Dopo mesi di meticolosa
preparazione arriva finalmente il tanto atteso giorno della partenza per il
Giappone, in compagnia di Enrico che ha ben pensato di aspettare fino
all’ultimissimo momento prima di aggregarsi sconvolgendomi i piani…(rifare le
prenotazioni, modificare l’itinerario…e pure si lamentava…).
Strumenti alla mano (internet e lonely planet) mi do da fare a lungo per la
costruzione di un viaggio che potesse conciliare confort e budget, cultura e
divertimento; ne viene fuori un programma intenso che in 12 giorni prevede la
visita di Tokyo, Nikko, Kyoto, Nara, Hiroshima, Miyajima, Okayama e Himeji. Sì
lo so, può sembrare un po’ esagerato ed infatti è un itinerario consigliato solo
a chi ha buone gambe, poco sonno o è fuori di testa!
Il costo per tutto ciò è ammontato a soli 1355 euro.
La quota comprende: 1-volo a/r Venezia-Tokyo 746 euro;
2-10 notti in hotel o ryokan di media
categoria 395 euro;
3-JR pass per una settimana 188 euro;
4-Assicurazione viaggio Worldnomads 26 euro.
La quota non comprende: 1-tutti gli squisiti sushi, tempura, yakitori,
okonomiyaki e chi più se ha più ne metta, che hanno costituito i nostri pasti;
2-tutte le stupidaggini comprate ai 100yen
shop (solo al rientro vi accorgerete che non vi servono a nulla ma al momento
dell’acquisto vi sembreranno utilissimi e impedibili);
3-tutti gli ingressi agli splendidi templi e
santuari che fanno del Giappone un posto unico al mondo;
4-i trasporti urbani non coperti dal JR pass;
Beh, tutto ciò che non è esplicitatamene indicato alla voce “la quota
comprende”!!
Io per questi extra ho speso circa 450 euro; Enrico un po’ di più ma solo perché
si è riempito la valigia di spade, zoccoli, tazze facendo la felicità di decine
di commercianti!
Vado ora ad illustrarvi in maniera schematica come si è svolto il nostro
viaggio, sperando che possa in qualche modo aiutarvi nel costruire il vostro.
29 febbraio: volo
Lufthansa Venezia-Tokyo via Francoforte; niente di eccezionale. Cibo buono,
cortesia nella norma, poco spazio tra i sedili, entertainment scarso.
Da non perdere: uno spuntino a base di onigiri (polpette di riso con salmone
avvolte nell’alga).
Da evitare: il disgustoso panino tedesco in alternativa all’onigiri.
1marzo - Tokyo: 75 minuti di treno con la linea Keisei ed eccomi a Ueno;
check-in all’ hotel Edoya con stanza in stile giapponese (www.hoteledoya.com
60 euro a notte per una camera twin con prima colazione); primo giretto in città
attraverso il parco di Ueno (Ueno Koen) ed il mercato di Ameyoko. La sera, dopo
essere stato raggiunto da Enrico, cena a Roppongi e passeggiata a Roppongi hills
tra le luci della bellissima Mori tower.
Da non perdere: il Tokyo national museum per farsi una prima idea dell’arte
e della cultura giapponese.
Da evitare: il Tokyo national museum se si è svegli da più di 30 ore!!
2 marzo - Tokyo:
vero e proprio tour de force. Disponete di poco tempo? Volete vedere tutta
la città in un solo giorno? Beh, evitando di soffermarsi troppo sui dettagli,
rinunciando ad un tranquillo pasti da seduti e facendo finta di non sentire
compagni di viaggio che vorrebbero entrare in ogni negozio di souvenir, si può
fare! Adottando questa tecnica noi siamo riusciti a vedere: Asakusa ed il tempio
Senso-ji, Ginza e l’International forum building, il palazzo ed il giardino
imperiale, Shinjuku ed i suoi altissimi grattacieli (provate la vista panoramica
dall’alto di una delle due torri del Tokyo metropolitan government offices. E’
gratis!!), lo Yoyogi koen (parco Yoyogi) e gli strani personaggi che lo
pullulano, Shibuya con i suoi mille negozi per poi concludere con un bagno all’Azabu
Juban onsen.
