2005 Viaggio in Argentina 2a parte - il
Nord di Francesco e famiglia.
Dopo il viaggio in Patagonia e
Terra del Fuoco, eccomi con la seconda parte del viaggio.
Quest’anno abbiamo deciso di visitare il nord dell’Argentina, entrando anche in
Cile, Bolivia, Paraguay, Brasile e Uruguay.
Alcuni dei posti visitati non figurano in alcuna guida e per questi, le
informazioni le abbiamo prese dal sito argentino
www.ruta0.com Affittiamo ancora una VW Golf presso la Europcar e l’auto ci
sarà consegnata all’arrivo a Buenos Aires. Prezzo 35 dollari al giorno tutto
compreso, con franchigia del 10% in caso d’incidente o furto. Chilometraggio
illimitato.
Ci sono delle giornate in cui faremo molti chilometri, bisogna però dire che in
certi posti il traffico è pressoché inesistente ed i limiti di velocità sono
spesso sopra i 100 chilometri orari.
I prezzi degli alberghi s’intendono per quattro persone in camera famigliare o
due camere e sono espressi in pesos argentini.
Un Euro pari a 3.35 Pesos argentini.
27.06.05 - Partenza da Venezia per Roma e
proseguimento per Buenos Aires
Il volo è tranquillo però dura tredici ore e nonostante la proiezione di due
film ed il servizio di due pasti, il viaggio non finisce mai.
28.06 - B. Aires - Villa Mercedes
(Pampas) Km.760
Alle 6.30 del mattino c’è puntuale il rappresentante dell’Europcar che
senza tante formalità ci consegna l’auto. Oggi come primo giorno di guida
prevedo di attraversare tutta l’Argentina e arrivare in serata a Villa Mercedes.
La prima fermata è a Cañuelas, all’hotel Libertad dove ci siamo fermati come
ultima tappa l’anno scorso. Vogliamo già prenotare per il nostro ultimo giorno
e allo stesso tempo vedere se per caso l’anno scorso ho lasciato qui il carica
batteria del mio cellulare. Il proprietario mi riconosce, controlla e mi
consegna subito il mio carica batteria con scritto sopra il numero di stanza che
avevamo l’ultima volta. La prima tappa è Lujan dove c’è la Basilica de
Nuestra Señora de Lujan e dove si può ammirare la Virgencita.
Continuiamo il viaggio che è un po’ monotono, a parte le mandrie di bovini che
vediamo lungo la strada, d’altronde è normale, stiamo attraversando Las pampas.
Ci fermiamo a mangiare per il pranzo lungo la strada a Rufino e ordiniamo il mio
piatto di carne preferito: il bifè de chorizo. Le porzioni sono
enormi e mio figlio che l’ultima volta non era venuto con noi mi chiede se la
porzione era tutta per lui, tanto era grande. La strada, a parte qualche tramo,
è in buono stato e veloce. Arriviamo verso sera a Villa la Mercedes, una
cittadina che vive prevalentemente dell’agricoltura e dell’allevamento.
Hotel Centro $ 90
29.06.05 – Villa Mercedes - Mendoza (Estado Cuyo)
Km. 387
A Mendoza abbiamo degli amici argentini che abbiamo conosciuto anni addietro,
così prima di partire li chiamiamo avvisandoli del nostro arrivo in serata. Già
c’eravamo scritto via internet. Ci dicono subito che il marito avrebbe
preparato una tipica parrilla argentina e quindi di passare a cena
da loro. Arriviamo a Mendoza e ci fermiamo presso il nuovo Hotel Ibis proprio
all’entrata della città.
È stato bello rivederli dopo quasi 20 anni. La parrilla era eccellente ed il
vino della zona ancora meglio. Verso le due del mattino ci hanno accompagnato
in hotel con la promessa di salutarci prima di partire. L’idea per il giorno
dopo era di entrare in Cile attraverso il passo de la Cumbre, visitare Santiago
e poi continuare fino ad Antofagasta per poi rientrare in Argentina via San
Pedro de Atacama e paso de Jama. Essendo qui inverno c’è il pericolo neve quindi
bisogna informarsi l’indomani sulla percorribilità delle strade. Oggi nevica a
tutto spiano ed il passo è chiuso
Hotel Ibis $ 120
30.06.05 Mendoza - La Rioja (La Rioja) Km 621
C’informiamo al mattino presto: sfortunatamente sul passo de la Cumbre
nevica ancora. Non possiamo attendere dei giorni a Mendoza quindi invece che
entrare in Cile proseguiamo per il nord dell’Argentina. Da Mendoza ci dirigiamo
verso San Juan e prendiamo poi la RN l41. Arrivati a Vallecito visitiamo il
Santuario della Difunta Correa. Dal punto di vista culturale
questo è uno dei luoghi più affascinanti e originali del paese. In Argentina,
quando lungo il cammino si incontrano dei santuari in miniatura con le
immancabili bottiglie d’acqua e pezzi di ricambio per auto, sono appunto quelli
dedicati alla santa.
Prendiamo poi la ruta provincial 510 che ci porta ad Augustin de Valle Fertil
da dove la strada comincia ad essere sterrata fino all’entrata del Parque
nacional Ischigualasco, conosciuto anche come Valle de la Luna. .
