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di Alessandra e Marco
 

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Brasile 2009 - diario di viaggio 17 giugno - 2 luglio  di Francesco        

Protagonisti

 Francesco e famiglia, da Padova


Viaggio in Brasile 2009 

Verso la fine di febbraio Alitalia ha fatto una mega-offerta per il Brasile: Venezia - San Paolo – Venezia e per tre persone appena 1200.00 Euro, così abbiamo deciso quest’anno di andarci.
Sempre quando viaggio è mia abitudine affittare un’auto, prima perché mi piace guidare, poi perché se alla fine  si calcolano le spese sostenute per i trasporti interni (in questo caso per tre persone) e si  rapportano alla spesa dell’auto, si fa per lo meno patta, avendo sfruttato di più il tempo a disposizione ed avendo visto sicuramente più cose.
Ho trovato con la compagnia Sixt (tedesca) un’auto di piccola cilindrata ed esattamente una Celta 1.2 al costo di 530.00 Euro per 15 giorni con l’assicurazione “Top cover” ossia casco completo che comprendeva furto ed incidenti quindi senza franchigie e con chilometraggio illimitato.
Per guidare in Brasile bisogna avere la patente internazionale. Il rilascio in Italia costa circa 40 Euro.
Per il giro che abbiamo fatto non è facile trovare dove cambiare contanti,  a meno che non si entri nelle grandi città e con una notevole perdita di tempo.
Il costo della vita in Brasile è abbastanza basso sia per il mangiare come pure le spese per gli alberghi. Anche i souvenir in giro per il paese costano poco e si trovano delle cose carine.
Lungo le strade principali, specialmente nelle vicinanze dei distributori di benzina, si trovano spesso dei ristoranti che offrono diverse formule per mangiare, che vanno dal buffet a prezzo fisso al pasto a peso. Raramente si spendono più di 4/5 Euro a testa, comprese le bibite. Il cibo è buono e la scelta soddisfacente. Ci sono anche dei buffet chiamati “churrasqueria” dove si spende un po’ di più ma in aggiunta si può mangiare tanta carne ai ferri quanta si vuole.
Come detto abbiamo volato con Alitalia e per la prima volta con un 777-200. Un aereo moderno con ognuno il suo televisore individuale e qui ho avuto la sfortuna di avere tra i 291 posti a sedere probabilmente l’unico televisore non funzionante. Forse è stato meglio perché ho potuto riposare, visto che appena sbarcati a San Paolo mi stavano aspettando con l’auto ed ero così in forma per partire subito verso l’avventura. 
Il cibo a bordo era mediamente buono ed abbondante. Il personale di bordo come al solito; ossia che vicino a persone gentili ce n’erano altre che bisognerebbe mandare a lavorare in miniera affinché capiscano la differenza fra lavorare con un piccone e lavorare al contatto con il pubblico.
È strano, ma certi comportamenti sono impensabili presso altre le altre compagnie aeree.
Prima di partire ho preso la guida LP e mi sono costruito un tour un po’ al di fuori delle solite mete turistiche. Il tutto è andato a perfezione  e sono tornato a San Paolo, come previsto sulla mia tabella di marcia,  dopo quasi  5.000 chilometri. 
Ci siamo portati poche cose da vestire per viaggiare leggeri, utilizzando  le lavanderie che in un paio d’ore ti consegnano la roba lavata, asciugata e volendo anche stirata.
Abbiamo così lasciato più spazio per i souvenir che alla fine erano tanti. Dappertutto ci s’innamorava di qualcosa.
Durante tutto il viaggio abbiamo incontrato solo tre persone che parlavano inglese. La prima, una ragazza presso un hotel Ibis, la seconda, la segretaria della Sixt al momento di consegnare l’auto e la terza, con nostra meraviglia, un barbone a Rio che mi ha chiesto dei soldi in un buon inglese/americano. Quando gli ho detto di andare a lavorare mi ha risposto che non poteva perché il suo posto di lavoro glielo avevo rubato io maledetto “gringo”. 
Abbiamo anche fatto la conoscenza con persone che dicevano d’essere discendenti d’italiani, specialmente i proprietari di alberghi,  ma anche qui nessuno che parlasse italiano.
Gli alberghi dove siamo stati sono tutti da raccomandare, indipendentemente dal prezzo. La colazione veniva servita dappertutto dalle sei del mattino, proprio l’ideale per noi che ci alzavamo presto per fermarci anche presto la sera e poter visitare con calma le attrazioni turistiche.  
La colazione era sempre a buffet ed anche molto buona sia nella scelta che nella qualità. 
Tutti avevano il parcheggio vigilato ed in alcuni casi sotterraneo e chiuso come una fortezza.
I prezzi s’intendono per una camera tripla.
La moneta del Brasile è il Reais ed un Euro vale circa 2.90 Reais.
Le carte di credito Master e Visa si ricevono un po’ dappertutto, con privilegio per la Visa e specialmente per la Electron.
Quando si esce dal paese non c’è alcuna tassa da pagare. 

