovarmi su un mezzo sul quale non ero mai salito
prima. Un autobus con sleeper class. Immaginiamo un albergo giapponese economico
composto da quelle ministanze che tanto assomigliano a dei loculi. Bene, su
questo bus, tranne alcuni sedili reclinabili al livello inferiore, sono stati
creati una quindicina di cuccette-loculo, alla fin fine un mega camper di sole
cuccette, ma senza la toilette. Per capire le misure, immaginiamo che due
persone adulte dovrebbero dormire in uno spazio di un metro e ottanta di
lunghezza ed uno di larghezza, con ottanta centimetri di aria prima di toccare
con la testa il soffitto. Trovandoci al livello superiore, il lato verso
l’esterno è vetro-panoramico. Ci sono tante stelle nel cielo, poi tanto buio,
sono notti di quasi luna nuova. Riusciamo ad assopirci. Elena dorme sempre. Io
sono sofferente per le botte, ho spazio troppo angusto se non voglio dormire
sopra Elena (e non voglio) e quindi ad ogni sosta (3/4 in dodici ore) mi alzo ed
esco a respirare.
Arriviamo a destinazione alle 9,30 precise. I nostri compagni di pullman, tutti
ragazzi occidentali, spariscono in un battibaleno dalla folla di locali che
avvolge tutto e tutti all’arrivo dei mezzi. Non essendo propriamente in perfetta
forma, attorniato da un nugolo di individui (siamo rimasti solo io ed Ele) che
mi chiede di comprare o fare tutto, impiego cinque minuti più del solito a
decidere il da farsi. Alla fine, prendiamo una camera per mezza giornata, i
biglietti per Panaji con un mezzo come quello dal quale siamo appena scesi (400
Rp. a testa) ed un risk-show che per 500 Rp. ci farà fare il tour completo dei
templi ed a sera ci porterà a prendere il bus fino ad Hospet (11 km).
Visitiamo ben dodici siti di massimo interesse, sono i seguenti 1) Ganesh Temple
2) Ganesh Temple piccolo 3) Krisha Temple e l’antico mercato antistante a lui
annesso 4) Narashima, tempio che venera una figura mezzo uomo e mezzo leone 5)
le Sisters stones 6) l’underground Shiva Temple 7) Lotus Mahal – Elephant’s
Stable – Ranga Temple 8) Hazararama Temple 9) Malyavanta Raghunatha Temple 10)
the Queen’s Bath 11) Mahanavami Dibba 12) Veerabhadras Wami Temple.
Ammirando tanta bellezza, ci rendiamo conto di quale metropoli della essere
stata questa città un tempo, oggi villaggio un po’ misero. Dulcis in fundo,
visitiamo anche il Bazar, dove acquistiamo qualche altro monile e dei teli di
cotone.
Pranziamo, anche se ormai è un po’ tardi, in un ristorantino dentro il bazar a
base di riso e verdure.
Ormai fatte le 15,00 rientriamo in camera e prendiamo un caffè. Ora, alle 15,40
abbiamo ricomposto i bagagli, fra mezz’ora verrà il risk-show per portarci alla
fermata di Paulo Travels. Ci sentiamo molto appagati dalla visita di Hampi, ora
però, stanchi, vogliamo tornare al mare.
Saliamo sul risk-show, che è rimasto il medesimo ma con diverso conduttore,
arriviamo alla fermata del torpedone sleeper class con due ore di anticipo. Ne
approfittiamo per conoscere Hospet. Elena trova e compra delle spezie, io
acquisto libri e guide in inglese.
Saliamo sul bus alle 18,30. Inizia una nuova notte di viaggio.
17.02.2004
Devo raccontare circa la giornata di ieri, il 16 febbraio, densa di
avvenimenti e cose portate a termine. Molto cortesemente lo staff del bus,
anziché a Panaji, ci porta ad oltre mezz’ora di strada avanti sino a Mapusa,
visto che è più pratico, avendo deciso di andare ad Arambol Beach.
Elena ha dormito disturbata, si sveglia, mi sembra, con la luna storta. Lei
pensa altrettanto di me.
Le cose da fare sono 1) Riconfermare i biglietti del volo di ritorno 2)
Acquistare dei ticket da Mapusa a Mumbay. Non essendoci tra noi piena armonia,
essendo presto (8,30 a.m.) per l’apertura delle agenzie, opto (forse un po’
bruscamente) per trasferirsi subito ad Arambol, dicendo che sarei tornato io
indietro dopo per sbrigare le incombenze. In effetti, fra le cose volevo tornare
per cercare la famosa chitarra indiana.
In pullman (!) dopo un’ora ed un quarto di viaggio arriviamo ad Arambol.
Subito appare un villaggio di campagna, un po’ sperduto; per raggiungere la
spiaggia dovremo affrontare sotto il sole un paio di chilometri zaini in spalla.