Qui nel museo del parco si possono vedere dei fossili di dinosauro. Passeggiamo
un po’ nei dintorni e poi partiamo verso La Rioja. A parte i 50 chilometri di
sterrato, la strada è veloce e senza traffico. Oggi abbiamo incontrato parecchi
controlli della polizia stradale. Nessun problema, ci hanno solo richiesto
informazioni per compilare delle statistiche. Arrivati a La Rioja ci fermiamo al
buon hotel Plaza. L’hotel non dispone direttamente di un parcheggio, ma ha una
convenzione con un garage vicino. Il garage si sviluppa in altezza e noi
dobbiamo parcheggiare al quarto ed ultimo piano e la salita che porta ai piani
superiori è talmente stretta che sembra una scala a chiocciola. Hotel Plaza $
230

La difunta Correa
01.07.05 - La Rioja-Cafayate (Salta) Km. 565
Anche oggi prevedo di fare parecchi chilometri. La strada è molto veloce e come
sempre con poco traffico, attraversando piantagioni di canna da zucchero. È
tutto un viavai di trattori e trenini che trasportano la canna da zucchero ai
frantoi. Il primo posto interessante è Tafi del Valle dove si arriva dopo una
lunga salita e dove il panorama è unico. Poco prima di T.del Valle si incontra
una spianata con una grande statua che rappresenta un indio e dove ci sono molte
bancarelle di souvenirs, di formaggi e dei tipici dolcetti argentini: gli
alfajores. Questi sono molto buoni, più cremosi di quelli già provati.
Da Tafi del Valle una bella strada panoramica porta al passo Abra del Infierno e
poi giù fino alle rovine di Quilmes. Quilmes è una fortezza precolombiana
fondata dagli indios quilmes all’incirca nel 1000 d.C. i cui resti si trovano a
cinque chilometri di sterrato dalla strada statale. Lasciamo l’auto al
parcheggio e ci arrampichiamo per una ripida salita costeggiata da cactus fino
ad arrivare alla cima del Pucarà (insediamento indio).
La sera tardi arriviamo a Cafayate, terra di produttori di vino e ci fermiamo
all’Hotel Confort in centro del paese.
Hotel confort $ 75

Le rovine di Quilmes
02.07.05 Cafayate – Tilcara (Jujui)
Km. 406
Poco dopo di Cafayate incomincia la quebrada de Cafayate, un
paesaggio stupendo formato dall’erosione della montagna da parte dell’acqua.
L’erosione ha creato delle formazioni particolari a cui sono state date i nomi
di: La garganta del diablo (la gola del diavolo), El Anfiteatro
ecc. Arriviamo a Salta capitale dell’omonima provincia e ne visitiamo il centro.
Ci fermiamo per informarci sugli orari del tren de las nubes ma
questi non coincidono con i nostri tempi, così dopo una breve visita alla città
partiamo in direzione Tilcara. Non è così importante perché in auto faremo in
ogni caso la stessa strada che fa il tren de las nubes. Lungo la strada
ammiriamo a Pumamarca el Cerro de los siete colores e arriviamo
in serata a Tilcara dove troviamo alloggio presso l’hotel La Morada (in realtà
una casa privata) e dove in camera troviamo pronte delle bustine di the alla
coca per il soroche (male d’altura). Lo proviamo e fa effetto.
Troviamo anche una lavanderia che in un paio d’ore lava e asciuga tutti i nostri
indumenti. A Tilcara c’è anche un variopinto mercato indio permanente. Ceniamo
in un ristorante tipico con zuppa di noccioline americane e carne di lama.
Hotel La Morada $ 70

El anfiteatro
03.07.05 - Tilcara-Susques Km. 576
Si parte prestissimo al mattino e per prima cosa troviamo sul nostro cammino
il Monolito del Tropico del Capricorno, poi attraversiamo la Qebrada de
Humahuaca dove sia a destra che a sinistra si ammirano dei paesaggi
stupendi. Continuiamo fino alla Quiaca ai confini con la Bolivia. Dall’altra
parte della frontiera c’è la cittadina di Villazon dove ci lasciano entrare a
piedi senza alcun visto. Oggi è anche giorno di mercato e si trova di tutto, dai
sacchi di foglie di coca fino ai sandali fatti con le gomme degli autocarri.
Fare shopping per i negozietti di Villazon è uno spasso. Il ponte che separa la
Bolivia dell’Argentina è un viavai di persone che trasportano sacchi di
mercanzie da uno stato all’altro, sembra un formicaio. Riprendiamo poi la strada
di ritorno e ad Abre Pampa c’immettiamo nella RN 40 lunga 100 chilometri e tutta
in sterrato. La RN 40 c’immetterà sulla strada della Puna
(altopiano argentino) all’altezza di Salinas Grandes,
un lago salato.
Lungo il cammino è un susseguirsi d’incontri con i caratteristici animali della
puna argentina: lama, vicuñas e guanachi. Più di una volta ci fermiamo a fare
delle fotografie o per lasciarli attraversare la strada. Incontriamo pure una
carovana d’indios con una schiera di lama che trasportavano del sale.