Da non perdere: i rave party delle 17 e i balletti dei rockabilly allo
Yoyogi di domenica; una foto con le ragazze della coz-play zoku travestite da
personaggi dei fumetti o truccate e vestite in stile gotico sul Jingu bashi (il
ponte tra Harajuku e lo Yoyogi); un cappuccino da Starbucks a Shibuya osservando
dall’alto l’oceano umano che si riversa sugli attraversamenti pedonali quando
scatta il verde.
Da evitare: fare così tante cose in un solo giorno, onde evitare un
esaurimento fisico e mentale; l’Azabu juban onsen, non così particolarmente
bella come viene descritta e con una temperatura dell’acqua ustionante!!
3 marzo - Tokyo e Nikko:
dopo una giornata come quella appena descritta, le persone normali avrebbero
dormito fino a tardi ma noi che amiamo lo stress, i tempi stretti e la fatica ci
alziamo alle 5 per non perdere l’appuntamento con i tonni appena pescati del
mercato del pesce di Tsukiji! Subito dopo attiviamo il nostro JR pass e partiamo
alla volta di Nikko per visitare i suoi fantastici templi e santuari immersi in
una splendida cornice naturale. Il tutto vi porterà via qualche ora e noi
rientrati alla capitale ci dirigiamo ad Odaiba (Tokyo bay) per passare un po’ di
tempo a mollo tra le calde acque dell’Oedo onsen monogatari.
Da non perdere: la sfarzosità del santuario di Toshogu a Nikko; un pasto ed
una chiacchierata con la simpatica vecchietta dell’ Hippari dako (sempre a Nikko);
una corsa in monorotaia sulla linea yurikamome verso Odaiba: forse una delle
cose che più mi resteranno nella memoria è la sensazione che si prova ad
attraversare di sera i grattacieli illuminati e la baia di Tokyo con
l’impressione di vivere in una sorta di film di fantascienza (ok, forse ho un
po’ esagerato, ma ne vale davvero la pena!!).
Da evitare: farsi prendere troppo dallo spirito nipponico e fare colazione a
base di sushi al mercato del pesce di Tsukiji! Noi eravamo tentati ma poi siamo
tornati in noi e abbiamo rinunciato!
4 marzo - Kyoto: 2 ore
e 50 minuti di shinkansen ed eccoci arrivare a Kyoto. Check-in all’hotel
Nishiyama con stanza in stile giapponese (www.ryokan-kyoto.com
120 euro a notte per una camera twin) e subito in marcia verso la parte est
della città, quella più ricca di attrattive e quindi quella a cui dare massima
priorità se si dispone di poco tempo.
Noi abbiamo visitato in Ginkaku ji (padiglione d’argento), che scopriremo solo
dopo aver pagato il biglietto d’entrata che era coperto dalle impalcature per il
restauro (che simpatici questi Giapponesi che non ci hanno avvisato
all’ingresso) per proseguire poi attraverso il Tetsugaku no michi (sentiero
della filosofia) fino all’Eikan do e continuare con il Nanzen ji, il Chion in,
il Kodai ji ed infine il Kiyomizu dera, il più bello tra quelli citati.
Tornati in albergo il gruppo vacanze aumenta di numero con l’ingresso in campo
della mia amica Giulia in compagnia del fratello e della cognata (e pensare che
l’idea iniziale era quella di fare un viaggio in solitaria…)
Per cena ci dirigiamo a Pontocho dove si può scegliere tra un’ampia gamma di
ristorantini di ogni genere.
Da non perdere: bere le sacre acque della cascata otowa no taki presso il
Kiyomizu dera; incontrare un gruppetto di geisha e approfittarne per una bella
foto.
Da evitare: assaggiare l’antipastino giapponese se di consistenza gelatinosa
che vi può essere offerto in qualche locale di pontocho.
