Cambogia e Vietnam 2008


Cambodia, South Vietnam, Mekong

(diario di viaggio 3 – 23 febbraio di Fabrizio Carbognin)

foto Cambogia e Vietnam 2008
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Itinerari: Siem Reap (Angkor), Kratie, Phnom Penh, Saigon, delta del Mekong, Sihanoukville, Bangkok

Introduzione

La stagione migliore a mio parere, per visitare il sud-est asiatico, corrisponde al nostro inverno.
Anche quest’anno ho avuto la fortuna di potere realizzare un magnifico viaggio, che mi ha portato in Indocina, precisamente in Cambogia e Vietnam del sud.
Dopo la faticosa esperienza senegalese dello scorso anno, ho voluto riassaporare la dolcezza dell’Asia, che già alcuni anni fa mi aveva conquistato nel corso dell’indelebile viaggio in India, realizzato con Elena.
Quest’anno sono partito con Barbara, di Ferrara, conosciuta tramite la internet community del “Blog dei Viaggiatori d’Italia”.
Ci tengo a precisare comunque che quanto leggerete, corrisponde a ciò che la mia sensibilità, la mia esperienza ed il mio modo di viaggiare mi hanno offerto e fatto provare; non scrivo anche a nome della mia compagna di viaggio, la quale giustamente potrà avere vissuto sensazioni ed essersi formata opinioni anche molto diverse dalle mie.
Mi permetto di consigliarvi la destinazione Asia; visitatela prima che la crescita economica forsennata di questi ultimi anni, ne snaturi l’essenza a favore di valori occidentali, dai quali io cerco di distinguermi.
Andate in Asia si, ma fatelo con il massimo rispetto per le persone e l’ambiente, ricordate che si è sempre ospiti fuori dal proprio paese e che le proprie usanze ed abitudini quasi sempre non trovano corrispondenza tanto lontano da casa.
Abbiate il cuore e gli occhi aperti per volere bene anche in situazioni e diversità a prima vista faticose da accettare o incomprensibili. Siate quanto più possibile tolleranti, cercate sempre il verso positivo delle cose…
Spero al solito, che questo diario di viaggio possa esservi utile per potere programmare al meglio le vostre esperienze e viaggi: ho incluso quanti più nomi, prezzi, indicazioni; come sempre sarò, tempo permettendo, disponibile ad offrirvi tutte le informazioni, che per sviste o volontà, non sono incluse fra le pagine che seguono.
Su richiesta è disponibile il file .pdf con copertina, font e layout originali.
Se questo diario vi piacerà, potrete segnalarlo sul sito nel quale lo avete trovato. Grazie!

A tutti in pace ed in amicizia.

Fabrizio

Diario di Viaggio

“Dedicato alle bambine ed ai bambini
di Cambogia e Vietnam
ed ai bianchi delfini Irrawaddy del Mekong”

3 febbraio 2008, Venezia
Welcome on board! Mi sembra ieri di essere tornato dal viaggio in Casamance, Senegal del sud, (in rete il diario “Casamance in solitario con cuore ed occhi di cristallo”), l’esperienza più dura che ho dovuto (voluto…) affrontare; in effetti è trascorso un anno preciso. Ora sono comodamente seduto su un fiammante Airbus della Emirates Airlines: scalo a Dubai, ad Hong Kong (pure!), arrivo a Bangkok come destinazione finale. Dopo l’esperienza sub-sahariana, dura ed affascinante, torno in Asia nostalgico della dolcezza delle persone, del cibo, della natura, dell’aria.
Quest’anno non parto da solo, è con me Barbara, di Ferrara, conosciuta tramite una internet Community di viaggiatori.
In questo anno ho realizzato molte cose, ho goduto di soddisfazioni professionali, ho chiuso definitivamente un ciclo della vita per iniziarne uno nuovo. Parto sereno ed in buona salute.
All’aeroporto Marco Polo ho rivisto anche Vanessa con gran piacere, la quale ha accompagnato Barbara in aeroporto dalla stazione di Mestre. Vanessa è colei la quale con gran passione lavora nel proprio tempo libero per il buon andamento del blog dei “Viaggiatori d’Italia”, a lei la mia stima ed apprezzamento.
Il decollo è stato ottimamente morbido ed i motori nuovissimi sono tanto silenziosi da sembrare quasi elettrici! I primi 5500 km cui Dubai dista, sembrano tracciati su una scia di seta visto il tempo magnifico, sono pieno di pensieri positivi ma ahimè pure digiuno da stamani, ora alle 15,40 spero in un catering di qualità…
La Emirates devo affermare è una ottima compagnia, appena saliti ci viene offerta una spugna di cotone caldo e profumato per potere pulire mani e viso, poco dopo, le hostess gentilissime e multietniche (la compagnia giustamente si vanta di aver 120 nazionalità fra i propri dipendenti!) ci consegnano un pieghevole con il menù, a scelta sempre due portate di carne o pesce, comunque tutto rigorosamente “halal” cioè adatto anche alla religione musulmana. Tutto il cibo e le bevande inclusi vino e super alcolici sono disponibili a volontà senza sur-charges, tranne lo Champagne francese che costa 8$ a bottiglia da 375 ml.
L’aeromobile offre ottimi servizi di svago: ognuno ha un proprio monitor a disposizione sul poggiatesta di fronte, con una ampia scelta di films, musica e videogiochi. Arriva la cena che trovo ben prodotta, pranziamo con posate di acciaio (!) cosa che non mi accadeva di fare dal 2000 quando volai a Cuba con la Lauda Air, che oggi non esiste più.
La qualità del servizio, degli apparecchi e del cibo, si ripeterà per tutti i ben sei voli che affronteremo in questo viaggio.

4 febbraio 2008, Dubai Airport
Le prime sei ore e mezza di volo scorrono filate. L’arrivo all’aeroporto di Dubai avviene con una planata perfetta in un cielo buio e senza stelle. Fra quattro giorni sarà luna nuova. Purtroppo la connessione non è delle migliori e la sosta sarà molto lunga, dovremo aspettare quasi undici ore per imbarcarci nuovamente. Barbara, (è piena notte), inizia a sentire la stanchezza ed un po’ di fastidio per la visione di centinaia di persone stese per terra sulla moquette del grande salone centrale; sono in maggioranza indo-asiatici, cingalesi, pakistani… mi chiede se per me è normale una cosa del genere, visto il morbido e caldo substrato rispondo convinto di si… mi guarda stupita!
Sinceramente mi sarei accomodato anche io per terra, comunque sia, occupate due morbide poltroncine, lascio Barbara ad un meritato riposo ed inizio il mio girovagare per l’aerostazione.
Non posso non fare un paragone con lo “spazioporto” di Terminus, tanto meticolosamente descritto da Isaac Asimov nella sua celeberrima “Trilogia Galattica”. Un  vibrante scintillio di luci e colori illumina ad intermittenza il corpo centrale dell’edificio a quattro livelli. Visto il mio pessimo vizio, come teleguidato trovo una delle diverse Smoking Area (a Venezia nemmeno una..). L’ambiente di circa quindici metri quadri è indescrivibile: la densità del fumo è talmente concentrata che mi è impossibile in maniera assoluta entrarvi, visto il sintomo di soffocamento provato dopo solo dieci secondi all’interno! Mi accomodo in piedi fuori della porta, soffiando in direzione di questa; non so quante sigarette ho fumato nel corso della notte, di certo nessuna in quelle specie di camere a gas chiamate salette fumatori.
Barbara preferisce attendere seduta, io passo le ore ispezionando ogni spazio accessibile. Dal livello più alto, il quarto, si ha una ampia visuale e non è possibile non notare due filari di palme (che scoprirò essere di plastica hehe!) alte circa otto metri, a contorno dei settori con le moquette sui pavimenti. Tutte le compagnie hanno spazi e “lounge” di attesa business class, poi hanno spazio alle estremità ed al centro del salone tre caffè (4, dico quattro dollari il bicchiere), c’è un pub irlandese e alcune opzioni per acquistare cibo low cost (per essere a Dubai!) e non mancano i soliti hamburger degli americani.
Al piano inferiore, quello interrato, hanno spazio tutti i Duty Free. Sembra il paese dei balocchi, comunque è un paese. Profumi, tabacchi, liquori, orologi e oro anche a 24 karati, tecnologia …
Per essere meno stressati dalla lunga attesa, con Barbara che nel frattempo si è tirata su, passeggiamo un paio d’ore per i negozi e chioschi, valutiamo i prezzi e verifichiamo una buona convenienza per tutto tranne che per i profumi; Barbara ne è esperta e dice che i prezzi sono uguali all’Italia.
Fra le opzioni dello spazioporto, noto con vero apprezzamento una struttura adibita all’aiuto alla mobilità per anziani e portatori di handicap, non manca la moschea con sale separate per uomini e donne. Mancano la chiesa e la sinagoga.
Devo annotare un continuo via vai di automobiline elettriche (tipo quelle dei golf club, ma senza copertura) che per clacson hanno un suono identico alle pistole dei bambini che si illuminano di tante lucine colorate.
All’alba scopro che fuori piove. Alle nove della mattina ci imbarchiamo finalmente sul nuovo aereo, destinazione Hong Kong. Altri 6500 km di volo. Credo di essere riuscito a dormire un’ora, per il resto del volo che dura in totale oltre sette ore, trascorro il tempo con videogiochi (nel mio pc non ne ho nemmeno uno…), mi gusto un divertente film Bollywoodiano in lingua hindi con sottotitoli in inglese.
Arrivati allo spazioporto di Hong Kong (mi sembra ancor più grande di quello di Dubai) abbiamo solo il tempo di una verifica della saletta fumatori, (visto che anche Barbara fuma ma molto meno di me); la troviamo adatta allo scopo, quasi “salubre”, mi incuriosiscono i posacenere integrati nei piani di marmo dei tavoli. Già ci attende il terzo ed ultimo imbarco, due ore e mezza di volo e saremo finalmente in Thailandia.

5 febbraio 2008, Bangkok
Il decollo Emirates al solito è stato ottimo. Appena preso possesso dei nuovi posti a sedere, il mio vicino “attacca bottone”. Ho vero piacere di discorrere con lui, indiano del Rajastan, per professione gira l’Asia vendendo i gioielli prodotti nella sua terra. Giovane credo di meno di trent’anni, è molto disponibile alla richiesta per la nostra amica Patty, anche lei della nostra Community, la quale vorrebbe andare in viaggio proprio li; con entusiasmo ed orgoglio ci scrive un elenco di una decina di luoghi “da non perdere” in nord India.
Calate le luci, lui si diverte con un Bollywood film, io scovo nella lunghissima lista dei titoli Ratatuille, che vedo in lingua inglese divertendomi molto.
Alle 0,30 della mattina sbarchiamo finalmente nel terzo spazioporto del viaggio, il nuovo terminal internazionale di Bangkok, dove con nostro grande disappunto ci sentiamo chiedere ben 230 $ a testa solo andata per Siem Reap. Vista l’ora e la stanchezza accumulata, decidiamo di affittare un taxi che con 60 $ (da 100 di richiesta iniziale; io il taxi in viaggio come a casa non lo uso quasi mai, ma con un € a 1,45 sul dollaro posso fare uno strappo alla regola..) ci condurrà ad Aranya Pratet, confine nord orientale fra Thai e Cambogia.
Il tassista vola su strade deserte e bene asfaltate, in poche ore siamo di fronte la frontiera che è ancora chiusa. Albeggia. Gli uffici per i visti apriranno alle 7,30 e la cosa a Barbara sembra strana abituata a frontiere aperte 24 h. Paghiamo il tassista che la frontiera sta aprendo; io con il mio zainone in spalla e Barbara con il suo grande trolley al tiro, ci dirigiamo a piedi verso la Cambogia! Ancor prima di arrivare agli uffici, mi accorgo in una via laterale di alcune centinaia di cambogiani, miseramente vestiti, carichi come muli di alpini di frutta, pesci e varia mercanzia, accucciati e raccolti in gruppo come atleti ai blocchi di partenza. Piccole urla liberatorie segnano (intendo..) lo scoccare dell’ora di apertura della frontiera. Di corsa quasi fossero in ritardo, sfilano queste genti, dai bambini agli anziani carichi di pesi che affaticherebbero anche me; la tecnica del trasporto è quella del bilanciere (in realtà i bilancieri sono rudimentali balestre in legno) ed il peso è tale che i loro corpi sembrano entrare in risonanza..
Dopo una breve fila, usciamo da primo ufficio con il timbro di uscita dalla frontiera Thai, posto a fianco di quello di ingresso, impresso solo sette ore fa. Entriamo nel Kingdom of Cambodia a piedi passando sotto un portale in stile Angkor Wat, sono emozionato. Ci dirigiamo verso l’ufficio immigrazione, dimenticandoci di fare i visti! Torniamo indietro, poco male sono solo 300 metri, paghiamo 25 $ come da richiesta anziché venti come prezzo imposto l’adesivo sul Passaporto ma sbrighiamo la pratica in meno di cinque minuti.
Tornati all’ufficio ingressi, siamo ammessi nel Regno in soli altri 10 minuti!
Nel giro di un altro quarto d’ora con altri 32 $ affittiamo una macchina con autista destinazione l’agognatissima Siem Reap.
La “strada” che porta ad est, una pista di terra battuta, rispetta quanto scritto sulla Lonely Planet (di seguito LP), circa le condizioni pessime; la speculazione che sta dietro è dovuta alle compagnie aeree che non vogliono l’asfaltatura temendo un calo di passeggeri, difatti oggi possono permettersi di chiedere gli oltre 200 $ per il passaggio aereo da Bangkok. Alcuni lavori effettivamente sono in esecuzione, ma si tratta del rifacimento dei piccoli ponti sul tracciato, penso più per questioni di sicurezza che per una effettiva volontà di una decente sistemazione.
Arriviamo a Siem Reap verso le undici della mattina. Decidiamo di alloggiare presso l’Angkor Thom Hotel. Barbara ha bisogno dell’acqua calda in bagno per cui si accomoda in una stanza bene attrezzata anche di frigo ed aria condizionata, io come mio costume ne occupo una con solo ventilatore ed acqua fredda; noto che è la prima volta che non condivido la camera con chi è in viaggio con me e questo sarà sino al ritorno.
Breve nota: ho suddiviso per giorni quanto fatto sino ad ora, ma tenete presente che i vostri eroi sono ininterrottamente in movimento dalla partenza!! Barbara entrando nella sua camera, dice di volere dormire sino l’ora di cena, io dopo una necessaria doccia e rasatura sono ora seduto al fresco della veranda della “Ivy 2 Guest House” sorseggiando una ottima Angkor Beer!! Devo annotare la leggerezza e la bontà della birra cambogiana, nel corso del viaggio quindi sarà la mia bevanda preferita e non mancherò di assaporarla senza troppa parsimonia.
Al mio solito andrò a dormire solo questa sera, per non sfasarmi, sono comunque entusiasta ed energico nonostante gli oltre trenta gradi dell’aria.
Nel mio solito girovagare nei posti nuovi, in una strada sterrata nei pressi del nostro Hotel, incontro e faccio la conoscenza di Tom, simpatico canadese in pensione e libero di godere la vita girando il mondo. Parliamo di viaggi, di Cambogia, della situazione economica mondiale, della recessione degli USA che provocherà ulteriori danni alle economie.
Barbara non emerge dalla sua stanza, io inizio ad attenderla visto l’appuntamento per cena…
Alle ventuno sono effettivamente esausto dopo due giorni di movimento ininterrotto, non avendo notizie della compagna di viaggio, mi corico certo di un sonno profondo e ristoratore. Buonanotte!