Giorno 17.06.09 Venezia – Roma
Come al solito ed anche contro il volere del personale di terra dell’Alitalia ho fatto il primo chek-in solamente fino a Roma dove ho recuperato il bagaglio e rifatto il chek-in per San Paolo. Mi è già successo che per ragioni di coincidenze troppo corte, il mio bagaglio era ancora a Roma mentre io ero dall’altro capo del mondo.  A Venezia la prima sorpresa Alitalia: non possiamo portare a bordo il bagaglio a mano, due bagagli per la precisione,  perché apparentemente l’aereo era pieno. I nostri bagagli erano dentro le misure con cui si viaggia anche con Ryan Air e non pesavano più di 6 chilogrammi. E pensare che in tre persone avevamo un solo bagaglio da stiva che pesava appena 11 chilogrammi. Incredibile! Era il primo giorno di vacanze e non avevo voglia di mettermi a discutere con un impiegato che poveretto faceva solo quello che gli avevano detto, probabilmente con troppo zelo. Quello che mi seccava era che il bagaglio a mano non aveva nessuna chiusura di sicurezza quindi alla mercé di tutti. Lo avessi saputo mi sarei organizzato in tal senso.
All’arrivo a Roma ecco la seconda sorpresa Alitalia e questa volta positiva. Il mio bagaglio arriva completo ed in appena 15 minuti, un record.  

Giorno 18.06.09 San Paolo – Lins                                 Km. 590
Alle ore 5 arrivo puntuale a San Paolo dove facciamo una coda di più di un'ora al controllo passaporti.
Recuperato il bagaglio, all’uscita trovo il rappresentante della Sixt ad attendermi con l’auto. Con mia sorpresa vedo che si tratta di un’auto nuova, il contachilometri segna appena 35 chilometri, in pratica dal concessionario alle mie mani. Il rappresentante mi spiega che l’auto funziona sia a benzina che ad alcool e apprendo che sia per l’alcool che per la benzina si usa lo stesso serbatoio e che si può quindi tranquillamente mischiare.
Durante la consegna apprendo anche con un sorriso che i brasiliani chiamano il crik “macaco”.
Al momento della consegna mi vengono bloccati sulla carta di credito 2000 Reais che saranno poi sbloccati alla riconsegna dell’auto e dopo il pagamento del noleggio. 
Durante tutti i quindici giorni abbiamo fatto il pieno con alcool, il cui prezzo varia da 1 Reais nello stato di San Paolo fino ai 2 che si pagano nel Mato Grosso. In genere il prezzo è  +o-  attorno a 1.60 Reais.
Uscito dall’aeroporto, forse un po’ per faciloneria ed un po’ per disattenzione, invece di prendere l’autostrada per il nord, prendo quella per il centro di San Paolo e questo al mattino all’ora di punta.
Qui bisogna ricordare che San Paolo ha 17 milioni d’abitanti ed è la seconda città più popolata al mondo. 
Nonostante varie richieste di informazioni non riesco ad uscirne, anzi due ore più tardi mi trovo in pieno centro proprio vicino alla piazza della cattedrale. Come mi fermo un attimo in una zona con strisce gialle per chiarirmi un po’ le idee, arriva un ausiliare al traffico che mi fa cenno di sloggiare. Gli spiego nel mio maccheronico portoghese, cioè metà spagnolo e metà portoghese, che mi ero perso e che giacché ero lì avrei voluto visitare la cattedrale e che se lui mi avesse dato un occhio alla macchina lo avrei ricompensato. Detto fatto, siamo andati  per una buona ora in giro per il centro mentre l’omino faceva la guardia all’auto per paura che ce ne andassimo  senza dargli quanto promesso.
Avevo cambiato un po’ di Euro all’aeroporto ad un tasso sicuramente sconveniente, mentre a San Paolo presso una banca mi hanno fatto il giusto cambio.
Al ritorno ho dato all’ausiliare una piccola riconoscenza e non avendo idea di come uscire dalla città ho preso un tassista, per caso un italiano, che dietro pagamento della corsa mi ha portato fino alla tangenziale da dove poi me la sono cavata bene per tutto il viaggio.
Al primo rifornimento d’alcool mi sono comprato per 13 Reais una mappa stradale del Brasile.
Da San Paolo parte una bella autostrada “rodovia” dove ogni tanto bisogna pagare un “pedagio” che fino alla fine della stessa, ossia dopo circa 900 chilometri, ammonta a una quarantina di Euro.
Ai lati di questa rodovia  è un susseguirsi di piante di canna da zucchero e frutteti.
Alla prima opportunità ci fermiamo lungo la strada per bere un “caldo de cana”, vale a dire un succo di canna pressato al momento. Erano anni che non ne bevevo uno e durante il viaggio ci fermeremo sovente per gustarli. Durante il tragitto si passa attraverso il Parco Nazionale Jau, patrimonio Unesco.
La sera facciamo tappa a Lins, una cittadina lungo l’autostrada per il Mato Grosso.
Hotel Cristal  - 153 Reais. 