5 marzo - Kyoto: oggi
si continua la visita della parte est della città ammirando le meraviglie
offerte dal Sanjusangen do, dal Tofuku ji e dal santuario Fushimi Inari con i
suoi 4 km (non serve percorrerli tutti!!) di tori rossi (portali shintoisti).
La mattinata è caratterizzata da un clima bizzarro: tormente di neve si
alternano a cieli tersi e soleggiati ogni mezzora circa!
Il giro prosegue con uno degli edifici più belli che Kyoto può offrire, il
Kinkaku ji o Padiglione d’oro, il cui giallo del prezioso materiale di cui è
rivestito si specchia nel laghetto circostante creando un’atmosfera magica.
Dopo tanta fatica ci concediamo un po’ di relax al Funaoka onsen per un paio
d’ore.
Stanchi di mangiare alla giapponese, per cena ci abbuffiamo di carne al
ristorante brasiliano di Pontocho. Consigliatissimo!
Da non perdere: scattare almeno una foto alle 1001 statue della dea Kannon
all’interno del Sanjusangen do anche se non è permesso e scrivere un desiderio
su un bastoncino in legno che poi verrà bruciato dai monaci buddhisti;
riprendere da ogni possibile angolazione il Kinkaku ji perché se lo merita
davvero; condividere la stessa vasca d’acqua in una onsen con un membro della
Yakuza (la mafia giapponese) con la schiena completamente tatuata.
Da evitare: acquistare troppi souvenir che dovrai portare con te in giro
fino a sera (ok un piccolo amuleto; sconsigliatissima una katana, la spada
giapponese…)
6 marzo - Kyoto e Nara: al mattino subito dopo colazione ci incamminiamo
(perché spendere soldi in autobus quando si hanno le proprie gambe a
disposizione..?) verso il Nijo jo, il castello di Kyoto per poi prendere il
treno verso Nara, la prima capitale stabile del Giappone, ricca anch’essa di
testimonianze storiche ed artistiche di primaria importanza. Qui ci dedichiamo
per di più alla visita del Todai ji e del suo Daibutsu den, l’edificio ligneo
più grande del mondo che ospita un’enorme statua di Buddha; continuiamo con il
santuario di Kasuga per poi rientrare a Kyoto dove ci diamo alla perlustrazione
della galleria commerciale di Teramachi per finire con una cena a base di
yakitori (spiedini di pollo) e tempura in un localino fumoso.
Da non perdere: riuscire a passare attraverso la cavità dalle dimensione
della narice del grande Buddha di uno dei pilastri in legno del Daibutsu den per
avere la garanzia di raggiungere l’illuminazione (ed io ci sono riuscito, tra
gli applausi e le foto di una piccole folla…di solito lo fanno i bambini…); dar
da mangiare dei biscottini a qualcuno dei 1200 cervi sacri che affollano Nara.
Da evitare: attirare troppi cervi affamati che possono addentare qualunque
cosa (vestiti e fondoschiena compresi).
7 marzo - Hiroshima: risaliti a bordo dello shinkansen, sfrecciamo ad alta
velocità verso Hiroshima. La scelta di visitare questa città deriva dalla
voglia, l’interesse e la curiosità di conoscere il luogo dove si è consumato uno
degli eventi più tragici della storia moderna, lo scoppio della prima bomba
atomica.
Check-in all’hotel Ekimae green Hiroshima con stanza in stile occidentale
(web.travel.rakuten.co.jp 65 euro per una camera twin) e subito dopo visita ai
siti legati al ricordo e alla memoria di quel terribile giorno: l’A-bomb dome,
il peace memorial park con il cenotafio, la fiamma della pace, il children’s
peace memorial e il korean a-bomb memorial, il museo della bomba atomica e la
sala commemorativa della pace.
Tutti questi luoghi sono davvero toccanti e talvolta, come nel caso del museo
della bomba atomica, un po’ crudi ed impressionanti ma forse questo modo diretto
di mostrare la tragicità delle cose è anche il più efficace.
Da non perdere: scrivere le proprie impressioni su tali fatti nel diario del
museo e contribuire con qualche yen ad aiutare le associazioni di volontari per
la pace.