6 febbraio 2008, Siem Reap
Dopo otto ore di sonno, grazie anche una temperatura notturna accettabile, con il sole in cielo ed una doccia mi sento allegro e pronto ad iniziare la giornata. Barbara bussa alla mia porta, andiamo a fare colazione appena fuori l’hotel. Al mio (malsano) solito, bevo solo un caffè rinforzato dal Nescafè portato da casa visto che il caffè che viene comunemente servito è comunque fatto con la polvere, ma la dose utilizzata dai locali servirebbe per una mezza tazzina anziché il copioso bicchiere che viene servito…
La visita dei templi è organizzata in due circuiti distinti, quello breve e quello lungo; li faremo entrambi. L’area ove sono dislocati è ampia, per chi li conosce porto l’esempio dei Colli Euganei a sud di Padova, dove vivo. Oggi vivremo il circuito breve. Siamo pronti!
Nota: La descrizione dei templi risulterebbe troppo complessa, ed effettivamente richiederebbe una preparazione che personalmente non ho; vi offrirò solo la didascalia delle mie emozioni vissute nel corso della loro visita, ma alla fine del diario, troverete una sezione realizzata anche con l’ausilio di testi acquistati in loco.
I Templi di Angkor sono l’anima del regno di Cambodia, dopo il terrore e l’abominio del periodo dei Khmer Rossi, oggi rappresentano il simbolo della volontà di rinascita e la fonte economica principale del popolo di Cambodia.
Per potervi accedere, è necessario l’acquisto di un ticket che valido per tre giorni è venduto al prezzo di 40 $ a persona. Alla biglietteria tramite una piccola web-cam si è fotografati, cosicché la dicitura “non cedibile” sia realmente rispettata!
Iniziamo dal celeberrimo (1) Angkor Wat, monumento unico al mondo, che rispetta le attese circa le dimensioni (1,5 per 1,3 kilometri !!!) e la spettacolarità. Angkor Wat è il più grande edificio sacro sulla Terra, il quale nel momento di massimo splendore vantava una popolazione di un milione di abitanti quando Londra era un borgo di cinquantamila anime. L’Angkor Wat è famoso anche per le sue “ninfe celesti”, dette “Apsara”, nel tempio ne sono state scolpite più di tremila, ognuna unica e diversa dall’altra…  A breve distanza è il (2) Bayon, veramente magnifico con i faccioni di quel sovrano che nel XII sec. fece scolpire la sua immagine per ben 216 volte… Il sovrano è Jayavarman VII, le sculture sono chiamate “Avalokiteshvara” e da qualsiasi punto ci si trovi, si è osservati da almeno una decina di volti, questo per incutere sudditanza e timore ai sudditi… Il volto del sovrano porta un ambiguo sorriso, tra il gelido ed il benevolo. Mai visto nulla di simile al mondo. Il terzo sito del tour ci porta ad ammirare il (3) Thommanon, restaurato dall’EFEO (Ecole Française d’Extreme Orient) negli anni sessanta, realizzato per la devozione a Shiva e Vishnu. Affascinante…
Quarta tappa (4) il tempio di Ta Prhom, unico nel suo genere poiché le radici degli alberi secolari si intrecciano intimamente con le rovine, creando immagini suggestive e selvagge. Realizzato nel 1186, contiene ancora iscrizione decifrabili circa chi ci viveva e lavorava, si contano oltre 2700 funzionari e 600 danzatrici! Ah, per la cronaca in questo tempio furono girate parte delle scene del film “Tomb Rider” con Angelina Jolie..
Sono affascinato e soddisfatto, pronto per la visita del tempio (5) di Ta Keo. Costruito interamente in pietra arenaria, è un esemplare tipico di tempio-montagna, anche se Barbara rinuncia, mi inerpico faticosamente per le scalinate praticamente verticali che mi portano a superare un dislivello di oltre cinquanta metri; dalla sommità si gode una vista magnifica sulla jungla selvaggia  circostante nel quale sono immersi tutti i templi di cui vi sto parlando. Costruito ma non definitivamente terminato, risale a prima dell’anno mille.
Pausa pranzo.
Spesi ben otto dollari in totale (molto ma comprensibile, quanto si spende per una pizza a Venezia?), proseguiamo alla volta del (6) Banteay Kdei, un imponente tempio buddista del XII sec. Con quattro cinte concentriche di mura, le cui esterne misurano 500 per 700 metri, è decorato con i “Garuda” come il Bayon, figure mitiche metà uomo e metà uccello, tipiche della tradizione hinduista. Al di la della piccola strada di fronte il tempio, ci sediamo per un momento di riposo in riva allo “Sra Srang”  cioè “bacino delle abluzioni”, uno specchio d’acqua molto grande, di misura 800 per 400 metri.
Qui siamo attorniati dai bambini dalla voce e dagli sguardi dolcissimi, che per un solo dollaro ci invitano ad acquistare braccialetti, t-shirts, frutta… Alla fine Barbara cede ed al prezzo di un dollaro (oggi 0,65 €) porta via una simpatica maglietta.
Il percorso odierno è terminato, rientrare in Hotel con il “tuk-tuk”, considerata la temperatura di oltre trenta gradi, è un piacere per la… ventilazione!
Dato per domani appuntamento al conduttore del nostro mezzo, ci rechiamo in una agenzia per chiedere circa i visti per il Vietnam; i prezzi sono 35 dollari per una pratica svolta in tre giorni e 45 $ per una attesa di soli due giorni ma, essendo oggi il primo giorno del Capodanno cinese (nonché il compleanno della mia sorellina, auguri!) il Console vietnamita è in festa e lo sarà sino il prossimo lunedì 11 p.v., per cui con Barbara dovrò decidere quale percorso fare per essere a Phnom Penh per quel giorno e fare i visti li. Il buio in questa stagione arriva presto, alle 18,30 del pomeriggio, cosicché alle 19,00 andiamo a cena nel ristorantino dove abbiamo fatto stamani colazione, dove spendiamo 7$ in due inclusa la bottiglia d’acqua. Decidiamo nel corso della cena di partire alla volta di Kratie, provincia di Mondulkiri, nella parte sud orientale del paese. Siamo rassicurati dal direttore del nostro hotel circa le buone condizioni della strada che consente un buon scorrimento anche ai pullman.
Alle 21,30 terminata la cena, Barbara decide di ritirarsi in camera, io che ho ancora energie da spendere, decido per una passeggiata dove incontro un ragazzo australiano, con lui bevo una birra fresca discorrendo piacevolmente seduti su una panchina fronte strada per oltre tre quarti d’ora. Rientro all’hotel, fumo una ultima sigaretta sotto il pergolato e vado a nanna. Notte!

7 febbraio 2008, Siem Reap
Nonostante l’appuntamento con Barbara sia per le otto, poco prima delle sette sono sveglio, riposato ed energico pronto ad affrontare la nuova giornata di visite ad i templi. Oggi sarà il percorso lungo e, nonostante percorreremo più strada, il numero dei templi visitati sarà inferiore. Raggiunto da Barbara nella piccola hall dell’hotel, contrariamente le mie abitudini consumo una gustosa colazione continentale a base di uova e bacon; Barbara lascia sul tavolo la sua porzione in favore di un più italico e  tradizionale breakfast a base di pane burro e marmellata.
Il nostro tuk-tuk è puntuale ma la strada verso i templi è ben più trafficata di ieri, ciononostante beato dal fresco della mattina, raggiungiamo il tempio di (7) Preah Khan, eretto nel 1191 nello stile del Bayon ma senza essere un “tempio montagna” cioè sviluppato in orizzontale, sempre dal grande sovrano Jayavarman VII (che di se ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte mondiale), era una sorta di villaggio con università per il culto di Buddha  di grandi dimensioni, ricorda il più piccolo Ta Prohm.
Dopo la lunga visita, raggiungiamo il (8) Neak Pean, tempio ad “isola” unico nel suo genere, fu realizzato da ingegneri idraulici devoti al simbolismo Buddista, a forma di croce e nello stile del Bayon anch’esso, datato verso la fine del XII sec. E “finanziato” dal solito grande Jayavarman VII. Di fronte la piccola torre centrale ha posto la scultura di un cavallo, detto “Balaha”. Vista il numero esiguo di visitatori e la temperatura dell’aria in crescita, visitiamo il sito con calma e rimaniamo seduti sui gradini del “Wat” per lunghi rilassanti minuti.
Usciti, abbiamo l’occasione di vedere un velenosissimo serpente, il “Green Mamba”, di piccole dimensioni ma mortale; in questo caso però, ad esser morto è proprio il serpente!
Il ragazzo che guida il nostro tuk-tuk è di poche parole (parla poco l’inglese), in compenso ha uno sguardo ed un sorriso molto dolci e grande pazienza. Ci conduce quindi presso il (9) Ta Som che sembra un Ta Prohm in miniatura, trovavano “casa” ben 22 divinità ed una iscrizione parla di “gioiello degli elefanti bianchi propiziatori”; ancora, una scultura “Devata” è rappresentata con lunghi orecchini pendenti.
Arriviamo quindi al grande (10) East Mebon, del regno di Rejendravarman, datato 953 d.C. è in stile “Pre Rup”. La location è affascinante, nel mezzo di una giungla che un  tempo doveva essere una risaia, si presenta al visitatore con sculture di elefanti a grandezza naturale.
Dopo questo tempio siamo condotti al (11) Prasat Kravan, consacrato nel 921, in stile “Bakheng to Kho Ker” del regno di “Harshavaram I” è chiamato il tempio delle “cinque torri in fila”, è stranamente orientato nord-sud con le cinque torri tutte sullo stesso basamento. All’interno della torre centrale, è scolpito “Vishnu che attraversa l’oceano” su una parete, su quella opposta “Vishnu sopra un Garuda”.
La visita odierna ai templi è terminata, essendo ancora presto, decidiamo di tornare all’Angkor Wat sia per imprimerlo se possibile meglio nella memoria che per acquistare dei regalini per noi stessi e per i nostri amici in Italia, visto che vi è una zona di bancarelle molto fornita. Alle 14,30 siamo lasciati all’ingresso posteriore del grande Tempio, (ricordo le dimensioni kilometriche!) ove sono due grandissimi bacini d’acqua dove i bambini si divertono da matti a nuotare, meglio che con una playstation (ricchi e viziati i nostri figli eh?…) per la quale a prezzi europei ci vorrebbe un anno di lavoro per poterla comprare. Arriviamo all’ingresso principale sul fronte; ieri siamo stati molto fortunati viste le migliaia di persone che ora si stanno pigiando per potere entrare nel tempio.
Digiuni a quest’ora abbiamo fame. Siamo nell’area antistante il Tempio e visto il casino, decidiamo di pranzare in uno dei chioschi (in realtà è uno unico lunghissimo) che ha in funzione il barbeque dove i cambogiani mangiano specialità popolari e dove i turisti non vanno. Ottimo!
Dopo averne scelto uno a caso fra quelli in cui i gestori ci tiravano per la manica, contrattiamo 3 $ per due grossi pesci dal bellissimo aspetto. Ancora, in una pausa nel corso della visita appena conclusa dei templi, avevamo notato un involtino di riso cotto in una foglia di banano, rimasti con la curiosità e vedendo sui banchi un qualcosa di simile, con i pesci ne ordiniamo uno. I pesci effettivamente, nonostante le moltissime spine, ci sono risultati prelibati. Apriamo quindi l’involto vegetale ed assaggiamo senza indugi una forchettata a testa. “Sa di salsiccia!” esclama Barbara stupita sorridente… amici, sappiate che non tutte le foglie di banano hanno lo stesso impasto, in questo caso, abbiamo appena ingurgitato un impasto di verdure e… formiche!!! Oramai consapevole, riesco a mandarne giù un’altra forchettata, seguita da una risatina di apprezzamento dello “chef” che mi stava osservando!
Terminato il pranzo, giungiamo quindi all’area dove sono poste le bancarelle, mi rilasso seduto sorseggiando una birra fresca osservando divertito le scimmie che danno spettacolo fra i turisti. Ricomposte le forze, inizio una estenuante trattativa con i commercianti locali; voglio portare un pensiero ad ognuno dei miei colleghi di reparto in IKEA a Padova dove lavoro ed alla fine tratto un prezzo adeguato per ben venti copie di un libro tematico su Angkor (da questo momento il peso sulle spalle è aumentato di diversi kili, ma per me sarà un piacere fare contenti gli amici), quindi acquisto anche due tele dipinte ed altri piccoli oggettini nonché un libro in inglese completo di foto e molto ben fatto che terrò per me.
Rientriamo in hotel, ognuno si concede del tempo, io dopo una doccia fresca controllo le foto ed i video fatti in giornata. Oramai buio (che arriva poco dopo le 18,00) ci incamminiamo alla ricerca di un posto per la cena; entriamo in uno affollato di locali ma di etnia cinese. Sembra sia uno spazio polivalente: di giorno officina per moto, di sera ristorante. Dopo cena, con 1 $ prendiamo una papaia di almeno due kili, che gusteremo domani.
La giornata oggi è stata veramente intensa, poco dopo le 22 entrambi andiamo a nanna. Buonanotte!

