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di Alessandra e Marco
 

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Egitto: Il Cairo 2009 - diario di viaggio dal 24 al 28 marzo  di Francesco        

Protagonisti

 Francesco e famiglia, da Padova

 

Il Cairo e Alessandria 

Abbiamo trovato su internet una buona offerta con Alitalia: 200 Euro a persona Venezia - Il Cairo andata e ritorno.
In seguito ho trovato un albergo al Cairo, sempre su internet, a 60 Euro la tripla con colazione a buffet.  Si tratta dell’hotel Havana che si trova nel Cairo nuovo. Un tre stelle passabile. Compreso nel prezzo c’era anche il trasporto all’arrivo dall’aeroporto all’hotel. Ho trovato questo servizio molto buono perché avere qualcuno che ti viene a prendere in un posto nuovo è quasi come arrivare a casa. Il tragitto dall’aeroporto all’hotel dura circa un’ora.
Vicino all’hotel c’era un supermercato aperto 24 ore su 24, come pure un chiosco che vendeva ottimi kebab. La posizione dell’hotel come detto era ottima, centrale e vicino a ristoranti, negozi, banche e quant’altro. La camera era spaziosa.
Per quanto riguarda la sicurezza, nessun problema. Non ci siamo mai sentiti neanche lontanamente in pericolo benché avessimo girato a piedi per quasi tutte le zone del Cairo. Ci sentivamo più sicuri al Cairo che nella nostra Padova. 
Girare con i mezzi è impensabile. Si può utilizzare il metro ma le stazioni sono lontane dai luoghi d’interesse, dipende in ogni caso da dove si ha l’albergo.
L’unico modo per spostarsi è il taxi. Per una corsa in città, secondo il tragitto, il prezzo va da un minimo di 15 Pounds egiziani ad un massimo di 25. Il tragitto all’aeroporto ne costa invece massimo 50 e sempre contrattare prima.
I tassisti non parlano inglese ma riescono a farsi capire nella contrattazione delle tariffe.
Un Euro è pari all’incirca a 7.5 pounds egiziani. Le case di cambio e le banche hanno tutte lo stesso tasso di cambio regolamentato dal governo.
A differenza d’altre città, al Cairo per vederne i luoghi d’interesse bisogna spostarsi molto e questo ti permette anzitutto di visitarla meglio e poi di entrare più a fondo nella vita quotidiana della gente.
In tutti i posti visitati in giro per la città ci siamo visti spesso salutare sorridendo da bambini e adulti, sia uomini che donne, con un  “alò”  od un “aoariù”. Era abbastanza facile riconoscerci come stranieri, bastava guardare i capelli rossi miei e di mia figlia. Le prime volte abbiamo anche provato a rispondere, ma ci siamo accorti che quello era tutto quello che sapevano dire in inglese. Non ci chiedevano niente, volevano solamente comunicare. Anche questo è Il Cairo.   

24.03.09 Venezia – IL Cairo
Partenza da Venezia e arrivo al Cairo con scalo a Roma. A Roma ho perso un paio di volte le valigie, quindi quando passo per Fiumicino ritiro il bagaglio e faccio un’altra volta il check-in.  Strano ma vero, 45 minuti di volo e 50 minuti d’attesa bagaglio.
Erano circa 20 anni che non volavo più con la compagnia di bandiera dovuto allo scarso servizio prestato, sia a terra che in volo, tuttavia non me la sento di dare già un’opinione in un senso o nell’altro.
All’arrivo al Cairo c’era da fare il visto d’ingresso. Noi (tre persone) siamo entrati con la carta d’identità ed oltre ad una fotografia era necessario un bollo da applicare al modulo di richiesta del visto. Il bollo  si compra presso alcune case di cambio che si trovano prima del controllo documenti. Il prezzo del bollo richiestomi era: o 85 pounds egiziani o 15 dollari o 15 euro. Anche un bambino, fatti velocemente i dovuti calcoli, si sarebbe accorto che conveniva pagare in pounds e così abbiamo fatto.
All’uscita ci stava aspettando il taxi che come anticipato in un’ora ci ha portato all’albergo. La prima impressione che si ha del Cairo non è quella vera. Man mano che ci riavvicina al centro il panorama cambia. Mi sono subito accorto che al Cairo non esistono i semafori. Nei cinque giorni che siamo stati al Cairo ne ho visti solo tre e tutti e tre in centro. Il traffico inizialmente sembra caotico ma ci si sbaglia. È un caos organizzato, c’è molto traffico ma non ci sono code, vige la legge del più veloce, ma non ci si arrabbia o impreca se qualcuno passa per primo. I tassisti ascoltano impassibili musica araba e allo stesso tempo suonano in continuazione il clacson.
All’arrivo all’albergo, vediamo che all’entrata è disposto un metal detector attraverso il quale dovremo passare ogni volta che entriamo e usciamo dallo stesso. L’albergo, seppur piccolo, dispone anche di un visibile controllo di polizia privata. Drink di benvenuto e prima passeggiata nei dintorni.
In questa stagione il clima è mite e nelle ore di punta la temperatura non supera i 25°. È abbastanza ventoso ed è necessario avere sempre addosso qualcosa che copra le maniche sia per il vento che per i raggi del sole.  