Da evitare: la visita di alcune sezioni del museo se si è particolarmente
sensibili.
8 marzo - Miyajima e Okayama: oltre ai luoghi appena citati, Hiroshima
risulta essere come una qualunque altra città giapponese di medie dimensioni
pertanto è consigliato visitarne i bellissimi dintorni.
Una splendida possibilità è data da Miyajima, un’isola a breve distanza da
Hiroshima, raggiungibile con una combinazione di treno e traghetto (entrambi
della JR pertanto coperti dal JR pass). Questo luogo, popolato come Nara da
decine di cervi selvatici, ospita il santuario di Itsukushima con il suo
famosissimo tori galleggiante, uno dei tre panorami più fotografati del
Giappone. Molto belli sono anche tutto il complesso sacro che si sviluppa fino
in cima al Misen (il monte dell’isola) e l’ambiente naturale che specie in una
giornata di sole rendono questo posto indimenticabile.
Tornati a Hiroshima per pranzo, ripartiamo subito per Okayama, sede del Koraku
en, uno dei tre più bei giardini del Giappone (ai Giapponesi piace classificare
le cose se non lo aveste ancora capito…). Effettivamente il parco è molto
suggestivo e con il castello nero che gli fa da sfondo è il luogo ideale per
delle belle passeggiate.
Da non perdere: essendo il tori galleggiante di Miyajima uno dei tre siti
più fotografati del Giappone, fare in modo che continui ad esserlo
immortalandolo dalla barca in avvicinamento a diverse distanze, dal santuario,
da soli, in compagnia, con i cervi, da destra, da sinistra, da sopra, da sotto,
etc…; assaggiare un dolcetto gommoso al tè verde che viene offerto all’interno
del Koraku en.
Da evitare: assaggiare il sopraccitato dolcetto (a me è piaciuto molto
mentre Enrico lo ha trovato disgustoso pertanto devo mettere questa esperienza
in entrambe le sezioni…)
9 marzo - Himeji e Tokyo:
mentre Enrico torna subito a Tokyo per gli ultimi acquisti io mi fermo lungo
la strada ad Himeji per la visita del suo famosissimo castello e dell’annesso
giardino. In un paio d’ore si compie un interessante percorso all’interno di
questo imponente castello bianco, il più grande e maestoso del Giappone, nonché
originale e non una ricostruzione post-bellica in cemento.
Nel pomeriggio raggiungo anch’io Tokyo per passare un po’ di tempo tra le luci
di Shibuya e cenare a Roppongi.
Da non perdere: immaginare come doveva essere il Giappone medievale salendo
tutti e cinque i piani dell’Himeji jo; restare di sasso di fronte alla velocità
con cui ti sfreccia davanti uno shinkansen quando meno te lo aspetti (a bordo
non ci si rende conto di quanto velocemente si stia viaggiando).
Da evitare: un aperitivo al bar dell’ultimo piano del Park Hyatt hotel di
Roppongi (avete presente il film “Lost in translation”?) come consigliato dalla
LP se non si dispone di un abbigliamento adeguato e di una sufficiente aria da
snob.
10 marzo - Tokyo:
saluto Enrico che se ne rientra in Italia e io decido di dedicare il mio ultimo
giorno agli acquisti. Consiglio vivamente per quantità e varietà di articoli e
stili un percorso che parte dalla stazione di Harajuku e prosegue per Takeshita
dori, Meiji dori, Omote sando, Aoyama dori e finisce in qualche centro
commerciale a Shibuya. A questo punto avrete terminato i soldi e dovrete cercare
qualcos’altro da fare. Io ho fatto un salto a Ikebukuro per vedere la scala
mobile più lunga del mondo all’interno del Tokyo metropolitan art space; carina
ma niente di eccezionale.
Torno in albergo per cena (in omaggio ogni cinque notti trascorse all’hotel
Edoya) e poi esco nuovamente per passare la mia ultima serata all’Oedo onsen
monogatari di Odaiba per riprendermi dalle piacevoli fatiche della giornata
appena trascorsa.
