Di nuovo in viaggio, e questa
volta senza esserci stata troppo a pensare ho scelto le Filippine, così,
all’improvviso, un posto che fino a pochi mesi fa non avevo nemmeno preso in
considerazione.
Il viaggio comincia nel
migliore dei modi: nella tratta Roma-Dubai ci mettono in Business class (per me
la prima esperienza) che scopro essere un altro mondo dalla turistica. Degli
amici avevano fatto in modo di farci risultare come se fossimo in viaggio di
nozze, così oltre all’upgrade ci hanno portato la torta!
Sulla tratta da Dubai a Manila
siamo comunque nei posti vicino le uscite di sicurezza, per cui viaggiamo
comodamente, e altra torta con champagne!!
Domenica 3 aprile
Siamo arrivati a Manila ieri in
tarda serata, e dopo un buona dormita siamo pronti a cominciare questa nuova
avventura.
L’hotel è a due passi da Roxas
boulevard, il lungomare di Manila, dove facciamo una lunga passeggiata
osservando la vita che si svolge per strada: decine di ciclisti (stranamente il
traffico è pressoché assente), corridori, persone che fanno massaggi, pescatori
e famigliole che oziano lungo le panchine.
Poi andiamo in cerca di un
tatuatore che avevamo contattato tramite internet e dopo un paio di avanti e
indietro con l’hotel -scoprendo nel frattempo che Manila si può benissimo girare
in metro, evitando taxi e tutto il resto, funziona ottimamente e costa
pochissimo- e un pranzo in un food corner, passiamo il resto del pomeriggio dal
tatuatore, Marco ha deciso di farsi un nuovo tatuaggio.
Per cena troviamo un ristorante
vicino all’hotel, che non ci soddisfa affatto.
Lunedì 4 aprile
Stasera partiremo per il nord
di Luzon, ci aspetta un lungo viaggio notturno, così per non stancarci
troppo….decidiamo di passare la giornata andando a vedere un vulcano a sud di
Luzon!!!!
Ora che troviamo il giusto
terminal bus e il pullman, si è fatta tarda mattinata. Ci vogliono oltre due ore
per arrivare al vulcano Taal, che ha la particolarità di essere al centro di un
lago. Così quando arriviamo ci rendiamo conto che non abbiamo abbastanza tempo
per traversare il lago in barca, salire sul cratere, tornare indietro e arrivare
a Manila in tempo per lasciare l’hotel e prendere l’altro pullman.
Guardiamo il vulcano dalla
sponda del lago e torniamo indietro, fermandoci per un breve spuntino.
Al rientro in città,
recuperiamo i bagagli, ceniamo e in taxi raggiungiamo il bus terminal di
Sampaloc.
A Manila purtroppo non c’è un
terminal centrale per i pullman, ma ce ne sono vari sparsi in diversi punti
della città, bisogna quindi informarsi prima per sapere da dove parte la
compagnia che si vuole prendere.
Troviamo posto solo nel bus
delle 23 e siamo costretti a passare il tempo dell’attesa seduti sulle panchine
del terminal, in zona non ci sono bar né niente altro. Il passatempo è osservare
le centinaia di persone che si affollano al terminal a qualsiasi ora. Nelle
Filippine la stragrande maggioranza dei trasporti terrestri avviene a mezzo
pullman.
Prime impressioni:
sarà che abbiamo ancora in
testa l’Indonesia, ma il primo impatto non è del tutto positivo. Si avverte come
la mancanza di una tradizione culturale specifica, cosa invece riscontrata
finora in tutti i paesi dell’Asia visitati.
Ovunque a Manila è pieno di
fast-food, mentre mancano i tipici chioschetti di strada dove in altri paesi si
può mangiare buon cibo, così come i ristoranti di cucina locale.
Sembra più un paese del “nuovo
mondo”, il che è dovuto forse alla colonizzazione, spagnola prima e statunitense
poi. In realtà, prima degli spagnoli le Filippine come paese unico non
esistevano, era un insieme di isole ognuna con tradizioni, usanze e religioni
proprie.
La stessa Manila mi ricorda un
po’, a prima impressione, Salvador de Bahia, piuttosto che una città asiatica.
Sarà per il gran numero di bambini di strada, persone che dormono per strada,
pali della luce con fili elettrici mischiati all’impossibile…. (in realtà
Salvador è molto più bella, e lì ho visto molti meno mendicanti e bambini di
strada che a Manila).
Ma non intendo farmi
influenzare dalla prima impressione.
Martedì 5 aprile
Il viaggio in pullman dura
circa 8 ore, all’alba siamo già nella zona della Cordillera; il paesaggio dei
monti immersi tra le nebbie, attraverso gole e fiumi è bellissimo.
Arriviamo a Banaue verso le
sette.
Trovata una guesthouse, ci
riposiamo un po’ e poi ci facciamo portare con un tricycle a sostare nei vari
view points dove ammirare il panorama delle risaie a terrazza di Banaue.
I tricycle sono piccole moto a
cui è attaccata una cabinetta che può portare una o due persone, più o meno
l’equivalente dei moto-becak, tuc-tuc ecc, si trovano in tutta l’Asia con nomi
diversi.
La Cordillera è una zona
montuosa nel nord dell'Isola di Luzon. La caratteristica di questa zona sono le
risaie a terrazza situate tra le montagne intorno alla cittadina di Banaue e
località limitrofe. Le terrazze furono create dalla popolazione degli Ifugao
circa 2000 anni fa, e sono ora patrimonio dell'UNESCO. La zona è un susseguirsi
di vedute spettacolari, un paesaggio verde veramente straordinario.