Ci incamminiamo. Il caldo si fa sentire, siamo stanchi e provati. Elena si ferma
un po’ imbronciata a fare colazione, io vado in cerca di una sistemazione
decente per i due giorni di mare. Ancora una volta la fortuna ci assiste.
Presso il “Residensea”, affittiamo per 250 Rp. a notte una casetta di bamboo
fronte mare. La gestione di questo residence mi appare subito molto buona, quasi
“di classe”. Sono le 11,00, dovremo attendere un’ora per entrare in camera.
A questo punto, con non poco sforzo ed anche per motivi di opportunità
(chitarra, tensione con Ele da allentare) decido di ripartire immediatamente
alla volta di Mapusa. Appena arrivato, anziché fiondarmi nei negozi di
strumenti, un sussulto di responsabilità mi fa entrare subito in una agenzia, la
“Pink Panter”.
Non posso riconfermare tutti e due i biglietti perché non ho con me il
passaporto di Elena. Per il treno sino a Mumbay mi sento chiedere 880 Rp.
Sono indispettito, cambio strategia. Entro in un negozio di Sport e Musica (qui
spesso vanno insieme) e mi fanno vedere uno strumento. Chitarra un po’ sbattuta
per essere nuova. No. Cambio negozio. Entro da “Demelo’s Music & Sport”. Io
cerco una Givson originale indiana, ne ha un paio. Una classica ed una acustica
bellissima, amplificata passiva marchiata export quality.
A me andrebbe bene anche un modello meno elaborato. Il titolare telefona al
fratello che ne porti un altro paio. Nel mentre, mi reco in banca per cambiare
100 Euro, dove questa volta sono un po’ lenti. Oggi il cambio è ottimo a 1 : 56
rupie e 45 cent.
Torno quindi alla Pink Panter, non c’è posto in treno volendo viaggiare di
notte. Ancora Paulo Travels quindi, per 750 Rp. in due con (forse) la cena
inclusa nel prezzo. Partenza alle 18,30 del 18 p.v. Torno quindi da Demelo’s.
Sono arrivate due Givson, modelli 125 e 150. Sono di fattura tanto grossolana
che mi sembrano quasi false. Sono passate le 14,00. Vado a pranzo per pensare.
Entro in un ristorante non-veg che espone una collezione completa di whisky sul
bancone. Mangio un riso con ottimo condimento di kingfish spicy e bevo una
Kingfisker strong. Sento la birra ed il piccante.
Si fanno le 15,20 , torno al negozio ed alla fine compro la chitarra più bella,
quella amplificata, la MOD Jumbo Rose Elect Exp. Qt.
Solo successivamente mi renderò pienamente conto della bontà dello strumento.
Alle 16,00 prendo il bus (faccio oltre metà tragitto in piedi), alle 17,00 sono
ad Arambol, trovo un austriaco che mi offre un passaggio.
Elena è sulla spiaggia. Sono proprio stanco; vado in camera, poso la chitarra mi
metto il costume e vado a fare il bagno. Il mare subito mi appare non eccelso,
sicuramente il peggiore fra quelli nuotati. Oramai al tramonto, torniamo in
camera. Faccio vedere la chitarra ad Elena, le piace, piace molto anche ai
gestori del Residensea. Ha un suono eccezionale. Doccia.
Attendiamo le 20,20 per spostarci dalla verandina al tavolo per la cena, qualche
metro avanti di fronte a noi… Cucinano bene.
Il bar della spiaggia, a cento metri da noi, ci offre un gustoso spettacolo di
fuochi d’artificio. Sono le 22,30. La giornata è stata pesante, rasserenati,
andiamo a dormire.
Bene, questo, alle 10,30 della mattina, è il racconto della giornata di ieri
(16.02).
Questa mattina mi sono tirato su alle 8,00 circa, un paio d’ore fa. Ho preso
subito un caffè nero come sempre rinforzato da un paio di cucchiai di Nescafè
portato da casa, ed ho iniziato a scrivere. Svegliata Elena, con lei prendo un
altro caffè; mi sento di ottimo umore. Farò una lettura delle mail, oggi,
rilassamento.
Sono le 18,30 adesso, infatti oggi ho assaporato il dolce far niente (beh, al
mare che si deve fare ?!?), la birra King’s ed una papaia straordinaria di due
kili, mangiata senza sforzo. In questo tramonto, il sole sembra dissolversi
ancora prima di calare nel Mare Arabico. Oggi, ho anche riassaporato il suono
della mia chitarra nuova, mi sento felice. Sulla spiaggia volano dei frisbee
colorati e la musica nell’aria è un misto di ambient-etno-tecno ipnotizzante.
Peccato per il mare, non mi invoglia ad entrarvici, lo trovo mediocre.