Da non perdere: i negozi di vestiti assurdi e le ragazze ancora più assurde
che li indossano a Takeshita dori (una sorta di Camden town alla giapponese);
comprare qualche regalo da Condomania ad Harajuku; riprendere dall’interno della
monorotaia sulla strada per Odaiba la copia della torre Eiffel, della statua
della libertà e del ponte di Brooklin quando di sera sono illuminati.
Da evitare: passare troppo tempo all’interno di uno di quegli enormi centri
commerciali perché ti disorientano e ti fanno girare la testa; molto più belli
ed originali i piccoli negozietti.
11 marzo:
trasferimento all’aeroporto di Narita dove mi aspetta il volo verso l’Italia.
Da non perdere: mangiare l’ultimo sushi in aerostazione.
Da evitare: il rientro a casa.
Considerazioni
I Giapponesi: gentili, educati, sorridenti, civili, rispettosi, stravaganti,
bizzarri, incomprensibili, si può dire qualunque cosa su di loro ma di certo c’è
che un viaggio in Giappone è anche un viaggio alla scoperta delle persone che lo
abitano, che sapranno stupirvi ogni volta (più o meno positivamente) con le loro
abitudini e il loro modo di fare e di porsi.
I Giapponesi e l’inglese: armatevi di pazienza e di una buona gestualità;
dire che parlino inglese poco e male è un complimento! Fortunatamente le mie
basiche conoscenze della lingua giapponese hanno in qualche modo aiutato.
I Giapponesi ed il fumo: una delle tante stranezze e contraddizioni con cui
abbiamo avuto a che fare è data dal fatto che nei locali chiusi quasi sempre si
può fumare mentre camminando per strada non è concesso; bisogna per forza
servirsi degli appositi spazi dotati di posacenere!
Il cibo: disponibile ad ogni angolo, sempre e comunque, sarà l’ultimo dei
vostri problemi; semmai riuscire ad ordinarlo correttamente potrà risultare
gravoso. La cucina giapponese è buonissima (salvo qualche eccezione gelatinosa)
e pertanto non temete di assaggiare qualcosa che non conoscete (bisogna pur
correre qualche rischio…).
Trasporti: efficienti fino all’inverosimile, puntuali, puliti e velocissimi.
E’ d’obbligo acquistare (solo dall’estero) il JR pass per viaggiare liberamente
in lungo e in largo. Comoda la Yamanote line (JR) a Tokyo, la rete di autobus a
Kyoto (si può anche fare a meno delle due linee della metropolitana) ed i tram
ad Hiroshima. Per consultare gli orari dei treni, visitare il sito
www.hyperdia.com.
Alberghi: molto consigliate le ryokan (alberghi in stile giapponese) dove
tutto è a livello pavimento (letto, tavoli e sedie). Attenzione alla colazione
che in queste strutture è quasi sempre in stile giapponese e quindi a base di
pesce, riso e zuppa.
Bagni pubblici (sento) e fonti termali (onsen): la passione che i giapponesi
hanno per le acque calde e curative in tutte le loro forme vi contagerà.
Inizialmente soffrirete un po’ di imbarazzo per il terrore di non seguire
l’etichetta che il luogo richiede ma un po’ di allenamento, magari nel bagno
della vostra ryokan, vi preparerà ad affrontare una vera e propria onsen. Non
c’è nulla di meglio per rilassarsi dopo una giornata in giro tra templi e
santuari.
Prezzi: penso che racconti di altri viaggiatori abbiano già sfatato il mito
del Giappone caro e improponibile e noi possiamo confermare che si tratta di una
meta assolutamente abbordabile e vantaggiosa soprattutto considerando il
rapporto qualità-prezzo di ciò che viene offerto. Molti paesi occidentali
(Italia compresa) sono molto più impegnativi dal punto di vista economico.
Timbri: non dimenticate di fermarmi alla postazione “timbri commemorativi”
di ogni luogo che visiterete. Io li ho usati per abbellire la mia lonely planet!
Sono davvero dei ricordi originali.
Non mi resta che augurarvi un
viaggio in Giappone fantastico ed emozionante almeno quanto lo è stato il
nostro!!