Nel pomeriggio andiamo a fare,
da soli, un piccolo trekking nei villaggi vicini Tam-an e Poitan, camminando tra
i bordi delle terrazze e canali di irrigazione. Piove ma la passeggiata è molto
piacevole, finché in un punto in discesa fangoso, prima di arrivare a Poitan,
succede la prima piccola disavventura del viaggio: mi cade la reflex nel fango!
Con un guizzo del braccio la
risollevo, e in bilico cerco di pulirla sommariamente con le mani
che, un po’ per lo spavento e un po’ per la stanchezza, mi tremano.
Per fortuna non ci sono stati
danni.
Superata Poitan riprendiamo la
strada di ritorno verso Banaue. Al rientro ci facciamo fare un massaggio in
camera.
La sera a cena ci rendiamo
conto che fa decisamente freddino, dormiremo con due coperte.
Mercoledì 6 aprile
Al mattino ci spostiamo in
un’altra guesthouse e poi contattiamo una guida per farci portare a Batad, paese
a circa 20km di distanza.
Per il trekking a Batad
l’ufficio turistico locale di Banaue dice che è obbligatorio prendere una guida,
noi tornando indietro abbiamo pensato che forse lo si può fare anche da soli, ma
non ne sono certa. In ogni caso avere una guida è utile sia perché alcuni
sentieri non sono facili da trovare, sia perché può dare informazioni utili
sulla zona.
In circa un’ora di tricycle su
una strada quasi del tutto sterrata e fangosa si raggiunge il punto da cui
partire per il trekking.
Camminando per un paio d’ore
tra salite e discese si raggiunge Batad. E’ un piccolo villaggio con case quasi
tutte di legno e paglia, un ristorante e un paio di guesthouses, utilizzate da
quei viaggiatori che vogliono stare veramente isolati da tutto il resto (già la
“turistica” Banaue non è affatto turistica, a dirla tutta).
Le risaie a terrazza qui sono
veramente spettacolari, meglio di quelle di Banaue a mio parere perché formano
una sorta di anfiteatro. Sia queste che quelle di Banaue, in questo periodo
dell’anno, dovrebbero essere già tutte piantate e quindi verdi, ma quest’anno ha
piovuto parecchio e quindi nella maggior parte delle terrazze il riso deve
ancora crescere.
Continuiamo il trekking
camminando sui bordi delle terrazze e poi superando un’altra montagna per
raggiungere alla fine, dopo un’altra ora, la cascata Tappia, in una gola nel bel
mezzo di niente. E’ molto bella e forma un piccolo lago alla base. L’acqua è
fredda ma Marco decide di farsi il bagno.
Sostiamo poco perché dobbiamo
tornare alla base prima che faccia buio.
Ripercorriamo tutta la strada a
ritroso e alla fine dell’ultima salita confesso che ero veramente distrutta.
La sera a cena mi sento
praticamente in trance. Però è stata una bellissima giornata.
Il clima qui nella Cordillera è
quello di montagna tropicale, freddino la sera, mite di giorno, molto umido,
piovoso e nebbioso.
Giovedì 7 aprile
Questa mattina decidiamo di
fare un’altra escursione, alle risaie di Hapao e le vicine sorgenti calde.
Andiamo prima ad acquistare i
biglietti del pullman per la sera stessa, poi col tricycle andiamo ad Hapao.
Anche stavolta la strada è sterrata e fangosa; non ci sono mai stata, ma avendo
visto molti video, questa zona mi ricorda molto il paesaggio montano del
Centroamerica.
Hapao è un altro paesino, ancor
meno frequentato dai viaggiatori, pochi si spingono fin qui.
Essendo più basso degli altri,
circa 600mt s.l.m. qui ha piovuto meno e le risaie sono già tutte un tripudio di
verde. Meno scenografiche forse, ma attraversandole si prova un senso di pace
pazzesco.
Ci facciamo lasciare lungo la
strada e ci incamminiamo a piedi lungo i bordi delle terrazze, per raggiungere
le sorgenti calde.
La passeggiata qui è
decisamente meno faticosa e ci vogliono circa ¾ d’ora per arrivare.
Le hot springs consistono di
una pozza di 3 metri di diametro, frequentata dai locali. Ci immergiamo
nell’acqua calda anche noi e, in questo posto sperduto, incontriamo la prima
italiana (per metà) del viaggio, col suo compagno spagnolo. Stiamo quasi due ore
a mollo a chiacchierare con loro, che ci danno anche qualche dritta su Palawan,
nostra probabile prossima destinazione.
Al rientro a Banaue ci
rilassiamo un po’ in albergo e ceniamo presto perché il pullman per Manila parte
alle sette e mezza.
Venerdì 8 aprile
Tra una sosta e l’altra
arriviamo a Manila verso le cinque di mattina, è ancora buio ma il traffico è
già impazzito. Scendiamo al terminal Cubao, più lontano dal centro ma più
vicino all’aeroporto. Dopo aver evitato una serie di tassisti marpioni ne
prendiamo uno, rigorosamente col tassametro, che ci porta al terminal dei voli
nazionali. Troviamo i biglietti per il volo per Legaspi delle 11, così ci
aspettano lunghe ore da passare sulle panchine fuori dell’aeroporto. Questi sono
i tempi morti di cui farei volentieri a meno.
Il volo per Legaspi dura
un’ora, dall’aeroporto prendiamo un tricycle che ci porta al terminal bus dove
aspettiamo che si riempia uno dei numerosi minivan che durante il giorno
arrivano a Donsol.
Dalla sera alla mattina siamo
passati dalle montagne del nord all’estremo sudest di Luzon.
Qui il clima è decisamente
tropicale, caldo e soleggiato ma non particolarmente umido, un piacere!
Un’altra ora abbondante e siamo
a Donsol, dove ci aspetta uno degli highlights di questo viaggio.