Giorno 19.06.09  Lins – Campo Grande  (Mato Grosso do Sul)                            Km. 585
Quella d’oggi sarà una tappa di trasferimento, non per questo senza emozioni. L’autostrada continua ad essere bella e veloce. Per pranzo ci fermiamo presso un chiosco di frutta dove per 4 Reais ci tagliano due immensi ananas e con queste pranziamo. Presso lo stesso chiosco mi compro una bottiglietta da mezzo litro di un decotto tipico locale che dovrebbe aiutare contro lo stress ed altre e chissà quante altre patologie. Effettivamente prendendone tre cucchiai al giorno non ho avuto alcun problema di stanchezza dovuto al tanto guidare. Efficacia o autosuggestione? L’importante è che abbia funzionato. Quello che alla fine mi era rimasto l’ho messo in una piccola bottiglia e me lo sono portato in Italia. Alla partenza, all’aeroporto di San Paolo non hanno fatto alcun controllo dei liquidi come in Italia, cioè massimo bottigliette da 100 ml. Anzi, proprio niente.
Questa sera arriviamo a Campo Grande capitale del Mato Grosso do Sul e qui bisogna spostare l’orologio indietro di un’ora.
Hotel Ibis  - 160 Reais offerta di fine settimana. 

     
 

Giorno 20.06.09 Campo Grande – Miranda/Pantanal                                       Km. 214
Oggi incomincia veramente del nostro viaggio in Brasile. Da Campo Grande parte la strada BR 262  del Pantanal che dopo poco più di 400 chilometri finisce in Bolivia. La strada è scorrevole e non molto trafficata. Noi la percorriamo solo per circa 200 chilometri fino a Miranda. Il Pantanal è patrimonio dell’Unesco e con giusto motivo. Qui il prezzo dell’alcool per auto  raddoppia. Lungo la strada è un susseguirsi di termitai che in alcuni casi arrivano anche all’altezza di due metri. Sempre lungo la strada si trovano parecchi animali, quelli che io ho detto a mia figlia essere “dormienti” ossia quelli che non hanno fatto in tempo a scappare dalle automobili. Se ne vedono anche di vivi, conosciuti e sconosciuti.
Arrivati a Miranda compriamo i primi souvenir tipici, quali piraña imbalsamati e lavori in legno raffiguranti tucani e pappagalli. Qua m’informo anche per fare un tour l’indomani, ma quello che mi propongono è un’escursione su un bus  aperto verso una fazenda dove hanno creato, secondo loro, un “habitat naturale” per gli animali del Pantanal, con aggiunta di una visita ad un allevamento di coccodrilli. Il prezzo del tour era abbastanza caro ed a mio avviso per turisti sprovveduti. Se volevo vedere dei coccodrilli, non andavo certo in un allevamento e tanto meno al Pantanal. La proposta mi suonava come un giardino zoologico all’aperto ed ho rinunciato anche perché avevo progettato di meglio per i prossimi giorni.
Arrivati all’albergo vediamo un tucano venire a posarsi sulle piante in mezzo al giardino dello stesso. Ci dicono di andare a circa tre chilometri dall’albergo dove c’è un immenso stagno e dove al tramonto dovrebbero passare moltissimi uccelli che tornano nella giungla dopo aver passato la giornata a caccia in giro per il Pantanal. In effetti è così, nell’arco di una mezz’ora vediamo tanti tipi di uccelli: pappagalli reali ed ara, vari tipi di gazze, inclusa quella tipica e molto grande del Pantanal, poi tucani, falchi, pappagallini e tanti altri tipi di uccelli colorati.
Qui abbiamo anche fatto la conoscenza con le zanzare, ma da bravi turisti “non fai da te” avevamo portato con noi un apparato elettronico ad ultrasuono che ha funzionato alla meraviglia per tutto il viaggio.
Hotel Campo Grande - 150 Reais 