25.03.09 Il Cairo
Dopo colazione prendiamo un taxi e i facciamo portare al bazar di Khan el Khalili dove per prima cosa facciamo una passeggiata davanti ai caffè all’entrata vicino alla moschea.  Dopo ciò informo mia moglie e mia figlia che quello era il posto dove, circa un mese prima era stato compiuto l’attentato ai danni dei turisti francesi. A questo punto se paura c’era, se n’era gia andata.
Visitiamo la moschea di el-Hazar e l’area attorno a bab el-Futuh.
La zona attorno, dentro e nei punti strategici dell’accesso al bazar è piena di poliziotti e sporadicamente si passano dei controlli al metal detector. Il tutto però in una forma rilassata che non incute paura.
Facciamo anche i primi acquisti ed è la solita storia del tira e molla, solo che qui la domanda iniziale è comunemente dieci volte il valore dell’articolo. Il gioco è sempre lo stesso, ti dicono un prezzo, tu fai la tua offerta e loro si offendono (fanno finta) per il poco valore dato alla loro merce.  
Con tutti i viaggi ormai dietro le mie spalle non ho più la voglia del “tira e molla” così ho sviluppato un modo veloce nel contrattare e che da spesso buoni risultati. Eccolo: dopo aver fatto l’offerta che ritengo equa (dalla quale non mi sposterò più di una virgola) e dopo la tiritera del venditore sul poco valore dato alla sua merce, gli dico che mi rincresce molto di averlo offeso e che non era assolutamente mia intenzione, aggiungendo di non essere un turista ricco ma uno che aveva risparmiato tutto l’anno per fare quel viaggio. Aggiungo anche che quell’articolo mi interessava ma che di più non potevo permettermi di spendere e vedrò quindi di provare presso un altro negozio, magari cercandolo di qualità inferiore e scusandomi ancora per il tempo che gli avevo fatto perdere. A questo punto mentre mi allontano quasi sempre il venditore mi rincorre e mi da la merce al prezzo da me proposto, dicendomi di averci rimesso ma contento di aver fatto contento un turista. Con questa formula lui ha salvato la faccia per l’enorme prezzo iniziale richiesto, io ho la merce al prezzo giusto ed entrambi abbiamo concluso un affare. Se il venditore non mi rincorre vuol dire che presso il prossimo dovrò offrire un po’ di più.
C’incamminiamo quindi verso il Museo egizio. Qui facciamo le prime esperienze con l’attraversamento delle strade e ci accorgiamo che al Cairo oltre che ai semafori mancano anche le strisce pedonali. Anche se ci fossero non farebbe nessuna differenza. Al Cairo per attraversare la strada ci sono due scelte: la prima è di essere un buon centometrista (non è uno scherzo), l’altra affidarsi alla clemenza dei conducenti. Anche qui ho sviluppato subito un sistema tutto mio. Essendo molte le persone che attraversano, mi metto sempre in parte ad altri in modo che stiano fra me e l’auto e facciano da cuscino. Più tardi in centro ho trovato anche delle strisce pedonali, abbiamo attraversato ed un’auto si è fermata a centimetri da noi  frenando all’ultimo momento e facendo strisciare le gomme sull’asfalto. Il conducente ce ne ha dette in francese di tutti i colori. Noi rei di aver attraversato la strada sulle strisce! Il colmo è che vicino c’erano anche quelli che suppongo dei vigili (o magari poliziotti) i quali non si sono nemmeno degnati di girare la testa.
Meglio tornare alla seconda possibilità, quella dei cuscini!
Lungo la strada è un indescrivibile viavai di gente, sembrano (e sono) formiche al lavoro. Lungo i marciapiedi si vende e si compra di tutto, dai lacci per le scarpe allo stereo per la casa, passando per la frutta esotica e le patate americane alla griglia. Di tutto, di più. Noi incontriamo un chiosco che frigge gamberi e calamari, è ormai ora di pranzo e ci fermiamo. Funziona così: si va alla cassa, si paga e si riceve uno scontrino con il quale si va al banco per ritirare la merce. Fin qui tutto normale. Al banco dopo aver preso lo scontrino l’omino prende con le mani (senza guanti) il pesce, lo pesa con un bilancino da farmacista e lo infila dentro del pane arabo  creando un panino tipo kebab, aggiungendo a parte una vaschetta di un’ottima salsa di verdure da accompagnare col pesce. Le mani dell’omino erano talmente unte d’olio che creava una patina impermeabile sulle mani, quindi nessun problema per la salute. I gamberi ed i calamari erano favolosi, croccanti al punto giusto con la salsina deliziosa. Tre porzioni 18 pounds (meno di 3 euro).
Camminiamo fino al museo egizio ed entriamo. L’entrata costa 60 pounds (circa 8 euro) a persona.
All’entrata ci sono varie guide che si offrono ma noi le snobbiamo. Una volta entrati, anche se muniti di un libro sulle opere esposte, ci accorgiamo che non ce la faremo mai a capirne qualcosa da soli. Esco e ingaggio per un’ora (8 euro) una guida, una signora egiziana che se la cavava abbastanza bene con l’italiano. Ci ha fatto girare il museo mostrandoci le cose più importanti e dandoci un’infarinatura sul contenuto del museo. Una volta rimasti soli abbiamo girato ancora in tranquillità per una buona ora. Una curiosità: a volte ci sono dei cartelli descrittivi a più di due metri da terra. Bisognerebbe essere spiderman per poterli leggere. 
Dal museo vorremmo camminare fino all’albergo ma dopo aver attraversato il ponte sul Nilo comincia far buio e rientriamo con un taxi. Cena alla “kebabberia” vicino all’albergo e in piedi.  