Riusciamo a trovare posto in
una homestay in paese e ci dirigiamo direttamente a registrarci al centro
visite.
Donsol era fino a qualche anno
fa un semplice e tranquillo borgo di pescatori. Poi si sono resi conto che ogni
anno, soprattutto nel periodo tra marzo e maggio, l’acqua ricchissima di
plancton richiama qui un gran numero di squali-balena, dicono il maggior numero
al mondo, e questo ha fatto si che il paese cominciasse ad essere frequentato da
visitatori filippini e stranieri.
Un centro visite gestisce e
organizza le escursioni in barca per andare a nuotare con questi enormi pesci,
che qui chiamano butanding, in maniera comunque molto regolamentata, in difesa e
protezione di questi animali. E naturalmente anche noi siamo qui per nuotare con
gli squali balena!
Tra il paese e il centro
visite, vicino alla spiaggia, ci sono 10min di tricycle.
Sia in paese che sulla spiaggia
ci sono guesthouses e qualche posto per mangiare. Si può quindi scegliere di
dormire in un posto o nell’altro. Noi abbiamo scelto il paese.
Una volta registrati al centro
visite, troviamo tre ragazzi con cui dividere l’affitto per la barca
dell’escursione, che è prevista per domani mattina.
Facciamo una bella passeggiata
sulla spiaggia e ci fermiamo nel bar di una guesthouse a prendere una birra
mentre ci gustiamo il tramonto sul mare.
Tornati in paese troviamo un
ristorante per la cena, credo l’unico del paese, comunque si mangia molto bene.
Sabato 9 aprile
Il butanding-day è arrivato!
Dopo colazione prepariamo le
nostre cose e andiamo al centro visite, dove gli altri già ci aspettano.
Partiamo verso le 10.30, sulla
barca oltre noi ci sono due piloti, un “avvistatore” e una specie di istruttore
che viene in acqua con noi quando avvistiamo gli squali.
Funziona così: si naviga per la
baia cercando di avvistare lo squalo, si aspetta seduti sul bordo della barca
con pinne e maschera e quando lo si avvista ci si butta in acqua e si segue
l’istruttore che indica dove guardare e nuotare.
Al primo avvistamento rimango
un po’ delusa, ci sono troppe barche intorno ad un solo pesce, con un gruppo di
oche giapponesi scalmanate che tentano di nuotare col salvagente, io lo squalo
non riesco nemmeno a vederlo e l’istruttore ci fa segno di risalire sulla barca
perché così non si può (non sarebbe permesso essere troppe barche per un pesce).
Al che mi viene il dubbio che
la cosa non sia poi così regolamentata, piuttosto invece troppo turistica….invece...
Nel
frattempo navighiamo avanti e indietro circa un’ora senza avvistare nessuno
squalo, finché... eccone un altro! E questa volta ci siamo solo noi. Ci buttiamo
in acqua e tutti cominciano a nuotare, io ancora non riesco a vederlo, l’acqua è
molto scura e oltretutto è nuvoloso.
Finché l’istruttore non mi
indica di guardare in basso, e a circa un metro sotto di me, scorgo la sagoma
di…di….un sommergibile!
E’ impressionante, immenso, ne
scorgo solo una parte, gli sono proprio sopra e se allungassi un braccio potrei
toccarlo.
Presa dall’emozione resto quasi senza fiato, poi mi
metto di lato e comincio a nuotargli accanto, che esperienza!
Peccato che dopo poco si
immerge nell’acqua profonda, ma è stato bellissimo.
Proseguiamo la navigazione e ne
vediamo un terzo, e stavolta è ancora più bello perché non si immerge subito, e
riesco a nuotargli vicino per una decina di minuti, sono accanto alla testa, poi
rallento un po’ e mi trovo vicinissima alla pinna dorsale, poi riavanzo verso la
testa. Sono abbastanza veloci quindi bisogna spingere parecchio di braccia e
gambe per non perderli.
Nel frattempo Marco con la
fotocamera subacquea sta facendo il video, e qui succede la seconda
disavventura: io risalgo sulla barca, lui è ancora dentro, e quando fa per
risalire si accorge che la custodia subacquea si è aperta….e la fotocamera
scivolata in acqua!! La sua espressione di delusione non si può descrivere.
Questa cosa mi lascia un po’
amareggiata, ma non tanto per questo quanto per un po’ di stanchezza e di
freddo, al quarto avvistamento decido di non entrare in acqua, loro invece vanno
e nuotano con un altro di questi pesci.
Al quinto avvistamento, sto
quasi per desistere ma decido di rituffarmi, forse è l’ultima occasione, e così
nuoto ancora per qualche minuto accanto a questa enorme creatura del mare.
Dopodichè rientriamo,
l’escursione dura tre ore.
Posso dire che rientriamo
soddisfattissimi, siamo stati fortunati, ed è stata un’esperienza emozionante,
unica ed incredibile, che spero di ripetere ancora.
Nel pomeriggio si mette a
piovere, ne approfittiamo così per cercare su internet i voli per Palawan o
Cebu, non abbiamo ancora deciso. Dobbiamo anche trovare posto nei pullman per
Manila di domani sera, sarà domenica ed è probabile che siano parecchio pieni.
Provo invano a chiamare qualche compagnia di autobus, alla fine comunque
facciamo i biglietti per Puerto Princesa, Palawan, per lunedì mattina.
Cena allo stesso ristorante di
ieri e a dormire presto.
E’ uno dei record di questo
viaggio: abbiamo cenato e siamo andati a dormire più presto che in qualsiasi
altro viaggio, senza peraltro aver fatto alzatacce, è proprio la stanchezza.