Giorno 21.06.09 Miranda – Sidrolandia (Mato Grosso do Sul)                                Km. 351
Al mattino si parte presto perché oggi alle tre del pomeriggio c’è la partita Brasile - Italia e non vorrei perdermela.
Da Miranda prendiamo verso Bonito, un paesetto votato all’ecologia, tanto che all’entrata del paese, oltre ai tanti tour ecologici è pubblicizzato un ristorante dove viene servita carne di coccodrillo, capibara, rane, cervo, tartaruga, cinghiale e struzzo. Per carità, legittimo ma alquanto strano.
Dei cento chilometri che vanno da Miranda a Bonito i primi trenta, sono lungo un canale dove abbiamo visto ancora tanti tipi di uccelli ed anche un paio di capibara. I rimanenti settanta sono in sterrato, non pericoloso ma da prendere con cautela. A Bonito facciamo altri acquisti di souvenir. All’uscita del paese si trova un’attrazione, la Bonito Adventure, dove con una tuta in neoprene, pinne ed occhiali si può fare dello snorkeling lungo il fiume Formoso. Ci siamo presentati direttamente alla fazenda dove ci hanno detto che per fare il tour bisognava acquistare i biglietti presso di una delle agenzie del paese. Ho spiegato che non avevo tempo da perdere per via dell’imminente partita di calcio, così da bravi sportivi hanno fatto uno strappo alla regola e per 39.50 Reais a testa (capirai che fatica!) abbiamo fatto un’escursione a nuoto sul fiume. L’escursione dura circa un’ora e mezzo e non bisogna per forza essere capaci di nuotare. Io non vedevo l’ora di uscire dall’acqua che arrivava appena ai 18°. Per me che sono abbastanza freddoloso non è stato certo uno spasso. Lungo il tragitto abbiamo visto pesci, uccelli ed alcuni macachi di piccola taglia. L’acqua va da una profondità di due metri fino a cinque ed è limpidissima. 
Alle tre e mezzo in punto eravamo in albergo a Sidrolandia. Fortunatamente mi sono perso il primo tempo quando l’Italia aveva già incassato tre gol, così mi è stato risparmiato il disagio davanti ai brasiliani che guardavano la televisione nell’hall dell’albergo. Avevo anche una televisione in camera ma ho voluto essere masochista fino in fondo, nella speranza  di vedere una prova d’orgoglio da parte degli italiani. Inutilmente. Alla fine della partita i brasiliani non mi hanno detto niente. Un 3-0 all’Italia doveva essere per loro “normale amministrazione”.
Hotel Acacia  - 110 Reais 

Giorno 22.06.09 Sidrolandia – Chapadau do Ceu  (Goìania)                               Km. 485
Oggi tappa di trasferimento dallo stato del Mato Grosso do Sul allo stato di Goìania. Inizialmente la strada verso nord è strapiena di camion, poi come cambio direzione verso lo stato di Goìania, ossia nord est, non s’incontra quasi traffico. Il prezzo dell’alcool per auto comincia a scendere un po’ e si sposta l’orologio avanti di un’ora.
Lungo la strada s’incontrano parecchi animali, “dormienti e non”, come pure chilometri di coltivazione di cotone.
Chapadau do Ceu, che si vanta di essere la città più pulita del Brasile, si trova a 25 chilometri d’ottimo sterrato dall’entrata del Parque Nacional da Emas patrimonio Unesco.
Il parco può essere visitato solo se accompagnati da una guida, cosi la sera, appena arrivati siamo andati al centro turistico del parco e ne abbiamo ingaggiata una per sei ore, dalle sei del mattino a mezzogiorno e per la modica cifra di 20 Euro. L’entrata al parco costa 3 Reais per persona.
Tra le altre informazioni prese presso l’ufficio turistico, scopriamo che nella vicina cittadina di Jatai, a circa 190 chilometri, ci sono degli ottimi club termali e ci facciamo un pensierino per l’indomani.
Il centro turistico si trova dentro un piccolo parco ed all’imbrunire abbiamo visto alcuni coloratissimi pappagalli ara fare tappa sugli alberi dello stesso. Nel centro turistico ci hanno cambiato del contante ad un buon tasso.
Hotel Vitor  - 100 Reais 