Essendo tardi passiamo oltre Salinas Grande e decidiamo che ci fermeremo al
ritorno. Continuiamo il viaggio sull’altopiano sempre attorno ad un’altezza di
4.000 metri e grazie al te alla coca bevuto, resistiamo bene. Il paesaggio è
stupendo, non si può descriverlo, bisogna andarci.
Arriviamo infine a Susques un paesino in mezzo ai monti ed anche questo
difficile da descrivere, ma da vedere. Neppure le guide ne parlano e il colore
predominante del paese è il crema: case, montagne, strade, campo da calcio, non
esiste un filo d’erba. Essendo l’unico e l’ultimo paesino dell’altopiano ci sono
due alberghi e un benzinaio. Nella bottega del paese facciamo degli acquisti e
c’è un solo tipo di pane, un solo tipo di formaggio e della mortadella ma tutti
i tipi di bibite americane. La chiesa di Susques è una delle più vecchie
dell’Argentina e si vede. Ci fermiamo all’hotel El Unquellar dove ceniamo
mangiando spezzatino di lama e come dolce del formaggio con miele. Prendiamo
ancora un the per dormire perché l’altezza si sta facendo sentire. Appena
arriviamo in camera va via la corrente e siamo al buio assoluto per un paio
d’ore. Nonostante il the ho difficoltà con la respirazione, alla fine prendo
sonno per la stanchezza accumulata durante il giorno per il tanto guidare.
Hotel El Unquellar $ 160

Gregge di lama
04.07.05 - Susques -
San P. Atacama (Cile) Km 442
Come al solito, partenza presto di mattino e prima colazione con the alla coca,
ce n’è davvero bisogno. A mezzogiorno siamo già a San Pedro de Atacama
attraversando el Paso de Jama.
La strada che porta da Susques a S. P. de Atacama è velocissima, è appena stata
asfaltata e le vedute sono mozzafiato. Si viaggia sempre al di sopra de 4.000
metri. Se ieri il paesaggi erano stupendi oggi lo sono ancora di più. Alle
frontiere tutto veloce e senza problemi. La distanza fra una frontiera e l’altra
è di circa 200 chilometri.
Appena arrivati, cerchiamo un albergo e siamo fortunati a trovarne uno subito e
a buon prezzo.
Andiamo subito a visitare il Salar de Atacama e l’annessa
Reserva Nacional Los Flamencos dove si paga una piccola
entrata. . Non si vedano molti flamencos ed il salar è abbastanza
monotono e fa molto caldo. Ritornando ci fermiamo nel paese di Tocornao e
visitiamo la storica chiesetta.
È ormai sera quando andiamo a visitare El Valle de la Luna
stanno chiudendo e ci invitano a passare il giorno dopo.
Hotel Santos U.S. $ 35 per un appartamentino per 4 persone.

El valle de la luna
05.07.05 - S.Pedro Atacama-Tilcara (Jujui) Km. 501
Appena albeggia siamo già a fare il giro del Valle della Luna, non c’è
ancora alcun addetto così la visitiamo gratis. Troviamo della gente che ha
passato la notte dormendovi in sacchi a pelo. Sarà stato romantico, ma faceva
abbastanza freddo. La frontiera inoltre è chiusa dalle nove della sera fino alle
nove del mattino.
Oggi dobbiamo rifare tutta la strada in senso inverso, strada che non avremmo
fatto se da Mendoza avessimo potuto passare in Cile e risalirlo fino a San Pedro
de Atacama. Non importa perché questa strada merita di essere vista due e più
volte. Oggi però tiriamo dritti e ci fermiamo a Susques solo per fare benzina.
Ci fermiamo invece al Salar Grande dove ci accorgiamo di un’auto che entra
dentro il lago salato seguendo una pista ben definita come se fosse una strada
e noi la seguiamo. Dopo un paio di chilometri vediamo degli indios che ricavano
statuine da dei blocchi di sale, ci fermiamo, filmiamo e ne compriamo un paio.
Avevo già visto dei documentari dove le auto viaggiavano sui laghi salati e oggi
l’ho provato anch’io. Poco dopo il Salar Grande, la strada comincia a scendere
arrivando a Pumamarca. Questa volta ci fermiamo più a lungo per visitare il
Cerro de los siete colores. C’è una stradina percorribile in auto
tutto attorno alle colline colorate e la percorriamo. La veduta delle colline
colorate così da vicino è magnifica ed è incredibile come i metalli contenuti
nella roccia ne facciano risaltare i colori.
Andiamo infine a dormire ancora a Tilcara all’hotel Casa Morada.
Hotel la Morada $ 70
Il salar grande
06.07.05 - Tilcara - Pres. R.S.Peña (Chaco)
Km. 772
Tanto per cambiare oggi ci si alza ancora presto, vogliamo arrivare in serata
nell’estado del Chaco il più caldo del paese. Questa è una tappa di
trasferimento e la giornata scorre abbastanza anonima. Unica cosa da segnalare è
che la strada dalla città di Joaquin V. Gonzalez fino alla città di Presidente
Roque Saenz Peña è tutta una retta e si potrebbe mettere il pilota automatico.
Sono 450 chilometri di strada diritta, poco trafficata, non molto bella e a
punti piena di buche. Guai a restare a piedi qua!
A P. Roque S. Peña ci sono dei bagni termali e ci andiamo per smaltire un po’ di
stanchezza.