8 febbraio 2008, Siem Reap
Dopo avere dormito con soddisfazione almeno sette ore, poco dopo le 7,30 sono sotto la veranda dell’hotel per il mio caffè mattutino. Poco dopo Barbara mi raggiunge per fare anch’essa colazione.
Al termine, entriamo in un paio di agenzie di viaggi sulla strada del nostro hotel (che è in posizione abbastanza centrale ma la strada è di ghiaia e quindi alza notevole polvere) per chiedere i prezzi dei ticket per Kratie, provincia sud-orientale di Mondulkiri; quindi alla fine decidiamo che andremo anche al terminal dei bus.
Chi mi conosce, sa della mia passione per la ceramica, la LP riporta fra le forme di arte di questo paese (così come per tutti gli altri Paesi del sud-est asiatico) proprio una importante produzione ceramica. La mia buona sorte vuole che proprio Siem Reap sia un centro importante di produzione. Su una brochure in omaggio presso i vari negozi, trovo l’indirizzo del “National Center for Khmer Ceramics Revival”, quindi ritrovato il tuk-tuk dei giorni passati, ci rechiamo in questo posto che si trova a circa sette kilometri dall’hotel, in direzione dell’aeroporto.
Entriamo in un luogo magnifico (almeno per me) dove trovo una produzione d’eccellenza che riproduce le forme arcaiche Khmer di vasi e ciotole. Dopo una trattativa abbastanza lunga, mi accordo per tre magnifici vasetti con misure a calare dai 15 cm in giù. Eh, quando si colleziona ceramica, il problema è riuscire a portarla intatta a casa. Questi vasi per me sono preziosi, sono firmati alla base e “devo” riuscire a trasportarli sino a Padova senza nemmeno una scalfittura e non come accaduto lo scorso anno con i vasi senegalesi di “Ediongou”; vi è una grande differenza però: in questo bellissimo laboratorio all’aperto, vi sono dei forni che, nonostante siano di argilla, riescono a raggiungere una temperatura di oltre mille gradi, così come deve essere, in Senegal la terracotta viene appunto cotta ponendo le forme sulla brace in una conca del terreno ma a cielo aperto, per cui la temperatura non raggiunge un quinto di quella necessaria e la fragilità è estrema (per la cronaca, i vasi di Ediongou che ho a casa sono tre, uno rotto ma ricomposto, uno solo poco incrinato, uno intonso ma potete leggere di quell’avventura nel Diario di viaggio dedicato). Alla fine “spingo” Barbara ad acquistare un vasetto anche lei, spero sia rimasta soddisfatta. Io sono felice di essere riuscito a realizzare un proposito ad ampliare la mia collezione.
Dopo la visita ceramica, torniamo in hotel per posare i preziosi pacchetti; quindi chiediamo al nostro conduttore di portarci al Bus Terminal dove prendiamo i due biglietti per Kratie a 10 $ l’uno, con la promessa di viaggiare su un mezzo “First Class” (io generalmente mi diverto maggiormente con i bus popolari sgangherati, ma sarà una esperienza nuova anche questa!).
Rientrando dal bus terminal, facciamo una sosta al Mercato coperto generale di Siem Reap. In una zona fuori i circuiti del turismo, siamo gli unici occidentali. Mercato veramente grandissimo, uno dei più ampi visti in terzo mondo (ma è corretto dire che la Cambodia oggi sia terzo mondo?!?). Organizzato come gli altri per categorie merceologiche, il settore degli orafi è veramente ampio e sembra che quel che luccica sia veramente oro ma dalla caratura comunque incerta! Poi ancora abiti e calzature, carne, pesce, verdure e frutti, casalinghi… Nulla manca e tutto è abbondante.
Siamo ora pronti ad affrontare l’escursione al lago Tonle Sap, è nostra intenzione visitare il villaggio galleggiante dei pescatori. Arrivati dopo circa quaranta minuti di strada sul posto, dobbiamo comprare a 15 $ l’uno i ticket per la piroga a motore; il tuk-tuk ci conduce “all’imbarco”, percorrendo qualche ulteriore kilometro su una pessima strada sterrata, ai margini le povere palafitte delle povere genti che latenti vedono passare quotidianamente i ricchi turisti ed i viaggiatori verso il grandissimo lago.
La navigazione dura circa un ora e mezza, il barcaiolo ci indica il settore del villaggio occupato dalla comunità koreana, poi quello dei cambogiani; non mancano botteghe e negozi, templi; c’è anche una chiesa cattolica… galleggiante! Facciamo una sosta in una specie di bar abbastanza isolato, vedo degli acquari con dentro tartarughe e pesci tipici del lago.
Prendiamo la via del ritorno, anche oggi è estate piena e la strada in tuk-tuk ci abbronza, mi sento carezzato dalla brezza della corsa, un vero piacere.
Oramai fattasi metà pomeriggio, anche se tardi pranziamo in un ristorantino nel centro turistico di Siem Reap, una zona per noi sino ad ora sconosciuta. Dopo pranzo facciamo un giretto nel piccolo mercato coperto del centro dove Barbara trova i ciondoli tanto cercati per una sua catenina dove ne raccoglie uno per ogni viaggio fatto.
Dopo un ultimo giro per la via, rientriamo in Hotel. Anche se il pranzo è stato tardi, Barbara sente fame quindi ci accomodiamo in un piccolo ristorante a pochi passi dal nostro alloggio. Dopo cena ognuno salda il conto della propria camera, io spendo 32 $ per le quattro notti, comunque oltre quanto sia abituato in viaggio. Domani sveglia prestino, il bus dal Terminal partirà alle 8,30. Buonanotte!

9 febbraio 2008, Kratie
Scrivo ed è sera. Anche oggi ho vissuto una bella giornata…
Riguardo al bus, nonostante Barbara non sia rimasta pienamente soddisfatta, sedili comodi ed integri, Air-Con e Video karaoke, per un bus di linea cambogiano, la prima classe promessa ci sta!. Non mi perdo uno sguardo su quello che c’è fuori per tutto il tragitto. Dalla Jungla del nord, scendiamo a sud verso Campong Cham, percorrendo una ottima strada asfaltata. La campagna a tratti inizia a prendere il posto della fitta vegetazione anche se il verde è sempre intensissimo e dalle mille nuance. Facciamo una sosta in un ristoro popolare, “ecco l’Autogrill!” esclama Barbara, divertita sì ma anche infastidita dal luogo non propriamente pulito… Riprendiamo la corsa ma gli imprevisti bisognini di un bambino (che per alcuni minuti appestano il bus!) ci costringono ad una nuova sosta; scendo anche io dal mezzo per una sigaretta ma soprattutto per qualche scatto alla casa a palafitta (tutte le case fuori i paesi sono sopraelevate, anche di tre metri, per ricavare spazio come stalla, magazzino ecc.) bellissima nella sua rurale tipicità. Dopo il lavaggio del piccolo sotto una fontana a pompa manuale, in meno di dieci minuti riprendiamo il viaggio. Percorriamo una strada poco trafficata immersi nella natura più lussureggiante che i mie occhi ormai quarantenni abbiano mai osservato… Quando ripenserò alla Cambodia in futuro, collegherò ogni cosa al verde che qui è proposto dall’ambiente selvaggio in miriadi di sfumature che farebbero invidia anche a “Pantone” hehe!
Continua la corsa e muta il paesaggio intorno, l’architettura delle case è cambiata, alle estremità delle falde dei tetti sono ora applicati piccoli pinnacoli bianchi ad ornamento, (prenderanno un senso definitivo a Phnom Penh, dove nel Palazzo Reale tali ornamenti trovano la loro massima espressione).
Arriviamo a destinazione come previsto a metà pomeriggio dopo circa otto ore soste incluse, alle 16,20.
Le vibrazioni positive di questa placida cittadina, Kratie, mi offrono un senso di gran pace. Sono finalmente in riva al possente Mekong… Il fiume maestoso scorre lento, riesco a fare delle foto al tramonto anche in controluce; prima di partire ho acquistato una ottima digitale Kodak a 12 mega pixels, mod. Z1275 proprio per questo viaggio, ne sono pienamente soddisfatto considerato che oltre le foto, realizza anche video di ottima qualità. Dopo un paio di tentativi, troviamo alloggio presso il “Heng Oudom Hotel”, dove per 5 $ affitto una immensa stanza di quasi 30 mq con due letti da una piazza e mezza e con bagno. Barbara paga il doppio, volendo l’acqua calda (le comodità hanno un prezzo ovunque!).
Faccio una lunga doccia dove l’acqua sento essere comunque tiepida (con 35 gradi dell’aria ogni giorno, difficile sia veramente fredda…).
Vado a bussare alla porta di Barbara, sono digiuno ed ormai fatte le 19,00 ho piacere di andare a cena. Ci accomodiamo sul lungo Mekong, una posizione a dir poco pittoresca, gestiti da cambogiani cinesi hanno spazio un susseguirsi di banchetti; ceniamo con “noodles” con manzo e polpettine sempre di manzo, fritte su uno spiedino, il tutto comunque leggero e gustosissimo!
Prima di cena, ci siamo accordati con una simpatico ed allegro ragazzo dell’hotel per la giornata di domani; il programma è emozionante: Partenza in mototaxi  alle 8,00 per percorrere i 15 km di strada per l’imbarco sul Mekong dove proveremo ad avvistare i delfini, pranzo sul fiume con pesce alla griglia, pomeriggio di nuoto fra le rapide del fiume! Non potevo sperare di meglio… Il tutto, pranzo a parte per 15 $ (avremmo potuto spendere meno ma in caso di problemi, almeno risponderà l’hotel), stiamo festeggiando il Capodanno cinese per cui i prezzi sono al massimo e le Guest House sono sold-out.
Vado a dormire soddisfatto per quanto fatto e quanto da fare. Notte!

10 febbraio 2008, Kratie
Puntuale alle otto, sono nella minuscola hall pronto a partire verso la zona del Mekong ove è possibile avvistare i delfini Irrawaddy, gli ultimi di acqua dolce rimasti in Asia dopo l’estinzione dichiarata lo scorso anno dalla Cina circa quelli del fiume Giallo (Sigh!). Utilizziamo per spostarci per la prima volta la mototaxi (il mezzo più diffuso in assoluto). Per il tragitto impieghiamo circa 20 minuti. Passiamo fra una campagna dal colore verde esplosivo, sembra quasi jungla ma la differenza c’è.
Ci imbarchiamo scendendo una scala in cemento costruita su un argine molto profondo, sul piccolo natante siamo in cinque oltre il barcaiolo, con due francesi ed un inglese (sino ad oggi non ho incontrato altri italiani e la cosa non può che farmi molto piacere!).
Il fiume scorre lentissimo, i delfini oggi si fanno desiderare, riusciamo a vederli a più riprese ma per momenti fugaci (il Mekong mica è un delfinario!). Quasi consapevoli di essere anche loro a massimo rischio di estinzione, questi bianchi Irrawaddy sono timidi e silenziosi, non come gli altri loro simili che seguono con grandi ed allegri salti le imbarcazioni in altre parti del mondo. Con la Kodak nuova provo a girare dei video (impossibile essere pronto per uno scatto singolo), se sarò stato fortunato con un monitor adatto scoprirò se sarò riuscito ad riprendere i timidi cetacei. La navigazione dura circa un’ora e mezza su un “campo di regata” ampio circa due miglia quadrate, i barcaioli muovono avanti ed indietro per favorire gli avvistamenti. Siamo circa sei imbarcazioni, fra queste, una occupata da koreani, credo,  i quali (molto inopportunamente) ad ogni accenno di pinna fuor d’acqua lanciano acuti gridolini che suscitano alle altre barchine simpatia e disappunto.
Non posso dire si essere pienamente soddisfatto per questi avvistamenti, non si può certo chiedere a questi mammiferi di mettersi in posa… Risaliti sulla riva, rimontiamo in moto e, salutati i francesi che rientrano in paese, con l’amico inglese ci dirigiamo verso le rapide del fiume per fare il bagno. In questo tratto, un braccio del fiume è profondo al massimo un metro; i locali si sono costruiti in legno e canne di bamboo dei capanni a palafitta prospicienti i due argini dove mangiano e riposano quando non sono in acqua.
Il nostro accompagnatore (che guida anche una delle moto) ci  porta oltre, guadiamo due canali ed alla fine giungiamo su una minuscola spiaggietta di sabbia, deserta. L’acqua del fiume la sento caldissima. Rapidissimo resto in costume ed a piedi scalzi entro nel fiume. Che emozione! E che corrente potente su queste rapide!! Nonostante l’esigua profondità dell’acqua devo fare affidamento a tutte le mie capacità natatorie (ho anche il brevetto di assistente bagnanti..) per non essere trascinato via dall’acqua; rimedio comunque sulle rocce del fondo un paio di botte sopportabili, ma queste non mi impediscono comunque di giocare oltre un’ora nelle acque calde e cristalline del Mekong.
Una esperienza irripetibile, che consiglio comunque solo a chi si sente molto sicuro ed a proprio agio anche in acque agitate.
La notevole fatica mi fa tornare stanco sulla sabbia della riva. In questa piena estate cambogiana il sole è incendiario, un’altra ora di sole è più che sufficiente prima di rivestirmi. Indosso polo e cappellino, poi verso mezzogiorno chiesti i prezzi del cibo ai capanni, sentendoci chiedere 10 $ per un pesce che potrebbe costarne due al massimo, decisamente optiamo per rientrare a Kratie dove, con il ragazzo inglese pranziamo lentamente in un ristorante con 2,5 $ a testa in una via a cento metri dal nostro hotel.
Barbara quindi torna alla sua camera per una doccia ed un riposino, io giro per il paese per un paio d’ore; la rincontro per strada, prendiamo due birre che beviamo serafici seduti su un muretto sull’argine del Mekong. È presto per cenare, dopo la birra con Barbara vado ad acquistare i due biglietti del bus di domani per Phnom Penh (12,5 $ a testa) , prossima tappa, dove dormiremo per tre notti. Riprendiamo le passeggiate, quindi attirati da una musica ad altissimo volume, seguendo il suono arriviamo dove si sta celebrando un matrimonio.
Ricordo ai lettori che siamo nel pieno delle celebrazioni del Capodanno cinese, anno del Topo, a queste latitudini si festeggia in piena estate. Bellissime ragazze in costumi sfavillanti, ci accolgono con sorrisi lucidi, pongono sul nostro petto una ciocca colorata, insistono per unirci alla loro grandiosa cena, gli invitati sono centinaia. Troppo titubanti, decliniamo l’onorevole cortesissimo invito. Ormai notte alle 19,00 passate, ci accomodiamo su un tavolino fra i banchetti sul lungo Mekong che ben conosciamo, ceniamo rilassati, Barbara in questo momento, mi sembra serena e contenta. Tornati all’hotel, seduti su due sedioline appena fuori l’ingresso fumiamo una sigaretta. La mia compagna di viaggio si ritira nella propria camera per la notte visto che domani il bus partirà alle 8,15 ; io che di energie da impiegare ancora ne ho, decido di fare quattro passi e torno alla festa del matrimonio cinese.
Mi invitano (quasi sono sequestrato!) ad unirmi alle loro danze, la musica completamente distorta e metallica esce da casse arcaiche, mette a rischio i miei timpani quando il ballo mi porta a transitarvi di fronte. Sono trattato da ospite di gran riguardo, sono “costretto” a ripetuti brindisi al tavolo di una famiglia che mi offre anche l’abbondante cibo, qualità da cerimonia, ancora sulla tavola. Sono invitato nuovamente a ballare da diversi uomini, per non offendere nessuno e non conoscendo le consuetudini, accetto non vedendo “rischi” in quanto le danze non prevedono contatti fisici! Un po’ ciucco ma soddisfattissimo, prendo la via per mia grande stanza. Buonanotte. Hic!