Giorno 23.06.09 Chapadau do Ceu – Jatai                  Km. 90  di parco + 196 di strada normale
Come d’accordo la guida ci aspetta alle sei del mattino al nostro albergo e dopo la colazione si parte subito con la nostra auto per il parco che apre alle sette. Eravamo gli unici visitanti a parte una troupe giapponese che girava un documentario sul parco.
La guida ci aveva chiesto il giorno prima se volevamo fare degli appostamenti a particolari animali o semplicemente visitare il parco e noi avevamo optato per la visita.
Per fare il giro del parco, tutto in buono sterrato e lungo una quarantina di chilometri,  ci vogliono circa tre/quattro ore, anche a seconda delle pause per fotografare o fare corti appostamenti.
Dopo una ventina di chilometri, lo sterrato si riempie di un’erba fine e non pericolosa per la guida, ma talmente alta che non si vede più nulla e si continua a guidare solo a caso e con l’aiuto della guida, quasi come nella nebbia. Pur avendo una assicurazione “top cover” ero nervoso per eventuali danni che avrebbe potuto soffrire l’auto ed appena usciti ne ho controllato subito le fiancate laterali. Tutto O.K.  
Qui abbiamo visto da molto vicino una miriade di struzzi, cervi, falchi e pappagalli di varie specie.
Il culmine della visita è stato quando la guida si è di fatto tuffata in mezzo alle erbacce ed ha catturato per la coda un grosso armadillo al quale abbiamo fatto parecchie foto.
Poco prima di mezzogiorno eravamo di ritorno all’albergo ed abbiamo ripreso la strada in direzione Jatai. Per risparmiare tempo e chilometri abbiamo preso una strada sterrata lunga una settantina di chilometri. Il fondo stradale era molto polveroso ma in buono stato ed alle due e mezzo eravamo ad Jatai.
Abbiamo cercato subito un albergo e verso le quattro eravamo al club termale Vila do Paradiso. Una meraviglia. Il club apre alle tre e chiude alle nove. Ci sono varie piscine, per adulti e per bambini più due piscine con scivoli enormi. Tutte sono rifornite con acqua  termale a 42°.  Quella per adulti era immensa con attorno palme tropicali ed un sottofondo di piacevole musica brasiliana. Non c’erano mai più di dieci  persone in acqua allo stesso tempo. Da dei bocchettoni  interni della piscina usciva l’acqua termale molto calda ed io ci stavo spesso vicino a mo di idromassaggio.
E’ stato molto bello e quando ce ne siamo andati ci sentivamo da Dio, appunto in Paradiso.
Il nome: città del Paradiso, era proprio azzeccato. Siamo rimasti quasi fino alla chiusura e quando siamo ritornati in città era talmente tardi che tutti i ristoranti erano già chiusi, quindi, cena in camera con tutto quello che restava in auto.
Prezzo dell’entrata al parco acquatico 10 Reais per persona. All’incirca di 3 Euro.
Hotel Rio Claro - 134 Reais         

Giorno 24.06.09 Jatai – Arexa (Minas  Gerais)                       Km. 670
Oggi vorrei fare più strada possibile verso Belo Horizonte. Scelgo di fare una strada secondaria via San Simao  ed Uberlandia. Alla sera arriviamo ad Arexa che è ormai scuro, ma questo, primo per i tanti chilometri e secondo perché me la sono presa comoda.
La strada, tutta asfaltata, a volte era piena di buche mentre a volte in perfetto stato. Lungo la strada s’incontrano tanti negozietti che vendono frutta ed i tipici dolcetti d’Arexa fatti con dulce de leche, zucchero di canna e noccioline americane.
Hotel da Torre - 160 Reais, ma per due camere comunicanti. 

Giorno 25.06.09 Arexa – Ouro Preto                                        Km. 468
I chilometri di  strada che portano ad Ouro Preto scorrono velocemente su e giù per verdi colline e nel primo pomeriggio vi siamo già arrivati.
Ouro Preto è una cittadina coloniale che ha mantenuto intatto il suo fascino ed è anche patrimonio Unesco. Dal nostro alloggio, la Pousada Ouro Preto, arroccata su un pendio nel centro del paese, si gode una bella vista della storica cittadina.
Qui troviamo anche una lavanderia express che in poche ore ci riconsegna la roba lavata e stirata.
Quello che mi ha meravigliato, tra altre cose, è il grande numero di chiese costruite a Ouro Preto.
La più interessante da visitare è sicuramente quella di San Francesco d’Assisi dove si trovano alcune sculture d’Aleijandihno ritenuto il Michelangelo del Brasile.
Qui ho cambiato ancora un po’ di contante presso un negozio di gemme e pietre preziose proprietà di un italiano la cui famiglia era originaria del Veneto. Pure lui non parlava italiano e mi ha fatto il miglior tasso cambio ottenuto fino ad allora. Gli ho chiesto come poteva farmi un cambio così favorevole e ci ha spiegato che il suo business non era cambiar soldi, ma avendo un export-import di pietre preziose ed avendo spesso bisogno di valuta, se la avesse comprata presso le banche gli sarebbe costata di più. Una parola tira l’altra e così ci ha aperto la cassaforte e ci ha mostrato migliaia di carati di pietre preziose di tutte le specie. Le più belle erano due topazi reali, talmente  belli che mia moglie e mia figlia se ne sono subito innamorate. C’era solo un piccolo dettaglio e vale a dire che per comprarli ci voleva un portafoglio ben gonfio, cosa che io non avevo.
Pousada Ouro Preto  - 110 Reais 