Alloggiamo all’hotel Presidente, che ci dicono essere il migliore. Chissà come
saranno gli altri allora. In compenso la carne del ristorante dove ceniamo è
ottima. Questa è un a zona dove si coltivano il cotone ed il girasole. In paese
c’è anche un piccolo zoo con animali autoctoni e lo visiteremo domani.
Hotel Presidente $ 117

Cerro de los siete colores
07.07.05 - Pres.R.S.Peña - Clorinda (Formosa)
Km. 470
Non c’è una giornata dove si facciano pochi chilometri. Nella
mattinata visitiamo lo zoo, attraversiamo il Parque nacional Chaco e ci
fermiamo nelle vicinanze di Resistencia per visitare un allevamento di ñandus
proprio lungo la strada.
A Resistencia ho un dilemma, sin da piccolo ho sognato di visitare Asunciòn la
capitale del Paraguay e mai ci sono arrivato così vicino, il problema è che con
l’auto a noleggio non posso entrare in Paraguay e attraversarlo, ergo dovrei
farmi 300 chilometri per andare e altri 300 per tornare! Ma si chi se ne frega,
se non ci andassi mi rammaricherei in seguito. Alla sera, dopo aver attraversato
la città di Formosa siamo a Clorinda nella provincia di Formosa ai confini col
Paraguay. Ci consigliano l’hotel Mario, il migliore della città, una tristezza
e meno male che era il migliore. L’albergo è pulito ma l’arredamento è
vecchio…tanto vecchio, è usato… tanto usato. Per di più di notte fa anche freddo
e dobbiamo accendere il riscaldamento. L’unica cosa positiva è un parcheggio
sicuro per l’auto poiché domani si va ad Asunciòn in pullman e l’auto rimane
parcheggiata in albergo.
E pensare anche che abbiamo avuto le camere per caso, perché in città c’era un
qualche convegno e per fortuna che qualcuno ha disdetto altrimenti probabilmente
ci sarebbe andata ancora peggio.
Hotel Mario $ 96

Allevamento di ñandus
08.07.05 - Asunciòn (Paraguay)
Oggi sono contento, visiterò finalmente Asunciòn, come sarà? Da Clorinda
prendiamo un bus fino alla frontiera. Alla frontiera paraguayana c’è una coda
bella lunga ma parlando con un doganiere e ……. ce la caviamo in pochi minuti.
Dopo la frontiera c’è un servizio di bus per Asunciòn e con circa un dollaro a
persona più quasi un’ora di viaggio e arriviamo in città. Il bus ci lascia un
po’ lontano da centro ma con un paio di dollari un taxi ci porta in centro.
Realmente come monumenti non c’è molto da vedere ma osservando il via vai della
gente, i ristoranti che preparano le grigliate per i clienti davanti all’entrata
del ristorante e in piena strada, i venditori ambulanti di dolcetti, calzini,
lacci da scarpe, insomma di un po’ di tutto se ne va l’intera giornata. Abbiamo
visitato un centro artigianale e comperato dei souvenir. Qui in Paraguay, tutto
costa molto poco, meno che negli altri stati sudamericani. Abbiamo pranzato in
un bel e buon self–service in un centro commerciale dove si pagava quello che si
mangiava a peso. Abbondante carne e verdura per quattro persone, più un paio
d’immense coppe di dessert, acqua minerale e caffè, il tutto appena 10 Euro.
Abbiamo camminato in lungo e in largo e per caso senza saperlo siamo passati
vicino al fiume dove i più emarginati vivono in casupole di legno. A quella
vista non ce la siamo sentiti né di continuare né di filmare. Era veramente
miseria.
Camminando incontriamo un bambino di strada che ci molesta in continuazione
allora mio figlio gli ha detto in spagnolo “largate” (sparisci), bene, il
ragazzino che avrà avuto sì e no 5 anni è saltato in alto e ha cercato di
colpire mio figlio in piena faccia con un pugno, poi è scappato ridendo a
crepapelle e insultandolo a tutto spiano. Marco, mio figlio che ha 16 anni è
rimasto di stucco!
Vicino alla fermata del bus per la frontiera c’era un immenso mercato dove i
venditori erano quasi tutti cinesi e dove si poteva comprare di tutto e tutto
rigorosamente taroccato a prezzi molto economici.
Ritorniamo quindi a Clorinda dove tutto è marciato esattamente come all’andata,
frontiera ….compresa.
Asunciòn non è una città da vedere ma da vivere ed anche con solamente una
giornata di passeggio si può capire quanto noi siamo fortunati di essere nati in
Europa o in ogni caso in paesi ricchi.
Una delle cose che mi sono rimaste impresse, tra le altre, sono i bus disastrati
che sfrecciano a cento chilometri l’ora per la città e dove ad ogni fermata
salgono venditori ambulanti di qualsiasi cosa per poi scendere alla prossima
fermata e fare posto ad altri. È difficile spiegare lo stato dei bus, penso che
sgangherati non dia ancora un’idea precisa. Non esisteva un sedile che non
avesse ballato, per non parlare della carenza della pulizia. Un esempio: un bus
non aveva il coperchio sopra la cassa del cambio e quando l’autista cambiava si
vedeva il funzionamento degli ingranaggi e si sentiva il grattare degli
stessi. Le porte rimangono sempre aperte e la gente sale al volo. Nel minibus
che ci ha riportato alla frontiera hanno caricato più persone di quanti erano i
posti, così improvvisamente come per magia sono apparsi dei banchetti di legno e
c’era posto per tutti.