11 febbraio 2008, Phnom Penh
Scrivo ed è sera. Oggi una giornata bellissima. Stamani, ricomposti gli zaini ormai molto pesanti, alle 7,15 sono a reclamare i miei vestiari consegnati l’altro ieri al loundry service, che con sollievo in extremis recupero.
Spunta Barbara, ha già preso la sua colazione, possiamo andare a piedi ai bus, a circa trecento metri di distanza, per prendere possesso dei nostri posti. Ci prepariamo ad un viaggio abbastanza breve, sei ore di percorrenza soste incluse, senza dovere cambiare mezzo. Molti sono gli occidentali nel bus al completo. I lavori di rifacimento della strada che porta a Champon Cham, sono in pieno svolgimento al nostro passaggio, camion carichi di terra e rulli compressori bugnati si alternano avanti ed indietro, noto che stanno notevolmente alzando il livello della strada, credo così non dovrebbe allagarsi nella stagione umida.
La giornata è luminosa e sono ottimista sul fatto che tutto potrà svolgersi al meglio. Dopo i 30 min. di rallentamento dovuti al cantiere, tornati su un buon asfalto, prendiamo velocità tanto che in sole due ore e mezza siamo in centro a Champon Cham, dove possiamo fare una sosta in un moderno distributore, della catena TELA (così chiamiamo un collega, scatto una foto che penso piacerà!).
Inizia a fare caldo, fortunatamente il pullman è dotato di AC che viene comunque usata con moderazione.
Dopo circa un’altra ora di viaggio, facciamo un’altra sosta in un’area di ristoro popolare in un paesino di campagna, dove ai margini della costruzione in muratura, che mi appare grande almeno quanto un Autogrill, si è creato un mercato ambulante di poveri commercianti che propongono ogni tipo di frutta, carne e varie specialità Khmer.
Per la prima volta, vedo in vendita ben cotti ed in abbondante quantità, anche gli insetti: termiti, cavallette, ragni e scarafaggi! Il sostegno e l’esempio di un ragazzo tedesco mi danno il “La”, convinto comincio a sgranocchiare il mio primo ragno fritto!!! Credete amici niente male, provare per credere hehehe! Ripartiti, il tempo scorre velocemente ammirando il verdissimo paesaggio.
Arriviamo nei pressi del  mercato centrale di Phnom Penh, con tre dollari un tuk-tuk ci trasporta presso la “Spring” Guest House, scelta dall’autore della LP, forse anche grazie la segnalazione particolare, è al completo. Decidiamo quindi di sondare la “The King of Angkor” Guest House (in seguito anche GH), chiedo a Barbara di ispezionare la stanza, il suo nulla osta fa si che con 6 $ io e 8 $ lei (a volte l’acqua calda non costa molto come optional, ma spesso è inglobata in altri servizi come la AC), possiamo accomodarci nella nuova sistemazione che ci ospiterà per i prossimi tre giorni, pagamento anticipato.
La nostra attuale esigenza principale, è riuscire a comprare i visti di ingresso per il Vietnam, dove ci trasferiremo terminata la visita di questa città. Ci incamminiamo alla ricerca della “Humanon Travel Agency” che secondo la LP offre tariffe concorrenziali. Passiamo di fronte ed ammiriamo il “Monumento dell’Indipendenza”, massiccio nel suo rosso mattone, offerto dai vietnamiti, (ma i cambogiani non sono stati poi così contenti..) fa da compendio alla importante Sihanouk Boulevard; non lontano dovrebbe essere l’agenzia ma, causa un mio errore di interpretazione della mappa (ma anche per la poca chiarezza delle indicazioni) impieghiamo troppo tempo sotto un sole cocente che certamente non è di conforto in questo caso.
Decidiamo di chiedere soccorso ad un tuk-tuk, anche il conduttore a sua volta fa diverse soste presso i vari colleghi per riuscire a trovare l’agenzia. Finalmente entrati, comprendo che siamo dentro forse la migliore di tutte, arredata con magnifiche vetrine antiche con altrettanto antichi oggetti custoditi all’interno, verrò a scoprire che la Humanon ha anche un negozio di antiquariato; ad avere risorse..! Il prezzo del visto è di 33 $ cadauno, approfittiamo dell’occasione per acquistare anche i due ticket per Saigon, Vietnam, al prezzo di 12 $ l’uno; per non perdere le buone abitudini, “naturalmente” in “limousine class” con toilette inside (mai fatto prima nemmeno in Europa, ma tant’è!).
Espletate le pratiche, mi separo da Barbara che torna in GH in tuk-tuk, io percorro i 2/3 km di strada verso la The King GH a piedi, volendo scattare delle foto.
Fattasi l’ora di cena, a poche centinaia di metri dalla GH, ci accomodiamo ai tavoli di un ristorante cinese con i tavoli all’aperto sull’ampio marciapiede di Sihanouk Blvd. Dove, prendendo esempio dagli altri avventori, ci prendiamo la briga di cucinarci la cena al tavolo. In un ottimo brodo di carne e frattaglie dentro un coccio, sopra un fornellino da tavolo, cuciniamo verdure, funghi e tofu. La bomboletta del fornello termina prima di essere riusciti a cuocere ogni cosa, ma la nostra sazietà fa passare la cosa in secondo piano. Una cena squisita per me, dai sapori ottimi, dolcissimi e replicabili solo tornando li.
Considerato anche il trasferimento, siamo stanchi, rientriamo alla GH dove ognuno prende subito la via per la propria camera. Notte!

12 febbraio 2008, Phnom Penh
Anche oggi scrivo che è sera. Gran bella giornata! Stamani, poco dopo le otto, decisi di percorrere il “one day tour” proposto dalla PL, con un tuk-tuk ci facciamo condurre nei pressi del “Wat Phnom”, pagoda molto bella costruita  sull’unica altura della città, alta ben 27 metri! La Pagoda del 1373, secondo la leggenda, ospita quattro statue del Buddha depositate li dal fiume Mekong e scoperte da una donna di nome Penh, da cui il nome della città. Il santuario, “vihara” venne ricostruito in momenti successivi, nel 1434, 1806, 1894 e 1926. Veramente suggestivo. Accendo una candelina profumata dell’Ikea portata da casa, recito a mio favore in silenzio una preghiera al Dio di tutte le genti.
Poi, passata l’opulenta e molto inferriata ambasciata USA, appena sotto la collina, dopo avere ammirato i palazzi coloniali francesi perfettamente restaurati della Biblioteca Nazionale e della Stazione ferroviaria, arriviamo allo “Psar Thmei” (psar » mercato), il grandissimo mercato centrale della capitale, ove trovo una abbondanza eccezionale e ridondante di qualsiasi merce. Il settore del pesce propone specialità adatte a fare venire fame anche alle dieci della mattina: granchi, aragoste, gamberi di ogni misura, pesci… il tutto rigorosamente vivo! Ancora, molluschi e mitili in grande quantità; con una cucina a disposizione, grazie anche la mia passione per la ristorazione, potrei sbizzarrirmi in maniera divertentissima… I settori della frutta e verdure, carne e riso sono all’altezza di quello del pesce.
Sotto la grande cupola e negli spazi coperti che a raggiera si dipanano, di colore giallo ocra, lo Psar Thmei completa la sua offerta di merci non-food con ogni cosa cercata, cito gli orafi, l’abbigliamento, calzature, biancheria intima, souvenir e quanto desiderabile.. Torneremo per pranzo.
È arrivato il momento della visita del Museo Nazionale, in tipica architettura Khmer e magnifico nel suo complesso, ricco però quasi esclusivamente delle sculture “depredate” ad Angkor. Sono tesori patrimonio dell’Unesco, bellissimo… Con un altro dollaro acquisto la possibilità di scattare delle foto alle opere esposte nel grande chiostro, nelle sale è vietato. Terminata la visita, il conduttore del nostro tuk-tuk ci informa che il complesso del Palazzo Reale ove ha luogo anche la Pagoda d’Argento, aprirà alle 14,00 per cui invertiamo l’ordine delle visite e ci dirottiamo presso il Museo Tuol Sleng, che rappresenta la pagina più oscura della storia della Cambogia. Nel 1975 (mica tanto tempo fa…) la scuola superiore “Tuol Svay Prey” fu occupata dagli Khmer Rossi di Pol Pot e trasformata in un terribile carcere di sicurezza (noto come S-21) dove, dal 1975 al 1978 oltre 17000 persone furono rinchiuse e torturate per poi essere trasferite presso il campo di sterminio di “Choeung Ek” (che non visiterò, lontano qualche kilometro, Barbara non sente interesse per il sito) ove trovarono una tristissima fine.
Nel “Museo” sono visibili le celle con i letti in ferro (senza materasso come allora…) dei detenuti, gli strumenti di tortura, le foto di parte degli assassinati, i loro teschi dentro due armadi-vetrina… Una degli eventi più bui della storia dell’umanità, Pol Pot come Hitler, gli estremi effettivamente si toccano.
La fame bussa, dovendo attendere l’apertura del Palazzo Reale, torniamo allo Psar Thmei per il pranzo, dove in una viuzza interna del grande dedalo, ci sediamo ad una mensola di pietra per piano d’appoggio e pranziamo con aragosta, gamberetti, riso e salsine per soli 13000 Riel a testa (oggi 1 $ » 4000 Riel), leccandoci i baffi per la squisitezza delle pietanze.
Con le papille gustative in festa, ci dirigiamo verso la river-side, ove si trova il Palazzo del Re e la Pagoda d’Argento. I 6,5 $ del ticket di ingresso sono ottimamente spesi. Con i biglietti ci consegnano la piantina dei magnifici edifici e due brochure, una con le immagini degli interni ove è vietato fare foto, l’altra con le foto dell’incoronazione del giovane Re.
La Sala del Trono, dallo sfarzo ricchissimo, è quasi del tutto inaccessibile, solo lateralmente due corridoi permettono di ammirarne la magnificenza. Il complesso del Palazzo Reale comprende numerosi altri immobili che è possibile ammirare solo esternamente. Spicca fra l’architettura Khmer, una casa di ferro dono di Napoleone III al Re Norodom.
La Pagoda d’Argento, (dove è vietatissimo fare foto) è così chiamata poiché il pavimento è composto da oltre 5000 piastre d’argento del peso di un kilo l’una, racchiude un Buddha a grandezza naturale del peso di oltre 80 kili e decorato con 9584 diamanti il più grande del peso di 25 karati… non immaginate una statua brillante tipo Svarovsky, in una dimensione grande quanto un uomo i diamanti si confondono, ma effettivamente sul petto spiccano le gemme di maggiore peso. Inestimabile capolavoro d’arte e di religione. Il Pavimento  d’argento è coperto giustamente da diversi tappeti tranne una piccola parte visibile ma transennata, riesco comunque a “rubare” una preziosissima foto. La Cambogia offre ai visitatori i suoi tesori più preziosi.
Dopo avere gustato tutto quanto visitabile, lasciamo l’area del Palazzo che è mantenuta in un ordine pulizia impeccabili.
Andiamo, poche centinaia di metri verso est sul lungo fiume, in questo caso è il fiume Tonle Sap che è generato dalla parte a sud del lago omonimo, si congiunge al Mekong pochi kilometri ancora a sud rispetto la nostra attuale posizione.
Oramai il caldo violento è passato, la brezza e l’acqua aumentano il mio senso di benessere.
Una agenzia di viaggi sul lungo fiume, mi conferma un dubbio che porto da qualche giorno nella testa: terminata l’escursione in Vietnam, dovremo rifare i visti di ingresso per la Cambogia per andare a Sihanoukville, dovremo spendere altri 25 $ a testa per l’adesivo verde sul passaporto. Purtroppo le amministrazioni statali tassano i viaggiatori in questo modo. Messoci il cuore in pace, Barbara necessita di una foto tessera che non ha, per il nuovo visto. Trovato un photo express, attendiamo 30 min lo sviluppo sorseggiando una birra fresca seduti ad un tavolo ai margini di un mercatino popolare coperto di fronte il fotografo. Oramai buio, con due moto rientriamo alla The King GH.
Dopo una doccia necessaria, ci incamminiamo alla ricerca di un posto dove cenare. Un paio di vie parallele la nostra che è la 141, entriamo da un cinese: il locale è pulito ed il titolare, sulla quarantina, ha una immagine professionale e distinta il quale è orgoglioso di proporre una cucina “budget”; è aiutato dalla moglie e dalle due figlie. Traduco il menù a Barbara che non parla l’inglese, le portate più costose vanno sui 2,5 $ e ceniamo con grande soddisfazione e gusto. Contenti, rientriamo alla nostra GH per un meritato riposo dopo l’intensa giornata. Buonanotte!

