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Gambia e Casamance (Senegal) 2010 - diario
di viaggio dal 2 al 17 gennaio
African Emotions
Introduzione L'anno 2009 è stato uno di quelli per me da ricordare. Nel febbraio, sono stato in viaggio in Laos del sud, Plateau Bolaven, un'esperienza bellissima. Ho cambiato di città e casa, seguendo un lavoro creativo e pieno di soddisfazioni. Inizio il 2010 nel migliore dei modi, ancora in viaggio, ancora in Africa. Ho avuto la grande fortuna quest'anno, di incontrare Flavia, sul forum Lonely Planet che ringrazio, compagna di viaggio aperta al mondo ed alle scoperte, che per tutto il tempo è stata un sostegno ed una amica. Torno in Senegal per visitare la Gambia, in passato rinunciai, oggi sono nella forma migliore per navigare anche su questo grande fiume, nel cuore delle giungle selvagge dell'Africa Occidentale. Spero le tante ed aggiornate informazioni possano essere utili per molti, sono come sempre disponibile per condividere le esperienze fatte, se con spirito di amicizia e rispetto verso tutti. In questo diario ho inserito delle foto, per offrire qualche spunto alla fantasia, nulla può sostituire l'esserci dentro! Viaggi bellissimi e buona salute ad ognuno. fabrizio GAMB IADakar 02.01.2010Alle 23:58 inizio questo nuovo diario di viaggio ormai al termine di una intensissima giornata che deve avere ancora una fine. Andato iersera a dormire “con le galline”, alle 4 della notte mi sveglio senza riuscire a riprendere sonno.. la sveglia sarebbe stata per le 5:30. Sono tornato in Africa. Questa volta non da solo. Sarà con me Flavia di Milano; ci siamo conosciuti grazie al Forum di www.lonelyplanetitalia.it (di seguito per la guida, LP), che frequento con piacere. Quest'anno sono presente con un contributo, estratto da un passato diario di viaggio, quello relativo la Cambogia e Vietnam, sulla Agenda 2010... per un viaggiatore indipendente credete una piccola soddisfazione! Nel 2007 quando scesi in solitario in Casamance, non stavo bene in salute, oggi al contrario mi trovo in forma eccellente, non posso che credere che questa volta, qui a sud del Sahara, le cose andranno in modo notevolmente diverso. L'anno scorso fra le cose, vi informo che in febbraio ho realizzato un viaggio eccezionale nel sud Laos, Bolaven Plateau, per la prima volta non ho pubblicato il relativo diario di viaggio, credete solo per totale mancanza di tempo, tanti e tanto intensi sono stati cambiamenti della vita. Prometto che per la primavera scriverò anche il diario sul Lao e sarà a vostra disposizione, la meta e l'esperienza lo meritano. Come sempre tempo permettendo, troverò modo di rispondere ad eventuali vostre mail circa la destinazione. Torniamo a questo viaggio. L'altro ieri mi sono fatto una doccia abbronzante per attivare la melanina, l'ultima volta mi sono squamato in due giorni! Esco di casa stamani due gennaio, come sempre a piedi, abbigliamento a cipolla per il previsto sbalzo di temperatura di almeno venti gradi (sarà notte) a destinazione. Piove, è ancora notte, attendo sotto la pensilina di Piazza Unità la corriera per Monfalcone. Sono e sarò l'unico passeggero del mezzo per tutto il tragitto che dura 30 minuti, l'autista deve sostare alle fermate per non arrivare in anticipo alla successiva. In stazione la biglietteria è chiusa, ho il tempo di fare i biglietti a quella automatica e fare delle foto tessera che sono sempre utili. A Mestre ancora piove, attendo 40 minuti il bus per il Marco Polo dove arrivo alle 10, ho un'ora e mezza per il primo imbarco. Torniamo a Flavia. Solo oggi ho avuto il piacere di conoscerla personalmente (non era previsto qui!) dopo decine fra sms, mail e telefonate, all'aeroporto Bajaras di Madrid, ove entrambi abbiamo fatto scalo nonostante voli e compagnie diverse, divenuto ottima cornice per il nostro primo incontro. Siamo entrambi molto contenti di fare reciproca conoscenza. Io mi presento con una barba lunga di oltre sette giorni... in realtà, sapendo di avere su di lei un vantaggio di 3 ore, ho pensato di avere il tempo di rendermi “circa” presentabile... invece... mi sono presentato nella peggiore delle condizioni! Amen!! Anche Flavia, causa un forte mal di testa non è pimpante come sono certo sia, come si dice, mal comune... Fattostà, dopo un paio d'ore di chiacchiere ed uno yogurt, ci separiamo, devo andare al terminal 4 S, siamo al 4 e devo anche prendere il trenino per arrivare al check-in. Quest'anno volo con Iberia, sul volo Venezia Madrid non è stato previsto il catering! Vuoi dell'acqua? Comprala!! Azz.. male. Sull'aeromobile per Dakar, ho la fortuna sfacciata di avere tutta la fila da tre sedili libera, tolte le scarpe, posso stendermi lungo quasi come in Business Class (proprio qui in Senegal ci viaggiai l'unica volta), osservo discreto gli altri viaggiatori: l'amore di un giovane padre francese di colore per il suo bimbo ad occhio di due anni, tanto bello quanto tranquillo e silenzioso, mentre una piccola due sedili più avanti piange e si lamenta come meglio non potrebbe fare! Arrivo all'aeroporto Leopold Sedar Senghor per le 22:00 circa, sceso dall'aereo ho la sensazione che l'aria puzzi alquanto, non la ricordavo così... In quaranta minuti recupero lo zaino e passo la dogana, mi avvio ai taxi. Per la