26.03.09 Il Cairo e Giza
All’uscita dell’albergo fermiamo un taxi che con 25 pounds ci porta a Giza a vedere le Piramidi e la Sfinge. Il tassista guida veloce, attento e sicuro. L’auto, una Toyota è in buone condizioni e l’aria condizionata funziona. Mi accordo col tassista, che per 10 pounds supplementari ci aspetta per tre ore finché finiamo la visita alle Piramidi. L’entrata costa 60 pounds a persona. L’area interna attorno alle piramidi è piena d’imbonitori, affittacammelli, venditori di cartoline, di souvenir, di bibite, insomma di un po’ di tutto. Basta non farci caso e se ne vanno da soli.
Dopo le Piramidi ci facciamo portare a  visitare la Cittadella ed il quartiere di bin Tulun. Prima di scendere chiedo al tassista quanto mi prenderebbe se l’indomani volessi andare a visitare Alessandria e dintorni. Gli dico che avrebbe dovuto essere a nostra disposizione dalle otto del mattino fino alle sette di sera. Ci accordiamo per 360 pounds (51 euro).
L’entrata alla Cittadella costa 50 pounds per persona e bastano un paio d’ore per visitarla.
All’uscita prendiamo un altro taxi e ci facciamo portare al Cairo Vecchio, dove visitiamo il Museo Copto e le tre chiese vicine: El-Muallaqa, Abu Serga e Mar Girgis.
Di fronte al museo copto c’è la fermata del Metro “Mar Girgis” e quale migliore opportunità per provare il Metro. Decidiamo di prenderla fino alla fermata del museo dove siamo stati il giorno prima. Il biglietto costa 1 pound. Al momento risalire sulla carrozza veniamo richiamati indietro dalla guardia sul binario, eravamo saliti sull’ultima carrozza, quella destinata solo alle donne. Avevo letto da qualche parte che era proibito salire su quella carrozza ma al momento mi era sfuggito. Mentre scendevamo dalla carrozza incriminata il treno è partito ed abbiamo così dovuto aspettare il seguente. Dal museo prendiamo l’ennesimo taxi e ci facciamo portare all’albergo. Oggi abbiamo girato tanto e mangiato un po’ qua ed un po’ là. Siamo talmente stanchi che passiamo al super vicino all’albergo dove compriamo della frutta e dei datteri giganti e con ciò ceniamo in camera.  