13 febbraio 2008, Phnom Penh
Stamani Barbara scende le scale ed arriva nella hall con un fastidioso mal di schiena. Fortunatamente oggi non abbiamo programmi preordinati, per cui possiamo affrontare la giornata con gran calma senza eccessive fatiche. Anzitutto dedichiamo un’ora alla navigazione in rete; trovo una mail di Peppe, studente universitario milanese il quale, dopo avere letto il mio diario di viaggio del Senegal, mi chiede ulteriori informazioni: vuole andare li per girare un documentario sulle tradizioni che vengono tramandate oralmente. Sono ben lieto di rispondergli da Phnom Penh, anche se la documentazione è a casa in Italia, ricordo benissimo ogni cosa.
Dopo internet, con due mototaxi, troviamo una moderna farmacia dove Barbara trova le fiale antidolorifiche e le siringhe che sta cercando, quindi in un angolo da brava infermiera quale è (è il suo mestiere) da sola si fa l’iniezione con la più grande naturalezza. Io, detestando le siringhe, mi assicuro che tutto vada bene, ma senza guardare! “Un ago sottilissimo, ottimo, non ho sentito niente” Beata lei…
Dopo esserci incazzati un po’ nel capire quanto certi prodotti farmaceutici di base ci vengono a costare in Italia, a piedi (siamo vicini) torniamo al mercato centrale che ieri tanto ci è piaciuto. In un chiosco di libri, acquisto una LP delle Filippine, per soli 4 $ (2,8 €!). Sono tutte copie delle originali, identiche, ma costano dieci volte meno. La selezione dei titoli è abbastanza ampia con comprensibile predominanza dei paesi asiatici. In una attigua bancarella, trovo una maglietta carina per il mio amico e collega Roberto, nonostante sia alto oltre un metro e novanta, “Di taglia M, signora, al ragazzo piacciono attillate!” Con un certo disappunto, notiamo che il banchetto che ieri cucinava credete magnifici grossi calamari, oggi non c’è; avevamo deciso  di fare li il nostro pranzo.
Una piccola delusione, che crediamo potrà passare con una pizza da “Happy Herb Pizza” sul lungo fiume, propone ottime pizze khmer con ganja cambogiana macinata sopra (ingrediente in cucina di alcuni piatti tradizionali) per chi ne fa espressa richiesta e, cosa incredibile, senza maggiorazione di prezzo! Decido quindi di assaggiarne una alle melanzane con aggiunta dell’ingrediente speciale della casa hehe! La foto è venuta benissimo, gusto e quant’altro altrettanto soddisfacenti (!).
Il lungofiume dove stiamo pranzando, è ventilato da una brezza costante che ci fa passare indenni le due ore più calde della giornata. Dei bambini poveri, sono a caritare fra i tavoli dei ricchi occidentali. Uno di questi è felice di prendere la mia lattina vuota per via dell’alluminio (scoprirò che sono pagate 100 riel l’una, quaranta lattine un dollaro), un altro raccatta gli avanzi dai piatti non ancora sparecchiati (forse volutamente..) da un tavolo vicino.
Verso le 16,00 ci rimettiamo in strada, facciamo una lunga passeggiata per le vie del centro di Phnom Penh, un quarto alle cinque con due ciclo risk-show (così li chiamo dal viaggio in India, capirete dal diario dedica il perché) ci rechiamo all’agenzia di viaggi per ritirare i passaporti con i nuovi visti vietnamiti. Non paghi della giornata, in tre (!) su un mototaxi ci facciamo condurre al mercato russo, per bere una birra laotiana, che ho assaggiato qualche giorno fa e che ho trovato ottima. L’esterno del mercato brulica di gente, centinaia di persone riversate in strada fra i banchi alimentari, altrettante sedute ai chioschi cenano serenamente. La Beerlao in questa zona della città, sembra mancare.
Ci incamminiamo caparbi in una strada ricca di locali poiché vogliamo proprio quella. Dopo diversi tentativi, in un bar all’aperto, attrezzato con un palco per musica dal vivo, un oste sorridente ci dice di non avere la birra cercata ma ci rassicura dicendo che andrà ad acquistarne subito un paio di lattine. Desolato, torna dicendo che effettivamente in zona non è reperibile. Ripieghiamo su una coca ed una fanta. Anche la mia fanta non c’è! Quando vedo presentarci un vassoio di varie lattine calde, indispettito mi alzo per andarmene, ma Barbara ed un secchiello di ghiaccio mi inducono a restare… Dopo la pausa rinfrescante, con due mototaxi rientriamo alla The King. Domani partenza all’alba, non dovremo fare tardi, il pick-up che ci porterà al bus ci preleverà alle 6 e trenta. A cena, torniamo al cinese di iersera, prendo del pollo al limone che trovo ottimo. Rientriamo presto alla GH, domani saremo a Ho Chi Min City.
Qualche annotazione su Phnom Penh mi sembra d’uopo. Personalmente l’ho trovata una città molto bella, vivibilissima ed a misura d’uomo e con un clima  ottimo (almeno in questa stagione), così come ottime ho provato l’ospitalità, i prezzi ed i servizi. Indubbiamente sembra mancare la classe media, gli estremi fra povertà e ricchezza sono notevolmente marcati ma le nuove generazioni che non hanno vissuto gli orrori del periodo di Pol Pot, guardano con ottimismo (mi sembra con piena ragione) al futuro.
La Cambodia oggi mi appare un paese moderno ove il gap tecnologico nei confronti dell’occidente è molto ridotto, mentre la vivace freschezza culturale non mi stupirà dovesse superare la nostra da vecchi nel vecchissimo continente.
Phnom Penh city oggi appare abbastanza pulita (certamente esemplare rispetto a Napoli, purtroppo), con palazzi storici e moderni molto belli, con l’ambiziosa prospettiva del grattacielo che sarà realizzato in pieno centro che si chiamerà “Tower 42”, alto 192 metri, modificherà indelebilmente lo skyline della città, ponendosi quindi al passo nella corsa verso l’alto nei confronti le altre città asiatiche.
Oramai è piena notte, la sveglia sarà presto, sono pronto a gustarmi un meritato sonno. Ciao!

14 febbraio 2008, Saigon
Nonostante siano le 23,30 scrivo il diario al termine di una giornata bellissima. Stamani, con un piccolo ritardo, il minibus della Humanon Travel Agency ci preleva di fronte la nostra GH per il terminal bus.
Dovendo passare la frontiera, il personale dell’agenzia ci controlla preliminarmente i passaporti, ci danno da compilare i moduli che consegneremo a “Moc Bai” confine sud fra Cambogia e Vietnam. Il torpedone è effettivamente di lusso, la carina hostess in divisa, passa fra i sedili porgendo a tutti la colazione (una brioches dolce ed una salata) ed una bottiglia d’acqua marchiata “Mekong Express”, il nome della compagnia. La toilette c’è!
Il viaggio scorre quindi comodissimo e veloce. Le provincie del sud cambogiano sono vaste pianure, la jungla del nord è solo un ricordo. Giunti a Moc Bai tutti scendono dal bus per il controllo del bagagli ai raggi X, tutto il bus viene scansionato in meno di un’ora.
Appena passata la frontiera, il paesaggio cambia: verdissime risaie sono tagliate dal nastro d’asfalto, le abitazioni, anche le più povere, sono tutte in muratura anziché in legno. Appena un’ora e mezza dopo la frontiera, siamo nel cuore brulicante di Saigon, distretto 1 di Ho Chi Min City. Il pullman ci sbarca a “Pham Ngu Lao”, la zona dove tutti i viaggiatori “budget” vanno che è una specie di “Khaosan Road” di Bangkok. Dopo un paio di tentativi, troviamo due stanze presso il “Ngoc Dang Hotel” che per 13 $ ci offre l’acqua calda, l’AC, la tele e free Internet, a due passi dalla strada principale, in “254 De Thàm Street”. Saigon mi appare coloratissima (anche grazie i festeggiamenti per il Capodanno cinese che anche qui è molto sentito), incasinata al punto giusto ma senza eccessi negativi. Dopo avere preso possesso delle stanze, con Barbara faccio un giro per le vie attigue l’hotel. È un susseguirsi ininterrotto di negozi, alloggi e ristoranti, tutti muro a muro. Anche dal Vietnam vorrei portare a casa nuova ceramica per la mia collezione, la LP dice che quella prodotta a “Ba Trang”, Hanoi, a 1500 km da qui, è la migliore. Ci sediamo da “Stella”, Italian restaurant, visto il caldo entrambi vogliamo assaggiare una fresca birra Viet.
La cameriera molto gentile e sorridente alla quale chiedo della ceramica, mi dice che è molto costosa e difficile da trovare. Prezzi a parte, mi preoccupa la difficoltà di reperimento… Se la fortuna è cieca, fortunatamente la mia vista è ancora ottima; noto al di la della strada un minuscolo negozio che vende… ceramica. Entro. È di Ba Trang. Yeahh!! La minuta gentilissima titolare mi permette di toccare ogni cosa dentro il negozio che non supera i dieci metri quadri. Studio in pochi minuti ogni cosa. Devo prendere del tempo per riflettere e per finire la mia birra prima che diventi troppo calda, ed attendo che Barbara termini la sua. Tornato al negozio dall’altra parte della via, nel giro di un quarto d’ora decido di portar via un tipico servizio da colazione, completo di vassoio in bamboo e bacchette intarsiate in madreperla, composto da una ciotola con piattino, zuccheriera con coperchio e cucchiaino di ceramica anch’esso, ed un vassoino a forma di foglia per le pietanze. Fantastico!!!
Per gratitudine e per felicità, prendo anche una ciotolina che senza incarto regalo alla gentile propiziatoria cameriera di Stella. Una parte di me è già soddisfatta da questo Paese! Ed è appena l’inizio…
Fattasi notte, che al solito arriva molto presto, andiamo a cena da “Good Morning Vietnam”, ristorante italiano di fronte il nostro hotel. Il giovane titolare è di Asti, visibilmente soddisfatto e sereno, è pieno di gioia per l’arrivo della seconda figlia, nata da appena dieci giorni, l’ha avuta dalla moglie vietnamita; ha anche un ragazzino ormai in prima media, che deve essere uno sveglio! (al prof. di inglese: “Ma lei lo sa anche l’italiano? Io si!)
Serio e professionale, mi sembra lieto di parlare con noi, ci offre un paio di bicchieri di limoncello fatto in casa da lui con il lime (ottimo..). Mi sento quasi inopportuno nel fargli tante domande ma non sembra infastidito, mi risponde pacatamente; è latente in me la volontà di cambiare Paese finché sono in tempo, nei miei viaggi cerco inconsciamente un posto nuovo dove iniziare nuovamente…
Il suo nome? Il più bello del mondo: Fabrizio! Gli chiedo anche la mail, gli invierò questo diario di viaggio per riconoscenza… Grazie estemporaneo amico per i bei momenti che mi hai fatto vivere in tua compagnia nel tuo ottimo locale.
Siamo stanchi, attraversiamo la strada per tornare nelle nostre camere; mi sento sereno e soddisfattissimo per l’ottima e fruttuosa giornata. Buonanotte.