Hotel Mario $ 96

Asunciòn
09.07.05 - Clorinda-Posadas (Misiones) Km. 607
Di prima mattina devo farmi i monotoni 300 chilometri fino a Resistencia e
dopo alcuni chilometri passiamo il Puente Internacional General Belgrano
che si trova poco oltre la confluenza del rio Paranà con il rio Paraguay.
Ancora un paio di chilometri e siamo nella città di Corrientes capitale
dell’omonima provincia. Ci fermiamo a fare benzina e chiamiamo un paio di Hotel
a Posadas dove vogliamo arrivare questa sera ma sono tutti pieni, c’è una
qualche festa. Proseguiamo senza fermarci perché in caso d’impossibilità a
trovare un alloggio dovrò continuare fino ad Iguazù o per lo meno continuare in
quella direzione poi si vedrà. Sono già tre giorni che non vedo una collina, la
strada è interminabilmente lunga e piatta. Passiamo vicino alla diga di Yacyretà
ma non c’è tempo per visitarla.
Arrivati a Posadas (capitale della provincia di Misiones) chiediamo informazioni
ad un tassista che ci consiglia l’hotel Continental che è un palazzo di una
decina di piani (noi staremo al settimo) e che ha molte camere. Ci va di lusso,
bingo al primo colpo. Oggi ho guidato veloce e abbiamo ancora qualche ora di
sole così prendiamo un taxi che con 20 dollari ci porta ad Encarnacion
(Paraguay). Il tassista s’incarica di tutto perché conoscendo i doganieri non ci
fa fare la fila ne all’andata ne al ritorno. Poi ci fa da Cicerone in giro per
Encarnacion. Restiamo solamente un paio d’ore anche perché non c’è molto da
vedere a parte la chiesa e un mercatino artigianale. Andiamo in posta a spedirci
l’immancabile cartolina e non lontano dalla posta dove passa il fiume Paranà
notiamo una curiosità. Una volta, prima che fosse costruito il ponte tra
Posadas ed Encarnacion, il trasporto veniva fatto con un traghetto e adesso la
gente usa l’ex approdo del traghetto, essendo in solido cemento, per
parcheggiare la macchine in mezzo all’acqua e lavarle scaricando nel fiume ogni
sorta di shampoo e detersivi. Il tassista si è comportato davvero bene e gli
lascio una mancia che si è meritata.
Alla sera, piuttosto tardi ceniamo in un ristorante dove fanno degli spiedoni ai
ferri lunghi più di mezzo metro.
Effettivamente oggi c’è una festa in città, il centro è tutto inghirlandato e
dagli altoparlanti esce una musica da spaccare i timpani. Bancarelle da per
tutto con tanti tipi di prodotti artigianali così facciamo qualche piccolo
acquisto. Facciamo anche una passeggiata lungo il fiume dove vediamo una enorme
piazza intitolata a Giovanni Paolo II ed un battello fissato al molo che funge
da ristorante. Hotel Continental $ 135
10.07.05 - Posadas-Puerto Iguazù (Misiones) Km. 353
Non c’è un giorno dove si possa dormire fino a tardi! Di nuovo
un’alzataccia, voglio essere per mezzogiorno a Puerto Iguazù per visitare le
cascate nel pomeriggio. Una sessantina di chilometri dopo Posadas, ci fermiamo A
San Ignacio per visitare la missione gesuitica San Ignacio Minì. Qui per la
prima volta non riesco a farmi passare per un argentino (vedi diario Patagonia e
Terra del Fuoco) perché chiedono i documenti e così siamo fregati. La visita è
interessante, credo però che una volta vista una missione gesuitica non sia più
necessario visitarne altre, almeno che uno non sia direttamente interessato.
All’uscita della missione ci sono molte bancarelle di souvenir e qui abbiamo
comprato i souvenir più belli, più artigianali e meno cari di tutto il viaggio.
Si prosegue quindi fino a Iguazù e la strada è abbastanza veloce, ampia e
finalmente con colline. Lungo la strada ci sono immense piantagioni di matè. Il
matè è la bevanda nazionale degli argentini ed il matero, ossia la tazza per il
matè è generalmente ricavato dalle zucche. Appena arriviamo al bivio che porta
alle cascate, lo imbocchiamo senza andare a cercare prima un albergo per non
perdere tempo. Anche qui, all’entrata ci chiedono i documenti, pazienza! Con un
trenino ci portano al centro del parco per visitare la parte più importante:
la Garganta del diablo ossia la gola del diavolo. La caduta d’acqua è
davvero spettacolare e rumorosa. Andiamo tutto il pomeriggio in giro per il
parco e facciamo qualche bell’incontro: dei tucani, una famiglia d’orsetti
lavatori e un formichiere oltre a tanti tipi d’uccelli. I miei figli sono
estasiati nel vedere i luoghi dove è stato girato il film Mission con Robert De
Niro. Terminata la visita andiamo in centro città e troviamo alloggio presso
l’hotel St. George, un hotel con aspirazioni da quattro **** ma con carenze
patologiche, dovute alla poca attenzione al servizio. Sauna non funzionante,
televisori in camera da dove si vede poco o niente, piscina con foglie e dulcis
in fundo ristorante da dimenticare. Per pernottare qui ti obbligano a prendere
la mezza pensione ma la cena a buffet non offre piatti particolari e quelli che
offrono sono mal preparati. Idem per la colazione.