In internet ho letto le risposte di tutti alle mie mail ma non ho scritto a
nessuno. A Stefania ho risposto brevemente.
Domani sera dovremo trasferirci, ho anche la chitarra adesso a cui pensare.
Dovrò trovarle un posto sul pullman camper per Mumbay, devo comprare una
custodia rigida, non ho idea quanto costi.
Mentre scrivo, ripenso all’altro giorno che con Elena parlavamo della fauna
incontrata in viaggio.
Si, perché sento che siamo alla fine. Abbiamo elencato: corvi, pappagalli,
aquile, Kingfischer, un falco addomesticato, delfini, scimmie, elefanti,
scoiattoli, vacche e buoi, capre, pecore, asini, maiali, gechi, topi, aironi,
cani, gatti, pipistrelli, pettirossi, pesci rossi, lucertolone… la natura,
ridondante e vivace si è manifestata ovunque. Il verde delle piante, il rosso
mattone della terra del Kerala, le acque azzurre dei mari! Ancora, il colore
della pelle delle persone, la loro fisiognomica, il fiero popolo indiano.
A sera, quando accendono le luci, il Residensea prende contorni fiabeschi.
Dieci casette di bamboo e dieci tavoli, due amache fra le palme del giardino.
Molto bravi quelli dello staff, un posto, se piace Arambol, da consigliare.
Domani mi accorderò con il personale del pullman dove scendere a Mumbay.
Ormai, passate le 19,00 il sole è definitivamente calato, domani sarà luna
nuova. Di un dolce tenuissimo viola, il cielo.
La serata non ha fatto certamente rimpiangere le altre. Ad Elena è venuta voglia
di “carne” (subito corretta in pollo!), così, senza troppa fatica, appena fuori
il Residensea, sulla spiaggia ci accomodiamo allo “Om Shankar Bar & Restaurant”
dove ci accordiamo, con 190 Rp., per un pollo intero cotto al tandoori, guarnito
di patate e verdure. Siamo alla fine del viaggio, il tempo sembra essere volato.
Saremmo entrambi pronti per partire nuovamente senza nemmeno passare dal via.
Consumata la cena, alle 23,00 circa andiamo a dormire.
18.02.2004
Questa mattina, ora sono le 9,00 , ci svegliamo entrambi alle otto.
Prendiamo insieme la colazione sfogliando la Lonely Planet, iniziamo a fare il
programma della giornata di domani, l’ultima nella sua interezza a nostra
disposizione. L’unico impegno di oggi sino al pomeriggio sarà fare i bagagli.
Devo comprare la custodia rigida per la chitarra a Mapusa, prima di partire in
pullman.
Oramai, alle 13,00 passate, abbiamo liberato la nostra casetta di bamboo, ho
fatto l’ultimo bagno in mare, una buona doccia, una birra, una navigata in rete;
rilassati abbiamo appena ordinato il pranzo. Fra le altre, ho consigliato a
Delphine ed Olivier via mail questo posto, effettivamente la gestione più
attenta ed accurata sino ad ora incontrata. Ricorderò con affetto questo “Residensea”,
l’unico neo purtroppo, il mare non all’altezza. A Varkala farebbero faville.
Abbiamo prenotato un taxi per le 16,00 poiché alle 16,30 dovremmo prendere il
bus di linea, pieni di bagagli, per Mapusa. Elena sta prendendo il sole su una
poltroncina di plastica al nero leggermente sbiadito.
Mapusa. Paulo Travel arriva in ritardo, alle 19,45 , stanchi dell’attesa di
oltre tre ore in strada, prendiamo possesso del nostro “loculo” per la notte e
ci stendiamo. Non ho trovato la custodia rigida per la chitarra, con quella
morbida in dotazione la lego sospesa sui nostri pedi, non essendoci altro posto.
Verso le 22,00 sostiamo in un ristorante nel mezzo della notte e della campagna
di non saprei dove, consumiamo una ottima cena vegetariana (inclusa nel prezzo).
La nottata è movimentata, tornanti, salite e discese, freddo, rumori.
Ci “svegliamo” stanchi. Alle 9,00 della mattina siamo presso i sobborghi di
Mumbay. Fuori, nebbia e fumo.
19.02.2004
Questa mattina siamo giunti nei pressi di Victoria Station alle 10,30 circa.
Prendiamo un taxi che ci conduce al Taj Hotel, quello di fronte la Gateway of
India, sperando di potere lasciare i bagagli per la giornata. Purtroppo, ma con
sollievo, possiamo usare solo le toilette, principesche.
Visto che siamo vicinissimi, decidiamo di fare colazione da Leopold, locale a
noi caro sulla Couseway di Colaba.