15 febbraio 2008, Saigon
Oggi ci attende una giornata dal programma intenso. Ieri fra le cose, con sette dollari a testa abbiamo acquistato due biglietti per il giro della città, inclusi pranzo e guida parlante inglese, ingressi a pagamento esclusi; ora alle otto della mattina, saliamo su un moderno minibus per iniziare il nostro “city tour”. Prima tappa il “The War Remnant Museum”. Non voglio usare parole, andate a visitarlo; vi dico solo che gli anziani di qualsiasi Paese terminano la visita piangendo. L’unica considerazione che mi gira nella testa in questa visita circa gli USA, è che loro spavaldamente chiamano se stessi nei confronti del mondo “Peace Keepers” ma la storia mi insegna che sono i più sanguinari “War Makers” da sessanta anni a questa parte, ancora oggi come e più di ieri. Accetterò tutte le opinioni diverse dalle mie.
Per alleggerire la pesante atmosfera creata dalla visita al Museo della Guerra, siamo portati presso la “Pagoda Xa Loi” a “Cholon”, quartiere cinese di Ho Chi Min City. L’aria all’interno è quasi satura di incenso, nelle zone a cielo aperto, vi sono dei ventilatori che spingono i fumi verso l’alto. I diversi Buddha sono pregati dai fedeli, i quali talvolta recitano silenziose preghiere brevi anche un solo minuto prima di andar via. La bella pagoda dei primi del novecento, è ricca di altari, sculture e statue dorate, vasi antichi, ex voto e quanto incomprensibile a noi “ignoranti” occidentali.
Terminata la visita alla Pagoda, a breve distanza visitiamo il grande Mercato cinese “Binh Tai” dove è possibile trovare una incredibile varietà di articoli ma di qualità decisamente scadente. Di tutto il viaggio, nonostante l’abbondanza e  per quanto pittoresco, il più deludente.
Ad ora di pranzo, torniamo nel Distretto 1 Saigon, in un ristorante a dieci metri il nostro hotel, anziché trovare il pranzo incluso nel ticket del tour, abbiamo un forfait per qualsiasi piatto scelto per un solo dollaro, bevande escluse. Io ordino un trancio di tonno cotto in una piccola pirofila di coccio che mi risulta veramente squisito.
Dopo pranzo è il turno della visita del bellissimo coloniale francese “Palazzo delle Poste”, perfettamente restaurato, è un magnifico esempio di architettura dei primi del novecento. All’interno sono gli uffici e gli sportelli operativi, nonostante si possa considerare un monumento, svolge la propria funzione impeccabilmente. Ne approfitto (cosa insolita per me!) per spedire qualche bella cartolina.
Appena di fronte le Poste possiamo ammirare, purtroppo solo esternamente, la bella “Cattedrale di Notre Dame” quasi una copia ridotta di quella di Parigi ma realizzata in rossi mattoni faccia a vista, ha due torri quadrate alte quaranta metri è in stile neo romanico.
Per concludere questa piacevolissima giornata di visite, siamo condotti al “Palazzo dell’Indipendenza”, dove per la sua conoscenza impieghiamo oltre due ore. È uno dei luoghi più affascinanti di tutta Ho Chi Min City, oggi appare esattamente come nel 1975, quando gli USA ammisero la sconfitta e coda fra le gambe lasciarono l’Indocina, ma in questo preciso luogo la storia del palazzo inizia nel lontano 1868, quando il Governatore di Indochina, il francese Lagrandière, pose la prima pietra di quello che venne chiamato Norodom Palace. Occupa una superficie incluso il grande parco, di ben dodici ettari, oggi nel parco sono presenti anche delle foresterie, uno storico gazebo (pavillon octagonal) posto su una minuscola collina, sono presenti anche dei campi da tennis.
Possiamo accedere a tutte le sale dei quattro piani, la Sala delle Conferenze, Il Gabinetto Ministeriale, la Sala Ricevimenti, l’Ufficio Presidenziale, la Sala da Gioco, il Giardino Pensile, la Biblioteca, l’eliporto… Al piano interrato (sono diversi, ma non accessibili) sono le stanze dove i quadri vietnamiti condussero le operazioni di guerra di difesa contro gli americani, con cartine geografiche ed apparecchi di telefonia e radio d’epoca originali. Ultime le cucine, tanto solide che anche oggi sarebbero perfette allo scopo; della “Electrolux”. La visita è terminata e mi sento pienamente soddisfatto.
Sulla via del ritorno, Barbara si fa lasciare con altre persone presso il Mercato di Saigon, io saturo dei grandi spazi, preferisco tornare verso l’hotel per bighellonare fra i negozietti della zona, dove uno in particolare propone ottimi strumenti musicali, dalle chitarre in diverse misure, a quelli tradizionali vietnamiti, passando per i mandolini e gli ukulele. Provo una bellissima chitarra intarsiata di madreperla, la più costosa, suona gran bene, aggiungere però un sì voluminoso collo ai miei già pesanti e fragili bagagli sarebbe poco responsabile. Appena uscito dal negozio, due ragazzi francesi incontrati presso i templi di Siem Reap mi riconoscono e mi vengono incontro con grandi sorrisi. Sono lieto di offrire loro una birra che beviamo seduti nella hall del mio hotel. Per mestiere realizzano allestimenti per spettacoli, quindi lavorano itinerando, per solo sei mesi l’anno in Francia, mentre gli altri sei mesi dell’anno spendono i denari guadagnati in viaggio per il mondo. Beh, a 27 anni si può ancora fare! Nel mentre torna Barbara dal suo giro, siede con noi per continuare a ridere e scherzare ancora una buona mezzora.
Fattasi ormai ora di cena, i ragazzi francesi raggiungono un loro amico presso un ristorante indiano molto poco lontano, io e Barbara dopo una passeggiata ci accomodiamo su un balcone al terzo piano di un ristorantino, i tavoli offrono un’ottima vista sulla via e godono della dolce brezza della sera.
Dopo cena riprendiamo la passeggiata che ci porta ad esplorare i vicoli che si snodano internamente le grandi vie principali; li trovo veramente caratteristici, puliti, molte sono le Guest House che propongono alloggio credo a buoni prezzi. La giornata è stata lunga ed intensa, domani la mia attesa visita al Delta del Mekong.
Torniamo ognuno alla sua camera per un meritato riposo. Buonanotte!

16 febbraio 2008, Saigon
Anche oggi ho vissuto una bellissima giornata! Poco dopo le otto, puntuali siamo in  Pham Ngu Lao, dove un bus è pronto a portare una quarantina fra turisti e viaggiatori verso My Tho, porta di accesso al delta del grande fiume. “A My Tho ci sono le ragazze belle” esclama la nostra guida che è poco più di un ragazzino.
Ai bordi della strada sono grandi campi a riso e cosa alquanto insolita, noto delle tombe incastonate fra gli steli verdi; sono singole, a gruppi, bianche o colorate, tombe familiari… “Vogliono rimanere sulla loro terra per sempre, in questo modo chi resta non può venderla” chiosa la nostra guida.
Il Mekong, nel Delta, offre paesaggi che ad oggi ancora mai avevo visto  prima. Siamo sulla sponda nord del ramo superiore, per cui scendiamo tutti dal pullman, siamo divisi in due gruppi e fatti salire su due piroghe coperte a motore capaci di circa venticinque posti a sedere ciascuna. Il fiume divide le province di My Tho da quella di “Ben Tre”. Ben Tre è anche il nome di una affascinante cittadina del delta; formata da quattro isole, anche lontane alcuni minuti di navigazione l’una dall’altra; le visiteremo tutte e quattro nel corso dell’escursione. Sono collegate fra loro da un efficace sistema di trasporti fluviali ma è ben visibile ed in stato avanzato il cantiere di costruzione di un ponte imponente che sicuramente cambierà le abitudini delle due province una volta collegate anche dall’asfalto.
Queste isole sono un ricamo, il “macramè” dell’acqua con la terra e la luce. L’economia di Ben Tre è basata sulla produzione di frutta, e naturalmente la pesca. “La frutta del delta è buonissima” dichiara sorridente la guida. Con le barche sulle quali ora siamo, riusciamo a navigare i canali più larghi, quindi per la visita alla “fabbrica” (che è un pergolato fra la fitta vegetazione) di caramelle di cocco e di ginger, trasbordiamo su una barca ancor più piccola, sempre a motore, capiente circa sei persone. Sotto la tettoia di foglie trecciate di palma, ci sono esplicate le varie fasi di lavorazione: La separazione della polpa di cocco dai gusci, la pressatura della polpa dentro sacchi di fibre naturali, la cottura, il taglio delle strisce di caramella sino al confezionamento. Tutto il processo è seguito a mano, anche i vari strumenti richiedono l’intervento dell’uomo.
Nel giardino della “factory” vi è una gabbia con due pitoni eccezionali; una ragazza li di casa, visto il mio entusiasmo, estrae dall’interno il più grosso, lungo oltre due metri e me lo mette al collo! Luminescente, morbido, docile… come avendo fatto da apripista, molti del gruppo, alcuni vincendo una gran paura, si fanno immortalare in foto anch’essi con il pitone al collo. Non vi è alcun pericolo, i pitoni non sono velenosi, mal che vada, stritolano!
Ripresa la barca, cambiamo isola per il pranzo. Mangiamo sotto un pergolato di legno, stavolta il pranzo è realmente incluso nel biglietto, la birra no!
Dopo pranzo, con una imbarcazione ancora più piccola, ci addentriamo fra i canali del Delta. Il verde è brillante in modo assoluto e la vegetazione forma vere e proprie gallerie con una striscia di cielo in alto, l’acqua è calda al tatto, pacata e rassicurante. Mi sento beato fra questa natura benevola e ridondante di Ben Tre, simile ad un Paradiso Terrestre acquatico, generoso di risorse, sono prodotte squisite banane e noci di cocco, mango, ananas, i lichis, Sbarchiamo in un altro settore dell’isola, andiamo in una casa che lavora con i turisti, sotto un pergolato ci offrono un the da aromatizzare con il succo di minuscoli ma dolcissimi mandarini, hanno anche delle arnie e la loro specialità è la produzione di miele, non molto denso anche per la temperatura alta ma anche per un non elevato grado zuccherino. Specialità nella specialità, una piccola produzione di caramelle di miele e fiori di loto… che dire amici, sapori celestiali rendono all’umore delle persone una pace difficile da provare.
Dopo la sosta per il the, percorrendo a piedi un sentiero fra la vegetazione ed i fiori colorati a forma di spiga, gialli e porpora, giungiamo presso un’altra piccola azienda che produce frutta, sono grandi le tettoie attrezzate per accogliere le persone che qui possono assaggiare e comprare la migliore frutta del Delta. Il piccolo chiostro adibito alla vendita, pulito con la frutta disposta in geometrie perfette, è di per se una cartolina. Ci viene anche offerto uno spettacolino di musica e canti del Delta, i musicisti suonano strumenti acustici e ragazze e bambine in abiti tradizionali cantano in maniera soave.
La mia mente, scevra da qualsiasi pensiero, è curata da sensazioni di una profonda armonia taumaturgica.
Cambiamo nuovamente imbarcazione, minuscola di due posti che avanza frusciando sull’acqua spinta da due rematori con pagaia, uno a poppa ed uno a prua. Un miglio a remi, fra i canti degli uccelli, i raggi del sole che filtrano fra le foglie delle palme che emergono direttamente dall’acqua: celestiale!
Alla fine del canale raggiungiamo il grande fiume, trasbordiamo sulla prima grande imbarcazione che ci sta attendendo. Navighiamo sino l’altra sponda, torniamo a My Tho. Pullman, Saigon.
Tornati in hotel, prendiamo due birre dal frigo del market a fianco, poi andiamo a preparare i bagagli, domani partiremo alla volta della Cambogia e la sveglia sarà alle sei.
A cena ci sediamo in un ristorante Viet proprio di fronte “Stella”, assaporando con del riso a parte, vari tipi di gamberi, dolci e leggermente piccanti. Che bontà! Con gli ultimi Dong in tasca, acquisto una bottiglia di “vino di serpente”, un infuso poiché nella bottiglia vi è un vero cobra che tiene in bocca per la coda uno scorpione! Considerato un medicinale, dovrebbe curare dalla sciatica ai reumatismi, dall’impotenza alla eiaculazione precoce sino alla pazzia…
Prendo anche un paio di vasetti di balsamo di tigre bianco, una specialità medicale Viet.
Prima delle 23,00 saluto Barbara e mi ritiro in camera, scrivo il diario, spengo presto la luce. Buonanotte!

17 febbraio 2008, Sihanoukville
Scrivo, visto il lungo trasferimento, che è notte. Oggi la giornata è stata lunga. Poco dopo le sette, siamo in  Pham Ngu Lao Street con i nostri bagagli pesanti, prendiamo posto sul “Limousine Bus” della Mekong Express; partiamo in direzione Phnom Penh. Le operazioni di dogana in uscita, anche grazie il servizio della compagnia del bus, sono celeri e senza attese così come il nuovo ingresso in Cambogia, dove come previsto paghiamo 25 $ a testa il nuovo visto.
A circa due ore di strada dalla Capitale, il Mekong deve essere attraversato con il traghetto, siamo ora a “Neakloeung” in attesa del ferry. All’andata, forse per l’ora, non ci siamo quasi accorti della cosa sembrata semplice e celere, ora all’imbarco, nel momento più caldo della giornata, vi è un ingorgo che ci costringe ad una sosta forzata di oltre un’ora; sceso dal bus per fumare, sono attorniato da ambulanti e mendici che scalzi girano sul piazzale degli imbarchi; il terreno è sudicio di qualsiasi cosa.
Passata finalmente la sponda, chi è diretto a Sihanoukville viene trasbordato su un pulmino, molto più scomodo ma molto più veloce. In meno di un’ora siamo a Phnom Penh, dove dobbiamo superare un altro ingorgo su un ponte sul Mekong. È domenica oggi. Arrivati alla Terminal Bus, visto il ritardo, Barbara io ed una ragazza cambogiana, siamo fatti salire un nuovo minibus che si mette alla rincorsa del pullman già in viaggio verso le spiagge. Ricetrasmittente alla mano, il nostro autista raggiunge il bus impiegando un’altra ora di corsa. Effettuato l’ennesimo trasbordo, arriviamo con il buio a Sihanoukville, sono le 18,45. Alla stazione delle corriere, mi accordo con un taxi che per 4 $ ci porta alla zona della Guest House di fronte al mare.
Dopo avere chiesto in tre posti, decidiamo di soggiornare presso la “Mohachai GH”, io occupo un bel bungalow a palafitta nel giardino (10 $ a notte), Barbara una stanza in muratura nell’edificio principale (15 $ a notte con AC ed acqua calda).
Tempo di lasciare i bagagli in camera, andiamo a cena presso un ristorantino sulla spiaggia, il “Cocoshack” (questa spiaggia mi ricorda Palolem Beach a Goa), i prezzi dell’India sono solo un ricordo, pur cenando con pesce cotto al BBQ, paghiamo 15 $ in due.
Dopo cena mi avvicino ad un ragazzo seduto un tavolo vicino, è italiano, si trova qui solo rifare il visto scaduto per la Thailandia. Oggi è il suo compleanno, gli offro volentieri un “Malibou” rhum al cocco, lui ricambia con un joint di “Charas dell’Himalaya” portato la li da lui stesso. Per gli amanti del genere, eccezionale. Enjoi!
Salutato il ragazzo di Verona, vista l’intensa giornata, sazi, torniamo alla GH per il meritato riposo.
Buonanotte!