Giorno 26.06.09 Ouro Preto – Barbacena                               Km. 237
Dopo aver comprato ancora souvenir si parte in direzione Congonhas dove c’è una chiesa patrimonio Unesco con davanti all’entrata le statue dei dodici apostoli, pure questi opera dell’Aleijandinho.
Anche oggi la strada è un su e giù tra verdi colline. Molto pittoresco. Nel pomeriggio vorrei arrivare a Tiradentes considerata la più bella cittadina coloniale brasiliana. Effettivamente è molto bella ma  è impossibile trovare un alloggio. C’è un raduno di motociclisti e tutti gli alberghi e le pousadas sono strapieni, c’era chi  aveva messo anche delle persone a dormire in tenda in giardino e chi addirittura  nel sacco a pelo in soggiorno. Tiradentes era talmente piena di gente che è stato impossibile visitarla non ostante si potesse parcheggiare ovunque vista la mancanza d’auto. Le fabbriche di moto e d’accessori per le stesse la facevano da padroni con la loro pubblicità. Per non parlare poi delle quantità di bottiglie e fusti di birra che si vedevano in giro. Presso il locale ufficio turistico ci siamo fatti riservare una camera presso un albergo a Barbacena distante una settantina di chilometri.
L’hotel, un quattro stelle, si trova  su una collina a 1200 Mt. di altezza ed è pure sede di una scuola alberghiera. Non è stato facile arrivarvi poiché abbiamo dovuto percorrere tutto il centro della città ed era già buio. Colazione super.
Hotel Senac Grogoto – 157 Reais 

27.06.09 Barbacena -  Rio de Janeiro                                     Km. 335
Il mattino quando ci alziamo per partire ci accorgiamo che l’hotel e la collina erano circondati da nebbia. Il clima era ventoso e faceva piuttosto freddo.
Da Barbacena a Rio è quasi tutta autostrada, della quale solo gli ultimi 50 chilometri sono a pagamento con un costo di circa 25 Reais in totale. Si guida quasi sempre in discesa e la strada è molto panoramica. Man mano che ci si avvicina a Rio ai lati della strada, è un susseguirsi di casupole che vendono frutta e banane taglia “mignon”.
Spesso ed improvvisamente lungo l’autostrada spuntano dei passaggi pedonali senza che ci sia l’obbligo di fermarsi. Sono i pedoni che devono dare la precedenza e passano di corsa appena si presenta la possibilità.
Mentre a San Paolo sono stato distratto qui a Rio non lascio nulla al caso e benché Rio abbia 7 milioni di abitanti, quindi abbastanza grande, percorro tutta Rio da nord a sud fino a Copacabana senza sbagliare una virgola e quando mi sono fermato per chiedere informazioni ero a 300 metri dal punto previsto. Bravo! Non avevo riservato alcun albergo ma troviamo subito posto nel secondo dove mi presento. E’ l’hotel Mirador, un quattro stelle a tre quadre dalla spiaggia di Copacabana. Tra gli altri servizi c’era un parcheggio interno e sotterraneo, la piscina sul tetto, una sauna etc. Tre persone ci attendono davanti all’entrata dell’albergo, la prima mi apre la portiera dell’auto, la seconda prende i bagagli mentre la terza porta l’auto in garage. Che servizio!
Una volta arrivati in camera ci accorgiamo che nonostante le quattro sventagliate stelle si tratta di una camera uguale a tutti gli altri alberghi precedenti. Per lo meno aveva la cassaforte. Ah, un altro dettaglio, dalla nostra camera la 1008 al decimo piano alla sera si vedeva  la montagna del Corcovado (il Gobbo) con il la statua del Redentore tutta illuminata.
Siamo per la prima volta a Rio e  quindi non perdiamo tempo, subito a camminare. Ci siamo messi in marcia lungo la spiaggia di Copacabana  e cammina,  cammina, siamo arrivati a piedi fino al Pão de Açucar. Eravamo ormai verso il tramonto ed una volta sopra siamo rimasti stupefatti dal panorama di Rio mentre le luci si accendevano tutto intorno. Costo della salita col teleferico 45 Reais a persona. Al ritorno abbiamo preso un piccolo bus che con due Reais per persona ci ha riportato alla spiaggia di Copacabana. Il lungomare era pieno di mercatini e qui compriamo altri souvenir. Il “clou” della serata è quando ci sediamo ad un tavolino vicino alla spiaggia e ci beviamo  tre cocchi freschi.
Hotel Mirador  –  225 Reais + 25 Reais per il parcheggio