27.03.09 Alessandria
Come convenuto alle 8 del mattino il tassista ci aspettava davanti all’albergo. Mentre noi facevamo colazione il personale di vigilanza gli aveva fatto il terzo grado chiedendogli inoltre i documenti e prendendo il numero di targa. Prima di partire il responsabile della sicurezza mi ha detto che il tassista era ok e che potevamo andare tranquilli. Tutto questo di loro iniziativa, forse questa era la prassi. Per andare ad Alessandria abbiamo preso l’autostrada del deserto. È stata una scelta puramente casuale viaggiare ad Alessandria il venerdì. Il venerdì è infatti il giorno di riposo dei mussulmani, così le strade erano meno intasate del solito. Tra Il Cairo ed Alessandria ci sono circa 220 chilometri e in due ore e mezzo eravamo in centro della città. Per prima cosa ci siamo fatti portare alla biblioteca, oggi sfortunatamente chiusa fino alle tre. Abbiamo quindi lasciato il taxi in un parcheggio e ci siamo mossi per conto nostro. Alessandria ha quasi quattro milioni d’abitanti, quindi molto più vivibile del Cairo ma non offre le stesse attrattive turistiche. In un paio d’ore abbiamo visto le cose più importanti. Per pranzo abbiamo comprato per asporto degli spiedini di carne e di pesce con aggiunte di una decina di felafel. Ci siamo seduti a mangiare in un giardino vicino all’area archeologica. I felafel erano ottimi, croccanti di fuori mentre il ripieno interno di verdure era morbido.
Da Alessandria decidiamo di andare ad El Alamain, una settantina di chilometri da Alessandria. Lì passiamo vicino ai vari sacrari e visitiamo quello italiano. Da El Alamain rientriamo al Cairo dove arriviamo puntuali alle sette di sera. Oggi col taxi abbiamo percorso quasi 600 chilometri.
Questa è l’ultima sera in Egitto così andiamo a cenare in un ristorante tipico non lontano dall’albergo che vantava tra i suoi ospiti anche l’attore Omar Sharif. Vi erano infatti all’entrata alcune foto che lo ritraevano all’interno del locale.  

28.03.09 Il Cairo – Venezia
Alle nove abbiamo appuntamento col ormai “nostro” autista che ci porta ad una delle due necropoli chiamata “La città dei morti”. Facciamo un giro veloce con lui che ci faceva da guida, perché sinceramente non ce la sentivamo di andare oltre.
Ci facciamo portare un’altra volta al Bazar di Khan el-Kahlili per le ultime compere e diamo appuntamento all’autista alle tre presso l’albergo.
Oggi mia figlia ha voluto fare l’esperienza di trattare con i venditori del bazar e devo dire che  non se l’è cavata male.
Al supermercato vicino all’albergo compriamo pure qualche specialità egiziana e alle tre siamo pronti per il viaggio.
Questa volta essendo il tempo di transito a Roma corto devo imbarcare le valigie fino a Venezia e che Dio ce la mandi buona.
Sul volo di ritorno con nostra sorpresa ci danno da mangiare esattamente lo stesso menu dell’andata. Non mi era mai successo prima con nessuna compagnia aerea.
Urrà! All’arrivo a Venezia trovo anche le mie valigie. Ma se Roma piange certo Venezia non ride: 40 minuti di volo e 40 minuti d’attesa bagaglio, aggiungendo che c’era un solo volo in arrivo, appunto il nostro da Roma. 
Già all’arrivo c’eravamo accorti che pioveva ma quando usciamo piove proprio a dirotto e la pioggia ci farà compagnia ancora per un paio di giorni. Giusto per compensare il bel tempo avuto al Cairo.

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