18 febbraio 2008, Sihanoukville
Stamani sono stato svegliato, (anche se un po’ presto) dal canto degli uccellini; Barbara passa alla mia palafitta dopo avere fatto colazione, io al mio solito prendo un corposo nescafè, che quando posso gusto con molta calma appena sveglio, in questo caso sulla veranda; nel mercato cinese di Ho Chi Min City, ho comprato allo scopo un bicchierino d’acciaio con manico, diciamo un pentolino “tascabile”. Penso mi accompagnerà anche in futuro.
Per godere appieno i tre giorni di mare, decidiamo di toglierci il pensiero e prendere subito i biglietti  del bus per Bangkok.  Usciamo a piedi ed entriamo in un paio di travel agency  per chiedere informazioni, il servizio c’è ed anche con ottimi bus, la tariffa che vale per tutti è 32 $ a biglietto. Pensavo costassero meno visto quanto pagato sino ad ora, comunque senza attendere prenotiamo due posti.
Ci attendono tre giorni di riposo, di sole e cene a base di pesce. Oggi voglio dedicare un po’ di tempo a me stesso, mi do con Barbara appuntamento direttamente per cena. Stare troppo stanziale al mare mi annoia, ma i primi due tre giorni riesco a trovare un rilassamento completo, nel totale dolce far niente. A chi è un po’ Hippy, posso dire che Sihanoukville è un luogo dove ci si può divertire un po’ in ogni direzione: buona varietà di birre fra cui le ottime laotiane e giapponesi, musica divertente attingendo agli anni ottanta, diffusa disponibilità di una potente sansemilla skunk che tuk-tuk  ed ambulanti propongono senza troppi problemi e per finire una eccelsa scelta di ittici quali granchi, aragoste, barracuda, gamberi black tiger e ancora calamari, tonni… Dopo il pesce la frutta offre altrettante ottime opzioni!
Quindi tutto il giorno passeggio, mi gusto una birra in quel bar piuttosto che in quell’altro, intrattengo simpatiche conversazioni con chi ha voglia di parlare. Mi godo questa ennesima giornata di sole e azzurro in cielo, dentro questa tanto attesa estate indocinese, dove dalla partenza non ci ha bagnato una sola goccia d’acqua, godendo di una temperatura costante di 18/20 gradi la notte e 30/35 di giorno e quasi assenza di umidità.
Dormo un paio d’ore. Barbara bussa alla mia porta ormai alle venti, per andare a cena. Ci incamminiamo sulla spiaggia, i vari bbq sono in piena attività. L’atmosfera che si respira la sera è quella di festa, la baia è illuminata da tante luci colorate (molte le lampadine a risparmio energetico), le ragazze si tirano per quel che possono ed i bar propongono delle feste ogni sera fino quasi a mattina.
Si cena a pochi metri dal mare, quindi Barbara sceglie un bellissimo pesce mentre io non ho dubbi ordinando un paio di tranci di barracuda, vedendo abbondanti tranci già marinati, dentro una boule di alluminio… Che festa di sapore!!!
Terminata la cena ci spaparanziamo sui cuscini ben grossi dentro le due grandi poltrone semisferiche di rattan, inclinate verso l’alto, siamo illuminati dalla luce della luna che sarà piena fra due giorni, mentre una lenta risacca è un rilassante suono di fondo. Come ieri sera bevo un Malibou; una brezza appena accennata, unita ad una temperatura perfetta dell’aria mi fanno vivere un benessere provato solo in Kerala.
Torniamo alla Guest House camminando lentamente. Buonanotte…

19 febbraio 2008, Sihanoukville
Sveglia alle 7,30. Mi preparo il caffè nel pentolino nuovo leggendo una guida, noto che il mio nuovo vicino di bungalow, un signore di mezza età sta rollando  leggendo un libro. Pace e tranquillità tutto intorno, la brezza muove i rami ed i panni stesi da loundry service in giardino. Ieri Barbara mi ha proposto di pranzare in un ristorante sulla spiaggia di Occheuteal Beach, dove servono granchi belli grossi. L’unica lunga spiaggia prende nomi diversi procedendo, Inizia con Serendipity Beach e termina dopo un piccolo promontorio intorno con Otres Beach.
Verso le dieci, qualche cento metri avanti il ristorante dell’appuntamento, incontro Barbara a passeggio; trovato un bel posto, posati i nostri teli sulla sabbia, entro in mare per otre mezzora, trovo l’acqua veramente calda e poco salata, è un piacere sguazzarci dentro! Poi, dopo un’ora di sole dopo il bagno, vado a ripararmi all’ombra per prevenire sicure scottature, presso il ristorantino dove pranzeremo. Prendo da un’ambulante con un dollaro, degli spiedini di calamaretti, freschi, dolci e morbidi, cotti alla brace proprio di fronte a me; Queste ambulanti portano con se il necessario: sempre con la tecnica del bilanciere, in un cesto tengono il coccio dentro il quale alimentano una brace costante, nell’altro cesto portano i calamari, le salsine ed i contenitori di polistirene, sui quali servono ovunque ci si trovi, gli ottimi spiedini.
Raggiunto da Barbara per il pranzo, in attesa siano pronti i grossi granchi ordinati da entrambi, passiamo il tempo gustando ancora calamaretti alla brace. Una giornata ove il palato ha avuto grandi soddisfazioni! Decido di far passare le due ore più calde del giorno sotto i capanni, quindi mi stendo nella penombra sentendomi veramente in vacanza come da ragazzino.
Dopo avere ripercorso qualche kilometro di spiaggia, poco dopo le 16,00 sono ancora da Barbara che ha preso il sole tutta la giornata, insieme e dopo avere camminato svelti quasi un’altra mezzora, raggiungiamo Otres Beach, in tre su una moto (!) ci rechiamo al mercato centrale di Sihanoukville, che vista l’ora è prossimo a sbaraccare. Mentre nuovi padiglioni coperti sono in costruzione, già chiusi per l’ora quelli esistenti, centinaia di ombrelloni quadrati a spicchi colorati, formano l’ossatura del mercato all’aperto; a testa china procediamo mirando i banchi sottostanti. Ammetto una certa sporcizia vista anche l’ora di chiusura, ma i prodotti ittici proposti sono freschissimi se non ancora vivi, mantenuti in grosse bacinelle di plastica alcune munite di aeratore.
Il centro di Sihanoukville dice molto poco; dopo un buon gelato consumato alla gelateria “Don Bosco”, facente parte di un progetto di formazione professionale che comprende anche un Hotel con ristorante, con due moto rientriamo alla Mohachai GH.
Fattasi ora di cena, torniamo ai BBQ sulla spiaggia. I tavoli sono quasi tutti occupati, ci accomodiamo dove iersera, ed ordiniamo entrambi solo barracuda che è il più gustoso e naturale che abbia mai trovato. Per dare retta alla gola, nonostante non abbia ancor fame, ne ordino un’altra porzione! Ci godiamo la limpidezza del cielo affossati dentro le grandi poltrone semisferiche che arredano la spiaggia di sera; ci carezza il suono della risacca come una ninna nanna. “Domani prenderò tutto il sole possibile!” annuncia Barbara contenta; io passerò il tempo in completo relax, devo cambiare degli dei soldi e voglio bazzicare fra le botteghe, circa le cose che vorrei ancora trovare per me, visto che a Phnom Penh mi sono lasciato scappare l’attimo, c’è una statuina di Buddha. Notte!

20 febbraio 2008, Sihanoukville
Stamani ho scambiato 55 € con 77 $ e pochi riel, niente male; ieri sera in internet ho letto che il prezzo della benzina in Italia ha superato 1,4 €, niente male! Inizio il mio giro.
Entro in un piccolo negozio che mostra sopra una mensola sul fondo, alcuni articoli etnici, fra cui una scultura di Buddha come quella che sto cercando. Entro e trovo un francese la cui fidanzata cambogiana, titolare dell’esercizio, è assente. Intrattengo con lui qualche parola mentre termina il suo lavoro di rollaggio di un grosso “petard”… contrattiamo il prezzo (che chiudiamo a 13 $) per il Buddha, in pietra verde, alto circa 14 cm; al Mercato Russo di Phnom Penh ho visto diverse botteghe dove venivano scolpite nel legno e nel marmo le diverse figure rappresentanti gli Dei, devo dire con maestria e ottimo gusto estetico. Questo Buddha non è elaborato come quelli ma fortunatamente ha un viso perfetto.
Ancora, presso l’agenzia di viaggi dove abbiamo fatto i biglietti, compro anche la Lonely Planet del Laos (printed in Cambodia…), che con le due che ho già mi permettere di “chiudere” l’aera dell’Indocina. Spesi 6 $, ormai è chiaro che qui le cose costano un po’ di più.
Posati alla palafitta gli acquisti, sono pronto per il mare.
Percorro tutta Serendipity Beach, poi tutta  Occheuteal Beach per raggiungere Barbara, oggi prenderò il sole così, passeggiando sotto il sole con i benefici dello Iodio, che da bambino andava tanto in voga… Ma come fanno i ragazzini di oggi che non conoscono i benefici delle cure salso-bromo-iodiche ?!?
Anche oggi a pranzo non ci priviamo di alcuna soddisfazione culinaria: calamaretti alla brace per antipasto, granchi al vapore, dolce vegetale con il bis! Sotto i capanni con i tetti di paglia, si gode del fresco e di una vista magnifica sul mare a venti metri di distanza. Dopo pranzo prendo una ultima dose di questo sole potente tornando lentamente alla GH. Dopo avere sfogliato la nuova LP del Laos, che mi sembra ber riuscita, mi stendo per una pennica di quelle che si fanno solo in vacanza, per emergere dal torpore solo alle 18,00.
Devo preparare lo zaino perfettamente, è pesante e quasi al completo. Lo zaino piccolo con le cose fragili, rimasto in un angolo, è ancora perfetto. Domani ci attende una giornata impegnativa per il trasferimento di dodici ore; per raggiungere Bangkok, dovremo pure cambiare tre mezzi e passare la frontiera. Dopo le otto, busso alla porta di Barbara, mi dice che ha dovuto prendere un antidolorifico per degli spasmi addominali. A cena non riesce a mangiare i tagliolini che tanto desiderava; io dei tagliolini ai frutti di mare non lascio nulla. Dopo avere riaccompagnato Barbara alla GH, proseguo per la morbida salita della strada sino il “Golden Lions Traffic Circle” ed entro da “Utopia” uno dei locali più cool di Serendipity Beach; mentre buona musica raccoglie attorno ad un gran banco quadrato in mezzo al giardino, ragazzi da ogni parte del mondo socializzano bevendo all’occidentale.
La piacevole atmosfera non mi fa scordare della sveglia, suonerà appena dopo le sei. Torno in camera pago di un’altra giornata perfetta. Di Nescafé, mi né rimasta una ultima presa per domattina. Buonanotte!

21 febbraio, Bangkok
Scrivo ed è notte. Oggi abbiamo effettuato il previsto trasferimento dal sud della Cambodia a Bangkok.
Il territorio nel sud cambogiano non è coperto dalle jungle del nord, siamo in una zona collinare ma visto il clima meno continentale, intorno sono immensi verdissimi boschi di alberi che tanto sembrano ficus, poi bamboo, eucalipti… La strada è nuova ed asfaltata, i lavori di taglio della roccia immagino che impegno abbiano richiesto. La roccia è rossa ed ai bordi della strada vi è il colore dei campi da tennis.
I due grandi ponti ancora in costruzione sul fiume che scende dai Monti Cardamomi,  costringono tutti gli occupanti del pullman a scendere per due volte con tutti i bagnagli, guadare il fiume su delle zattere a motore, per poi risalire su un nuovo mezzo già in attesa sulla sponda opposta. Bella esperienza! Il terzo pullman ci porta finalmente alla frontiera di “Ko Kong”, dove in circa un’ora tutti sbrigano le pratiche doganali.
Saliamo quindi su un Van nuovo di zecca, veloce e silenzioso. Sul mini-bus facciamo la conoscenza di alcuni occupanti: un “pazzo” signore portoghese, un italiano che si fermerà prima ed un giovane medico croato; parliamo piacevolmente e decidiamo di verificare se sarà possibile trovare posto nella stessa Guest House una volta giunti a “Khaosan Road”. Arriviamo a destinazione verso le 21,30 che è il momento di massimo casino. Carichi di zaini, camminiamo lenti per tutta la via che è un caleidoscopio di suoni, colori, luci, gente, merci…
Per questa ultima notte troviamo spazio, dopo numerosi tentativi, presso la “Savasdee Guest House”. Barbara va a coricarsi subito, io mi ributto nel casino, ritrovo il portoghese con il quale ci offriamo un paio di birre a vicenda. Domani, pur avendo diverso tempo in mattinata, dovremo trasferirci in aeroporto per il primo aereo dei tre che ci condurranno a Venezia.
Salutato l’estemporaneo amico, torno in camera per ricomporre lo zaino e per l’ultima notte di sonno in Asia. Notte…

22 febbraio 2008, Bangkok
Dopo un sonno ristoratore, incontro Barbara nella hall poco dopo le otto. Prenotiamo un pick-up per l’aeroporto per le 13,00 visto dovremo passare almeno un’ora nel traffico.
Dopo la colazione, graziati da un’altra bella giornata di sole come ogni altro giorno di questo viaggio, ci muoviamo per le vie del rione di Khaosan Road, arriviamo ad una Pagoda molto ben conservata, dedicata al”Prince Mhasurasinghannart, King Rama I ‘s Younger Brother”, piena di Buddha in foglia d’oro di pregevole fattura.
Torniamo nelle vie principali e con la luce del giorno riusciamo a distinguere tutto meglio, dalle insegne alle merci in vendita nei vari negozietti. Ho solo il tempo di qualche buona foto con la kodak e con la mente, l’auto per lo spazioporto ci attende. Sono le ore di maggiore caldo. Alle 15,00 ci alleggeriamo notevolmente imbarcando i bagagli voluminosi, abbiamo un altra ora abbondante per girare in mezzo il lunghissimo (ma molto meno affollato di quello di Dubai) Duty Free di Bangkok.
Al solito i prezzi dei profumi non portano alcuna convenienza.
In un negozio, noto degli oggetti di ceramica … Sono i lavori del “Ceramic project” del “Chulabhorn Reserarch Institute” (www.cri.or.th). Fondato nel 1993, ha lo scopo di generare lavoro per il villaggio di “Chulabhon” e quelli vicini. Questa ceramica imita la natura, riproducendo foglie di loto, banano e palma, in forme di arredamento per vari ambienti della casa.
Altri tre sono i pezzi per la mia collezione che cresce in modo inaspettato. Mi basta poi poco per essere contento!
Forse perché riposati da una avventura magnifica, affrontiamo il viaggio di ritorno con maggiore sopportazione. Le ore di volo saranno circa uguali ma fortunatamente le connessioni dei nostri orari ci faranno attendere molte meno ore che all’andata. Quindi arriviamo ad Hong Kong, dove un bar vende le lattine di birra a 6 dollari (azz!) ma offre internet gratis a velocità spaventosa! Usufruito solo della rete nell’ora di attesa, Il volo sino Dubai è al solito ottimo, la compagnia dimostra la solidità di aeromobili nuovissimi (ne ha in ordine uno nuovo al mese…); i servizi a terra ed a bordo sono impeccabili. Nel prezzo del biglietto hanno perfino incluso la tassa di uscita dalla Thailandia.
A Dubai dobbiamo ora attendere quattro ore e mezza, passeggiando fra ali di folla, il tempo scorre senza troppa fatica.