prima volta, sopratutto per Flavia, ho prenotato da casa via internet una stanza presso la Kingz Plaza Guest House, il loro sito è fatto benino ed è locata a 15 minuti dall'aeroporto, nonostante ben oltre il mio solito budget, mi faccio andare bene i 26 € che questa volta dividerò. Quindi gestire i taxi non sarà cosa semplice, devo coordinare tre corse: una subito, per arrivare alla Guest House (di seguito GH), uno per tornare agli aerei per recuperare Flavia, l'ultimo con lei per andare finalmente a dormire; sono 20 gli euro in totale, il minimo riuscito a contattare, è notte e le alternative veramente poche... Arrivato, noto che il posto, per essere a Dakar, non è malvagio, sicuramente pulito, la stanza del tutto anonima (nulla a che vedere con quelle pubblicizzate nel sito) senza alcun decoro alle pareti, ha un TV, due comodini e due letti singoli affiancati; vista così, un po' cara. Mi faccio barba e capelli con una nuova tosatrice wireless, doccia fresca che mi rianima, cerco e trovo nonostante l'ora la prima bottiglia di fresca birra Gazelle! Bene bene... Inizio a scrivere queste righe. Alle 1 e dieci della notte inizio il secondo giro col taxi, vado a prendere Flavia che dovrebbe arrivare entro un'ora.. invece il suo aereo, in ritardo atterra alle 2:30, sono sveglio dalle quattro di ieri e comincio a sentire un po' di stanchezza. A Flavia la sistemazione fortunatamente non dispiace. Devo notare che alle 4:30 della notte, il personale della GH inizia letteralmente a montare le camere adiacenti la nostra: pezzi di legno che sbattono per terra, voci ad alto volume, porte che sbattono, esco dalla stanza solo per farmi vedere, dopo una ventina di minuti tutto tace, ma la frittata è fatta! Verso le sei riprendo sonno, sveglia alle otto. Flavia aveva messo i tappi alle orecchie e si sveglia riposata. Banjul 03.01.2010 Alle nove di mattina siamo in strada, al secondo taxi intercettato, con 2000 CFA (1 euro = 650 cfa; teoricamente a cambio fisso) ci accordiamo per il tragitto sino il Garage Pompier, la gare routiere per le partenze verso il sud.
Al garage, con altri 5300 CFA due persone zaini inclusi, saliamo su un Sept Place che ci porterà a Fatik. La strada è ottima. A Fatik cambio di mezzo, altri 2300 CFA in due con zaini, per arrivare a Kaolak. Questa volta la strada è davvero brutta, l'asfalto pieno di buche costringe gli autisti di ogni mezzo, a continui pessimi zig-zag spesso in contromano.La gare routiere di Kaolak è la più sporca e congestionata mai vista; devo trovare un altro mezzo per Karang, confine nord fra Senegal e Gambia; uno sgangherato Peugeot sette posti con altri 3300 CFA in totale ci carica per la prossima destinazione. Questa volta non posso più parlare di strada, percorriamo piste di terra rossa che tagliano una savana bellissima, fitti i baobab svettano fra le pianure che altrimenti sarebbero piatte distese di terra ed arbusti impolverati. La pista di argilla è molto pericolosa, i pochi veicoli camion inclusi, alzano una tale densissima polvere, dovessimo incrociare qualcuno sul lato opposto, il frontale sarebbe inevitabile!! (ci rido ma...) I finestrini aperti del sept place ci inondano di terra tanto da fare cambiare il colore ai nostri abiti... Karang. Alla frontiera senegalese affrontiamo celermente le solite formalità, passaporti, timbri... Pochi passi e siamo ad Amdallai, versante gambiano della frontiera. Presso un primo ufficio ci vengono molto sommariamente controllati i bagagli (per quello di Flavia l'Ufficiale impiega meno di un minuto imbarazzato dal contenuto di oggetti femminili); presso un secondo ufficio ci vengono controllati i passaporti, con l'addetto in divisa insceno una sorta di teatrino dove decanto le notizie circa l'ospitalità del suo paese! Lui quindi, sbriga i controlli un pochi minuti con grandi sorrisi, dicendosi ammirato dell'Italia (del calcio..) e chiedendoci di portare al ritorno il racconto positivo delle esperienze che faremo. Registrati i passaporti, un altro ufficio ed un altro ufficiale ci attendono per porre il timbro. Siamo ammessi senza alcun intoppo quindi in Gambia. Paghiamo un taxi 125 Dalai due persone zaini inclusi (1 euro = 38 dalai, cambio come capita) ed attendiamo oltre mezz'ora la partenza, non si trovano altri viaggiatori al momento siamo solo in tre. Partiti, in 20 minuti siamo a Barra, imbarco a nord del fiume Gambia; vista l'attesa del taxi, arriviamo che il traghetto è appena salpato, attendiamo il prossimo almeno un'ora. Al tramonto ci imbarchiamo. Circa 40 minuti di lentissima navigazione ci attendono prima di attraccare a Banjul, li trascorriamo in pedi ed al buio sul ponte del natante. Nel tempo della navigazione, uno studente di college attacca un “bottone” infinito a Flavia, la quale è costretta a dire che sono il marito e che i nostri figli sono a casa con i nonni!!! Sbarcati ci controllano i biglietti (anziché alla partenza!) ed a cento metri l'uscita del porto troviamo la Ferry Guest House, che per la LP è una opzione budget più che buona. Occupiamo una camera con bagno per 600 D. Alle 23:30 della notte, esausti dalla presenza di continui rumori e dall'assenza della necessaria zanzariera, propongo a Flavia di andarcene immediatamente, lei, più che brava viaggiatrice, in cinque minuti è pronta