Domenica 10 aprile
Dopo colazione decidiamo di
andare a Legaspi per fare direttamente il biglietto del pullman sul posto. Ne
approfittiamo per visitare la chiesa di Daraga, una delle poche di epoca
coloniale rimasta ancora intatta, tutta dipinta di bianco tranne il campanile,
in pietra vulcanica nera. Molto carina, inoltre si trova su una collina che
domina il panorama circostante e da cui si ha una splendida vista del vulcano
Mayon, vicinissimo, che viene chiamato il “vulcano perfetto” per via della sua
forma perfettamente conica.
Torniamo a Donsol e abbiamo
giusto il tempo di fare i bagagli ed andare a pranzo, per poi riprendere una
jeepney diretta di nuovo a Legaspi, dove abbiamo il pullman per Manila alle 18.
Facciamo tutto un po’ di corsa,
una giornata veramente trafelata, e riusciamo ad arrivare di poco in tempo per
il pullman.
Stavolta le ore di viaggio sono
10, durante il percorso ci fermiamo a cena in un posto improbabile, solo chi ha
viaggiato in autobus nel sudest asiatico può capire di che genere di posti si
tratta.
Lunedì 11 aprile
Facciamo varie altre soste e
arriviamo a Manila di nuovo alle cinque di mattina, di nuovo a Cubao e di nuovo
dobbiamo evitare i marpio-taxi e cercarne uno onesto per l’aeroporto.
Stavolta il volo è alle sette e
non possiamo correre rischi.
Arrivati a Puerto Pincesa,
principale città e snodo dell’isola di Palawan, ci facciamo portare in una
guesthouse che ci avevano indicato gli spagnoli.
Lasciamo i bagagli e ci
dirigiamo subito ad Honda Bay, distante circa 15km, dove vorremmo prendere una
barca per fare il giro delle isole di fronte. Ma è tardi e le barche sono già
uscite, a meno che non ne affittiamo una solo per noi ad un prezzo però molto
alto.
Preferiamo tornare in città e
dopo un caffé ed aver trovato un motorino a noleggio per i prossimi giorni,
decidiamo di trascorrere il resto del pomeriggio in completo relax, abbiamo
bisogno veramente di riposo, e la stanza è carina e confortevole.
Nel pomeriggio decido di andare
a farmi un massaggio, chiedo informazioni alla gh e mi indirizzano al centro
VIBES, che scopro essere l’organizzazione dei massaggiatori ciechi. Il posto
dove operano è veramente piccolo e ultra basico, ma la signora che mi fa il
massaggio è bravissima, anche se mi lascia un po’ dolorante. Consiglio di
rivolgersi a questi centri
http://filipinoworld.net/directory/vibes-visually-impaired-brotherhood-for-excellence-services/
che servono ad aiutare persone
con difficoltà.
La sera ceniamo in un
ristorante consigliato su altri diari di viaggio e sulla LP, Kalui, molto bello
e dove si mangia benissimo.
Palawan:
“è un'isola ed una provincia
delle Filippine. Il capoluogo della provincia è la città di Puerto Princesa.
È la più grande provincia
filippina e si estende da nord-est a sud-ovest tra Mindoro e il Borneo compresa
tra il Mar Cinese Meridionale a nord e il Mare di Sulu a sud.
È un coacervo di differenti
gruppi culturali ed etnici ed ha un immenso patrimonio naturalistico che è anche
la base della sua sussistenza, sempre più legata al turismo.
L'isola di Palawan, chiamata Pulaoan da Magellano, che la raggiunse nel
1521, è di gran lunga la più estesa delle isole che compongono la provincia
omonima con i suoi 11.785 km² distribuiti su una lunghezza di 434 km e una
larghezza variabile che non supera i 39 km. Oltre alle centinaia di chilometri
di spiagge, equamente divise tra il lato nord-occidentale sul Mar Cinese
Meridionale e il lato sud-orientale rivolto sul Mare di Sulu, c'è un interno
caratterizzato da un paesaggio collinare e montuoso, con rilievi anche
importanti tra i quali spicca a sud il monte Mantalingajan (2.085 m s.l.m.).
Palawan, inoltre, è sede di ben due siti dichiarati Patrimonio dell'umanità
dall'UNESCO per il loro valore naturalistico: il parco marino del Tubbataha Reef
con i suoi atolli corallini, e il Parco nazionale del fiume sotterraneo
Puerto-Princesa.
La ricchezza naturalistica e paesaggistica è tale da poter permettere a Palawan
di poter vivere dello sfruttamento delle risorse turistiche. In parte però
questo territorio deve superare una sorta di isolamento storico che tuttora non
gli permette uno sviluppo adeguato, in parte il grande patrimonio di cui dispone
è prezioso quanto fragile e necessita di una particolare salvaguardia e quindi
di sostegni economici. Per questi motivi sono allo studio forme di ecoturismo
che permettano lo sviluppo del settore e al tempo stesso assicurino il rispetto
e la valorizzazione dell'ambiente.” (fonte: Wikipedia)
Martedì 12 aprile
Lasciati i bagagli grandi alla
gh, vorremmo partire di buon’ora, ma abbiamo grosse difficoltà a trovare un ATM
che ci permetta di prelevare, lo troviamo dopo averne provati una decina e nel
frattempo si è fatta tarda mattinata. Partiamo comunque in direzione Sabang, a
NO di Puerto.
La strada statale che va verso
nord è buona, ma veniamo colpiti da un improvviso acquazzone e siamo costretti a
rallentare e ripararci un po’. Dopo la deviazione per Sabang la strada in parte
è sterrata (la stanno asfaltando) ma è comunque percorribile agevolmente. Il
paesaggio che attraversiamo è straordinario, ovunque jungla fitta che si apre su
improvvise radure con risaie, e speroni di roccia bianca che si innalzano per
decine di metri. E’ tutto molto selvaggio, in quest’isola la natura è ancora
quasi incontaminata, come si trova in pochi altri posto al mondo.