Hotel St. George $ 320

La garganta del diablo
11.07.05 - Puerto Iguazù-Paso de los Libres (Corrientes)
Km. 752
Al mattino faccio le mie rimostranze al capo ricevimento, una donna, la
quale mi da l’impressione di essere d’accordo con me e mi chiede se voglio
parlare col proprietario che mi dice essere anche italiano. Le chiedo se
servirebbe a qualcosa e lei di rimando mi sorride. Le dico di lasciar stare
giacché non volevo sconti ma solo far notare le anomalie. Una cosa c’era di
positiva: la ragazza era un’india bellissima!
Per non fare la stessa strada dell’andata, ad Eldorado prendiamo RN 17 e poi
la14 non lontano dai confini con il Brasile. Lungo la strada s’incontrano
diversi insediamenti indios e ci fermiamo a fare fotografie e film a pagamento o
comprando loro lavoretti artigianali. Non è raro incontrarli (specialmente
donne) che camminano scalzi lungo la strada con bambini e cani al seguito. Gli
indios sono proprio di razza piccola come nel film Mission.
Comincia ormai ad imbrunire quando arriviamo alla cittadina di Santo Tomè. Qui
cerchiamo l’unico albergo e che fa parte dell’ACA (Automovil Club Argentino), un
disastro, non me la sento proprio far pernottare lì la famiglia e non essendoci
altro si decide di proseguire. La prossima città è Paso de los Libres a circa
250 chilometri di distanza. Consulto la guida e chiamo l’hotel Alejandro Primo
dove mi garantiscono che hanno ancora una camera libera per quattro persone,
sempre che arrivi presto. Dico che sono circa le 8 di sera e penso d’essere lì
massimo per le 10.30. La strada a punti è piena di buche e a volte veloce.
Attraversando un paesetto vedo a fatica una persona che mi fa segno di fermarmi,
lo faccio appena in tempo da schivare alcuni cavalli che correvano come
impazziti sulla strada asfaltata. Per fortuna che andavo piano e così è andata
bene. Cavolo, sapevo di non dover guidare di notte! Proseguo con più attenzione
e mi metto dietro ad un camion che conosce la strada e va abbastanza forte ed ho
la fortuna che mi porta fino a Paso de los Libres senza altri problemi. Alle
11.00 siamo in albergo, un monolito alto diversi piani. La camera non è un gran
che ma questo è il miglior albergo della città ed ha anche di fronte un
parcheggio vigilato le 24 ore. Al primo piano dell’albergo c’è un ristorante
molto buono con porzioni abbondanti e prezzi accettabili. Ottimo il lomito
con salsa roquefort y papas a la francesa.
Hotel Alejandro Primo $ 120
12.07.05 - Uruguayana (Brasile)
Oggi non tocco l’auto, sono stanco. Decidiamo di fermarci e visitare la
confinante città d’Uruguayana/Brasile.
Per prima cosa andiamo in cerca di una lavanderia e la troviamo proprio vicino
all’albergo, consegniamo la roba sporca che ritireremo la sera al ritorno.
Cerchiamo un tassista che con una modica cifra ci porta alla frontiera e ci
spiega come velocizzare il passaggio della stessa. Lui ci aspetta dopo la sbarra
di confine.
Passiamo tutta la giornata ad Uruguayana dove era impossibile trovare una
cartolina da inviarci in Italia. Quando ormai avevamo perso la speranza,
troviamo una cartoleria che ha un solo tipo di cartolina dove reclamizza il
negozio e sul fronte mostra la chiesa di Uruguayana. Perfetto. Mangiamo molto
bene in un ristorante a buffet e dove si paga a peso. Per quattro persone 20
dollari scarsi. Rientro a Paso de los Libres sempre in taxi.
Hotel Alejandro Primo $ 120
13.07.05 - Paso
de los Libres- Concordia (Entre Rios) Km. 275
Pure oggi decido di fare pochi chilometri. Arriviamo nella mattinata a
Concordia ai confini con l’Uruguay. Lungo la strada vediamo chioschetti di
frutta con degli aranci grossissimi. Per pochi pesos ne compriamo alcuni chili e
questo è il pranzo per tutti. Troviamo alloggio all’hotel Salto Grande e andiamo
a passeggio per la città. Ci meravigliamo che la chiesa principale (catedral)
sia dedicata a Sant’Antonio da Padova. Vediamo come il servizio di raccolta
dell’immondizia sia svolto, da donne e ragazzini su carri trainati da cavalli e
l’immancabile cane che corre dietro al carro. La città è pulita e l’albergo
buono. Domani sera vogliamo essere A Montevideo/Uruguay e chiamiamo l’hotel
Lancaster in centro città e riserviamo. A Concordia c’è una buona scelta di
ristoranti e noi come al solito ne scegliamo uno di carne.