zaino fatto. Devo delle spiegazioni. Come scrive la LP, le cose possono cambiare... La Ferry GH a mio giudizio è oggi niente più che uno squallido bordello, i bagni del secondo piano erano al buio e non li ho visti, quelli del primo piano luridi, lo scopino del water nel lavandino, niente acqua, inavvicinabile... Sconsiglio vivamente a chiunque questa opzione, a meno che non siate alla ricerca proprio di una cosa del genere!!! La nostra scelta cade (avevo segnato il posto) sul Bakau Lodge, a Bakau, circa 15 km a nord sul mare, venti minuti di taxi per 200 D. Questa volta abbiamo trovato un piccolo paradiso: sei bungalow circondano una piscina pulita. Il bungalow è in muratura, grande, ingresso con salottino e frigo, camera da letto separata e bagno privato; la paghiamo 650 D come da LP. Flavia va subito a letto nonostante il Lodge adiacente stia dando una festa reggae con musica a tutto volume! Nonostante l'ora, mi intrattengo con i ragazzi che gestiscono il mio lodge, racconto loro la pessima esperienza della Ferry GH nel mentre che mi insegnano un semplice gioco di carte, una sorta di ruba mazzetto, mi tranquillizzo e ritrovo il mio buon umore; uno di loro, un rasta, mi propone un petard come gesto di amicizia prima di andare a dormire... La musica termina alle 2, sono steso a fianco di Flavia che dorme beata, prendo finalmente sonno completamente rasserenato. Buonanotte! Bakau 04.01.2010Stamani la veglia è suonata puntuale alle 7:00, incrocio lo sguardo sorridente di Flavia e per un qualche ignoto motivo ci mettiamo a ridere! Alla fine non ancora paghi del riposo, torniamo a dormire un altro paio d'ore per svegliarci definitivamente verso le 9:30. Dopo un corposo nescafè, saliamo su un “Bush Taxi”, che in Senegal chiamano “Ndiaga Ndiaye”, alla volta di Banjul centro, impieghiamo circa dieci minuti di più rispetto una vettura, quindi circa mezz'ora. Considerato che siamo a metà mattina, iniziamo le visite dall'Albert Market, il più grande mercato di Gambia. Effettivamente il mercato pullula di genti e di merci, tutto bene esposto in modo abbastanza geometrico sui banchi, diversi sono i venditori che alla “napoletana” richiamano con voci alte e cantilenate, ogni cosa per vendere! Ieri sera con Lamin, il ragazzo rasta, siamo rimasti d'accordo che avremmo cenato insieme a base di pesce; quindi per cuocerlo come piace a me, dobbiamo iniziare dalla ricerca della attrezzatura di base, cioè dalla griglia. Per metterci in forze, propongo a Flavia una colazione leggera e sostanziosa, con 25 D compriamo una bella papaya i circa un paio di chili, che mangiamo in piedi seduta stante, appoggiati ad un banco del mercato. Essendo il reparto del pesce fresco (l'alternativa non è pesce surgelato, ma seccato al sole!) attiguo, vi entriamo per capire cosa mangeremo una volta trovata la griglia. Ora dico io, in tutto il grande decantato Albert Marchet, non solo non esistono griglie da brace, ma nessuno nemmeno sa cosa siano!! Divenuta quindi scherzosamente una questione di principio: Flavia che sino ad ora si è rivelata una ottima compagna di viaggio, mi asseconda paziente nella ricerca dell'attrezzo in giro per la città, che con questo scopo visiteremo ampiamente. Quindi a piedi percorriamo diversa strada, vie principali, piazze, vicoli... non manchiamo di chiedere ad ogni bottega di ferramenta quando andiamo cercando, destino vuole che dopo molti tentativi, al mio “questo è l'ultimo che facciamo”, una bottega di casalinghi, l'unica, effettivamente avesse la griglia che stavamo cercando! Ottimo!! In verità il ragazzo di bottega alla nostra domanda, ci mostra uno scolapiatti da appoggio in plastica, ma appese un paio agli scaffali, ci prendiamo noi stessi la griglia tanto cercata che paghiamo 125 D. Contenti, visti gli oltre 30 gradi di temperatura, decidiamo sia giunto il tempo per una birra fresca. Quindi, visto che per vendere alcolici (il Paese è a maggioranza musulmana) si necessita di una licenza particolare, sono costretto a chiedere per la via dove sia possibile trovare un pub. Purtroppo qualsiasi richiesta, anche una sola indicazione, ha sempre un prezzo, un cadeau è considerato obbligatorio. Per cui il ragazzo a cui abbiamo chiesto indicazione, ci porta letteralmente in un Pub e senta tanti complimenti, senza nemmeno chiedere, si siede al nostro tavolo. Il prezzo del servizio ricevuto corrisponde al pagamento di una birra. NOTA:“En Gambia pasa nada!” Detto ciò, devo attingere dalla mia esperienza i modi per
troncare sul nascere certe situazioni, senza essere troppo duro e mantenendo la
corretta dovuta buona educazione.
Chiedo se sia possibile fare foto, la grossa dice no mentre
una collega al suo fianco più esile e dai migliori modi risponde
contemporaneamente di si. Non bene. Jangjang-Bureh 05.01.2010 (George Town) Scrivo che è sera. Questa mattina a Bakau ci svegliamo alle 6:00 pieni di morsi di zanzare. Prepariamo i bagagli, con il buoi siamo in strada in attesa del bush per Banjul, arriviamo in tempo per prendere il traghetto delle 8:00, dopo avere percorso a piedi il paio di chilometri dal garage all'imbarco. Oggi il piccolo traghetto ha impiegato la metà del tempo per la tratta che all'andata, siamo quindi ormai in pieno sole alla gare routiere di Barra, sponda nord del Gambia.