28.06.09 Rio de Janeiro
Abbiamo solo un giorno per visitare Rio quindi alzata presto di mattino e dopo un’abbondante colazione si parte all’attacco.
Oggi si corre la maratona di Rio ed alle otto siamo già sul percorso per vedere passare i primi corridori. Siamo rimasti li una buona mezz’ora ed abbiamo visto migliaia di persone passare correndo davanti a noi.
Con il bus 583 ci facciamo portare al Corcovado dove con il trenino saliamo in cima al costo di 36 Reais a persona.  Oggi è domenica e c’è tanta gente sopra il Corcovado, specialmente cariocas che fanno l’escursione domenicale con la famiglia. Per fare una fotografia bisogna mettersi in doppia e tripla fila.
Dal Corcovado prendiamo l’autobus 190 verso il centro della città in Piazza Floriano e qui è esattamente il contrario, a parte qualche barbone, non c’è nessuno. Visitiamo la vicina cattedrale metropolitana e dalla stazione lì di fronte, partiamo sul trenino chiamato “il bondinho” per andare a visitare il quartiere di Santa Teresa. È più interessante il viaggio col trenino che non il quartiere stesso. Ritorniamo a Copacabana e mentre camminiamo mi rendo conto che c’era tanto silenzio, l'intera città era  intenta a guardare la finale della Coppa Federale di Città del Capo tra Brasile e Stati Uniti. Passando lungo la strada si vedeva che qualsiasi negozio aveva la tv accesa e mentre gli americani vincevano due a zero c’era un silenzio di tomba. Per sapere che poi i brasiliani hanno segnato poi  tre gol non occorreva guardare la tv. Al momento dei gol tutta Rio era un unico boato. Alla fine della partita mi aspettavo una festa, un po’ di samba, invece niente.
Tra ieri e oggi abbiamo camminato molto e quale miglior ristoro d’altri tre cocchi a Copacabana? Facciamo l’ultima passeggiata lungo la spiaggia dove ci sono tanti pittori che vendono i loro quadri e facciamo altri acquisti.
Hotel Mirador  -  225 Reais + 25 Reais per il parcheggio. 

29.06.09 Rio de Janeiro – Parati                                            Km. 372
Avevamo deciso che avremmo passato gli ultimi due giorni al mare lungo la costa e cosi sarà. Partiamo al mattino presto in direzione Ipanema (ci fermiamo a fare qualche foto alla spiaggia) sperando di evitare il traffico del lunedì mattina, ma inutilmente.  Me l’ero fatta facile uscire da Rio, ma anche percorrendo (+o-) sempre la strada giusta devo guidare una buona ora per entrare in autostrada per San Paolo. Appena possibile esco dall’autostrada e mi dirigo verso la costa. La strada scorre  dentro un parco nazionale e si gode la vista di una bella vegetazione. Inizialmente non ci sono molte spiagge ma dopo Angra dos Reis fino a Parati se ne trovano parecchie. Nel pomeriggio ci fermiamo un paio d’ore in una spiaggia lungo la costa. Come detto, la scelta è grande. A sera siamo a Parati e ci alloggiamo presso una Pousada, nuova e molto carina.
Vicino alla Pousada c’è una lavanderia e portiamo a lavare le ultime cose.
Andiamo a cenare al ristorante Chafariz che si trova all’inizio del centro storico del paese. Non lo consiglio.
I prezzi dei ristoranti del centro storico di Parati (e sono tanti)  sono almeno tre volte più cari che nel resto del Brasile. Chiaramente non li ho provati, ma riportavano più o meno lo stesso menu. Una curiosità: tutti i prezzi erano espressi per due persone. 
Pousada Villaggio – 122 Reais 

  

30.06.09 Parati                                                                  Km. 65
Questa sarà una giornata dedicata al relax. Presso la pousada c’informiamo su quali spiagge visitare e ci consigliano di andare fino a Trinidade a 27 chilometri di distanza e visitare la “Praia dos Meio” e la “Praia dos Ranchos”, raggiungibile questa in barca o in una mezz’ora di marcia dalla praia dos Meio.
Usciti dalla strada principale per entrare nel paesetto di Trinidade vengo fermato dalla polizia stradale per la prima volta durante tutto il viaggio. Vogliono vedere la patente ed i  documenti della macchina. Neanche mi chiedono i passaporti che non  avevo neppure con me, li avevo lasciati nella cassaforte della pousada ed avevo solo delle fotocopie. Era evidente che cercavano qualche anomalia ma, disgraziatamente per loro, era tutto apposto. Niente mancia, pazienza!
Nel paesetto di Trinidade ci sono tre belle spiagge, una dietro l’altra ed un posto dove lasciare l’auto custodita. Dal parcheggio alle spiagge ci sono cento metri da camminare. Noi proseguiamo a piedi verso la praia dos Ranchos lungo un sentiero che porta prima ad una deserta e bianchissima spiaggia lunga circa 500 metri, poi sempre lungo un altro sentiero abbastanza sconnesso e pieno di piante tropicali, al pozo natural, appunto la praia dos Ranchos. Si tratta di una piscina naturale tutta protetta da altissimi scogli con un’apertura tra due di essi che permette l’entrata e l’uscita dell’acqua. Ci sono poche persone, alcune in acqua altra stese sugli scogli levigati a prendere il sole. L’acqua è alta massimo un metro e mezzo, è trasparente e si vedono dei pesci colorati che ti seguono quando ti muovi. Vi restiamo fino poco prima dell’imbrunire poi ci facciamo portare alla macchina con una lancia al costo di 5 Reais per persona.
La sera ceniamo al ristorante a chilo, Sabor da Terra, dove prendiamo della carne ai ferri con manioca bollita e banane fritte. Buono e per niente caro.
Pousada Villaggio – 122 Reais 

  
praia dos ranchos                                                                                      praia dos meios