Di tutte le cartoline che ci siamo inviate per la nostra raccolta quella di
Concordia è una delle due che non sono mai arrivate.
Hotel Salto Grande $ 216
14.07.05 - Concordia - Montevideo (Uruguay) Km. 568
Attraversiamo la frontiera a nord di Concordia, l’unico problema è che i
doganieri non sanno come timbrare l’entrata dell’auto a noleggio ma alla fine
arriva uno che sa tutto ed in un attimo siamo in Uruguay. Appena si passa la
frontiera, ci si accorge di aver cambiato stato, i campi sono tenuti meglio, le
strade più belle, perfino la costruzione delle case è differente. Entriamo
velocemente a Salto la seconda città dell’Uruguay e sinceramente non troviamo
nulla che ci attiri per restare un po’ di più. Continuiamo per Paysandù, Young,
Trinidad, San Josè de Mayo, Santa Lucia e Libertad da dove parte una superstrada
che ci porta velocemente a Montevideo. A Delta del Tigre si paga un pedaggio
per attraversare un ponte sul delta del Rio de la Plata. Arrivare in centro a
Montevideo è facile ed in poco tempo troviamo l’albergo anche perché l’indirizzo
è Kilometro Cero, in pieno centro da dove parte la misurazione delle strade
uruguayane. L’hotel è alto una decina di piani e nonostante le tre stelle non è
un gran che, ma è pulito e ci danno due camere. Dalla vetrata della camera si
gode una bella vista della piazza centrale di Montevideo. Nelle immediate
vicinanze c’è un parcheggio sotterraneo dove portiamo l’auto al sicuro da
concupiscenze. Per oggi ne ho abbastanza e andiamo a cenare in una pizzeria –
ristorante di fronte all’hotel. Preparano un tipico piatto di cui non ricordo il
nome ma che quasi ogni ristorante propone: un’immensa milanese di vitello su un
letto di lattuga con sopra del formaggio emmenthal, una fetta di prosciutto
cotto e sopra il tutto un uovo allo specchio. Come contorno, ci servono patate
fritte e ketchup. Una bomba calorica ma buona.
Hotel Lancaster US $ 64
15.07.05 Montevideo (Uruguay)
Nel prezzo della camera, non è compresa la colazione, cosi facciamo colazione in
giro con ogni tipo di specialità locali. Appena usciamo dall’albergo comincia a
piovere e guarda caso le strade sono piene di vucumprà uruguayani che vendono
ombrelli e ne compriamo tre, io ho un Kway. È il primo giorno di pioggia durante
tutto il viaggio. Di lì a poco piove a dirotto così con un bus ci facciamo
portare in un mega centro commerciale dove non compriamo niente perché i prezzi
sono più alti che in Italia. Nell’attesa che smetta di piovere, pranziamo in un
Mc Donald nel centro commerciale. Non smette di piovere e noi impavidi torniamo
in centro e andiamo verso la zona turistica del porto camminando. Ad un certo
punto comincia a piovere di dritto e di rovescio e non ce ne frega niente, siamo
qui per visitare Montevideo e lo faremo. Per evitare un po’ di pioggia andiamo
anche in posta a comprare francobolli filatelici e spedire le solite cartoline.
Quando infine smette di piovere siamo bagnati come papere appena uscite dallo
stagno. Alla fine torna il sereno e possiamo visitare la zona del porto, con dei
bei negozi di souvenir artigianali uruguayani. Quasi tutte le vie sono piene di
palazzi decadenti, ma architettonicamente interessanti. Questi edifici negli
anni trenta e quaranta devono aver fatto bella mostra di sé.
Anche qui le immondizie vengono raccolte con cavalli e l’immancabile cane al
seguito. Abbiamo anche visto dei bambini entrare dentro i bidoni della
spazzatura e cercare quello che probabilmente si poteva sfruttare. Erano
talmente organizzati che avevano perfino qualcosa per bloccare il portellone del
bidone perché non si richiudesse sopra di loro.
Cena con pizza nello stesso locale di ieri. Fanno delle mega pizze e non male se
si evidenzia che il formaggio che qui chiamano muzzarela lo
mettono per primo e direttamente sulla pasta aggiungendo poi il pomodoro e i
vari ingredienti. Ne mangiamo addirittura una seconda e poi una terza.
Hotel Lancaster US $ 64

Montevideo
16.07.05
Montevideo - B. Aires (Cañuelas) Km. 660
Ultimo giorno di guida. Per andare a Cañuelas dove abbiamo riservato
potremmo prendere un traghetto da Colonia, ma fatti i calcoli, per arrivarci
dovrei fare un paio d’ore di traghetto e attraversare tutta Buenos Aires. Fatti
anche i dovuti calcoli finanziari mi costa meno andare via terra, ma non è
questo il motivo, siamo qui per visitare il paese e lo vogliamo fare fino in
fondo. Uscendo da Montevideo ci fermiamo sulla collina che ne ha dato il nome e
poi via in direzione Gualeguaychù. Mi dispiace di non aver visitato la cittadina
uruguayana di Colonia, patrimonio Unesco, ma sinceramente non ne ho avuto il
tempo perché altrimenti avrei dovuto guidare 150 chilometri in più oltre a
quelli fatti nella giornata e domattina devo consegnare l’auto all’aeroporto d’Ezeiza.