Troviamo il bush taxi per Jangjang-Bureh, nuovo nome della
vecchia George Town che è la nostra nuova destinazione nell'interno del Paese,
intendiamo visitare il sito archeologico degli Stone Circle di Wassu, la
Stonehenge d'Africa, nonché il River Gambia National Park. Jangjang-Bureh 06.01.2010 (George Town) Sveglia alle 7:00. Stanotte la temperatura è scesa notevolmente, abbiamo avuto bisogno della copertina che il camp ha a corredo, abbiamo dormito abbracciati. Alle 8:15, siamo sotto il pergolato in riva al fiume, appuntamento per la lunga escursione di oggi al River Gambia National Park. Dobbiamo attendere un'ora la preparazione del motore della barchina ed i due panini che saranno il pranzo, pattuiti nei 1050 D a testa, dai 1500 di richiesta iniziale.... Torno a scrivere che è notte, per dare conto di una delle più belle giornate vissute in questo mondo! Anzitutto credevamo che i giri durassero circa una mezza giornata, invece.. Partiamo poco dopo le nove per la tanto attesa escursione al parco nazione del fiume Gambia. NOTA: “The River Gambia National Park” La cosa per gli operatori è pericolosa, se le femmine ed i piccoli dimostrano una certa socievolezza, i maschi adulti talvolta attaccano l'uomo in modo repentino, avendo paura dell'uomo, sono ancora più pericolosi dei primati selvaggi. Avvistarli è comunque difficile, a causa della densissima foresta che copre il territorio. Per cui, se avvistare i babbuini e le alte scimmie selvatiche, nonché coccodrilli ed ippopotami è relativamente semplice, avvistare gli scimpanzé è da considerare una vera fortuna”
Sulla barchina, mi gusto le espressioni stupite e beate di
Flavia, impressionata come me, da uno spettacolo della natura mai visto prima in
questa vita, siamo dentro i documentari visti in TV da bimbi, quando
lontanissime ed irrealizzabili sembravano quelle case circolari di mattoni di
argilla cotti sotto il sole, tetti conici di foglie di palma con bambini nudi a
giocare intorno.. ora siamo nel cuore del fiume Gambia, largo nei tratti da
almeno cinquanta a qualche centinaio di metri, possente, bordato da una giungla
che mi appare nuova, nonostante per me siano ormai parecchie quelle visitate..
Collage alle pareti che sembrano le ricerche di bambini delle elementari, tre cartoline di numero sbiadite e leggermente accartocciate sono il book shop..
Usciti, indirizzati verso il sito archeologico, incrociamo un
anziano musicista, suona per noi il balafon.. incluso il suo, sono tre gli
strumenti, i più grandi mai visti, di pregevole fattura; non so come ma,
Leonardo mio amico fraterno, qui, sarebbe stato in grado, vista la sua grande
passione (lo suona ormai bene), di portarne in Italia almeno uno! NOTA:“Wassu Stone Circles” Ci sono diversi cerchi, (biglietto 50 D) ognuno composto da dieci a ventiquattro monoliti cilindrici, alti da uno a due metri e mezzo, ognuno dei quali pesa diverse tonnellate. La datazione della maggior parte dei circoli, data da 500 a 1000 anni avanti Cristo, prima che l'etnia Mandinka si stabilisse in quest'area. Degli scavi hanno dissotterrato ossa umane e manufatti nel centro di diversi cerchi, indicando che questi furono luoghi funerari. Molto poco si conosce sugli uomini che realizzarono queste strutture, una teoria vuole siano stati pastori, essendo tutti i luoghi caratterizzati dalla presenza di fiumi, un'altra, vuole fossero stati cacciatori. L'area di Wassu propone un piccolo museo, forse non per tutti all'altezza dell'importanza del sito. La visita propone un esempio eccellente di cultura antica africana, senza aspettarsi però la grandezza di Stonehenge.” Sarebbe bello riuscire a vedere l'effetto della luce nelle
varie ore della giornata ma è tempo ormai di rientrare alla nostra barchetta
attraccata al fiume. Farafenni 07.01.2010Anche oggi bellissima giornata! Svegli prima delle otto, prendiamo la colazione in riva al fiume sotto il pergolato. Saldati i conti, percorriamo a piedi nella savana il chilometro cui dista la gare routiere di fronte gli imbarchi della chiatta sul fiume, in questo punto largo circa cento metri. Un bush taxi ben messo, attende altri passeggeri, noi siamo pronti a partire. Dopo oltre un'ora di attesa fatte le 11:00, nel momento in cui dico all'autista che comunque avremmo preso il primo mezzo in partenza, questi decide di partire comunque, altri troverà lungo il percorso, credo non voglia rinunciare al prezzo da noi pagato. Il manto stradale come detto è molto buono, il bravo autista carica sempre più gente comunque