Raggiungiamo Sabang dopo circa
due ore e mezzo, troviamo uno splendido cottage in legno nel mezzo di un palmeto
a due passi dal mare, e dopo esserci sistemati usciamo per andare a fare il
trekking nella jungla.
Sabang è conosciuta in
particolare perché nei pressi si trova uno dei fiumi sotterranei più lunghi del
mondo, che si può visitare in barca ma non viene percorso per tutta la sua
lunghezza. E’ la principale attrazione di questo posto, ciò nonostante non siamo
qui per questo quanto piuttosto per il sentiero nella jungla che arriva
all’entrata nel fiume. Abbiamo deciso di non visitarlo un po’ perché non sono
una grande appassionata di grotte e simili, e un po’ perché si è fatto tardi. Ma
gli spagnoli ci avevano consigliato il trekking dicendoci che la jungla qui è
veramente selvaggia e allo stato primitivo.
Andiamo a registrarci al centro
visite e dopo qualche insistenza ci permettono di incamminarci per il trekking.
Il loro motivo è che si sta facendo tardi, ma in realtà si può partire per i
trekking fino alle 15, e sono solo le 14.20!
Il percorso è veramente bello.
All’inizio si attraversa un piccolo fiume in barca, dove avendo tempo c’è la
possibilità di fare l’escursione alle mangrovie. Noi invece proseguiamo il
cammino. Ogni tanto nella giungla incontriamo rocce che si innalzano
all’improvviso con liane lunghe decine di metri che scendono fino a terra, è un
susseguirsi di arrampicate e discese e pur essendo il percorso poco più di 5km,
ci mettiamo circa 2h15, arrivando all’entrata del fiume stanchi morti. Andiamo a
vedere l’entrata e poi troviamo una barca da dividere con gli ultimi visitatori
del fiume per ritornare via mare a Sabang (circa 20min.). Si può anche fare il
contrario, arrivare via mare all’entrata del fiume e tornare via terra. Ci sono
due sentieri, il jungle trail e il monkey trail, noi abbiamo scelto il primo.
Tornati a Sabang ci facciamo un
bagno a mare e andiamo a cena in un ristorante sulla spiaggia, buono.
Sabang è frequentata
principalmente dai turisti destinati al fiume sotterraneo, di conseguenza
pochissimi sono quelli che vi restano a dormire, invece è uno di quei posti che
meriterebbe almeno un’altra giornata se non due, per godere del relax totale che
offre questa spiaggia.
Mercoledì 13 aprile
Il cottage alle finestre non ha
vetri, ma solo zanzariere, così poco prima dell’alba vengo svegliata da un suono
bellissimo, è il fruscio del vento tra le palme, apro gli occhi e in direzione
del mare vedo tutto rosso. Esco armata di fotocamera e riesco ad immortalare
un’alba straordinaria.
Poi torno a dormire.
Oggi ci aspetta una lunga
traversata in motorino fino a El Nido, nel nord dell’isola, sono circa 270km
sotto il sole equatoriale e non conosciamo le condizioni della strada.
Facciamo
soste per il rifornimento, un breve pranzo a Roxas e l’ultima sosta a Taytay.
Siamo un po’ stanchi, gli zaini anche se piccoli comunque dopo un po’ pesano e
la velocità non è mai più di 60km/h.
La strada fino a Taytay è in ottime condizioni.
A Taytay dopo un caffé stiamo
per ripartire quando si ferma un minivan diretto a El Nido, mancano ancora 65km
e per curiosità chiedo il prezzo, così all’improvviso decido di abbandonare
Marco e fare quest’ultimo tragitto più comoda, portandomi dietro entrambi i
bagagli.
Non so quale istinto mi ha
guidato, fatto sta che appena lasciata la rotatoria di Taytay la strada diventa
sterrata, polverosissima e per niente facile da percorrere. Penso alle
maledizioni che mi starà lanciando Marco per averlo lasciato solo, e allo stesso
tempo mi rendo conto che è molto meglio così, in due sarebbe stata veramente
difficile e non è escluso che saremmo caduti, io dietro al motorino sono un po’
zavorra.
La stessa cosa infatti pensa
lui nel suo viaggio solitario.
Arrivata a El Nido dopo circa
1h15, lo aspetto quasi un’ora alla fermata dei bus, e quando sto cominciando a
preoccuparmi sbuca lui che invece già da un po’ mi aspettava sulla strada
principale del paese. E’ completamente impolverato poverino, ma ci facciamo
qualche risata e andiamo in cerca di un posto per dormire. Quelli lungo la
spiaggia sono tutti pieni ma ne troviamo uno più interno nuovissimo e carino.
Passeggiamo un po’ lungo la
spiaggia e ci informiamo per le escursioni dei giorni seguenti poi troviamo un
ristorante carino e buono con ottima scelta musicale, di proprietà di un anziano
francese.
El Nido in sé per sé è un
semplice paesino di mare situato su una bella baia con un’isola di fronte,
turistico per quanto lo possano essere le Filippine, con una spiaggetta e alcuni
servizi.
La corrente elettrica viene
erogata solo per alcune ore al giorno, in genere tra le 18 e le 22, tranne nei
posti che hanno un generatore proprio.
Il must di questa zona è andare
a fare le escursioni in barca –island hopping tours- tra le isole
dell’arcipelago di Bacuit, che si trova di fronte.
Le escursioni principali sono
tre, A B e C, più qualcun’altra di minore rilevanza.
A El Nido non ci sono ATM, e
avendo avuto difficoltà col prelievo a Puerto non abbiamo abbastanza contante
per poterle fare tutte e tre, decidiamo di optare per almeno una così ci viene
suggerito di fare il Tour A, a detta di tutti il più bello.