23 febbraio 2008, Venezia
Siamo in volo sopra il Veneto e la temperatura a terra è di 12 gradi quasi alle 13,00. Atterriamo perfettamente; la stanchezza provata le ultime ore di volo scompare, l’adrenalina mi scuote e sono perfettamente lucido, nonostante in aereo abbia anche preso dell’ottimo Cognac! Mentre attendiamo lungamente i bagagli, chiedo al banco cambi le condizioni praticate: “Commissione dell’11%, minimo importo… Con venti dollari ti do sei euro!” Ladri!!! Che figure facciamo con la gente che viene a trovarci?!? Quanta gente ho incontrato che sogna l’Italia ma che non può premettersela perché “Troppo cara”.
Recuperato lo zaino, passo carico fra due ali di finanzieri, li saluto, passo la sliding door dove Barbara ha già trovato suo fratello venuto a prenderla. Ci salutiamo con un “Ciao a presto!”. Ognuno prende la propria strada.
Vado ad attendere la corriera che mi porterà a Padova, fumo una ARA Lights cambogiana. Incontro con piacere un vigile del fuoco conosciuto i tempi della mia attività di discontinuo; con la moglie, sono appena rientrati da una vacanza balneare alle Seychelles, discorriamo piacevolmente l’ora di percorso. Ci vedremo per una serata di foto.
A Padova scendo alla fontana del Biri, a piedi carico ma felice percorro il kilometro e poco più sino a casa.
Il viaggio, praticamente perfetto, è terminato.

Periodi e Stili dell’Arte Khmer
1.Phnom Da  style                    c.540 – c.600   A.D.
2.Sambor Prei Kuk   Style        c.600 – c. 650   A.D.
3.Prasat Andet   style               c. 690 – c. 700   A.D.
4.Kulen   style                           c. 825 – c. 875   A.D.
5.Preah Ko   style                     c. 877 – c. 893   A.D.
6.Bakheng   style                      c. 893 – c. 927   A.D.
7.Koh Ker   style                       c. 921 – c. 945   A.D.

8.Banteay Srei   style               c. 967 – 1000   A.D.
9.Baphuon   style                      c. 1010 – c. 1080   A.D.
10.Angkor Wat   style               c. 1100 – 1175   A.D.
11.Bayon   style                        c.1180 – 1230   A.D. 

Stili architettonici di Angkor
1.Preah Ko                 875 – 893
2.Bakheng                  893 – 925
3.Koh Ker                   921 – 945
4.Pre Rup                   947 – 965
5.Banteay Srei            967 – 1000
6.Kleang                     965 – 1010
7.Baphuon                  1010 – 1080
8.Angkor Wat   style   1100 – 1175
9.Bayon   style            1180 – 1230

I Templi visitati ad Angkor
(1)  Angkor Wat   ***
Data: Tardo XII sec. (tra il 1113 ed il 1150) con aggiunte posteriori
Stile: Angkor Wat
Regno: Suryavarman II
Visita: Diverse ore (più di una visita è raccomandata)
Capolavoro architettonico per le fini proporzioni e la ricchezza di dettagli, l’apogeo delle costruzioni classiche Khmer. Coperto da 600 mq. di bassorilievi narrativi, occupa un’area di almeno 200 ettari.
La scala di Angkor Wat permette di dare piena espressione al simbolismo religioso ed è, sopra ogni cosa, un microcosmo dell’universo Hindù. Angkor Wat è il più grande edificio sacro sulla Terra.
I bassorilievi rappresentano (A) La battaglia di Kurukchetra (B) l’Esercito di Suryavarman II C) Inferno e Paradiso (D) Oceano di Latte (E) Porta dell’Elefante (F) Vishnu sconfigge i demoni (G) Krishna e il re demone (H) Battaglia tra gli Dei ed i demoni (I) Battaglia di Lanka.
Prima di affrontare la visita consiglio una certa concentrazione ed una ottima guida ben scritta, buona l’idea di una guida in carne ed ossa.

(2)  Bayon   ***
Data: Dal tardo XII sec. al tardo XII sec. Probabile inizio il 1200
Stile: Bayon
Regno: da Jayavarman VII a  Jayavarman VIII
Visita:  Due ore
Già al tempo in cui fu realizzata era un’opera unica. Rappresenta la summa fra il genio creativo e l’ego smisurato del Sovrano Jayavarman VIII; ricco di assaggi inclinati, di ripide rampe di scale ma soprattutto di 54 guglie “goticheggianti” ornate da 216 giganteschi volti di “Avalokiteshvara” dal sorriso gelido che non a caso assomigliano al celebre Sovrano. Trasmettono al visitatore un senso di potere e controllo, ma non senza un tocco di umanità. Da qualsiasi punto si guardi, si riesce sempre a vedere una decina di volti, di fronte o di profilo, quasi a livello degli occhi o rivolti verso il basso.
Eccezionale.

(3)  Thommanon   **
Data: primo XII sec.
Stile: Angkor Wat
Regno: Suryavarman II
Visita:  30 minuti
Tempio minore ma elegante, è compatto e ben conservato, immerso in uno scenario attraente. Pregevoli le sculture in legno rappresentanti “devatas”. Di architettura a singola torre, tipica del periodo, i lavori di costruzione terminarono quando appena Angkor Wat doveva essere iniziato. restaurato dall’EFEO (Ecole Française d’Extreme Orient) negli anni sessanta, realizzato per la devozione a Shiva e Vishnu. Contiene ottime sculture, fra cui “Vishnu sul Garuda.

(4)  Ta Prhom   **
Data: Dal tardo XII sec. al  XII sec.
Stile: Bayon
Regno:  Jayavarman VII ampliato da Indravarman II
Visita:  un’ora circa
Uno dei maggiori templi di  Jayavarman VII, di fatti un tempio-monastero, Ta Prhom realizza un set di gallerie concentriche con torri angolari e gopura, ma con molti altri decori aggiunti. La complessità dell’attuale layout è incrementata da una parte di costruzione crollata, ove hanno trovato condizione grandi alberi di fico e cotone cresciuti fra le rovine. Come riportato su una stele rinvenuta “in situ” nel corso degli studi e restauri di metà novecento, la principale divinità venerata, nel 1186, era “Prajnaparamita” cioè “Perfezione di Saggezza”.
Il nome originario di  Ta Prhom era “Rajavihara”, cioè “il Monastero Reale”, ben 260 divinità erano chiamate all’interno. Da vedere

(5)  Ta Keo   **
Data: Dal tardo X sec. al  primo XI sec.
Stile: Khleang
Regno: Jayavarman V e Jayaviravarman
Visita: da 45 minuti ad un’ora
Un gigante “Tempio Montagna” nella tradizione dei Bakheng e Pre Rup styles, se Ta Keo fosse stato portato a termine, sarebbe stato sicuramente uno dei più belli. Fu il primo monumento angkoriano realizzato interamente in pietra arenaria, Ha una torre centrale, circondata da altre quattro ai lati, alta oltre 50 metri; l’architettura a “quinconce” è tipica di molti templi-montagna di Angkor. Inerpicatevi con calzature adatte; come recita il cartello di avviso “Ognuno sale a proprio rischio e pericolo”. Il pericolo c’è!

(6)  Banteay Kdei   **
Data: Dal tardo XII sec. al  primo XIII sec.
Stile: Bayon
Regno:  Jayavarman VII completato da  Indravarman II
Visita:  da 30 minuti ad un’ora
In un certo senso una versione ridotta di Ta Prohm e Preah Khan, il coevo tempio di Banteay Kdei per alcuni studiosi rappresenta lo “spirito di confusione” regnato nell’arte di  Jayavarman VII. La sua dimensione rende la sua visita agevole. Costruito probabilmente sopra un tempio già esistente, la faccia della torre Est è ornata di gupura.

(7)  Preah Khan   ***
Data: Tardo XII sec. (1191)
Stile: Bayon
Regno: Jayavarman VII con alterazioni di  Jayavarman VIII
Visita: un’ora
Uno dei maggiori progetti di  Jayavarman VII, Preah Khan è molto più di un tempio: con oltre 1000 insegnanti, appare soprattuto come una Università Buddista, così come è possibile al contempo considerarlo una città.
Come per il Ta Prohm, una stele fu trovata in situ, per cui si hanno informazioni certe sul tempio, la sua fondazione e le sue trasformazioni. Probabilmente prima nel luogo, sorgeva il palazzo di Yasovarman II e Tribhuvanadittyavarman, mentre riferimenti al “lago di sangue” indicano che Preah Khan fu costruito sul sito della maggiore battaglia nella riconquista di Angkor da parte dei Chams, ed il Re Cham morì qui. Da vedere.

(8)  Neak Pean   **
Data: Tardo XII sec.
Stile: Bayon
Regno: Jayavarman VII
Visita: 30 – 45 min.
Neak Pean, tempio ad “isola” unico nel suo genere, fu realizzato da ingegneri idraulici devoti al simbolismo Buddista, a forma di croce e nello stile del Bayon anch’esso, datato verso la fine del XII sec. è commissionato dal grande Jayavarman VII. Di fronte la piccola torre centrale ha posto la scultura di un cavallo, detto “Balaha”.

(9)Ta Som   *
Data: Tardo XII sec.  e XIII sec
Stile: terzo periodo del Bayon
Regno: Jayavarman VII ampliato da  Indravarman II
Visita: 30 – 45 min.
Ta Som che sembra un Ta Prohm in miniatura, trovavano “casa” ben 22 divinità ed una iscrizione parla di “gioiello degli elefanti bianchi propiziatori”; ancora, una scultura “Devata” è rappresentata con lunghi orecchini pendenti.

(10)  East Mebon   **
Data: Metà del X sec. (953)
Stile: Pre Rup
Regno: Rajendravarman
Visita: 30 – 45 min.
L’immenso East Baray (lago), che circonda East Mebon fu costruito circa mezzo secolo prima del tempio, da Yasovarman I. Questo fu necessario per garantire le risorse idriche alla sua nuova città, Yasodharapura. Il bacino misurava 7,5 km per 1830 metri. Costruito dal Re Architetto “Kavindrarimathana” (di fatto l’unico architetto Khmer il cui nome è giunto sino a noi), il tempio su santificato a Rajendresvara venerdì 28 gennaio 953, circa alle 11,00 di mattina. Grandi sculture di elefanti a grandezza naturale accolgono i visitatori ai lati del secondo livello

(11)  Prasat Kravan   *
Data: inizi X sec. (consacrato nel 921)
Stile: da Bakheng a Koh Ker
Regno: Harshavarnam
Visita: 30 min.
Del regno di Harshavaram I è chiamato il tempio delle “cinque torri in fila”, è stranamente orientato nord-sud con le cinque torri tutte sullo stesso basamento. All’interno della torre centrale, è scolpito “Vishnu che attraversa l’oceano” su una parete, su quella opposta “Vishnu sopra un Garuda”.

Bibliografia
“Khmer Art in Stone”,  National Museum of Cambodia; Enterprise Oil Editions.
“Ancient Angkor”, Micheal Freeman/Claude Jacques;  River Books Ltd.
Bangkok.
“Cambogia”, guida Lonely Planet, 5a edizione  Italiana EDT.

Epilogo
Al termine di ogni viaggio, cerco dentro me la chiave di lettura di quanto fatto; è naturale fare in bilancio  e delle valutazioni per apprendere quanto più possibile dall’esperienza.
Anzitutto ringrazio Barbara, che si è dimostrata compagna di viaggio onesta e puntuale; le auguro la migliore fortuna per il futuro.
Penso alla Jungla di Cambogia, la cosa più verde che i miei occhi abbiano mai visto.
Penso al maestoso Mekong, dove nelle acque calde ho fatto un bagno indimenticabile.
Penso ai bambini i cui occhi ho incrociato; occhi grandi ed allegri, ignari del passato più terribile di questa martoriata Indocina, e la migliore speranza di pace per queste terre, di Vietnam, Cambodia e Laos.
Penso a me ed a quanto più ricco sia ritornato, soprattutto se riuscirò a fare tesoro di quanto vissuto.
Auguro tutti, le migliori esperienze, nel tentativo di migliorare noi stessi ed il nostro magnifico mondo.

1 marzo 2008
Fabrizio Carbognin

muxicante@hotmail.it


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