rispettando sempre la capienza, talvolta rifiuta di caricare qualcuno, non capisco il perché. Il paesaggio intorno, al sole di mezzogiorno, è selvaggio e nitido, le fermate dei bus sono piccoli palchetti coperti di legni intrecciati. Poco più di due ore, siamo a Farafenni. Prendiamo alloggio presso l'Eddy's Hotel che, nonostante l'importanza della città, sembra essere l'unico. Affittiamo una stanza per 4000 D con bagno ed una buona doccia, scambiamo due parole con il ragazzo della gestione il quale ci fa la cortesia di aprire in anticipo l'erogazione dell'acqua per lavarci; la corrente non dipende dai privati, in città arriva alle 18:00. Fatta la doccia, usciamo al caldo ed al sole per la visita di Farafenni. Dopo un po', mi dico che berrei una birra, spesso accade che con la scusa di cercare qualcosa, poi si vada in posti e si partecipi a certe situazioni che non si sarebbero trovate se si fossero cercate. Quindi cominciamo a girare diverse vie, in un paese musulmano vendere alcolici non è molto diffuso, per cui chiedi di qua, domanda di la, ci ritroviamo di fronte il nostro Hotel il quale, oltre che sembrare l'unico alloggio, sembra essere uno dei pochi a vendere alcolici. Siamo quindi lieti di accomodarci all'ombra nel giardino, un grande chiostro piantumato di grandi manghi, siepi ed arbusti, le camere tutt'intorno. Ci gustiamo la tonica e la birra, chiediamo di cenare li. Riso, uova e pollo. Usciamo ristorati, torniamo ad ammirare i tessuti etnici esposti nelle botteghe sulla via, alla fine compriamo tre matasse da 12 metri, che divideremo, pagate 150 D al pezzo. Alle 18:00 arrivata l'energia, apre l'internet point, Flavia deve scrivere a sua sorella che sembra preoccupata ed agli amici; io mi faccio vivo a lavoro rassicurando il mio capo che sta andando tutto bene e che dovrei tornare, sul fatto che torni non so quanto sia contenta! Dopo ancora avere girato per le vie con il buio della notte, torniamo all'Eddy's per riposare, tanta la polvere per le strade, sentiamo il bisogno di fare un'altra doccia, la temperatura l'ha fatta il sole, il soffione ha un getto veramente corroborante! Mettiamo sotto carica le varie batterie, siamo pronti per la cena, un passo fuori la camera il giardino, il tavolo ci è stato apparecchiato di fronte.. Purtroppo niente pollo solo uova, poco male, ruspanti ed ottime, le accompagniamo col riso, condito da una squisita salsa calda di cipolle. Satolli e soddisfatti andiamo a dormire sereni e felici, la sveglia sarà presto, domani trasferimento, si scende in Senegal! Buonanotte.. CASAMANCE Zigunchor 08.01.2010Scrivo che è sera, al termine di una giornata tanto bella quanto dura. Molti gli imprevisti, ma considerato che ogni cosa è stata risolta, diverranno bei ricordi in futuro. Usciamo dalla stanza poco dopo le 7:00, ci dirigiamo davanti la stazione di polizia dove stazionano anche i taxi. Proprio ad un poliziotto chiediamo informazione per le partenze per Ziguinchor, molto cortesemente ci presenta un tassista li di fronte, pattuiamo il prezzo della corsa, 10 D a testa, quindi partiamo e.. sale anche il poliziotto. Dopo circa un paio di chilometri ci fanno scendere, sembra ci sia una frontiera, diversi sono i mezzi anche grandi, nel trambusto del borderline. Tutto mi appare dubbio, dopo un quarto d'ora dove in molti hanno provato a venderci a prezzi assurdi passaggi improbabili, comprendiamo che il gentile poliziotto ed il suo amico, ci hanno tirato un gran pacco: per dividersi il prezzo della corsa, mezzo euro, ci hanno portato alla frontiera a nord per Dakar, anziché quella a sud ben più lontana. Non ci sono taxi. Ripercorriamo i due chilometri di strada sterrata verso il centro di Farafenni, il vantaggio della sveglia presto, è ora completamente vanificato. Ora con 50 D a testa, un tassista onesto ci transita per otto chilometri di pessima strada sterrata, la Trans-Gambian Hwy, verso l'imbarco dei traghetti a Bambatenda, dove con 5700 CFA concordiamo con un grande bush taxi il passaggio per entrambi fino a Ziguinchor. Il corso del Gambia offre in questo punto una comoda strettoia, per i due traghetti che caricano e sbarcano persone e mezzi, a ciclo continuo, durante tutte le ore di luce. (Non è che con i soldi del solo progetto del ponte di Messina, avremmo realizzato tutti i ponti necessari sul Gambia?) Atteso il nostro turno dell'imbarco almeno due giri, arriva il momento di muoversi. La giornata è bellissima e limpida, in meno di venti minuti siamo in prossimità di Yelitenda, l'altra sponda ma...