Giovedì 14 aprile
Alle 9 ci si vede in spiaggia e
si parte per le escursioni, con noi c’è una coppia di francesi e fratello e
sorella filippini provenienti però dagli USA.
L’escursione consiste nel
girare da una spiaggetta all’altra delle varie isole, le tappe durante la
giornata sono 5.
La prima sosta è a Small
lagoon, su Miniloc Island: ci sono varie barche su una piccola baia dove l’acqua
ha colori stupendi, facciamo un po’ di snorkeling e nuotate prima di scoprire
che dietro una roccia si apre la vera e propria “small lagoon”, una specie di
lago marino contornato da rocce a picco nere, una meraviglia!
Il paesaggio di queste isole è
un continuo alternarsi di roccia nerissima, sembra carbone, e acqua cristallina
in tutte le sfumature del verde e dell’azzurro, con spiaggette di sabbia
candida.
La seconda tappa è alla Big
lagoon, sempre su Miniloc island, un’insenatura profonda che sembra quasi un
fiordo dove i colori dell’acqua sono veramente incredibili, siamo a bocca
aperta, non avevo mai visto paesaggi marini così belli.
La sosta pranzo è a Secret lagoon, una bella spiaggetta con un’altra piccola insenatura a cui si accede
attraverso un buco nella roccia.
L’equipaggio intanto prepara il
pranzo, che consumiamo sulla spiaggia, composto da pesce, seppie e maiale tutto
alla brace più verdure varie e frutta, una delizia.
La quarta sosta è nei pressi
della spiaggia di Simizu island, dove si fa snorkeling, e l’ultima dove ci si
rilassa un po’ prima del rientro, a 7 commandos beach, che è sulla terraferma ma
raggiungibile sono in barca.
Si rientra in paese verso le
cinque, e devo dire che è stata una giornata bellissima e appagante.
Venerdì 15 aprile
Fatti due conti abbiamo deciso
di fare un’altra escursione, scegliamo il Tour C, considerato il secondo in
termini di bellezza.
Questo tour si svolge tra le
isole di Matinloc e Tapiutan, la prima sosta è a Hidden beach, una spiaggetta
nascosta tra le rocce di una bellezza incredibile, facciamo un po’ di snorkeling
e partiamo per la seconda tappa: Star beach a Tapiutan island. Anche questa è
molto bella ma soprattutto c’è una stupenda barriera corallina che corre lungo
tutta la spiaggia, così mentre aspettiamo il pranzo facciamo un bellissimo
snorkeling di quasi due ore!
Pranzo anche qui in spiaggia e
si parte per la terza tappa: Secret beach (si, hanno quasi tutte gli stessi
nomi), una minuscola insenatura accessibile solo passando a nuoto sotto le
rocce, solo con bassa marea, molto carina ma è soprattutto il mare all’esterno
che è spettacolare qui, profondo e con incredibili sfumature di verde.
La quarta sosta è a Tapiutan island, in un posto dove c’è una sorta di chiesa (l’isola venne anni fa
consacrata in quanto ha la forma di un cuore e c’è una specie di santuario dove
una volta l’anno si celebrano delle funzioni, richiamando fedeli da tutto
l’arcipelago). Tra le rocce sono stati costruiti dei gradini per arrampicarsi
nella parte alta della scogliera, da dove si vede un panorama dello stretto di
Tapiutan a dir poco straordinario, soprattutto se come noi si ha la fortuna di
trovare una bella giornata e andarci con la giusta angolazione del sole.
Onestamente posso dire che per
me questa escursione è allo stesso livello della prima, se non migliore.
Sono sopraffatta da tanta
bellezza.
L’ultima tappa è a Helicopter
island, su una bella spiaggia che dopo aver visto le altre quasi sfigura.
Tornati in paese decidiamo di
fare una passeggiata in motorino fino al punto panoramico di Corong Corong, la
baia vicina a El Nido, per vedere il tramonto.
Dopo quest’altro ulteriore
meraviglioso spettacolo della natura possiamo concludere la serata con una buna
cena.
Sabato 16 aprile
Oggi niente escursione in
barca, al mattino andiamo a prenotare il biglietto del minivan di domani per
Puerto Princesa, abbiamo deciso che io vado col minivan e Marco se la fa da solo
in motorino, per lui il viaggio sarà meno pesante.
Dopo aver chiesto informazioni
in paese andiamo a vedere una spiaggia che si trova circa 20km a nord di El
Nido, vicino a Pasadena, la strada è sterrata per circa la metà e passa in un bellissimo paesaggio
di foresta e risaie, e quando arriviamo, attraversando un paese di pescatori, ci
troviamo su una lunghissima striscia di sabbia bianca deserta con un mare di una
limpidezza incredibile, la classica spiaggia da cartolina. Restiamo un paio
d’ore perché il sole è implacabile, poi ce ne torniamo in paese dove passeggiamo
ancora lungo la battigia e andiamo a vedere il tramonto da un bar all’estremità
della spiaggia di El Nido.
Prima di cena cominciamo a fare
i bagagli,domani si rientra…
Domenica 17 aprile
Pronti a partire di buon
mattino, il minivan è alle 7.30, Marco mi lascia lì e parte.