Prima di Gualeguaychù facciamo frontiera senza problemi e passiamo sul fiume
Uruguay lungo il Puente Internacional Lib. General San
Martin. Il ponte è fatto ad arco, è a pagamento e non si vede l’altra
parte sin che non si arriva nella parte centrale dello stesso.
Oggi penultimo giorno vogliamo fare gli ultimi acquisti, specialmente cose da
mangiare e all’uscita da Gualeguaychù troviamo un grande supermercato che fa al
caso nostro. Facciamo incetta di dolciumi (alfajores) e compriamo un paio di
chili di mantecol, che non è altro che l’halva che
si trova nei balcani. Nel supermercato c’è anche un bel self-service dove
mangiamo benissimo.
Poco prima di Zarate attraversiamo il Puente Urquiza e siamo nella
regione di Buenos Aires. Dopo il ponte alla fine dell’autostrada una macchina ci
fa segno di guardare una ruota posteriore della nostra auto. Mi fermo e mi
accorgo che abbiamo bucato, proprio l’ultimo giorno! La fortuna è dalla mia
parte, monto subito in macchina e un paio di chilometri dopo, prima che la gomma
si sgonfi del tutto arrivo ad un distributore di benzina dove riparano anche
gomme. Il tempo di andare a bere una bibita e la gomma è già riparata. Costo 5 $
ossia poco meno di due Euro. Chiamiamo anche l’Europcar e ci accordiamo per la
consegna dell’auto alle ore 9.00 dell’indomani.
Comincia ad imbrunire e gli ultimi 150 chilometri dobbiamo farceli con il buio.
La strada è un disastro. È in costruzione, senza illuminazione, parzialmente
con parecchio traffico, piena di sensi alternati improvvisi e con precarie
segnalazioni. A volte per cambiare carreggiata bisogna quasi scendere in un
fossato. Ha anche piovuto da poco quindi le buche non si vedono. Pensavo ormai
che la foratura della gomma fosse un preludio al peggio. Addirittura becchiamo
una tremenda buca e mia moglie si accorge che un cerchione copri ruota sta
correndo per proprio conto parallelo a noi e poi vola giù dal ciglio della
strada. Ci fermiamo e lo recuperiamo. Alla fine arriviamo all’hotel Libertad a
Cañuelas e riesco a scaricare un po’ di tensione.
Andiamo a mangiare allo stesso ristorante italiano dove siamo stati l’anno
scorso (vedi diario Patagonia e Terra del Fuoco) dove la signora ci riconosce
subito. Ordiniamo le stesse pietanze dell’ultima volta e ci accomiatiamo dalla
signora promettendole che prima o poi ci saremmo rivisti ancora. Credo che
questa sia stata una piccola bugia ma la signora sembrava contenta.

Caminito/La boca
17.07.05 Buenos Aires Km. 20
Al mattino il proprietario dell’albergo mi chiede scherzosamente se
per caso non avessi dimenticato ancora il carica batteria del cellulare, perché
eventualmente me lo avrebbe messo da parte fino al prossimo viaggio.
Alle ore 9.00 siamo all’aeroporto dove ci stanno già aspettando per ricevere la
macchina. Come l’anno scorso, lasciamo le valigie in aeroporto e ci facciamo
portare in centro dall’autista dell’Europcar.
Visto che il figlio l’anno prima non era con noi, visitiamo esattamente le
stesse cose aggiungendo una breve camminata a Puerto Madero la zona del porto di
Buenos Aires piena di bei ristoranti.
Alla sera prendiamo un taxi per l’aeroporto e poiché italiano devo assorbirmi
dal tassista una litania su quanto era grande Maradona.
Dall’aeroporto ci spediamo la seconda cartolina che ancora manca all’appello,
una cartolina con il volto di Che Guevara. Chissà forse l’avrà intascata qualche
suo fans.
In serata alle ore 23.30 partenza puntuale per l’Italia con Aerolineas
Argentinas, dove a bordo, finalmente mi rilasso e mi bevo il primo bicchiere di
vino dopo tre settimane d’astensione totale dall’alcol.
18.07.05 Roma - Venezia
Arriviamo a Roma in orario, ma solito
ritardo con la consegna delle valigie, come pure è in ritardo il volo AirOne per
Venezia dove arriviamo appena in tempo per prendere l’ultimo pullman per Padova
Totale Km. 8735
Conclusione
Il viaggio è stato molto interessante e abbiamo percorso molti chilometri ma
d’altronde l’Argentina è grande. Ci dispiace per non aver fatto il viaggio come
pianificato, ossia passando per il Cile ma questo non vuol dire che quello che
abbiamo visto come alternativa non sia stato altrettanto interessante. Forse è
meglio così, avremo in questa maniera un motivo per tornarci un’altra volta
prima o poi. Come anche segnalato nel diario mi sono meravigliato che la strada
della Puna che va da Pumamarca a S. Pedro de Atacama non venga descritta per
quello che vale. In alcune guide che ho consultato non viene neanche nominata.
Chissà forse sarà dovuto al fatto che non era asfaltata ed i tempi di
percorrenza erano enormi. Un consiglio: se doveste passare da quelle parti,
andateci!