Un autobus si è incastrato sulla rampa di accesso al natante
in partenza, il quale dovrebbe lasciare libera la banchina per il nostro
attracco. Osserviamo per mezz'ora i diversi tentativi di separare i due mezzi. Kafountine 09.01.2010Scrivo al termine di una giornata bellissima. Allegri e felici, per un viaggio sino ad ora magnifico, siamo svegli di buon mattino. Abbiamo diverse cose da fare, alle 8:30 siamo in strada, accompagno Flavia in zone che conosco perfettamente. Ci concediamo il lusso di fare colazione a Le Flamboyant, il migliore hotel di Casamance, 2200 cfa a testa per un tavolo bordo piscina nel giardino interno con palme e buganvillee. Rinforzati, ci dirigiamo alla biglietteria marittima dove ho la grande sorpresa di sapere che La Wilis è stata mandata in pensione, oggi la Aline Sitoe Diatta è una più grande e moderna motonave made in Germany. Volevamo una cabina due posti (30500 cfa a persona stranieri), esaurite, sarà ottima quella a quattro posti per 28500 cfa. Devo notare che il gap tariffario fra residenti e stranieri è molto diminuito. Quindi ricevuto 7000 cfa di resto a 100 euro per i due biglietti (1:645), ci dirigiamo alla CBAO, bigliettino stile fruttivendolo per la coda. Ricordando lo sportello, mi dirigo dall'impiegato che vedo libero, chiedendo ingenuo “forse qui si può cambiare?!?” Strappiamo un si con gli occhi, in meno di cinque minuti abbiamo cambiato 50 euro a testa. Quindi tutto procedendo senza intoppi, allegri torniamo a Casa Tina per fare i bagagli, un taxi con tariffa di 600 cfa ci porta alla gare routiere, dove con 4400 cfa per due, prendiamo i primi due posti del prossimo sept place per Kafountine. Per ingannare l'attesa, con Flavia andiamo in un bel Pub appena fuori l'ingresso della gare routiere, giardino all'aperto con pergolato per bere qualcosa di fresco. Riempito il sept place, partiamo, il tempo è magnifico e la strada accettabile fino a Dioloulou, ci gustiamo il paesaggio incantevole della Casamance, costellata di palme, mangrovie, alberi dalle foglie lucidissime; Flavia è felice ed ammira questa Africa sub sahariana che vede per la prima volta. Passata Dioloulou, la strada diventa una sconnessa pista di sabbia, la classica striscia di asfalto rimasta al centro, qui quasi del tutto rimossa! In meno di tre ore siamo a destinazione. Il tassista alla gare routiere ci chiede 1500 cfa per un paio do chilometri.. ci incamminiamo, poco dopo con 500 cfa, una macchina sulla via ci porta a La Nature, e tutto è come “lo avevo lasciato” tre anni fa. Didier, il francese è a Parigi, c'è ancora a gestire il Campament Matar, il ragazzo senegalese. Quest'anno ho in sorte il capanno “Casamance”, il “Roots Family” (2007) d'altronde quest'anno non sarebbe stato opportuno!
Flavia mi sembra proprio contenta della sistemazione, il
posto è magnifico e dice che le piace proprio.
Al secondo piano della grande casa ad impluvium, quale è la
main house della Nature, Flavia è ancora seduta di fronte la grande porta che da
sull'oceano. Ce ne stiamo in silenzio a scrivere, beati dalla vista dei gabbiani
in volo sulle piroghe in un cielo bellissimo quasi al tramonto. Kafountine 10.01.2010Questa mattina il cielo è leggermente velato. Passiamo la mattinata tranquilli, ognuno per conto proprio; io scrivo, bevo un paio di Gazelle mi godo l'estate, Flavia gironzola fra la spiaggia e la main house de La Nature con il suo blocco degli appunti in mano. Nel pomeriggio decidiamo di fare un giro in paese, prima passiamo da Dominique ad ordinare la cena per domani sera, chiediamo un barracuda di almeno un paio di chili! Chiediamo sia preparato senza alcun condimento, solo un filo d'olio d'oliva perché non si attacchi. Dominique capisce perfettamente cosa intendiamo, ha passato venti anni a Milano e parla perfettamente italiano. Iniziamo a passeggiare verso il villaggio, ci fermiamo in un paio di botteghe per vedere quanto offerto. Per accompagnare il pesce, al market, compriamo una bottiglia di vino rosè appellation per 4700 cfa.. sì, voce del verbo trattarsi bene! Ci beviamo una birra e una tonica seduti per terra, quindi andiamo a cercare i modellini di piroghe in un negozietto adocchiato ieri all'arrivo da Flavia, ne compriamo una piccola flotta! Due grandi piroghe a testa, circa mezzo metro, poi Flavia trova una ciotola con cucchiai, legno buois de Ven, duro come il teak; io trovo anche un maialino di legno che regalerò ad Enzo e Luca del Maialotto, uno dei miei locali preferiti nel Borgo dove vivo. Sul ritorno, breve sosta al Soko Batang per mettere in fresca il vino, quindi dopo la doccia è già pronta la nostra cena, tanto che vengono a chiamarci. Per primo insalata mista, da condire con una salsina da provare: succo di arancia, limone, olio e pezzettini di cipolla, sale e pepe q.b.. Main course spiedino di lot con riso e salsina calda di cipolle al pomodoro, buono! Dopo cena con Flavia ci intratteniamo a parlare sotto la nostra veranda con Matar, ascoltiamo il suo racconto strappalacrime su misura per strappare qualche extra alla partenza. Fatte le 22:00, caliamo la zanzariera sul letto ed andiamo a dormire felici. Buonanotte! Kafountine 11.01.2010Alle sei della mattina, dopo un buon sonno di otto ore, sono troppo sveglio per restare a letto esco e siedo in veranda. Mi raggiunge Flavia, accendiamo una candela e restiamo a parlare fino all'alba, non fa nemmeno freddo. Quando Flavia torna a dormire, io vado a vedere il ritorno delle piroghe dalla pesca, dove i pescatori i sembrano soddisfatti del lavoro fatto nella notte.