Facciamo una prima sosta a
Roxas dove con Marco ci rincontriamo, poi entrambi proseguiamo ognuno col suo
mezzo. Ad un certo punto il minivan sembra avere qualche problema, e dopo un po’
siamo costretti a fermarci, c’è fumo da una ruota, o è il semiasse, non so,
fatto sta che siamo costretti a scendere, fortuna che dopo un po’ passa un altro
minivan che seppur pieno riesce a caricare 4 o 5 di noi. Superato il
contrattempo riesco ad arrivare a Puerto comunque ad un orario decente, mi
lascia al terminal bus dove con gli ultimi spicci prendo una jeepney fino in
centro, e mi avvio a piedi verso la guesthouse. Incontro Marco che nel frattempo
è già arrivato da un po’, torniamo alla gh dove avevamo lasciato i bagagli,
pranziamo e cerchiamo di ingannare le ore che mancano al volo tra un giretto in
motorino e un caffé. Alle sei abbiamo il volo per tornare a Manila, dove ci
attendono altre ore di attesa prima del volo di ritorno, che è poco dopo
mezzanotte.
Così si conclude quest’altra
piccola avventura.
Conclusioni:
le Filippine sono un arcipelago
di oltre 7000 isole, di cui molte disabitate. In due settimane pur basando il
nostro itinerario su tre punti principali, abbiamo macinato molti chilometri,
abbiamo preso ogni possibile mezzo di trasporto a disposizione e ci siamo anche
tanto stancati, ma ne è valsa la pena.
Passata l’iniziale perplessità,
si è rivelato un bellissimo paese con una popolazione molto cordiale e
disponibile. Dal punto di vista naturalistico ci sono posti ancora veramente
selvaggi e bellissimi paesaggi. Resta l’impressione sulla mancanza di una base
culturale storica nazionale. E’ l’unico paese del SE asiatico di religione
cattolica.
Ci sono comunque alcune isole
con una loro cultura specifica, come Mindanao o Siquijor, eventuali motivi per
tornarci.
Per il resto, è un paese che
offre moltissimo per tutti i tipi di viaggiatori, possibilità di fare trekking
nella giungla, in montagna e sui vulcani, snorkeling, immersioni, surf, e anche
alcune isole basate sul classico turismo di mare-relax come Boracay, la più
dotata di infrastrutture come resorts, ristoranti sulla spiaggia e vita
notturna.
E' ancora poco frequentata dal turismo internazionale, non essendo ancora
completamente entrata a far parte del classico circuito turistico-backpacker del
SE asiatico. I viaggiatori occidentali che abbiamo incontrato erano per un buon 70%
francesi, il resto diviso tra scandinavi, tedeschi, inglesi e canadesi.
Visto:
rilasciato gratuitamente all’arrivo, della durata di 21 giorni. L’estensione in
caso di soggiorni più lunghi (più di 21 ma meno di 59 giorni), si può richiedere
già al momento dell’arrivo in aeroporto; altrimenti ci si dovrà recare prima del
21° giorno al Bureau of Immigration (Magallanes Drive, Intramuros, Manila). In
entrambi i casi l’estensione ha un costo di circa 60 dollari USA.
All’uscita dal paese si paga
una tassa di 750 pesos.
Valuta:
Peso filippino, 100 pesos sono circa 1,62 euro.
Stavolta abbiamo preferito portarci gli euro in contanti, sapendo che ci sono
spesso difficoltà con gli atm filippini. Tra l’altro le banche filippine
prendono un commissione di 200p sui prelievi (da aggiungere a quelle della
propria banca in Italia). Uffici cambio si trovano un po’ dappertutto.
Per gli acquisti, contrattare sempre!
Escursioni:
Trekking alle risaie di Batad + cascata Tappia: in due 700p per il tricycle +
1200 per la guida, 6hr circa.
Visita alle risaie di Hapao:
700p per il tricycle (sempre in due). Tariffe stabilite dall’ufficio turismo di
Banaue.
Escursione per nuotare con gli
squali balena a Donsol: 300p a persona la registrazione al centro visite.
L’affitto della barca costa 3500p da dividere al massimo in sei persone. Partono
2/3 gite al giorno, alle 7.30, alle 10.30 e a volte alle 14. Se possibile, andare
il giorno prima a registrarsi e prenotare la barca, in genere si trovano
facilmente altre persone con cui dividere. Il periodo migliore per gli
avvistamenti va da marzo a maggio. Il noleggio delle pinne costa 150p a persona,
altrettanto la maschera. L’uscita in mare dura tre ore.
Trekking nella jungla a
Sabang-Palawan: bisogna necessariamente registrarsi al centro visite del
Subterranean River NP. Se si va per vedere i fiume, il costo è 200p a testa
(inclusa la barca che porta sotto le grotte). Per il solo trekking il costo è
75p a testa. Conservate il tagliando perché bisogna mostrarlo alle stazioni dei
rangers che si incontrano lungo la strada. Per arrivare e tornare in barca il
costo è 700p a barca a/r, o 600 solo ritorno. Si può dividere con altre persone
(credo max 6). Noi abbiamo speso 300p in due per il solo ritorno. Il trekking si
fa tranquillamente senza guida, il percorso è ben segnalato.
Tour delle isole a El Nido (http://www.elnidoboutiqueandartcafe.com/island.html
per info):
TOUR
A
Php 700.00/person
* Small
lagoon
* Big
lagoon
* secret
lagoon
* Simizu island
* 7 Commandos beach TOUR B
PhP 800.00/person
* Pangalusian island
* Snake Island
* Codugnon Cave
* Cathedral Cave
* Pinagbuyutan Island TOUR
C
PhP 900.00/person
* Secret Beach
* Hidden Beach
* Star Beach
* Matinloc Shrine
*
Helicopter island Ci sono anche un tour D e uno
di mezza giornata. Tutte le agenzie hanno gli stessi tour agli stessi prezzi,
noi abbiamo fatto il tour A e il tour C tramite la gh, con Islanan Tour.
I prezzi comprendono il pranzo
cucinato in spiaggia, si parte verso le 9 e si rientra verso le 17.
Noleggio motorino:
a Palawan abbiamo speso 2200p per 6 giorni di noleggio, motorino honda 125.