Giorno 01.07.09 Parati – Moji das Cruzes.                               Km. 280
Prima di partire spediamo le ultime cartoline e compriamo gli ultimi souvenir.
Domani si parte e voglio avvicinarmi a San Paolo senza entrarvi un’altra volta. Me la prendo comoda, tanto che per fare i 280 chilometri c’impiego tutto il giorno. Continuiamo sempre lungo la costa dove ci sono moltissime belle spiagge praticamente deserte. Ci fermiamo anche in una di queste a pranzare al sacco e bagnarci i piedi. L’ultimo pezzo di strada, dalla costa a  Moji è tutto un su e giù per colline.
Moji, dove arriviamo già col buio, non offre nulla di particolare. Siamo andati  a cenare in un ristorante cinese con piatti vegetariani (con i cinesi non si sa mai), che  era oltretutto l’unico che abbiamo trovato aperto nel centro, dove appunto noi alloggiavamo.
L’albergo era buono e con un garage sotterraneo con due porte di ferro per entrarvi. Una fortezza.
Hotel Binder  -  200 Reais per  un appartamento. 

Moji das Cruzes  - San Paolo                                                 52 Km.
Abbiamo appuntamento all’aeroporto a mezzogiorno per la consegna dell’auto. Arriviamo in anticipo e chiamo l’ufficio Sixt per consegnare subito l’auto. Dopo 10 minuti arriva l’incaricato e dopo i dovuti controlli consegno l’auto e pago il totale pattuito con la carta di credito direttamente all’incaricato che mi riceve l’auto.
Poco dopo aver consegnato l’auto cade un acquazzone. Ancora una volta è andata bene perché durante tutto il viaggio non avevamo visto una sola goccia di pioggia.
La partenza si dimora di un’ora e per questo arriviamo a Roma con un’ora di ritardo.
Il cibo a bordo è esattamente lo stesso che all’andata ma è di qualità inferiore, tanto che nonostante la fame ne ho lasciato parte sul vassoio. In cambio il bicchiere di vino rosso che mi sono permesso dopo 15 giorni di guida era bello freddo, un pugno in un occhio. Per quanto concerne il personale di bordo, vale lo stesso discorso dell’andata.
A Roma, altra ora di ritardo prima della partenza causa le molte valigie da caricare. C’erano solo due persone per caricare le 130 valigie (cosi ci ha detto il capitano) e le vedevamo dai finestrini dell’aereo. Mi facevano pena e se avessi potuto sarei sceso volentieri ad aiutarli.
Mentre all’andata avevamo solo un bagaglio da stiva, al ritorno ne avevamo tre, questo dovuto ai molti souvenir ed ad una borsa supplementare acquistata in Brasile.
Mentre i due poveri omini caricavano le valigie sudando copiosamente, ho visto che i miei tre colli venivano caricati a bordo ed ero così più tranquillo a Venezia allorché aspettavo davanti al nastro trasportatore, che comunque si è fatto aspettare più di un’ora.  

Conclusione
Alla fine abbiamo percorso 4.970 chilometri ed abbiamo visitato in linea di massimo quello che avevamo progettato. Dovessi ritoccare qualcosa “col senno di poi” eliminerei i due giorni passati in spiaggia e starei due giorni di più a riposarmi nella piscina termale.
Naturalmente questo è anche un giudizio di parte perché non sono amante del mare. Inizialmente avevo previsto di arrivare nel Pantanal fino al confine con la Bolivia e probabilmente lo avrei anche fatto se la strada del ritorno non fosse stata la stessa dell’andata. Fra andata e ritorno per la stessa strada sarebbero stati 440 chilometri in più e per vedere in teoria lo stesso paesaggio. Forse avremmo visto più animali ma considerato il tragitto che abbiamo fatto in seguito, ne abbiamo visto lo stesso abbastanza. 
Mi è dispiaciuto anche di non aver potuto visitare meglio Tiradentes ma sinceramente il raduno dei bikers non ce lo ha permesso.
I brasiliani si sono dimostrati molto gentili, sorridenti e per niente invadenti. Tra tutte le cose che mi sono rimaste impresse, una di esse, è il loro modo di dire O.K. Pollice verso l’alto.

mfmm2006@libero.it