Ancora troppo presto per ogni cosa, raggiungo Flavia a letto;
la sua voce felice mi sveglia alle 11:00, dice che una ragazza dello staff le
farà delle treccine per farne una black beauty, nel mentre Matar mi informa che
la mia colazione è ancora apparecchiata. Una baguette marmellata senza burro,
vista l'ora, fino a cena sarà perfetta.. la giornata prosegue nel migliore dei
modi! Dal Diario del 2007: “NOTA: TOUBAB. Toubab è la parola con
la quale i senegalesi chiamano, non tanto i turisti, quanto le persone dalla
pelle bianca. Arriva il pesce, cominciamo la cena, siamo in Paradiso. Il
rosè è ottimo ed alla perfetta temperatura. Tutto è perfetto. Ziguinchor 12.01.2010Sveglia alle 7:00. Optiamo per un'altra ora di sonno. Ieri sera Matar ci ha portato del “doni”, a Flavia una piroga intagliata sormontata da due gabbiani ed una palma, a me una mascherina intagliata del 1986 e una tela dipinta.. Abbiamo avuto modo di fare una offerta. Bevuto il nescafè, alle 10:30 taxi con 1000 cfa e siamo alla gare routiere, in 45 minuti il sept place si riempie. In due ore e mezza siamo all'hotel Perroquet, dove ci hanno riservato una stanza al primo piano con vista sul fiume Casamance. Privilegiati in Paradiso. Dopo una doccia, con 500 cfa da tariffa, un taxi ci porta alla Alliance Franco Senegalese, dove Flavia resta a bocca aperta per la bellezza! Effettivamente, conosco bene questo posto, anche io nel 2007 rimasi affascinato così come scrissi nel diario di quel viaggio, in internet del mio soggiorno a Ziguinchor.. “..certamente andrò a visitare la Alliance Franco-Senegalaise, la Lonely Planet dice essere una casa ad impluvium grandissima e spettacolare, assolutamente da vedere.
Effettivamente la costruzione della Alliance
Franco-Senegalaise è straordinaria. Avevo proprio voglia di ritornare. Dopo questa visita, un
altro taxi, ci porta con 1000 cfa all'ingresso del Parc Floral di Djibelor, dove
passeggiamo leggeri fra i percorsi tracciati fra le piante, molte di queste
hanno un cartello da orto botanico con nome anche in latino. Ziguinchor 13.01.2010Siamo svegli ed allegri prima della sveglia delle sette. Doccia e per me anche nescafè, un must appena sveglio andiamo a fare la nostra petite degeneur al Salon de the de Chez Fifì, fresca baguette con marmellata, caffè, the latte e cioccolata sono tutti in polvere. Siamo pronti alla visita del Marchè San Maur!
Giriamo per il mercato, ordinato e pulito, per circa un paio
d'ore, ci aggiriamo per i banche gustando quanto esposto; finalmente trovo la
Pretty Queen, la crema che voglio portare alle colleghe di Ikea, per quante ne
voglio il ragazzo di bottega deve andare a fare rifornimenti, ne prendo quattro
confezioni da sei! Flavia ne prende cinque. Cremino nello zainetto (qualche kilo),
stavolta per me, vorrei trovare i bicchieri di acciaio visti a Kafountine, dopo
un paio di tentativi, grazie all'interessamento di uno dei tanti “amici” che si
trovano per le vie, li trovo in un negozio ben fornito, pag 2500 cfa sei pezzi.
Facciamo una breve sosta per posare gli acquisti e recuperare
i panni lasciati al loundry service, passeggiamo sino in fondo la via; mangiamo
naturalmente pesce, atteso altre un'ora, dove Flavia di diverte con l'autoscatto
fra i gazebo de Le Erobon. Aline Sitoe Diatta Boat 14.01.2010Scrivo da bordo della nave, ormai alle 17:30. Da stamani abbiamo già fatto molte cose. Svegli senza sveglia alle sette, servo a letto a Flavia il nescafè, le piace proprio se lo scola! Prendiamo la decisione di comprare altri tessuti colorati, il cotone, qualità Vax, è eccellente. Tornati al mercato giriamo e trattiamo, porto via una pezza da 12 metri per 9000 cfa, etnica, toni caldi. Bighelloniamo, troviamo una bottega vista ieri, Flavia prende un pezzo ancora. Quasi ad ora di pranzo un taxi con 500 cfa ci riporta in hotel, facciamo i bagagli con perizia. Passiamo all'ufficio postale per prendere i francobolli per le cartoline, ci accomodiamo per il pranzo a Le Mansha, bel ristorante che ben conosco in Rue Jelevier, dove non ho dubbi nell'ordinare spiedini di gamberoni con riso, anche Flavia segue il mio consiglio, visto che l'ovetto fritto che aveva in mente l'avrebbe fatta certamente pentire. Difatti, i due piatti sono uno spettacolo anche alla vista, Flavia ci si tuffa e cosa per lei inusuale, quasi mangia con le mani (!) i gamberoni già sgusciati.. Che bontà! Che festa! Flavia è bellissima quanto è felice di questo cibo che ricorderà credo a lungo.. Dopo pranzo, imbarco sulla Aline Sitoe Diatta, eroina della storia senegalese degli anni trenta del novecento. Per proseguire il viaggio senza modificare le abitudini acquisite, decidiamo di metterci in lista per una cabina a due letti, ne abbiamo una da quattro. L'ultima disponibile ci viene assegnata. Ci trasferiamo noi e zaini pesanti, la nave è nuovissima ed abbiamo a disposizione anche un bagno con doccia ed acqua calda! Dopo esserci ambientati saliamo sui ponti esterni, i delfini ci salutano con grandi salti, ci gustiamo fresche bevande al tramonto seduti per terra sulla lamiera dipinta di verde della nave. Fattasi notte, andiamo a fare una visita al ristorante di bordo. Flavia sente parecchio il mare, nemmeno il travelgum le da sollievo. Tenta di ordinare una insalata di cui mangia ben poco, io riesco a far fuori un pezzo di pollo con riso. Dopo cena, oltre le 23:00, ci ritiriamo in cabina per la notte. Letto a castello, le onde dell'oceano sono la culla del nostro sonno. Buonanotte ad un altra giornata bellissima. Dakar 15.01.2010Questa mattina ci svegliamo poco dopo le sei, la nave ha già attraccato nel porto.