La benzina costa una media di
60p al litro.
E’ valida la patente italiana.
Trasporti:
Taxi: insistete per i taxi-meter
a Manila:
taxi aerop/città zona Ermita, notturno 435p
taxi terminal Cubao/aerop.
nazionali tra i 200 e i 300p
metropolitana: dai 12 ai 15p a
corsa.
Pullman “Florida Bus”
Manila/Banaue 500p p/p, terminal Sampaloc, ore 21.10 e 22.45 (8 ore circa).
Al ritorno parte alle 19.30 da
Banaue, se dovete andare in aeroporto scendete al terminal Cubao.
Ci sono un altro paio di compagnie che servono la tratta.
Tricycle dall’aerporto di
Legaspi al terminal bus 50p in due (tariffa fissa);
minivan da Legaspi a Donsol 75p
p/p (circa 1h10)
Tricycle Donsol paese/spiaggia
20p a persona, fisso anche questo.
Pullman “Penafrancia”
Legaspi-Manila 800p p/p (circa 10 ore), partenze tra le 17 e le 19 –ci sono varie
compagnie-, scesi a Cubao.
Tricycle dall’aeroporto di
Puerto princesa al centro 50p in due
Minivan Taytay-El Nido 200p
Minivan El Nido-Puerto Princesa
600p partenze alle 7 e alle 9, 5/6 ore.
Telefono e internet:
abbiamo acquistato una scheda
SIM della Globe con cui si chiama in Italia a pochissimo.
La maggior parte degli alberghi
e molti ristoranti hanno il servizio wi-fi gratuito, quindi avendo il portatile
molto spesso abbiamo chiamato tramite Skype.
Fuso orario:
+7 rispetto all’Italia (+6 con
ora legale)
Cucina:
meno saporita delle altre cucine asiatiche, principalmente pollo maiale carne e
pesce, cotti in vari modi e accompagnati da riso e, a volte, verdure. Sia a
Donsol che a Palawan abbiamo mangiato bene, a volte molto bene.
C’è abbondanza di mango, che io adoro, ma il frullato lo fanno quasi sempre con
latte e ghiaccio, per cui se non vi piace specificate..
La birra locale più diffusa è la San Miguel, molto buona, bottiglie piccole tra
i 40 e i 60p
Il caffé è praticamente
imbevibile (quasi sempre nescafè). A chi piace, a Manila ci sono vari Starbucks,
io ci sono andata una volta e l’ho buttato….
Per un pasto completo per due persone, comprese bevande, abbiamo sempre speso in
media 400/500p.
Ristoranti da segnalare:
- a Donsol:
Giddy’s place, molto buono, ha anche il wi-fi, fa parte dell’omonimo hotel.
Si trova in paese. Tra quelli sulla spiaggia un francese ci ha consigliato il
ristorante dell’Amor Farm beach resort, ma non ci siamo andati. - a Puerto Princesa:
KaLui, ottima cucina e splendida ambientazione, è consigliabile prenotare
(noi comunque siamo andati senza prenotazione).
- a El Nido: Squido’s, di
proprietà di un anziano francese. Cucina buona, prezzi bassi, ottima scelta
musicale. Balikaw, buono ed economico.
Alloggi:
- a Manila:
Casa Bocobo, zona Ermita, prenotato per la prima notte tramite Expedia
insieme al volo, ci siamo poi rimasti una seconda notte. Carino, pulito e ben
organizzato, colazione inclusa, free wi-fi anche in camera. 2000p a notte per la
doppia (il più caro in cui abbiamo dormito).
- a Banaue:
Sanafe Lodge, sulla piazza, carino, semplice, bella terrazza per fare
colazione. 1200p la camera doppia standard, senza colazione.
Greenview Lodge,
ugreenview12@yahoo.com.ph, anche questo carino e semplice, varie tipologie
di camera, ha un buon ristorante (dove c’è anche il wi-fi), un negozio di
artigianato e tramite loro si possono organizzare escursioni nei dintorni o
prenotare i pullman per Manila. 900p la doppia senza colazione.
- a Donsol:
AguLuz homestay, in paese,
razomarilyn@yahoo.com. E’ come un B&B, ha 4 camere con bagno in comune e una
con bagno privato. Essendo gli unici ospiti abbiamo optato per una senza bagno.
La proprietaria, Marilyn, è
gentilissima. 1000p per la doppia. Si può avere la colazione al costo di 100p
p/p. Ha la connessione wi-fi.
- a Puerto Princesa:
Pagdayon travelers inn, +63
(048) 434-9102, su una traversa di Rizal ave., camere carine e ben arredate,
bar/ristorante, free wi-fi. 900p la doppia.
-a Sabang:
Dab Dab, splendidi cottage in
legno immersi in un bellissimo giardino tropicale sotto le palme, con bagno o
senza. C’è un bar/ristorante anch’esso in legno e bambù molto carino, il tutto a
10mt dal mare (ma dalla parte del paese senza spiaggia). 700p il cottage con
bagno, senza colazione. A Sabang non c’è linea internet e poca copertura dei
cellulari.
- a El Nido:
Marikit pension,
mjdignadice@yahoo.com, su una strada interna (Osmena street), nuovo, carino
e pulito, camere con ventilatore. 800p la doppia, anche qui si può richiedere la
colazione al costo di 100p p/p. Free wi-fi
Aeroporto di Manila:
oltre al terminal dei voli
internazionali, ci sono 3 differenti terminal per i voli domestici, piuttosto
distanti uno dall’altro.
Informatevi su quale terminal
lavora ogni specifica compagnia.
Per uscire dal paese si paga
una tassa aeroportuale di 750 pesos. Per il voli domestici da Manila la tassa è
di 200p, da Puerto Princesa a Manila 40p.