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Guyana 2009 - diario
di viaggio dal 12 al
16 gennaio di
Daniele
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Protagonista |
Daniele di Torino |
DAL CONFINE BRASILIANO A
GEORGETOWN
La
Guyana è uno di quei paesi che non pensavo mai di visitare, non era nelle mie
liste prioritarie come visita di paesi nel mondo, e invece, il mio
sessantaduesimo paese sarebbe stato proprio la Guyana.
L’unico paese di lingua inglese del Sud America, un paese che molti non sanno
nemmeno dove si trova, alcuni pensano ad un paese africano scambiandolo con una
delle tre guinee e invece no, sono in Sud America, in uno dei stati coperti
dalla foresta amazzonica, tutto da scoprire e da conoscere.
LETHEM, LUNEDI 12 GENNAIO 2009
Eccomi a Lethem, sono in un alberghetto nel mezzo della silenziosa
cittadina di solo 3000 abitanti, la capitale della regione dell’Alto Takutu-Alto
Essequibo. Sono arrivato questo pomeriggio da Boa Vista, l’autobus dalla città
brasiliana ti porta fino qui al confine segnato dal fiume Takutu, per
attraversalo devi prendere una lancia per pochi real e dopo pochissimi minuti ti
trovi in terra di lingua inglese, la gente è nera come gli africani e i neri dei
carabi, non si parla più portoghese ma l’inglese kreolo, nessun funzionario c’è
nella riva del fiume, nessun controllo, per arrivare dalla polizia per far
mettere il timbro sul passaporto mi sono incamminato tra le case di Lethem,
camminando per più di mezz’ora fino a che sono arrivato alla caserma della
polizia guaynense fatto timbrare il mio passaporto.
Fatto tutto sono arrivato in questo alberghetto dove passerò una o due notti,
dipende come mi trovo, che cosa c’è da fare, da scoprire nei dintorni visto che
mi trovo nella Savana Rupununi. Una Savana ricca di animali selvatici tra cui il
giaguaro simbolo della Guyana e molte varietà di uccelli tra cui l’aquila arpia
una delle più grandi aquile viventi.
Posato il mio zainetto con il necessario cammino per il villaggio e ammirare il
tramonto in questo sperduto villaggio della savana amazzonica, anche se questa
zona non ha giungla, non ha foresta ma fa parte della grande area verde
esistente in questa parte del mondo.
Lethem non ha proprio un centro, ha un posto di polizia, una scuola, due o tre
alberghetti, un aeroporto con pista di terra, e poi case sparse tutte basse, la
sera è silenziosa e si riescono a vedere miriadi di stelle. Nel giardino del
piccolo hotel dove passo la notte un’amaca dove mi sdraio per leggere uno dei
miei tanti libri portati dietro.
Il mio zainetto che uso come bagaglio a mano data la grandezza è meta pieno di
libri, l’altra metà di vestiti che si riducono a: tre magliette, due pantaloni
lunghi straleggeri e un bermuda, tre paia di intimo, un costume da bagno, un
paio di scarpe da trek, un paio di infradito, un’amaca straleggera e tre paia di
calze, due camice leggere, una felpa, una torcia, e poi libri, quaderni,
blocchetti per appunti, macchina fotografica e telecamera con i loro
caricabatteria, uno spazzolino, un dentifricio, un sapone, lamette per la barba
e come asciugamano un pezzo di stoffa di un materiale che si asciuga in 10
minuti. Questo è il tutto solo 8 kg di roba per un viaggio di quasi tre mesi.
Non puoi andare in giro per il mondo con valigie stracariche, hai bisogno di
poco, del necessario, di certo nella savana Rupununi non andrò ad una cena di
gala.
La notte si avvicina, io inizio ad essere stanco e così sto per avviarmi nel mio
letto coperto da una zanzariera, non ho fatto l’antimalaria, e qui oltre alla
malaria c’è tanto dengue e la cosa migliore è prendere precauzioni con tutto
quello che si può senza usare medicinali.
Ora vado
Buonanotte!
ANNAI, MERCOLEDI 14 GENNAIO 2008
H. non lo so, quasi le 7.00 – Mi sono svegliato da poco dalla mia
amaca appesa tra i due legni di una casetta in una scuola nel mezzo della savana
Guyanese. Starò qui per due notti insieme alla ragazza neozelandese che ha
visitato più di 100 paesi nel mondo.
L’ho conosciuta ieri mattina a Lethem alla fermata del bus ed ho iniziato a
chiacchierare con lei visto che non mi immaginavo presenza di viaggiatori in
questa parte del mondo. Non pensavo di partire da Lethem ieri mattina. Mi disse
che sarebbe andata in un posto vicino ad Annai, un posto abbastanza economico
per passare la notte e se volevo andare con lei avrei avuto il tempo di
preparare il mio zaino perché tanto l’autobus delle 10 non sarebbe mai passato
alle 10, e così ho fatto ed ho preso la decisione giusta.
Poco più di un’ora da Lethem c’è questa specie di piccolo college con 30 allievi
che studiano una specie di scienze forestali, biologia.
Il posto è bellissimo ed economico. Oggi, io e Tina (la neozelandese) dovremmo
fare un’escursione in bicicletta, ma il tempo per adesso non è tra i migliori,
ma qui cambia molto rapidamente quindi speriamo in una bella giornata.