Ci beviamo un nescafè in camera, senza fretta per le sette
siamo fuori dal porto, con 5000 cfa + 1000 di mancia, un taxi ci scarica di
fronte l'hotel Ocean, a Yoff Village. Come detto Dakar è cara, paghiamo il tre
stelle 25000 cfa per una grande camera, letto a tre piazze, bagno con vasca;
l'armadio è nel bagno! Dakar 16.01.2010Oggi ultimo giorno di viaggio, anzi, ultime 12 ore. Flavia ancora dorme avvolta nel lenzuolo, abbiamo dormito molto bene su questo letto enorme. Appena prima delle otto sono in piedi, nescafè e sigaretta, mi sveglio sotto un cielo ancora azzurro. Dopo la doccia ed il caffè di Flavia, facciamo i bagagli con molta cura, dobbiamo tenere in vista del ritorno, i pochi abiti pesanti, quelli tenuti sempre in fondo perché mai serviti. Siamo verso la fine.. In hotel sono molto cortesi quindi disponibili a custodirci gli zaini fino a questa sera. Liberata quindi la camera ci dirigiamo a piedi, verso la fermata degli Djana Djanè, facciamo la solita passeggiata dentro Yoff Village, paghiamo 150 cfa a testa i posti sul mezzo. Scesi al mercato, adocchiamo nuovi tessuti da fare nostri. Flavia in evidente calo di zuccheri, ha bisogno di mangiare qualcosa; dividiamo un pane dolce al latte ed una baguette ancora calda. Buona colazione! Prossimi alle 13:00 in un bar prendiamo una Flag ed una tonica; ristorati, torniamo al mercato per le ultime stoffe tradizionali. Fa proprio caldo. Dopo due ore di mercato, torniamo al baretto felici e spensierati. Tra poche ore penso, saremo in aeroporto. Restiamo all'ombra del bar oltre un'ora, Flavia controlla le foto (io questa volta ne ho fatte pochissime, non sempre ho avuto batterie cariche, poi lo spettacolo in questo viaggio, è stata la compagna di viaggio!), poi si posa sul tavolo e prende un leggero sonno. Torniamo, quindi con un Djana Djanè che, nonostante le diverse soste, in 60 minuti ci porta a Yoff. Vogliamo andare a cena nella via parallela la nostra circa l'hotel, la notammo ieri sera causa piccolo errore del taxi, allegra e piena di genti. Trovata la strada, ne percorriamo il fondo sabbioso fino alla fine, con gran stupore, il mercato del pesce di Yoff, alle 18:30 le piroghe stanno rientrando e le signore sui loro banchi improvvisati, ci permettono di ammirare pesci grandi e freschissimi, ad avere ancora la griglia, regalata a Matar prima di lasciare La Nature.. Consumiamo la nostra ultima cena in un ristorantino popolare, cous cous con montone per me, pollo riso ed insalatina per Flavia, ci servono in tavola una bottiglia di acqua del rubinetto! Torniamo a piedi all'Ocean per recuperare i bagagli, ci troviamo nel mezzo degli arrivi per un banchetto nuziale, ospiti in gran spolvero, i fotografi autorizzati paparazzano ogni invitato abbondantemente. Con 2000 cfa un taxi ci porta all'aerostazione; Il settore delle partenza è nuovo di zecca, giallo habana. Fatti i rispettivi check in, la fila per i controlli passaporti dura oltre un'ora tanto che appena passati sotto gli scanner, non ho nemmeno il tempo di abbracciare Flavia, sono fra gli ultimi del mio imbarco; fortuna che a Madrid avremo un paio d'ore di tempo per un ultimo saluto. Salgo in aereo nervosetto, non sono riuscito a fumare nemmeno una sigaretta, resisterò.. Si vola! Madrid 10.01.2010Dopo la cena in aereo, prendo sonno per svegliarmi già in fase di atterraggio. Passati tutti i controlli, appena acceso il telefono un sms di Flavia mi informa che per il notevole ritardo di tre ore, non riusciremo a vederci. Mi viene una certa malinconia, dovremo terminare il viaggio ognuno per conto proprio, volevo abbracciare Flavia ancora, la migliore compagna di viaggio che abbia mai incontrato, inseparabili da due settimane a questa parte. Il viaggio è stato perfetto sotto ogni punto di vista. Scrivo le ultime righe poco prima delle sette, porterò nel cuore nel tempo questa Africa Occidentale.. E Flavia. Bibliografia Finale Mi è veramente difficile trovare le parole per concludere un viaggio perfetto, se non dicendo che perfetto è stato. Il grazie più grande va a Flavia, milanesina paziente e complice di scorribande sub-sahariane che avevo sempre portato nelle intenzioni e che non avevo ancora realizzato. A lei il mio affetto e riconoscenza più sinceri per essere stata esemplare nelle sua espementarietà. Riuscita a rendermi quasi sempre opportuno, grazie per ogni momento vissuto insieme in pace ed amicizia, la metterò nella mia gerla ed anche lei idealmente porterò con me. Porterò con me la parte di Africa che ho visitato, ogni persona che ha voluto rendere i rapporti difficili in nome del denaro, ogni cortesia ricevuta gratis. Porterò con me le madri di quei figli ricevuti fra le braccia, accompagnati da parole come “portalo con te, avrà futuro sicuramente migliore”, la cosa più dolorosa staccarmeli. L'esperienza è la vita che sedimenta; non è basso il fondo, ma grande il contenitore. F a b r i z i o C a r b o g n i n torna su
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