Mentre Ele finisce il toast, trovo una camera molto pulita presso il “Volga
Hotel”, al terzo piano senza ascensore di un palazzo a venti passi dal nostro
caffè. Posati i bagagli Elena decide di fare un giretto, io prendo un taxi e
vado nei pressi del “Metro Cinema”, dove so esserci diversi negozi di strumenti
musicali. Trovo e compro la custodia rigida per la chitarra a 550 Rp. , ne provo
poi una semiacustica da jazz a cassa sottile, Givson, molto bella, per 2250 Rp.
, circa quaranta Euro…
Torno in hotel, poso la custodia e scendo da Leopold per l’appuntamento con
Elena. Sono le 13,00. Le parlo della chitarra che ho visto, si offre di
accompagnarmi al negozio. Se dovessi comprarla, la imbarcherebbe in aereo lei.
Dopo due ore (!) riesco a cambiare da Thomas Cook 50 Euro e la compro. Sono
proprio contento. Oramai alle 15,00 pranziamo, poi per la digestione, passiamo
un’oretta in camera. Passate le 16,30 riprendiamo lo shopping. Elena cerca
gioielli. Sono io a rompere il ghiaccio, in un emporio statale a prezzi fissi
prendo una parure in argento e lapislazzuli per 750 Rp.
Elena, alle 19,00 decide per un paio di orecchini antichi d’oro a 22 kt. Per 170
Euro. Mi sembra felice. Facciamo una capatina in internet di circa mezz’ora, poi
ancora quattro passi fino alle 20,30 circa. Elena sale in camera per una doccia,
io sono ancora da Leopold per l’ultima fresca birra indiana, scrivo queste
righe. Presto sarà il mio turno per la doccia, abbiamo prenotato il taxi per
l’aeroporto alle 23,30 .
Il viaggio di rientro è iniziato, e come sempre, Inshallah.
20.02.2004
Alle 3,30 della notte, saliamo sul Boeing che, dopo uno scalo a New Dheli,
ci porterà alle 10,30 ora di Roma, a Francoforte. Siamo stanchi. Tanto per non
smentire la tradizione, ancora prima del decollo, ci offrono un succo fresco al
mango, molto dolce.
Le mie due chitarre nuove, senza la benché minima protesta da parte di
chicchessia, sono con noi sull’aereo. Poche ore e saranno con le loro simili in
quel di Padova, dove vivo.
Devo purtroppo annotare che il decollo, anziché alle 3,40 della notte è avvenuto
alle 9,00 della mattina; fumo e nebbia hanno impedito di raggiungere New Dheli
per il previsto scalo. Sono esausto dell’attesa, ho sonno e quasi rimpiango la
sleeper class di Paulo Travels.
Bene bene, all’alba delle 13,45 decolliamo da New Dheli per Francoforte. In
Italia sono le 9,15 della mattina. Sempre più stanco inizio anche a sentire
fame.
“God is too big to fit into one religion”, così recita la scritta sulla
maglietta di una ragazza simpatica, seduta sul sedile di fronte al mio.
Il volo scorre, con ottimo atterraggio planiamo a Francoforte. Sono bravi i
germanici, alle 21,30, fra circa tre ore, ci imbarcheremo sull’Airbus Lufthansa
per Bologna, nonostante il ritardo accumulato di quasi un giorno.
Il volo fino a Bologna è una passeggiata. Una teutonica grattacelica hostess,
chiude le chitarre in una toilette, privandone la disponibilità agli altri, ma
il viaggio è brevissimo.
Arriviamo a Bologna, c’è neve. Ci sono anche le nostre valigie. C’è anche
Sandro, il venticinquenne fratello “punk ‘a bestia” di Elena.
Ho perso tutti i treni, alle 24,00 sono in stazione, il primo treno utile per
Padova sarà alle 3,20 della notte. Mi armo di santa pazienza; io, le chitarre ed
i 22 kg di zaino attendiamo al freddo per oltre tre ore.
L’Intercity notte arriva puntuale alle 4,55 a.m., con 10 Euro un taxi mi porta a
casa (sino a ieri con dieci euro ci vivevo un giorno intero...).
Son stanco e frastornato. Il south India tour è terminato.
Anche questa volta non mi sento contento nell'essere tornato, anzi, penso a che
tipo di valori e bisogni ci sublimano e ci costringono ad inseguire. Che mondo
abbiamo ridotto; di questo passo lo faremo fuori prestissimo...
Ventiquattro giorni comunque straordinari dal primo all’ultimo minuto, questo
viaggio si è svolto senza imprevisti oltre ogni più rosea previsione.....
L’India? La definirei come “Un concerto fantasmagorico di suoni, profumi e
colori, suonato da un miliardo di individui e animali, ognuno solista, ognuno
parte di un immenso gruppo che insieme sviluppa una perfetta, grandiosa
armonia”.
Fabrizio, mercoledì 25 febbraio 2004
muxicante@hotmail.it
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