H.19.35 – Sembra già mezzanotte, la luce è andata via come tutte le sere, Tina è
nella sua amaca sdraiata a leggere ed io mi sono arrangiato con una pila appesa
ad un legno sopra ad un tavolo così posso scrivere per un po’ fino a che non si
scarica.
Siamo stanchissimi. Stamattina ci siamo svegliati presto, fatto colazione, preso
le biciclette e siamo andati in un villaggio non lontano da qui dove una ragazza
indio che fa la guida ci ha portato per 20 dollari americani nella giungla per
andare a vedere un uccello tipico del posto, il COCK OF THE ROCK. Un uccello di
colore rosso, un esemplare spettacolare con delle piume fantastiche. E’ un
uccello vegetariano e i loro nidi sono costruiti su pareti rocciose, o in grotte
o in gole scoscese.
Abbiamo camminato per cinque ore nella folta giungla guyanense prima di arrivare
a questi massi di roccia dove in silenzio abbiamo potuto goderci la presenza del
Cock of the Rock.
Siamo poi tornati arrivati nel villaggio indio ripreso le biciclette affittate
nella scuola dove stiamo soggiornando e rientrati stanchi morti… meno male,
almeno stanotte non farò fatica ad addormentarmi.
Domani mattina partirò per Georgetown, la capitale della Guyana, ma adesso non
voglio andare a dormire, è ancora troppo presto.
VERSO GEORGETOWN, GIOVEDI’ 15 GENNAIO 2009
E’ mezzogiorno e sono ad Annai il piccolo villaggio considerato
l’entrata al Rupununi dove gli abitanti sono membri della tribù Macushi. Una
tribù di soli 17.000 anime disposte in territori tra Guyana, Venezuela e
Brasile. Gli indios sono bella gente, gentile, cordiale, ospitale anche se il
nome Macushi ha un significato negativo. Makui in varie lingue indigene
significa: persona cattiva, gente di poco valore.
Sono qui in questo baretto sulla strada non asfaltata ad aspettare l’autobus per
Georgetown, Tina la ragazza neozelandese è tornata a Lethem per poi entrare in
Brasile.
H.16.00 – ormai è da un po’ che sto viaggiando lungo la strada rossa della
giungla guyanese con l’autobus di colore arancio che mi sta portando a
Georgetown dove l’arrivo è previsto molto tardi. Arrivare di notte in queste
città del sud America non sono molto consigliate, ma cosa ci posso fare? Vuol
dire che appena arrivo la prima cosa che trovo mi ci infilo dentro senza
pensarci e stare al sicuro. Intanto mi sto godendo questo paesaggio
semplicemente fantastico. L’autobus non è pieno e ognuno di noi ha la
possibilità di avere due sedili a disposizione per fare un viaggio più
confortevole. Passiamo in mezzo ad una vegetazione tropicale la strada spezza la
giungla in due parti e sia a destra che a sinistra non si fa altro che vedere
verde, alberi, foglie, erba.
Ora l’autobus si è fermato, deve attraversare il fiume Essequibo.
Il fiume più lungo della Guyana che scorre lungo il paese da sud a nord per 1014
km. Lungo questo fiume ci sono innumerevoli ripide e cascate e una gran storia
scritta in un libro da un devoto frate dell’ordine dei Frati minori Cappuccini:
Felix Maria de Vegamian. I primi a stanziarsi furono gli olandesi nel 1615, di
cui i coloni rimasero in buoni rapporti con i nativi. Gli inglesi presero la
Guyana nel 19 secolo perché avevano bisogno di un’altra colonia sud americana
oltre a Trinidad, e poi perché volevano conquistare il resto del Sud America
pensando di navigare l’Essequibo verso sud per raggiungere il Rio delle
Amazzoni, o almeno ad avvicinarsi all’imponente fiume del Sud America.
Sto ancora aspettando di attraversare il fiume vado a fare una camminata tanto
ce ne sarà ancora per mezz’ora se non di più, così ne approfitto per fare foto e
filmati magari trovo qualcosa di interessante anche se già solo il vedere il
fiume di fronte a me è interessante.
GEORGETOWN, VENERDI’ 16 GENNAIO 2009
H. 2.00 – Sono arrivato, finalmente sono arrivato nella capitale
della Guyana. Sono in un piccolo hotel dove tra poco mi sdraierò sul letto che
chissà chi ci avrà dormito e poi domani mattina andrò alla ricerca dell’ostello.
Alle 2.00 di notte non puoi girare per questa città dove c’è gente ubriaca in
giro e per nulla raccomandabili. Anche questo piccolo hotel non sembra molto
raccomandabile, sembra di essere in un luogo per prostitute o hotel a ore
sudamericano, ma l’autobus si è fermato qui di fronte e così qui di fronte mi
sono rifugiato per stanotte.
Il viaggio è stato lungo dopo l’Essequibo abbiamo attraversato il parco
nazionale di Iwokrama una delle quattro ultime incontaminate foreste del mondo,
l’autobus ha attraversato la foresta per 72 km.
Il viaggio da Annai a qui è stato lungo, non sempre molto confortevole ma
semplicemente fantastico.
Da domani si visiterà la capitale.
Georgetown
danyilita04@yahoo.it
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